Penale

giovedì 13 ottobre 2005

E’ Grasso il nuovo procuratore nazionale antimafia. Consiglio superiore della magistratura Conferimento dell’ ufficio direttivo di Procuratore nazionale Antimafia Relazione della V commissione

>E’ Grasso il nuovo procuratore nazionale antimafia.

Consiglio superiore della
magistratura

Conferimento dell’ufficio direttivo
di Procuratore nazionale Antimafia

Relazione della V commissione

Fasc. n.35/CO/2004- Relatore: avv. MAROTTA

La Commissione, di concerto con il
Ministro della Giustizia, con cinque voti favorevoli ed un astenuto, propone al
plenum di deliberare: – il conferimento dell’ufficio direttivo di Procuratore
Nazionale Antimafia, a sua domanda, al dott. Pietro GRASSO, magistrato
dichiarato idoneo ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina alle
funzioni direttive superiori, attualmente Procuratore
della Repubblica presso il Tribunale di Palermo.

Il relatore, avv. MAROTTA,

- premesso che hanno presentato
domanda per l’ufficio di Procuratore Nazionale Antimafia, vacante dal 2 agosto
2005, i seguenti magistrati, dottori: Mariano LOMBARDI, Claudio VITALONE,
Riccardo DIBITONTO, Italo ORMANNI, Giancarlo ARMATI, Agostino CORDOVA,
Francesco FLEURY, Rosario PRIORE, Luigi CROCE, Vittorio MARTUSCIELLO, Consolato
LABATE, Giancarlo TARQUINI, Giuseppe FEBBRARO, Marcello Antonio Maria VITALE, Antonio MARINI, Lucio DI PIETRO, Gian Carlo
Sandro CASELLI, Pietro GRASSO, Emilio LEDONNE, Ugo ADINOLFI, Sebastiano Antonio
SORBELLO;

- che, la
Commissione, in data 12 luglio 2005, all’esito dell’esame dei curricula dei candidati, aveva formulato, per il
conferimento del posto in esame, due proposte alternative, individuando tra gli
aspiranti, rispettivamente, il dott. Gian Carlo Sandro CASELLI (con 3 voti) e
il dott. Pietro Grasso (con 3 voti),

- che, peraltro, il disposto
dell’art. 2, co. 45, della
legge-delega per la riforma dell’Ordinamento giudiziario, n. 150/25.7.2005, in
G.U. 29.7.2005, entrato in vigore dal 30.7.2005 e di immediata efficacia ha
previsto che “Nelle more dell’attuazione della delega prevista dal comma 10,
non possono essere conferiti incarichi direttivi giudicanti e requirenti di
legittimità a magistrati che abbiano meno di due anni di servizio prima della
data di ordinario collocamento a riposo prevista dall’articolo 5 del regio
decreto legislativo 31 maggio 1946 n.511, e non
possono essere conferiti incarichi direttivi giudicanti e requirenti di primo
grado e di secondo grado a magistrati che abbiano meno di quattro anni di
servizio prima della data di ordinario collocamento a riposo prevista dal
citato articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946 n.511. Tale disposizione si applica anche alle procedure per
il conferimento degli incarichi direttivi in corso alla data di entrata in
vigore della presente legge”,

