Civile

venerdì 22 giugno 2007

MINISTERO DELL’INTERNO DECRETO 23 Aprile 2007 Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione.

MINISTERO DELL’INTERNO DECRETO 23
Aprile 2007 Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione.

IL MINISTRO DELL’INTERNO

Visto l’art. 14 del decreto legislativo
30 luglio 1999, n. 300, che individua le funzioni e i compiti spettanti al
Ministero dell’interno;

Vista la Dichiarazione sul
dialogo interreligioso come fattore di coesione sociale in Europa e come
strumento di pace nell’area mediterranea, adottata dai Ministri dell’interno
dell’Unione europea e fatta propria dai Capi di Stato e di Governo durante il
Consiglio europeo di Bruxelles del 12 dicembre 2003, al termine del semestre di
Presidenza italiana dell’Unione europea;

Vista la direttiva del Presidente
del Consiglio dei Ministri 12 marzo 2007 per l’attuazione, il monitoraggio e la
valutazione del programma di Governo;

Vista la direttiva generale per
l’attività amministrativa e la gestione del Ministero dell’interno per l’anno
2007;

Visto il decreto ministeriale 30
gennaio 2004, con il quale è stato istituito il Comitato contro la discriminazione
e l’antisemitismo con il compito di esercitare un costante monitoraggio sui
pericoli di regressione verso forme di intolleranza, razzismo, xenofobia e
antisemitismo;

Visti i decreti ministeriali 10
settembre e 30 novembre 2005 con i quali si è proceduto all’istituzione presso
il Ministero dell’interno della Consulta per l’Islam italiano e
all’individuazione nominativa dei componenti dello stesso consesso;

Visto il proprio decreto 13
ottobre 2006 con il quale è stato istituito presso il Ministero dell’interno il
Comitato per la valorizzazione della cultura della Repubblica;

Visto il proprio decreto 13
ottobre 2006 con il quale è stato istituito presso il Ministero dell’interno il
Comitato scientifico incaricato di elaborare la Carta dei valori della
cittadinanza e dell’integrazione;

Visto il
decreto 15 dicembre 2006, di concerto fra il Ministro per le politiche
giovanili e le attività sportive e il Ministro dell’interno, con il quale è
stata istituita la Consulta
giovanile per le questioni relative al pluralismo culturale e religioso;
Considerato che le linee di indirizzo della citata direttiva del Presidente del
Consiglio dei Ministri 12 marzo 2007 riguardano, fra l’altro, il completamento
dei diritti di cittadinanza degli immigrati in parallelo con un definito quadro
di doveri e, inoltre, la promozione del dialogo fra persone di culture e
religioni differenti;

Considerato che la citata
direttiva generale del Ministro dell’interno per il 2007 contempla la priorità
politica, condivisa con tutte le componenti istituzionali interessate, di
"contribuire a migliorare il governo dei fenomeni dell’immigrazione e dell’asilo"
"a fini di massima coesione, integrazione sociale e condivisione di valori
e diritti da parte delle varie componenti della realtà di pluralismo culturale
e religioso presente nel Paese";

Acquisita la proposta di Carta
dei valori della cittadinanza e dell’integrazione elaborata dal Comitato
scientifico istituito con il citato decreto 13 ottobre 2006 e la Relazione illustrativa
che la accompagna;

Constatato che la Carta dei valori della
cittadinanza e dell’integrazione enuclea, anche in un’ottica programmatica ed
in vista di una sempre più ampia realizzazione, i principi ispiratori
dell’ordinamento e della società italiana nell’accoglienza e regolazione del
fenomeno migratorio in un quadro di pluralismo culturale e religioso;

Ritenuto che la Carta possa costituire,
anche alla luce di analoghe esperienze ed iniziative avviate in altri Paesi
europei, un utile strumento di orientamento dell’azione dell’Amministrazione
dell’interno per l’integrazione dei soggetti dell’immigrazione nella società
italiana e per favorire la coesione sociale attraverso le più idonee garanzie
civili e sociali, in coerenza con il quadro normativo costituzionale,
comunitario, e internazionale sui diritti umani;

Ritenuto di condividere, per i
suesposti motivi, il testo della Carta dei valori della cittadinanza e
dell’integrazione e di accogliere le proposte conclusive della Relazione;

Ritenuto di affidare ad un gruppo
di studiosi e di esperti particolarmente qualificati il compito di elaborare,
proporre e promuovere, in raccordo con i competenti Uffici del Ministero
dell’interno, le più opportune forme e modalità per la conoscenza e la
diffusione della Carta e le successive iniziative e interventi, anche per
l’integrazione della stessa attraverso documenti aggiuntivi;

Decreta:

Articolo 1.

