Penale

mercoledì 25 giugno 2003

Penalisti in rivolta. Ecco il testo della lettera inviata dal Presidente dell’ Unione Camere Penali Italiane al Presidente del Consiglio.

Penalisti in rivolta. Ecco il testo della lettera inviata dal Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane al Presidente del Consiglio

Illustre Presidente,

il 21 Maggio scorso Lei ha avuto la sensibilità di ricevermi insieme alla Giunta dell’Unione delle Camere Penali, così consentendomi di esporLe le ragioni della nostra protesta, consistente allora in tre giorni di astensione dall’attività giudiziaria.

Nell’occasione, dichiarandosi sostanzialmente d’accordo con le nostre richieste, Lei ci assicurò che vi erano finalmente le condizioni politiche per un riforma dell’ordinamento giudiziario, che realizzasse tra l’altro una vera separazione delle carriere dei magistrati. Pertanto, promise che ci avrebbe convocato per presentarci il relativo articolato e discuterne con noi, prima della presentazione in Parlamento.

Quanto alla revisione del codice di procedura penale,  ci riferì, inoltre, che stava per essere ultimato un progetto di legge delega. Parimenti a quanto promesso per la separazione delle carriere, ci assicurò che avrebbe agito nello stesso modo prima della formalizzazione di una iniziativa legislativa.

Ciò sarebbe dovuto avvenire – sia per la separazione delle carriere che per la revisione del codice di procedura penale – entro i successivi quindici giorni. Il giorno dopo il nostro incontro, Lei ribadì il Suo autorevole impegno durante una notissima trasmissione televisiva.

Come sa, non abbiamo ricevuto alcuna notizia in merito agli argomenti ora richiamati ed oggetto delle Sue assicurazioni. Eppure, le Sue non parevano promesse verbali di un leader politico, bensì meditati impegni di un premier, consapevoli ed inequivocabili, significativamente accreditati dalla Sua carica istituzionale.

Oggi, e per cinque giorni, gli avvocati penalisti italiani sono nuovamente in astensione  dall’attività giudiziaria e dalle udienze, perché vogliono ricordare agli italiani che il processo penale, la più alta espressione della nostra Libertà e Civiltà, si celebra ancora in violazione dei precetti costituzionali di cui all’art. 111, e innanzitutto nella commistione tra le carriere di giudice e di una delle parti.

Oggi il termine da Lei indicato è abbondantemente scaduto, e le iniziative legislative che nel frattempo ha intrapreso il Parlamento, in assenza di un disegno ordinato, continuano a contrassegnarsi di disorganicità e asistematicità . I Suoi propositi, ormai esternati ciclicamente, sulle riforme dell’ordinamento giudiziario e del codice di procedura penale non bastano: necessitano urgenti e concrete iniziative.

Oggi non può eludere, Signor Presidente, l’impegno formalmente assunto con noi avvocati penalisti, e con i cittadini italiani. Ne va dell’immagine e della credibilità Sue personali e del Governo che presiede. Né Lei, né noi possiamo permetterci una così clamorosa inaffidabilità.

Attendiamo una risposta, non a parole, che nelle Sue parole ci permetta di credere.