- che, pertanto, come già esaminato
in via generale dal Plenum con delibera del 21 settembre 2005, la disposizione
ha escluso la possibilità del conferimento dell’incarico direttivo in esame –
requirente di secondo grado ai sensi dell’art. 2, 4° lett. h) n.16 della legge 150/2005 – a magistrati che, con
riferimento alla data di “ordinario collocamento a riposo” quale "prevista
dall’articolo 5 del regio decreto legislativo 31 maggio 1941, n. 511" (70
anni), abbiano meno di quattro anni di servizio, ossia ai magistrati che
abbiano già compiuto 66 anni, – rilevato, conseguentemente, che nel concorso in
esame, la legittimazione ad quem
è venuta meno per i dottori Mariano LOMBARDI, Claudio VITALONE, Riccardo DIBITONTO,
Italo ORMANNI, Giancarlo ARMATI, Agostino CORDOVA, Francesco FLEURY, Luigi
CROCE, Consolato LABATE, Giancarlo TARQUINI, Giuseppe FEBBRARO, Marcello
Antonio Maria VITALE, Emilio LEDONNE e Gian Carlo
Sandro CASELLI; – rilevato, in particolare, quanto alla posizione del dott.
Claudio VITALONE, in relazione alle osservazioni dal medesimo presentate, che
il diritto a proseguire il rapporto di servizio oltre il 70° anno di età (per
anni 3, mesi 10 e giorni 7 riconosciuto con delibera del plenum del 18 maggio
2005 ai sensi dell’art. 3, comma 57 della legge n. 350/2003 e successive
modifiche) non incide sulla previsione contenuta nel citato art. 2, comma 45
legge n. 150/2005; che, infatti, come sopra precisato, tale ultima disposizione
si riferisce espressamente “alla data di ordinario collocamento a riposo
prevista dall’art. 5 del Regio Decreto legislativo 31 maggio 1946 n. 511”,
mentre l’art. 3, comma 57 attribuisce la possibilità di chiedere alla
competente Amministrazione il
“prolungamento … oltre i limiti di età previsti dalla legge, per un periodo
pari a quello della durata complessiva della sospensione ingiustamente subita”;
che, pertanto, il prolungamento – che resta rimesso ad una richiesta
dell’interessato – non incide sulla determinazione del momento di ordinario
collocamento a riposo, e, anzi, ne presuppone l’esistenza al fine di consentire
una prosecuzione – straordinaria – del rapporto di servizio al di là del
termine di legge; – che, pertanto, la Commissione ha ritenuto necessario
procedere ad una nuova disamina degli aspiranti ancora in concorso, individuati
nei seguenti magistrati, dottori: Rosario PRIORE, Vittorio MARTUSCIELLO,
Antonio MARINI, Lucio DI PIETRO, Pietro GRASSO, Ugo ADINOLFI, Sebastiano
Antonio SORBELLO; Tutto ciò premesso, illustra i curricula
professionali dei candidati legittimati, secondo l’ordine di anzianità di
ruolo, nei seguenti termini. Il dott. Rosario PRIORE, nominato uditore
giudiziario con D.M. del 05.04.1965, ha svolto le funzioni di sostituto
procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo
dal 14.3.1966, di Pretore a Roma dal 26.5.1967, di giudice presso il Tribunale
della stessa città dal 23.2.1972; con delibera del 26.9.2001 è stato collocato
fuori ruolo, con il suo consenso, per assumere, dal 25.10.2001, l’incarico di
Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile presso il Ministero della
Giustizia di Roma. A decorrere dal 05.04.1993 ha conseguito l’idoneità alle
funzioni direttive superiori. Il Consiglio di Amministrazione presso il Ministero della Giustizia
ha formulato, in data 31 gennaio 2005, un giudizio favorevole nei confronti del
dott. Rosario PRIORE, sia in ordine al passaggio dalle funzioni giudicanti a
quelle requirenti, che in ordine al conferimento dell’incarico di Procuratore
Nazionale Antimafia, precisando che trattasi di magistrato sicuramente idoneo
all’esercizio delle funzioni cui aspira, sia per la preparazione di alto
livello tecnico, che per le doti organizzative e la totale affidabilità
dimostrate nel corso degli anni presso il Ministero della Giustizia. Nella
veste di Capo del dipartimento per la Giustizia Minorile, ha provveduto alla organizzazione del neo-costituito Dipartimento. Ha
guidato diverse missioni all’estero finalizzate alla stesura di
accordi internazionali e per la partecipazione a convegni indetti dalle
Nazioni Unite. Al dott. PRIORE si deve altresì il nuovo decreto di organizzazione del Dipartimento per la Giustizia
Minorile. Il parere parziale del 10 gennaio 2002 richiama le
precedenti valutazione formulate nei confronti del dott. PRIORE, che ne
mettevano in luce la capacità professionale, la preparazione tecnica e
l’indipendenza di giudizio. Fino al 25.11.1999, il magistrato ha svolto
attività di giudice istruttore (dopo l’entrata in vigore del nuovo codice di
procedura penale, in prosecuzione del procedimento per la “strage di Ustica”), occupandosi di molti rilevanti procedimenti per
terrorismo interno ed internazionale, dirigendo ottimamente la polizia
giudiziaria, organizzando numerose riunioni di giudici istruttori e di
magistrati delle procure, nonché con autorità giudiziarie straniere. Il dott.
Vittorio MARTUSCIELLO, nominato uditore giudiziario con D.M. del 15.11.1965, ha
svolto le funzioni di Pretore a Genova, di sostituto procuratore presso il
Tribunale di Napoli dal 15.04.1972, di magistrato di tribunale applicato presso
la Procura Generale della Corte di Cassazione dal 4.10.1982 e di magistrato di appello applicato presso la Procura Generale della Corte
di Cassazione dal 18.1.1986. Attualmente,
dall’1.12.1993 svolge le funzioni di sostituto procuratore generale presso la
Suprema Corte di Cassazione di Roma. A decorrere dal 15.11.1993 ha conseguito
l’idoneità alle funzioni direttive superiori. Il parere del Procuratore
Generale presso la Corte di cassazione in data 13.6.2005 segnala che tutti i
rapporti che riguardano il dott. MARTUSCIELLO ne hanno posto in evidenza la
pronta intelligenza, la non comune sensibilità, le felici intuizioni; ed oltre
a ciò hanno documentato l’eccezionale laboriosità ed hanno attestato l’elevata
preparazione giuridica e la chiarezza ed incisività delle motivazioni. Quale
sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Napoli, il dott.
MARTUSCIELLO ebbe l’incarico di sovrintendere all’ufficio denunzie, divenendo
uno dei principali e più stretti collaboratori del Procuratore; il magistrato,
inoltre, con ammirevole senso del dovere, sottoponendosi ad un vero e proprio
superlavoro, aveva compiuto direttamente l’istruttoria in numerosi procedimenti
di notevole rilievo, tra i quali quello per l’omicidio del Maresciallo dei
carabinieri D’Arminio, eseguito da esponenti camorristici
nel quadro della cd. “faida di Afragola”, e quello contro circa sessanta esponenti
dell’associazione camorrista “Nuova Famiglia”.

Destinato alla Procura generale
presso la Corte di cassazione, il dott. MARTUSCIELLO si è rapidamente e
completamente adeguato alla gravità ed alla delicatezza delle funzioni di
legittimità dando prove costanti di eccezionale
cultura e di non comune laboriosità. Egli ha rappresentato la Procura generale
(unitamente ad altri due colleghi) nel grave e ponderoso procedimento (circa un
milione di pagine ed oltre 240 ricorrenti) contro la c.d. “cupola di Cosa
Nostra”, istruito da Giovanni Falcone e conclusosi
(con sentenza 30 gennaio 1992 della prima sezione penale), in conformità alle
posizioni espresse dalla Procura Generale, con il rigetto di quasi tutti i
ricorsi. Dal giugno 1999 il dott. MARTUSCIELLO presta servizio nel settore
disciplinare su specifiche disposizioni dei Procuratori generali succedutisi
con il compito di esaminare i rapporti e di provvedere alle necessarie
acquisizioni L’esperienza maturata quale componente
del Consiglio giudiziario di Napoli, del Gruppo consultivo presso la Corte di
Cassazione ed in materia disciplinare, lo ha arricchito di un bagaglio di
conoscenze ordinamentali ed organizzative, che gli
consentono di affrontare al meglio i problemi di natura dirigenziale.

Per le considerazioni fin qui svolte,
ancorate ad obiettivi e documentati dati di riscontro, quali la specifica
attività di contrasto al fenomeno mafioso ed in genere alla criminalità
organizzata, svolta in zona ad alta densità criminale e l’ulteriore
esperienza maturata in materia dall’angolo di visuale della Procura Generale,
il citato parere del Procuratore Generale conclude ritenendo il dott.
MARTUSCIELLO pienamente meritevole di conseguire e svolgere con alto prestigio
le funzioni direttive di Procuratore Nazionale Antimafia.

Il dott. MARTUSCIELLO ha presentato
un’autorelazione, nella quale, tra l’altro, ha
segnalato i più significativi procedimenti in materia
di criminalità organizzata trattati dal magistrato.