1. Il Ministero dell’interno,
nell’esercizio delle proprie attribuzioni, si ispira alla Carta dei valori
della cittadinanza e dell’integrazione, di seguito denominata Carta dei valori,
il cui testo è riportato nell’allegato che forma parte integrante del presente
decreto.

2. Il Ministero dell’interno
orienta le relazioni con le comunità degli immigrati e religiose al comune
rispetto dei principi della Carta dei valori, nella prospettiva
dell’integrazione e della coesione sociale.

Articolo 2.

1. È istituito il Consiglio
scientifico incaricato di approfondire e proporre le più opportune iniziative
per la conoscenza, la diffusione della Carta dei valori ed i successivi
interventi e di studiare le soluzioni più adeguate per l’armonica convivenza delle
comunità dell’immigrazione e religiose nella società italiana.

2. Nell’espletamento del suo
mandato il Consiglio scientifico procede anche mediante incontri consultivi con
esponenti delle associazioni ed organizzazioni operanti nel mondo delle comunità
immigrate, con esponenti delle diverse confessioni ed organizzazioni religiose,
con i componenti della Consulta per l’Islam italiano, che, aderendo alla Carta
dei valori, intendano partecipare, nella propria autonomia, alla diffusione e
attuazione della Carta.

3. Con separato provvedimento si
procederà alla costituzione e alla disciplina del Consiglio.

Roma, 23 aprile 2007

Il Ministro: Amato

Registrato alla Corte dei conti
il 30 maggio 2007

Ministeri istituzionali -
Interno, registro n. 6, foglio n. 276

CARTA DEI VALORI DELLA
CITTADINANZA E DELL’INTEGRAZIONE

L’Italia, comunità di persone e
di valori.

L’Italia è uno dei Paesi più
antichi d’Europa che affonda le radici nella cultura classica della Grecia e di
Roma. Essa si è evoluta nell’orizzonte del cristianesimo che ha permeato la sua
storia e, insieme con l’ebraismo, ha preparato l’apertura verso la modernità e
i principi di libertà e di giustizia.

I valori su cui si fonda la
società italiana sono frutto dell’impegno di generazioni di uomini e di donne
di diversi orientamenti, laici e religiosi, e sono scritti nella Costituzione
democratica del 1947. La
Costituzione rappresenta lo spartiacque nei confronti del
totalitarismo, e dell’antisemitismo che ha avvelenato l’Europa del XX secolo e
perseguitato il popolo ebraico e la sua cultura.

La Costituzione è
fondata sul rispetto della dignità umana ed è ispirata ai principi di libertà ed eguaglianza validi per chiunque si trovi a
vivere sul territorio italiano. Partendo dalla Costituzione l’Italia ha
partecipato alla costruzione dell’Europa unita e delle sue istituzioni. I
Trattati e le Convenzioni europee contribuiscono a realizzare un ordine
internazionale basato sui diritti umani e sulla eguaglianza e solidarietà tra i
popoli.

La posizione geografica
dell’Italia, la tradizione ebraico-cristiana, le istituzioni libere e
democratiche che la governano, sono alla base del suo atteggiamento di
accoglienza verso altre popolazioni. Immersa nel Mediterraneo, l’Italia è stata
sempre crocevia di popoli e culture diverse, e la sua popolazione presenta
ancora oggi i segni di questa diversità.

Tutto ciò che costituisce il
patrimonio dell’Italia, le sue bellezze artistiche e naturali, le risorse
economiche e culturali, le sue istituzioni democratiche sono al servizio degli
uomini, delle donne, dei giovani, e delle future generazioni. La nostra Carta
costituzionale tutela e promuove i diritti umani inalienabili, per sostenere i
più deboli, per garantire lo sviluppo delle capacità e attitudini di lavoro,
morali, spirituali, di ogni persona.