Il dott. Antonio MARINI,
nominato uditore giudiziario con D.M. 20.12.1967, ha esercitato le
funzioni di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di
Milano dal 10.4.69, di giudice a Milano dal 28.2.74 e di sostituto procuratore
della Repubblica presso il Tribunale di Roma dal 23.6.77. Dal 28.04.1998 svolge
le funzioni di sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di
Roma. A decorrere dal 20.12.1995 ha conseguito l’idoneità alle funzioni
direttive superiori. Il parere del Consiglio Giudiziario presso la Corte di appello di Roma in data 22.6.2005 (relativo al
conferimento dell’ufficio in esame) evidenzia che dal fascicolo personale,
dall’autorelazione e dal rapporto informativo redatto in data 13.12.04 dall’Avvocato
Generale presso la Corte d’Appello di Roma, emerge che il dott. MARINI, nel
corso dei diversi incarichi ricoperti, ha istruito processi di rilevante impegno,
fornendo prova di grande competenza e capacità, sì da meritare diversi elogi
dai dirigenti degli uffici. Tutti i pareri relativi al
magistrato sono molto lusinghieri e sottolineano il costante impegno, le
elevate doti professionali, la viva intelligenza, nonché la serietà di
carattere e il rigore intellettuale del dott. MARINI, del quale è stata posta
in luce la notevole capacità di dirigere le indagini, l’accuratezza della
raccolta delle prove e l’equilibrata valutazione delle stesse. Quanto alle specifiche
attitudini a ricoprire l’ufficio richiesto, il parere del 22.6.2005 rileva che
il dott. MARINI, nel periodo di permanenza presso la
Procura di Roma, ha fatto parte del gruppo di magistrati designati per le
indagini concernenti reati di criminalità organizzata, oltre che di terrorismo,
espressamente indicati nel parere del 3.2.1991. Anche dopo il trasferimento
alla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Roma il
dott. MARINI ha continuato ad occuparsi di processi di rilevante impegno.
L’Avvocato Generale, nel citato rapporto informativo,
pone in evidenza l’alta capacità professionale del magistrato, dimostrata dalla
sicura conoscenza degli strumenti normativi e dello stato della giurisprudenza
e della dottrina, dalla capacità di risolvere prontamente le questioni
processuali, dalle doti oratorie e segnala, inoltre, le doti
organizzative del dott. MARINI, maturate nel corso degli anni in virtù delle
vaste esperienze effettuate, nonchè la laboriosità
attestata dai prospetti statistici. Il dott. Lucio DI PIETRO, nominato uditore
giudiziario con D.M. del 20.12.1965, ha svolto le funzioni di sostituto
procuratore presso il tribunale di Ferrara dal 17.2.1970 e presso il Tribunale
di Napoli dal 27.9.1973. Dall’11.1.1993 ricopre l’incarico di sostituto procuratore
presso la DNA di Roma. A decorrere dal 20.12.1995 ha
conseguito l’idoneità alle funzioni direttive superiori. Il parere del
Procuratore Generale presso la Corte di cassazione del 22.12.2004 ha
preliminarmente ricordato che le precedenti valutazioni, espresse sul conto del
dott. DI PIETRO in occasione della nomina a magistrato di appello
e di cassazione, sono tutte positive e ne evidenziano le doti di preparazione
giuridica, senso di responsabilità, decisione ed equilibrio, oltre che di
aggiornata conoscenza della legislazione speciale e della giurisprudenza.

Nel rapporto informIl Procuratore Nazionale
Antimafia, nel rapporto informativo
del 23 febbraio 1996 (dichiarazione di idoneità ad essere ulteriormente
valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori), ha espresso
analoghi lusinghieri giudizi, osservando che il magistrato aveva dimostrato
doti non comuni; veniva in particolare posto in rilievo che il dott. DI PIETRO
è anzitutto magistrato di eccezionale operosità dotato di spiccate capacità
organizzative.

Nel rapporto informativo
del 30 novembre 2004, il Procuratore Nazionale Antimafia ha ribadito
gli apprezzamenti nei confronti del dott. DI PIETRO, del quale ha riepilogato
l’attività presso la D.N.A. rammentando che, quale
sostituto, ha ricoperto l’incarico di coordinatore del Dipartimento Nuove
Mafie, nonché di componente e poi di coordinatore del Dipartimento Camorra;
inoltre ha collaborato ai lavori dell’Intergruppo sulle implicazioni
patrimoniali e tributarie della criminalità organizzata di tipo mafioso, nonché
dei comportamenti degli uffici finanziari, istituiti presso il Servizio
Consultivo ed Ispettivo Tributario (Secit) del
Ministero delle Finanze, con particolare riferimento al Distretto della Corte
di Appello di Napoli. Da quando è stato designato Procuratore Nazionale
Aggiunto, il dott. DI PIETRO ha svolto le funzioni di referente dei
Dipartimenti Camorra, Nuove Mafie e Criminalità Pugliese, nonché
dei Servizi Cooperazione Internazionale, Sequestri di persona e Telecomunicazioni
(sino al luglio 2002). Il dott. DI PIETRO, inoltre, ha svolto analoghe funzioni
con riferimento ai seguenti servizi: informatico, pubblici
appalti, studi e documentazione, criminalità organizzata nel settore
agricolo, ecomafia. Oltre all’attività descritta, il
dott. DI PIETRO ha assolto quella connessa all’esercizio delle nuove funzioni
assegnategli, esercitando le funzioni di Sostituto del P.N.A. quale delegato ai sensi delle norme sulla contabilità generale dello Stato e curando
l’assegnazione dei fondi anche per le esigenze D.D.A.;
è stato inoltre delegato ai rapporti con il responsabile per la sicurezza ed
alle problematiche concernenti l’attuazione del D. L.vo n. 626/94, nonché alla redazione dei turni di
congedo ordinario; è stato nominato Responsabile del trattamento dei dati
relativi alla Banca Dati Sidda/Sidna;
cura la designazione, d’intesa con il P.N.A., del
Magistrato dell’ufficio incaricato di partecipare a convegni o seminari anche
internazionali; cura i rapporti con l’OLAF; è componente del Gruppo di lavoro
con il Ministero dell’interno per il ponte sullo stretto di Messina, nonché del
Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza sulle Grandi Opere. Vengono poi rimarcate l’attività di collegamento
investigativo con la procura distrettuale di Napoli (presso la quale il
magistrato è stato applicato per lunghi periodi), nonché le attività d’ufficio
svolte all’estero, partecipando tra l’altro a riunioni di coordinamento con Eurojust. Il citato rapporto sottolinea
altresì che il dott. DI PIETRO è dotato di approfondita e non facilmente
eguagliabile conoscenza dei gruppi criminali italiani e stranieri, che operano
nel nostro Paese; delle interrelazioni, reciproche e con gruppi criminali
attivi nel territorio di altri Stati, nonchè dei mercati
illeciti praticati da tali gruppi e delle loro linee strategiche: ciò gli ha
consentito di imprimere un razionale ed ottimale impulso ai vari Dipartimenti e
Servizi nei quali ha operato con impegno assiduo, apportando idee e
suggerimenti che hanno consentito di elaborare analisi e strategie
investigative, partecipate alle D.D.A., sicuramente
utili per la speditezza, efficacia e completezza delle indagini. Infine, viene rimarcato che il dott. DI PIETRO è pienamente al
corrente delle varie strutture, aumentate nel corso del tempo, che operano
nella D.N.A. a partire da quelle concernenti la Banca
Dati al cui miglior funzionamento si è dedicato, contribuendo fattivamente
anche all’elaborazione delle c.d. “mappe della criminalità”, strumento assai
utile per le attività di indagine delle D.D.A.:
spiccate doti organizzative e capacità di “porre a fuoco” le varie tematiche,
unite ad un costante impegno, consentono al dott. DI PIETRO di svolgere, in
modo encomiabile e da tutti apprezzato, le numerose incombenze che gli sono
state affidate. Il dott. DI PIETRO ha presentato un’articolata autorelazione nella quale, oltre a ripercorrere i profili
essenziali della sua biografia professionale, delinea
un progetto organizzativo per la Direzione nazionale antimafia.

Il dott. Pietro GRASSO, nominato
uditore giudiziario con D.M. del 16.10.1969, dopo il prescritto periodo di
tirocinio ha svolto le funzioni di Pretore a Barrafranca
dal 4.5.1971, di sostituto procuratore a Palermo dal 29.02.1972 e di giudice
presso il Tribunale della stessa città dal 10.10.1984. Con delibera
dell’8.2.1989 è stato collocato fuori ruolo presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia; con successiva
delibera del 18.4.1991 è stato confermato fuori ruolo presso il Ministero della
Giustizia. Dal 7.1.1993 ha esercitato le funzioni di sostituto procuratore
presso la Direzione Nazionale Antimafia; attualmente,
dal 4.8.1999, ricopre l’incarico di Procuratore della Repubblica presso il
Tribunale di Palermo. A decorrere dal 16.10.1997 ha conseguito l’idoneità alle
funzioni direttive superiori.

Il parere formulato in data 9
dicembre 2004 dal Consiglio giudiziario di Palermo richiama ampiamente la
delibera consiliare in data 22.7.1999 di nomina del dott. GRASSO quale
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, evidenziando che
tutti i pareri espressi per la progressione in carriera e tutte le valutazioni
in generale conseguite tracciano le linee di un
magistrato dal profilo professionale eccellente, di grande caratura tecnica,
organizzativa ed investigativa, con qualità attitudinali e di merito del tutto
fuori dal comune. Tali pareri descrivono un curriculum assai articolato, dal
quale risulta che tutta la carriera ed esperienza
professionale del dott. GRASSO può dirsi dedicata alla repressione del crimine
mafioso, pur nella diversità ed ampiezza delle funzioni svolte e dei ruoli
ricoperti. Innanzitutto, in occasione dell’incarico requirente ricoperto presso
la Procura di Palermo, egli ha avuto modo di acquisire una conoscenza estremamente approfondita sia del tessuto criminale
palermitano, sia delle tecniche investigative e di modalità di direzione delle
indagini funzionali all’istruttoria di noti processi delicati e complessi.

Nell’esercizio delle funzioni
giudicanti, il dott. GRASSO ha trattato, quale giudice a latere,
il maxi processo denominato “Abbate + 474”, il primo
maxi processo di mafia; in tale ruolo, non solo ha
redatto la monumentale sentenza di ben 6901 pagine, ma soprattutto ha curato
gli aspetti logistico-organizzativi e quelli informatico-giudiziari
del processo, secondo moduli di lavoro anche informatico
assolutamente innovativi a quell’epoca, senza i quali
sarebbe stato impossibile portare a compimento il processo, gestendo problemi e
fronteggiando in modo eccellente difficoltà di ampiezza e complessità senza
precedenti (si tratta, infatti, del più grosso e significativo processo a “Cosa
nostra” (durato due anni, 349 udienze, 35 giorni di camera di consiglio, con
400.000 pagine di atti istruttori da esaminare).

In occasione degli incarichi successivamente svolti, particolarmente significativo
risulta l’incarico fuori ruolo svolto presso la commissione parlamentare
antimafia, in cui ha potuto acquisire una piena visione di insieme del fenomeno
criminale. Anche l’incarico di circa due anni presso il Gabinetto del Ministro
della Giustizia, addetto al coordinamento delle attività riguardanti la
Direzione degli Affari Penali, con particolare riferimento a tutti i problemi
attinenti alla criminalità organizzata ed alla direzione dell’ufficio II degli
Affari Internazionali, gli ha consentito di entrare nella conoscenza dei
meccanismi di supporto burocratico-organizzativo e
legislativo della macchina giudiziaria e amministrativa, con cognizioni
certamente preziose per la direzione di un complesso ufficio
quale quello a concorso.