Dignità della persona, diritti e
doveri.

1. L’Italia è impegnata perchè
ogni persona sin dal primo momento in cui si trova sul territorio italiano
possa fruire dei diritti fondamentali, senza distinzione di sesso, etnia,
religione, condizioni sociali. Al tempo stesso, ogni persona che vive in Italia
deve rispettare i valori su cui poggia la società, i diritti degli altri, i
doveri di solidarietà richiesti dalle leggi. Alle condizioni previste dalla
legge, l’Italia offre asilo e protezione a quanti, nei propri paesi, sono
perseguitati o impediti nell’esercizio delle libertà fondamentali.

2. Nel prevedere parità di
diritti e di doveri per tutti, la legge offre il suo
sostegno a chi subisce discriminazioni, o vive in stato di bisogno, in
particolare alle donne e ai minori, rimovendo gli ostacoli che impediscono il
pieno sviluppo della persona.

3. I diritti di libertà, e i
diritti sociali, che il nostro ordinamento ha maturato nel tempo devono
estendersi a tutti gli immigrati. È garantito il diritto alla vita dal suo
inizio fino al compimento naturale, e il diritto alla salute con le cure gratuite
quando siano necessarie; una protezione speciale è
assicurata alla maternità e all’infanzia. Il diritto all’istruzione è
riconosciuto quale strumento indispensabile per la crescita personale e
l’inserimento nella società.

4. L’uomo e la donna hanno pari
dignità e fruiscono degli stessi diritti dentro e fuori la famiglia. Alle
donne, agli uomini, ai giovani immigrati l’Italia offre un cammino di
integrazione rispettoso delle identità di ciascuno, e che porti coloro che
scelgono di stabilirsi nel nostro Paese a partecipare attivamente alla vita
sociale.

5. L’immigrato può, alle
condizioni previste dalla legge, diventare cittadino italiano. Per ottenere la
cittadinanza nei tempi previsti dalla legge occorre conoscere la lingua
italiana e gli elementi essenziali della storia e della cultura nazionali, e
condividere i principi che regolano la nostra società. Vivere sulla stessa
terra vuol dire poter essere pienamente cittadini insieme
e far propri con lealtà e coerenza valori e responsabilità comuni.

Diritti sociali. Lavoro e salute.

6. L’Italia tutela e promuove
il lavoro in tutte le sue espressioni, condanna e combatte ogni forma di
sfruttamento umano, in modo particolare quello delle donne e dei bambini. Il
lavoro favorisce lo sviluppo della persona e la realizzazione delle sue
attitudini e capacità naturali.

7. L’immigrato, come ogni
cittadino italiano, ha diritto ad un compenso adeguato per il lavoro svolto, al
versamento dei contributi per la sanità e la previdenza, a vedersi garantito il
sostentamento nei casi di malattia e infortunio, e nell’età avanzata, alle
condizioni previste dalla legge. Ogni lavoro deve svolgersi in condizioni di
sicurezza per la salute e l’integrità della persona.

8. Chiunque sia oggetto di
molestie, discriminazioni, o sfruttamento, sul luogo di lavoro può rivolgersi
alle autorità pubbliche, alle organizzazioni sindacali, sociali e di
assistenza, per vedere rispettati i propri diritti e poter adempiere
alle proprie mansioni nel rispetto della dignità umana.

9. Cittadini e immigrati hanno
diritto ad essere curati nelle strutture pubbliche. I trattamenti sanitari sono
effettuati nel rispetto della volontà della persona, della sua dignità, e
tenendo conto della sensibilità di ciascuno. È punita ogni mutilazione del
corpo, non dovuta a esigenze mediche, da chiunque provocata.

10. L’Italia è impegnata
perchè tutti possano fruire di una abitazione adeguata
ai bisogni della propria famiglia e a costi ragionevoli. Chi si trovi in stato di bisogno, o sia costretto a subire costi
eccessivi per la propria abitazione, può rivolgersi alle autorità pubbliche o
alle associazioni sindacali per ricevere assistenza e ottenere il rispetto dei
propri diritti.