La delibera consiliare del 22.7.1999,
richiamata dal parere del 9.12.2004, considera poi particolarmente qualificate
il ruolo ricoperto dal dott. GRASSO presso la Procura Nazionale Antimafia. In
tale incarico si è occupato di approfondire l’attività dell’ufficio
strettamente inerente a “Cosa nostra”, sino ad ottenere l’incarico di
coordinatore del gruppo di lavoro denominato “Mafia”, certamente il più ampio e
complesso di tutta la D.N.A.,
seguendo da protagonista alcuni fra i più delicati e recenti procedimenti a
carico degli associati a tale organizzazione, relativi anche alla c.d.
“stagione stragista” della mafia e conseguendo, da ultimo, da parte del
Procuratore, l’incarico di Procuratore Aggiunto. Il dott. GRASSO, inoltre, dal
18.6.1992, in sostituzione del dott. Giovanni Falcone,
trucidato qualche giorno prima, ha fatto parte della Commissione
centrale per la definizione ed applicazione dello speciale programma di
protezione (art.10 legge n.82/91)
e del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza. Come ricordato nel parere
espresso dal Primo Presidente e dal Procuratore Generale presso la Corte di
Cassazione in data 26.05.1998, il dott. GRASSO, su incarico del C.S.M., ha, tra l’altro, tenuto
numerosissime relazioni ai più prestigiosi incontri di studio organizzati sul
fenomeno mafioso, sull’informatica
applicata ai grandi processi ed è stato relatore al Congresso Internazionale di
Informatica giuridica organizzato dal C.E.D. della Corte di Cassazione. Nello
stesso parere si riferisce che presso la D.N.A
ha redatto un’approfondita relazione sulla D.D.A. di
Palermo, che ricostruisce tutte le indagini in corso al novembre 1993 e gli
elenchi di tutti gli indagati di mafia presso tutte le Procure del distretto
palermitano, con le famiglie mafiose di appartenenza e il ruolo ricoperto
nell’associazione. Il suddetto parere conclude
affermando che “la rilevante e continua esperienza maturata, sia nel settore
inquirente che giudicante, in procedimenti di criminalità organizzata, le
approfondite conoscenze delle strutture mafiose, fanno del dott. GRASSO una
insostituibile “memoria storica”, che è in grado di seguire l’evoluzione (da
Falcone e Borsellino ai nostri giorni) della più pericolosa tra le organizzazioni
criminali, di apprezzarne le dinamiche interne, le future possibili strategie, nonchè di suggerire le opportune azioni di contrasto. In riferimento al periodo successivo, il parere del
9.12.2004 sottolinea che il dott. GRASSO, nelle funzioni di Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Palermo, si è trovato di fronte ancora una
volta ad un incarico di eccezionale rilevanza e difficoltà, che è stato
tuttavia espletato con massima professionalità, straordinario impegno e
risultati di eccezionale efficacia. Egli, infatti ha
provveduto, già all’indomani del suo insediamento, alla difficoltosa
unificazione degli uffici requirenti di primo grado, a seguito della riforma
del giudice unico, con l’istituzione di nuovi moduli organizzativi del lavoro
dei magistrati attraverso tre grandi dipartimenti. Con riferimento all’attività
concretamente posta in essere dalla D.D.A. di Palermo, sotto la direzione ed il coordinamento
del dott. GRASSO, va evidenziata l’importanza, la costanza e l’efficacia dell’azione
di contrasto alla criminalità mafiosa che si evince già dal numero e
soprattutto dalla qualità dei procedimenti avviati e portati avanti con esiti
che hanno per lo più confermato l’esattezza delle tesi dell’accusa, avuto
riguardo all’individuazione di numerosi esponenti di “Cosa nostra”, alla
lettura delle più recenti vicende coinvolgenti tale sodalizio, nonché alla
ricostruzione di una miriade di delitti posti in essere per agevolare le
finalità mafiose e/o commessi con il metodo mafioso, fra cui tanti omicidi
anche risalenti nel tempo, tanto più bisognevoli di un’adeguata risposta
giudiziaria, sia a causa della loro efferatezza, che in considerazione della
personalità delle vittime, quale risulta dall’elenco contenuto nell’autorelazione. A tal riguardo si fa cenno, a proposito dei
fatti recenti, alle capillari indagini condotte nei confronti dei fedelissimi
del boss Bernardo Provenzano,
dei suoi fiancheggiatori e di molti altri esponenti mafiosi accusati di delitti
riconducibili all’imposizione del “pizzo” ed all’illecito condizionamento degli
appalti pubblici. Il parere del 9.12.2004 evidenzia poi che alcuni procedimenti
hanno messo in luce pericolose infiltrazioni dell’organizzazione mafiosa in
apparati istituzionali tramite insospettabili rapporti a diversi livelli, anche
con pregiudizio alla segretezza dell’azione investigativa in corso. Altrettanto brillanti appaiono i risultati raggiunti dalle
indagini, sempre più accurate, volte a far luce sul traffico di stupefacenti
organizzato da esponenti di Cosa Nostra e di altri sodalizi criminali. Fra i
tanti dati riportati nell’autorelazione, comprovati
dalla documentazione allegata, vengono sottolineati in
particolare quelli riguardanti l’elevatissimo numero di richieste di misure
cautelare avanzate per reati di criminalità organizzata e di condanne inflitte
dalle Corti di Assise di Palermo, Trapani ed Agrigento, così come il numero dei
procedimenti di prevenzione di carattere patrimoniale avviati con il sequestro
dei beni. Parimenti non ha avuto sosta l’attività di ricerca dei latitanti,
seguita personalmente dal Procuratore e culminata nella cattura di numerosi
esponenti mafiosi di primissimo piano ed assai pericolosi, fra i quali Giuffrè Antonino (poi divenuto collaboratore di Giustizia),
Spera Benedetto, Genovese Salvatore e Virga Vincenzo.
Il parere citato segnala inoltre che il dott. GRASSO, oltre ad essersi occupato
personalmente di alcuni atti di indagine di
particolare rilevanza, ha riservato a sé la trattazione della delicatissima
materia dei collaboratori di giustizia (ha espresso ben 1705 pareri riguardanti
lo status di collaboratori), avvalendosi di una qualificata e lunga esperienza
in merito, così come ha direttamente preso in carico, assicurando in tal modo
unità di indirizzo, le altrettanto importanti determinazioni inerenti alle
valutazioni dei presupposti per l’applicazione del regime detentivo previsto
dall’art. 41 bis O.P. (in merito ha redatto ben 1174 pareri). Il parere del
9.12.2004 sottolinea che, con riferimento all’ufficio
direttivo richiesto, il dott. GRASSO ha già dato prova non solo di possedere
eccezionali conoscenze in materia di criminalità organizzata di tipo mafioso e
di saperle mettere brillantemente a frutto, ma anche di avere maturato una
esperienza fuori dal comune proprio nell’esercizio delle funzioni di
coordinamento ed impulso delle indagini svolte in detta materia da diversi
organi inquirenti e ciò a far data dal servizio altamente qualificato prestato
presso la DNA (ove ha assunto anche le funzioni di Procuratore aggiunto),
nonché grazie ad altre specifiche risorse personali, come la profonda
conoscenza delle norme ordinamentali e delle
articolazioni degli uffici requirenti e dei relativi servizi e la capacità di
orientarsi nell’analisi di eterogenei fenomeni criminali di eccezionale
complessità, di porre gli strumenti informatici
a servizio delle peculiari esigenze dell’ufficio e di intrattenere assai
proficui rapporti lavorativi con altre autorità, anche all’estero. Il dott. Ugo ADINOLFI, nominato uditore giudiziario con D.M. del
28.5.1971, ha svolto le funzioni di pretore a Desio dal 06.04.1974, di giudice
a Napoli dal 20.9.1979, a Monza dal 24.7.1981, a Salerno dal 30.11.1988; dal
16.02.1994 ha esercitato le funzioni di sostituto procuratore generale presso
la Corte d’Appello di Salerno; dal 30.10.1999 ricopre l’ufficio di Procuratore
della Repubblica presso il Tribunale di Biella. A decorrere dal
28.05.1999 ha conseguito l’idoneità alle funzioni direttive superiori. Nel
parere espresso in data 14 giugno 2005, in relazione alla
domanda per il conferimento dell’ufficio direttivo in esame, il Consiglio
Giudiziario di Torino ha osservato che tutti i dirigenti degli uffici
giudiziari, presso i quali il dott. ADINOLFI ha svolto la propria attività,
hanno concordemente espresso pareri altamente elogiativi, ponendone in luce le
elevate qualità professionali, nonchè la laboriosità
e diligenza. Richiamati i parere resi dal Consiglio
Giudiziario della Corte d’Appello di Salerno (in data 15.10.1988, 26.02.1999 e
12.7.1999) e dal Consiglio Giudiziario presso la Corte di Appello di Torino (in
data 26.05.2003), il parere del 14 giugno 2005 evidenzia l’eccellente
preparazione giuridica del dott. ADINOLFI, estrinsecatasi, per quanto riguarda
il periodo in valutazione, nella conduzione di numerose e complesse indagini in
cui il predetto ha rivelato assoluta padronanza delle norme processuali e
tempestività di intervento. Anche nell’esercizio della funzione di Procuratore
della Repubblica presso il Tribunale di Biella sono emerse le doti di serietà e
preparazione già dimostrate precedentemente. I dati
quantitativi che si ricavano dai prospetti allegati testimoniano un impegno
notevole del dott. ADINOLFI, sia nello svolgimento delle indagini, sia nella
partecipazione dello stesse alle udienze
dibattimentali in processi spesso complessi. Sulla base delle osservazioni che
precedono, il parere del 14 giugno 2005 afferma che il dott. ADINOLFI, anche
nell’esercizio delle attuali funzioni di Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Biella, ha confermato le più volte
evidenziate doti di laboriosità, preparazione ed equilibrio. Poiché tali
elevate qualità professionali si sono manifestate, nel corso della sua carriera
ricca di esperienze, sia nel campo civile che in
quello penale, il dott. ADINOLFI è ampiamente idoneo a ricoprire l’ufficio
direttivo di Procuratore Nazionale Antimafia, tenuto conto delle specifiche
particolari attitudini nell’esercizio delle attività inquirente, in cui ha
dimostrato grande capacità ed indiscussa autorevolezza. Il dott. Sebastiano
Antonio SORBELLO, nominato uditore giudiziario con D.M. del 28.05.1971, ha
svolto le funzioni di giudice a Torino dal 18.7.1972, quindi, previo
conferimento delle funzioni di magistrato di appello,
dal 28.10.1994 ricopre l’incarico di Procuratore della Repubblica presso il
Tribunale di Asti. A decorrere dal 28.05.1999 ha conseguito l’idoneità alle
funzioni direttive superiori. Nel parere formulato in data 2 dicembre 2004, il
Consiglio Giudiziario di Torino ha sottolineato che, a
partire dalle prime valutazioni e fino ai più recenti pareri del Consiglio
Giudiziario della Corte d’Appello di Torino (da ultimo, quello formulato il 9
marzo 2004 in relazione alla richiesta di conferimento dell’ufficio direttivo
requirente), i giudizi espressi sul conto del dott. SORBELLO, che trovano qui
conferma, sono stati altamente elogiativi. In particolare, per quanto concerne
il periodo in cui esercitò le funzioni di giudice istruttore e di giudice per
le indagini preliminari, è stata costantemente posta in luce la sua grande preparazione dottrinale e professionale, evidenziata
la sua eccezionale operosità, sottolineati l’elevato scrupolo e diligenza
impiegati in complesse indagini preliminari per reati di criminalità
organizzata (il dott. SORBELLO si occupò di sequestri di persona, di omicidi e
di ramificati traffici di sostanze stupefacenti con collegamenti
internazionali, reati tutti riferibili appunto a gruppi di criminalità
organizzata) e per delitti contro la pubblica amministrazione. In riferimento alle sue funzioni di Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Asti va sottolineata la sua abilità nella
riorganizzazione dell’ufficio, segnalata, nel 1996, da una nota del Procuratore
Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Torino, in cui si
evidenziava la grande mole di lavoro iniziata e portata avanti in un ufficio
giudiziario rimasto a lungo privo di titolare e si poneva in risalto la
contrazione delle pendenze, nonostante l’afflusso, sempre notevole, di nuovi
processi di indubbio rilievo. Il dott. SORBELLO nell’espletamento della sua
attività di Procuratore della Repubblica di Asti ha
personalmente condotto numerose e complesse indagini, partecipando, altresì, ad
un numero considerevole di udienze dibattimentali, in processi di notevole
rilevanza. Inoltre, viene evidenziato che il dr.
SORBELLO, nonostante i gravosi compiti dell’ufficio da lui diretto, cui si
applica con encomiabile dedizione, è impegnato in incarichi extra-giudiziari
conferiti dal Ministro della Giustizia e dalla Camera dei Deputati – Senato
della Repubblica – e regolarmente autorizzati dal Consiglio Superiore della
Magistratura (Componente della Commissione di studio
per la riforma del codice penale istituita presso l’Ufficio Legislativo del