Diritti sociali. Scuola,
istruzione, informazione.

11. I bambini e i ragazzi hanno il
diritto e il dovere di frequentare la scuola dell’obbligo, per inserirsi a
parità di diritti nella società e divenirne soggetti attivi. È dovere di ogni
genitore, italiano o straniero, sostenere i figli negli studi, in primo luogo
iscrivendoli alla scuola dell’obbligo, che inizia con la scuola primaria fino
ai 16 anni.

12. L’insegnamento è diretto
alla formazione della persona e promuove la conoscenza dei diritti fondamentali
e l’educazione alla legalità, le relazioni amichevoli tra gli uomini, il rispetto
e la benevolenza verso ogni forma di vita esistente. Anche per favorire la
condivisione degli stessi valori, la scuola prevede programmi per la conoscenza
della storia, della cultura, e dei principi delle tradizioni
italiana ed europea. Per un insegnamento adeguato al pluralismo della
società è altresì essenziale, in una prospettiva interculturale, promuovere la
conoscenza della cultura e della religione di appartenenza dei ragazzi e delle
loro famiglie.

13. La scuola promuove la
conoscenza e l’integrazione tra tutti i ragazzi, il superamento dei pregiudizi,
e la crescita comune dei giovani evitando divisioni e discriminazioni.
L’insegnamento è impartito nel rispetto delle opinioni religiose o ideali dei ragazzi
e delle famiglie e, a determinate condizioni, prevede corsi di insegnamento
religioso scelti volontariamente dagli alunni o dai loro genitori.

14. Sulla base degli stessi
valori, spetta anche ai mezzi d’informazione favorire la conoscenza dell’immigrazione,
delle sue componenti culturali e religiose, contrastando pregiudizi e
xenofobie. Il loro ruolo è essenziale per diffondere un pluralismo culturale
rispettoso delle tradizioni e dei valori basilari della società italiana.

15. È garantito il diritto di
enti e privati di istituire scuole o corsi scolastici, purchè non discriminino
gli alunni per motivi etnici o confessionali, e assicurino un insegnamento in
armonia con i principi generali dell’istruzione, e i diritti umani che spettano
alle persone. Ogni tipo di insegnamento, comunque impartito a livello pubblico
o privato, deve rispettare le convinzioni di ciascuno e tendere a unire gli
uomini anzichè a dividerli.

Famiglia, nuove generazioni.

16. L’Italia riconosce i
diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, e
considera l’educazione familiare strumento necessario per la crescita delle
nuove generazioni.

17. Il matrimonio è fondato sulla
eguaglianza di diritti e di responsabilità tra marito e moglie, ed è per questo
a struttura monogamica. La monogamia unisce due vite e le rende corresponsabili
di ciò che realizzano insieme, a cominciare dalla crescita dei figli. L’Italia
proibisce la poligamia come contraria ai diritti della donna, in accordo anche
con i principi affermati dalle istituzioni europee.

18. L’ordinamento italiano
proibisce ogni forma di coercizione e di violenza dentro e fuori la famiglia, e
tutela la dignità della donna in tutte le sue manifestazioni e in ogni momento
della vita associativa. Base dell’unione coniugale è la libertà matrimoniale
che spetta ai giovani, e comporta il divieto di coercizioni e di matrimoni
forzati, o tra bambini.

19. L’Italia tutela la
libertà dei minori nello sviluppo della propria personalità, che si realizza
anche nell’incontro con altri giovani e nella partecipazione alle attività
sociali. Il principio di eguaglianza non è conciliabile con le pretese di
separare, a motivo dell’appartenenza confessionale, uomini e donne, ragazzi e
ragazze, nei servizi pubblici e nell’espletamento delle attività lavorative.

Laicità e libertà religiosa.

20. L’Italia è un Paese laico
fondato sul riconoscimento della piena libertà religiosa individuale e
collettiva. La libertà religiosa è riconosciuta ad ogni persona, cittadino o
straniero, e alle comunità religiose. La religione e la convinzione non possono
essere motivo di discriminazione nella vita sociale.

21. Tutte le confessioni
religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Lo Stato laico riconosce
il contributo positivo che le religioni recano alla collettività e intende
valorizzare il patrimonio morale e spirituale di ciascuna di esse.
L’Italia favorisce il dialogo interreligioso e interculturale per far crescere
il rispetto della dignità umana, e contribuire al superamento di pregiudizi e
intolleranza. La
Costituzione prevede accordi tra Stato e confessioni
religiose per regolare le loro specifiche condizioni giuridiche.

22. I principi di libertà e i
diritti della persona non possono essere violati nel nome di alcuna religione.
È esclusa ogni forma di violenza, o istigazione alla violenza, comunque
motivata dalla religione. La legge, civile e penale, è eguale per tutti, a
prescindere dalla religione di ciascuno, ed unica è la giurisdizione dei
tribunali per chi si trovi sul territorio italiano.

23. La libertà religiosa e di
coscienza comprende il diritto di avere una fede religiosa, o di non averla, di
essere praticante o non praticante, di cambiare religione, di diffonderla
convincendo gli altri, di unirsi in organizzazioni confessionali. È pienamente
garantita la libertà di culto, e ciascuno può adempiere alle
prescrizioni religiose purchè non contrastino con le norme penali e con i
diritti degli altri.

24. L’ordinamento tutela la
libertà di ricerca, di critica e di discussione, anche in materia religiosa, e
proibisce l’offesa verso la religione e il sentimento religioso delle persone.
Per la legge dello Stato, la differenza di religione e di convinzione non è di
ostacolo alla celebrazione del matrimonio.

25. Movendo dalla propria
tradizione religiosa e culturale, l’Italia rispetta i simboli, e i segni, di
tutte le religioni. Nessuno può ritenersi offeso dai segni e dai simboli di
religioni diverse dalla sua. Come stabilito dalle Carte internazionali, è giusto
educare i giovani a rispettare le convinzioni religiose degli altri, senza
vedere in esse fattori di divisione degli esseri umani.

26. In Italia non si pongono
restrizioni all’abbigliamento della persona, purchè liberamente scelto, e non
lesivo della sua dignità. Non sono accettabili forme di vestiario che coprono
il volto perchè ciò impedisce il riconoscimento della persona e la ostacola
nell’entrare in rapporto con gli altri.

L’impegno internazionale
dell’Italia.

27. In coerenza con questi
principi l’Italia svolge nel mondo una politica di pace e di rispetto di tutti
i popoli, per promuovere la convivenza tra le nazioni, per sconfiggere la
guerra e il terrorismo. L’Italia è impegnata in campo internazionale per
tutelare le ricchezze di vita e di ambiente del pianeta.

28. L’Italia ripudia la
guerra come strumento di soluzione delle controversie internazionali, le armi
di distruzione di massa, e ogni forma di tortura o di pene degradanti per la
dignità umana. Essa condanna l’antisemitismo, che ha portato al genocidio del
popolo ebraico, e ogni tendenza razzista che vuole dividere gli uomini e
umiliare i più deboli. L’Italia rifiuta tutte le manifestazioni di xenofobia
che si esprimono di volta in volta nella islamofobia o in pregiudizi verso
popolazioni che vengono da altre parti del mondo.

29. Insieme agli altri Paesi
europei, l’Italia ha abolito la pena di morte e lavora nelle sedi
internazionali perchè sia abrogata nel resto del mondo. L’abolizione della pena
di morte costituisce un traguardo di civiltà che fa prevalere il rispetto della
vita sullo spirito di vendetta.

30. L’Italia è impegnata a
risolvere pacificamente le principali crisi internazionali, in particolare il
conflitto israelo-palestinese che si trascina da tanto tempo. L’impegno dell’Italia
è da sempre a favore di una soluzione che veda vivere
insieme i popoli della regione, in primo luogo israeliani e palestinesi nel
contesto di due Stati e due democrazie.

31. Insieme agli altri Paesi
europei, l’Italia agisce a livello internazionale per promuovere ovunque il
rispetto della dignità e dei diritti umani, e per favorire l’affermazione della
democrazia politica, come forma di Stato che consente la partecipazione dei
cittadini al governo della cosa pubblica e il rispetto crescente dei diritti
della persona.

Roma, 23 aprile 2007