Ministero della Giustizia – Collaboratore presso la Commissione parlamentare
d’inchiesta sull’affare Telekom-Serbia), a
testimonianza della sua riconosciuta preparazione giuridica e dell’indiscusso
prestigio di cui gode. In conclusione, le elevatissime qualità professionali ed
organizzative palesate dal dott. SORBELLO nella sua lunga carriera, ricca di esperienze, sia nel campo giudicante che in quello
requirente, lo rendono del tutto ed altamente idoneo a ricoprire l’ufficio
direttivo di Procuratore Nazionale Antimafia, in considerazione delle
eccellenti capacità organizzative e dell’indiscussa autorevolezza, dimostrate
nel dirigere la Procura della Repubblica di Asti. Ciò posto, in punto di
diritto, quanto alle regole applicabili per la delibera in questione, deve
essere richiamato in termini adesivi l’orientamento espresso dal Consiglio
superiore della magistratura con riferimento ai criteri di cui all’art. 76 bis,
cpv. O.G.. La delibera in
data 8 novembre 1996 osservava, sul punto, quanto segue: «L’art. 76 bis
dell’Ordinamento Giudiziario, al secondo comma, stabilisce che "alla
Direzione è preposto un magistrato di cassazione, scelto tra coloro
che hanno svolto continuativamente, per un periodo non inferiore a dieci
anni, funzioni di pubblico ministero o giudice istruttore, sulla base di
specifiche attitudini, capacità organizzative ed esperienze nella trattazione
di procedimenti relativi alla criminalità organizzata. L’anzianità nel ruolo
può essere valutata solo ove risultino equivalenti i
requisiti professionali". Da ciò discende che, per la scelta
dell’aspirante più idoneo al conferimento dell’ufficio in questione, già in via
normativa sono stati delineati i criteri fondamentali
da adottare e le priorità di cui tener conto in sede di valutazione, rendendo
così inapplicabile ogni previsione che risulti con essi incompatibile contenuta
nella vigente circolare in materia, tra cui anche quella delle
"fasce" di anzianità virtualmente omogenee. Occorre, pertanto,
procedere alla valutazione di tutti i candidati che, oltre a
quelle generali, possiedano anche le condizioni particolari di
legittimazione indicate dalla legge (qualifica di magistrato di cassazione -
pregresso svolgimento, anche non continuativo, per un periodo non inferiore a
dieci anni di funzioni di pubblico ministero o di giudice istruttore), e solo
qualora due o più di essi risultino equivalenti avuto riguardo ai criteri
attitudinali preferenziali (specifiche attitudini, capacità organizzative,
esperienze nella trattazione di procedimenti relativi alla criminalità organizzata),
potrà valutarsi la loro anzianità nel ruolo.» Sulla base delle argomentazioni
riportate, la citata delibera giungeva alla conclusione
secondo cui «(…) l’art. 76 bis – secondo comma – dell’Ordinamento Giudiziario
impone di procedere alla scelta dell’aspirante più idoneo secondo
predeterminati criteri che, evidentemente, devono prevalere su ogni
disposizione incompatibile presente nella vigente circolare sul conferimento
degli incarichi direttivi, le cui altre previsioni devono, invece, essere anch’esse
considerate a fini valutativi. Alla luce di ciò appare corretto porre in
comparazione i diversi aspiranti in base ai consueti criteri del merito e
dell’attitudine, attribuendo, con riferimento a quest’ultima, prevalente rilievo ai requisiti delle
"specifiche attitudini", delle "capacità organizzative" e
delle "esperienze nella trattazione di procedimenti relativi alla
criminalità organizzata" che, essendo gli unici specificamente indicati
dalla legge con riferimento alle peculiari esigenze funzionali dell’ufficio di
Procuratore Nazionale Antimafia, devono rivestire carattere prioritario ai fini
della decisione». L’orientamento espresso e qui condiviso era ribadito nella
delibera in data 6 dicembre 2000: «(…) l’art. 76 bis – secondo comma
dell’Ordinamento Giudiziario stabilisce che "alla Direzione (Nazionale
Antimafia) è preposto un magistrato di cassazione, scelto tra coloro che hanno svolto continuativamente, per un periodo
non inferiore a dieci anni, funzioni di pubblico ministero o giudice
istruttore, sulla base di specifiche attitudini, capacità organizzative ed
esperienze nella trattazione di procedimenti relativi alla criminalità
organizzata. L’anzianità nel ruolo può essere valutata solo ove risultino equivalenti i requisiti professionali". Da
ciò discende che, per l’individuazione dell’aspirante più idoneo al
conferimento dell’ufficio in questione, già in via normativa sono stati delineati i criteri fondamentali da adottare che, pertanto,
devono essere posti in via principale a base delle ragioni che presiedono alla
scelta, senza peraltro prescindere dall’osservanza delle previsioni della
vigente circolare sul conferimento degli uffici direttivi che vanno, anch’esse,
considerate a fini valutativi. Alla luce di ciò appare corretto porre in
comparazione i diversi aspiranti in base ai consueti criteri del merito e
dell’attitudine, attribuendo, con riferimento a quest’ultima, prevalente rilievo ai requisiti delle
"specifiche attitudini", delle "capacità organizzative" e
delle "esperienze nella trattazione di procedimenti relativi alla
criminalità organizzata" che, essendo gli unici specificamente indicati
dalla legge con riferimento alle peculiari esigenze funzionali dell’ufficio di
Procuratore Nazionale Antimafia, devono rivestire carattere prioritario ai fini
della decisione.» In virtù dei curricula
professionali sopra riportati e delle norme giuridiche indicate, ritiene il
Consiglio che il magistrato meritevole del conferimento del ruolo di
Procuratore Nazionale Antimafia sia il dott. Pietro
Grasso, attualmente Procuratore della Repubblica di Palermo. Il predetto
magistrato è, infatti, tra i candidati, l’unico a vantare un curriculum che può
leggersi come un avvicinamento progressivo, graduale e, si direbbe, naturale
allo svolgimento delle ulteriori funzioni cui egli
aspira. È di tutta evidenza, infatti, che egli ha una lunghissima e variegata
esperienza di criminalità organizzata, maturata, in più di un trentennio e
quasi sette lustri, fin dal febbraio 1972, nell’ordine, quale sostituto
procuratore a Palermo (1972-1984), giudice presso il Tribunale della stessa
città (1984-1989), quale componente della Commissione
parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia (1989-1991), quale
magistrato addetto al coordinamento della Direzione degli Affari penali presso
il Ministero della Giustizia, con particolare riferimento a tutti i problemi
attinenti alla criminalità organizzata ed alla direzione dell’Ufficio II degli
Affari Internazionali (1991-1993), quale sostituto procuratore presso la
Direzione Nazionale Antimafia (1994-1999), ed infine quale Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Palermo, da sei anni. Nessuno degli altri
candidati può vantare simile curriculum, visto che nessuno di essi ha vissuto professionalmente a diretto ed immediato
contatto con la criminalità organizzata per lo stesso considerevole spazio di
tempo e nessuno di essi ha conosciuto il fenomeno da così tanti, diversificati
e qualificati osservatorii, quali appunto quelli
appena evidenziati. In tutti i ruoli ricoperti il
magistrato ha evidenziato un profilo professionale di assoluta eccellenza,
fondato su grande abnegazione, elevatissima cultura giuridica, ampia capacità
organizzativa, profondo intuito investigativo. Nelle funzioni espletate egli ha
avuto modo di acquisire una conoscenza estremamente
approfondita del tessuto criminale nazionale ed internazionale e soprattutto di
quello palermitano, noto per essere tra i più articolati e radicati e, perciò,
difficili da debellare. Nel contempo ha dimostrato il coraggio e la determinazione
di combatterlo e perseguirlo, con costanza e tenacia, il che gli ha fatto
guadagnare indiscusso ed incondizionato prestigio nella magistratura italiana
oltre che notorietà a livello nazionale (notissima è, ad esempio, la sentenza “Abbate + 474”, il primo maxi processo di mafia, di circa
7000 pagine, da lui redatta; note sono negli ambienti giudiziari le relazioni,
tenute su incarico del C.S.M.,
ai più prestigiosi incontri di studio organizzati sul fenomeno mafioso, sull’informatica applicata ai grandi processi o la sua
relazione al Congresso Internazionale di Informatica giuridica organizzato dal
C.E.D. della Corte di Cassazione). Egli, inoltre, già conosce approfonditamente
la struttura della Procura Nazionale Antimafia, ove è stato coordinatore del
gruppo di lavoro denominato “Mafia”, certamente il più ampio e complesso di
tutta la D.N.A., seguendo da
protagonista alcuni fra i più delicati e recenti procedimenti a carico degli
associati a tale organizzazione, relativi anche alla c.d. “stagione stragista”
della mafia e conseguendo, da ultimo, da parte del Procuratore dott. Vigna,
l’incarico di Procuratore Aggiunto. In definitiva la conoscenza profonda del
fenomeno criminale organizzato, sedimentata nell’intera carriera professionale
e maturata attraverso una pluralità di privilegiate e qualificate esperienze, pongono il dott. Grasso in una posizione di assoluta
prevalenza nei confronti degli altri aspiranti. Certamente non nega il
Consiglio che, quanto a questi ultimi, sui quali dettagliatamente appresso si
tornerà nell’affrontare le singole comparazioni, l’analisi dei rispettivi
profili professionali consente di valutare positivamente ognuno di essi sotto il profilo del merito, considerati i loro
percorsi professionali nonché i dati statistici sulla loro operosità. Parimenti
tutti si segnalano in termini estremamente lusinghieri
per indipendenza, prestigio e capacità, tutti già hanno avuto riconoscimenti
significativi nel corso della loro carriera, attualmente ricoprendo incarichi
direttivi o semidirettivi o esercitando funzioni di legittimità. Nel contempo, fatta eccezione per i dottori PRIORE e MARTUSCIELLO,
che non hanno esperienze direttive o semidirettive, può dirsi che vi è una
sostanziale equivalenza tra gli altri candidati con riferimento al requisito
delle capacità organizzative, che tutti possiedono in massimo grado e che tutti
hanno dimostrato in innumerevoli occasioni nella dirigenza dei rispettivi
uffici. A parere del Consiglio, invece, con riferimento ai criteri
attitudinali "specifici" per l’ufficio di Procuratore Nazionale
Antimafia, la valutazione comparativa tra i candidati si differenzia. Ed invero
la diversificazione emerge con riguardo al più specifico, e quindi anche al più
significativo, dei requisiti previsti dalla norma di
legge speciale in materia di conferimento dell’incarico in questione e cioè
l’esperienza nella trattazione di procedimenti relativi alla criminalità
organizzata, che solo il dott. GRASSO possiede in maniera completa ed
esauriente rispetto agli altri candidati. In particolare, procedendo alle
comparazioni nell’ordine di ruolo, l’esperienza specifica del proposto prevale
rispetto a quelle: del dott. PRIORE, che recede già sotto il profilo generale
delle capacità organizzative, non avendo esercitato finora ruoli direttivi o
semidirettivi; del dott. MARTUSCIELLO, che recede già sotto il profilo generale
delle capacità organizzative, non avendo esercitato finora ruoli direttivi o
semidirettivi; del dott. MARINI, che pure, sebbene abbia lungamente esercitato
funzioni requirenti in piazze di assoluta importanza
quali Milano e Roma ed oggi sia Procuratore Generale nella Capitale, non vanta
quella varietà di esperienze di ampio respiro che il dott. Grasso invece
possiede; del dott. Di PIETRO che, pur avendo, al pari del dott. Grasso, la
specifica esperienza di DNA, del resto protratta per più tempo, pur avendo
sempre esercitato lungamente in città ad altro tasso di criminalità
organizzata, quale soprattutto Napoli, le funzioni requirenti, recede già sotto
il profilo generale delle capacità organizzative, non avendo esercitato finora
ruoli direttivi; del dott. ADINOLFI e del dott. SORBELLO i quali hanno
un’esperienza di criminalità organizzata di tipo mafioso sicuramente meno
significativa di quella del dott. Grasso. Le considerazioni svolte portano,
dunque, a ritenere il dott. Pietro Grasso portatore di un profilo professionale
superiore a quello di tutti gli altri candidati, per le osservazioni sopra
sviluppate. La Commissione, pertanto, preso atto di quanto sopra, propone di
sottoporre all’on. Ministro
della Giustizia, ai fini del previsto concerto, le suddette conclusioni assunte
con 5 voti a favore ed una astensione del dott. Pietro GRASSO e, quindi, di
proporre per la nomina a Procuratore Nazionale Antimafia, a sua domanda, il
dott. Pietro GRASSO, magistrato dichiarato idoneo ad essere ulteriormente
valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori, attualmente
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo.