Penale

sabato 25 febbraio 2006

La somministrazione non autorizzata di farmaci sperimentali può essere reato.

La somministrazione non
autorizzata di farmaci sperimentali può essere reato.

Tribunale di Pistoia – Sezione
penale – sentenza 24 novembre 2005-20 gennaio 2006

Giudice monocratico Buzzegoli

Motivi della decisione

MARAZZITI Donatella è stata
rinviata a giudizio dal GUP del Tribunale di Pistoia con decreto del 19/3/2004
con l’accusa di lesioni personali aggravate ai danni della minore RUOCCO
Veronica.

Questa, nello specifico,
l’imputazione elevata a suo carico dal PM: “del reato di cui agli articoli 582
– 583 Cp, perché, prescrivendo alla minore Ruocco Veronica per la cura
dell’obesità l’assunzione del farmaco Topamax, che costituisce terapia
sperimentale, in difetto di adeguata informazione
ed espresso consenso del paziente e/o esercente la potestà genitoriale, in
dosaggi superiori a quelli consentiti (200 mg al giorno senza seguire il lento
incremento della dose raccomandata), cagionava alla medesima lesioni personali
dalle quali derivava una malattia nel corpo consistita in sonnolenza, incubi,
emicrania, depressione, eccitabilità oltre ad un episodio di allucinazione
consistita nell’insorgenza di calcolosi renale nonché di disturbi oculari per
come rilevati alla visita del Prof. Frosini oltre a colecistopatia, lesioni di
durata superiore a giorni 40 risultando tali ultime patologie ancora in corso.
In Montecatini Terme dal giugno al novembre 1999.

Si è ritenuto opportuno riportare
per esteso l’imputazione, “bollata” dal difensore dell’imputata in sede di
discussione finale come “inaudito ed inaudibile” (vedremo poi con riferimento
specifico a quale aspetto la difesa ha in tal modo “attaccato” l’accusa),
perché, come condivisibilmente ha suggerito il difensore di parte civile e come
del resto impone di fare al giudice l’articolo 546 co. 1° lett. e) del Cpp.,
occorre dare conto delle ragioni della decisione in maniera chiara e
soprattutto concisa, e per fare ciò è indispensabile non perdersi, come
purtroppo hanno spesso fatto le parti durante la celebrazione dell’istruttoria
dibattimentale, in divagazioni o ripetizioni, ma è necessario entrare
immediatamente in medias res avendo sempre dinanzi agli occhi, appunto, il capo
di imputazione.

Una imputazione che, è inutile
nasconderlo, non poteva non destare ad una prima lettura un certo stupore,
quello stupore che ha fatto dire al difensore dell’imputata che si trattava di
una imputazione addirittura “inaudita ed inaudibile” perché quello medico (qui
in particolare quello psichiatrico) è tipicamente il campo della responsabilità
per c.d. colpa “professionale” ed è quindi assai raro assistere alla
contestazione del reato di lesioni nella forma dolosa.

Sul punto torneremo più
diffusamente, come è ovvio trattandosi di aspetto centrale della vicenda, nella
parte finale della sentenza.

Vediamo allora di rispettare il
proposito di chiarezza e concisione che ci siamo prefissati, partendo dalla
illustrazione di quei dati di fatto che, non essendo stati oggetto di
contestazione da parte della Difesa dell’imputata, possiamo dire pacifici
(salvo accennare via via alle problematiche comunque connesse a dati di fatto
non contestati).

Gli elementi fattuali cui si
allude (documentati da atti acquisiti anche su accordo delle parti ex articolo
493 co. 3° Cpp.) e che devono essere necessariamente elencati quali presupposti
del ragionamento che successivamente andremo a fare sono i seguenti:

1) la p.o. (che da qui in avanti
talvolta indicheremo anche con il solo nome di battesimo di VERONICA) era una
bambina oggettivamente affetta da obesità: risulta infatti da cartelle cliniche
acquisite agli atti relative a ricoveri ospedalieri precedenti al giugno del
1999 che a soli 9 anni VERONICA pesava già 74 kg, mentre al momento della prima
visita della dott.ssa MARAZZITI il suo peso era arrivato addirittura a 120 kg;

2) il 18.6.99 VERONICA
(accompagnata dalla madre TRIOLO Antonina – che si è costituita parte civile in
nome e per conto della figlia minorenne – e dal di lei compagno/convivente DI
GANCI Vincenzo che però nell’occasione non prese parte alla visita e rimase
nella sala di attesa) viene visitata dall’imputata che svolgeva (e svolge
tuttora) la professione di psichiatra; è bene subito precisare che i pazienti
dell’imputata erano soltanto persone adulte e la stessa non aveva quindi una
competenza specifica sui soggetti ancora in età pediatrica come pacificamente
era all’epoca la p.o. nonostante il preoccupante dato ponderale segnalato.
Questo è un elemento importante da tenere fin d’ora ben presente perché – come
vedremo – l’imputata si è difesa, tra l’altro, sostenendo a spada tratta la
correttezza del dosaggio iniziale di 200 mg/die del farmaco da lei
somministrato perché, a suo dire, tale dosaggio doveva essere rapportato e
commisurato al peso della bambina a prescindere cioè dal fatto che la stessa
fosse comunque un soggetto ancora in età pediatrica con il relativo metabolismo
(come vedremo questo tipo di approccio sarà nettamente sconfessato da un coro
di esperti della materia a cui dopo daremo voce, tra cui anche un teste citato
dalla stessa difesa, il neuropsichiatra dott. MASI Gabriele).

Su questo punto, e cioè quello
della visita della bambina nello studio privato della dott.ssa MARAZZITI a
Montecatini Terme e della conseguente diagnosi da lei fatta, è bene soffermarsi
un attimo per chiarire alcuni aspetti e non doverci tornare sopra
ulteriormente.

Una questione che ha accalorato
molto le parti nel corso del dibattimento (ed anche dinanzi al GUP in sede di
udienza preliminare) e sulla quale, in particolare, molto ha insistito la
Difesa dell’imputata è stata quella della correttezza o meno della diagnosi da
lei effettuata.

In realtà questo non sembra a chi
giudica un punto di dirimente rilevanza a fini della decisione.

Ma chiariamo bene per non essere
equivocati.

Quello che qui si vuole dire è
che, al di là di tutte le animate discussioni e disquisizioni
sull’argomento-diagnosi, non si ha motivo di mettere in dubbio la correttezza
della diagnosi effettuata dall’imputata, e cioè che alla base del problema di
obesità della bambina potessero esserci cause di tipo psichico: infatti, che
una bambina di 11 anni e 10 mesi (questa l’età di VERONICA al momento della
visita) arrivi a pesare 120 kg., come tutti gli esperti ascoltati in questo
processo non hanno esitato a dire (indirettamente lo dice anche la madre di
VERONICA in querela: “..per risolvere i problemi di obesità ed altri
caratteriali della bimba..”), è evidente vi siano alla base (anche) dei
problemi di carattere psichico o psicologico in assenza (questo è un dato certo
oggettivamente riscontrabile dalla documentazione clinica prodotta dalle parti)
di specifiche cause di tipo organico (malattie endocrinologiche o quant’altro)
di questa obesità. Ma, come si diceva,
quello della correttezza della diagnosi è un punto tutt’altro che decisivo;
potrebbe infatti rilevare ai fini di una eventuale responsabilità di tipo
colposo, ma in realtà – come oltre vedremo – rilevante sarà qui il modo di
somministrazione del farmaco, cioè il dosaggio della cura a base di TOPAMAX, aspetto
quest’ultimo specificamente contestato nell’imputazione a differenza della
diagnosi sulla cui tanto discussa correttezza in realtà nulla viene contestato
da parte del PM nell’imputazione.

3) dalla ricetta scritta su carta
intestata dell’imputata (v. il documento in atti datato 18.6.1999) risulta che
la stessa prescrisse a VERONICA il farmaco denominato TOPAMAX con dose di
esordio pari a 200 mg/die; il TOPAMAX è un farmaco per la terapia aggiuntiva
dell’epilessia regolarmente autorizzato dal Ministero per questa specifica
patologia. È pacifico che la bambina non
era affetta da epilessia quindi – è altrettanto pacifico – il farmaco venne
somministrato fuori dalle indicazioni del prontuario farmaceutico: si trattava
cioè di un uso c.d. OFF LABEL del farmaco allo scopo dichiarato (lo ammette
tranquillamente l’imputata nel corso dell’interrogatorio reso dinanzi al GUP in
data 19.3.2004 acquisito ex articolo 513 comma 1° Cpp.) di sfruttarne uno dei
(possibili) effetti collaterali che si è accertato essere (tra gli altri:
vedremo poi quali) il dimagrimento.

Sull’uso off label dei farmaci in
Italia è bene subito dare qualche riferimento normativo e deontologico al fine
di chiarire entro quali confini e rispettando quali regole può muoversi il
medico qualora intenda appunto fare un uso (di per sé – attenzione – non
vietato dalla legge) di un determinato farmaco per indicazioni non previste dal
foglietto illustrativo (il c.d. “bugiardino”).

A pag. 6 del documento n. 3
(Agenzia Italiana del Farmaco, 2 settembre 2004) della produzione del PM (ud.
8.3.2005) viene riportato il codice di deontologia medica secondo il quale
(articolo 12 Prescrizione e trattamento terapeutico) l’uso OFF LABEL dei
farmaci è consentito “….purché la loro efficacia e tollerabilità sia scientificamente
documentata. In tali casi, acquisito il consenso scritto del paziente
debitamente informato, il medico si assume la
responsabilità della cura ed è tenuto a monitorare gli effetti….”; inoltre,
sull’uso OFF LABEL è importante richiamare il contenuto (rimandando alla
relativa lettura) del documento n. 8 della citata produzione del PM (si tratta
del “Bollettino di informazione sui farmaci”
del Ministero della Sanità dal titolo significativo “prescrizione di farmaci
per indicazioni diverse da quelle autorizzate”), in cui sono, tra l’altro,
riportati i principali riferimenti normativi in materia, in particolare la
legge n. 94/1998 di cui per comodità si riporta di seguito il contenuto degli
articoli che qui interessano:

Articolo 3. Osservanza delle
indicazioni terapeutiche autorizzate

1 . Fatto salvo il disposto dei
commi 2 e 3, il medico, nel prescrivere una specialità medicinale o altro
medicinale prodotto industrialmente, si attiene alle indicazioni terapeutiche,
alle vie e alle modalità di somministrazione previste dall’autorizzazione
all’immissione in commercio rilasciata dal Ministero della sanità.

2 . In singoli casi il medico
può, sotto la sua diretta responsabilità e previa informazione
del paziente e acquisizione del consenso dello stesso, impiegare un medicinale
prodotto industrialmente per un’indicazione o una via di somministrazione o una
modalità di somministrazione o di utilizzazione diversa da quella autorizzata,
ovvero riconosciuta agli effetti dell’applicazione dell’articolo 1, comma 4, del
decreto-legge 21 ottobre 1996, n. 536, convertito dalla legge 23 dicembre 1996,
n. 648, qualora il medico stesso ritenga, [ in base a dati documentabili, ] che
il paziente non possa essere utilmente trattato con medicinali per i quali sia
già approvata quella indicazione terapeutica o quella via o modalità di
somministrazione e purché tale impiego [ sia noto e conforme a ] lavori apparsi
su pubblicazioni scientifiche accreditate in campo internazionale.

Vedremo oltre se queste regole
fondamentali per l’uso del farmaco OFF LABEL sono state rispettate
dall’imputata nel caso in esame.

4) dopo quella (la prima) datata
18.6.1999 risulta presente in atti (v. documentazione acquisita all’udienza
21.9.2004) soltanto un’altra ricetta, quella del 16.7.99 redatta su modulistica
ASL. Anche qui è bene fare subito una puntualizzazione perché la Difesa, sul
presupposto che quelle appena citate siano le uniche ricette esistenti
comprovanti acquisti di TOPAMAX ha fatto un calcolo – basato appunto sul numero
di scatole acquistate con queste due ricette e sulle compresse contenute in
ciascuna di esse, il tutto rapportato al dosaggio pro die prescritto
dall’imputata – per giungere alla “matematica” dimostrazione che la
somministrazione del farmaco si sarebbe al massimo potuta protrarre fino alla
metà di settembre del 1999 (vedremo oltre la decisiva importanza che questo
dato cronologico assume ai fini della prova del nesso causale tra assunzione
del TOPAMAX e malattie descritte in imputazione). Orbene al riguardo è sufficiente osservare
che il calcolo matematico fatto dalla difesa (di per sé ineccepibile) non può
ritenersi dirimente ai fini della dimostrazione della durata della
somministrazione del farmaco alla bambina per la semplice considerazione che
non è provato che quelle sopra indicate siano state le uniche ricette avute a
disposizione dalla TRIOLO e dal suo compagno: quelle presenti in atti sono
soltanto le uniche due ricette recuperate nel corso delle indagini e non è
dunque affatto detto che non ve ne siano state altre con conseguenti ulteriori
acquisti del farmaco come afferma, con sicurezza, essere avvenuto il teste DI
GANCI (v. infra). Sull’epoca di cessazione della somministrazione del farmaco
alla bambina non può dunque essere dato peso decisivo al calcolo matematico
fatto dalla Difesa perché basato sul presupposto, non dimostrato, ed anzi, come
si vedrà, contraddetto da testimonianze tra loro convergenti, della oggettiva
esistenza di queste due sole ricette.

5) è pacifico che non c’è stato
nessun atto scritto comprovante il consenso al trattamento con TOPAMAX da parte
della madre della bambina (né tantomeno del padre RUOCCO Luigi all’epoca del
fatto già da tempo separato dalla TRIOLO e sostanzialmente assente dalla vita
familiare, tranne per il periodo in cui portò la figlia con sé al mare in
Sicilia ad agosto del ‘99). Tuttavia deve osservarsi (ma lo vedremo meglio
oltre) che in questo caso il problema del consenso, contrariamente a quanto si
potrebbe pensare leggendo il capo di imputazione, non è poi così decisivo ai
fini della qualificazione giuridica del fatto (lesioni dolose o colpose); in
ogni caso sembra a questo giudice di poter dire che nel caso in esame più che
di assenza di consenso al trattamento con TOPAMAX (in fin dei conti il farmaco
è stato volontariamente acquistato e somministrato alla p.o. e non si tratta
dunque – solo per fare un esempio – di un intervento chirurgico fatto
all’insaputa di un paziente; come dice la teste TRIOLO, e cioè la madre della
bambina: le fu detto genericamente dalla dott.ssa MARAZZITI che si trattava di
farmaci per dimagrire), deve più correttamente parlarsi di consenso non
sufficientemente informato, e cioè in altre
parole non fu ben spiegata la possibile insorgenza di (ulteriori) effetti
collaterali tenuto conto anche dell’alto dosaggio iniziale (ma su questo v.
infra).

6) il 10 novembre 1999 la madre
TRIOLO Antonina porta VERONICA dal neuropsichiatria prof. Luigi ROSSI che, dopo
avere appreso che la bambina stava facendo una cura dimagrante a base di
TOPAMAX scrive una lettera indirizzata alla dietologa M. FIORITA, ma che
consegna nelle mani della madre, nella quale esprime tutta la sua (per usare un
eufemismo) “forte perplessità” (“..hanno tentato di ucciderla con dei
farmaci..” scrive il professore: v. il documento acquisto all’udienza
21.9.2004).

7) lo stesso giorno la TRIOLO,
evidentemente allarmata anche da quello che aveva scritto il prof. ROSSI,
sporge querela (acquisita su accordo delle parti alla stessa udienza) presso la
Stazione CC di Firenze-Legnaia in cui dice: “..dopo circa un mese (cioè dal 18
giugno 1999 data della prima visita, n.d.r.) ho notato che la bambina si
addormentava spesso e si svegliava tardissimo e invece di perdere chili li
aumentava..”. La madre – contrariamente
a quanto sostenuto dalla Difesa, secondo cui la parte civile avrebbe detto in
querela di avere interrotto la cura a fine agosto 1999 – non dice esattamente
quando ha smesso di dare le pasticche di TOPAMAX alla figlia; dal tenore della
querela sembrerebbe tuttavia di capire che la cessazione della cura abbia
coinciso temporalmente con la visita del prof. ROSSI, (cioè, appunto, novembre 1999: “..io ho
somministrato tali dosi a mia figlia ma notavo che la situazione peggiorava ed
ho smesso di dargli tali medicine e mi sono rivolta ad un altro dottore e
precisamente il prof. Luigi Rossi di Firenze…”).

Da qui in poi si abbandona il
campo dei dati di fatto obiettivi ed incontestati per affrontare gli aspetti
più controversi della vicenda in cui devono essere valutate le testimonianze
rese sia dai prossimi congiunti della p.o. (la madre TRIOLO Antonina, il di lei
convivente DI GANCI Vincenzo e il padre RUOCCO Luigi) sia quelle degli
insegnanti e dei medici che hanno avuto in cura la bambina, e devono inoltre
essere analizzate e comparate tra loro le perizie e le consulenze tecniche che
in questo processo abbondano.

In particolare, un fatto che
all’esito del dibattimento è rimasto incerto è se vi fu o no il tanto discusso
raddoppio della dose di TOPAMAX (raddoppio tra l’altro, si badi bene, non contestato
nell’imputazione).

Sul punto vi è incertezza
probatoria perché in realtà il fatto che l’imputata ad un certo punto (siamo
ancora nell’estate del ‘99), interpellata telefonicamente dalla TRIOLO, abbia
detto di raddoppiare il dosaggio del farmaco, è si circostanza riferita dalla
teste TRIOLO (e che è confermata, ma de relato, visto che la fonte resta
infatti sempre la TRIOLO, dal padre della bambina RUOCCO Luigi – v. pag. 297
delle trascrizioni – e dal DI GANCI), ma nella relazione del prof. ROSSI (v.
pag. 1 della relazione del 29.1.2001), il quale evidentemente riporta
indicazioni provenienti dalla madre della bambina, si parla solo del raddoppio
della dose del FEVARIN e cioè dell’altro farmaco che la MARAZZITI aveva
prescritto insieme al TOPAMAX come risulta dalla citata ricetta del 18.6.1999
(e sul punto vi è conferma dell’imputata a pag. 30 dell’interrogatorio) e, di
conseguenza, sorge il fondato dubbio che riguardo a questo raddoppio di dose vi
possa essere stato qualche equivoco.

Va detto comunque, e lo vedremo
meglio oltre quando parleremo del dosaggio, che l’eventuale raddoppio della
dose di TOPAMAX (pur, ovviamente, rilevante) non ha decisiva importanza e
dunque non è il caso di dilungarsi ulteriormente sulla questione.

Si diceva che ci stiamo
addentrando nel campo del “controverso”.

Tuttavia possiamo anche qui fare
subito chiarezza su una questione, e cioè sul problema del rapporto causale tra
assunzione del TOPAMAX ed alcune delle patologie elencate nel capo di
imputazione da cui è risultata affetta VERONICA: ci si riferisce in particolare
alla calcolosi renale ai disturbi oculari (diplopia) e alla colecistopatia.

Infatti questo problema, alla
luce di quanto illustrato in dibattimento dai testimoni/medici (v. prof.
FROSINI per quanto riguarda i disturbi oculari) e dai consulenti tecnici delle
parti (in particolare v. prof. PEPEU e dott. FRANCHI) e sulla base di quanto
già emergeva dalla relazione dei periti FORTUNI e MICHELUCCI nominati dal GUP
in sede di udienza preliminare (v. pag. 20 delle relazione cit. laddove
testualmente si dice: <<..è possibile escludere con certezza la presenza
di qualsiasi rapporto fra la terapia con Topiramato e le manifestazioni
riferite dopo la sospensione del trattamento (disturbi visivi, calcolosi della
coleciste, dolori addominali) né emergono postumi derivanti dalla pregressa
esposizione al farmaco..>>), deve necessariamente essere risolto nel
senso della mancanza di prova del nesso di causalità tra assunzione del TOPAMAX
da una parte e insorgenza di dette patologie dall’altra, soluzione del resto
prospettata in sede di discussione finale anche dal difensore di parte civile e
dallo stesso PM (salvo manifestare dei dubbi per la microlitiasi renale, c.d.
“renella”) i quali, molto onestamente, non hanno potuto fare a meno di giungere
a questa conclusione, essendo la stessa fondata su indiscusse basi scientifiche
che non ammettono “forzature” di parte.

Infatti, poiché vi è stato
consenso unanime tra i numerosi esperti ascoltati in dibattimento sul fatto che
gli effetti collaterali che si possono associare all’assunzione di TOPAMAX
scompaiono al massimo dopo qualche giorno dalla cessazione della
somministrazione del farmaco (v. sul punto è chiarissimo lo stesso c.t. della
parte civile prof. PEPEU: <<…Avv. Dif. P. C. Cianferoni: va bene. allora, la somministrazione per
questo periodo rilascia o meno effetti, lei su questo ha già scritto, vorrei
che rispondesse al Giudice, per la tranquillità di tutti. Cioè prendere il
Topamax per 2, 3, 4, 5 mesi, insomma un periodo di mesi, darà effetti sul
futuro? Su questo punto che cosa può dirci la moderna ricerca insomma? Teste
Prof. Pepeu G.: gli effetti del Topamax cessano dopo…, non molto tempo dalla
interruzione della somministrazione. Il metabolismo è lento ma non lentissimo e
quindi effetti di questo genere poi, la sonnolenza, questi disturbi qui, questi
sono destinati…, così come insorgono rapidamente sono destinati a sparire nel
giro di qualche giorno…..>>; si parla in questo caso di un meccanismo
dose-risposta o dose-dipendenza, in ciò consistendo la c.d. legge scientifica
di “copertura”), ne consegue necessariamente che tutte le malattie
manifestatesi – come appunto nel caso di VERONICA la colecistopatia (calcoli
biliari: comparsi, come ha riferito il medico dott. PIANTINI, nel 2001), la
microlitiasi (comparsa nell’estate del 2002) e la diplopia (2001) – a distanza
anche di 1-2 anni dalla certa interruzione della cura a base di topiramato
(vedremo poi con esattezza a che epoca fa fatta risalire l’interruzione della
cura sulla base delle prove testimoniali: v. in particolare PIANTINI), non
possono trovare una sicura spiegazione causale nell’assunzione del farmaco
anche se, appunto, in astratto rientranti tra gli effetti avversi dello stesso
(in realtà il prof. PEPEU ha escluso nettamente che ciò sia anche astrattamente
possibile per i calcoli biliari: <<.. Avv. Dif. P. C. Cianferoni: però quando la patologia è silente, come nel
caso del calcolo, come ci si arriva a stabilire se prima della…, perché ad un
certo punto il calcolo viene scoperto e si sa che dà lì in poi si può mettere
un prima e dopo, ma per un po’ di tempo il calcolo non lo si trova. Dunque,
come si può risalire alla attribuzione causale e alla somministrazione del
farmaco in presenza di calcoli biliari piuttosto che renali? Per l’appunto la
bambina li ha presentati tutti e due poi ad un certo punto. Teste Prof. Pepeu
G.: sì, ma i calcoli biliari li lascerei fuori. Avv. Dif. P. C.
Cianferoni: non possono derivare…Teste
Prof. Pepeu G.: li lascerei fuori,…>>).

Qualche dubbio in più (come
appunto segnalava il PM) può effettivamente residuare riguardo alla calcolosi
renale ma, essendo il rapporto di causalità elemento oggettivo costitutivo del
reato, il solo ragionevole dubbio della sua esistenza sulla base dell’evidenza
probatoria disponibile impone di escludere la penale responsabilità
dell’imputata; del resto, le stesse parole del consulente della parte civile
prof. PEPEU appaiono eloquenti al riguardo e non è quindi il caso di aggiungere
ulteriori commenti: <<… Teste Prof. Pepeu G.: …..i calcoli renali la
letteratura li prevede, in un numero limitato di casi, e quindi possono essere
oggetto di discussione. Avv. Dif. P. C.
Cianferoni: ma.., sì, prego finisca.
Teste Prof. Pepeu G.: però…Avv. Dif. P. C. Cianferoni: io mi chiedo una cosa…Teste Prof. Pepeu G.:
la domanda che lei mi pone, io non sono un clinico urologo, in questo caso è
soltanto un urologo che potrebbe esprimere un parere preciso sulla storia di
questa paziente e definire se effettivamente nel…, topiramato ha un ruolo nell’aggravare una situazione
preesistente o far precipitare una situazione che non esisteva prima. ……….Avv.
Dif. P. C. Cianferoni: la domanda
precisa è, al nostro consulente farmacologo, come possiamo noi arrivare, perché
crediamo di potervi arrivare, su taluni già abbiamo la certezza, parliamoci
chiaro, come Parte Civile la domanda riguarda i calcoli, non la sonnolenza o
l’ipersalivazione ecc., quei calcoli ai reni in che percentuale li possiamo
riconnettere all’impiego di Topamax sulla bambina? Teste Prof. Pepeu G.: con i
dati che ho in mano non sono in grado di rispondere. Giudice: una risposta
parziale gliela aveva già data prima il Professore. Ora lei gliene ha fatta
un’altra…! Avv. Dif. P. C. Cianferoni:
in pochi casi ci dice che ci si poteva arrivare, sul nostro caso non ha
materiale sufficiente, mi par di capire, per poter rispondere.Teste Prof. Pepeu
G.: no. Avv. Dif. P. C. Cianferoni:
questo è un deficit ovviamente del processo. Ma è ragionevole o
irragionevole, e poi si cambia argomento, affermare che quei calcoli possono
derivare dal Topamax? Lei sul fegato ha già detto, lasci perdere perché non
vengono dal Topamax…, invece per i reni…Giudice: mi sembra che abbia già
risposto a questa domanda…Teste Prof. Pepeu G.: è una ipotesi! Avv. Dif. P. C.
Cianferoni: è una ipotesi…Teste Prof.
Pepeu G.: è una ipotesi adottata…Avv. Dif. P. C. Cianferoni: che fondamento attribuite…, ecco. Teste Prof.
Pepeu G.: adottata nell’ambito della storia clinica di questa
ragazza….>>……<<…. Avv. Dif. C. Casciani: benissimo, e anche questo
per me è sufficiente. Una microlitiasi renale scoperta nell’estate del 2002,
2002! Può, secondo lei, farsi ragionevolmente, secondo quel concetto di
ragionevolezza, correttamente introdotto devo dire dal difensore di Parte
Civile questa mattina, può farsi ragionevolmente risalire all’assunzione del
Topamax assunto in due mesi di tre anni prima? Teste Prof. Pepeu G.: se è vero
che avvenuta a distanza di due anni non è facile dimostrare una cosa…Avv. Dif.
C. Casciani: ma a noi più che…, noi ne vorremmo uscire…, non sotto il profilo
“non è facile dimostrare”, più che la facilità di dimostrazione vorrei sapere
da lei Professore se è ragionevole non tanto la dimostrazione quanto l’evento
che sia accaduto! Teste Prof. Pepeu G.: vede, il problema della nefrolitiasi è
così complesso e sottile, come ho già detto prima non mi ritengo un esperto in
questo campo e quindi…Avv. Dif. C. Casciani: (voci sovrapposte) Teste Prof.
Pepeu G.: come ho detto prima non mi ritengo un esperto, come le ho detto prima
è da una accurata storia clinica della paziente che si può vedere se si possono
mettere in correlazione…, perché questo tipo di effetti metabolici possono
anche avere una durata maggiore perché può avere…, il periodo anche se molto precedente
può avere lasciato delle tracce a livello della iniziale deposizione di
materiale nel rene. Intendo dire che il processo di una nefrolitiasi in genere
sono processi che si sviluppano molto lentamente, non sono istantanei, su…, e
questo guardi, siccome il problema è sorto anche stamattina, sono andato anche
prima a rivedermi alcuni dati che avevo in letteratura sulla relativa maggiore
incidenza della nefrolitiasi in pazienti trattati con questi farmaci alla
luce.., questi sono dati del 2004; quindi non è non posso dirle che sicuramente
non c’è una…, in questo caso non c’è un legame né posso dirgli che c’è un
legame. Cioè non posso dirgli come ho detto prima che la sonnolenza a distanza
di due mesi…>>.

Altro problema è quello che
riguarda l’EMICRANIA, ulteriore affezione che, secondo l’Accusa sarebbe stata
causata dall’assunzione di TOPAMAX.

A questo proposito la Difesa
dell’imputata ha contestato in radice che l’emicrania sia da collegare
causalmente all’assunzione del farmaco, perché – dice la Difesa – l’emicrania,
stando anche al foglietto illustrativo, non rientrerebbe neppure in astratto
tra gli effetti avversi del farmaco: mancherebbe dunque una legge scientifica
in grado di spiegare detto rapporto eziologico.

Ora, riservandoci di tornare più
ampiamente sull’argomento – decisivo – della prova del nesso causale, giova qui
soltanto osservare che se è pur vero che l’emicrania non è patologia elencata
nel “bugiardino” tra gli effetti collaterali del farmaco TOPAMAX, è altrettanto
vero, come hanno ben spiegato i consulenti tecnici ascoltati in dibattimento
(in particolare sul punto v. dott. FRANCHI udienza 23.11.2004), che l’azienda
farmaceutica produttrice del farmaco indica gli effetti collaterali che possono
manifestarsi nel caso in cui, ovviamente, si rispettino i dosaggi stabiliti
nello stesso foglietto illustrativo; il che significa che quando – come è
accaduto nel caso di specie – i dosaggi sono di gran lunga superiori a quelli
raccomandati (e in relazione ai quali vengono osservati e descritti gli effetti
avversi del farmaco) è evidente che possono verificarsi anche ulteriori (o
diversi da quelli specificamente elencati nel “bugiardino”) effetti
collaterali, ed è proprio ciò che può accadere con l’emicrania secondo quanto
emerge dal documento n. 3 allegato 5 della citata produzione del PM, laddove
al punto 4.9, in caso di sovradosaggio,
si parla appunto di possibile insorgenza di cefalea.

Sgombrato il campo dalle sopra
elencate patologie (calcolosi renale, disturbi oculari e colecistopatia, in relazione
alle quali si è già spiegato il motivo per il quale è impossibile ritenere con
certezza provata l’esistenza di un nesso causa/effetto con l’assunzione del
farmaco incriminato), occorre a questo punto valutare, prima ancora di
stabilire se esista o meno rapporto di causalità con l’assunzione del TOPAMAX,
se il quadro sintomatologico che presentava VERONICA consistito in
“…sonnolenza, incubi, emicrania, depressione, eccitabilità oltre ad un episodio
di allucinazione.” costituisca MALATTIA rilevante ex articolo 582 Cp perché, è
evidente, laddove si ritenga, come sostiene la Difesa, che questo quadro
sintomatologico non integri stato di malattia penalmente rilevante sarebbe
inutile qualsiasi ulteriore discorso sul rapporto di causalità e, ancora oltre,
sull’elemento psicologico del reato, venendo in tale ipotesi addirittura a
mancare l’evento costitutivo del reato.

Prima di vedere cosa dicono sul
punto gli esperti ascoltati in dibattimento, bisogna però verificare se vi sia
la prova di questo quadro sintomatologico, e quale sia stata la sua
consistenza, se, detto in altre parole, si sia effettivamente trattato non di
una “normale” sonnolenza (come ipotizza la Difesa facendo leva, tra l’altro,
sulla stessa condizione di obesità della bambina) ma di una sonnolenza
patologica tale cioè da costituire, insieme agli ulteriori disturbi descritti
in imputazione, quella alterazione funzionale dell’organismo qualificabile come
malattia.

Sul punto, premesso – questo va
precisato – che non vi è in atti nessuna certificazione medica che attesti in
maniera incontrovertibile tale stato fisico della bambina in costanza di
somministrazione del farmaco, vediamo cosa è emerso dall’istruttoria
dibattimentale :

I) relazione del prof. MAURRI
(deceduto; relazione acquisita come documento ex articolo 234 Cpp.)

Si tratta di un documento
importante perché è stato redatto nell’immediatezza del fatto (siamo nel
dicembre del 1999) evidentemente raccogliendo dati esposti dalla madre della
p.o.; è evidente che i dati ivi rappresentati sono comunque “filtrati” dal
resoconto della madre, ma forse più delle altre relazioni tecniche acquisite
agli atti che, per così dire, intervengono “dentro” e “per” il processo, questa
relazione offre un primo quadro ricostruttivo della vicenda riportando dei dati
apparentemente obiettivi e genuini, più che altro su cosa avrebbe detto la
TRIOLO all’epoca visto che lei era la fonte di conoscenza del prof. MAURRI,
medico legale; possiamo così sintetizzare il contenuto di questa relazione:

nella lettera di accompagnamento
parla esplicitamente di COLPA del medico;

ricerche diagnostiche per la
causa dell’OBESITA’ (sul punto verdi le cartelle cliniche anni ‘97-’98 prodotte
all’udienza 21.9.2004) avevano dato esito negativo, cioè non c’erano della
cause organiche della obesità (ad es. disfunzioni endocrinologiche
particolari);

la madre gli riferisce che
VERONICA dopo avere iniziato la terapia (non si specifica, a differenza della
querela, dopo quanto tempo dall’inizio della cura: questo è un elemento
importante perché tutti gli esperti dicono che gli effetti collaterali
insorgono in costanza di somministrazione del farmaco e scompaiono nel giro di
pochi giorni dopo la cessazione della cura) VERONICA cominciò a presentare
crisi di sonnolenza e incubi..(p. 1);

anamnesi patologica remota: anni
7 intervento per tonsille e adenoidi; intervento per strabismo congenito
all’occhio sx a 6 anni;

dopo avere cominciato la terapia
a base di TOPAMAX, VERONICA, scrive il prof. MAURRI “…è cambiata notevolmente
di carattere, è diventata depressa con tendenza a frequenti crisi di pianto
ingiustificate e nel contempo anche con tendenza a scatti nervosi con
eccitabilità e irritabilità..calo prestazioni scolastiche che in precedenza non
era mai stato osservato. la terapia di cui parla la madre si È protratta per 3
mesi ed è stata poi interrotta per decisione dei genitori dopo consiglio di
altri sanitari..”(prof. ROSSI che visita VERONICA il 10.11.1999, n.d.r.). Quest’ultimo è un particolare molto
importante in quanto offre un riferimento attendibile sulla durata della
somministrazione del farmaco: siamo a dicembre del 1999, ancora “a caldo” (la
querela è stata presentata il 10.11.99), e viene spontaneo pertanto domandarsi perché
mai una madre come la TRIOLO – una donna non certo dotata di sofisticato
bagaglio culturale come ci si è potuti rendere bene conto durante il
dibattimento – avrebbe dovuto dire al
prof. MAURRI il falso sull’epoca di cessazione della cura. È sicuramente da escludere che la madre
(ammesso che lo sia ora) fosse in quel momento al corrente della rilevanza dal
punto di vista causale della durata della somministrazione del TOPAMAX in
rapporto all’insorgenza e alla durata degli effetti collaterali ed è dunque
impensabile, per non dire oggettivamente impossibile, che la stessa quando nel
lontano dicembre del ‘99 riferisce al prof. MAURRI cosa è capitato nei mesi
precedenti alla figlia fosse così “smaliziata” da protrarre “ad arte” la durata
della somministrazione del farmaco;

a pag. 2 il prof. MAURRI scrive…
“..Veronica ha mantenuto un atteggiamento di distacco notevole con tendenza
anche a sonnolenza..” : è forse da qui che la Difesa trae lo spunto per
affermare che siccome i sintomi (la sonnolenza in particolare) persistevano
anche dopo la cessazione della cura, allora il TOPAMAX non può essere ritenuto
“responsabile” della causazione degli stessi.
Sul punto però la Difesa è poco convincente perché nella relazione del prof.
MAURRI si parla solo di tendenza anche a sonnolenza, anche se è vero che
saremmo già ad un mese di distanza dall’interruzione della cura. È necessario allora verificare – come tra
breve faremo – se prima della visita del prof. MAURRI vi era qualcosa di ben
più grave di quella che lui definisce una semplice “tendenza” alla sonnolenza.

- a pag. 7 MAURRI scrive che
secondo lui si è trattato di prescrizione terapeutica errata per errata
diagnosi e di terapia (p. 8) e parla di
sicuro danno morale e di danno permanente nella sfera psichica valutato
orientativamente nella misura del 5%.

II) testimonianze

È sulle testimonianze assunte nel
corso del dibattimento, più che sulle consulenze tecniche (che, come oltre
vedremo, offriranno a posteriori una preziosa interpretazione dei dati
anamnestici disponibili), che ad avviso di questo giudice emerge la prova che:

VERONICA ha assunto il farmaco
TOPAMAX ininterrottamente dal giugno 1999 (ricordiamo che la visita della
dott.ssa MARAZZITI e la prima ricetta sono del 18.6.1999) almeno fino ai primi
di novembre del 1999;

VERONICA nei mesi in cui le è
stato somministrato il TOPAMAX presentava quel quadro patologico (che poi gli
esperti qualificheranno come “malattia”) descritto in imputazione e consistente
in “….sonnolenza, incubi, emicrania, depressione, eccitabilità oltre ad un
episodio di allucinazione..”.

Vediamo allora in dettaglio
queste testimonianze, ritenendo sia opportuno, anziché farne complicate
parafrasi con il rischio di imprecisioni od omissioni, riportarne per esteso i passaggi che in
maniera più significativa convergono a comprovare le due circostanze sopra
indicate (sottolineando o evidenziando in neretto le parti ritenute più
importanti).

· Teste TRIOLO A. (udienza
21.9.2004)

In particolare sul problema –
molto dibattuto nel corso del processo e di centrale importanza – della durata
della cura a base di TOPAMAX somministrata a VERONICA si segnalano le seguenti
dichiarazioni della madre della bambina:

<<…. Teste Triolo A.: La
data esatta, che io poi mi lame… cioè, non ce la facevo più, perché Veronica
rimetteva in continuazione il giorno, sbavava ancora, si sen… m’accusava
sem-pre mal di testa. Ho chiamato la dottoressa Marazziti. C’ho detto:
“Dottoressa Marazziti, guarda, la Veronica…” Dice: “No, lei non si deve
preoccupare. Aumenti le dosi: due di topiramato e… prima di colazione, due a…
dopo cena”, cioè dovevo… anzi, m’aveva detto che si trovavano le pasticche
anche di 400 mg in farmacia, ma non c’erano. Allora…

Pubblico Ministero: Non c’erano.
Non si potevano nemmeno ordinare?

Teste Triolo A.: No, m’ha detto
che non c’erano la farmacia a 400 mg.

Pubblico Ministero: 400 mg non
c’erano.

Giudice: Scusi signora, qui siamo
arrivati alla fine di lu…

Pubblico Ministero: Di luglio.

Teste Triolo A.: Sì, di luglio.

Giudice: Siamo alla fine di
luglio più o meno.

Teste Triolo A.: Poi, quando m’ha
aumentato la dose, io proseguivo su 400 mg di topiramato due e due e una di
Fevarin la sera, cioè da 50 a 100.

Pubblico Ministero: Quindi si
era… alla fine di luglio si raddoppiano i dosaggi?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Sia per il
Fevarin che per il Topamax?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Sì. Poi che
succede?

Teste Triolo A.: Che Veronica
stava male.

Pubblico Ministero: Cosa… ci
dovrebbe dire con precisione anche dei sintomi per lei non gravi, ma quali
erano le ma-nifestazioni insolite o nuove o diverse dalla norma in que-sto
momento. Abbiamo detto che aveva mal di testa…

Teste Triolo A.: Mal di te…

Pubblico Ministero: Che dormiva…

Teste Triolo A.: Ma la cosa che
mi… quella… quella schiuma bianca che ci usciva, cioè non… m’ha fatto un attimo
im-pressione, perché lì ho detto: “Ma che sta succedendo?” Lì mi sono rivolta
anche alla Simona Guerrini, all’assistenza sociale, che è una vici… della USL
mia per capire di chia-mare la dottoressa Marazziti, che m’aveva aumentato
anche il farmaco, cioè era… e la Guerrini ha telefonato e non l’ha potuta
rintracciare, per capire anche se andava bene, cioè anche un’altra voce, cioè
per capire se questa situa-zione doveva continuare, cioè… Ho detto alla
Guerrini, alla Simona: “Guarda, però Veronica sta male.” Dice: “Ora la
chiamiamo.” E allora ha chiamato al cellulare, ma è stato difficile
rintracciare la Marazziti, la dottoressa Marazziti…….>>

…..<<….. Giudice: Signora,
però non ci ha… forse è sfuggito a me. Che lei sappia, durante questo mese il…
la cura era stata continuata?

Teste Triolo A.: Sì, sì.

Giudice: Cioè, queste pasticche
venivano…

Teste Triolo A.: Ma non da me
però, io ho smesso.

Giudice: Sì, questo è chiaro,
perché la bambina è andata in ferie con suo padre.

Teste Triolo A.: Sì, sì.

Giudice: Ma che lei sappia suo
padre, il Luigi Ruocco, con-tinuò a dare queste… Topamax e Fevarin alla
Veronica?

Teste Triolo A.: Sì.

Giudice: Nei dosaggi prescritti
oppure no?

Teste Triolo A.: Non lo so,
questo si deve chie… si deve chiedere a Ruocco Luigi. Io c’ho detto quando…

Giudice: Sì, va bene, glielo
chiederemo, ma intanto glielo chiedo a lei se sa questa cosa o no. Cosa sa lei
del mese di agosto? Cosa le disse?

Teste Triolo A.: Che la bambina
stava male.

Giudice: Sì, questo l’ha già
detto. Le ho fatto un’altra domanda: se lei sa se il padre continuò a dargli la
cura.

Teste Triolo A.: Sì, continuò.

Giudice: Sì o no?

Teste Triolo A.: Sì, continuò.

Giudice: Oppure un giorno sì e un
giorno no, tutto il mese?

Teste Triolo A.: No, no, a me
m’ha detto che continuava, poi non lo so.

Giudice: Questo volevo sapere.
Quindi la cura continuò?

Teste Triolo A.: Sì, continuò,
infatti si lamentava con me……..>>

<<….. Pubblico Ministero:
Allora, diciamo prima: lei a settembre-ottobre ha continuato la cura?

Teste Triolo A.: Sì.

Avv. dif. Casciani: Ora… scusi,
no Pubblico Ministero, lei… Sta dicendo lei: “A settembre-ottobre ha proseguito
la cu-ra.” Non è una domanda, questa è una asserzione che fa il Pubblico
Ministero alla testimone. È, direi, il massimo della suggestione, perché
contiene già la risposta: settembre-ottobre. A ottobre la signora ancora -
grazie a Dio – non c’era arrivata. Questo è un punto…

Giudice: Va bene, allora
chiediamogli quando…

Avv. dif. Casciani: Questo è
un…(voci sovrap.)

Giudice: Va bene, non mi sembrava
una domanda suggestiva. Non ero intervenuto.

Avv. dif. Casciani: Se mi fa
delle domande così…

Giudice: Va bene, allora
chiediamo fino a quando ha prose-guito la cura. Vediamo un po’ di chiarire.

Pubblico Ministero: Fino a quando
ha proseguito la cura? Così va bene?

Teste Triolo A.: Allora, la
maestra di mu… la maestra di inglese si lamentava perché Veronica dormiva.

Pubblico Ministero: No, no,
aspetti, aspetti. La domanda è: fino a quando ha…

Teste Triolo A.: Novembre.

Pubblico Ministero: Novembre. Si
ricorda anche il giorno?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Me lo dica.

Teste Triolo A.: Il… verso 8-9 di
novembre, quando il professore di musica, dopo che abbia fatto un consiglio di
classe, si sono verificati dei… un episodio: che Veronica… È successo a scuola
una… delle allucinazioni, che lui mi riferiva direttamente, il professore, che
Veronica è andata dalla preside a raccontarci che il professore di musica
prendeva i bambini, li metteva dentro un sacchetto, li chiudeva, aspettava e
poi li metteva dentro l’armadio. Aspettava il coso della spazzatura, il casso…
per buttarli dentro. Di là io non ho… ho smesso la cura proprio, la ve-rità,
proprio quando è successo questo episodio a scuola, perché mi sono impaurita.

Pubblico Ministero: Senta, e
quindi, invece, nel mese di settembre e di ottobre, se ha smesso a novembre, ha
conti-nuato o no?

Teste Triolo A.: A ottobre sì.

Giudice: Cioè, è stata
ininterrotta la cura?

Teste Triolo A.: A novembre.

Giudice: No, ho detto: è stata
ininterrotta? Nel senso: da ago… lei poi… la bambina è tornata dalle ferie?

Teste Triolo A.: Sì.

Giudice: A fine agosto, ho capito
bene?

Teste Triolo A.: Sì.

Giudice: La cura a quel punto
lei… ce l’aveva sotto controllo lei, diciamo, la bambina?

Teste Triolo A.: Sì, sì.

Giudice: Ha continuato a darle…

Teste Triolo A.: Ho continuato,
ho continuato.

Giudice: …giornalmente queste pasticche
fino a quella data del novembre?

Teste Triolo A.: Sì, sì.

Giudice: È così?

Teste Triolo A.: Sì……>>…

Con specifico riferimento alla
visita effettuata presso lo studio dell’imputata il 18.6.1999 e poi sulla
insorgenza e descrizione dei disturbi fisici lamentati da VERONICA e visti
direttamente dalla madre durante il periodo in cui la bambina assumeva il TOPAMAX
per dimagrire, si segnalano i seguenti passaggi della testimonianza TRIOLO:

<<…Pubblico Ministero:
Allora, le dette questa ricetta.

Teste Triolo A.: Sì. E io
tranquillamente c’ho detto: “Ma dottoressa, che devo fare?” Dice: “Lei ce ne
deve dare una a pra… una prima di colazione, una a pranzo, prima di pran-zo, e
mezza di Fevarin alla sera.” Sono andata in farmacia.

Pubblico Ministero: Aspetti,
aspetti, prima di andare in farmacia bisogna perdere un altro po’ di tempo.
Prima di andare in farmacia lei avrà discusso, avrà parlato con…

Teste Triolo A.: Mezz’ora, sì.

Pubblico Ministero: Mezz’ora. E
la signora Marazziti cosa le disse di questa… cioè, le disse: “Secondo me…”

Teste Triolo A.: Una è sempli… è
una obesità.

Pubblico Ministero: Un’obesità
normale?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Le chiese se
questa bambina… quanto mangiava, cosa mangiava?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Le dette una
dieta da seguire?

Teste Triolo A.: No, no.

Pubblico Ministero: E le disse
che que… che cos’erano que-sti farmaci?

Teste Triolo A.: No.

Pubblico Ministero: Le fece
firmare un foglio dove lei…

Teste Triolo A.: No,
assolutamente.

Pubblico Ministero: No. Pesò
Veronica?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: La pesò, sì?

Teste Triolo A.: Mi ricordo, sì,
l’ha pesata.

Pubblico Ministero: L’ha pesata?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: E si ricorda
anche se per caso le… fin d’allora le dette un altro appuntamento…

Teste Triolo A.: No.

Pubblico Ministero: …per
ritornare o le lasciò un recapito nel caso che lei avesse bisogno?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Sì. Cosa le
disse?

Teste Triolo A.: No, lei m’ha…
c’avevo il numero io del cellulare della dottoressa Marazziti, del cellulare
personalmente.

Pubblico Ministero: Sì, sì.

Teste Triolo A.: E m’ha detto…
dice: “Ora fai la cura, poi ci sentiamo, cioè il mese di… poi ci risentiamo
dopo.” Però Veronica non è che la… io la dovevo portare sempre, cioè che io ce
la devo portare tutti i mesi o tutti i due mesi, no, cioè doveva fare questa
cura finché non dimagriva. Questo ci siamo detti. Non c’è stato niente…

Pubblico Ministero: Questa cura,
quindi, non le disse neanche quanto tempo doveva durare?

Teste Triolo A.: No.

Pubblico Ministero: Non fece,
cioè, un piano dicendo: “Vediamo quanti chili perde”?

Teste Triolo A.: No, no, no.

Pubblico Ministero: No. Quindi,
in pratica, le disse di prendere questi farmaci?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Senza
spiegarle che cos’erano?

Teste Triolo A.: No, farmaci per
l’obesità.

Pubblico Ministero: Le disse che
erano farmaci per l’obesità?

Teste Triolo A.: Sì, per
dimagrire Veronica.

Pubblico Ministero: Sì. E…

Teste Triolo A.: Addirittura si
scherzava il fatto del costume, no? Che la dottoressa Marazziti c’ha detto a
Veronica: “Così il prossimo anno”, dice, “ti metti il costume.” Questa parola
anche me la ricorderò sempre…….>>…

….<<…..Pubblico Ministero:
Bene, andiamo avanti. Cosa accade una volta che si è cominciato a prendere la
medicina? Quand’è che lei si allarma? Quand’è che lei nota dei cambiamenti
positivi o negativi?

Teste Triolo A.: M’allarmo
quando… Veronica mentre che stava prendendo le medicine è diventata signorina
sotto i farmaci, aveva la febbre a 40°. Lì mi sono preoccupata di chiamare una…
chiamare la guardia medica, e l’ho chiamata, in cui risulta alla guardia medica
anche che ho detto: “Mi chiamo Triolo”, e ha scritto Triolo sul calendario
insomma. E…

Pubblico Ministero: Che epoca
era? Se lo ricorda?

Teste Triolo A.: Sì. Era verso il
6, il 7 luglio la guardia medica.

Pubblico Ministero: Senta,
quando… Allora, lei poco fa ha detto che i primi di luglio è tornata dalla
dottoressa Marazziti a far vedere le analisi.

Teste Triolo A.: Sì, sì.

Pubblico Ministero: Era già stata
a far vedere le analisi?

Teste Triolo A.: Sì, sì.

Pubblico Ministero: Sì. Quindi
lei quando vede la Marazziti va tutto bene, il 7 luglio compare il menarca e
Veronica ha la febbre?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Viene la
guardia medica?

Teste Triolo A.: E rimetteva.

Giudice: Non ho capito cosa ha
detto, Pubblico Ministero. Compare?

Pubblico Ministero: Il menarca,
la prima mestruazione.

Giudice: Sì, sì, sì, prego.

Teste Triolo A.: Aveva la febbre
e rimetteva, era pallida e sbavava. Ma io non capivo come mai, forse era
diventata signorina.

Pubblico Ministero: Il medico che
disse?

Teste Triolo A.: No, c’ha fatto
una puntura, una puntura per non rimettere. Non mi ricordo ora.

Pubblico Ministero: Una puntura
per non vomitare, va bene.

Teste Triolo A.: Sì, sì. Non mi
disse nulla.

Pubblico Ministero: Non le… Lei
gli fece vedere cosa prendeva Veronica o no?

Teste Triolo A.: No, perché è
stato un medico, perché la guardia medica il tempo che è venuta… perché io
l’aspet-tavo, ho fatto tante telefonate quella sera, perché ero molto
preoccupata. È venuta, ha visto la Veronica, anzi mi sembra, ora non mi vorrei
sbagliare, ma è meglio… non mi ricordo.

Pubblico Ministero: Va bene.
Allora, quindi, questo primo dato. Poi che succede? La febbre va via?

Teste Triolo A.: Sì, la febbre
poi va via.

Pubblico Ministero: Veronica si
riprende?

Teste Triolo A.: Insomma. La
maggior parte dormiva sempre, aveva sempre mal di testa.

Pubblico Ministero: Cioè, dopo
questa febbre dormiva sempre durante il giorno?

Teste Triolo A.: Sì, rimetteva,
sbavava, perché mi ricordo che i cuscini erano tutti bagnati.

Pubblico Ministero: E mangiava?

Teste Triolo A.: No.

Pubblico Ministero: Non mangiava
nulla?

Teste Triolo A.: No, perché
dormiva sempre.

Pubblico Ministero: Dormiva
sempre, cioè era un sonno proprio…

Teste Triolo A.: Profondo.

Pubblico Ministero: Profondo. Per
quanti giorni ha dormito Veronica?

Teste Triolo A.: Il mese di
luglio quasi sempre finché non è andata in ferie con suo padre.

Pubblico Ministero: Perché?
Quando è andata in ferie con suo padre? In che mese?

Teste Triolo A.: In agosto.

Pubblico Ministero: Ecco. Ma
vedendo questa bambina che dormiva sempre lei chiamò la Marazziti?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Quando la
chiamò?

Teste Triolo A.: La chiamai alla
fine di luglio la Marazziti, la dottoressa, che ci siamo anche… sono andata io
dalla dottoressa Marazziti, mi sembra, un’altra volta di luglio a prendere le
medicine.

Pubblico Ministero: A prendere le
medicine, cioè a farsi fare un’altra ricetta?

Teste Triolo A.: Sì, sì.

Pubblico Ministero: E cosa
accadde in questo caso? Lei raccontò alla dottoressa Marazziti che Veronica…

Teste Triolo A.: Sì, m’ha detto…
dice che era normale.

Pubblico Ministero: E allora lei
che cosa doveva fare? Lasciarla dormire? Cosa le disse?

Teste Triolo A.: M’ha detto che
erano gli effetti normali.

Pubblico Ministero: Normali?

Teste Triolo A.: Cioè, normale.
Poi Veronica…

Pubblico Ministero: Pensò di
aggiustare i dosaggi o no?

Teste Triolo A.: No, no.

………..

Pubblico Ministero: Cosa… ci
dovrebbe dire con precisione anche dei sintomi per lei non gravi, ma quali
erano le manifestazioni insolite o nuove o diverse dalla norma in questo
momento. Abbiamo detto che aveva mal di testa…

Teste Triolo A.: Mal di te…

Pubblico Ministero: Che dormiva…

Teste Triolo A.: Ma la cosa che
mi… quella… quella schiuma bianca che ci usciva, cioè non… m’ha fatto un attimo
impressione, perché lì ho detto: “Ma che sta succedendo?” Lì mi sono rivolta
anche alla Simona Guerrini, all’assistenza sociale, che è una vici… della USL mia
per capire di chiamare la dottoressa Marazziti, che m’aveva aumentato anche il
farmaco, cioè era… e la Guerrini ha telefonato e non l’ha potuta rintracciare,
per capire anche se andava bene, cioè anche un’altra voce, cioè per capire se
questa situa-zione doveva continuare, cioè… Ho detto alla Guerrini, alla
Simona: “Guarda, però Veronica sta male.” Dice: “Ora la chiamiamo.” E allora ha
chiamato al cellulare, ma è stato difficile rintracciare la Marazziti, la
dottoressa Marazziti…..>>

<<….Teste Triolo A.: Eh, io
sono al settembre ‘99.

Giudice: Quindi ora vediamo,
allora, di precisare.

Pubblico Ministero: Allora,
diciamo prima: lei a settembre-ottobre ha continuato la cura?

Teste Triolo A.: Sì.

……..

Pubblico Ministero: Senta, e come
stava? Cioè, la Veronica in questo periodo ulteriore aveva sempre lo stesso
comportamento come a luglio e ad agosto – e sentiremo il padre per il periodo
di agosto – o ha cominciato, ha fatto qual-cosa di ancora nuovo?

Teste Triolo A.: No,
quell’episodio di allucinazioni…

Pubblico Ministero: No, prima
dell’episodio di allucinazione. Da quando torna dal mare fino all’allucinazione
cosa accade a Veronica?

Teste Triolo A.: Sì, aveva sempre
questi problemi di formicolio alle braccia, si addormentavano le braccia, le
gambe, rimetteva, sbavava, tutti… mal di testa. Era…

Pubblico Ministero: Ma sbavava
anche quando era sveglia?

Teste Triolo A.: Sì, usciva della
schiuma bianca, tipo…

Giudice: Anche da sveglia?

Pubblico Ministero: E poi?

Teste Triolo A.: E poi
ringraziamo… a novembre ho smesso la cura.

Pubblico Ministero: Sì, ma prima…
scusi signora. Ma aveva un comportamento diverso dal suo solito?

Teste Triolo A.: Sì, sì, era
strana, perché…

Pubblico Ministero: Cioè?

Teste Triolo A.: M’hanno
riferito, anche Di Gangi, il periodo di ottobre che Veronica, insomma, era
giorno e diceva “buonanotte”, ma io sinceramente non c’ho… non c’ho creduto,
pensavo che Veronica scherzava, cioè i bambini… Cioè, non pensavo mai che era collegato
a questo, cioè… ma sai, cose di bambini, la Veronica sta scherzando. Poi mi
riferì anche su… pioveva un giorno e lei viaggiava sotto la piog-gia tutta… ma
io non ci die… non ci diedi peso, perché pen-savo che erano cose di bambini;
sai, stava giocando. Sai, la Veronica, siccome è stata sempre una… una ragazza
gio-cherellona… pensavo proprio a questo. Non credevo mai che Veronica… quelle
medicine davano questi effetti.

Pubblico Ministero: Ma secondo
lei… a lei parve che le facoltà mentali di Veronica fossero alterate o no?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Perché? Cioè,
cosa le sembrava? Oltre al sonno dico.

Teste Triolo A.: Era diversa, era
molto strana.

Pubblico Ministero: Cioè?

Teste Triolo A.: Giusto giusto
quando ho sospeso la pasticca.

Pubblico Ministero: Prima di
sospendere la pasticca bisogna… ecco, bisogna chiarire. “Strana” che vuol dire?
Voglio dire…

Teste Triolo A.: Quando diceva
quelle cose, sinceramente, anche il mese di ottobre pensavo che Veronica,
quando me l’ha detto anche Di Gangi… pensavo che scherzava la Veronica quando
mi diceva “buona…” di giorno mi diceva “buonanotte”. Pensavo che scherzava, non
ci diedi tanto peso.

Pubblico Ministero: Sì, ma lì non
ci diede tanto peso. Ma oltre a dire “buonanotte” anziché “buongiorno” che
cos’altro notò? Dunque, intanto…

Teste Triolo A.: Dei cambiamenti
di Veronica.

Pubblico Ministero: Quali?

Teste Triolo A.: Di personalità.

Pubblico Ministero: Cioè? Era più
allegra, più triste, più arrabbiata?

Teste Triolo A.: No, triste,
triste.

Pubblico Ministero: Provi a…

Teste Triolo A.: Era giù proprio.
Non lo so, mi faceva un po’… tutta addormentata, cioè tutta stravolta, anche
quando io la svegliavo lei si innervosiva, cioè c’era un… la turbavo, poi,
quando la svegliavo nel sonno. Non voleva… era aggressiva.

Pubblico Ministero: Era
aggressiva. E prima non era aggressiva Veronica?

Teste Triolo A.: No, no.

Pubblico Ministero: No.
Continuava a frequentare gli amici in quel periodo?

Teste Triolo A.: Quel periodo?
No.

Pubblico Ministero: I suoi
amichetti.

Teste Triolo A.: Perché stava
sempre male.

Pubblico Ministero: E a casa?
Scusi, a scuola come… come andò…(voci sovrap.) la scuola?

Teste Triolo A.: Malissimo,
perché mi litigavo anche con le maestre, perché s’addormentava sui banchi.

Pubblico Ministero: E quindi…

Teste Triolo A.: E si lamentavano
con me e mi dicevano già all’inizio della scuola, a ottobre, che la Veronica
sarebbe stata già bocciata se continuava così. Ma non era…

Giudice: Perché dormiva sul
banco, ha detto?

Teste Triolo A.: Sì, sì….>>

Sulla visita del prof. L. ROSSI
del 10.11.1999:

<<…..Pubblico Ministero: Ci
racconti di questo incontro col professor Rossi.

Teste Triolo A.: Allora, prendo
la bambina, che non stava bene. C’ho detto a Vincenzo di Gangi di accompagnarmi
a Prato, perché il professore, non so, va su appuntamenti quando fa
l’ambulatorio. Quel giorno si trovava a Prato. Porto la Veronica, che stava
male, il professore ci ha ricevuto subito e mi ha detto anche di portare dei
farmaci la sera del telefono.

Pubblico Ministero: Sì.

Teste Triolo A.: Di portarceli a
lui, però non mi aveva detto niente. Arrivando all’incontro…

Pubblico Ministero: Mi scusi,
scusi se la interrompo. Lei al telefono aveva detto a Luigi Rossi quali farmaci
stava dando?

Teste Triolo A.: Sì… no, l’ha
voluto sapere lui.

Pubblico Ministero: L’ha voluto
sapere lui?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: E lei,
quindi, gli ha letto il nome di questi farmaci?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Bene.

Teste Triolo A.: Allora prendo i
farmaci che c’avevo ancora, li portai dal professore. Ha visitato subito
Veronica, s’è messo le mani nei capelli, perché era in condizioni… male. Ha
prescritto un ansiolitico, Anseren mi sembra, da 15 mg per Veronica. Ha preso
quei farmaci, sia topiramato che Fevarin, e l’ha buttati dentro la spazzatura.
E mi scrisse una lettera da consegnare alla dottoressa Fiorito.

Pubblico Ministero: Dottoressa…?

Teste Triolo A.: Fiorito.

Pubblico Ministero: Fiorita. Che
le disse chi era la dot-toressa Fiorita?

Teste Triolo A.: Una per l’obesità.

Pubblico Ministero: Una… una
dottoressa per l’obesità?

Teste Triolo A.: Per l’obesità.

Pubblico Ministero: E a lei che
disse a parte la lettera, che poi ora la vedremo? Ma a lei cosa disse il
professor Rossi?

Teste Triolo A.: Che era da pazzi
somministrare quei farmaci a una bambina, ma non m’ha detto né epilessia… cioè,
ha preso questi farmaci, poi l’ha scritto sulla lettera, su… che erano
antiepilettici. …..>>

Sugli ultimi contatti avuti con
la MARAZZITI e sull’evolversi della situazione psico/fisica di VERONICA dopo la
cessazione della cura a base di TOPAMAX:

<<……Giudice: 10 dicembre.
Lei prima del 10 dicembre… cioè, l’ultima volta che aveva avuto contatti
telefonici o di persona con la Marazziti quand’era stato?

Teste Triolo A.: Non me lo
ricordo, non me lo ricordo.

Giudice: Cioè, lei faccia questo…

Teste Triolo A.: Settembre…

Giudice: Lei ha detto i primi di
novembre interrom… 8-9 novembre c’è l’episodio dell’allucinazione…

Teste Triolo A.: Settembre, non
me lo ricordo. Il mese di settembre.

Giudice: Cioè, lei da settembre
poi non aveva più avuto contatti diretti con la Marazziti?

Teste Triolo A.: No, mi sembra di
no. Mi sembra di no.

Giudice: Neppure quando ci fu
l’episodio dell’allucinazione che interruppe…

Teste Triolo A.: No, no, no.

Giudice: Non ebbe più… Quindi gli
ultimi contatti li ha avuti a settembre del ‘99?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Bene. Senta,
a questo punto Veronica, sospesi i farmaci, migliora? Passano questi sintomi?

Teste Triolo A.: Piano piano.

Pubblico Ministero: Eh?

Teste Triolo A.: Piano piano.

Pubblico Ministero: Piano piano.
Quand’è che i sintomi relativi alla sonnolenza – diciamo, via, con una sola
parola, allo stato psichico – se ne vanno? Dopo quanto tem- po?

Teste Triolo A.: Ma sinceramente
Veronica problemi ce n’ha fino a oggi.

Pubblico Ministero: Sì, ma
diciamo la sonnolenza e il vomito e le allucinazioni.

Teste Triolo A.: Mesi, mesi.

Pubblico Ministero: Mesi?

Teste Triolo A.: Tanti mesi, sì,
perché poi doveva prendere anche una pasticca del professor Rossi la sera, ma
anche quando ha avuto… che la Guerrini mi mandò questa ragazza per tutto il
tempo della scuola la Veronica, quando arrivava la ragazza, già dormiva, che
stava… ci faceva… mi ac-cusava sempre questo mal di testa. Era… insomma, per
ri-prendersi c’è stata parecchio.

Pubblico Ministero: Ho capito.

Giudice: Quindi, parecchio
quanto? Ha detto mesi, quindi…

Teste Triolo A.: Mesi e mesi, sì.

Giudice: Cioè, ecco, più o meno -
per darci un’idea – lì siamo a dicembre, va bene?

Teste Triolo A.: Otto-nove mesi.

Giudice: Lì siamo ai primi di
dicembre.

Teste Triolo A.: Otto-nove mesi.

Giudice: Cioè, si arriva fino
all’estate del 2000?

Teste Triolo A.: Fino all’estate
s’arriva, sì. Fino all’e-state.

Giudice: Con questa situazione
sempre che c’ha descritto prima…

Teste Triolo A.: Sì, sì.

Giudice: …di, chiamiamolo,
malessere, ma insomma…

Teste Triolo A.: No, non come
prima, cioè come quando prendeva i farmaci, cioè che… sonnolenza, mal di testa.

Giudice: Diciamo così, per
capirci…

Teste Triolo A.: Però più
sveglia, cioè… però si svegliava.

Giudice: La fase “più acuta” di
questo malessere lei nota che termina quando rispetto ai primi di dicembre? Se
nota…

Teste Triolo A.: Nell’estate,
prima che arrivava l’estate.

Pubblico Ministero: Ecco. Ma a
scuola, ad esempio, quando Veronica rinizia a seguire senza addormentarsi sul
banco?

Teste Triolo A.: A gennaio.

Pubblico Ministero: A gennaio
quindi?

Teste Triolo A.: Quando aveva
smesso i farmaci, poi, si svegliava la mattina.

Pubblico Ministero: Sì. E era…
andava bene a scuola?

Teste Triolo A.: Insomma, andava
a migliorare, perché la ragazza l’aiutava tantissimo e anche la Guerrini ci
parlava tantissimo per riuscire almeno a andare… a fare qualcosa per la scuola.

Pubblico Ministero: Sì. Ascolti,
e a scuola ha avuto più comportamenti…

Teste Triolo A.: No, no, mai più.

Pubblico Ministero: Mai più?

Teste Triolo A.: Mai più.

Pubblico Ministero: Senta…

Teste Triolo A.: È stato l’ultimo
episodio del professore di musica.

Pubblico Ministero: Sì, del professore
di musica.

Giudice: Quello che c’ha già
descritto?

Pubblico Ministero: Sì.

Giudice: Quello
dell’allucinazione?

Teste Triolo A.: Sì….>>

<<……Avv. P.C. Cianferoni:
Signora Triolo, due soli argomenti ancora. Lei ha detto che ha interrotto i
rapporti con la dottoressa Marazziti a settembre ‘99, ecco. Un chiarimento su
questo punto. Se c’è una ragione la dica, sennò ne prendiamo atto, non… spieghi
perché non l’ha chiamata più.

Teste Triolo A.: E che la devo
chiamare a fare?

Avv. P.C. Cianferoni: Però la
bambina stava male?

Teste Triolo A.: Eh sì! E poi
quando ce lo dicevo m’ha aumentato la dose, cioè quando stava male, allora a
questo punto io mi sono…

Avv. P.C. Cianferoni: Ecco, cioè
chiarisca questo rapporto.

Teste Triolo A.: Sì, a questo
punto io ho creduto…

Giudice: Scusi signora, lei ha
risposto all’avvocato così. Magari veniva spontaneo pensare il contrario, no?

Teste Triolo A.: Sì.

Giudice: Dice: “Anzi, sono ancora
più arrabbiata, la chiamo.”

Teste Triolo A.: Ma che devo
fare? Mi devo rovinare per la Marazziti?

Giudice: Quindi lei dà questa
spiegazione, dice: “Io ho voluto interrompere…”

Avv. dif. Casciani: (Fuori micr.)

Giudice: Settembre ‘99.

Teste Triolo A.: Settembre.
Insomma, a ‘sto punto io sono andata dietro sia al professor Luigi Rossi, sia
al mio dottore.

Giudice: Rossi, però, interviene…

Avv. P.C. Cianferoni: A novembre.

Giudice: A novembre?

Teste Triolo A.: Sì, a novembre.

Giudice: Quindi c’è questo
periodo diciamo, diciamo c’è tutto ottobre in cui lei non ha contatti con la
signora… la dottoressa Marazziti.

Teste Triolo A.: Io ce l’ho
detto: settembre-ottobre, cioè…

Avv. P.C. Cianferoni: Il giorno
preciso non siamo in grado di stabilirlo, comunque diciamo che quando va dal
Rossi quanto tempo era che non si sentiva con la Marazziti?

Teste Triolo A.: Due mesi.

Avv. P.C. Cianferoni: Va bene.

Teste Triolo A.: Due mesi, un
mese, io che ne so? Io non è che… sono passati cinque anni, avvocato….>>

<<…….Avv. dif. Casciani:
Riprendo un attimo il filo del discorso di stamattina, signora. Ecco, c’è
un’altra… un altro paio di curiosità che io… bisogna che lei mi tolga, cioè il…
Qui ci sono due momenti: il 18 giugno del ‘99 lei va dalla dottoressa Marazziti
e gli fa quel certifi… quelle prescri-zioni diciamo, no? Poi andiamo al 10
novembre del ‘99 con quella lettera e quella prescrizione del professor Rossi.
Sono – ho fatto i conti – circa quattro mesi e mezzo. Ecco, in questo periodo
di tempo si è verificato tutto ciò che lei ha detto stamani al Pubblico
Ministero, alla Parte Civile e anche a me, tutte quelle situazioni, diciamo,
con la febbre, insomma, e tutto il resto. Ecco, in questi quattro mesi e mezzo
lei non ha mai ritenuto, a parte l’episodio della febbre, di rivolgersi al suo
medico di base? Non l’ha chiamato? Siccome non ci sono altre certificazioni…

Teste Triolo A.: No, no, c’è
certificazioni.

Avv. dif. Casciani: Quali?

Teste Triolo A.: Del dottor
Piantini. Io a novembre mi sono rivolta pure al mio dottore.

Avv. dif. Casciani: No, no, a
nove… sì, a novembre. No, no, ma dico: siccome questi episodi di cui lei
parlava: febbri, diciamo questa bava alla bocca, insomma episodi anche
piuttosto importanti per una ragazzina come la sua…

Teste Triolo A.: Sì, sì.

Avv. dif. Casciani: Lei in questo
periodo di tempo, in questi quattro mesi e mezzo non chiama nessun medico a
casa sua?

Teste Triolo A.: No, che ricordo
io no.

Avv. dif. Casciani: Non chiama
nessuno.

Giudice: A parte l’episodio della
guardia medica.

Avv. dif. Casciani: A parte
l’episodio della guardia medi-ca, sì.

Teste Triolo A.: Sì, che me lo
sono ricordato a circa(?) di anni, perché è stato una cosa…

Avv. dif. Casciani: Come?

Teste Triolo A.: Mi sono
ricordata questo particolare della guardia medica, per questo sono andata a
ricercare…

Avv. dif. Casciani: Sì, no, ma… a
parte gli anni. Ma voglio dire: la guardia medica è già uno sforzo di memoria
che lei ha fatto, non c’è dubbio. Ma dico: altre… altre convocazio-ni, altri
medici in questi quattro mesi…

Teste Triolo A.: Che ricordo io…

Avv. dif. Casciani: Non ci sono?

Teste Triolo A.: Può darsi che mi
sbaglio.

Avv. dif. Casciani: Non ci sono
state?

Teste Triolo A.: No.

Avv. dif. Casciani: Bene. E
questa era una cosa che le volevo… Seconda cosa: lei ha detto stamani mattina,
se non ho capito male, che da settembre lei ha interrotto i rapporti con la
professoressa Marazziti.

Teste Triolo A.: Io non ricordo.
C’ho detto settembre-ottobre, non mi ricordo. Se una cosa non mi ricordo…

Giudice: Sì, lei ha detto
settembre.

Teste Triolo A.: Settembre-ottobre,
ho detto anche ottobre.

Avv. dif. Casciani: No
settembre-ottobre. Ora potrebbe dire settembre, ottobre, novembre. Stamani
mattina…

Teste Triolo A.: No, ho detto
anche ottobre, settembre-ottobre.

Avv. dif. Casciani: Scusi,
stamani mattina ha detto settembre.

Teste Triolo A.: C’è una
registrazione, poi la…

Giudice: Settembre…(voci sovrap.)

Avv. dif. Casciani: Sì, c’è la
registrazione, ecco. Perché ha rotto questi rapporti nel settembre?

Teste Triolo A.: No, io non ho
rotto questi rapporti, cioè io continuai a darci la cura e poi se ho
telefonato… se ci fosse l’occasione di riprendere tutte le mie telefonate
sarebbe un bel successo, avvocato Casciani.

Avv. dif. Casciani: No, dico: lei
ha detto stamani che nel settembre ha interrotto i rapporti, quindi non ci
sono…

Teste Triolo A.: No interrotto
perché abbiamo avuto…

Avv. dif. Casciani: Non ci sono…
ci sono state telefonate sue alla dottoressa Marazziti dopo il settembre?

Teste Triolo A.: Io non ricordo.
Io c’ho detto: io mi ricordo settembre-ottobre. Non ricordo, però se ci fosse
la possibilità di avere il mio cellulare, a meno che esista fino a oggi…

Avv. dif. Casciani: Signora, lei
non mi deve… mi perdoni.

Teste Triolo A.: (Voci sovrap.)

Avv. dif. Casciani: Lei mi deve
dire… Stamani risulta dal verbale che lei ha dichiarato che nel settembre del
‘99 ha interrotto i rapporti con la…

Teste Triolo A.:
Settembre-ottobre, avvocato.

Avv. dif. Casciani:
Settembre-ottobre, benissimo. Vorrei capire perché. Ci dica perché lei ha
sospeso questi rapporti.

Teste Triolo A.: Cioè, un…

Avv. dif. Casciani: Perché già…
perché già sapeva di questa cosa? Non lo so.

Teste Triolo A.: No, no.

Avv. dif. Casciani: No, non aveva
nessun sospetto sul topi-ramato? No?

Teste Triolo A.: No, ma io non ho
mai saputo… io fino a og-gi controllo il topiramato, avvocato.

Avv. dif. Casciani: Sì. Allora…

Teste Triolo A.: Faccio indagini
fino a oggi di mamma.

Avv. dif. Casciani: Allora
perché… Lei si era affidata il 18 giugno del ‘99 alla dottoressa Marazziti,
sospende…

Teste Triolo A.: Perché era
brava.

Avv. dif. Casciani: …scusi, i
rapporti nel settembre-ottobre.

Teste Triolo A.: Non è che l’ho
sospesi perché non la volevo rivedere più alla Marazziti. Poi sono… cioè, a
no-vembre, a ottobre, a dicembre, pertanto la dottoressa Ma-razziti… la cura la
Veronica ce l’aveva e la doveva conti-nuare.

Avv. dif. Casciani: No.

Teste Triolo A.: Cioè, non so se
ce l’ho chiamata, non l’ho chiamata. Io non me lo ricordo.

Avv. dif. Casciani: Cioè, lei
quindi non si ricorda se l’ha chiamata o non l’ha chiamata, quindi nel
settembre-ottobre lei non può dirci se…

Teste Triolo A.: Avvocato, sarei
una maga. Se ci dico che non me lo ricordo… perché devo dire bugie se non me lo
ricordo?

Giudice: Ci mancherebbe altro,
dice che non se lo ricorda.

Teste Triolo A.: Non me lo
ricordo, signor Giudice.

Giudice: Siccome stamattina aveva
detto che aveva inter-rotto, sembrava d’aver capito, ogni tipo di rapporto…

Teste Triolo A.: No interrotto
che abbiamo litigato oppure… No, no, no fine di rapporto.

Giudice: Va bene, ma interrompere
i rapporti significa semplicemente…

Teste Triolo A.: No, la bambina
era sotto… sempre sotto cura. Può darci che ci ritornavo a dicembre, a gennaio,
a maggio, cioè non è che s’è litigato. Eravamo in…

Giudice: No, ma nessuno le ha
chiesto…

Teste Triolo A.: Con la
dottoressa Marazziti non c’è stato
nessun litigio, nessun…

Giudice: Ma nessuno gliel’ha
chiesto.

Teste Triolo A.: Non l’ho più
sentita di quando che è successo che cosa è successo. Non l’ho più risentita.

Avv. dif. Casciani: Ecco,
benissimo, allora era tutto normale.

Teste Triolo A.: Per me era tutto
normalissimo.

Avv. dif. Casciani: Era tutto
normale. Allora, il 10 di novembre lei va dal professor Rossi, va bene?

Teste Triolo A.: Sì.

Avv. dif. Casciani: Ma prima,
dato che questi rapporti erano sempre normali, non ha più sentito per telefono
la dottoressa Marazziti? Non ha chiesto a lei…

Teste Triolo A.: No, a novembre
proprio…

Avv. dif. Casciani: No? Va
direttamente da Rossi?

Teste Triolo A.: Sì, ma si…
avvocato Casciani, ascolta me. Anche il professor Luigi Rossi di quello che mi
ha scritto non sembrava che lei… io ho creduto magari. Io c’avevo sempre il mio
dubbio di mamma, cioè io ho fatto intervenire altri dottori per vedere se il
professor Luigi Rossi abbia detto quello che è verità, perché io non potevo
crederci a una storia del genere. Ancora oggi non sono convinta a tutto questo.

……….

Avv. dif. Casciani: Il… prima del
10 di novembre, prima che parlarne con il professor Rossi, lei aveva parlato
per caso con il medico di base dottor Piantini?

Teste Triolo A.: No, io avevo
chiamato l’assistenza sociale quando la bambina stava male e poi se l’ha
chiamato l’assistente sociale non lo so. Poi sarà il signor Giudice a chiedere
all’assistente sociale. Non me lo ricordo.

Avv. dif. Casciani: Quindi
allora, diciamo, c’è questa vi-sita della dottoressa Marazziti il 18 di
novembre, c’è il 10 novembre… il 18 giugno, poi c’è il Rossi. Ma nel frat-tempo
con altri medici lei non ha parlato, è così? È così?

Teste Triolo A.: Se ricordo…

Avv. dif. Casciani: Se ricorda.

Teste Triolo A.: Io non posso
ricorda’ tutto…..>>

<<……Avv. dif. Padovani: Ho
capito. E lei ci ha detto stamane che la bimba Veronica cominciò a manifestare
certi sintomi a partire, se non ricordo male, dal 6 o 7 di luglio, quando ebbe
il menarca, vero? Cioè, questi sintomi legati al mal di testa, al vomito si
manifestano più o meno in quel periodo? O ho capito male io?

Teste Triolo A.: Sì.

Avv. dif. Padovani: Sì, ecco. E
questi sintomi continuano durante tutto il mese di luglio mi pare?

Teste Triolo A.: Sì.

Avv. dif. Padovani: E anche
durante il mese di agosto quindi? Quando Veronica torna dalle vacanze sta
sempre male, anche in settembre?

Teste Triolo A.: Quando ha
cominciato la scuola?

Avv. dif. Padovani: Non lo so
quando ha cominciato la scuo-la.

Pubblico Ministero: Quanto torna
dalle vacanze.

Avv. dif. Padovani: Quanto
ritornò dalle vacanze, cioè quando lei la riprese in consegna, ecco, quando
ritornò a stare con lei.

Teste Triolo A.: Sì, mi sa che
l’ho portata due giorni in piscina. Non mi ricordo dove l’ho portata la
Veronica, in un… ma ho visto che non… la Veronica ancora non stava… stava male.
Mi ricordo che sia andata in qualche posto due giorni. Ora non mi…

Avv. dif. Padovani: E continuava
a stare male come stava male in luglio o diversamente? Non ho capito questo.

Teste Triolo A.: No, aveva i
sintomi…

Avv. dif. Padovani: Cioè, a
settembre era come in luglio?

Teste Triolo A.: I sintomi erano
sempre uguali.

Avv. dif. Padovani: Cioè, lei la
lascia in luglio con questi sintomi e la ritrova a settembre con gli stessi
sinto-mi?

Teste Triolo A.: Non aveva la
febbre.

Avv. dif. Padovani: Come?

Teste Triolo A.: La febbre non
l’aveva.

Avv. dif. Padovani: A parte la
febbre diciamo. Lasciamo stare la febbre, che è un capitolo, diciamo, un po’
isola-to, ecco. Sappiamo che c’è stato, ma lo mettiamo lì. Ma il resto che lei
ci ha detto, cioè il mal di testa, il vomito, la schiuma alla bocca, ecco,
questi sintomi… mi pare di non dimenticarne nessuno o ce n’è degli al… ah, la
stanchezza.

Giudice: La sonnolenza.

Avv. dif. Padovani: Il pallore,
la sonnolenza.

Teste Triolo A.: Che è il
pallore?

Avv. dif. Padovani: Il pallore,
cioè il viso pallido, il pallore in viso e poi anche la tendenza a dormire
molto a lungo. Ecco, lei ci ha detto che i primi di luglio nota in Veronica
questi sintomi.

Teste Triolo A.: Sì.

Avv. dif. Padovani: E durano
tutto il mese di luglio?

Teste Triolo A.: Hanno durato a
settembre anche, anche a novembre.

Avv. dif. Padovani: Sì, ho
capito. Poi… sì, dico: poi la bimba va in vacanza con il padre e ritorna da
lei.

Teste Triolo A.: Sì.

Avv. dif. Padovani: Lei la
ritrova come l’ha lasciata? Cioè, l’ha lasciata a luglio con questi sintomi e a
settem-bre la ritrova tale e quale? Glielo chiedo, non lo so.

Teste Triolo A.: Io la ritrovo
tale e quale.

Avv. dif. Padovani: Tale e quale,
questo volevo sapere. Lei la ritrova tale e quale, cioè la bimba è com’era a
luglio?

Giudice: È così?

Teste Triolo A.: Eh?

Giudice: È così?

Teste Triolo A.: Sì, sì.

Avv. dif. Padovani: È così.
Dopodiché lei continua la cura che le era stata…

Teste Triolo A.: Ma io ho
continuato sempre la cura, come m’ha detto la dottoressa Marazziti io ho sempre
fatto.

Avv. dif. Padovani: D’accordo, io
le chiedo per sapere. Lei continua la cura a settembre e la bimba continua a
star male esattamente negli stessi termini, cioè continua a dormire?

Teste Triolo A.: Sui banchi di
scuola con…

Avv. dif. Padovani: Continua ad
avere la schiuma…

Teste Triolo A.: Continua a
dormire sui banchi di scuola.

Avv. dif. Padovani: Quando va a
scuola…

Teste Triolo A.: Continua a
tirarci il diario alla maestra di scuola, continua a succedere casino a scuola.

Avv. dif. Padovani: Continua,
poi, ad avere la schiuma alla bocca?

Teste Triolo A.: No, a scuola io
non l’ho vista la schiuma.

Avv. dif. Padovani: No, in casa,
quello che lei ha visto, non quello… a scuola lei non c’era, ma in casa…

Teste Triolo A.: Sì, sbavava.

Avv. dif. Padovani: Sbavava in
casa?

Teste Triolo A.: No, sbavava…
cioè, io trovavo il cuscino tutto bagnato, cioè…

Avv. dif. Padovani: Quindi
continuava ad avere queste…

Giudice: Durante il sonno quindi?

Teste Triolo A.: Sì, durante il
sonno.

Avv. dif. Padovani: E faceva
fatica a svegliarsi e aveva sempre mal di testa?

Teste Triolo A.: Sì.

Avv. dif. Padovani: Quindi lei la
ritrova a settembre nella stessa situazione di luglio. E per quello che lei sa…
da quello che le è stato riferito dal padre di Veronica d’agosto la situazione
era la stessa, per quel che lei sa per averlo sentito dal padre?

Teste Triolo A.: Punto e daccapo.
Siamo punto e daccapo, era sempre simile.

Avv. dif. Padovani: Sempre la
stessa cosa. E lei…

Teste Triolo A.: Non c’aveva la
febbre, ma aveva mal di testa e…

Giudice: Cioè, tutti questi
sintomi glieli aveva riferiti anche il marito?

Teste Triolo A.: Sì, sì.

Giudice: Che erano successi nel…

Teste Triolo A.: Anche a scuola
me l’avevano riferito.

Giudice: No, nel periodo di
agosto si sta dicendo.

Teste Triolo A.: Sì.

Avv. dif. Padovani: Ho capito.

Teste Triolo A.: Anche a scuola
s’addormentava sui banchi e ci tirava le…

Giudice: D’agosto ora a scuola…

Teste Triolo A.: No, a settembre.

Giudice: Sì, no, stiamo parlando
d’agosto, del periodo in cui lei non la vede. Per un mese intero non l’ha vista
lei la bambina?

Teste Triolo A.: Mi sembra, ora
non mi ricordo quand’è rientrata. Non me lo ricordo.

Giudice: Comunque, nel periodo in
cui era con il padre al mare…

Teste Triolo A.: Sì.

Giudice: …quindi il padre le ha
raccontato che soffriva degli stessi sintomi che ci ha descritto?

Teste Triolo A.: Sì.

Avv. dif. Padovani: Ho capito. E
lei, come diceva rispondendo poc’anzi all’avvocato Casciani, però non sente
nessun medico per vedere da che cosa dipendesse questa situazione?

Teste Triolo A.: Ma erano
normali.

Avv. dif. Padovani: Come?

Teste Triolo A.: Mi sembrava
erano normali; normali, come mi aveva detto la dottoressa Marazziti.

Avv. dif. Padovani: Che cosa le
aveva detto?

Teste Triolo A.: Che è una cosa
normale.

Avv. dif. Padovani: Cioè, che
questi…

Teste Triolo A.: Che non mi
dovevo preoccupare.

Avv. dif. Padovani: Quando
gliel’aveva detto?

Teste Triolo A.: Me l’aveva detto
a me il mese di luglio, poi a agosto me l’ha ridetto, che io telefonai al
padre. Al padre c’ho telefonato, il padre si lamentava con me. Il padre… poi io
c’ho dato il numero di telefono di… del pa-dre. C’ho dato il numero e ha
telefonato pure al padre la dottoressa Marazziti. C’ho il numero del padre, se
volete fare una verifica…

Avv. dif. Padovani: Quindi la
dottoressa Marazziti ha tele-fonato al padre?

Teste Triolo A.: Sì.

Avv. dif. Padovani: E lei, però,
per quello che ha sentito lei avendo parlato personalmente…

Teste Triolo A.: Io mi fidavo
veramente della dottoressa Marazziti.

Avv. dif. Padovani: Sì, sì, non
ne dubito.

Teste Triolo A.: Mi sono fidata,
fino a novembre io mi sono fidata alla dottoressa Marazziti.

Avv. dif. Padovani: E perché in
seguito improvvisamente questa fiducia è venuta meno? Perché lei veramente c’ha
detto che i rapporti…

Teste Triolo A.: Perché quando io
ho saputo, scusi, che mia figlia quando… Scusa, secondo lei… Lei c’ha un
figlio, lo porta a scuola, il professore di musica ci racconta questo e quello.
Lei non fa la prova a levarci i farmaci se fosse un padre? Lei… io penso che un
avvo… anche un avvocato, anche, boh, qualsia… anche uno spazzino, anche uno che
lava i vetri in mezzo alla strada pensa di salvare il figlio per vedere se il
problema è quello….>>

<<….Pubblico Ministero: No,
non importa, lasciamo perdere. Al-lora, quando Veronica inizia la scuola…
quando Veronica inizia la scuola, nel settembre del ‘99 immagino, come tutti
gli alunni italiani… sì?

Teste Triolo A.: Sì, settembre.

Pubblico Ministero: Sì. Veronica
sta ancora male o no?

Teste Triolo A.: Sì che sta male.

Pubblico Ministero: Sta male. Ora
si è parlato qui – lei oggi c’ha descritto alcuni sintomi poi – di una
sonnolenza. Ma mi spiega per bene? Veronica aveva sonnolenza come ho io quando
non ho dormito abbastanza, che sono un po’… eh?

Teste Triolo A.: No.

Pubblico Ministero: No. Io
voglio… scusi, si fa per allentare la tensione. Io voglio che lei ci spieghi se
Veronica aveva una sonnolenza o se aveva… o se dormiva, perché sono due
concetti molto diversi.

Teste Triolo A.: Sonnolenza.

Pubblico Ministero: Sonnolenza.
Si addormentava?

Teste Triolo A.: Si addormentava
tutto a un tratto anche sui banchi di scuola.

Pubblico Ministero: Allora questa
non è sonnolenza, appunto, perché io, come vede, non batto la testa sul tavolo
anche se ho sonno. Allora, si addormentava improvvisamente?

Teste Triolo A.: Improvvisamente.
La portavo a scuola…

Giudice: Questo l’ha visto lei
anche in casa?

Teste Triolo A.: No, no, a
scuola. Me l’hanno riferito a me questo problema di scuola. La maestra…

Giudice: Queste sono cose che
succedevano a scuola?

Teste Triolo A.: Sì, sì, questo
episodio di scuola a ottobre, quando succedeva a scuola; a settembre-ottobre.
L’insegnante di inglese…

Giudice: Però questi colpi di
sonno improvvisi, signora…

Teste Triolo A.: C’ha un…

Giudice: Cioè, lei non li ha mai
visti, lei con i suoi occhi? O li ha visti perché succedevano anche in casa?

Teste Triolo A.: No, in casa io…
quando lei non si svegliava era a letto, s’addormentava e non si svegliava. La
chiamavo.

Giudice: Sì, ma…

Pubblico Ministero: Ecco. Ma non
si svegliava quando, si-gnora Triolo? Non si svegliava mai o non si svegliava
pre-sto?

Teste Triolo A.: Sì, si sve…

Pubblico Ministero: Cioè, ci faccia
capire.

Teste Triolo A.: Riuscivo a
svegliarla, ma quando la svegliavo anche verso le… l’una, mezzogiorno, lei tipo
si arrabbiava, cioè lei non voleva… voleva stare a dormire.

Pubblico Ministero: Ecco, si
arrabbiava. E poi che succede-va?

Teste Triolo A.: Il mangiare me
lo rifiutava.

Pubblico Ministero: E dove si
metteva? Stava sveglia o si riaddormentava?

Teste Triolo A.: Si
riaddormentava.

Pubblico Ministero: E fino a che
ora dormiva?

Teste Triolo A.: Fino alle
cinque, alle cinque di sera.

Pubblico Ministero: E poi alle
cinque si svegliava?

Teste Triolo A.: Si svegliava,
poi la sera stava… cioè, quando… Ci dicevo: “Andiamo giù a giocare nel
giardino”, che infatti il Di Gangi l’ha visto, che mi ha riferito anche il Di
Gangi insomma. Io che… non ci credevo anche a questa storia.

Pubblico Ministero: No, io lo
voglio capire, perché una cosa è avere una bambina che ha sonnolenza, una cosa
è ave-re una bambina che dorme tutto il giorno o quasi tutto il giorno come…

Teste Triolo A.: No, tutto il
giorno.

Pubblico Ministero: Eh?

Teste Triolo A.: Tutto il giorno.

Pubblico Ministero: Tutti i
giorni, ma…

Teste Triolo A.: Fino alle cinque
del pomeriggio lei dor-miva.

Pubblico Ministero: Quindi stava
sveglia quante ore la Ve-ronica?

Teste Triolo A.: Poco.

Pubblico Ministero: Poco quanto?
Due, tre, quattro…

Teste Triolo A.: Tre-quattro ore.

Pubblico Ministero: Tre-quattro
ore. E poi riattaccava a dormire e via?

Teste Triolo A.: Sì.

Pubblico Ministero: Quando…

Giudice: Quindi quando lei…
scusi, volevo capire. Quando lei dice: “Andavo a svegliarla a mezzogiorno,
all’una”, significa che stava dormendo dalla sera prima oppure che…

Teste Triolo A.: Sì, sì, stava
dormendo già ancora della sera prima.

Giudice: Cioè, era la dormita
ancora della… notturna, diciamo così?

Teste Triolo A.: Quando trovavo i
cuscini bagnati.

Giudice: Ho capito…..>>

<<…Giudice: La Parte Civile
deve concludere il suo esame?

Avv. P.C. Cianferoni: Una cosa
sola di questo tipo: signora Triolo, io vorrei capire se per tutto il tempo che
ha preso i farmaci la Veronica lei si è attenuta a quanto ricevuto, detto dalla
dottoressa Marazziti.

Teste Triolo A.: Sì, sì.

Avv. P.C. Cianferoni: Questo
volevo capire. Poi volevo capire quale sintomo per lei fa scattare la molla,
dice: “Mia figlia è malata.” Capito cosa voglio chiedere?

Teste Triolo A.: Mi spiega,
avvocato?

Avv. P.C. Cianferoni: Cioè, a
dire: noi abbiamo sentito quello che succedeva alla Veronica. In che momento
c’è qualcosa che le fa pensare e decidere… dice: “Adesso devo andare in un
dottore, Marazziti o non Marazziti.”

Teste Triolo A.: No, non c’avevo
pensato nemmeno a andare a un dottore.

Avv. P.C. Cianferoni: Esatto,
questo s’è capito.

Teste Triolo A.: Io… io…

Avv. P.C. Cianferoni: Perché?
Perché non c’ha pensato?

Teste Triolo A.: Ma non c’ho
pensato, perché io pensavo al professore di musica, cioè tutto… In mente mia
c’era il professore di musica, di quello che m’aveva detto, cioè io sono
rimasta sul professore di mu… Se la Veronica non mi rompeva nulla, cioè era
tranquilla, ma Veronica… io non chiamavo il professor Luigi Rossi alle dieci,
alle undici la sera; non so che ore erano, era tardi, che Veronica gridava che
voleva… voleva i farmaci, cioè che voleva que-sti… che voleva un’altra volta i farmaci.
Io non ce l’ho voluti dare.

Avv. P.C. Cianferoni: Quindi
questo… mi ha risposto da che momento in poi decide di andare dal dottore.
Quello che succedeva prima di quel momento lì, va bene, per lei che cos’era? La
Veronica quando diceva “buongiorno” invece di “buonanotte”, quando sbavava
dalla bocca, quando dormiva tutto il giorno, poi sonnolenza o no…

Teste Triolo A.: Ma per me può
darsi… era normale. Prendeva… s’era sotto…

Avv. P.C. Cianferoni: “Normale”
che vuol dire?

Teste Triolo A.: …sotto cura,
prendeva i farmaci.

Avv. P.C. Cianferoni: Spieghi
bene questo fatto, signora Triolo: era sotto cura, prendeva i farmaci.

Giudice: L’ha spiegato.

Avv. P.C. Cianferoni: Ecco, l’ha
spiegato.

Giudice: Molto sinteticamente.

Avv. P.C. Cianferoni: Molto
sinteticamente, nella sua lingua povera di parole ma ricca di concetti, dice:
“Era sotto cura, prendeva i farmaci”, cioè collega il fatto che prende la
pasticca al fatto che, invece di dire “buongiorno”, dice “buonanotte”. È
giusto?

Teste Triolo A.: Sì.

Giudice: È così?

Avv. P.C. Cianferoni: È così? È
questo il fattore?

Teste Triolo A.: Sì.

Avv. P.C. Cianferoni: Come pure
il fatto che dormisse anche 15-18 ore a fila, cioè dalla sera fino alle una del
giorno dopo?

Teste Triolo A.: Normale.

Avv. P.C. Cianferoni: È normale.
Cioè, non era malata in quel momento là, perché erano cose che dovevano
succedere, giusto?

Teste Triolo A.: Ma l’ho detto
anche a scuola.

Avv. P.C. Cianferoni: L’ha detto
anche a scuola, ecco. Grazie.

Sempre riguardo alla manifestazione
dei disturbi fisici di VERONICA a seguito dell’assunzione del TOPAMAX giova qui
riportare le dichiarazioni che la teste TRIOLO rende anche a seguito di
contestazioni da parte della Difesa dell’imputata, dichiarazioni con le quali,
ad avviso di questo giudice, la teste spiega in maniera convincente il perché
in sede di querela dinanzi ai carabinieri della Stazione di Firenze – Legnaia
che verbalizzavano le sue dichiarazioni non aveva esplicitato – come ha invce
fatto in dibattimento sottoposta ad un fuoco di fila di puntuali domande -
tutte le problematiche inerenti la situazione psico/fisica della figlia:

<<…. Avv. dif. Casciani:
Ecco. Siccome questo… l’atto di querela ormai è stato acquisito sull’accordo
delle parti. Io le devo contestare quanto lei dichiarò in sede di querela. Lei
dice: “Dopo circa un mese ho notato che la bambina si addormentava spesso e si
svegliava tardissimo e, invece di perdere chili, li aumentava.” Va bene?

Teste Triolo A.: Sì.

Avv. dif. Casciani: Ecco,
fermiamoci un attimino qui. Allora, di questa… di questa febbre non dichiarò
nulla. Per-ché? Se n’era dimenticata?

Teste Triolo A.: No che me l’ero
dimenticata. Io avevo mia figlia che stava male, si immagina lei se io devo
pensare a tutto.

Avv. dif. Casciani: Quindi non…

Teste Triolo A.: Ma… cioè, una
mamma che si trova in condizioni con una figlia che sta male… io ci dovevo dire
pure ai Carabinieri: “Ha gomita…”

Avv. dif. Casciani: Cioè, lei…

Teste Triolo A.: Mi dovevo
ricordare tutti i particolari, che avevo mia figlia in macchina che stava male?

Avv. dif. Casciani: Cioè, lei si
ricordava… no, volevo capire questo: che… Lei si ricordava della sonnolenza, ma
non si ricordava della febbre a 40°. È così?

Teste Triolo A.: Ma ci crede? Io
non mi ricordavo.

Avv. dif. Casciani: Non si
ricordava?

Teste Triolo A.: Io pensavo alla
mia figliola che era in macchina che stava male, che la dovevo riportare a
casa. Ho fatto quella breve denuncia e sono… me ne sono ritornata a pensare a
mia figlia, no a quello che succedeva o quello che…

Avv. dif. Casciani: Certo. Il… e
anche di questa bava alla bocca se n’era dimenticata?

Teste Triolo A.: Ma non è che io…
io ho voluto portargli quella lettera, non è che c’ho spiegato tutto ai
Carabinieri di quello che stava succedendo, sennò ci voleva a spiegarci tutto
in continuazione. Non avevo io… cioè, non mi sentivo, perché c’avevo mia figlia
che stava male, avevo… di portarla a casa, a letto, perché mi piangeva che
stava male, perché era in macchina con me mia figlia quando io mi sono fermata
alla Caserma dei Carabinieri.

Avv. dif. Casciani: Dunque, e
volevo capire questo signora: questa… queste deficienze, come la sonnolenza e
queste altre cose, lei le notò dopo circa un mese – come ha dichiarato qui in
querela – rispetto all’inizio della cura? Cioè, si era oltre alla metà di
luglio quando lei se ne accorse?

Teste Triolo A.: No, verso il 5,
il 5 luglio penso, come quando successe il fatto del dottore, che ho chiamato
il dottore. Ma lì è quando… Ci ripeto a dire: quando io ho fatto questa
denuncia io avevo la mia figliola che stava male. Mica ci posso dire tutti i
particolari?

Avv. dif. Casciani: Sì,
certamente. Ma il 18 marzo… allora le devo contestare anche che, invece, il 18
marzo 2000, quindi erano passati alcuni mesi da quando lei fece questa querela…
Dunque, lei ancora riferendosi ai farmaci, al farmaco descritto e alle
conseguenze, lei in questo verbale 20 ma… 18 marzo 2000 dice: “Durante il
periodo di som-ministrazione dei farmaci presentava un atteggiamento di
permanente sonnolenza, frequentemente accusava mal di testa ed era sempre
pallida di faccia. Era anche dimagrita qualche chilo, forse 4 o 5.” Vediamo un
po’. Allora, in querela lei ha dichiarato che a suo modo di vedere era
aumentata di peso. Nelle dichiarazioni del 18 marzo ha, invece, detto che a suo
modo di vedere era, invece, dimagrita di 4 o 5 Kg, cioè stando a quello che lei
vedeva di sua figlia, che l’aveva sott’occhio tutti i giorni… ma insomma, era
ingrassata o era dimagrita?

Teste Triolo A.: Guarda, io ci
dico una cosa, avvocato Casciani: grazie di questa domanda, ma io penso che… Io
quan-do avevo sott’occhio mia figlia… io l’ho detto la parola di spontaneo: è
dimagrita o è ingrassata o è aumentata. Io non sapevo, cioè, cosa fare, perché
non l’avevo nemmeno pesata, cioè l’ho detto così semplice, non… Cioè, vedevo
Veronica, se magari si sentiva male mi sembra che aveva dimagrito, cioè…

Avv. dif. Casciani: Sì. Ma
perché, allora, fece queste dichiara… cioè, perché dichiarò che era dimagrita
nel marzo? Perché? Ce lo faccia capire.

Teste Triolo A.: Ma perché la
Polizia mi fece questa domanda, io non sapevo cosa dire. Se era dimagrita o non
era dimagrita io non lo sapevo, poi ero in stato… in quel periodo, ce l’ho
detto, ero in stato confusionario anche io.

Giudice: Lei cosa ricorda in questo
momento? Che se ci… ci fu un dimagrimento oppure no?

Teste Triolo A.: No.

Giudice: Non è in grado di
ricordare?

Teste Triolo A.: No. Vabbè, c’è
il padre che lo può dire.

Giudice: Va bene, ora ci
interessa la sua deposizione.

Avv. dif. Casciani: Per ora ci
interessa lei, signora. Era dimagrita o no questa figliola? Ma l’ha detto
anche…

Teste Triolo A.: No, a occhio…

Giudice: A occhio, certo. L’ha
già detto che non l’aveva pesata, quindi nessuno gli sta chiedendo se pesava 50
o 46.

Teste Triolo A.: Io non c’ho la
bilancia.

Avv. dif. Casciani: A occhio era
dimagrita?

Teste Triolo A.: A occhio io ho
detto così, magari perché stava male mi pensavo che dimagriva, perché la
vedevo…

Giudice: Quindi lei collegava…

Teste Triolo A.: Sì.

Giudice: …il dimagrimento al
fatto che la vedeva stare male? Dice questo lei?

Teste Triolo A.: Eh! Magari era
pallida e pensavo che di-magriva per questo. Io non…>>.

Le dichiarazioni testimoniali
della TRIOLO che, come si è visto, danno conto dell’esistenza a carico della
figlia del quadro sintomatologico descritto in imputazione nel periodo di
assunzione del TOPAMAX, ed in particolare appaiono univoche nell’attribuire a
quella “sonnolenza” un indiscutibile connotazione “patologica”, sono confermate
anche da quelle rese dal teste:

· DI GANCI Vincenzo (convivente
della Triolo) – udienza 23.11.2004:

<<….Pubblico Ministero:
Senta signor Di Gangi, vi siete informati su
che genere di medico era, cioè se era una dietologa, se era una ginecologa, se
era un’oculista, cioè… se era uno psichiatra?

Teste Di Gangi V.: No.

Pubblico Ministero: Cioè, avete
saputo… perché sa, una dottoressa brava che fa… che cura l’obesità può essere
tante cose.

Teste Di Gangi V.: Non abbiamo
fatto una ricerca approfondita.

Pubblico Ministero: Non ha
domandato?

Teste Di Gangi V.: Però si è
fatto un controllo così, generico.

Pubblico Ministero: Generico
come, ecco?

Teste Di Gangi V.: Diciamo per
sentito dire, che insomma la dottoressa era uno psicologo, un…

Pubblico Ministero: Uno
psicologo?

Teste Di Gangi V.: Un qualcosa
del genere. E s’è andato comunque.

Pubblico Ministero: E siete
andati?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Pubblico Ministero: Bene. Le ha
accompagnate lei la signora Triolo e la… e la Veronica a Montecatini?

Teste Di Gangi V.: Sì, l’ho
accompagnate io.

Pubblico Ministero: È salito con
loro nello studio?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Pubblico Ministero: È entrato
dentro con loro, nella stanza?

Teste Di Gangi V.: No, no. Quando
la dottoressa ha visitato Veronica… non so che cosa ha fatto nella stanza con
Veronica e io sono rimasto di là.

Pubblico Ministero: Quindi sono
entrate soltanto la signora Triolo e Veronica?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Pubblico Ministero: Lei è
rimasto…

Teste Di Gangi V.: All’inizio,
poi la Triolo è uscita fuori e la dottoressa è rimasta solo con la Veronica
dentro.

Pubblico Ministero: Sì. Quindi
lei le accompagna e quando esce che cosa le racconta la Triolo, cosa le dice?
“Allora, guarda…” Cosa ha detto? L’ha controllata, non l’ha controllata? Ci
racconti un po’ tutto: se ha prescritto delle analisi…

Teste Di Gangi V.: Sì, sì, sì,
esatto. La dottoressa, insomma, dopo alcune domande fatte alla Veronica, sia
anche alla mamma, gli prescrive un esame da fare sulla ragazza per vedere se
c’era una disfunzione di tiroide a quanto… a quanto mi sembra, che si sono
fatti questi, poi, esami su-bito dopo. Ha fatto questo controllo e poi siamo
ritornati nella dottoressa di nuovo a…(voci sovrap.)

Giudice: Aspetti, però forse lei
è andato un po’ troppo avanti, no? Perché il Pubblico Ministero le aveva
chiesto…

Pubblico Ministero: Sì, infatti.
Quel primo giorno…

Giudice: Siccome lei ha
precisato, aspetti, che ha accompagnato lì… diciamo ci sarà uno studio.

Teste Di Gangi V.: Esatto, sì,
sì.

Giudice: Poi dopo non ha partecipato
alla visita. Poi dopo sono uscite la madre e la figlia?

Teste Di Gangi V.: Esatto.

Giudice: Il Pubblico Ministero
per ora si è limitato a chiederle di questa fase, cioè che cosa le ha
raccontato la signora Triolo su come si è svolta questa visita, su cosa le era
stato detto, cioè…

Teste Di Gangi V.: Sì.

Giudice: Perché qui lei, da
questo punto in poi, riferisce cose che le avrebbe raccontato la Triolo.

Teste Di Gangi V.: Esatto,
esatto.

Giudice: Ecco. Ora lei, però, era
già passato al momento in cui tornate.

Pubblico Ministero: Alle visite
successive.

Teste Di Gangi V.: Sì, sì.

Giudice: Ecco, dovrebbe chiarirci
che cosa… sempre secondo quello che le riferì la Triolo, perché lei
evidentemente non era…

Teste Di Gangi V.: Certo, certo.

Giudice: Non è entrato durante la
visita, così ha premesso, no?

Teste Di Gangi V.: Esatto,
esatto.

Giudice: Quindi che cosa le dice?

Teste Di Gangi V.: Mi racconta
che ha…

Giudice: Dice: “Guarda, le ha
detto questo, quest’altro…”

Teste Di Gangi V.: Che aveva
visitato la Veronica, aveva prescritto un esame da fare riguardo alla tiroide,
per fare un controllo se c’era una disfunzione di tiroide. Tutto qui.

Giudice: Tutto qui? Cioè, in
questo primo incontro era… si limitava all’esame…

Teste Di Gangi V.: Il primo
incontro è stato questo, sì.

Giudice: All’esame sulla tiroide?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Giudice: Prego.

Pubblico Ministero: Quanto durò
questa visita?

Teste Di Gangi V.: Ma è durato
qualche oretta.

Pubblico Ministero: Qualche oretta?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Pubblico Ministero: Senta, e le
risulta che le abbia dato anche una dieta, una medicina, qualcosa? O no?

Teste Di Gangi V.: Gli ha
prescritto questi farmaci: il Topamax e il Fevarin, che sono oggi a conoscenza
di questa storia.

Giudice: Ah, quindi… scusi,
perché prima sembrava avesse limitato…

Pubblico Ministero: Eh, infatti.

Giudice: Non s’era capito. Prima
le ho chie… “Uscito da questo primo appuntamento”, dice, “facciamo, intanto,
l’esame.” Invece ora mi sembra che stia chiarendo che, in realtà, già da quel
primo appuntamento…

Teste Di Gangi V.: No, no, no,
scusi.

Giudice: …uscì fuori con la
prescrizione dei farmaci.

Teste Di Gangi V.: No, no, scusi.
Scusi, no, no, no.

Giudice: Ecco, veda di fare un
po’ mente locale.

Teste Di Gangi V.: Esatto, sì.
Allora, quella prima volta che siamo stati visitò la Veronica e gli ha
prescritto que-sti esami. Dopo due giorni c’ha voluto rivedere con gli esami,
due-tre giorni, il tempo di fa’ gli esami.

Pubblico Ministero: Ecco. E le
medicine quando ve le ha prescritte?

Teste Di Gangi V.: La seconda
volta che siamo andati nella dottoressa, che abbiamo portato…

Pubblico Ministero: Cioè, voi
avete portato i risultati degli esami?

Teste Di Gangi V.: Gli esami, e
gli ha prescritto…

Pubblico Ministero: E gli ha
prescritto queste medicine?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Pubblico Ministero: Queste
medicine… cosa gli fece? Una ricetta di che colore?

Teste Di Gangi V.: Ha fatto una
ricetta. Non mi ricordo bene se la prima volta l’ha fatta bianca o rossa,
perché ci sono andato più volte per farmi prescrivere queste medicine.

Pubblico Ministero: Aspetti,
aspetti, aspetti. La prima volta non sa se è bianca o è rosa.

Teste Di Gangi V.: Sì.

Pubblico Ministero: Lei o la
Triolo andaste con la ricetta a prendere le medicine?

Teste Di Gangi V.: In farmacia.

Pubblico Ministero: Quale
farmacia? Se se lo ricorda ovviamente.

Teste Di Gangi V.: Sotto lo
studio della dottoressa, di fronte c’è una farmacia. Abbiamo aspettato che
aprisse per prendere queste medicine.

Pubblico Ministero: E queste
medicine le avete, quindi, prese alla farmacia e quando gliel’avete iniziate a
dare? Quel giorno medesimo, dopo un po’ di tempo?

Teste Di Gangi V.: Se non erro, o
lo stesso giorno o l’indomani mattina…..>>

….<<Pubblico Ministero:
Bene. Successivamente avete sommini-strato questi farmaci alla bambina?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Pubblico Ministero: Cos’è
accaduto?

Teste Di Gangi V.: Quando s’è
iniziato questi farmaci alla bambina, dopo qualche giorno subito la bambina
dormiva sempre per lunghe ore. La sera andava a letto verso le dieci e il
giorno fino alle due stava a dormire. La mamma mi racconta che Veronica si
bavava, aveva…

Pubblico Ministero: Si bavava,
sbavava?

Teste Di Gangi V.: Sbavava
insomma.

Pubblico Ministero: La
scianorrea?

Teste Di Gangi V.: Esatto, che
trovava il cuscino bagnato di bava, insomma delle labbra. Dormiva sempre, aveva
un formicolio addosso, nel corpo, mal di testa, molto pallida nel viso. Dopo un
periodo di cura un giorno mi trovo a ca-sa…

Pubblico Ministero: Un periodo di
quanto tempo più o meno?

Teste Di Gangi V.: Ma all’incirca
qualche mese, venti giorni.

Pubblico Ministero: Aspetti, lei
va troppo rapidamente, signor Di Gangi. Abbiamo appena iniziato la cura e…

Teste Di Gangi V.: Sì.

Pubblico Ministero: Dobbiamo dire
come vi siete accorti che la bambina non stava perfettamente, non lo so, me lo
dica lei. Io non…

Teste Di Gangi V.: Sì, aveva…

Pubblico Ministero: Sa, qui siamo
già al mese di settembre, bisogna andare un po’ più piano. Intanto, diciamo
così, la dottoressa Marazziti vi fa le analisi, vi scrive la ricetta e vi dice
di tornare, quando tornare, se tornare? Vi dà un altro appuntamento?

Teste Di Gangi V.: Sì, dice:
“Quando gli analisi sono pronti me li porta.” Questa è la prima fase, al primo
incontro.

Pubblico Ministero: E quando
erano pronte queste analisi? Più o meno dopo quanto?

Teste Di Gangi V.: Dopo un po’ di
giorni. Dopo un tre giorni gli analisi, appena sono stati pronti, che ci siamo
preoccupati a farli subito, gliel’ho portati.

Pubblico Ministero: Ma nel
frattempo la Veronica che aveva già cominciato a prendere queste medicine?

Teste Di Gangi V.: Sì, sì, aveva
iniziato a prendere le medicine.

Pubblico Ministero: E quindi poi
lei… porta lei le analisi allo studio?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Pubblico Ministero: Lei da solo?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Pubblico Ministero: Vede la
dottoressa Marazziti o gliele lascia lì e se ne va?

Teste Di Gangi V.: Non mi ricordo
se la incontro o do questi esami alla sua segretaria.

Pubblico Ministero: Ecco. La sua
segretaria, poi, vi ha te-lefonato, vi ha detto: “Guardate…” Vi ha dato un
altro ap-puntamento: “La dottoressa Marazziti vi vuole rivedere”, qualcosa del
genere?

Teste Di Gangi V.: No, no, no.

Pubblico Ministero: No?

Teste Di Gangi V.: Non c’ha detto
nulla e s’è continuato la cura alla ragazza, quando un bel giorno la ragazza…
Io es-sendo in casa…

Pubblico Ministero: In che mese
siamo?

Teste Di Gangi V.: Siamo… siamo
nel mese di luglio. Si alza alle due.

Pubblico Ministero: Due del
pomeriggio?

Teste Di Gangi V.: Di pomeriggio.
Saluta la mamma con un bacio e gli dice: “Mamma, buonanotte”, va in bagno e si
va di nuovo a coricare a letto. Noto quest’evento strano conoscendo la Veronica
precedentemente di qualche anno. Quando ho notato questo evento gli dico alla
mamma… dico: “Ma io vedo Veronica strana.” Sa, sento una persona estranea
dell’esterno, ho riuscito a notare che questa ragazza aveva un cambiamento di
umore. Lo comunico alla madre insomma, ma la madre, insomma, la prende
superficiale questa cosa all’epoca, perché non è un dottore la mamma
ovviamente, la prende superficiale.

Giudice: Ma lei… scusi signor Di
Gangi, forse non gliel’abbiamo chiesto, ma viveva…

Teste Di Gangi V.: No.

Giudice: Cioè, in quel periodo lì
frequentava l’abitazione in maniera…

Teste Di Gangi V.:
Saltuariamente, sì.

Giudice: Ecco, perché…

Teste Di Gangi V.: Sì,
saltuariamente andavo a trovarle in casa.

Giudice: Ma lei non è che vedeva
tutti i giorni la bambina?

Teste Di Gangi V.: No, non tutti
i giorni, no.

Giudice: Insomma, non
convivevate?

Teste Di Gangi V.: No, esatto.
Non si divideva la vita in-sieme, no.

Giudice: No, perché era
importante per capire. Prego.

Teste Di Gangi V.: Però…

Pubblico Ministero: Ma eravate
fidanzati diciamo?

Teste Di Gangi V.: No, eravamo
solo conoscenti.

Pubblico Ministero: Amici?

Teste Di Gangi V.: Amici. Ho
visto questa donna con una fi-glia con questi problemi, ho cercato di darci una
mano es-sendo una persona umana.

Pubblico Ministero: Vada avanti.
Quindi la vede strana…

Teste Di Gangi V.: La vedo
strana, lo comunico alla madre. Comunicandola alla madre questa stranezza della
figlia per la prima volta notata, la madre prende la cosa superficia-le. Dice:
“Ma sai, magari ha sonno.” Ma la bambina conti-nuava a dormire sempre.

Pubblico Ministero: E allora che
provvedimenti avete preso o lei o la Triolo?

Teste Di Gangi V.: Abbiamo preso…
uno dei provvedimenti è stato quello di telefonare alla dottoressa Marazziti e informarla
di quello che stava succedendo a Veronica. Non ricordo se l’ho chiamata con il
mio cellulare o quello dell’Antonina.

Pubblico Ministero: L’ha chiamata
lei la Marazziti?

Teste Di Gangi V.: Forse sì, o io
o lei, ma eravamo in casa. S’è telefonato per dirci: “Dottoressa…” quello che
sta-va succedendo alla Veronica. La dottoressa proprio quel giorno ci dice… ci
comunica di aumentare la dose alla ra-gazza.

Pubblico Ministero: La dose del
Fevarin o del Topamax?

Teste Di Gangi V.: Di tutti e
due.

Pubblico Ministero: A quanto? Se
lo ricorda?

Teste Di Gangi V.: A 200 mg il
Topamax e 100 mg il Fevarin.

Pubblico Ministero: Ma questo
gliel’aveva già detto il 18 giugno.

Teste Di Gangi V.: A 200
all’inizio la prescrizione, a 200 mg.

Pubblico Ministero: Al giorno in
due dosi, sì.

Teste Di Gangi V.: Al giorno il
Topamax, a 400 quando abbiamo fatto quella telefonata a luglio.

Pubblico Ministero: Ho capito.

Teste Di Gangi V.: E 100 mg il
Fevarin, invece all’inizio 50 mg.

Pubblico Ministero: Sì, bene. E
quindi voi che avete fatto?

Teste Di Gangi V.: Mi sembra che
sono stato io stesso a parlare con la dottoressa. Gli ho detto: “Dottoressa, ma
già è un problema trovare queste pasticche a questi dosaggi.”

Pubblico Ministero: Perché?
Perché era un problema?

Teste Di Gangi V.: Perché non si
riuscivano a trovarli subito in farmacia, non erano tutte le farmacie che
avevano queste pasticche. Certe volte serviva prenotarli nella farmacia le
pasticche, cioè andare in farmacia e dirci: “Ho bisogno di queste pasticche
insomma.” E mi diceva il farmacista: “Venga fra due giorni che le facciamo
arrivare.”

Pubblico Ministero: E allora,
quindi, lei disse: “Dottores-sa…” Quando la Marazziti le dice di andare a 400
mg lei co-sa le dice?

Teste Di Gangi V.: Sì, gli dico…
dicendoci che era un pro-blema trovare le pasticche. Mi dice di aumentarci la
dose sempre con le pasticche di 100 mg in dosaggio superiore: due la mattina e
due la sera.

Giudice: Questo è un colloquio
telefonico che avete?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Giudice: Non ci andate di
persona?

Teste Di Gangi V.: No.

Giudice: Telefonicamente?

Teste Di Gangi V.:
Telefonicamente.

Pubblico Ministero: Lei non vi
dice: “Dovete venire a Mon-tecatini allo studio”? No?

Teste Di Gangi V.: No.

Pubblico Ministero: Ci siete
andati, poi, voi allo studio a Montecatini…

Teste Di Gangi V.: No.

Pubblico Ministero: …da soli, di
vostra iniziativa?

Teste Di Gangi V.: No, no, perché
insomma, quando si va in uno specialista, si ci fida. Essendo un dottore a
pagamen-to, si ci fida ad occhi chiusi. Ovviamente siamo dei liberi cittadini,
non si va a pensare che un dottore, insomma, possa dare dei dosaggi o delle
medicine non adatte alle persone, insomma si ci fida a occhi chiusi io penso.

Pubblico Ministero: Certo. E
quindi voi che fate? Raddoppiate il dosaggio?

Teste Di Gangi V.: Esatto.

Pubblico Ministero: E che
succede?

Teste Di Gangi V.: Quando si…

Pubblico Ministero: Che lei
ricordi ovviamente.

Teste Di Gangi V.: Sempre gli
stessi problemi: che Veronica dormiva sempre, aveva mal di testa, un colorito
pallido, trovava sempre il cuscino bagnato; insomma questo, sempre questo
problema c’era, anche con tutto l’aumento di dose.

Pubblico Ministero: Anche con
l’aumento di dose questo problema c’era sempre?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Pubblico Ministero: E quindi voi…
cioè, intanto era estate. Stavate programmando delle vacanze o no? Cioè, era un
mo-mento anche in cui si…

Teste Di Gangi V.: Sì, sì, la
Veronica…

Pubblico Ministero: Si sposta?

Teste Di Gangi V.: Sì, la
Veronica andò in Sicilia con suo padre in ferie, che purtroppo il padre
racconta che non ha potuto fare ferie in Sicilia, perché la ragazza dormiva
sempre.

Pubblico Ministero: Perché in
Sicilia le avete mandato dietro anche il Topamax e il Fevarin da assumere?

Teste Di Gangi V.: Sì, sì, sì.
Sì, ero andato io nella dottoressa a prendere una ricetta con due scatole di
pasticche per quando… aveva la scorta per passare il periodo estivo, insomma
fuori.

Pubblico Ministero: Quindi lei
c’era ritornato in estate a Montecatini?

Teste Di Gangi V.: Sì, sì.

Pubblico Ministero: Sì. Aveva,
quindi, visto la dottoressa. Gliel’aveva ridetto che la Veronica non stava
bene?

Teste Di Gangi V.: Gli ho co… gli
ho accennato il problema di Veronica. Mi ha tranquillizzato dicendo che andava
tutto bene.

Pubblico Ministero: Che andava
tutto bene. Quindi le fa le ricette per l’estate e voi mandate via…

Teste Di Gangi V.: Veronica va in
Sicilia con suo padre.

Pubblico Ministero: Con suo padre
e le medicine?

Teste Di Gangi V.: Esatto.

Giudice: Quindi siamo a fine
luglio? Questo dialogo, colloquio con la professoressa Marazziti…

Teste Di Gangi V.: Sì, sì, verso
il 25 luglio.

Pubblico Ministero: Senta…

Giudice: Scusi. Fu un colloquio…

Pubblico Ministero: Sì. No, no,
prego.

Giudice: Cioè, lei prese un
appuntamento, parlaste a lungo? O fu una cosa così: lei si presentò solo…

Teste Di Gangi V.: No, ho
telefona… ho telefonato alla dottoressa per vedere il giorno dello studio,
quando c’era. Mi sono recato a Montecatini a prendere la ricetta per potere
prendere i farmaci.

Pubblico Ministero: Senta, ma
questa ricetta era una ricet-ta rosa o bianca? Cioè, voi questi farmaci li
pagavate di tasca vostra o…

Teste Di Gangi V.: Alcune volte
sì, alcune volte si pagava solo il ticket. Una prima volta è stata fatta con la
ricetta bianca, un ricettario della dottoressa. La seconda volta, o è stata la
terza volta, con una ricetta dell’USL, la ricetta rossa.

Pubblico Ministero: Ma questa
ricetta rosa ve l’ha data al suo studio privato o all’USL?

Teste Di Gangi V.: Al suo studio
privato.

Pubblico Ministero: Non ci siete
mai andati a Pisa, all’ospedale?

Teste Di Gangi V.: No.

Pubblico Ministero: No, bene.
Andiamo vanti. Quindi Veronica sta in Sicilia. “Il padre non ha potuto far
ferie” cosa intende, signor Di Gangi? Cioè…

Teste Di Gangi V.: Che la
Veronica dormiva sempre e il giorno non potevano andare al mare.

Pubblico Ministero: Al mare.
Quando torna Veronica come… come la vede lei? Intanto è dimagrita?

Teste Di Gangi V.: No.

Pubblico Ministero: La trova
dimagrita?

Teste Di Gangi V.: No.

Pubblico Ministero: No?

Teste Di Gangi V.: La trovo
uguale, uguale, come prima. Come era andata via nel mese di luglio è tornata
verso la fine d’agosto, allo stesso livello.

Pubblico Ministero: E a questo…

Teste Di Gangi V.: Anche il
padre, che c’ho un ottimo rapporto, raccontava che Veronica dormiva sempre e
che aveva questi problemi addosso.

Pubblico Ministero: Senta signor
Di Gangi, le è venuto in mente a quel punto di ricontattare la Marazziti?

Teste Di Gangi V.: Sì, e l’ha
fatto… o l’ha fatto la mamma o l’ha fatto il padre in quel periodo di fare una
tele-fonata alla dottoressa.

Pubblico Ministero: E cosa vi
hanno detto?

Teste Di Gangi V.: Perché io,
insomma, facevo una vita… facevo degli incontri saltuari. Ero aggiornato,
sapevo, ma non dividevo la vita giorno e notte con l’Antonina.

Pubblico Ministero: Certo. E la
Triolo le disse, appunto, se aveva parlato, cosa le era stato detto da parte
della dottoressa?

Teste Di Gangi V.: Che doveva
continuare la cura, che andava bene.

Pubblico Ministero: Che andava
bene. “Andare bene” cosa pote… cioè, cosa voleva dire “andava bene”? Cioè,
anche voi vedevate che non andava tanto bene, no?

Teste Di Gangi V.: Sì. “Andare
bene” nel senso che quella era la cura giusta per Veronica.

Pubblico Ministero: Ma questi
sintomi come… questo dormire sempre, questa bava – come dice lei – sarebbero…
vi disse se sarebbero scomparsi prima o poi, se c’era speranza di migliorare?

Teste Di Gangi V.: Sì, con
l’aumento di dose dovevano scomparire questi sintomi.

Pubblico Ministero: Però non
erano scomparsi?

Teste Di Gangi V.: Però non erano
scomparsi. Diceva ci voleva un po’ di tempo.

Pubblico Ministero: Ah, ecco, ci
voleva un po’ di tempo per farli andar via. E a quel punto siamo a settembre.

Teste Di Gangi V.: Esatto.

Pubblico Ministero: E che succede
ancora, signor Di Gangi?

Teste Di Gangi V.: A settembre,
un giorno verso la metà di settembre circa… un giorno incontro Veronica sotto
casa, era una giornata piovigginosa con nebbia. Mentre che piovigginava
Veronica era nel giardino sotto casa, al…

Pubblico Ministero: Aveva già
iniziato la scuola Veronica?

Teste Di Gangi V.: No, ancora no.

Pubblico Ministero: Ancora no?

Teste Di Gangi V.: Sicché era
verso la metà di settembre all’incirca o forse aveva iniziato qualche giorno.
Era proprio all’inizio della scuola. Incontrandola sotto la pioggia, giù, gli
dicevo: “Veronica, sali in casa, lo vedi che sta piovendo?” E invece la
Veronica, con un gesto di disinvoltura con la mano destra o con la sinistra,
neanche a gi-rarsi, mi dice come che… “me ne frego”, cioè era strana. Già quel
primo sintomo che avevo notato in casa, quando salutò la mamma dicendoci:
“Ciao, buonanotte”, gli dà un bacio e va a letto, questo è stato un altro
evento che noto e informo la madre, a dirci:
“Vedi che Veronica continua a essere sempre più strana.”

Pubblico Ministero: Più strana,
cioè diversa rispetto a com’era in passato?

Teste Di Gangi V.: A com’era in
passato, sì.

Pubblico Ministero: Non era
abituata a avere gesti così, di… di quello che le fece?

Teste Di Gangi V.: No, no, no.

Pubblico Ministero: No?

Teste Di Gangi V.: No, perché
Veronica è una ragazza molto dolce, molto buona, dividerebbe tutto con gli
altri, con gli amici. È di cuore, è una ragazza molto di cuore.

Pubblico Ministero: Non è
maleducata, come a volte sono i ragazzi, che…

Teste Di Gangi V.: Maleducata no,
non è maleducata. Però in quelle fasi, in quel periodo, era molto nervosa,
aggressiva.

Pubblico Ministero: Perché mi
dice aggressiva? Cosa ha visto? Lei ci deve raccontare, se può, i fatti
proprio.

Teste Di Gangi V.: Sì, sì, sì,
aggressiva e… Lei attraversò un periodo che era anche in grado di litigare con
gli amici, cosa mai fatta di Veronica. Insomma, aggrediva chiunque per
qualsiasi motivo, era irrequieta.

Pubblico Ministero: Ho capito. E
a questo punto parla con la signora Triolo di queste stranezze?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Pubblico Ministero: E cosa
decidete?

Teste Di Gangi V.: Per la seconda
volta dico: “Vedo che Ve-ronica… c’è qualcosa che non va in questa ragazza.”
Però, insomma, una mamma, sì, ascolta, può ascoltare un consiglio, però vuole
essere sicura prima di intervenire a qualsiasi cosa. Nel frattempo succede un
altro evento a scuola. Io a quel punto, in quel periodo…

Pubblico Ministero: Quale evento,
mi scusi?

Teste Di Gangi V.: Sì. A quel
punto io, in quel periodo, vedendo la stranezza di questa ragazza, mi sono
permesso a seguirla di più, nel senso: la…

Giudice: Siamo sempre a settembre
o siamo andati già oltre con…

Pubblico Ministero:
Settembre-ottobre, sì.

Teste Di Gangi V.: No, no, siamo
settembre, all’inizio di scuola.

Giudice: Va bene, ho capito.

Teste Di Gangi V.: Siamo
all’inizio di scuola. In questo periodo, quando io ho notato il secondo evento,
mi permetto a starci più vicino a Veronica, nel senso la mattina io partivo,
andavo a casa a prendere Veronica e portarla, accompagnarla a scuola tutte le
mattine, quando un giorno, all’uscita di scuola, Veronica mi racconta un evento
suc-cesso a scuola e mi dice che il professore di musica prende i ragazzini, li
mette nei sacchi della spazzatura, li chiu-de nell’armadio e aspetta che passa
il camion della spazzatura per gettarli lì dentro. Ma con risata gli dico:
“Ve-ronica, ma che dici?” Dice: “Guarda, ho parlato alla preside, gliel’ho
raccontato questo evento successo.” Dico: “E la preside che t’ha detto?” “M’ha
detto che quando succede una prossima volta di informarla.”
La preside… Quando sono arrivato a casa a accompagnare a Veronica l’ho
raccontato alla madre di questo evento. È passato un giorno circa, la scuola
telefona, cerca la madre, perché hanno fatto una riunione di classe, perché
Veronica non stava bene. Anche la scuola ha notato questi problemi…..>>

<<….Pubblico Ministero:
Allora signor Di Gangi, eravamo… signor Di Gangi, quindi ci vuole dire che cosa
fece la Triolo quando lei riferì questo episodio dei ragazzi chiusi nei sacchi?

Teste Di Gangi V.: Quando è
successo… sono successi questi episodi, la Triolo all’impatto non accettava
l’evidenza, però subito dopo qualche giorno la scuola la chiamò. È stata
invitata, perché hanno fatto una riunione di classe riguardo a Veronica, che
non stava bene, lo hanno notato anche a scuola questo comportamento. E
Veronica, fra l’altro, dormiva sui banchi a scuola, è stato riferito.

Pubblico Ministero: Cioè, si
addormentava in classe sul banco?

Teste Di Gangi V.: Sì, dormiva
sui banchi.

Pubblico Ministero: E quindi i
professori convocano una riunione dei professori?

Teste Di Gangi V.: Esatto, sì,
hanno fatto una riunione di classe. Hanno chiamato la mamma, chiedendo qual era
il problema di questa ragazza, visto che dormiva sui banchi, e questo episodio
successo… gli ha dato delle spiegazioni la mamma, dicendo che la figlia faceva
una cura in un dottore, però non sapeva più di tanto, cioè è stata una novità
sentire tutto questo della scuola, quello che aveva dichiarato Veronica quel
giorno alla preside, dicendo che i ragazzi li metteva dentro ai sacchetti della
spazzatura, li chiedevano dentro l’armadio e aspettavano che passava il camion
della spazzatura per gettarli. A quel punto sua madre a me… ha iniziato a
credere che Veronica stava male, che aveva…

Pubblico Ministero: Cioè, ha
accettato l’idea che…

Teste Di Gangi V.: Ha accettato,
sì, l’evidenza.

Pubblico Ministero: E quindi che
cosa avete pensato di… di fare per venire incontro a questo… a questa novità?

Teste Di Gangi V.: A questa
novità la madre… mi sembra di aver chiamato la dottoressa a quell’epoca per
riferire quello che era successo. E niente, poi di punto in bianco gli ha
smesso il farmaco di darcelo.

Giudice: Ha smesso il farmaco?

Teste Di Gangi V.: Ha smesso, ha
smesso di darci il farmaco alla figlia, perché ha capito che c’era qualcosa che
non andava.

Giudice: E qui in che epoca
siamo? In che periodo?

Teste Di Gangi V.: Qua siamo alla
fine di ottobre, i primi di novembre.

Giudice: Cioè, questo episodio
dei sacchi del professore si colloca in questo periodo qua?

Teste Di Gangi V.: Sì, suppergiù
in quel periodo, sì.

Giudice: Fine ottobre, primi di
novembre. Prego….>>

<<….Pubblico Ministero:
Dunque, dopo questo episodio andate da Luigi Rossi. E questi episodi sono
terminati con questo momento o no?

Teste Di Gangi V.: L’indomani s’è
andato dal professor Luigi Rossi, l’ho accompagnati io, sono rimasto giù in
mac-china. Il professore ha buttato giù nel cestino le medicine che ha visto,
scrivendo una lettera con il suo pugno, che insomma… c’ha mandato dalla
dottoressa Mirella Florita per chiedere una consulenza da parte sua.

Pubblico Ministero: E dalla
dottoressa Florita che cosa avete sentito?

Teste Di Gangi V.: La dottoressa…

Pubblico Ministero: Cosa vi siete
sentiti dire, cosa ha fatto? Le ha dato altri medicinali? Cosa ha fatto?

Teste Di Gangi V.: No, gli ha
dato una cura dimagrante alimentare, gli ha fatto fare… l’ha tenuta a lungo a
parlarci, a dialogare, per capire Veronica in quello stato che era. Ci siamo
stati più di una volta dalla dottoressa Mirella Florita……>>

…<<…..Avv. dif. Casciani:
Senta, e questi farmaci li ha sempre comprati lei?

Teste Di Gangi V.: Le più volte
sì.

Avv. dif. Casciani: Quante volte
li ha comprati i farmaci?

Teste Di Gangi V.: L’ho comprati
tante volte.

Avv. dif. Casciani: Ha conservato
la ricevuta? Perché non c’è nel processo.

Teste Di Gangi V.: Le ricevute
non l’ho conservate, non si pensava di arrivare a una storia simile per…
ritrovarci davanti a un banco.

Avv. dif. Casciani: Siccome è
stata… sì. Siccome è stata conservata quella del 15 luglio, lei ricorda se alla
metà di luglio… se alla metà di luglio ha acquistato lei del Topamax?

Teste Di Gangi V.: Sì, due
scatole.

Avv. dif. Casciani: Due scatole.
Si ricorda la data in cui lo ha acquistato?

Teste Di Gangi V.: Verso la fine
di luglio.

Avv. dif. Casciani: Può darsi
verso la metà di luglio?

Teste Di Gangi V.: Forse sì.

Avv. dif. Casciani: Si ricorda
queste scatole di Topamax quante compresse contenevano?

Teste Di Gangi V.: No, non mi
ricordo.

Avv. dif. Casciani: È possibile
60 per ogni scatola?

Teste Di Gangi V.: 60? Se mi fa
fare mente locale cinque minuti, gli do la risposta.

Avv. dif. Casciani: Sì, sì, io
sono qui.

Teste Di Gangi V.: 60… sì, forse
sì. Forse.

Avv. dif. Casciani: Dunque,
eravamo – si diceva – alla metà di luglio all’incirca, vero?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Avv. dif. Casciani: …quando lei
ha comprato queste due scatole di Topamax. Dopo quella data lei ne ha comprato
ancora?

Teste Di Gangi V.: Sì…..>>

<<….Avv. dif. Casciani: Ci
sono questi due… questi due certificati, queste due prescrizioni, e le due
ricevute di paga-mento che sono acquisite al fascicolo del Giudice, perché
evidentemente erano state conservate. Dopo questa data, dopo il 16 luglio del
‘99, lei è sicuro di avere fatto altri acquisti?

Teste Di Gangi V.: Dopo il 16
luglio?

Avv. dif. Casciani: Dopo il 16
luglio del ‘99, sì.

Teste Di Gangi V.: Sì.

Avv. dif. Casciani: Ci vuol dire
presso quale farmacia?

Teste Di Gangi V.: Non ricordo la
farmacia precisa dove… ma io ricordo di avere andato nella dottoressa per una
prescrizione di due scatole.

Avv. dif. Casciani: Non è quella
la prescrizione di due scatole? Quelle sono due scatole. Quindi altre due
scatole dopo dieci giorni?

Teste Di Gangi V.: No dopo dieci
giorni. Quando la ragazza andò in ferie ad agosto con il padre io, prima che
finisse il mese di luglio, mi sono recato allo studio della dot-toressa per
farci prescrivere dei farma… cioè, questa cura per quando la ragazza andava via
quel mese con la scorta dei farmaci.

Avv. dif. Casciani: Quindi,
allora, lei dice… scusi, il 16 luglio sono quelle, è così? Sono due scatole.
Poi prima della fine di luglio lei ne ha comprate altre due scatole?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Avv. dif. Casciani: Sì. Però non
ha più questa prescrizione, né ha più la ricevuta di pagamento della farmacia,
è così?

Teste Di Gangi V.: Ma quella
prescrizione dovrebbe essere quella… quella ricetta rossa della
dottoressa…>>

<<….Giudice: Gli è stata
fatta una domanda dalla difesa, alla quale lei ha risposto… cioè, alla domanda
se in quel periodo, quindi siamo settembre ‘99…

Teste Di Gangi V.: Sì.

Giudice: …stesse ancora prendendo
i farmaci prescritti dalla dottoressa Marazziti, lei ha risposto: “Stava ancora
prendendo i farmaci.” Siamo rimasti a questo punto. Su questo punto, allora,
c’è una contestazione della difesa. Leggiamo il passo della contestazione.

Avv. dif. Casciani: Allora,
siccome è un teste, Giudice, che…(fuori micr.) Io vorrei che il Giudice
sentisse questo, che la contestazione sia… c’è la domanda della Polizia che
dice: “Che cambiamenti ha notato nel comportamento della figlia di Triolo
Antonina, Ruocco Veronica, di seguito alla cura prescritta dalla dottoressa
Marazziti…(fuori micr.)” Rispose, ecco: “I cambiamenti che ho notato sono stati
questi. Un giorno circa nel mese di settembre-ottobre ‘99 ho notato che
Veronica, mentre si trovava nel giardino sito sotto l’abitazione, passeggiava
in modo stanco, sembrava disinteressata di quello che gli stava accadendo
intorno, infatti piovigginava. Io la chiamavo dicendogli di rientra-re in casa,
perché stava piovendo, ma lei mi rispose con
un gesto, come se mi volesse dire: “Che me ne importa?” Da quel giorno
mi misi a seguire con maggiore attenzione i comportamenti di Veronica, che via
via che passavano i giorni erano sempre più strani, tipo quello di salutare la
madre prima di andare in bagno come se dovesse andare a letto, perché poi la
salutava dicendole “buonanotte”, con un tono di voce strano. Di seguito a
questi comportamenti, tenuto conto dell’amicizia che mi lega alla madre di
Veronica, ho deciso di stare vicino alla famiglia, accompa-gnando la bambina a
scuola tutte le mattine, in quanto Triolo Antonina a causa delle vicissitudini
della figlia era andata un po’ in crisi, tant’è che è dovuta ricorrere alle
cure del dottor Luigi Rossi. Una mattina all’uscita di scuola Veronica mi disse che il professore
di musi-ca…(fuori micr.) i bambini dentro un sacchetto di spazzatura e li
chiudeva dentro l’armadio per poi gettarli nel camion…”

Giudice: Va bene, fin qui non
c’è… non mi sembra che ci siano discrasie rispetto a quanto riferito. Vediamo.

Avv. dif. Casciani: Ecco,
gliel’ho letta tutta. Questi cambiamenti a cui lui fa riferimento cominciano
nel… in un giorno circa nel mese di settembre-ottobre. La Polizia domanda: “Nel
periodo in cui lei ha notato questi comportamenti”, e abbraccia tutto quello
che era stato detto un attimo prima, “conosce se Ruocco Veronica stava facendo
la cura…”

Giudice: Al microfono, avvocato,
però.

Avv. dif. Casciani: Scusatemi.
Domanda: “Nel periodo in cui lei ha notato questi comportamenti”, che sono
tutti quelli descritti un attimo prima, “conosce se Ruocco Veronica stava
facendo la cura della dottoressa Marazziti?” Risposta: “Aveva già smesso la
cura della dottoressa Marazziti.” Questa è la contestazione.

Giudice: Bene. Può chiarire
questo?

Teste Di Gangi V.: Sicuramente
c’è un errore della Polizia di Stato, perché io ho spiegato alla Polizia di
Stato gli eventi successi alla ragazza e quando ha smesso la cura.

Giudice: Cioè, la cura quando
l’ha smessa, che lei ricordi?

Teste Di Gangi V.: Verso la fine
ottobre, i primi di novembre, quando s’è portata dal professor Luigi Rossi.

Giudice: Quindi dopo l’episodio
anche della scuola, della… dei sacchetti per intendersi?

Teste Di Gangi V.: Esatto,
esatto, esatto.

Giudice: Bene, questa è la
risposta avvocato. Prego, ha altre domande?

Avv. dif. Casciani: Sì, ancora
una. Quando, diciamo, la si-gnora Triolo ha portato la propria figlia dal
professor Rossi lei ha detto: “Io sono rimasto in macchina.”

Teste Di Gangi V.: Sì.

Avv. dif. Casciani: E poi ha
anche aggiunto: “Il professor Rossi ha gettato i medicinali nel cestino.” Ma
lei come fa a saperlo questo?

Teste Di Gangi V.: Me l’ha
raccontato la madre portando la figlia

Avv. dif. Casciani: Ah, gliel’ha
detto la madre. Quindi la madre, lei dice, aveva questi medicinali dietro?

Teste Di Gangi V.: Il professor
Luigi Rossi in viale Risor-gimento a Prato, al suo studio, ha voluto portati i
farmaci che prendeva la ragazza. Quando li ha visti l’ha buttati nel cestino.
Questo me lo racconta la madre, che era con la figlia presente.

Avv. dif. Casciani: La Triolo,
bene, bene.

Teste Di Gangi V.: Difatti il
professor Luigi Rossi gli prescrive una cura alla ragazza, perché non stava
bene….>>

<<…Teste Di Gangi V.:
Quando io ho notato questi cambiamenti d’umore di Veronica lo comunicavo alla
madre. Quando me ne accorgevo, quando stavo vicino a lei, che me ne accorgevo
di questi cambiamenti, lo comunicavo subito alla madre.

Avv. P.C. Cianferoni: Della
Marazziti in quel momento, della cura Marazziti, che ne era? Si… c’erano queste
scatole di pasticche in casa oppure no?

Teste Di Gangi V.: Sì, c’erano.

Avv. P.C. Cianferoni: Gli
venivano ancora date o no?

Teste Di Gangi V.: Fino alla…

Avv. P.C. Cianferoni: Lei lo sa o
no questo fatto?

Teste Di Gangi V.: Fino alla fine
di ottobre, i primi di novembre Veronica prendeva i farmaci……>>

<<…Giudice: I test, va
bene. E sempre chiaramente… perché lei non era presente al momento in cui
venivano prescritti que-sti farmaci. Che cosa di preciso le riferì la signora
Triolo a proposito di questa somministrazione di farmaci, di questa
prescrizione? Le riferì se era stata informata
dell’efficacia di questi farmaci, di che cos’erano?

Teste Di Gangi V.: No, no.

Giudice: Cioè, non gli disse
nulla? Che cosa… ecco, ne par-laste?

Teste Di Gangi V.: Ah, sì, sì,
sì.

Giudice: Che cosa… che cosa le
raccontò la signora Triolo?

Teste Di Gangi V.: M’ha
raccontato che questi farmaci servivano per dimagrire Veronica.

Giudice: Cioè, questo…

Teste Di Gangi V.: Per una cura
dimagrante.

Giudice: La Triolo glielo riferì
come esserle stato detto dalla dottoressa Marazziti?

Teste Di Gangi V.: Esatto, sì,
sì.

Giudice: Che erano farmaci per
una…

Teste Di Gangi V.: Per dimagrire.

Giudice: Per dimagrire?

Teste Di Gangi V.: Per una cura
dimagrante.

Giudice: Si ricorda nient’altro
lei di questo, a questo proposito?

Teste Di Gangi V.: A questo
proposito no.

Giudice: Cioè, si ricorda per
caso se la do… se la Triolo le riferì se la dottoressa le aveva chiesto o meno
un consenso esplicito a questa cura, se era d’accordo o meno con questa cura?

Teste Di Gangi V.: No, no, no.
No, non gli ha chiesto un consenso a tutto questo. Gli ha prescritto questo
dicendoci, la dottoressa, che nel futuro… il prossimo anno Veronica poteva
mettere un costume come tutti gli altri ragazzini della sua età, adolescenti,
con una figura molto più…

Giudice: Ho capito. Senta,
un’ultima cosa riguardo alle… ai sintomi che lei notò, va bene? Da un certo
periodo in poi ha riferito, dunque, di sonnolenza… va bene?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Giudice: Ma per caso le risultò o
no anche… cioè, la bambina soffriva anche di mal di testa?

Teste Di Gangi V.: Sì.

Giudice: Questo, ecco, come lo…

Teste Di Gangi V.: Perché quando…

Giudice: Cioè, glielo riferì la
mamma, glielo riferì la bambina?

Teste Di Gangi V.: No, no, no,
perché…

Giudice: Notò lei certi
comportamenti?

Teste Di Gangi V.: Lo notavo io.
Si alzava dal letto, per esempio, alle due molto pallida nel viso, dormiva
sempre. Questo già l’avevo detto precedentemente.

Giudice: Questo, sì, l’ha già
detto.

Teste Di Gangi V.: Dormiva sempre
e ci diceva magari: “Mamma, c’ho mal di testa.” In più aveva questo formicolio
nel corpo, che ai tempi è stato quell’evento quando s’è chiamato la dottoressa,
dicendo: “Dottoressa, la bambina c’ha questi problemi, la ragazza c’ha questi
problemi.” La dottoressa ha suggerito d’aumentarci la dose.

Giudice: Ho capito. Lei ha detto
che aveva iniziato a frequentare la… perché questi fatti… il primo appuntamento
con la dottoressa Marazziti siamo nel giugno, no? Fine giugno del ‘99?

Teste Di Gangi V.: Nel giugno,
sì.

Giudice: La sua frequentazione
con la signora Triolo risale a quanto tempo prima?

Teste Di Gangi V.: Un anno, un
anno e mezzo prima.

Giudice: Quindi, già aveva avuto
modo in qualche maniera di vedere anche la bambina?

Teste Di Gangi V.: Sì, sì, sì,
conoscevo già la bambina e… da un anno, un anno e mezzo circa.

Giudice: Ho capito. Va bene, non
ci sono altre domande. Può accomodarsi.

Quanto alla deposizione della
persona offesa RUOCCO Veronica (ascoltata all’udienza del 21.9.2004) vanno
fatte soltanto poche annotazioni.

Infatti la ragazza (che,
ricordiamolo ancora una volta, all’epoca aveva poco meno di 12 anni) ha
dichiarato di ricordare ben poco (per non dire nulla) di cosa effettivamente le
accadde cinque anni addietro, ed in particolare di cosa fu detto o spiegato a
proposito della cura a base di TOPAMAX dalla dott.ssa MARAZZITI durante la
visita del 18 giugno 1999; VERONICA si è però ricordata che prendeva delle
pasticche tutti i giorni: in particolare a pag. 273 del verbale stenotipico
dice che le sembra di ricordare che al mare (siamo ad agosto del 1999) suo
padre le levò le pasticche, ma che lei stava male e le rivoleva, aggiungendo anche
che le faceva male l’addome, che aveva formicolio alle mani, ai piedi, al
corpo, situazione questa che la ragazza ricollega al periodo in cui prendeva
queste pasticche (p. 274). “Poi del
resto – dice la teste – non me lo
ricordo, cioè so solo che stavo male e
basta” ; non ricorda se questo
star male continuò anche nel periodo scolastico di settembre/ottobre.

VERONICA ricorda inoltre che in
quel periodo sbavava (sputacchiavo dice
a pag. 279) e che dormiva tanto (p. 275), da tutte le parti, anche a
scuola durante la lezione (.. “non ce la facevo a stare sveglia” dice a pag.
276).

Quindi, in conclusione, si può
dire che quella della p.o. è una testimonianza tutto sommato di scarsa utilità
ai fini della ricostruzione della vicenda, il che era più che prevedibile
trattandosi non solo di una deposizione avvenuta a distanza di oltre cinque
anni dai fatti, ma, soprattutto, della deposizione resa da una persona ora
diciassettenne che racconta cose successe quando era poco più che una bambina e
che non poteva certo rendersi pienamente conto di ciò che le stava accadendo.

Testimonianze invece importanti
per ricostruire quale fosse lo stato psico/fisico della bambina durante
l’assunzione del TOPAMAX e, più in particolare, al fine di stabilire con
sufficiente precisione fino a quando si protrasse l’assunzione del farmaco,
sono quelle rese dal padre di VERONICA, RUOCCO Luigi e, soprattutto, quelle
della preside dell’istituto scolastico frequentato dalla p.o., BORTOLONE Maria
Rosaria, dell’insegnante di musica prof. LANZETTA Giuseppe, dell’assistente
sociale GUERRINI Simona e del medico di famiglia PIANTINI Paolo.

Vediamo dunque una ad una queste
importanti testimonianze, anche in questo caso selezionando e riportando per
esteso alcuni dei passaggi più significativi.

· teste RUOCCO Luigi (ud.
21.9.2004)

È importante premettere che
(staremmo quasi per aggiungere incredibilmente) il padre della bambina non era
mai stato sentito dagli organi inquirenti nel corso della indagini preliminari.

Il teste (che all’epoca dei fatti
era già da tempo separato dalla TRIOLO) ricorda che VERONICA era molto nervosa
a luglio quando la prese per andare al mare in Sicilia (p. 287 del verbale
stenotipico); prima – aggiunge il teste – VERONICA era una ragazza tranquilla
che non aveva mai avuto problemi di nulla; il teste dichiara che partirono lui
e la figlia da Firenze il 10 agosto ‘99 e che aveva con sé (sottinteso:
consegnati dalla madre) due flaconi di pasticche di TOPAMAX da dare a VERONICA
(p. 288); dice che la mattina la bambina non si alzava da letto, era molto
agitata, il cuscino era bagnato di saliva, cosa che destò in lui un
comprensibile allarme; dopo una settimana di vacanza decise quindi di chiamare
la TRIOLO per dirle che VERONICA non stava bene. Il teste precisa che lui nel
frattempo aveva continuato a dare le pasticche a VERONICA (p. 289).

Dopo che la TRIOLO aveva parlato
per telefono con la dott.ssa MARAZZITI (attenzione: non si trattò quindi –
stando al resoconto del teste – di una telefonata spontanea fatta direttamente dall’imputata al RUOCCO come sostiene la
Difesa) questa dopo un paio di giorni telefonò al RUOCCO rassicurandolo – così
afferma il teste – che era tutto
regolare e cioè che la cura era giusta; di conseguenza – aggiunge il RUOCCO –
lui continuò a dare le pasticche di TOPAMAX alla figlia fino alla fine di
agosto.

Quanto alla sonnolenza il teste
dice che VERONICA la mattina faceva fatica ad alzarsi, che si alzava alle 11 e
poi si rimetteva a dormire sulla poltrona e che, di conseguenza, andavano in
spiaggia solo nel pomeriggio; il teste conferma poi quanto dichiarato dalla
TRIOLO e dal DI GANCI riguardo alla salivazione della bambina anche di giorno
mentre parlava; sputava nel parlare dice il teste (p. 291).

Con riferimento poi al protrarsi
della “cura” il teste RUOCCO afferma con sicurezza di non avere mai interrotto
la somministrazione del farmaco durante il mese di agosto.

In particolare, riguardo a
quest’ultima circostanza, il teste così dichiara a p. 294: “..mi telefonò (la
TRIOLO, n.d.r.) un giorno e mi disse che aveva smesso la cura e verso, non so,
la fine di ottobre, così mi sembra…e l’aveva portata da un professore di nome
Rossi…”.

Il teste poco ricorda dei passaggi successivi se cioè
VERONICA una volta cessata la cura iniziò o meno a stare meglio (è importante
precisare che il teste non frequentava la casa dove abitava la figlia perché
lui e la TRIOLO erano già separati da almeno 3 anni); un particolare che il
teste riferisce è che gli scatti di nervosismo erano rimasti anche dopo (p.
295), ribadendo però che la bambina prima della cura non aveva mai avuto scatti
di nervosismo, era tranquilla e socievole, stava bene insomma.

Il teste aggiunge ancora che
VERONICA mangiava poco ma non sa dire se fosse o meno dimagrita; dice che nel
colloquio telefonico riferì alla MARAZZITI che la bambina dormiva (“era tutto
un continuo dormire”, p 299) e che aveva sbavamenti e formicolii.

Ai primi di settembre – dice il
RUOCCO – non telefonarono alla MARAZZITI, però il teste fa chiaramente capire
che per quanto riguarda il periodo successivo all’agosto del 1999 egli si è
sostanzialmente disinteressato dei problemi della figlia.

A pag. 303 si legge che il teste
non ricorda se VERONICA gli abbia riferito di avere avuto incubi nel periodo in
cui erano insieme in vacanza al mare.

Prima dell’agosto ‘99 – conclude
il teste – egli stava anche due mesi senza vedere la figlia, quindi il teste
poco può dire sulle reali condizioni di VERONICA prima di quel periodo; aveva
visto la figlia anche a giugno e a maggio di quell’anno ma sporadicamente per
mezz’ora quindi non sa dire il teste se i problemi del sonno, ad esempio,
VERONICA li avesse anche in quel periodo oppure no; comunque – precisa il
RUOCCO – non si era reso conto di nulla di anomalo prima delle vacanze al mare,
al contrario di ciò che accade ad agosto del ‘99 quando invece rimane
negativamente colpito dalle condizioni fisiche della figlia; l’anno precedente,
ad esempio, VERONICA, dice il teste, stava benissimo al mare.

Quindi riassumendo: il teste
conferma che la somministrazione del TOPAMAX era continuata ininterrottamente
per tutto il mese di agosto ‘99 e che VERONICA in quel periodo stava male,
soprattutto perché dormiva quasi sempre e ovunque; indirettamente il teste
offre un prezioso riscontro sull’epoca di cessazione della cura a “fine
ottobre” quando riferisce informazioni in
proposito avute (all’epoca) dalla madre; riscontro che – ad avviso di questo
giudice – proviene dal dibattimento in maniera genuina perché, è bene
ricordarlo, sono da escludere contatti pregressi o versioni di comodo
concordate tra il teste, tra l’altro mai sentito in precedenza, e la TRIOLO
perché oramai i due erano da molto tempo separati, significativo del resto il
fatto che dalla dott.ssa MARAZZITI il padre di VERONICA non era presente e
tutto si può dire fuori che fosse ben informato
su cosa esattamente stava capitando alla figlia.

· BORTOLONE Maria Rosaria,
preside (ud. 21.9.2004)

La teste viene sostanzialmente
interrogata sull’episodio di presunta allucinazione che VERONICA avrebbe avuto
a scuola ai primi di novembre del 1999 e sulle problematiche connesse (in
particolare che la bambina si addormentava spesso in classe) emerse a seguito
di detto episodio: convocazione della madre a scuola e notizia appresa dalla
stessa che si trattava di “una bambina in cura”, circostanza questa molto
importante per dare una collocazione temporale alla durata della cura a base di
TOPAMAX perché la teste collega significativamente questa affermazione, e cioè
che si trattava appunto di una “bambina in cura”, all’epoca dell’episodio
allucinatorio che fece scattare l’allarme a scuola, episodio che si colloca
pacificamente ai primi di novembre del 1999.

<<….Pubblico Ministero:
Allora professoressa, buongiorno. Noi oggi dobbiamo disturbarla su dei ricordi
abbastanza risa-lenti e risalenti, per la precisione, a grossomodo… al pe-riodo
che è il ‘98, il ‘99 e, se ce la fa, anche il 2000. Vediamo cosa lei riesce a
ricordare in relazione a un’alunna della scuola della quale lei all’epoca era
preside, e cioè la ragazzina Ruocco Veronica. Se la ricorda, l’ha vista qui?

Teste Bortolone M.R.: Sì, sì, sì,
l’ho rivista ora.

Pubblico Ministero: Ecco. Io da
lei vorrei in primo luogo sapere, se lei lo ricorda, tutto quello che ci può
riferire intorno a un episodio del quale c’è un accenno soltanto, lo sappiamo
abbastanza confusamente da fonti di seconda mano, io dico, che è un episodio di…
che provocò la riunione del consiglio di classe all’epoca, che più o meno
sarebbe collocato all’inizio dell’anno scolastico ‘99/2000. Ha capito di cosa…

Teste Bortolone M.R.: Sì, sì, sì,
ho capito.

Pubblico Ministero: Io non posso
suggestionarla, ecco.

Teste Bortolone M.R.: Mi ricordo,
no.

Pubblico Ministero: Ci racconti
cosa accadde…>>

…<<Teste Bortolone M.R.:
No, no. Io ricordo, invece, precisamente l’episodio sia… perché allora Veronica
Ruocco era una ragazza della Pirandello, quindi io ero preside a Piero Della
Francesca, tutte e tre queste scuole, con la residenza della dirigenza
scolastica alla Piero Della Francesca, però seguivo in modo particolare anche i
ragazzi della Pirandello, un ambiente particolarmente problematico. Ricordo
questo problema di questa ragazza, problema che mi viene riportato prima dai
docenti e poi la ragazza stessa, e comunque emerge il problema, diciamo, di una
fantasia di questa ragazza riferita al docente di educazione musicale, il
professor Lanzetta. Mi viene detto che la ragazza avrebbe detto che i raga… che
il professore prendeva i bambini e li metteva in un sacco, nel sacco della
spazzatura, varianti diverse; poi se li consegna al camion della spazzatura… Ma
insomma io mi rendo conto che questa è una fantasia, quindi che non può avere
rapporti con la realtà, però indubbiamente io sono chiamata a chiamare il
professore, cioè… e quindi io ricordo di avere avuto un colloquio individuale
con il professore, al quale chiedo: “Ma insomma, questa ragazza come mai fa
questa fantasia?” E…

Giudice: Ecco, questo… scusi,
perché noi abbiamo delle esigenze processuali di sapere sempre la fonte, no?

Teste Bortolone M.R.: Sì.

Giudice: Lei questa fantasia che
aveva avuto la ragazza chi… da chi la apprende?

Teste Bortolone M.R.: Due fonti.

Giudice: Ce le dica.

Teste Bortolone M.R.: E dalla
ragazzina stessa, che a un certo punto mi viene a parlare, e qualche… io non mi
ricordo, è stato qualche giorno prima, però insomma nel giro di questi
pochissimi giorni avevo già sentito di questa dai… perché la vicepreside mi
dice: “I compagni dicono che la ragazza dice”, poi viene la ragazza in
presidenza.

Giudice: Quindi dalla
vicepreside…

Teste Bortolone M.R.: Dalla
vicepreside, quindi si dice, c’è questa specie di leggenda, ma poi la ragazza
direttamente mi viene a dire: “Il professore…” Ora io non ricordo esattamente
se metteva uno o più ragazzi e li consegnava a… cioè, li metteva… quello che
ricordo: il sacco della nettezza, bambini messi nel sacco della nettezza.

Pubblico Ministero: Ecco. Io le
faccio una domanda di precisazione: lei l’ha definita fantasia. Ma quando
Veronica le raccontò questo episodio era convinta di raccontarle una storia
fantastica o un dato di realtà?

Teste Bortolone M.R.: No, no, lei
lo dava per vero.

Pubblico Ministero: Ecco.

Teste Bortolone M.R.: Veronica
dava per vero una cosa del genere. Sono stata io che ho pensato immediatamente
che fosse un’allucinazione, una fantasia.

Pubblico Ministero: Ecco, una
allucinazione, fantasia.

Teste Bortolone M.R.: Insomma, io
definisco fantasia qual-cosa che non ha… che non poteva aver riferimento con la
realtà insomma. In questo senso era…

Pubblico Ministero: E lei…

Teste Bortolone M.R.: Mi pareva
non ci fossero… non ci fosse nessuna fondatezza.

Pubblico Ministero: E quindi
Veronica perché venne da lei a esporre questa vicenda, questa storia? Cosa le
chiedeva?

Teste Bortolone M.R.: Dunque,
Veronica diciamo mi viene a raccontare questo fatto. Io avevo rapporto con i
ragazzi, rapporti abbastanza stretti, i ragazzi sapevano che si po-tevano
rivolgere alla preside anche in qualunque momento, insomma, di fronte…

Giudice: Era una prima media,
vero? Una prima media?

Teste Bortolone M.R.: Era… senta,
era una prima media ripetuta da quello che io so, perché Veronica aveva già
fatto un anno alla… alla Pirandello. Veronica è stata bocciata e quindi aveva…
ha ripetuto alla… anzi, in un primo periodo è venuta alla Piero Della
Francesca, cioè mi è stato chiesto che Veronica venisse alla Piero Della
Francesca e io, anche con una certa difficoltà, l’ho inserita. Dopo una
quindicina di giorni, non lo so esattamente, se n’è ritornata alla Pirandello,
poi questa cosa deve essere stata, che ne so, a ottobre, novembre, insomma io
mi ricordo mesi inver-nali, primo quadrimestre, ecco, poi le date non le
so…..>>

…<<Pubblico Ministero: Fino
a qui, diciamo fino all’allucinazione del professore di musica, Veronica ha
mostrato un temperamento tranquillo?

Teste Bortolone M.R.: Diciamo non
mi ricordo atti, comportamenti aggressivi, no.

Pubblico Ministero: E invece
successivamente emersero di questi dati?

Teste Bortolone M.R.: Ma senta,
comportamenti… diciamo prima di tutto dormiva.

Pubblico Ministero: Cioè, che
vuol dire?

Teste Bortolone M.R.: Dormiva in
classe, almeno mi veniva riferito che scarsissima… scarsissimi… come dire, non
aveva attenzione, s’addormentava in classe.

Pubblico Ministero: Sempre lo
stesso periodo in cui…

Teste Bortolone M.R.: Ma io credo
che era lo stesso periodo. Io parlo del secondo anno di ripetenza, ecco.

Pubblico Ministero: Sì, sì,
perfetto, perfetto.

Teste Bortolone M.R.: Io ce l’ho
fisse così, però insomma io non ho altre cose. Questo episodio, questo del
sacco della nettezza, è quello che più mi ricordo, comportamenti un po’
disturbati. Ma sa perché me li ricordo? Perché poi, insomma, si… diciamo si
organizzò un intervento di recupero con questa ragazza insieme ad altri due,
quindi mi ricordo il professore di lettere che li rincorreva per fargli fare i
compiti. Però io, sinceramente, più di tanto non ho…

Pubblico Ministero: No, no, però
è molto importante questo aspetto che c’ha ora detto, del fatto che si
addormentava in classe.

Teste Bortolone M.R.: Questo
dell’addormentarsi in classe… questo mi fu segnalato.

Pubblico Ministero: Ecco, okay.
Bene, io non ho altre domande, signor Giudice.

Giudice: Grazie. La Parte Civile?

Avv. P.C. Cianferoni: No.>>

…..<<Avv. dif. Casciani:
Senta, ecco, questo episodio di… a lei quando fu riferito, del fatto che la
bambina diceva del professore di musica che metteva nei sacchi i ragazzi? Si
ricorda?

Teste Bortolone M.R.: Guardi, io…
io non lo so, io mi ricordo… Sarà stato i primi mesi del primo quadrimestre, ma
ora andare a dire…

Avv. dif. Casciani: Di quale
anno?

Teste Bortolone M.R.: Del ‘99.

Avv. dif. Casciani: Primo quadrimestre
del ‘99?

Teste Bortolone M.R.: Sì, perché…
‘99. È stato il mio ultimo anno a quella scuola, io così c’arrivo. È stato il
mio ultimo anno a quella scuola e deve essere stato sicuramente prima di
Natale, diciamo la verifica intermedia del primo quadrimestre. Di solito…

Giudice: Quindi ‘99? ‘99?

Teste Bortolone M.R.: ‘99. Di
solito questa verifica intermedia avviene tra ottobre e novembre. Io più di
tanto non posso arrivare.>>

…<<Avv. dif. Casciani:
Questo periodo dopo il… diciamo dopo novembre ‘99 e fra giugno del 2000, quando
lei andò via di lì…

Teste Bortolone M.R.: Sì.

Avv. dif. Casciani: …ha più avuto
notizie di episodi di…

Teste Bortolone M.R.: No. Guardi,
io proprio… ero stata quindici anni in quella scuola, quindi in un certo senso
ho troncato i legami, perché era poi difficile…

Avv. dif. Casciani: No, no,
voglio dire… no, a parte questo. Ma fra il novembre ‘99 e il giugno del 2000
episodi ricollegabili al comportamento…

Teste Bortolone M.R.: Senta, ma
diciamo che questa ragazzina è stata sempre tenuta, io ricordo i loro… i suoi
professori, il professore di lettere, il professor Massoli(?)… tenuta sotto
attenzione in un piccolo gruppo per motivarla, per farla studiare, per farla…
credo che sia stata promossa poi, però con una grossa attenzione e anche uno
sforzo da parte della scuola, ma non di più, ecco. Cioè, gli s’è fatto un
programma di recupero per intender-ci, ma non di più.

Avv. dif. Casciani: Insomma,
attenzionata direbbero i nostri cari…(voci sovrap.)

Teste Bortolone M.R.: Sì, cioè
c’è stata un’attenzione, ma non di più.

Avv. dif. Casciani: Va bene,
grazie.

Avv. dif. Padovani: Nessuna
domanda.

Giudice: Voi avete…

Pubblico Ministero: Un’ultima
domanda.

Giudice: Sì, le spetta chiudere
l’esame.

Pubblico Ministero: Per chiarire
quest’ultima… Lei ha detto che avete fatto un piano di recupero, un
attenzionamento particolare.

Teste Bortolone M.R.: Sì, sì.

Pubblico Ministero: Ma avete mai
chiesto un insegnante di sostegno per Veronica?

Teste Bortolone M.R.: Non abbiamo
chiesto un insegnante di…

Pubblico Ministero: Non l’avete
chiesto. Che lei sappia…

Teste Bortolone M.R.: Però, che
io sappia, lei era seguita in un piccolo gruppo, e dico anche perché: perché la
scelta di questa scuola era seguire i ragazzi difficili. Noi ave-vamo un
quoziente altissimo di ragazzi con diverse dif-ficoltà e avevamo dei progetti
particolari, per cui segui-vamo i ragazzi attraverso laboratori con piccolissimi
gruppi, che erano seguiti anche da un docente di sostegno, quindi anche i
ragazzi non certificati in quella scuola, diciamo, godevano di una
individualizzazione di…(voci sovrap.)

Pubblico Ministero: Sì, ma questo
non c’è dubbio.

Teste Bortolone M.R.: Senza,
però, mai chiedere l’insegnante di sostegno. Io non ricordo di averlo chiesto.

Pubblico Ministero: Quello che io
volevo sapere… Lei ha usato una parola che io mi permetto di utilizzare.

Teste Bortolone M.R.: Sì.

Pubblico Ministero: La Veronica
prima di questi episodi che abbiamo… non era una ragazza certificata?

Teste Bortolone M.R.:
Assolutamente, non era una ragazza certificata.

Pubblico Ministero: Bene.
Nessun’altra domanda.

Giudice: Senta professoressa, tre
o quattro chiarimenti. Non ho capito bene questa bambina a che… sempre in base
ai suoi ricordi, quindi, che problemi aveva. Di tipo fisico, psichico? Era
solamente svogliata? Mi fa capire meglio che tipo di problema, se aveva un
tipo… cioè, perché un ragazzino, appunto, può essere nella normalità che sia
svogliato, che non… però, ecco, volevo sapere se c’era qualche dato saliente in
questo senso.

Teste Bortolone M.R.: Diciamo che
la ragazza aveva una fragilissima preparazione di base della scuola elementare.

Giudice: E questo l’aveva detto.

Teste Bortolone M.R.: E questo è
un dato. Una scarsa…

Giudice: E questo può dipendere
dal fatto che uno non ha voglia di studiare, magari gli piace più dedicarsi
allo sport per strada.

Teste Bortolone M.R.: Però, ecco,
una scarsissima attenzione, quindi una capacità proprio di attenzione
ridottissima da quello che ci risulta. C’aveva questi… s’addormentava a scuola,
questo era uno dei dati.

Giudice: Ecco, ma… s’addormentava
a scuola. Questo co-sa…(voci sovrap.)

Teste Bortolone M.R.: Questo io…

Giudice: Cioè, stava tutta la
mattinata stesa a dormire?

Teste Bortolone M.R.: Ma io
questo… Senta, io questa cosa…

Giudice: Che cosa sa lei di
questo?

Teste Bortolone M.R.: Non ho
degli elementi per poter dire né per quale motivo e né per quanto tempo. So che
i professori mi dicevano: “Nel bel mezzo di una lezione questa s’addormenta”,
quindi io riferisco questo. Poi come e per…

Giudice: Ecco. Ma scusi, per
quello sempre… ora uno sforzo di memoria.

Teste Bortolone M.R.: Certo.

Giudice: Ma i professori le
ponevano questa cosa come, che ne so: “Questo bambino, insomma, è svogliato,
tant’è non gli importa… gli importa talmente poco di quello che spiego io che addirittura s’addormenta”? Oppure
glielo facevano capire come un problema di tipo fisico?

Teste Bortolone M.R.: Ma un
problema di tipo fisico…

Giudice: Capisce, no? Perché c’è
una bella differenza.

Teste Bortolone M.R.: Capisco
bene, capisco bene.

Giudice: Io mi posso
addormentare, perché a un certo punto sono qui…

Teste Bortolone M.R.: Ora che io
possa…

Giudice: …in quest’aula e uno
dice: “Ci s’addormenta perché…” Però diverso è se uno proprio cade dal sonno.

Teste Bortolone M.R.: Dottore,
non eravamo neanche capaci di poter fare un’attenzione o poter fare una
distinzione così forte tra quello che poteva essere un dato psicologico, un
dato sociale, perché aveva anche una situazione fami…

Giudice: A me interessava solo se
c’era…

Teste Bortolone M.R.: …e il tipo
fisico sinceramente.

Giudice: …un qualche allarme di
tipo fisico.

Teste Bortolone M.R.:
Sinceramente a una ragazzina di 12 anni… a me i professori del tipo fisico… mi
presentavano un caso complesso con cui noi ci misuravamo tutti i giorni, ma io
non… non mi sento di riuscire a fare una distinzione tra la parte fisica, la
parte psicologica e la parte sociale, familiare.

Giudice: No, a me interessava
solo, capito, se…

Teste Bortolone M.R.: Ecco,
proprio perché era tutto intri-so di una… ecco.

Giudice: Sì, sì, ho capito. Mi
interessava solo capire se qualche professore avesse fatto…

Teste Bortolone M.R.: No, che ci
fosse stato un dato organico, a dire: “Guarda, questa…”

Giudice: È scattato un campanello
d’allarme? “Santo Cielo”, dice, “questa bambina non è solo svogliata, questa
bambina ha dei gravi problemi fisici, perché cade improvvisamente”, allora a
quel punto uno interrompe anche la lezione e chiama il medico, no?

Teste Bortolone M.R.: No, questo…
questa cosa, che poi di solito ci viene segnalata dai professori di educazione
fisica, perché a volte i problemi diciamo sanitari, i problemi fisici vengono…
io non…

Giudice: Quindi, ecco, tirando le
fila…

Teste Bortolone M.R.: Non me la
ricordo proprio da poter dire così. Che il caso, però, nel suo complesso
meritasse attenzione…

Giudice: Quindi era un caso
problematico?

Teste Bortolone M.R.: Questa era
una ragazza su cui si doveva fare attenzione, era un caso…

Giudice: Ecco. Ma lei ha mai
saputo qualcosa di eventualmente connesso a problemi relativi all’obesità di
questa ragazzina?

Teste Bortolone M.R.: Dunque, io
sapevo che la ragazza faceva una cura per l’obesità o aveva fatto una cura.

Giudice: Cosa sapeva lei di
questa cosa?

Teste Bortolone M.R.: Solamente
questo: che aveva fatto una cura per l’obesità o stava facendo una cura per
l’obesità, io non mi ricordo, comunque era qualcosa legato ad una cura con
l’obesità e la ragazza effettivamente era una ragazza obesa, come dire. Però,
ecco, poter dire quale… ora io dovrei avere degli elementi per poter… non me la
sento.

Giudice: No, no, no, ma io non
voglio scavare più di tanto su questa cosa. Scusi, allora lei di questa cosa,
che la ragazzina stava facendo una cura per l’obesità, ne aveva parlato con la
mamma della bambina?

Teste Bortolone M.R.: Senta, noi
quando abbiamo visto queste cose strane s’è chiamato la mamma.

Giudice: Perché lei ha parlato
con la mamma? Volevo sapere…(voci sovrap.)

Teste Bortolone M.R.: Ho parlato
e… la mamma, certo, con la mamma e con l’assistente sociale, cioè io mi sono
rivolta sia alla mamma, sia all’assistente sociale e abbiamo… cioè, ho
segnalato questa stranezza diciamo; della stranezza, diciamo della fantasia,
ecco, perché quella era una cosa che… ecco.

Giudice: Aspetti, ora c’arrivo a
quella lì della fantasia, ecco. Quindi con la mamma ha avuto occasione di
parlarci più volte?

Teste Bortolone M.R.: Comunque
noi…

Giudice: O ha avuto un colloquio
solo?

Teste Bortolone M.R.: Ma io ho
parlato parecchie volte con la mamma.

Giudice: E si ricorda la mamma
della bambina che cosa… se le disse qualcosa? Le parlò la mamma di questa cura
per l’obesità?

Teste Bortolone M.R.: Sì, però io
ho ricordi molto vaghi e non… più di tanto non lo so. Mi ricordo bene che la
mamma m’ha detto che faceva una cura.

Giudice: Questo gliel’ha detto la
mamma?

Teste Bortolone M.R.: Questo me
lo ricordo, questo me lo ricordo.

Giudice: Faceva una cura, ecco.
Di preciso… ecco, qui faccia uno sforzo.

Teste Bortolone M.R.: Non mi ha
detto che genere di cura.

Giudice: Cosa le disse?

Teste Bortolone M.R.:
Assolutamente no, non m’ha detto che genere di cura. M’ha detto che la bambina…
siccome noi ci preoccupavano, la mamma mi ha detto: “Signora, questa è una
bambina in cura.” Tanto è vero che quando agli insegnanti io ho detto: “Questa
è una bam…” Cioè, gli insegnanti, tutti eravamo consapevoli di queste cose,
sapevamo anche che, comunque, era una bambina che era in cura.

Giudice: Però di preciso non
sapevate niente di più specifico: di che tipo di cura fosse, di che…

Teste Bortolone M.R.: No, io no,
assolutamente no.

Giudice: No?

Teste Bortolone M.R.: Almeno non
era una così… Che era in cura, che aveva problemi per cui doveva essere,
diciamo, oggetto d’attenzione da parte degli insegnanti anche a livello
didattico, questo sì. Però…

Giudice: Senta, veniamo
all’episodio.

Teste Bortolone M.R.: Sì.

Giudice: Ecco, voglio capire un
attimo questo colloquio come s’è svolto, cioè… Allora, viene la bambina
direttamente da lei, nella sua stan… Cioè, come accade questo colloquio?

Teste Bortolone M.R.: Senta, io
quello che mi ricordo, mi ricordo due cose. Uno: la vicepreside che un giorno
mi dice, la vicepreside della Pirandello: “Guardi signora che qui succedono
cose strane. C’è una bambina che dice che il professore di musica mette i
bambini nei sacchi.” E io m’allarmo.

Giudice: Che c’è una bambina. Le
fece…

Teste Bortolone M.R.: Io
m’allarmo. Questa…

Giudice: Lo credo. E quando le
dice: “C’è una bambina”, le dice subito: “C’è questa bambina…”

Teste Bortolone M.R.: No, no, no.
“C’è una bambina.”

Giudice: Una bambina.

Teste Bortolone M.R.: Proprio la
prima era una… era sul tipo leggenda metropolitana. Al che io dico alla…

Giudice: Che il professore mette
i bambini…

Teste Bortolone M.R.: Io dico
alla vicepreside: “Oh, ma questa…”

Giudice: Innanzitutto, ecco, per
inciso le chiedo: questo professore, che le consti, ora non le sto chiedendo se
metteva i bambini nel sacco, ma che… aveva che tipo di rapporti con i ragazzi?
Era…

Teste Bortolone M.R.: Lui aveva
normali rapporti.

Giudice: Che a lei risulti,
c’aveva avuto mai screzi, problemi coi bambini?

Teste Bortolone M.R.: Macché!
Normali rapporti con i ragazzi.

Giudice: Era…

Teste Bortolone M.R.: Era
piuttosto divertente, quindi i ragazzi, forse, facevano poca musica. Facevano
un po’ di confusione quando c’era lui, questo è tutto.

Giudice: Però, ecco…

Teste Bortolone M.R.: Ma aveva
ottimi rapporti con i ragazzi.

Giudice: Ecco, questo volevo
sapere. Che le risulti, problemi partico…

Teste Bortolone M.R.: No, no, no.
Lui l’unica cosa è che magari usciva a telefonare. Questo non…

Giudice: Sì, sì. No, volevo solo
capire…

Teste Bortolone M.R.: Però aveva
ottimi rapporti con i ragazzi.

Giudice: …se aveva avuto qualche
problema.

Teste Bortolone M.R.: Per questo
mi ha meravigliato il fatto che si dicesse questo di un professore.

Giudice: Bene, ecco. Allora
veniamo al colloquio.

Teste Bortolone M.R.: E quindi
questo mi è stato… mi è sta-to riportato come leggenda metropolitana. Ora io
non mi ricordo se è stato il giorno dopo o…

Giudice: Va bene, questo non mi
interessa.

Teste Bortolone M.R.: Però subito
dopo, diciamo, viene la bambina in presidenza.

Giudice: Contatto suo con la
bambina. Voglio capire cosa le dice la bambina.

Teste Bortolone M.R.: Viene la
bambina in presidenza e mi dice: “Ti devo dire una cosa: il professore…”

Giudice: Così proprio? Parte con
questo… con questo discor-so?

Teste Bortolone M.R.: Sì, sì, sì.
D’altra parte era un po’…(voci sovrap.) questa cosa.

Giudice: Prego, prego, vada
avanti. Vada avanti, dica.

Teste Bortolone M.R.: “Il
professore mette i bambini…”

Giudice: “Il professor Lanzetta
mette…”

Teste Bortolone M.R.: “Il
professor Lanzetta mette i bambi-ni nei sacchi della nettezza.” Ecco, questo è
quello sicu-ro, poi non mi ricordo se m’ha aggiunto: “Aspetta il camion per
metterli sopra il camion.” Ma la cosa era…

Giudice: Cioè, detta questa frase
che la… che succede? La bambina se ne va? Lei…

Teste Bortolone M.R.: No. Che
succede? Succede che…

Giudice: Cioè, scatta un dialogo?

Teste Bortolone M.R.: Succede che
io cerco un po’ di ragio-nare con la bambina, di farle delle domande: “Ma
questa cosa quando succede? Ma tu l’hai visto direttamente?”, cioè quelle cose
che servono un pochino ad approfondire se la bambina…

Giudice: Certo. La…

Teste Bortolone M.R.: …da dove
può venire una cosa della bambina.

Giudice: E la bambina insiste
nella fantasia oppure esce da questa…

Teste Bortolone M.R.: La bambina
insiste nella fantasia. Insiste nella fantasia, a dire: “No, guarda, è proprio
così. Il professore ti… il professore fa questa cosa.” E io…

Giudice: Ma lei come l’ha vista
la bambina in quel momento, quando diceva questa cosa?

Teste Bortolone M.R.: Ma la
bambina…

Giudice: Era impaurita, lo diceva
in maniera tranquilla?

Teste Bortolone M.R.: Senta, a
me… a me mi pareva una bambina che desse i numeri, detto proprio così,
tranquillamente.

Giudice: Sì, questo ho capito. Ma
desse i numeri…

Teste Bortolone M.R.: Cioè, che
desse… cioè, lei era tranquilla come quando i bambini ti raccontano favole e lo
dicono con tutta la serietà, e poi ti raccontano favole.

Giudice: Certo.

Teste Bortolone M.R.: Non m’è
capitato tante volte proprio così, di ricevere una cosa di questo genere. Io ho
pensato che, sinceramente, mentre… Dentro di me pensavo che fosse… Lanzetta
avesse fatto un qualcosa che poteva essere associato, per cui quando un bambino
ti parla e… Io come preside sono anche chiamata ad accogliere quello che mi
dice il bambino, quindi da una parte io dicevo: “Mammamia, questa Veronica dà i
numeri.” Dall’altra parte io pensavo: “Cosa è successo che ha fatto scattare…”

Giudice: Certo, ho capito, ho
capito. Certo.

Teste Bortolone M.R.: Dopodiché
chiamo il professore, insomma, e il professore mi dice…

Giudice: Va bene. Quello va bene,
non mi interessa. Ecco, ma dopo questo episodio, quindi, in voi nel consiglio è
scattato un campanello d’allarme?

Teste Bortolone M.R.: Sì, dopo.
Diciamo che dopo…

Giudice: Cioè, fu chiamata la
mamma? Fu…

Teste Bortolone M.R.: Dopo
l’episodio si chiama la mamma, si chiama l’assistente sociale, si costruisce
dal punto di vista della scuola quell’attività per tenere la ragazzina
impegnata, sotto controllo e farla funzionare anche come studente insomma.

Giudice: Ho capito. Senta, lei di
altri episodi avvenuti a parte queste… questi, chiamiamoli, colpi di sonno, lei
di… che ne so, che la bambina vomitasse o che avesse delle emicranie o cose di
questo genere sa qualcosa?

Teste Bortolone M.R.: Questo non…
questo assolutamente non mi ricordo, non… non mi ricordo.

Giudice: Non si ricorda?

Teste Bortolone M.R.: Non… non
doveva essere una cosa così rilevante, ma io però non lo posso dire. Io non mi
ricordo, mi ricordo solo questo.

Giudice: Non se lo ricorda, va
bene. Grazie, può andare se non ci sono domande sulle mie domande.
No?….>>

· teste LANZETTA Giuseppe,
insegnante di musica (ud. 7.12.2004)

Nel riportare ampi stralci di
questa deposizione si segnala in particolare il riferimento fatto dal teste ad
una frase, da lui percepita, che la madre di VERONICA avrebbe esclamato in
occasione del colloquio (siamo nel novembre del ‘99) avvenuto quando fu
convocata a scuola a seguito dell’episodio allucinatorio di cui era rimasto
“protagonista” lo stesso LANZETTA, e cioè all’affermazione fatta dalla TRIOLO
in dialetto siciliano (“ietto tutto!”) secondo la quale ella avrebbe gettato
via le medicine che prendeva VERONICA, affermazione questa, riportata da un
testimone del tutto estraneo alla vicenda della cui attendibilità non si ha
alcun motivo di dubitare, che indirettamente offre un ulteriore significativo
riscontro all’ipotesi sostenuta dall’Accusa secondo la quale la
somministrazione del TOPAMAX si sarebbe appunto protratta fino al quel periodo
(primi di novembre del 1999), non avendo altrimenti una simile esclamazione,
pronunciata dalla madre in modo spontaneo, alcun senso logico laddove la
somministrazione del farmaco si fosse – come sostiene la Difesa – già
interrotta da tempo.

<<….PUBBLICO MINISTERO:
questo per collocale la sua attività, lei oggi è stato da me citato per un
fatto che si è svolto alla scuola Pirandello qualche anno fa, più precisamente
nell’anno ‘99.

TESTE LANZETTA G.: sì, penso nel
‘99, sono passati parecchi anni…

PUBBLICO MINISTERO: ci occupiamo
di una delle sue alunne, Veronica Ruocco, se la ricorda?

TESTE LANZETTA G.: sì.

PUBBLICO MINISTERO: ci vuole dire
che cosa accadde nel novembre del ‘99?

TESTE LANZETTA G.: eeee…

PUBBLICO MINISTERO: se se lo
ricorda, immagino di sì perché il fatto è singolare.

TESTE LANZETTA G.: sì, perché poi
io mi misi, lo scrissi anche, molti anni fa. Dunque io ero in classe, dove era
la Veronica Ruocco a fare lezione, ad un certo punto entrò la Preside per una comunicazione. La preside era la
signora Bortolone. Dopodiché mentre, dopo fatta la comunicazione la Preside
uscì, stava per uscire e la ragazza mi disse: “Professore posso uscire, devo
dire una cosa alla Preside?” giustamente la Preside era lì, dissi: “certo,
accomodati”. Chiuso lì. Io rimasi in classe, loro parlarono fuori, penso, la
ragazza rientrò…, anzi io mi ricordo che chiesi “come mai…, c’è qualche
problema, perché?” era un po’ di giorni…, insomma un po’ di giorni, forse
dall’inizio dell’anno che questa ragazza con me non faceva quasi nulla, nel
senso che non studiava nulla ed era…, ultimamente…

PUBBLICO MINISTERO: questo lo
sentiamo dopo, ecco.

TESTE LANZETTA G.: e allora
nulla, mi disse: “no, no, dovevo dirgli una cosa”, e fino a che lì va bene.
Dopodiché mi trovai… scusate se mi metto a ridere ma è una cosa veramente molto
singolare. Ero presente un consiglio di classe, non mi ricordo se di quella
sezione ma penso di no, e quindi come insegnante, e c’erano anche altri
genitori come rappresentanti di classe di un’altra sezione, allora la Preside
mi ricordo che mentre parlava, diceva “questi ragazzi appunto sono fantasiosi,
dicono delle cose a volte che non sono vere, ecc. ecc., come quella che il
Professor Lanzetta prende i ragazzi…”, non so se aggiunse cattivi, insomma…
“…li mette in un sacchetto della immondizia li chiude e poi – dice – li butta
via nel cassonetto.” Mi sembra che…, al che giustamente lei può rendersi conto
del fatto, si misero tutti a ridere, no? e quindi io…, che poi ero parte lesa,
nel senso che facevano il mio nome la signora, praticamente lì per lì ridemmo,
poi io chiamai la Preside, anzi chiesi un appuntamento e dissi: “scusi signora,
abbia pazienza ma come fa a…”, perché lei disse il fatto, nominò me ma non
disse chi fosse il soggetto che avesse riferito questa cosa. e sa dice: “la
ragazza, Veronica Ruocco l’altro giorno appunto quando c’era lei in classe,
quando è venuta fuori mi ha detto questa cosa”. dice: “ma giustamente io non
credo…”, ed io dissi alla Preside “a meno che io non sono impazzito a tal punto
che faccio queste azioni e non me ne rendo conto, però, dico, i ragazzi non
tutti presenti, non ne manca nessuno che ho buttato nel cassonetto”, e la cosa
in effetti poi lì per lì l’avevo presa a ridere, poi dissi: ma guarda devo
essere portato per bocca da questa ragazzina. Insomma ero un po’ arrabbiato di
questa situazione, ma non tanto perché…, perché sah, uno c’ha una certa
posizione, insomma, compaio sul giornale, mi dava fastidio che questi genitori
che io non…, che conoscevo ma di un’altra classe avessero saputo questa cosa.

Al che dissi alla Preside…, dice:
“ma non si preoccupi” però io dissi: “chiamo la mamma” allora scrissi sul
diario mi pare della ragazza, oppure…, non mi ricordo se telefonai o scrissi,
di venire al colloquio e venne la signora a parlare con me il giorno in cui
l’avevo convocata, mi pare subito, il giorno dopo…, insomma perché avevo messo
questa cosa…

PUBBLICO MINISTERO: siamo più o
meno nel novembre ‘99?

TESTE LANZETTA G.: ‘99 sì, mi
ricordo ‘99 come anno, se era novembre…, sì, forse era freddo, sì, forse era
novembre.

Mi pare di sì, ora io…,
giustamente siamo a 5 anni, però insomma mi ricordo di questa cosa singolare…

Allora la mamma venne da me, gli
dissi: “guardi signora, ma sua figlia che cosa c’ha” a parte lei venne da me
credendo che io l’avessi convocata per parlare della ragazza, dell’andamento
scolastico, siccome l’andamento scolastico era inesistente, nel senso questa
ragazza…, dico: “guardi, ma sa che cosa ha detto, mi ha messo anche un po’ in
difficoltà, ma ci sono dei problemi?” e lei appunto mi disse che…, “sì – dice – io non la vedo bene”, poi andò via…,
anzi mi ricordo che si mise anche a piangere perché giustamente era mortificata
che gli avessi detto che sua figlia…

PUBBLICO MINISTERO: ma gli riferì
se la ragazza aveva dei problemi in quel periodo, di salute o di altro genere?

TESTE LANZETTA G.: no, veramente
feci io questa domanda, dissi: vedo questa ragazza che ogni non è attenta…,
sorniona, quasi se dormiva insomma…

PUBBLICO MINISTERO: ecco, ora
passiamo un attimo…, lei poco fa ha detto che il suo rendimento scolastico era
inesistente.

TESTE LANZETTA G.: me lo ricordo
perché io purtroppo ho una memoria incredibile.

PUBBLICO MINISTERO: ecco, allora
facciamo un altro passo indietro.

TESTE LANZETTA G.: mi ricordo di
tutti, io ho alunni che hanno 35 anni, quando li vedo dico nome e cognome, è un
dono di Dio questo!

PUBBLICO MINISTERO: Ruocco
Veronica lei la ebbe tra i suoi alunni quell’anno per la prima volta’

TESTE LANZETTA G.: tre anni l’ho
avuta Veronica. Tre anni o quattro.

PUBBLICO MINISTERO: prima di
quel…, del ‘99…

TESTE LANZETTA G.: ora io non so
nel ‘99 non so che classe facesse la prima o la seconda.

PUBBLICO MINISTERO: nel ‘99 lei
era…, la Ruocco Veronica era una alunna nuova o era una alunna già…?

TESTE LANZETTA G.: questo mi
chiede…, che classe faceva? Non so se faceva la prima o la seconda, io questo
non lo so. nel ‘99…

PUBBLICO MINISTERO: no, ma lasci
stare questo aspetto, provi un momento a ricordare…

TESTE LANZETTA G.: sicuramente
nuova non era perché forse era scritta in seconda classe, non lo so, non è che
fosse…, cioè ricordo che già…. io ora non mi ricordo però se era iscritta in
quale classe perché io l’ho avuta per tutto il triennio, anzi non so se è stata
anche bocciata un anno, quindi…

PUBBLICO MINISTERO: ma la domanda
che volevo farle era in relazione alla nota che lei ha proposti sul rendimento
scolastico che in quel periodo era inesistente…

TESTE LANZETTA G.: mah, diciamo è
stato sempre inesistente, cioè aveva proprio scarso interesse questa ragazza.

PUBBLICO MINISTERO: scarso
interesse, ma in quel periodo la ragazza aveva dei comportamenti insoliti per
lei, rapportati invece alla normalità
dei comportamenti?

TESTE LANZETTA G.: era una
ragazza molto introversa, sicuramente, taciturna, non dava fastidio dal punto
di vista comportamentale, anzi, era molto sorniona, io poi in ogni classe
faccio due ore la settimana, non è che faccio lettere…

PUBBLICO MINISTERO: sorniona
che…?

TESTE LANZETTA G.: come se
dormisse, insomma….

PUBBLICO MINISTERO: ma dormiva o
no? ce lo dica liberamente.

TESTE LANZETTA G.: un giorno l’ho
vista proprio sul banco, gli dissi: ma che succede, non si sente bene!” dice:
“ma dorme, ogni tanto dorme”, mi
risposero i ragazzi.

PUBBLICO MINISTERO: (fuori
microfono)

TESTE LANZETTA G.: perché io
c’avevo due ore di lezione e non sempre alla…, a volte magari alla prima ora,
questo esempio forse era alla fine della giornata quando successe questa cosa
qui, ma è successo un paio di volte, che l’abbiamo presa quasi un po’ in giro
nel senso…, dice, io non sapevo che cosa avesse questa ragazza, dico: ma la
notte a che ora vai a letto? Dormi in classe! Due o tre volte è successo
questo.

PUBBLICO MINISTERO: quindi si
addormentava, aveva…

TESTE LANZETTA G.: così.

PUBBLICO MINISTERO: non aveva
sonnolenza come può succedere a tutti…

TESTE LANZETTA G.: io l’ho
vista…, cioè non è che dormiva sempre, qualche volta l’ho vista proprio
appoggiata con la testa sopra… (voci sovrapposte)

GIUDICE: diamo atto che mima il
gesto di reclinare la testa sul braccio.

PUBBLICO MINISTERO: quindi
qualche volta questa ragazza…

TESTE LANZETTA G.: proprio
appoggiata!

GIUDICE: sì, sì, ho capito.

TESTE LANZETTA G.: quindi uno
dice: “ma ti senti male?” – “no Professore dorme”, “come dorme” allora andavo
“o Veronica!” così, e io gli domandavo, cioè uno vede un bambino che dorme in
classe, la mattina, no? dice: ma a che
ora vai a letto, alle due, alle tre? Vai prima insomma, cosa hai fatto ieri,
come mai dormi?

PUBBLICO MINISTERO: poi lei
ricorda se come Consiglio di classe, se parlando con i suoi colleghi si chiarì
la motivazione di questo comportamento o no?

TESTE LANZETTA G.: sì, sì, perché
poi…

PUBBLICO MINISTERO: lei alla fine
l’ha saputo?

TESTE LANZETTA G.: questo
consiglio di classe è stato…, mi pare che questa ragazza poi ha avuto problemi
anche con altri…, cioè problemi, nel senso che era un caso di quelli
problematici, e non mi ricordo…

PUBBLICO MINISTERO: problematici
per questi motivi che ha detto lei o per altro?

TESTE LANZETTA G.: problematici
per il rendimento, scolastico e poi venne fuori che appunto questa ragazza
aveva dei problemi di salute e questi problemi di salute la portavano ad un
rendimento zero. E non so se si fece un consiglio di classe per chiedere l’aiuto
di un assistente sociale oppure di un insegnante di appoggio, ma era un caso
come tanti altri che avevano di questi problemi.

PUBBLICO MINISTERO: quindi un
problema di salute che impediva di fatto…

TESTE LANZETTA G.: venne fuori
dopo…, io non sapevo questa cosa.

PUBBLICO MINISTERO: cioè la
ragazza non partecipava alle lezioni sue?

TESTE LANZETTA G.: no, ma non
solo alle mie, anche alle altre.

PUBBLICO MINISTERO: no, no, ora
lei ovviamente…

TESTE LANZETTA G.: sì, certo, ma
tanto è vero che dicevo: ma la musica non ti piace? (inc.) Poi io mi ricordo
avevo un rapporto, perché poi questi ragazzi vanno saputi prendere, no? Allora
lei preferiva ascoltare musica di stile un po’ di diverso da quello che si
ascolta, però mi ricordo non ha mai avuto un flauto, oppure se lo portava non
lo sapeva suonare…, storia della musica mai fatta…, lei si divertiva…

PUBBLICO MINISTERO: ma lei li
faceva anche cantare i ragazzi?

TESTE LANZETTA G.: certamente.

PUBBLICO MINISTERO: e Veronica
cantava?

TESTE LANZETTA G.: assolutamente
no.

PUBBLICO MINISTERO: quindi non
partecipava assolutamente.

TESTE LANZETTA G.: all’attività,
io infatti chiamavo la mamma per dirgli “signora ma a questa ragazza che gli
metto io a fine anno?”

PUBBLICO MINISTERO: certo.

TESTE LANZETTA G.: però questa
cosa è successe…, ora mi pare, sì, appunto forse l’inizio dell’anno quindi…,
però io non sapevo assolutamente se c’erano…

PUBBLICO MINISTERO: ma
successivamente a questi momento della fine del ‘99, se lei lo ricorda, c’è
stato un momento in cui Veronica ha ripreso un po’ a partecipare o è rimata
così, in tutto il percorso scolastico?

TESTE LANZETTA G.: ma Veronica
Ruocco non ha mai raggiunto la sufficienza in musica.

PUBBLICO MINISTERO: però
raggiungere la sufficienza magari…

TESTE LANZETTA G.: vuol dire
anche partecipare…, ma sah, quando si mette insufficiente vuol dire o da zero
ad uno, a due, a tre, a quattro. Io comunque la ragazza la vedevo anche…

PUBBLICO MINISTERO: ha continuato
ad addormentarsi in classe?

TESTE LANZETTA G.: no, no, questi
eventi di dormiva forse saranno successi…, non so, in quel periodo lì. No, no,
mi ricordo che poi partecipava regolarmente ma studiava poco, quasi nulla.

PUBBLICO MINISTERO: appunto, una
cosa è studiare poco o non essere interessati, una cosa è dormire ed essere…

TESTE LANZETTA G.: no, questo
dopo gli eventi che…

PUBBLICO MINISTERO: questo
stato…?

TESTE LANZETTA G.: anzi io…, mi
sembra che…, però non voglio confondermi, che la dopo i consigli di classe,
insomma dopo qualche mese, non so se la signora è tornata, dice: guardi la
ragazza faceva dei farmaci e allora questi gli portavano sonnolenza, anzi
grazie, la ringrazio per avermelo detto”, e poi da allora non è che…, era
disinteressata, come tanti ragazzi poi, nella norma, non è che fosse una cosa
rara.

PUBBLICO MINISTERO: mentre il
comportamento dell’addormentarsi e quello relativo alla allucinazione non…?

TESTE LANZETTA G.: no, poi altri
eventi del genere non ha raccontato. Cioè a me per lo meno!

PUBBLICO MINISTERO: non si sono
ripetuti poi questi…?

TESTE LANZETTA G.: no, dopo
questa cosa no.

PUBBLICO MINISTERO: dopo questo
periodo, fermo restando che non era interessata né studiava abbastanza.

TESTE LANZETTA G.: questo dopo,
sì, però non l’ho più vista dormire, anzi spesso era assente comunque, questo
me lo ricordo, era assente proprio da scuola.

PUBBLICO MINISTERO: dalle
lezioni.

TESTE LANZETTA G.: da tutte le
lezioni, però io poi dopo la vedevo, quindi il rapporti in effetti con me non
era cattivo, cioè nonostante che lei…, diciamo fra virgolette odiasse la
disciplina. Io vivo in effetti un po’ di fronte casa dove abitano lì, io abito
ancora lì, quindi questa ragazza…, c’era un centro sociale, c’è un centro…,
molto spesso la incontravo: “hai studiato oggi?” – “sì, sì, ho studiato” –
“allora domani ti interrogo!” ecco. Quindi poi c’era…, alla fine era diventata
più una cosa confidenziale…, per dire…

PUBBLICO MINISTERO: ho capito.
Bene, io non ho altre domande signor Giudice.

GIUDICE: la Parte Civile ha
domande?

AVV.DIF. P.C. CIANFERONI:
nessuna.

GIUDICE: la difesa ha domande?

AVV.DIF. CASCIANI: buongiorno
maestro, sono l’avvocato Casciani, difensore di Marazziti. Senta, lei il
periodo preciso a cui si riferisce questo episodio…, lei ha preso nota scritta,
mi pareva che avesse detto: “scrisse su un suo registro…”

TESTE LANZETTA G.: no, sul diario
della ragazza… (voci sovrapposte)

AVV.DIF. CASCIANI: lei il
periodo, si ricorda mica era…, ha detto che era freddo… era novembre…,
dicembre?

TESTE LANZETTA G.: sì, sarà stato
novembre…

AVV.DIF. CASCIANI: poteva essere
dicembre?

TESTE LANZETTA G.: mi ricordo che
erano trascorsi pochi mesi dall’inizio dell’anno.>>

……<<AVV.DIF. CASCIANI: lo
sappiamo benissimo, per carità! Ecco, questi episodio di sonnolenza che lei ha
notato nella bambina, con la testa reclinata sul braccio, sono…, se lei li
potesse localizzare nel tempo prima o dopo quel consiglio di classe…?

TESTE LANZETTA G.: prima, sì, sì.

AVV.DIF. CASCIANI: prima?

TESTE LANZETTA G.: sì.

AVV.DIF. CASCIANI: prima di quel
consiglio di classe già si…, ma si sono verificati anche dopo?

TESTE LANZETTA G.: mah ora mi
chiede…, no, non…, comunque a dormire l’ho più vista. Poteva essere assente,
magari distratta, ma che dormisse l’ho vista…, non l’ho vista dopo insomma.

AVV.DIF. CASCIANI: ma qual è il
periodo di questo dormire, lei con esattezza ce lo può indicare?

TESTE LANZETTA G.: prima che…, o
nello stesso periodo o prima che succedesse questa diceria, io la chiamo così
insomma…

AVV.DIF. CASCIANI: che non era
quella prima di (inc.)! prima di questo consiglio di classe.

TESTE LANZETTA G.: sì, sì.

AVV.DIF. CASCIANI: ecco, lei l’ha
avuta per tre anni questa bambina?

TESTE LANZETTA G.: tre anni ma
non so se ha anche ripetuto, quindi l’ho avuta per tutto il triennio, insomma
per tutto il corso completo, l’ho portata agli esami.

AVV.DIF. CASCIANI: (voci
sovrapposte)

TESTE LANZETTA G.: sì.

AVV.DIF. CASCIANI: ecco, questi
episodi dell’addormentarsi, dormire, della sonnolenza in tutto questo arco chi
tempo le è mai capitato di verificarli, di constatarli?

TESTE LANZETTA G.: in questo
periodo che le ho detto prima, ho fatto ora mente locale sì, mi ricordo, poi
dopo deve dire che non è che stesse sempre partecipe, insomma molto spesso era
distratta per fatti suoi, anche negli altri anni. cioè io gli ho detto prima la
Ruocco Veronica non ha mai avuto la sufficienza nel triennio, nel senso che
vuol dire che si è sempre impegnata poco. Ma che fosse dormiente dal punto di
vista…

AVV.DIF. CASCIANI: quando è che
la madre a lei parlò della assunzione di questi farmaci da parte della figlia?

TESTE LANZETTA G.: forse…, non so
accennò qualche cosa quando andò via, perché sah, io sono napoletano, lei è
siciliana, quando parlava avolte in dialetto non ci si capiva bene. solo quando
andò via non se mi disse…, dice: “smetto le cure, basta, butto via tutto”, e
andò via, quindi poi…, dopo, dopo è venuto fuori…

GIUDICE: ma quando, quando la
convocò?

TESTE LANZETTA G.: sì.

GIUDICE: quando la convocò dopo
il consiglio di classe?

TESTE LANZETTA G.: no, non dopo…
(voci sovrapposte)

GIUDICE: dopo…, in relazione
all’episodio dei sacchetti…

TESTE LANZETTA G.: dopo che la
Preside mi aveva detto questa cosa.

GIUDICE: la convocò e quello che…
(voci sovrapposte)

TESTE LANZETTA G.: e lei
giustamente “eeeeh, allora….” fece una cosa del genere, disse una cosa del
genere che ora è vaga, insomma un po’…, mi ricordo aveva parlato “butto via
tutto, medicinali…” ora però, ecco, le parole precise dopo sei anni io non me
le ricordo!>>

…..<<TESTE LANZETTA G.:
“butto via tutto, i medici…, i farmaci, butto via…,” insomma così, ma non mi
ricordo…, “sah Professore, sa cosa faccio? vado via a casa…” questo non lo
disse…

PUBBLICO MINISTERO: no, no,
chiaramente è una reazione.

TESTE LANZETTA G.: (voci
sovrapposte) in siciliano mi ricordo!

PUBBLICO MINISTERO: in siciliano.

TESTE LANZETTA G.: io sono
napoletano e non ho capito bene…

PUBBLICO MINISTERO: però capì
che…

TESTE LANZETTA G.: (voci
sovrapposte) perché lei giustamente era mortificata ma poi forse era anche
arrabbiata perché…, non lo so per quale ragione insomma! io ho intuito questa
cosa qui!

PUBBLICO MINISTERO: certo, ha
capito questo riferimento al buttar…

TESTE LANZETTA G.: farmaci.

PUBBLICO MINISTERO: …via dei
farmaci.

TESTE LANZETTA G.: butto via
tutto, “ietto tutto!” una specie di…

PUBBLICO MINISTERO: ecco, “ietto
tutto”, bene, invece nel secondo incontro, quello che abbiamo più o meno
allocato nell’anno 2000, quando la mamma…

TESTE LANZETTA G.: 2000?

PUBBLICO MINISTERO: lei ha detto
che nell’anno 2000 la mamma di Veronica di nuovo le ha parlato del fatto che la
bimba non stava bene…

TESTE LANZETTA G.: cioè in
seguito?

PUBBLICO MINISTERO: sì.

GIUDICE: in seguito che vuol
dire, nel 2000… (voci sovrapposte)?

TESTE LANZETTA G.: in seguito,
durante un…, no, io ho risposto nel 2001 avevo scritto la dichiarazione…

PUBBLICO MINISTERO: nel 2001 c’è
la dichiarazione.

TESTE LANZETTA G.: sì.

PUBBLICO MINISTERO: e va beh,
quella…

GIUDICE: c’era stato un ulteriore
colloquio nel 2000 allora?

TESTE LANZETTA G.: ma penso che
la mamma sia venuta a parlare…

PUBBLICO MINISTERO: ecco, quando…

TESTE LANZETTA G.: …al colloquio,
sì.

PUBBLICO MINISTERO: ecco quando…

GIUDICE: pensa? Scusi, no, per
capire, perché…

PUBBLICO MINISTERO: eh, anche io
vorrei capire.

TESTE LANZETTA G.: dunque, se la
bambina nel ‘99 era iscritta in seconda… e nel 2000 era iscritta in terza, dico
sarà venuta per chiedere come va la Veronica…? (voci sovrapposte)

PUBBLICO MINISTERO: ecco, allora
chiariamo questo punto, dopo questo primo episodio che accade nel ‘99 diciamo,
verso novembre, dicembre, quello che è, quando successivamente lei ha riparlato
o con la mamma di Veronica o con gli altri insegnanti, ha capito perché…, che
cosa succedeva a Veronica in quel periodo del ‘99? Cioè ha saputo in qualche
modo…?

TESTE LANZETTA G.: sì, sì, al
consiglio di classe…

PUBBLICO MINISTERO: ci dica lei
come. Ecco, al consiglio di classe?

TESTE LANZETTA G.: al Consiglio
di classe venne fuori questa cosa da parte di altri insegnanti, non so se
quella di inglese…, o di altro…, o del coordinatore, non so chi fosse, se fosse
l’insegnante di inglese, no? (inc.) poi la signora dopo…

GIUDICE: cioè cosa? sia più
preciso.

PUBBLICO MINISTERO: ecco, la
signora dopo che cosa le disse?

TESTE LANZETTA G.: la signora mi
raccontò che la ragazza forse si era sentita male, lei quando non…, cioè lei
giusta…, ogni mamma giustifica il suo figlio, no? e quindi a me mi veniva a
giustificare “forse non studia perché sah, non sta bene di salute.” E mi
raccontò che aveva preso dei medicinali che gli avevano fatto male, tutto lì.
Ma non mi disse né il nome, né il cognome…

PUBBLICO MINISTERO: no, no, ma a
noi questo non…, era solo per dare questo dato.

TESTE LANZETTA G.: (voci
sovrapposte) …neanche la terapia che avesse…, cioè non mi disse che cosa
curava, mi disse soltanto è stata male perché ha preso dei farmaci sbagliati.
ecc..

PUBBLICO MINISTERO: infatti, il
che è… (voci sovrapposte)

TESTE LANZETTA G.: per
giustificare…

PUBBLICO MINISTERO: risulta, è
per questo che siamo oggi qui, ma appunto, volevo capire se poi questa
spiegazione lei l’aveva avuta dalla Triolo direttamente.

TESTE LANZETTA G.: direttamente e
poi è stato confermato nel consiglio di classe, tutti gli insegnanti erano a
conoscenza…

PUBBLICO MINISTERO: a conoscenza
che la bimba prendeva farmaci?

TESTE LANZETTA G.: erano a
conoscenza di tutti i problemi che aveva avuto questa ragazza dal punto di
vista di salute, anzi se vuole sapere l’ultima gliela dico perché questa la
ricordo bene, un paio di anni fa l’insegnanti di inglese in sala dei professori
mi chiamò e disse: “guarda c’è una cosa che forse ti riguarda”, dissi io: “che
cosa?” e c’era un articolo del giornale dove parlavano della signora…, insomma
della ragazza, dice: “professore di musica”, non c’era il nome, e quindi dice:
“questi parlano di te!” perché la signora di inglese era insegnante con me in
vari consigli di classe e quindi quando la Preside disse questa cosa può darsi
che l’abbia saputa anche lei, anche se non era nella classe…, non so se stava
nella classe E la Veronica o nella classe (inc.).

PUBBLICO MINISTERO: no, guardi,
mi premeva chiarire solo questi due passaggi.

GIUDICE: altre domande?

PUBBLICO MINISTERO: no,
nessun’altra domanda.>>

· teste GUERRINI SIMONA assistente sociale (ud.
21.9.2004)

Anche questa è una testimonianza
di estrema importanza per la ricostruzione dei fatti, soprattutto per chiarire
quali erano all’epoca e in quali specifiche circostanze maturarono le
preoccupazioni della TRIOLO a proposito delle condizioni fisiche della figlia.

Si tratta peraltro di una
deposizione che anche la Difesa non ha mancato di utilizzare e “leggere” a
proprio favore laddove in particolare la teste afferma con una certa sicurezza
che dei problemi fisici di VERONICA in qualche modo collegati dalla TRIOLO
all’assunzione del farmaco (principalmente si parla dello stato di continua
sonnolenza della bambina) se ne era parlato solo al ritorno dalle vacanze
estive, il che nell’ottica difensiva starebbe indirettamente a dimostrare non
esservi prova certa di tale collegamento causale alla luce di quanto spiegato
dai consulenti e periti ascoltati in dibattimento secondo i quali gli eventuali
effetti collaterali del TOPAMAX (tra cui appunto rientra anche la sonnolenza)
si dovrebbero manifestare appena iniziata la cura.

L’obiezione difensiva testé
esposta ha indubbiamente un supporto di natura scientifica ma in concreto non
sembra cogliere nel segno; infatti, è si vero (lo vedremo meglio riportando per
esteso alcuni passaggi della deposizione GUERRINI) che l’assistente sociale con
la quale era in contatto la TRIOLO ha riferito che quest’ultima iniziò a
manifestarle serie preoccupazioni per la figlia solo al ritorno dalle vacanze
(saremmo dunque a settembre del 1999), ma in tutto ciò la Difesa omette di
tenere conto di un dato importante e cioè che è ben possibile, anzi ad avviso
di questo giudice assolutamente logico, che la TRIOLO abbia preso
consapevolezza di ciò che stava realmente succedendo a VERONICA a poco a poco,
e cioè dopo un po’ di tempo dall’inizio della cura, anche perché – ciò non va
dimenticato – da un lato la stessa MARAZZITI aveva “tranquillizzato”
telefonicamente la madre dicendole che andava tutto bene e di continuare la
cura (anzi secondo una certa versione
addirittura dicendole di raddoppiare la dose del TOPAMAX), dall’altro va
osservato che trattandosi fondamentalmente di disturbi legati al sonno (in
particolare al fatto che VERONICA dormiva molto) è più che plausibile ritenere
che disturbi del genere non siano apparsi subito come allarmanti ad una madre,
con la conseguenza che non è possibile – come pretende la Difesa – ravvisare
nel fatto che la TRIOLO abbia in maniera pressante esternato all’assitente
sociale le sue preoccupazioni di madre solo dopo le vacanze estive un indice
inequivoco della carenza di prova della correlazione tra assunzione del farmaco
e insorgenza di detti disturbi, per la semplice considerazione che non è detto
affatto che debba necessariamente esservi stata una immediata coincidenza dal
punto di vista cronologico tra percezione dei disturbi fisici manifestati dalla
bambina (come detto magari inizialmente sottovalutatri o “accettati” come
“normale” effetto della cura “ dalla madre) ed esplicite esternazioni a terzi (in
questo caso l’assistente sociale) delle relative preoccupazioni.

Pubblico Ministero: Allora, lei
nell’anno ‘99/2000 e in epoca antecedente dove prestava servizio?

Teste Guerrini S.: Presso il
comune di Firenze, dove presto ancora servizio, e al quartiere 4.

Pubblico Ministero: (Voci
sovrap.)

Teste Guerrini S.: Nel centro
sociale di via Assisi.

Pubblico Ministero: In quel… in
quel periodo lei ebbe modo di occuparsi di Ruocco Veronica?

Teste Guerrini S.: Sì.

Pubblico Ministero: Sì. Aveva
rapporti con questo nucleo familiare? Ci vuol dire perché?

Teste Guerrini S.: Sì.
Organizzavamo… avevo rapporti con il nucleo familiare soprattutto per quanto
concerneva le attività di socializzazione della bambina a quel tempo, nel senso
che Veronica frequentava la ludoteca di via della Casella. Frequenta… ha fatto
i centri estivi, quindi varie attività che erano organizzate per i bambini di
quella zona insomma, quindi noi come assistenti sociali seguivamo il progetto e
quindi monitoravamo quello che…

Pubblico Ministero: Ecco. Per
sgombrare il campo da eventuali equivoci…

Teste Guerrini S.: Sì.

Pubblico Ministero: Veronica lei
l’ha… e il suo nucleo fa-miliare, li seguiva in questi progetti di
socializzazione per, mi perdoni il… i termini, per bambini senza problemi o
perché Veronica o il suo nucleo familiare aveva necessità di un ausilio tecnico
per un qualche disagio?

Teste Guerrini S.: No, questi
erano centri per tutti i bambini del quartiere, quindi andavano tutti i bambini
del quartiere. La mamma di Veronica doveva lavorare e quindi, chiaramente,
c’erano alcune ore scoperte, per cui organiz-zavamo queste cose proprio per
coprire questi spazi.

Pubblico Ministero: Certo.

Teste Guerrini S.: Essendo la
zona, comunque, una zona abbastanza problematica, ecco.

Pubblico Ministero: Certo. Solo…

Teste Guerrini S.: Quindi diciamo
di prevenzione, un lavoro di prevenzione, ecco, sostanzialmente quei gruppi
erano un lavoro di prevenzione.

Pubblico Ministero: Perfetto,
benissimo. Le risulta che… io qui sono costretta a darle un ambito temporale
che grossomodo è quello del giugno-luglio ‘99. Fino a questo momento Veronica
ha presentato dei disagi psichici, psicologici, relazionali? O no?

Teste Guerrini S.: No, non
diagnosticati, non certificati. Veronica freque…

Pubblico Ministero: No, no, no,
io non le chiedo ora…

Teste Guerrini S.: Veronica ha
frequentato…>>

…..<<…Teste Guerrini S.:
Sì, sì. L’idea che mi ero fatta io comunque era questa, sì, che mangiasse
molto.

Pubblico Ministero: Mangiava
troppo.

Teste Guerrini S.: In maniera
abbastanza, così, regolare.

Pubblico Ministero: Ecco. Quand’è
che lei è stata contattata e messa al corrente di questo nuovo corso
terapeutico che interviene nel giugno-luglio?

Teste Guerrini S.: Io penso verso
luglio.

Pubblico Ministero: Verso luglio?

Teste Guerrini S.: Verso luglio
sicuramente.

Pubblico Ministero: Ci racconti
ora da sola quello che ricorda di questo… di questo periodo.

Teste Guerrini S.: Di questo
periodo ricordo, appunto, che la mamma mi disse che era stata da questa
dottoressa e che aveva… che le aveva prescritto una cura. Per cui niente, ecco,
io – boh – le chiesi anche di… magari di poterci parlare con questa dottoressa,
perché insomma… visto che stavamo, comunque, cercando di fare delle cose. C’era
sta-ta… era già stata la prima media, quindi… sì, quindi era stato anche un
periodo, insomma, di scarsa concentrazione comunque o di una serie di… di
difficoltà dal punto di vista didattico, vuoi anche per il lungo periodo,
insomma, che alle elementari aveva fatto assenze. E quindi, insomma, pensai che
fosse opportuno raccordarmi in qualche modo, se ce ne fosse stato bisogno, poi,
di fare qualcosa in particolare con la dottoressa.

Pubblico Ministero: Certo.

Teste Guerrini S.: Quindi, poi,
la mamma…

Pubblico Ministero: Quindi le fu
riferito il nome di questa dottoressa?

Teste Guerrini S.: Sì, mi fu
riferito il nome della…

Pubblico Ministero: Ce lo vuole
dire?

Teste Guerrini S.: Dottoressa
Marazziti, che poi, appunto, dopo qualche tempo la mamma, appunto, mi diede il
numero di telefono; se non ricordo male su mia sollecitazione, ma può darsi
anche che me l’abbia portato lei. Comunque io avevo piacere, ecco, di dire che
c’ero in questa situazione. Se c’era bisogno di far qualcosa, di collaborare
insomma, ecco, avremmo potuto scambiarci delle…

Pubblico Ministero: Ecco. La
madre di Veronica le disse che si trattava di uno psichiatra?

Teste Guerrini S.: Non me lo
ricordo.

Pubblico Ministero: Non se lo
ricorda?

Teste Guerrini S.: Questo, devo
essere sincera, non me lo ricordo. Potrei dirle…

Pubblico Ministero: E lei le
disse… lei seppe se la bambina era stata sottoposta a un regime alimentare
controllato o no, a dieta cioè? Doveva seguire una dieta?

Giudice: Lei sa di questa cura,
ha detto. Sa che c’è una cura.

Teste Guerrini S.: Sì, so di
questa cura.

Giudice: Di questa cura lei che
cosa…

Teste Guerrini S.: So che la
mamma mi disse che la bambina prendeva dei farmaci, nel senso mi disse che
prendeva un farmaco. Questo me lo ricordo, perché io rimasi ma… così, ma perché
era una bambina e quindi mi chiedevo insomma… E per questo anche mi faceva
piacere parlare con la dottoressa insomma. Era per…

Pubblico Ministero: Sviluppi
questa… ci dica.

Teste Guerrini S.: No, nel senso
volevo capire, perché la bambina, appunto, mangiava molto, quindi… Ripeto: io
sono un’assistente sociale, mi faceva piacere conoscere e sapere di più, ecco,
di questa… di questa somministrazione, soprattutto, poi, su quello che dovevamo
aspettarci in termini di… come dire, di sviluppi, ecco, cioè se… in quan-to
tempo avesse, poi, perso peso e quant’altro insomma.

Pubblico Ministero: Ecco, bene.

Teste Guerrini S.: Ripeto:
questo… il mio obiettivo era proprio quello, eventualmente, di sviluppare dei
programmi con la bambina che fossero in linea con questo discorso, insomma,
della cura, ecco.

Pubblico Ministero: Della cura.

Teste Guerrini S.: Di questa cura
intrapresa dalla mamma.

Giudice: Che era già iniziata in
quel momento?

Teste Guerrini S.: Sì, era già
iniziata.

Pubblico Ministero: Era già
iniziata. Ma lei capì, ha avuto modo di verificare di che cura si trattava?

Teste Guerrini S.: No, no.

Pubblico Ministero: Si… ebbe modo
di verificare che si trattava di psicofarmaci?

Teste Guerrini S.: No.

Pubblico Ministero: No. E ebbe,
però, il numero di telefono di questa dottoressa Marazziti?

Teste Guerrini S.: Sì.>>

…<<Pubblico Ministero:
Certo, quindi niente, non si sa. E ci vuole dire se lei, poi, ha avuto contatti
con la professoressa, dottoressa Marazziti?

Teste Guerrini S.: Ma io feci una
telefonata, perché appunto… lo dissi anche alla mamma che l’avrei fatta,
insomma lavoro così, e quindi la mamma era contenta di questo. E quindi feci
questa telefonata. La dottoressa, però io non ricordo, nel senso… mi sembra
fosse in macchina, cioè non poteva stare al telefono, quindi io poi, insomma, cerco
di non disturbare, insomma se uno è in movimento di certe cose non si può
parlare in pubblico, e quindi mi disse che era un… appunto, una cura per
l’obesità, di stare tranquilla, che eventualmente ci saremmo risentiti. Ecco,
ci lasciammo con l’idea che ci saremmo risentite più in là, in seguito insomma.

Pubblico Ministero: Allora,
scusi, intanto…

Teste Guerrini S.: Fu molto breve
questa telefonata.

Pubblico Ministero: È in grado di
collocarmela temporalmente questa telefonata?

Teste Guerrini S.: Temporalmente
mi ricordo un gran caldo, sono quei flash insomma. io penso che fosse fine
luglio-agosto, ecco.

Pubblico Ministero: Fine
luglio-agosto?

Teste Guerrini S.: Penso di sì.

Pubblico Ministero: La
dottoressa, per quanto nella sintesi, le disse, sì, quello che già lei sapeva,
cioè che era una cura per l’obesità?

Teste Guerrini S.: Sì.

Pubblico Ministero: Le disse
anche che si trattava di una cura a base di psicofarmaci?

Teste Guerrini S.: No.

Pubblico Ministero: Quindi lei
non…

Teste Guerrini S.: Fu molto breve
come telefonata.

Pubblico Ministero: Fu molto
breve. Si può dire in quattro secondi?

Teste Guerrini S.: Sì.

Pubblico Ministero: Sì. Ma non lo
disse la dottoressa?

Teste Guerrini S.: No, questo
non…

Pubblico Ministero: No?

Teste Guerrini S.: Né io glielo
chiesi, non me lo disse.

Pubblico Ministero: Ecco. E
decideste che vi sareste risentite?

Teste Guerrini S.: Sì, a… perché,
appunto, quello non era il momento più adeguato per…

Pubblico Ministero: Sì. E vi
siete risentite?

Teste Guerrini S.: No, non ci siamo
risentite.

Pubblico Ministero: Non vi siete
risentite. Lei dopo questa telefonata parlò con la signora Triolo?

Teste Guerrini S.: La signora
Triolo era lì, se non ricordo male.

Pubblico Ministero: Era lì?

Teste Guerrini S.: Mi sembra che
fosse qui(?), sì, quindi… Per cui si rimase anche con la mamma che avremmo,
poi, fatto una telefonata in un altro momento, insomma più… quando la
dottoressa fosse stata in una situazione meno di movimento.

Pubblico Ministero: Difficoltosa.

Teste Guerrini S.: Sì.

Pubblico Ministero: Senta, e
successivamente a questo incontro lei ricevette altre chiamate di intervento,
altre visite dalla signora Triolo in relazione ai problemi della bambina?

Teste Guerrini S.: Sì, sì, sì.

Pubblico Ministero: Ci racconti
bene che cosa accadde.

Teste Guerrini S.: Nel senso io
ricordo che, insomma, FINE AGOSTO-SETTEMBRE… mi sembra, ecco, di collocarlo in
questo periodo, poi so con certezza cosa ho fatto dopo, quindi… Insomma, più o
meno in quel periodo la mamma iniziò ad essere molto preoccupata e agitata,
quindi mi contattava. È venuta diverse volte, perché…

Pubblico Ministero: Perché, ecco?

Teste Guerrini S.: Perché
Veronica era sempre molto stanca, la vedeva strana, ecco. Non la riconosceva
più in qualche modo insomma. “Questa figlia”, dice, “non sta bene.” Quindi mi
disse anche che… insomma, poi la mamma, appunto, di Veronica – come dicevo
prima – è una mamma che agisce, non è che sta ferma, quindi s’era mossa, s’era
rivolta, credo, ad altri, se non ricordo male insomma… ad altri specialisti o
medici, non lo so, rispetto a questo stato di stanchezza della bambina, che poi
io ebbi modo, appunto, di verificare seguentemente, perché poi iniziava la
prima media per la seconda volta, quindi mi sembrava importante, ecco, seguirla
da vicino questa situazione. I primi giorni, i primi… forse il primo mese, sarà
stato ottobre insomma, quindi fine settembre-ottobre, a scuola non andava per
niente bene, perché Veronica veramente, ecco, non rispondeva a nessuna
sollecitazione degli insegnanti, insomma, per quanto io ricordi. E quindi poi
la mamma, appunto, mi disse che questa bambina, insomma, diceva cose che non…
insomma non stavano…

Pubblico Ministero: Parli
liberamente.

Teste Guerrini S.: Non stavano né
in cielo, né in terra, nel senso secondo lei c’erano, ecco, frasi assolutamente
sconnesse. E quindi poi io, come assistente sociale, con la scuola attivai…
cioè in accordo con la scuola, visto che il problema in quel momento era
soprattutto attivare Veronica, quindi renderla partecipe alle lezioni, quindi
la scuola per la sua parte, io per la mia. Io, appunto, per la mia attivai un
intervento educativo domiciliare pomeridiano.

Pubblico Ministero: Ecco,
fermiamoci un momento prima, perché ho delle… dei dettagli da chiederle.

Teste Guerrini S.: Sì.

Pubblico Ministero: In primo
luogo vorrei chiederle se era la prima volta che la scuola segnalava questa
totale non reattività agli stimoli di Veronica o se era roba vecchia.

Teste Guerrini S.: No, era la
prima volta.

Pubblico Ministero: Era la prima
volta. Poi vorrei chiederle anche se in questo periodo di preoccupazione
riferitole dalla madre lei chiese, seppe, si accertò in qualsiasi modo, se la
Triolo continuava a somministrare questa cura a questa bambina e se continuava
a frequentare la dottoressa Marazziti.

Teste Guerrini S.: Non me lo
ricordo, cioè io mi ricordo che a un certo punto la mamma disse che aveva
sospeso questi farmaci, ma non mi ricordo assolutamente quando. Non saprei
collocarli temporal…

Pubblico Ministero: Ma era
estate, era inverno? Ci pensi. Era…

Teste Guerrini S.: No,
sicuramente sarà stato dopo ottobre, cioè penso dopo, non lo so. Veramente non
lo so, perché la tele… voglio dire: ho sentito la dottoressa a agosto e quindi
a quel… li stava prendendo, quindi non lo so, vera-mente questo non me lo
ricordo.

Pubblico Ministero: Senta…

Giudice: Ma a un certo punto sa
di questa sospensione, però colloca…

Teste Guerrini S.: Sì.

Giudice: Rispetto a quel
colloquio telefonico che ha avuto con la dottoressa, che ha detto si colloca a
fine luglio, quando si… a quando si va più o meno?

Teste Guerrini S.: Veramente,
ripeto, non me lo ricordo. Non me lo ricordo.

Giudice: Mi sembra abbia detto
ottobre ora.

Teste Guerrini S.: Sì. Dico: può
essere, perché appunto fu poi in quel momento che la mamma mostrava tanta
preoccupazione per la bambina, quindi penso che me l’abbia detto in quel
momento, cioè abbia la mamma messo insieme le cose. Però, ecco, rischio di
essere su questo assolutamente imprecisa.

Pubblico Ministero: Ecco. Ma fu
in prossimità dell’episodio per il quale lei fu chiamata dalla scuola? Cioè,
era in quei giorni lì, era dopo, era subito prima?

Teste Guerrini S.: Non me lo
ricordo.

Pubblico Ministero: Non se lo
ricorda, non è in grado. E lei Veronica in quel periodo la vedeva, la
frequentava? Dico nel mese di settembre e nel mese di ottobre.

Teste Guerrini S.: No, non l’ho
vista. Non credo di averla vista nel mese di settembre. L’ho vista, poi, di
seguito, perché… con l’avvio dell’intervento educativo domiciliare, comunque in
preparazione di questo intervento, ecco. Volevo parlare con Veronica, capire…

Pubblico Ministero: Ecco. Ma
l’intervento iniziò a dicembre?

Teste Guerrini S.: Mi sembra di
sì, mi sembra di sì.

Pubblico Ministero: Ecco. Quindi,
insomma, ancora più in là?

Teste Guerrini S.: Sì.

Pubblico Ministero: Ma…

Teste Guerrini S.: Fu proposto,
non so, penso fine ottobre, novembre. Poi, insomma, i tempi burocratici…

Pubblico Ministero: Ecco, fu
proposto verso fine ottobre e… E si ricorda di essere stata convocata dalla
preside o da qualche insegnante della scuola di Veronica?

Teste Guerrini S.: Sì, ma era una
prassi per noi confron-tarsi sulle situazioni…

Pubblico Ministero: Sì, ma qui
c’è un episodio particolare per cui la scuola decide di…

Teste Guerrini S.: Sì, se non…

Pubblico Ministero: Vediamo se
anche lei lo sa.

Teste Guerrini S.: Sì,
l’episodio… mi ricordo ci fu qualcosa che… cioè, la bambina, appunto, quando
dicevo… perché mi informò la mamma che la
bambina aveva detto che il pro-fessore di musica faceva delle cose tremende ai
ragazzi in-somma.

Pubblico Ministero: Ecco, sì.

Teste Guerrini S.: Che era una
cosa effettivamente alquanto improbabile, perché insomma con questo professore
di musi-ca… lo conoscevamo tutti.

Pubblico Ministero: Ecco. Ma lei
colloca nello stesso spazio temporale la preoccupazione della madre e
l’episodio del professore di musica?

Teste Guerrini S.: Ma io credo
che la preoccupazione della mamma fosse iniziata anche prima, perché la mamma
sicuramente queste cose me l’ha dette prima. Poi a scuola, con l’inizio della
scuola, ci furono… ci fu anche questo episodio che credo, poi, sia stata un po’
la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ecco, penso questo. Cioè, mi
ri-cordo…

Pubblico Ministero: Ecco. Però,
mi scusi, lei ha detto che era una mamma che agiva, una mamma forse
eccessivamente presente poco fa, no?, con Veronica.

Teste Guerrini S.: Sì.

Pubblico Ministero: Quando lei
seppe di questa preoccupazione – che è nata, evidentemente, prima che i fatti
si verificassero, i fatti che importarono la sua convocazione – non le parve
strano che, preoccupandosi così, proseguisse in questa cura? Le domandò come
mai? Cioè, lei ebbe modo di capire anche l’atteggiamento di questa donna? Cioè,
pensava che la bambina fosse malata o pensava che questi sintomi fossero
causati dalla cura?

Teste Guerrini S.: Io, se non
ricordo male, cioè se ne parlò con la mamma di questa…

Pubblico Ministero: Ecco. E cosa…

Teste Guerrini S.: …possibile
correlazione fra la cura e questo star male di Veronica, questo sicuramente.
Non lo so collocare temporalmente insomma, questo non me lo ricordo. La mamma
iniziò a preoccuparsi sicuramente su questo piano.

Pubblico Ministero: E le riferì
se si era consultata con questa dottoressa Marazziti o meno sulla insorgenza di
queste complicazioni?

Teste Guerrini S.: Penso di sì,
però non mi ricordo esattamente quando e cosa mi ha detto insomma. Rischierei
di essere assolutamente inesatta insomma. Erano… è stato un periodo abbastanza
concitato e di preoccupazione anche, insomma, quindi anche di tante telefonate.

Pubblico Ministero: Ma le riferì
la Triolo se qualche medico, se qualche sanitario l’aveva rassicurata, l’aveva
indotta a soprassedere a queste preoccupazioni?

Teste Guerrini S.: Non ricordo.

Pubblico Ministero: Non si
ricorda?

Giudice: Scusi Pubblico
Ministero, se mi posso inserire, sennò poi…

Pubblico Ministero: Certo.

Giudice: È solo per cogliere al
volo… Lei ha detto: “Se ne parlò di questa possibile correlazione tra lo star
male e la cura.” Ma in che termini se ne parlò, se lei ricorda? Cioè…

Teste Guerrini S.: Nel senso che
Veronica…

Giudice: Non voglio sapere ora le
frasi precise, ma in-somma…

Teste Guerrini S.: No, anche
perché non me le ricordo.

Giudice: No, no, non le… Però
insomma…

Teste Guerrini S.: No, nel senso
che se ne… nel senso se ne parlò, perché Veronica non era… cioè, questa era una
reazione nuova, erano comportamenti nuovi per Veronica, nel senso che Veronica
era sempre stata, comunque, una bambina mai agitata. Voglio dire: non aveva mai
fatto cose gravi, però, insomma, era sempre stata comunque attiva, ecco.

Giudice: E quindi la madre cosa…
cosa le disse?

Teste Guerrini S.: Quindi la
mamma la vedeva assolutamente non… sempre stanca. Ecco, io mi ricordo questo,
perché poi questa è stata una anche caratteristica dell’intervento educativo
che abbiamo fatto, cioè che Veronica non rispondeva assolutamente
all’educatrice; non rispondeva nel senso non seguiva l’intervento
dell’educatrice che l’aiutava a fare i compiti o altre attività insomma.

Giudice: Ecco. Ma la madre… a lei
le parve di cogliere, voglio dire, una preoccupazione? Le manifestò proprio una
specifica, a suo modo di vedere… uno specifico collegamento tra questa cura e
questa situazione? Cioè, fu chiara in questo senso?

Teste Guerrini S.: Io non mi
ricordo se… perché questo è chiaro che c’è stato, ma dopo. Sicuramente potrei
dirle… sicuramente qualche mese dopo che è venuto fuori questa
preoccupazione…(inc.) In quel momento lì non me lo ricordo, non me lo ricordo.

Giudice: Ho capito, scusi
Pubblico Ministero.

Teste Guerrini S.: Se è di quei
primi mesi non me lo ricor-do.

Pubblico Ministero: Non se lo
ricorda. Si ricorda di… ecco, lei ora ha detto che con l’educatrice – quindi
dal mese di dicembre, ma io vorrei chiederle in epoca antecedente, diciamo
grossomodo fino ai primi giorni di novembre – Veronica si limitava a non stare
attenta, a non seguire e che faceva in alternativa? Lei l’ha vista in casa? I
suoi ritmi veglia-sonno li conosce?

Teste Guerrini S.: Ma io credo
che dormisse parecchio. Una delle preoccupazioni erano anche queste insomma:
che…

Pubblico Ministero: Ecco,
parecchio. Quanto però?

Teste Guerrini S.: Ma tipo il
pomeriggio. Era una bimba di 11 anni, 12 insomma. Non c’era verso, non… anche
rispetto alla ludoteca credo che frequentasse pochissimo, credo di ricordare
che frequentasse meno rispetto agli anni precedenti.

Pubblico Ministero: E si ricorda
se a scuola le fu riferito che la bambina dormiva, si addormentava?

Teste Guerrini S.: Questo di
certo dopo. Questo me lo ricordo sicuramente il periodo seguente, diciamo entro
l’anno, questo entro l’anno.

Pubblico Ministero: Sì, entro
l’anno quindi.

Teste Guerrini S.: Sì.

Pubblico Ministero: Siamo… la
scuola comincia a fine settembre.

Teste Guerrini S.: Sì, metà settembre.

Pubblico Ministero: L’intervento
grossomodo è a fine ottobre, inizi d’ottobre(?). Io non ho altre domande,
signor Giudice.

Giudice: Grazie. La Parte Civile?

Avv. P.C. Cianferoni: Signora
Guerrini, buonasera.

Giudice: È anche un teste della
sua lista, avvocato?

Avv. P.C. Cianferoni: Sì.
Desidero chiederle solo questo: la… il rapporto che la Veronica aveva con
questa dottoressa le fu presentato come una cura?

Teste Guerrini S.: Sì.

Avv. P.C. Cianferoni: A lei come
addetta al sociale, quindi che doveva raccogliere dei dati, una specie di
anamnesi – no? – per sé, per poter
lavorare.

Teste Guerrini S.: Sì.

Avv. P.C. Cianferoni: Era una
cura perciò?

Teste Guerrini S.: Sì.

Avv. P.C. Cianferoni: Quindi un
qualcosa che durava. Le fu detto da quanto tempo?

Teste Guerrini S.: Per quanto
tempo?

Avv. P.C. Cianferoni: Da quanto
e, se del caso, per quanto.

Teste Guerrini S.: No. Da quanto
sì, nel senso che la mamma mi di… con la mamma ci vedevamo regolarmente, quindi
io ho… Insomma non so collocare, non so quanto tempo dopo, ma mi disse che era
stata dalla dottoressa, quindi sapevo che questa cura era iniziata e poi non
sapevo per quanto tempo questa… che era una delle cose che poi avremmo dovuto…
che avrei voluto poi capire, insomma, anche con la dottoressa.

Avv. P.C. Cianferoni: Con la
dottoressa. Fece in tempo nel colloquio… che vorrei collocare meglio, però, nel
tempo, perché mi pare che ci sia rimasta incertezza su questo. Premetto:
allora, quando ci fu il colloquio tra lei e la dottoressa Marazziti?

Teste Guerrini S.: Le ripeto: io
ho un ricordo netto di… di caldo, di sole.

Avv. P.C. Cianferoni: Mettiamo il
ferragosto. Prima o dopo?

Teste Guerrini S.: Prima.

Avv. P.C. Cianferoni: Prima di
ferragosto?

Teste Guerrini S.: Io penso
sicuramente prima insomma.

Avv. P.C. Cianferoni: Quanto
prima, quanto dopo?

Teste Guerrini S.: Io penso fine
luglio, i primi d’agosto.

Avv. P.C. Cianferoni: Ecco. A
quel momento lì poté… fece in tempo a dire intanto: “Buongiorno, sono Simona
Guerrini, devo fare una relazione”? Che vi diceste, se faceste in tempo
insomma?

Teste Guerrini S.: Con la
dottoressa Marazziti?

Avv. P.C. Cianferoni: Eh.

Teste Guerrini S.: Ma io, le
ripeto, ricor… ho il ricordo di un colloquio molto, molto veloce, proprio perché
non era la situazione ideale per cui la dottoressa potesse parlarmi di cose
delicate insomma. Questo… credo che la riservatezza sia importante e quindi per
me è il primo elemento. Ricordo che mi disse che era una cura per l’obesità e
che quindi, insomma… di non preoccuparmi, insomma, che la cosa andava avanti e
che ci saremmo risentite. E questo fu anche un mio impegno, cosa che poi non è
accaduta, ma…

Avv. P.C. Cianferoni: Cioè,
dovevate fare a chiamarvi? Cioè, lei doveva chiamare la Marazziti?

Teste Guerrini S.: Io l’avrei
dovuta chiamare. Non cre… non mi ricordo di averle dato il numero di telefono,
poi può darsi, ma non me lo ricordo.

Avv. P.C. Cianferoni: Insomma,
poi non accadde questa cosa?

Teste Guerrini S.: No.

Avv. P.C. Cianferoni: C’è un motivo
per cui non è stato fatto? Non è stata fatta perché è una delle tante cose che
non si riesce a fare, nessuno gliel’ha chiesto? Come mai non l’ha richiamata?

Teste Guerrini S.: No, è una
delle tante cose che non si riesce a fare, ma è anche, poi, un precipitarsi
degli eventi insomma. Ripeto: quella collocazione temporale che non so dare
probabilmente sarà anche questa, nel senso che poi, magari, la mamma m’ha
detto: “Ho smesso di fare questa cosa.” Quindi non era più, a quel punto lì,
necessario chia-mare la…

Avv. P.C. Cianferoni: Attuale la
cosa?

Teste Guerrini S.: Attuale, e
quindi non aveva senso in quel momento. Io mi dovevo più concentrare su quel
momento.>>

…..<<Avv. P.C. Cianferoni:
Allora, dopo quella telefonata alla dottoressa Marazziti quando risà qualcosa
di Veronica? Risà, insomma sa nuovamente.

Teste Guerrini S.: Io penso fine
agosto, primi di settembre.

Avv. P.C. Cianferoni: E a quel
punto lì com’era la situazione?

Teste Guerrini S.: La situazione
non era tranquilla, perché Veronica era stata in vacanza. Se non ricordo… era
stata in vacanza, c’erano già delle preoccupazioni. Forse era stata in vacanza
col… col babbo, sì. Era stata in vacanza, sì, perché andava col babbo in
vacanza. Erano già separati i signori Ruocco e Triolo.

Avv. P.C. Cianferoni: E venne
fuori, insomma, una situazione di malessere?

Teste Guerrini S.: E quindi anche
il babbo aveva notato questo, cioè il babbo… non anche, lui, perché poi,
insomma, la cosa stava… quindi era un po’ già preoccupata. Dopodiché ho detto:
“Vabbè…” La prassi era: “Vabbè, ci sentiamo fra quindici giorni.”

Avv. P.C. Cianferoni: Ecco, anche
perché…

Teste Guerrini S.: Cioè, i nostri
contatti al massimo erano quindicennali, venti giorni.>>

….<<Avv. P.C. Cianferoni:
Del professore di musica, ecco. Rispetto a quest’evento…

Teste Guerrini S.: Che Veronica
era andata in giro per la scuola a dire che il professore aveva messo nel
cassetto dei ragazzi, mi sembra di ricordare una cosa… Mi ricordo questa idea,
l’immagine dei sacchetti neri, che era piut-tosto spaventosa, insomma, e che
era assolutamente impropo-nibile insomma.

Avv. P.C. Cianferoni:
Improponibile, preoccupante, mi per-metto di dire preoccupante.

Teste Guerrini S.: Preoccupante.

Avv. P.C. Cianferoni: Ecco.
Rispetto a quest’evento la vicenda terapeutica dell’estate, per lei che se ne
rioccupava in quel momento, era attuale, era remota, era in qualche modo per
lei interessante, non se ne parlò affatto? Come è questo rapporto?

Teste Guerrini S.: No,
sicuramente se ne parlò, nel senso che sicuramente se ne parlò. La mamma era
preoccupata che… se non ricordo male, appunto, che potesse essere questo. Io,
d’altro canto, non sono un medico – insisto su questo – e quindi non potevo
correlare le cose.

Avv. P.C. Cianferoni: Aspetti. Io
le chiedo solo…

Teste Guerrini S.: Se lei mi
chiede una correlazione mia…

Avv. P.C. Cianferoni: No, perché
sarebbe una valutazione, non mi permetto. Io le chiedo di esplicitare bene
anche per il verbale, perché lei parla un po’ a mitraglia tipo me, questa frase
che ha detto: “La madre era un po’ preoccupata che potesse essere questo.” Lei
ha detto questa frase.

Teste Guerrini S.: Sì.

Avv. P.C. Cianferoni: Ecco, in
che senso? Con che espressioni ci fu da parte della signora questo
collegamento, se ci fu?

Teste Guerrini S.: Ci fu
sicuramente. Ripeto: non so collocarlo esattamente temporalmente, ma ci fu, che
fosse questa cura che aveva… il dubbio sicuramente me lo pose la mamma,
insomma, che fosse questo.

Avv. P.C. Cianferoni: E va bene,
e io la ringrazio. Basta.

Giudice: I difensori?

Avv. dif. Casciani: Senta, ma il…
la ragazzina aveva delle problematiche connesse a… c’era una situazione
familiare regolare, diciamo, tranquilla? O c’era stata una separa-zione fra i
genitori?

Teste Guerrini S.: Lo sa, c’era
stata.

Avv. dif. Casciani: Come?

Teste Guerrini S.: Lo sa, c’era
stata una separazione fra i genitori.

Avv. dif. Casciani: C’era stata,
era in quel momento lì che si stava verificando? C’era stata prima?

Teste Guerrini S.: No. No, no,
c’era già stata.

Avv. dif. Casciani: Eh?

Teste Guerrini S.: C’era già
stata.

Avv. dif. Casciani: C’era già
stata una separazione?

Teste Guerrini S.: Sì.

Avv. dif. Casciani: Ecco. E da
quanto tempo la ragazzina era così cresciuta di peso?

Teste Guerrini S.: Io non lo
ricordo esattamente, perché sono veramente diversi anni. Io…

Avv. dif. Casciani: Da diversi
anni?

Teste Guerrini S.: No, sono
passati tanti anni. Io lo col-lego al periodo della frattura, nel senso al
periodo in cui Veronica… però questo è un collegamento che faccio io, nel senso
non me lo ricordo esattamente quand’è che ho iniziato a vedere Veronica
sovrappeso insomma. Sicuramente dopo questi mesi a sede… insomma diciamo di
fermo, sicuramente era ingrassata.

Avv. dif. Casciani: E come viveva
la ragazza questo suo stato rispetto agli altri?

Teste Guerrini S.: Ma sicuramente
era una cosa che la met-teva un po’ in difficoltà, nel senso non lo esplicitava.

Eravamo preoccupate io e la
mamma, no? Ci ponevamo questo… questo problema, nel senso che Veronica si
avvicinava all’adolescenza e quindi questo per lei poteva diventare un problema
non indifferente insomma.

Avv. dif. Casciani: Quando…

Teste Guerrini S.: E quindi era
un problema, come dire… in quel momento lo esplicitavamo più io e la mamma che
non Veronica insomma.

Avv. dif. Casciani: Quando fu
portata dalla dottoressa Marazziti esisteva già questo problema nella… diciamo
nella bambina come fatto di carattere psicologico, che sappia lei?

Teste Guerrini S.: Non ho capito
la domanda, scusi.

Avv. dif. Casciani: Dunque, nel
giugno ‘99, che ci fu questa visita…

Teste Guerrini S.: Sì.

Avv. dif. Casciani: Ecco. I
problemi connessi a questa sua situazione di sovrappeso… era 120 Kg, no?

Teste Guerrini S.: Sì, la bambina
era in sovrappeso.

Avv. dif. Casciani: Era 120 Kg.
Ma la bambina già li viveva questi problemi rispetto agli altri o no?

Teste Guerrini S.: Ma non… nel
senso, appunto, come dicevo prima: anche in ludoteca, insomma, questa cosa non…
Veroni-ca non la… non la manifestava, preoccupazioni con gli educatori o con
gli altri. Ripeto: era più una preoc-cupazione nostra di fargli, poi,
affrontare l’adolescenza nel modo più sereno possibile insomma.

Avv. dif. Casciani: Senta, lei
parlò, ha detto, con la dottoressa Marazziti, quindi, alla… verso la metà
d’agosto.

Teste Guerrini S.: Io penso… io
penso che…

Avv. dif. Casciani: Fine luglio?

Giudice: L’ha già detto. L’ha già
detto: fine luglio.

Teste Guerrini S.: Fine luglio.

Avv. dif. Casciani: Mi perdoni,
no, no, per carità.

Giudice: L’ha già detto due
volte.

Avv. dif. Casciani: Ecco. E le…
poi c’ha più parlato allora?

Teste Guerrini S.: No, no.

Avv. dif. Casciani: No. Quand’è
che la mamma gli espresse queste sue preoccupazioni relative a questa cura?
Quando fu la prima volta che la signora Triolo disse…

Teste Guerrini S.: Come ho detto
prima, quando… la prima in assoluto quando tornò, poi, dalle vacanze. L’ho
detto anche prima insomma: quando tornò dalle vacanze, che non era… il babbo,
appunto, aveva riferito che non era stata la solita bambina di sempre, nel
senso che il mare, che le piace tanto… cioè, le cose che aveva sempre fatto col
babbo, per-ché Veronica, appunto, passava dei periodi col babbo.

Avv. dif. Casciani: Quindi lei… a
lei questo fu riferito, possiamo dire, ai…

Teste Guerrini S.: Quindi questa
fu la prima segnalazione.

Avv. dif. Casciani: …ai primi di
settembre?

Teste Guerrini S.: Sì, mi sembra
i primi. Non sono stata precisa, non ricordo, non posso essere…

Avv. dif. Casciani: Ecco. Poi con
la mamma ebbe modo di parlarci anche successivamente di questa problematica?

Teste Guerrini S.: Con la mamma
sì, dopo l’inizio della scuola, subito. Io… si ripresentò, ecco, il problema
con l’inserimento nella scuola in maniera evidente.

Avv. dif. Casciani: Ecco. Ma a
parte questo episodio, dunque, lei la bambina non la vide mai durante il
periodo estivo, nel mese di…

Teste Guerrini S.: No, no.

Avv. dif. Casciani: Nel mese di…
Dunque, d’agosto era al mare con il
padre.

Teste Guerrini S.: Era al mare,
non l’ho vista sicuramente.

Avv. dif. Casciani: Nel mese di
settembre ebbe mai modo di incontrarsi con lei?

Teste Guerrini S.: Penso… non
ricordo, probabilmente fine settembre, perché – come dicevo prima – facevamo
questi incontri o quindicennali o a venti giorni, ma talvolta più con i
genitori che non con i bambini. Veronica, poi, nel corso dell’anno seguente…
sì, per verificare l’intervento educativo insomma.

Avv. dif. Casciani: Ecco. La
mamma, parlando con lei, le disse per caso di che tipo di problemi si era
trattato: “La bambina ha avuto questo, ha avuto quest’altro”? Cioè, parlando
con lei la mamma le disse quali erano i problemi che avevano afflitto la sua
figliola durante il periodo estivo?

Teste Guerrini S.: Sì. Come
dicevo prima: assenza, dormiva… “Assenza” nel senso che non partecipava alle
attività che le venivano proposte dal babbo, suppongo, o dai parenti e
soprattutto dormiva molto. Dormiva più…

Avv. dif. Casciani: Dormiva?

Teste Guerrini S.: Dormiva più… E
questo continuò a farlo, poi, per un buon periodo di tempo. Questo l’ho
verificato, poi, io personalmente, quindi posso essere più precisa, perché…

Avv. dif. Casciani: Oltre al
fatto di dormire la mamma disse a lei di altri particolari episodi…

Teste Guerrini S.: Io ricordo…

Avv. dif. Casciani: …sempre con
relazione al periodo estivo?

Teste Guerrini S.: Del mese di
agosto non ricordo altro.

Avv. dif. Casciani: Il mese di
settembre?

Teste Guerrini S.: Il mese di
settembre, quando poi iniziò la scuola e ci furono gli episodi che ricordavo
prima, quindi fine settembre, insomma i primi di ottobre, ci furono questi
episodi.

Avv. dif. Casciani: Cioè,
sonnolenza ancora?

Teste Guerrini S.: Sonnolenza
ancora, poi queste affermazioni…

Avv. dif. Casciani: Dei ragazzi
messi nel sacco?

Teste Guerrini S.: Dei ragazzi
messi nel sacchetto. E questo poi appunto, ripeto, lo potei verificare anch’io.
Veronica il pomeriggio dormiva, non si riusciva a coinvolgerla nelle attività
che l’avevano vista partecipe fino all’esta-te insomma.

Avv. dif. Casciani: Quindi lei ha
sentito parlare durante questo periodo del fatto che la ragazza dormiva molto,
ha sentito parlare, posso dire nel mese di novembre, di questo episodio della…
dei ragazzi messi nel sacchetto?

Teste Guerrini S.: Sì.

Avv. dif. Casciani: Novembre,
ecco. In tutto questo arco di tempo, che mi pare di aver capito che lei ha
avuto diversi colloqui con la signora Triolo, altri particolari momenti di
malattia non le sono stati rappresentati, altri particolari episodi?

Teste Guerrini S.: Per quello che
poi… ripeto: facendo l’assistente sociale sono attenta, poi, a cose tipo… A
scuola c’erano grossi problemi, nel senso che la bambina era inserita in una
classe, appunto, e non partecipava. A-vevamo già perso…

Avv. dif. Casciani: Sì, sì, non
partecipava.

Giudice: No, forse l’avvocato
intendeva riferirsi a problemi di tipo fisico, cioè…

Avv. dif. Casciani: Malattie,
malattie.

Giudice: Problemi di malattie ha
parlato.

Avv. dif. Casciani: Malattie,
diciamo febbri, schiuma alla bocca. Dico: lei ha mai sentito parlare di queste
cose?

Teste Guerrini S.: Schiuma alla
bocca sì. Ora che lei me lo dice veramente sì, nel senso… sì, perché era una
cosa non so se legata a scuola, questo se legato alla scuola.

Avv. dif. Casciani: Legato alla
scuola?

Teste Guerrini S.: Mi sembra che
sia legato, ecco, alla scuola o a casa, non ricordo. Non ricordo
esattamente.>>

….<<Giudice: Avvocato
Padovani?

Avv. dif. Padovani: Buonasera
signora Guerrini. Volevo chiederle soltanto una piccola cosa. Dunque, se ho
bene inteso, lei ci ha riferito di avere parlato alla fine di luglio,
grossomodo, con la dottoressa Marazziti e di avere rinviato il colloquio,
perché in quel momento la dottoressa Marazziti non era in grado di parlare
liberamente. Ho ca-pito bene così, vero?

Teste Guerrini S.: Sì, ho detto
questo.

Avv. dif. Padovani: E
successivamente Veronica va in vacanza con il padre e ritorna alla fine di
agosto, i primi di settembre. Lei mi pare ci ha detto che i primi di set-tembre
ha avuto modo di riparlare con la signora Triolo e di ascoltare da lei la
persistenza dei problemi di Vero-nica. È vero?

Teste Guerrini S.: La persistenza
dei problemi di obesità o l’insorgere di problemi…

Avv. dif. Padovani: No, no, dei
problemi di cui si parlava a luglio, cioè sonnolenza, questi problemi legati a
una…

Teste Guerrini S.: A luglio… a
luglio non se n’è… cioè, io dei problemi di sonnolenza, queste cose qui, se n’è
iniziato a parlare, come dicevo prima… Ho detto prima: la prima volta che ne
abbiamo parlato è stato al ritorno dalle vacanze.

Avv. dif. Padovani: La prima
volta?

Giudice: Sì. Questo l’aveva già
detto, avvocato.

Teste Guerrini S.: Sì, l’ho già
detto.

Avv. dif. Padovani: La prima
volta. Quindi a luglio non se n’è parlato affatto di questi problemi?

Teste Guerrini S.: Non ricordo.
No, mi sembra di no.

Avv. dif. Padovani: Quindi, a
luglio questi problemi non le sono stati riferiti?

Teste Guerrini S.: No, mi sembra
di no… no.

Avv. dif. Padovani: No. Quindi
lei per la prima volta li sente al ritorno dalle vacanze di Veronica?

Teste Guerrini S.: Sì.

Avv. dif. Padovani: Ecco. Allora
io le chiedo: ma in quel momento in cui si evidenziava per lei un problema
nuovo, ingravescente, per Veronica perché non ha chiamato la dottoressa
Marazziti come eravate rimaste intese di fare alla fine di luglio? Non era quello,
le chiedo, il momento per telefonare e sollecitare quella chiarificazione? O
non era, forse, che in quel momento la cura era già sospesa?

Teste Guerrini S.: Non me lo
ricordo.

Avv. dif. Padovani: Ma allora la
domanda è: lei ricorda perché non chiamò nel momento in cui apprese dei
problemi di Veronica durante l’estate?

Teste Guerrini S.: Io le posso
dire questo, cioè: ricordo e so come lavoro, nel senso che non sono
interventista, cioè i genitori… Una mamma, appunto, come quella di Veronica… so
che possono fare delle cose, le fanno. Se la mamma di Veronica è preoccupata so
che si muoverà, quindi aspetto. Cerco di capire qual è, prima di tutto,
l’intenzione del genitore, cioè non mi… non mi sovrappongo o comunque non c’è
una…

Avv. dif. Padovani: Non c’è
dubbio.

Teste Guerrini S.: Voglio dire:
non c’era una limitazione della potestà genitoriale, quindi il primo passo lo
doveva, comunque, fare da un punto di vista sanitario la mamma, cosa che poi ha
fatto. Voglio dire: s’è presa cura, ha fatto altre cose chiaramente.

Avv. dif. Padovani: No, ma vede…

Teste Guerrini S.: Quindi, ecco,
in questo senso…

Avv. dif. Padovani: Non le sto
muovendo un…

Teste Guerrini S.: No, no, le
dico…

Avv. dif. Padovani: Non le sto
muovendo un rimprovero.

Teste Guerrini S.: Le… sto
cercando di risponderle a quello che lei mi ha chiesto, cioè: “Perché non l’ha
fatto?” Non lo so perché. So che, lavorando così, è probabile che io non
l’abbia fatto, però queste sono deduzioni; per questo motivo: perché
sicuramente avrò lasciato il tempo alla mamma di Veronica di muoversi. Sapendo
come lavoro, penso questo.

Avv. dif. Padovani: Ma mi pareva
di avere capito che la mamma di Veronica si era già mossa con lei su questo
piano, tanto che l’aveva sollecitata di già a chiamare personal-mente la dottoressa
Marazziti.

Teste Guerrini S.: Ma la
dottoressa Marazziti l’abbiamo chiamata insieme.

Avv. dif. Padovani: Ha parlato
lei?

Teste Guerrini S.: Sì, sì. L’ho
chiamata io, diamine, ma era… In quel momento lì era, come dicevo prima,
l’obiettivo quello di capire se io come assistente sociale, che comunque
conoscevo la bambina, potevo poi fare delle cose speci-fiche. Non lo so se
questa cura prevedeva degli interventi particolari, la riduzione di peso in
quanto tempo sarebbe avvenuta, quindi questo che cosa, poi, avrebbe potuto
voler dire per Veronica, ecco. Era un discorso di questo tipo da… quindi da
costruire, diciamo, insomma. Quindi in quel momento lì…

Avv. dif. Padovani: Ecco. Ma lei
quando pensava di richiamarla, dunque, la dottoressa Marazziti? Cioè, questa
nuova telefonata secondo il suo modo di organizzare il proprio lavoro lei la
proiettava, quindi, idealmente in quale periodo?

Teste Guerrini S.: Idealmente la
proiettavo sicuramente dopo l’inizio della scuola. Nella mia scuola la…

Avv. dif. Padovani: Ecco. E
perché non è avvenuto questo?

Teste Guerrini S.: Perché erano
insorte altre preoccupazioni nella mamma, quindi in quel momento lì sicuramente
passò… passarono avanti… passò anche avanti la gestione sicuramente…(voci
sovrap.)

Avv. dif. Padovani: Ma la mamma
non le disse, forse, che aveva dismesso i rapporti con la dottoressa Marazziti
e che, quindi, non era più il caso di chiamarla?

Teste Guerrini S.: Io l’ho già
detto: non ricordo esattamente quando la mamma mi ha detto che ha smesso i
rapporti con la dottoressa.

Avv. dif. Padovani: Però lei non
chiamò più la dottoressa Marazziti?

Teste Guerrini S.: No, io non
l’ho più chiamata la dot-toressa.

Avv. dif. Padovani: Non ho altre
domande.>>

….<<Pubblico Ministero: La
domanda finale è: poiché quando ha risposto a me durante l’esame diretto, in
presenza di domande non suggestive, posso essere così diretta…

Giudice: Sì, sì.

Pubblico Ministero: Mi ha detto
che in occasione di questo evento la Triolo le disse che temeva che questi
sintomi fossero causati dalla cura che stava facendo. Volevo capire se poteva
dettagliare meglio questo, perché poi dice: “No, ma forse era la fine
d’agosto”, quando l’hanno interrogata i difensori. Allora, siccome mi pare
strano che una cura dismessa alla fine d’agosto venga riesaminata alla fine di
ottobre, domandavo se lei…

Giudice: Va bene, è ammessa. Può
rispondere a questa domanda, se è in grado.

Teste Guerrini S.: Sì, nel senso
io ho sentito la mamma a fine agosto. Non ho detto che a… in quell’occasione,
perché non lo ricordo, ma non cre… nel senso non ricordo proprio che ci fosse
stata la sospensione. Ripeto: il mio non intervenire, probabilmente, era dato
anche da questo, cioè dal fatto che probabilmente ero tranquilla sul fatto che
la mamma stesse o seguendo lo stesso… la stessa cura o un’altra in quel
momento, ma non ricordo, ripeto. Sicuramente, quando ci sono stati questi
episodi di allucinazioni, di preoccupazioni, in quel periodo lì ricordo che se
n’è… se n’è parlato. Ci sono state…

Pubblico Ministero: S’è parlato
di cosa? Ce lo può dire? Di che cosa?

Teste Guerrini S.: Di
preoccupazioni della mamma che fosse collegato al… alle medicine che prendeva
Veronica, ecco. Non so se questo…

Pubblico Ministero: Ma che
prendeva in quel momento o che aveva preso? Ecco quello che…

Teste Guerrini S.: Io questo non…
non ricordo, questo non lo ricordo. Non ricordo che mi sia stato detto che
erano stati smessi. Questo non lo ricordo.

Pubblico Ministero: Non si
ricorda che…

Teste Guerrini S.: No, no.

Pubblico Ministero: Cioè, lei a
ricordo – con tutta la fallibilità degli umani ricordi – ricorda che il
problema della sospensione della cura è arrivato insieme all’allucinazione?

Teste Guerrini S.: Sì.

Avv. dif. Padovani: No, no!

Giudice: No, così… questa è una
deduzione.

Teste Guerrini S.: Nel senso è…

Pubblico Ministero: Allora ci
dica lei. Senza dirci la da-ta, che non possiamo rammentare, ma provi a
collocare…

Giudice: Comunque, questo era
proprio il punto che avevo già, inserendomi in quella parentesi… avevo già
tentato di esplorare io e la teste aveva già…

Pubblico Ministero: Ma poi ci
siamo ripersi.

Giudice: Insomma, aveva già detto
che c’era questo… questo prospettato collegamento tra…

Teste Guerrini S.: Dalla madre…

Giudice: La teste ha usato
proprio queste parole: “La possibile”, me lo sono scritto, “correlazione tra lo
star male e la cura.” E io gli ho chiesto: “Ma in che termini?” E quindi lei
ora, giustamente, vuole rispecificare…

Pubblico Ministero: Ma io dico
quando…

Giudice: Cioè, se è quello che
ricorda lei, se in quel momento di questa cura fosse ancora in atto, capito?
Questo è in grado di ricordarselo oppure no? No?

Teste Guerrini S.: No.

Pubblico Ministero: No cosa,
scusi?

Giudice: Che non è in grado di
rico…

Teste Guerrini S.: Non sono in
grado di ricordare.

Pubblico Ministero: Non è in
grado di ricordare che cosa? Quando ci fu questo discorso?

Giudice: No, no.

Teste Guerrini S.: No, quando ci fu
il discorso sono… nel senso: l’ho già detto questo.

Giudice: L’ha detto questo.

Teste Guerrini S.: L’ho già
detto. Mi stava chiedendo se sono in grado di dire se in quel momento lì…

Giudice: Cioè, quando la mamma
fece, lei ha detto prima… Siamo al punto… lo sappiamo, siamo ai primi di
novembre, va bene? Siamo ai primi di novembre. Il discorso dell’allucinazione
abbiamo capito è un dato abbastanza… 7-8 novembre, questo è emerso così, da
certe… da altre testimonianze, va bene? Se ne parlò di questa possibile
correlazione tra lo star male e la cura. Io ho chiesto, appunto, in che
termini. Cioè, se ne parlò nel senso di dire: “Ma non sarà mica stato quella
cura che ho fatto”? Oppure: “Non sarà mica quella cura che sta facendo ora la
bambina”? Capito? Perché uno… possono esserci degli effetti che uno ipotizza
correlati a una somministrazione di farmaci avvenuta mesi addietro oppure in
atto, attuale. Questo particolare è in grado di ricordarlo o no?

Teste Guerrini S.: Non… ripeto:
non ricordo che la mamma m’abbia detto che la cura era stata sospesa. Non si
parlò, non si parlò di questo, cioè di una sospensione. In quel momento lì,
quando io – dicevo anche prima – ero ferma sul piano della, come dire… della
ricerca di specialisti che mi potessero aiutare, è perché evidentemente ero
tranquilla e sapevo che la mamma si era già rivolta, quindi queste
preoccupazioni le avrebbe, poi, da un punto di vista più strettamente…(voci
sovrap.)

Giudice: Va bene, non andiamo
oltre. Non siamo… non possiamo pretendere da un testimone più di quello che è
in grado nella… sotto giuramento di ricordare…..>>.

· teste PIANTINI PAOLO, medico di
famiglia (ud. 7.12.2004)

Anche la testimonianza del medico
di famiglia, tra le altre cose, offre un ulteriore riscontro alle dichiarazioni
della madre circa l’epoca di cessazione della cura (<<…mi disse appunto
che nel giugno l’aveva portata dalla Dottoressa Marazziti, che gli era stata
prescritta una terapia, una terapia a base di Fevarin e di un farmaco che io
non conoscevo all’epoca, il Topamax appunto, e che questa terapia aveva dato
degli effetti collaterali piuttosto marcati, diciamo così, e che
successivamente poi aveva condotto la bambina dal Professor Rossi per una verifica
della situazione e in seguito a quello aveva interrotto poi la somministrazione
del farmaco stesso…>>).

<<..PUBBLICO MINISTERO:
Dottor Piantini lei è medico curante o medico di base di Ruocco Veronica?

TESTE PIANTINI P.: sì,
attualmente sì.

PUBBLICO MINISTERO: attualmente?

TESTE PIANTINI P.: sì.

PUBBLICO MINISTERO: perché da
quando lo è…?

TESTE PIANTINI P.: dal 2000,
dalla primavera del 2000, febbraio, marzo…

PUBBLICO MINISTERO: prima lei non
la conosceva questa persona?

TESTE PIANTINI P.: la conoscevo
perché conoscevo la madre, cioè la madre è mia paziente da molti più anni.

PUBBLICO MINISTERO: ecco. Dunque,
Dottore ci vuole riferire che se lei ha mai visitato Ruocco Veronica
nell’anno…, nel periodo che va da lungo il corso del ‘99 e nei mesi successivi
del 2000?

TESTE PIANTINI P.: dunque,
Veronica l’ho conosciuta prima del ‘99, quando…

PUBBLICO MINISTERO: la domanda
era se l’ha visitata. Se ha avuto modo di vederla, visitarla, se è stato…

TESTE PIANTINI P.: nel 2000
sicuramente perché appunto è diventata mia paziente.

PUBBLICO MINISTERO: nel 2000
perché è diventata…

TESTE PIANTINI P.: certo, è
diventata mia paziente.

PUBBLICO MINISTERO: e nel ‘99?

TESTE PIANTINI P.: nel ‘99…, ora
non ricordo con precisione, prima del ‘99 sì.

PUBBLICO MINISTERO: allora diciamo
così, prima che Rocco Veronica diventasse sua paziente, ufficialmente…

TESTE PIANTINI P.: sì.

PUBBLICO MINISTERO: lei l’aveva
mai visitata?

TESTE PIANTINI P.: l’avevo
visitata in occasione della frattura del femore che ebbe mi pare nel ‘98, non
sono sicurissimo, anche perché la signora Triolo mi chiese di provvedere alla
rimozione dei punti di sutura conseguenti all’intervento che ebbe, cosa che
feci tranquillamente, voglio dire, senza nessun tipo di problema, e prima di
questo in occasione di una visita che feci a domicilio della signora Triolo mi
parlò della obesità della bambina, ecco, però fu un discorso così, molto informale,
ma io mi permisi anche di dargli…, non so, un piccolo consiglio, ecco.

PUBBLICO MINISTERO: e quale era?
Ce lo vuole riferire?

TESTE PIANTINI P.: il consiglio
fu questo: siccome la bambina era stata già vista per questo problema al nuovo
ospedale San Giovanni di Dio di Firenze, in pediatria, mi permisi di
consigliarla magari di farla vedere alla endocrinologia di Careggi, dal Professor
Rotella, dove si occupano, diciamo così, dei problemi della…, o si occupavano,
ma penso si occupino tuttora, dei problemi della obesità, diciamo con un
approccio diciamo un po’ più molti disciplinare, cioè comprendente anche
valutazioni endocrinologiche sicuramente, apporto e nutrizionista, anche
apporto di visite e consulenze psichiatriche. Questo lo feci anche perché…

GIUDICE: scusi dottore, questa
visita a domicilio mi ha detto quando fu fatta?

PUBBLICO MINISTERO: nel ‘98. Sì,
l’ha detto.

TESTE PIANTINI P.: mi pare nel
‘98, ora sicurissimo non sono ma…

GIUDICE: nel ‘98, no perché prima
ha parlato di una visita in occasione della frattura del femore.

TESTE PIANTINI P.: sì, anche
quella se non ricordo male… (voci
sovrapposte)

GIUDICE: quindi sono due diverse…

TESTE PIANTINI P.: sì, sono due
diverse circostanze.

GIUDICE: ‘98 però diceva, prego.

PUBBLICO MINISTERO: quindi?
prosegua.

TESTE PIANTINI P.: stavo dicendo
che…

PUBBLICO MINISTERO: stava dicendo
che presso la clinica di Careggi del Professor Rotella c’era un approccio…
(voci sovrapposte)

TESTE PIANTINI P.: sì, anche
perché avevo avuto una esperienza, circa un annetto prima, purtroppo personale,
perché anche mia figlia aveva avuto dei problemi di tipo diciamo iperfagico diciamo, ecco, un disturbo della
alimentazione e si era trovata molto bene in quanto l’avevo avviata in quella
stessa direzione insomma, aveva poi risolto il suo problema.

PUBBLICO MINISTERO: e lei aveva
in mente una diagnosi dunque sulla obesità della Veronica? Quando dette questo
consiglio, lei ha specificato che c’era un approccio multi disciplinare, dunque
devo immaginare che per lei non fosse sufficiente un approccio invece mono
disciplinare.

TESTE PIANTINI P.: sì,
francamente penso che una bambina che, diciamo così, presenta questo tipo di
problemi e sicuramente come mi aveva riferito anche la madre ha una tendenza ad
un disordine dell’alimentazione, forse conviene anche andare a vedere un
attimino di più se si riesce a capire bene per quale motivo ciò si sta verificando
insomma, ecco. Questo era il mio…, con questo non è che posso io addentrarmi
troppo in questo tipo di diagnosi, preferisco dare un consiglio che porti la
paziente nella direzione che ritengo più giusta.

PUBBLICO MINISTERO: qual’è la sua
specialità medica?

TESTE PIANTINI P.: non ho
specializzazione, sono medico di base.

UBBLICO MINISTERO: di che cosa si
occupa in prevalenza?

TESTE PIANTINI P.: in prevalenza
mi occupo di pazienti adulti, perché bambini ne ho pochissimi, 4 o 5 su 1.500
pazienti, naturalmente si diventa un po’ geriatri sul campo, diciamo, per il
grande numero di pazienti anziani che dobbiamo seguire.

PUBBLICO MINISTERO: quindi
diciamo lei non ha nessuna specializzazione, neanche conquistata sul campo
rispetto agli adolescenti ai bambini o ai giovani?

TESTE PIANTINI P.: direi di no,
nei primi anni che ho fatto questo lavoro, più o meno dalla fine degli anni
‘70…>>

….<<PUBBLICO MINISTERO:
senta Dottor Piantini, successivamente a questo Consiglio lei ebbe modo di
visitare di nuovo Ruocco Veronica?

TESTE PIANTINI P.: mah, forse
qualche volta per qualche patologia intercorrente, diciamo infezioni
dell’apparato respiratorio…, perché in quel periodo…

PUBBLICO MINISTERO: ha mai…, in
quel periodo?

TESTE PIANTINI P.: in quel
periodo la signora Triolo mi richiedeva di occuparmi anche, seppure
saltuariamente, della figlia.

PUBBLICO MINISTERO: senta, lei
deponendo alla Polizia di Stato, in data 22 marzo 2000, ebbe a dire: “l’avevo
visitata saltuariamente prima del giugno ‘99, a me aveva colpito molto l’obesità
della bambina più che particolari comportamenti che erano normali per la sua
età. L’obesità mi faceva richiamare alla eventualità di un substrato
psicologico un poco alterato che poteva rientrare in una forma depressiva e per
questo mi ero permesso di consigliere, su richiesta della madre, di eseguire
una valutazione di ordine sia endocrinologico che psichiatrico.

GIUDICE: è una contestazione
Pubblico Ministero?

PUBBLICO MINISTERO: sì.

GIUDICE: rispetto alla risposta
sulla diagnosi?

PUBBLICO MINISTERO: rispetto alla
risposta perché lui ha detto che aveva immaginato un problema di competenza del
centro di Careggi sulla base della esperienza vissuta con la figlia. Volevo
sapere invece, qui mi sembra diverso, che lui chiarisse meglio con esattezza che
cosa, tra i segni che presentava Veronica, oltre alla evidente obesità lo
aveva, come dire, orientato, indirizzato per questa opportunità. Voglio sapere
in buona sostanza Dottor Piantini se lei era al corrente o se aveva
direttamente percepito che la bambina, Ruocco Veronica, avesse dei problemi di
tipo psicologico.

La prego di distinguere il sapere
dall’immaginare, la domanda ora è sul sapere, se lei aveva notato dei segni,
dei sintomi di questo tipo o se invece…

TESTE PIANTINI P.: più che in
questi casi è importante l’anamnesi, cioè quando una madre si lamenta del fatto
che una bambina mangia in modo pressoché continuo, magari anche di notte,
voglio dire, per quello che sapevo all’epoca…

PUBBLICO MINISTERO: lei questo
non ce l’ha detto, allora mi dica che cosa le riferiva la madre.

TESTE PIANTINI P.: appunto era
preoccupata per lo stato di obesità e per il comportamento alimentare un po’
strano della…

PUBBLICO MINISTERO: e come le fu
descritto questo comportamento alimentare strano?

TESTE PIANTINI P.: io ora le
parole precise non è che me le ricordo…

PUBBLICO MINISTERO: non le chiedo
le parole precise, le chiedo…

GIUDICE: quello che ricorda
dottore.

PUBBLICO MINISTERO: visto che ha
raccolto una anamnesi ce la riassuma.

TESTE PIANTINI P.: appunto, è
questo il problema che Antonina aveva notato più che altro, cioè questa
tendenza a mangiare in modo continuo! A volte anche di notte, alzarsi e
mangiare qualche cosa.

PUBBLICO MINISTERO: così gli aveva
riferito la Triolo?

TESTE PIANTINI P.: così mi aveva
riferito. Ora in questi casi normalmente si pensa ad una correlazione con
qualche problema di ordine psicologico, ecco, almeno io all’epoca pensai così.
Oltre tutto parlai di depressione forse in modo anche un po’ spicciolo voglio
dire, normalmente, diciamo così, che è presente una alterazione psicologica
anche meno ben definita, può essere successo non so…, un qualunque fatto…

PUBBLICO MINISTERO: ma io le
chiedo: questa è la lettura del sintomo obesità o c’erano altri sintomi?

TESTE PIANTINI P.: altri sintomi
non me li ricordo, francamente non mi pare, non mi pare…

PUBBLICO MINISTERO: quindi
comunque lei aveva… (voci sovrapposte)

TESTE PIANTINI P.: c’era caso
mai, aspetti, pensai un attimino anche alla possibilità che la bambina potesse
avere avuto una qualche difficoltà relativa alla vita scolastica, perché
Antonina mi diceva sempre che prima era molto brava, diligente a scuola,
nell’ultimo periodo, diciamo così, presentava qualche difficoltà. ora
normalmente…, frequentemente insomma i bambini, specie nel passaggio fine
elementari inizio scuola media, possono presentare qualche problematica di
questo tipo…

GIUDICE: perché queste difficoltà
le furono rappresentate con riferimento all’inizio della scuola media? Così per
datare un attimo…

TESTE PIANTINI P.: per datare un
attimo direi che il ‘98 dovrebbe essere l’anno della quinta elementare, se non
ricordo male però, salvo errori…

GIUDICE: su quello che ricorda
Dottore.

TESTE PIANTINI P.: naturalmente il
passaggio dalla scuola elementare alla scuola media per qualche bambino è un
pochino traumatico perché nella scuola elementare c’è riferimento… (voci
sovrapposte)

PUBBLICO MINISTERO: mi scusi
Dottor Piantini, perché bisogna essere più precisi, abbia pazienza…

TESTE PIANTINI P.: per quanto
posso volentieri.

PUBBLICO MINISTERO: perché ora se
non sbaglio si ragiona, siamo prima del giugno ‘99, giusto?

TESTE PIANTINI P.: prima del
giugno ‘99, sì.

PUBBLICO MINISTERO: a lei alle
risulta che in questa data la Ruocco frequentava la prima media? O frequentava
la quinta elementare? Che il passaggio di classe accade in settembre…

TESTE PIANTINI P.: in settembre
sì, mah, questo io non me lo ricordo con precisione…

PUBBLICO MINISTERO: deve…

TESTE PIANTINI P.: però di sicuro
in seguito alla frattura del femore, che
mi pare sia appunto del ‘98 ci fu la ripetizione a scuola di un anno, dovuta
alle assenze legate appunto a questa patologia. L’epoca comunque è quella.
Certo, prima c’era stata magari la separazione della signora Triolo dal
compagno Ruocco Luigi, era una cosa un po’ datata…

PUBBLICO MINISTERO: ecco, sì, mi
sembra insomma che il quadro di riferimento Dottore sia un po’ vago nelle
sue risposte…

GIUDICE: per quello che ricorda
il dottore, penso!

PUBBLICO MINISTERO: sì, sì, per
carità.

GIUDICE: (voci sovrapposte) è
sotto il vincolo del giuramento…

PUBBLICO MINISTERO: perfetto,
direi che si può prescindere anche dall’approfondimento di questa diagnosi che
lei aveva formulato in precedenza, no? di depressione mi pare. Ecco, invece
volevo sapere se poi lei fu messo al corrente del fatto che Veronica era stata
condotta da uno psichiatra, da uno psichiatra per adulti.

TESTE PIANTINI P.: sì, la cosa
che mi fu riferita, mi fu riferiva verso va fine dell’anno ‘99.

PUBBLICO MINISTERO: da chi?

TESTE PIANTINI P.: dalla signora
Triolo.

PUBBLICO MINISTERO: e cosa le
disse? In quali termini se se lo ricorda? Ovviamente se non se lo ricorda
lasciamo perdere.

TESTE PIANTINI P.: mi disse
appunto che nel giugno l’aveva portata dalla Dottoressa Marazziti, che gli era
stata prescritta una terapia, una terapia a base di Fevarin e di un farmaco che
io non conoscevo all’epoca, il Topamax appunto, e che questa terapia aveva dato
degli effetti collaterali piuttosto marcati, diciamo così, e che
successivamente poi aveva condotto la bambina dal Professor Rossi per una
verifica della situazione e in seguito a quello aveva interrotto poi la
somministrazione del farmaco stesso.

PUBBLICO MINISTERO: quindi in che
epoca siamo più o meno? Lei ha detto fine del ‘99?

TESTE PIANTINI P.: più o meno…,
dunque, io vidi anche la…, mi portò anche la perizia del Professor Maurri,
quindi dovremo essere intorno a dicembre, i primi di dicembre insomma, su
quell’epoca lì.

PUBBLICO MINISTERO: e lei si
ricorda se a quel momento la bambina stava bene, cioè se gli effetti dannosi
erano, come dire, già scomparsi o se si presentavano ancora dei problemi?

TESTE PIANTINI P.: ma mi fu
riferito che ancora aveva dei problemi, sicuramente stavano diminuendo per lo
meno di intensità, ecco.

PUBBLICO MINISTERO: ho capito.

GIUDICE: sempre sul riferito
stiamo parlando?

PUBBLICO MINISTERO: sì.

GIUDICE: non ebbe modo lei di
visitarla?

TESTE PIANTINI P.: sì, perché io
non ebbi più modo di visitarla… oltre tutto non era… (voci sovrapposte)

GIUDICE: no, per precisare,
stiamo parlando derelato, si usa questa terminologia…, dalla madre.

TESTE PIANTINI P.: (voci
sovrapposte) anche perché non essendo mia paziente…

GIUDICE: dalla madre, riferito..,
“mi è stato riferito” lei dice “dalla madre”?

TESTE PIANTINI P.: certo.

PUBBLICO MINISTERO: e quindi
arriviamo a fine ‘99, dal 1 gennaio 2000 Veronica diventa sua paziente.

TESTE PIANTINI P.: sì, dal
febbraio – marzo.

GIUDICE: febbraio – marzo,
dall’anno 2000. Lei a causa di questo cambiamento di assetto la visita, la
vede, comincia a vederla più spesso o no?

TESTE PIANTINI P.: sì, la vedo,
però non molto spesso in quanto io pensai di…, dopo tutto questo…, tutto ciò
che era successo, diciamo così, comprese appunto le perizie, le visite
supplementari e tutto, mi sembrava giusto che la bambina fosse lasciata un
attimino tranquilla, anche perché lei spesso veniva fuori che non voleva più
vedere dottori, che non voleva più fare visite, che non voleva…, probabilmente ho avuto un atteggiamento un
po’, come posso dire, forse anche un po’ poco professionale però mi sembrava
più importante tutelarne la tranquillità psicologica piuttosto che a mettersi
lì a fare esami, controesami e tante cose che sicuramente…, mi parve, almeno
per mia modesta valutazione, che la bambina assolutamente non gradisse tutto
ciò, ecco.

Per l’anno 2000 più o meno le cose
andarono così, sorvegliando la situazione, invitandola a fare una dieta che era
stata prescritta non molto tempo prima, non so se poi fu fatta o non fu fatta,
questo praticamente non saprei.

PUBBLICO MINISTERO: perché poi
dal 2000 Veronica…, cioè si è iscritta da lei il 2000 e fino a quando è stata
sua paziente?

TESTE PIANTINI P.: lo è tutt’ora.

PUBBLICO MINISTERO: e lei ad oggi
non conosce lo stato di salute complessivo di Veronica?

TESTE PIANTINI P.: attualmente è
uno stato di salute direi soddisfacente, persiste sempre il problema
dell’obesità, per questo è stato fatto qualche cosa, io apprezzi molto per
esempio nell’agosto del…, mi pare fosse l’agosto…, insomma l’estate del 2000 il
ricovero all’istituto oxologico di Pian Cavallo dove si affrontava il problema
senza ricorrere a farmaci. Purtroppo non andò molto bene perché la bambina
aveva solo 13 anni, e in questo istituto direi che c’era…, come posso dire,
delle regole un po’ rigide perché una bambina potesse seguirle, ecco.

PUBBLICO MINISTERO: ci sa dire
quali…

TESTE PIANTINI P.: dal punto di
vista alimentare soprattutto!

PUBBLICO MINISTERO: ci sa dire
qualche cosa sullo…, questo per quanto riguarda abbiamo detto l’obesità, ci sa
dire qualche cosa su sintomi o segni psichiatrici, psicologici, non so come lei
li chiami, ovvero su calcoli renali, calcoli…, problemi alla cistifellea,
conosce queste…?

TESTE PIANTINI P.: certo, certo.
Dunque ero rimasto all’estate del 2000, all’inizio del 2001 la bambina fu vista
al centro prevenzione obesità infantile dell’università di Siena, dove fece
tutta una serie di indagini che risultarono nella norma, infatti fu poi dimessa
con una dieta e con la raccomandazione di eseguire attività fisica regolare, 2
o 3 volte la settimana. però nel 2001 cominciarono anche le coliche addominali
che mi portarono poi a prescrivere una ecografia, che venne positiva per la
presenza dei calcoli della cistifellea. Queste ecografie poi nel corso anche
del 2002 e del 2003 sono state ripetute, hanno mostrato un continuo aumento,
diciamo così, sia del numero dei calcoli e quindi poi siamo dovuti arrivare ad
una conclusione di tipo chirurgico per questo tipo di problema.>>

…<<…AVV.DIF. P.C.
CIANFERONI: dicevo, che ha mai visto problemi di tipo psicopatologico in Veronica?
Mettiamo questa domanda, nel periodo che l’ha vista lei, se l’ha avuto
riferito. È generica la domanda, ecco, nel periodo in cui lei l’ha avuta in
cura.

GIUDICE: vediamo se è in grado di
rispondere.

TESTE PIANTINI P.: da quando l’ho
in cura io, dal 2000 direi proprio di no. cioè voglio dire, Ruocco Luigi è un
padre estremamente affettuoso, viene riferito, nei confronti della figlia, la
segue. Magari, diciamo così, come posso dire…, non saprei nemmeno che termine
usare…, forse in qualche periodo, anche negli anni precedenti ha lasciato un
pochino sola la mamma nella gestione della ragazza, ecco questo per…, forse un
certo difetto di autorevolezza che un pochino magari in un padre sarebbe
opportuno esserci…

GIUDICE: va bene, si fermi qui.

TESTE PIANTINI P.: molto… orientato verso un grande amore per la
figlia.

GIUDICE: (voci sovrapposte)

AVV.DIF. P.C. CIANFERONI: le
chiedo, anche rispondendo prima ha fatto riferimento all’essersi lei posto il
problema di un approccio terapeutico all’obesità.

TESTE PIANTINI P.: sì.

AVV.DIF. P.C. CIANFERONI: la
componente farmacologica…

TESTE PIANTINI P.: sì.

AVV.DIF. P.C. CIANFERONI: nella
sua ricerca, abbiamo sentito anche dal punto di vista privato, suo, di padre
della figliola e di medico diciamo, è presente? Lei prescrive farmaci nel caso
della bambina…?

TESTE PIANTINI P.: no, io
personalmente di mia iniziativa non credo di averne mai prescritti, di sicuro
sono situazioni in cui richiedo senz’altro l’aiuto dello specialista, la
consulenza dello specialista, però è un mio pensiero personale, diciamo così…

AVV.DIF. P.C. CIANFERONI: una sua
opinione… (voci sovrapposte)

TESTE PIANTINI P.: (voci
sovrapposte) personale, riserverei l’intervento farmacologico a situazioni che
mostrano di non migliorare e di non giovarsi da altri provvedimenti insomma,
provvedimenti dietologici, provvedimenti anche di cambio di situazione di vita;
molte volte il problema si innesca per un fatto sfavorevole che accade nella
vita di questi soggetti, a cui non riescono a reagire bene e quindi finiscono
in una forma di compensazione alimentare…

AVV.DIF. P.C. CIANFERONI:
ascolti…

TESTE PIANTINI P.: questo è un
dato.

AVV.DIF. P.C. CIANFERONI: le
chiedo questo, certo, questo dato è importante, certo, ricordiamoci la bambina
quanti anni ha oggi, ma all’epoca aveva 11 anni, 10…

TESTE PIANTINI P.: 11 anni poco
più.

AVV.DIF. P.C. CIANFERONI: detto
questo le volevo chiedere questo: ecco, di medico generico nella sua esperienza
abbiamo sentito pluridecennale, quando lei parla di dieta a quale tipo di
attività medica, paramedica nel senso proprio, lei intende fare riferimento?

TESTE PIANTINI P.: di solito
all’intervento di un dietologo nutrizionista è utile. Io ce li mando dopo che
ho escluso magari altri tipi di patologie, soprattutto di tipo
endocrinologico per quello che posso
fare, ma di solito faccio un discorso di primo vaglio della situazione
endocrinologica, diabete compreso, che non è proprio una malattia
endocrinologica. Esclusi questi, cioè che non ci siano patologie in quella
direzione, allora diventa importante anche seguire la via della dieta, insomma
sicuramente. Posso farlo da me, posso farlo in collaborazione con un
nutrizionista, questo dipende un attimino delle situazioni, sono cose che
deciso in base al problema che mi si presenta, al tipo di paziente che mi si
presenta.

AVV.DIF. P.C. CIANFERONI: quindi
mi par di capire nel suo protocollo di intervento, da medico generico, da
medico privato…

TESTE PIANTINI P.: sì, certo.

AVV.DIF. P.C. CIANFERONI:
…prevede come primo screening da operare quello endocrinologico.

TESTE PIANTINI P.: sì.

AVV.DIF. P.C. CIANFERONI: ecco,
ultimo tema di domanda, sul farmaco Topamax, poi lei anche in questo riprendo
un argomento già svolto dal Pubblico Ministero, ha fatto ricerche su più
specificamente la sua utilità in ambito di trattamento di obesità?

TESTE PIANTINI P.: nell’ambito
del trattamento della obesità venni a conoscenza della…, di uno studio su pochi
pazienti, credo che fossero poco più di 10, in cui era stato impiegato per il
trattamento della obesità e non per la sua indicazione classica che è quella
epilettica. Francamente io detti…, insomma mi feci un’idea, mi sembrava,
diciamo così, uno studio un pochino limitato, ecco. Però io…, non è un campo
che mi compete, a noi la sperimentazione è assolutamente vietata insomma, su
questo non ci sono problemi, anzi abbiamo problemi anche per la prescrizione di
farmaci fuori dalla indicazione, diciamo così, che molte volte ci vengono dagli
specialisti però, non è che partono da noi, ecco, anche di recente è successo.

AVV.DIF. P.C. CIANFERONI: non ho
altre domande.

GIUDICE: la difesa ha
domande?>>

…<<AVV.DIF. CASCIANI: senta
lei è stato informato dalla famiglia in quel
famoso colloquio, mi pare di capire verso la fine dell’anno ‘99, se la bambina
assumeva anche Anseren?

TESTE PIANTINI P.: Anseren fu
prescritto dal Professor Rossi nel novembre, un mese prima…

AVV.DIF. CASCIANI: e lei venne informato
di questo fatto?

TESTE PIANTINI P.: venni informato
di questo fatto, sì.

AVV.DIF. CASCIANI: che assumeva
anche Anseren?

TESTE PIANTINI P.: che assumeva
anche Anseren. Non è che fosse…., insomma, oddio la bambina aveva passato dei
mesi particolarmente difficili, su questo sicuramente, per gli effetti
collaterali, anche per la paura, voglio dire, insomma anche della madre,
sicuramente.>>

…<<AVV.DIF. PADOVANI: grazie
signor Giudice, senta, volevo soltanto qualche puntualizzazione, ecco, proprio
per dare concretezza alla sua testimonianza, dunque lei ha riferito che, se non
ricordo male, che Veronica Ruocco è diventata sua paziente dal febbraio del
2000.

TESTE PIANTINI P.: sì.

AVV.DIF. PADOVANI: febbraio –
marzo mi pare di aver capito.

TESTE PIANTINI P.: sì.

AVV.DIF. PADOVANI: ora in epoca
precedente lei quando e quante volte l’ha visitata, attribuendo al termine
visita il significato che un medico attribuisce a questa visita, cioè me lo
dirà lei che cosa intende per visita.

TESTE PIANTINI P.: certo, dunque,
più che altro mi è stata…, l’ho visitata all’inizio del 2000.

AVV.DIF. PADOVANI: no io dicevo
prima che diventasse sua paziente.

TESTE PIANTINI P.: prima?

AVV.DIF. PADOVANI: prima!

TESTE PIANTINI P.: no, prima
gliel’ho detto, gli episodi fondamentali sono il colloquio con la madre…

AVV.DIF. PADOVANI: no, io dicevo
proprio le visite su Veronica.

TESTE PIANTINI P.: no, no.

AVV.DIF. PADOVANI: visite, visite
medice.

TESTE PIANTINI P.: atto medico:
rimozione punti di sutura per frattura del femore.

AVV.DIF. PADOVANI: questo è
l’unico atto medico da lei compiuto su Veronica Rocco in epoca precedente?

TESTE PIANTINI P.: certo, anche
perché mi veniva chiesto un consiglio, capisce? Cioè: la bambina è grassa,
dottore che faccio? dove vado? da chi vado? Capito?

AVV.DIF. PADOVANI: certo.

TESTE PIANTINI P.: a quel punto
non essendo mia paziente, avendo lei un pediatra anche all’epoca, fra l’altro,
mi sembrava più che normale limitarmi a cercare di dare una risposte a ciò che
mi veniva chiesto, mi spiego? come consulenza.

AVV.DIF. PADOVANI: quindi, se ho
ben capito, la fonte delle sue conoscenze era esclusivamente rappresenta da ciò
che la signora Triolo le riferiva?

TESTE PIANTINI P.: essenzialmente
dal fatto di vedere una bambina di 10 anni che pesa 74 chili, giusto? È un dato
anche questo…, è un dato…

AVV.DIF. PADOVANI: macroscopico.

TESTE PIANTINI P.: macroscopico,
poi le informazioni mi venivano fornite dalla
mamma, perché uno si chiede: perché una bambina di 10 anni è 74 chili? E quando
ne ha 11 è 98? Per dire insomma.

AVV.DIF. PADOVANI: il problema
della obesità quando inizia per la sua rilevazione macroscopica, cioè quando è
che lei frequentando la famiglia percepisce che il problema obesità si è
manifestato?

TESTE PIANTINI P.: voglio dire,
non è che siano dei grandi assidi frequentatori del mio ambulatorio eh! non lo
sono mai stati, prima del ‘99 poi assolutamente! Poi da quando Veronica è…,
comunque…

AVV.DIF. PADOVANI: ma io le
chiedo quando lei lo ha percepito, non le chiedo se la vedeva spesso o non la
vedeva spesso. Quando lo ha percepito?

TESTE PIANTINI P.: io guardi, il
ricordo preciso che ho è dopo che la bambina era stata vista alla pediatria del
nuovo ospedale San Giovanni di Dio, e credo che si tratti del ‘97 o ‘98. anzi
mi ricordo un particolare che mi feci…, mi feci dare qualche fotografia della
bambina degli anni prima. No, tanto per vedere…

AVV.DIF. PADOVANI: da chi se la
fece dare?

TESTE PIANTINI P.: dalla madre,
ero a casa lì perché mi aveva chiamato per un problema suo, no? e nel parlare
va beh, mi dice anche un po’ che faccio con questa bambina? Effettivamente…

AVV.DIF. PADOVANI: questo si
colloca temporalmente più o meno in che epoca?

TESTE PIANTINI P.: siamo sempre
nel dopo San Giovanni di Dio, mi pare sia ‘97, quindi a fine ‘97…

AVV.DIF. PADOVANI: d’accordo.

TESTE PIANTINI P.: il fatto di
mia figlia era dell’anno prima, della fine dell’anno prima, a cui facevo
riferimento prima, capito?

AVV.DIF. PADOVANI: ho capito. E
quindi lei si è fatto mostrare le foto di Veronica…

TESTE PIANTINI P.: sì, quando era
più piccolina, sicuramente morfologicamente assomiglia tanto al babbo, voglio
dire, sono quasi la fotocopia diciamo così, no? peò indubbiamente c’era una
differenza, c’era un aumento dipeso evidente insomma, ecco, ora non mi ricordo
se la foto era di due anni prima, di tre, questo non lo ricordo.

AVV.DIF. PADOVANI: quindi lei ha
ricevuto informazioni dalla madre sulle
ragioni, almeno sulle ragioni più vistose di questa obesità, che cosa le è
stato riferito?

TESTE PIANTINI P.: mah, non è che
mi fu riferito…

AVV.DIF. PADOVANI: che cosa…?

TESTE PIANTINI P.: non avevano sospetti
precisi su un fattore scatenante questo fatto, capisce? Il dato oggettivo era
che la bambina aveva questa forma di iper alimentazione.

AVV.DIF. PADOVANI: perché
mangiava molto spesso.

TESTE PIANTINI P.: molto spesso.

AVV.DIF. PADOVANI: anche di notte
mi pare di…

TESTE PIANTINI P.: qualche volta
anche di notte.

AVV.DIF. PADOVANI: quando lei
intervenne con quell’unico atto medico sulla persona di Veronica Ruocco per la
rimozione di punti di sutura la bimba era già obesa?

TESTE PIANTINI P.: sì, sì.

AVV.DIF. PADOVANI: ho capito.
Senta, lei dopo che Veronica è diventata sua paziente, e cioè a partire dal
febbraio – marzo 2000, quando l’ha visitata?

TESTE PIANTINI P.: questo dovrei
ricordare…

AVV.DIF. PADOVANI: non quando il
giorno, l’ora, il minuto…

TESTE PIANTINI P.: no, no, va
bene…

AVV.DIF. PADOVANI: quando diciamo
collocandola con un riferimento temporale apprezzabile, cioè prima di, dopo
che…

TESTE PIANTINI P.: mah, io ho
detto prima, in quel periodo, diciamo così, ho ritenuto opportuno di non essere
troppo pressante.

AVV.DIF. PADOVANI: sì, ricordo
questa sua dichiarazione.

TESTE PIANTINI P.: nei confronti
della bambina…

AVV.DIF. PADOVANI: quindi se
lei… (voci sovrapposte)

TESTE PIANTINI P.: patologie
organiche di altra natura non ne ho riscontrate.

…….

AVV.DIF. PADOVANI: ecco, tutti
questi esami furono tutti positivi per Veronica, cioè…

TESTE PIANTINI P.: sì, sì.

AVV.DIF. PADOVANI: non evidenziavano
nessuna patologia?

TESTE PIANTINI P.: tutti nessuna
patologia. Ma infatti si evince anche dalla conclusione che fu tratta a Siena,
no?

AVV.DIF. PADOVANI: cioè?

TESTE PIANTINI P.: dieta e
attività fisica vuol dire che insomma sostanzialmente non si era trovata
nessuna patologia relativa a malattie del (inc.), relativa a disturbi
endocrinologici, la tiroide l’abbiamo controllata tante di quelle volte…!

AVV.DIF. PADOVANI: e non
evidenziò neanche disturbi renali la serie delle analisi…. (voci sovrapposte) a
Siena?

TESTE PIANTINI P.: no, mi pare
proprio di no. mi pare proprio di no, comunque questi sono…, ci sono i
documenti insomma.

AVV.DIF. PADOVANI: sì, comunque
che lei ricordi non…

TESTE PIANTINI P.: che io ricordi
no.

AVV.DIF. PADOVANI: non si evidenziarono
nemmeno disturbi di carattere renale.

TESTE PIANTINI P.: no. no, mi
pare proprio di no.

AVV.DIF. PADOVANI: dunque a Siena
le risulta che sia stata sottoposta, dico la Veronica ad una visita di tipo
psichiatrico o psicologico, o comunque attinente alla sfera del comportamento
sul piano psicologico?

TESTE PIANTINI P.: mi pare
proprio di sì.

AVV.DIF. PADOVANI: quindi il
centro di Siena era un centro integrato anche a questo aspetto della vicenda?

TESTE PIANTINI P.: sicuramente
insomma, trattandosi di prevenzione della obesità infantile, voglio dire, non
credo si possa prescindere da una valutazione anche di ordine…

AVV.DIF. PADOVANI: di tipo
psichiatrico.

TESTE PIANTINI P.: beh, insomma…
(voci sovrapposte)

AVV.DIF. PADOVANI: non si può
prescindere da una valutazione…?

TESTE PIANTINI P.: penso di no, i
loro protocolli….

AVV.DIF. PADOVANI: lo penso anche
io.

TESTE PIANTINI P.: insomma ci
credo.

AVV.DIF. PADOVANI: ma ovviamente
a me interessa quello che… (fuori microfono) di fatti lei nel corso della sua
deposizione, rispondendo alle domande del Pubblico Ministero ha parlato, ad ha
usato una espressione letterale che mi sono annotato: “disturbo di tipo
iperfagico” per descrivere la situazione di Veronica.

TESTE PIANTINI P.: sì.

AVV.DIF. PADOVANI: e disordine
della alimentazione. Ora disturbo di tipo iperfagico evoca una patologia di
tipo psicologico più che fisico.

TESTE PIANTINI P.: sì,
sicuramente.

AVV.DIF. PADOVANI: quindi lei
quando diciamo identificava con questa espressione nosografica la situazione di
Veronica in quel momento lei pensava ad un disturbo di tipo psicologico?

TESTE PIANTINI P.: certo, una
alterazione del comportamento alimentare.

AVV.DIF. PADOVANI: che aveva
addirittura radicato in una sindrome depressiva…, secondo quanto ha riferito.

TESTE PIANTINI P.: sì, perché…

AVV.DIF. PADOVANI: mi riporto
alle sue valutazioni di allora….

TESTE PIANTINI P.: certo, certo,
ma io mica le nego le mie valutazioni, ci mancherebbe! Di solito non rinnego
mai nulla!

AVV.DIF. PADOVANI: no, no,
appunto, ma non c’è nulla da rinnegare….

TESTE PIANTINI P.: no, almeno
all’epoca…, ora non so se poi studi ulteriori hanno modificato un attimino la
situazione, però la depressione era considerata…, specie le forme reattive
conseguenti a vari guai che uno può avere…

…..

AVV.DIF. PADOVANI: ma lei fu informato
contestualmente del fatto che aveva assunto questi farmaci?

TESTE PIANTINI P.: sì perché
quando vennero da me erano…, aveva già fatto la terapia con il Topamax, erano
già stati dal Professor Rossi e avevano fatto la querela e oltre tutto era già
stata fatta anche la perizia del Professor Maurri.

AVV.DIF. PADOVANI: del Professor
Maurri. Senta lei…

TESTE PIANTINI P.: quindi in
quella occasione mi raccontarono un po’ tutto insomma.

AVV.DIF. PADOVANI: lei ci ha
riferito di essersi documentato sulle caratteristiche farmacologiche del
Topamax.

TESTE PIANTINI P.: sì, qualche
cosa so.

AVV.DIF. PADOVANI: ora io vorrei
che lei indicasse esattamente le sue fonti di conoscenza, cioè vorrei che lei
dicesse…

TESTE PIANTINI P.: dunque, la
prima fonte fu un mio collega neurologo che ha l’ambulatorio dove ce l’ho io,
della clinica malattie nervose mentali di Careggi, al quale io chiesi
semplicemente questo: “questo Topamax che cosa è? perché io non lo conosco”. E
mi rispose che era un farmaco antiepilettico.

AVV.DIF. PADOVANI: (fuori
microfono)

TESTE PIANTINI P.: giusto, allora
io gli chiesi, ma scusa, perché mai può essere stato prescritto ad una
ragazzina che ha un problema di obesità. E lui mi disse quello che poi io anche
riferì alla Autorità Giudiziaria, mi disse che l’impiego degli antiepilettici,
diciamo nelle forme depressive che generano problemi di disturbo alimentare,
mettiamola un attimino così, ma mi perdonerò la Dottoressa, io non so certo
competente quanto lei, venivano utilizzati, specie dalla scuola di Pisa, e
questo mi collimò molto bene, come farmaci che aiutavano nella stabilizzazione
del tono dell’umore, e questo credo che sia stato utilizzato anche con altri
antiepilettici tipo il valproato o la carmamazepina…

AVV.DIF. PADOVANI: d’accordo, e
senta, quindi lei mutuò queste notizie dal collega neurologo…

TESTE PIANTINI P.: neurologo,
sissignore.

AVV.DIF. PADOVANI: che si chiama?

TESTE PIANTINI P.: Siracusa,
Dottor Siracusa Gianfranco.

AVV.DIF. PADOVANI: Dottor Gianfranco
Siracusa. Quindi fu lui la fonte di conoscenza…

TESTE PIANTINI P.: sì.

AVV.DIF. PADOVANI: e basta? Solo
i Dottor Siracusa?

TESTE PIANTINI P.: questo fu
all’inizio, diciamo così…

AVV.DIF. PADOVANI: e poi?

TESTE PIANTINI P.: diciamo negli
anni successivi, nei tempi successivi qualche cosa ho visto…

AVV.DIF. PADOVANI: dunque, mi
scusi, nella immediatezza non ci fu altro che il Dottro Siracusa…

TESTE PIANTINI P.: sì.

AVV.DIF. PADOVANI: e anni
successivi lei che cosa intende per anni successivi? quanti anni?

TESTE PIANTINI P.: sa, la cosa
sta andando avanti da 5 anni, quando più, quando meno…, voglio dire, una
occhiatina a queste cose si dà, insomma, il foglietto illustrativo…

AVV.DIF. PADOVANI: me lo deve
dire lei!

TESTE PIANTINI P.: glielo sto
dicendo infatti, poi ho avuto altri due pazienti curati con il Topamax, erano
degli epilettici…

AVV.DIF. PADOVANI: (fuori
microfono)

TESTE PIANTINI P.: abbiamo avuto
lo stesso tipo di problemi, anche grossi, anche per dosaggi molto inferiori, ad
un 27enne è toccato interrompere la terapia perché con 25 milligrammi al giorno
non riusciva nemmeno a svolgere le sue normali attività, per dire,
probabilmente una sua reazione particolarmente…, di particolare sensibilità al
farmaco, non voglio mica dire! insomma. un atro invece trattato con dosi molto
più massicce sviluppò una nidrosi con ipertermia che quasi quasi, insomma lo
mise in grosso pericolo, ecco, questi sono gli unici due casi che io conosco di
questo tipo di trattamento….>>.

Alla luce del compendio
probatorio sopra illustrato (punti I e II), ed in particolare sulla base delle
testimonianze appena riportate, può senza dubbio ritenersi provato che nel
periodo in cui fu somministrato a VERONICA
il farmaco TOPAMAX la bambina presentò, con intensità variabile ma via
via crescente, quel quadro sintomatologico descritto in imputazione come
“….sonnolenza, incubi, emicrania, depressione, eccitabilità oltre ad un
episodio di allucinazione..”; questo periodo, stando sempre alle testimonianze
sopra citate, va dalla fine di giugno/primi di luglio del 1999 (sicuramente
dopo la visita presso lo studio privato dell’imputata a Montecatini che data 18
giugno) almeno fino agli inizi di novembre del 1999, epoca a cui deve essere
fatta risalire l’interruzione definitiva della cura. Su questa collocazione temporale della cura
a base di TOPAMAX ed anche sul fatto che la stessa non subì interruzioni non
possono quindi esservi dubbi perché, come si è visto, tutte le testimonianze
convergono decisamente in questo senso; la tesi difensiva (che probabilmente
trovava qualche appiglio in alcuni atti delle indagini preliminari), secondo la
quale la cura sarebbe stata invece interrotta almeno due mesi prima e cioè a
settembre del ‘99, è rimasta dunque del tutto sfornita di prova all’esito
dell’istruttoria dibattimentale, anzi per meglio dire è stata smentita da
univoche risultanze probatorie che portano a concludere che la somministrazione
del TOPAMAX fu sostanzialmente interrotta in corrispondenza con la visita del
prof. ROSSI che, pacificamente, avvenne il 10 novembre 1999, visita che seguì
immediatamente l’allarme scolastico scattato a causa dell’episodio
allucinatorio della bambina che appunto si verificò in quei giorni come ci
hanno chiaramente detto i testi BORTOLONE e LANZETTA.

A questo punto occorre stabilire
se questa situazione fisica di VERONICA descritta dai testimoni, in particolare
se il suo stato di sonnolenza “patologica” (non vogliamo parlare di letargia,
ma comunque di disturbi del sonno sicuramente abnormi per una bambina di appena
12 anni che, ci dicono gli insegnanti, addirittura si addormentava sui banchi
di scuola), abbia comportato, limitatamente al suddetto periodo, uno stato
qualificabile come “malattia” penalmente rilevante ai sensi dell’articolo 582
Cp

Prima di dare conto di quali sono
sul punto le conclusioni (che questo giudice reputa convincenti e
condivisibili) dei consulenti tecnici (in particolare quelle del prof. PEPEU e
del dott. FRANCHI), è bene ricordare qual è l’orientamento in materia della
Suprema Corte di cassazione, orientamento che può dirsi consolidato e che si
riassume nella seguente massima: “Il delitto di cui all’articolo 581 cod. pen.
è configurabile allorquando la violenza produce al soggetto passivo soltanto
una sensazione fisica di dolore, senza postumi di alcun genere, mentre il
delitto di cui all’articolo 582 cod. pen., che può essere commesso con
qualsiasi mezzo, sussiste quando il soggetto attivo cagioni al soggetto passivo
una lesione dalla quale derivi una malattia nel corpo o nella mente. Il
concetto clinico di malattia richiede il concorso del requisito essenziale di
una riduzione apprezzabile di funzionalità, a cui può anche non corrispondere
una lesione anatomica, e di quello di un fatto morboso in evoluzione a breve o
lunga scadenza, verso un esito che potrà essere la guarigione perfetta,
l’adattamento a nuove condizioni di vita oppure la morte. Ne deriva che non
costituiscono malattia e quindi non possono integrare il reato di lesioni
personali, le alterazioni anatomiche, a cui non si accompagni una riduzione
apprezzabile della funzionalità. (Nella fattispecie, la Corte ha ritenuto
sussistenti le lesioni per difficoltà respiratorie, durate alcuni minuti, a
seguito di stretta al collo e scuotimento della vittima).”: Cass. Sez. 5°,
sentenza n. 714 del 15/10/1998, rv. 212156.

Secondo la Suprema Corte non è
dunque necessario che la malattia (“nel corpo o nella mente” come recita
l’articolo 582 Cp) abbia una precisa collocazione nosografica, un nomen specifico
per essere penalmente rilevante, essendo qualificabile come “malattia” ogni
situazione che abbia comportato una riduzione apprezzabile di funzionalità
dell’organismo nel senso evolutivo sopra precisato.

In applicazione di questo
principio è allora di immediata evidenza concludere, diversamente da come
avevano concluso i periti FORTUNI e MICHELUCCI a pag. 20 della loro relazione
(ma i periti – è bene precisarlo – non disponevano delle testimonianze assunte
in dibattimento e si erano quindi limitati a constatare l’assenza di “documenti
sanitari” a sostegno dei sintomi descritti) che nel caso di specie il quadro
sitomatologico già più volte descritto costituiva per VERONICA un vero e
proprio stato di malattia; qui infatti non si discute ancora di entità o
gravità di questa malattia ma solo se vi sia oggettivamente uno status
psico/fisico qualificabile come tale: ebbene non vi è chi non veda come la
situazione di VERONICA, e cioè quella di una bambina di 12 anni che per un
periodo piuttosto prolungato (circa 4 mesi) si viene a trovare in un costante
stato di sonnolenza (accompagnato anche ad altri disturbi, quali emicrania,
depressione, eccitabilità ecc.) tale non solo da non consentirle di svolgere le
normali, importanti, attività ludiche per una bambina di quell’età (si ricordi
quanto riferito dal padre di Veronica con riferimento al periodo delle vacanze
al mare), ma neppure di permetterle di seguire le lezioni scolastiche perché
letteralmente la bambina si addormentava sul banco, sia da qualificare come
vero e proprio stato di “malattia” secondo l’accezione fatta propria dalla
costante giurisprudenza di legittimità, tenuto conto anche del fatto, di
estrema importanza anche per ciò che di qui a breve diremo sul rapporto di
causalità, che la bambina prima dell’inizio della cura e dopo la sua
interruzione non manifestava (almeno con quella intensità descritta dai
testimoni) questa condizione di sonnolenza patologica (sul punto si richiamano
le importanti precisazione del c.t. dott. FRANCHI, ud. 23.11.2004: <<..
Avv. dif. Casciani: Dico: qualsiasi tipo di sonnolenza è definibile come
malattia, come stato patologico? O deve superare certi limiti questa
sonnolenza? Teste Franchi E.: Beh, direi che una sonnolenza prima assente, che
poi compare, è un peggioramento delle condizioni psichiche del soggetto, anche
se… specialmente se questo… se questo stato di sonnolenza è invalidante, nel
senso che tiene impegnata nel sonno una persona per molte ore al giorno, molte
ore in più rispetto al fisiologico. Avv. dif. Casciani: Ma che lei non avesse
sonnolenza prima del ‘99, questo lei lo ha saputo da ciò che gli ha riferito la
bambina, no? Teste Franchi E.: Lo so in negativo, nel senso che non mi è stato
riferito di alcuna sonnolenza, né alcun elemento in positivo in tal senso
emergeva dalla documentazione che io ho esaminato risalente al periodo
antecedente ai fatti in esame. In particolare ricordo, appunto, la cartella
succitata…>>).

Sulla questione in argomento,
trattandosi come è evidente di questione di importanza cruciale nel processo,
tant’è che la Difesa ha messo in discussione che questo stato di sonnolenza di
VERONICA abbia costituito malattia penalmente rilevante, è bene però esporre il
punto di vista degli esperti ascoltati in dibattimento riportando per esteso alcuni
stralci delle loro deposizioni.

- prof. PEPEU (udienza 8.3.2005):

<<… Avv. Dif. P. C.
Cianferoni: agli effetti. Quando ci
parla della sonnolenza può essere, da farmacologo, cioè da studioso dei farmaci
si capisce, non le chiedo di decampare in altre branchie della medicina, ma
indicare al Giudice quando la sonnolenza sia medicalmente rilevante, perché se
uno non dorme per due giorni è chiaro che ha sonno ma non è malato! Quando è
che uno avendo sonno si dice che ha un sintomo di malattia?

Teste Prof. Pepeu G.: quando
impedisce la sua attività quotidiana, quando le crisi di sonno o la caduta di
attenzione avviene ripetutamente o continuamente durante la giornata.

Avv. Dif. P. C. Cianferoni: un atteggiamento, come sento dire a volte,
“letargico”?

Teste Prof. Pepeu G.: sì, si può
anche usare questa parola, anche se questa parola forse ha un significato
ancora più pesante che quello della parola sonnolenza. Comunque se mi ricordo,
da quanto ho letto nel materiale che a suo tempo ho consultato, questa ragazza
tendeva a addormentarsi ripetutamente a scuola e durante la sua giornata, cosa
che in genere non avviene a 12 anni di età.

Avv. Dif. P. C. Cianferoni: ecco, questo solo per inquadrare il dato. Il
concorso dei vari dati dei quali abbiamo parlato fino ad ora, quindi
l’aggressività, la sonnolenza la iper salivazione, nei termini che il processo
conosce per ciascuno di questi dati, voglio essere corretto, quindi aggiungo
anche l’iper pilessia, aggiungo al diplopia, insomma tutto questo corteo
configura, a suo giudizio, e ricordo essere un consulente quello che sto
interpellando, uno stato di malattia?

Teste Prof. Pepeu G.: sì.

Avv. Dif. P. C. Cianferoni: basta.

Teste Prof. Pepeu G.: questa
ragazza per un certo periodo che…, la cui durata io non sono in grado di
definire perché non ho visto, non ho fatto…., non ho visitato mai questa
ragazza, l’ho vista una unica volta, è durato per un certo periodo di tempo ed
ha impedito la normale vita della persona, questo è uno stato di
malattia….>>.

- dott. FRANCHI (ud. 23.11.2004):

<<.. Avv. P.C. Cianferoni:
Ecco, le chiedo: il quadro sintomatologico riferito e poi anche, mi par di
capire, direttamente riscontrato in parte…

Teste Franchi E.: In parte,
certo.

Avv. P.C. Cianferoni: …sempre in
un contesto temporale diverso, configura – nozioni di medicina legale questo -
uno stato di malattia?

Teste Franchi E.: Dunque,
configura certamente uno stato…

……

Avv. P.C. Cianferoni: Ecco, se la
nozione medico legale di malattia si attaglia o meno ai dati clinici a lei noti
nel caso di specie.

Teste Franchi E.: Beh, facendo
riferimento a quella che è la accezione moderna medico legale del concetto di
ma-lattia, quindi quella di una… di uno stato peggiorativo fisico-psichico
dotato di evolutività, io direi che quello stato così come era descritto a suo
tempo, che affliggeva la giovane in questione, rientra in questi criteri,
quindi è definibile come stato di malattia.

Giudice: Questo al momento in cui
la vide lei? La domanda era se al momento in cui…

Avv. P.C. Cianferoni: Sì, era da
contestualizzare ex ante e al momento. Cioè, nella specie, poi arriviamoci su,
il di-sturbo del sonno…

Giudice: Sì, è una domanda
pertinente, avvocato.

Avv. P.C. Cianferoni: Ecco. In
medicina legale è cono- sciuto, è classificato come rilevante, come da
escludere? Ecco…

Teste Franchi E.: Certo, certo. A
mio avviso sono sia… ri-ferendoci allo stato del momento, quindi a ex ante,
sia…

Avv. P.C. Cianferoni: Se può,
faccia riferimento…

Teste Franchi E.: …per quello che
ho visto io a distanza di tre anni, si può parlare di stato di malattia.

Avv. P.C. Cianferoni: Sul punto
le chiedo – senza, per l’amor di Dio, che si senta sotto esame – se può fare
rife-rimento alla sua scienza, alla dottrina conosciuta – noi la chiamiamo
dottrina, voi letteratura mi pare – sullo stato di malattia e il disturbo del
sonno, il disturbo della… co-me si chiama quando c’è la sbavatura eccessiva, la
colatu-ra?

Teste Franchi E.: La scianorrea.

Avv. P.C. Cianferoni: La
scianorrea. E se in definitiva… e faccio qui riferimento, Giudice, per sintesi,
all’elaborato scritto che la Signoria Vostra poi acquisirà, almeno su
ri-chiesta di questa Parte Civile, come proveniente dal pro-fessor Franchi.
Dicevo: avendo lei – do atto io di questo, poi lei a tema libero ne risponde -
esaminato gli effetti collaterali e comunque tutto ciò che consegue alla
assunzione di Topamax… perché c’è un passaggio specifico della sua relazione
sul punto.

Teste Franchi E.: Certo, certo.

Avv. P.C. Cianferoni: Ecco. Se
quegli effetti, che lei ben descrive, sono… siano o meno inquadrabili come
malattia, alla luce di ciò che lei ci dirà essere malattia per un medico
legale.

Teste Franchi E.: Certo, è
proprio questo che stavo dicen-do. A mio avviso non è rilevante un preciso
inquadramento nosografico dei sintomi, cioè il poter far rientrare i sintomi in
una unica nomenclatura: la malattia X. In campo medico legale è malattia una
alterazione peggiorativa dello stato fisico e psichico con carattere di
evolutività, quindi questo è un chiaro caso di alterazione peggiorativa dello
stato psichico, per i sintomi che lei mi ha ora rife-rito, e anche fisico, se
poi andiamo a considerare anche le coliche renali e quant’altro, dotate di
carattere di chia-ri… chiari caratteri di evolutività, per cui rientrano, a mio
avviso, in una dizione precisa di malattia in senso medico legale.

Avv. P.C. Cianferoni: Io vorrei…

Teste Franchi E.: La
caratterizzazione – mi scusi se la in-terrompo – nosologica, o nosografica che
dir si voglia, ha un interesse da un punto di vista diverso, da un punto di
vista clinico, per poter scegliere l’approccio terapeutico corretto, quindi da
un approccio… da un punto di vista me-dico scientifico in senso stretto
piuttosto che medico le-gale, a mio avviso il criterio è rispettato….>>.

Una volta stabilito che lo stato
psico/fisico in cui versava all’epoca VERONICA è qualificabile come malattia,
il passo successivo è necessariamente quello di verificare se, sulla base delle
prove disponibili, possa affermarsi, oltre ogni ragionevole dubbio, che
l’insorgenza di questa malattia sia stata causata dall’assunzione del farmaco
TOPAMAX, se esista cioè la prova dell’esistenza del rapporto di causalità tra
condotta (attiva: prescrizione/somministrazione) dell’imputata e l’evento-malattia
descritto.

Solo alcune brevi premesse in
diritto.

È del tutto evidente che nel caso
in esame, per come è costruita l’imputazione (“..prescrivendo alla minore
Ruocco Veronica per la cura dell’obesità l’assunzione del farmaco Topamax..”),
siamo nel campo della causalità “attiva” regolata dall’articolo 40 comma 1° Cp
e non della c.d. “causalità omissiva”: non dobbiamo quindi risolvere tutti quei
problemi che sul terreno della causalità solitamente si pongono, dal punto di
vista probatorio, nei casi di c.d. reato omissivo improprio (articolo 40 comma
2° Cp).

Ma occorre in ogni caso fare una
precisazione.

L’ormai famosa sentenza delle
Sezioni Unite della Corte di cassazione (sentenza n. 30328 dell’11 luglio 2002,
Franzese) che ha messo un punto fermo proprio in materia di causalità omissiva,
in realtà offre una preziosa chiave interpretativa per il giudice per stabilire
sulla base di quale ragionamente probatorio egli deve muoversi per accertare se
nel singolo caso possa dirsi provato “oltre ogni ragionevole dubbio” uno degli
elementi costitutivi del reato e cioè il rapporto di causalità tra condotta
dell’imputato ed evento a lui addebitato, a prescindere dal fatto che si tratti
di condotta attiva (come nel nostro caso) o omissiva.

Infatti, lasciando da parte i
problemi peculiari della prova del rapporto di causalità nel reato omissivo
improprio che qui non rilevano, giova soltanto precisare, nel richiamarsi alla
citata sentenza delle Sezioni Unite, che l’insegnamento finale che si trae da
questa sentenza è sostanzialmente quello di un “appello” che viene rivolto al
giudicante e cioè l’invito a sforzarsi di cercare nel processo ed attraverso i
suoi strumenti l’esistenza del nesso causale sulla base dell’”evidenza
disponibile” e cioè sulla base delle complessive risultanze emerse dal singolo
processo: detto in altri termini il giudice, in ossequio al principio del
libero convincimento, è chiamato a fare uno sforzo ulteriore non potendo egli
“adagiarsi” (senza peraltro nemmeno poterne prescindere) sulla “legge
scientifica di copertura” (legge che nella maggior parte dei casi sarà soltanto
di tipo statistico/probabilistico) e cioè sulla spiegazione che la scienza
ritiene di dare ad un determinato fenomeno, ma, al pari di ogni altro elemento
costitutivo della fattispecie penale, deve trarre una definitiva conclusione
circa l’esistenza o meno del nesso causale tra condotta dell’imputato ed evento
valutando attentamente tutte le prove acquisite nel corso del processo.

Il giudice deve quindi sforzarsi
di cercare nelle risultanze istruttorie acquisite nel corso del suo processo se
vi sia o no la prova del nesso causale al di là di astratti apriorismi, senza
cioè rimanere vincolato, per rispondere a questa cruciale domanda, alla natura,
statistica o universale, della c.d. “legge scientifica di copertura”; detto
ancora in altri termini ben può accadere in concreto che anche in presenza di
una legge scientifica che offra una scarsa possibilità statistica di
verificazione dell’evento (come, per l’appunto, potrebbe essere nel caso degli
effetti collaterali di un farmaco), l’”evidenza probatoria disponibile” (ad
esempio: il complesso delle testimonianze assunte in dibattimento), consenta in
concreto di ritenere provata l’esistenza del nesso causale tra una determinata condotta
(prescrizione e conseguente assunzione di un farmaco) ed un determinato evento
(malattia quale effetto collaterale dato dal quel farmaco).

Questi principi sono stati
ribaditi dalla Suprema Corte anche in successive sentenze tra cui si segnala
sez. IV 5 luglio – 17 settembre 2004 n. 36805, De Sandro nella cui massima si
legge nuovamente l’importante affermazione secondo cui “…la causalità può
essere sostenuta come sussistente non solo in presenza di leggi scientifiche
universali o di leggi statistiche che esprimono un coefficiente prossimo alla
certezza (ma che pur sempre impongono di accertare l’irrilevanza di eventuali
spiegazioni diverse eventualmente dedotte), ma può esserlo altresì quando
ricorrano criteri medio bassi di probabilità cosiddetta frequentista, nulla
escludendo che anche essi, se corroborati dal positivo riscontro probatorio
circa la sicura non incidenza nel caso di specie di altri fattori interagenti
in via alternativa, possano essere utilizzati per il riconoscimento giudiziale
del necessario nesso di condizionamento. In definitiva, più che la mera
probabilità statistica, ciò che rileva è la probabilità logica, in forza della
quale il nesso di causalità deve essere ritenuto allorquando, in termini di
certezza processuale, all’esito del ragionamento probatorio, il giudice sia in
grado di giustificare la logica conclusione che, tenendosi l’azione doverosa
omessa, il singolo evento lesivo non si sarebbe verificato o si sarebbe
inevitabilmente verificato, ma (nel quando) in epoca significativamente
posteriore o (per come) con minore intensità lesiva”.

La “raccomandazione” della
Suprema Corte, anche in questa sentenza, di basare sulla certezza processuale
la conclusione in ordine alla sussistenza del nesso causale nel caso concreto,
appare oltremodo evidente.

È applicando questi principi di
diritto che va dunque data risposta alla domanda se esista correlazione causale
tra la condotta contestata all’imputata (e cioè la prescrizione del farmaco
TOPAMAX al dosaggio indicato in imputazione per la cura dell’obesità) e
l’evento-malattia di VERONICA.

Ebbene, l’ <<evidenza
disponibile>> in questo processo (per usare la stessa terminologia delle
Sezioni Unite) consente senza dubbio di dare risposta affermativa alla domanda.

Vediamo schematicamente di
riassumere i dati processuali che consentono di giungere senza margini di
dubbio a questa conclusione e cioè, semplificando, che la malattia di VERONICA
è stata causata dal farmaco TOPAMAX.

le emergenze istruttorie sopra in
dettaglio illustrate (in particolare le testimonianze che abbiamo riportato)
convergono nel dire che VERONICA prima e dopo la cura non presentava (per lo
meno con la intensità descritta dai testimoni) la sintomatologia consistita in
“…sonnolenza, incubi….depressione, eccitabilità oltre ad un episodio allucinatorio..”;
si tratta, come è evidente, già di un primo elemento assai significativo nella
direzione della “imputabilità” al farmaco della insorgenza della malattia,
perché questa si manifesta per l’appunto durante il periodo di somministrazione
del farmaco i cui effetti collaterali (che hanno dato luogo a quello che si è
stabilito essere un vero e proprio, seppure transitorio, stato di malattia
della bambina), come convengono tutti gli esperti ascoltati in dibattimento,
sostanzialmente si manifestano in costanza di somministrazione del farmaco (per
tutti si veda il prof. PEPEU nella sua prima relazione del 16.9.2001, svolta
per conto della parte civile, acquisita insieme ad altre agli atti del
processo, pag. 3: “…non vi sono in letteratura segnalazioni di danni permanenti
indotti dalla somministrazione di questo farmaco, per cui ritengo che gli
effetti indesiderati siano correlati alla presenza del farmaco nell’organismo
tendano a scomparire gradualmente, tenuto conto del suo relativamente lento
metabolismo”).

risulta che questa sintomatologia
(in particolare la sonnolenza) può costituire effetto collaterale (o
indesiderato o avverso che dir si voglia) dell’assunzione del TOPAMAX alle dosi
consigliate dalla casa farmaceutica produttrice, la JANSSEN-CILAG: al riguardo
si vedano (oltre alle stesse ammissioni dell’imputata a pag. 46 del suo
interrogatorio) il foglietto illustrativo del farmaco (acquisito agli atti
anche nella sua più recente versione) nella parte “effetti indesiderati –
bambini” in cui si legge: “…sonnolenza…nervosismo…difficoltà di concentrazione,
reazioni aggressive …aumento della salivazione..allucinazioni, depressione..”
e, in maniera assolutamente conforme tra loro, tutte le relazioni acquisite al
fascicolo per il dibattimento dei consulenti tecnici e dei periti che non è
quindi il caso di riportare singolarmente; si tratta all’evidenza di “legge
scientifica di copertura” di tipo statistico (l’insorgenza dell’effetto
collaterale è infatti un’evenienza non certa ma soltanto possibile come accade
per qualsiasi farmaco: la stessa viene elencata nel c.d. “bugiardino” sulla
base di osservazioni empiriche di tipo statistico/epidemiologico secondo un
criterio di precauzione) che va collegata a tutte le ulteriori emergenze
processuali, in particolare, oltre ovviamente a quella, già di per sé
significativa, indicata al superiore punto 1), alle seguenti:

a) nel caso in esame si ha un
esordio della cura con dose di 200 mg/die anziche di 25 mg come raccomandato
nel foglietto illustrativo (sul problema del dosaggio torneremo oltre perché si
tratta di un punto decisivo della causa), il che può sicuramente avere
accentuato gli effetti collaterali (v. sul punto il c.t. dott. FRANCHI, ud.
23.11.2004: <<… Ora mi sembra a questo riguardo opportuno precisare anche
un’altra cosa: che quando si par la di effetti collaterali di un farmaco, così
come deducibili dal foglietto illustrativo – cosiddetto bugiardino – o dalla
manualistica tradizionale, si parla di effetti collaterali che possono
verificarsi quando il dosaggio è il dosaggio terapeutico previsto, ma in realtà
in casi generici di iperdosaggio la… l’insieme degli effetti indesiderati
potrebbe essere anche ben diverso e a volte anche imprevedibile, perché
naturalmente si tratta di una… un effetto non così studiato, così come invece è
l’effetto della dose terapeutica. Per cui, ecco, direi che questi effetti sono
compatibili con un effetto indesiderato del Topamax, dovendo pensare anche, a
mio avviso, a quello che è il rispetto della classica criteriologia causale medico
legale, perché certo io non sono un farmacologo, per cui non mi sentirei di
precisare dal punto di vista prettamente molecolare o farmacodinamico il perché
di tali effetti dal punto di vista della somministrazione e dell’azione del…
del Topiramato, ma dal punto di vista della criteriologia causale, secondo me,
la correlazione è più che suggestiva. Pensiamo, appunto, in primo luogo al
confronto con lo stato anteriore della giovane rispetto a quanto osservato
dopo, pensiamo al classico criterio – ad esempio – dell’efficienza lesiva,
considerando che il dosaggio era ben superiore, specialmente nelle fasi
iniziali della somministrazione, a quello previsto e anche, diciamo così, un
po’ in senso lato… anche a una idoneità topografica, pensando che le funzioni e
gli organi e apparati interessati dalle… dagli effetti indesiderati del farmaco
sono proprio quelli noti per i danni provocati anche dalla dose terapeutica,
non solo dall’iperdosaggio. Per cui mi sembra che dal punto di vista della
correlazione causale ci siano gli estremi per poter pensare con una certa
verosimiglianza a una correla-zione tra somministrazione del farmaco e effetti,
poi, oggettivati…>>);

b) secondo gli esperti ascoltati
in dibattimento non ci sono eventuali spiegazioni (rectius: cause) alternative,
seriamente apprezzabili, per la malattia di VERONICA che nel periodo di
riferimento non risulta assumesse altri farmaci (il blando ansiolitico ANSEREN,
in particolare, fu prescritto a VERONICA dal prof. ROSSI il 10.11.1999 e,
pertanto, siamo già fuori dal periodo che interessa secondo l’imputazione) in
grado di produrre gli stessi o analoghi effetti collaterali (v. il c.t. dott.
FRANCHI, ud. 23.11.2004: <<.. Pubblico Ministero: Ecco, questa è una
valutazione su questi dati. Già che siamo a parlare di causalità, di nesso
causale, lei, dottore, nell’occasione in cui ha visitato e ha raccolto la
storia anamnestica relativa alla Ruocco Ve-ronica ha potuto ricostruire una
spiegazione alternativa per la comparsa di questi sintomi? Cioè, se non fosse… non
dovesse esser stato causato dal Topamax questo corteo…

Teste Franchi E.: Certo, certo.
Dunque…

Pubblico Ministero: E solo…
scusi, e solo accidentalmente si fosse verificata questa corrispondenza fra
bugiardino e storia di Veronica. Esiste nella anamnesi che lei ha rac-colto,
relativa a Veronica, un’alternativa ragionevole che può essere sostituita a
questo dato?

Teste Franchi E.: In effetti
questa… questo è un qualcosa, in effetti, a cui bisogna sempre pensare per
evitare pro-prio di essere forviati, e per questo mi riferivo alla
criteriologia causale più classica, che prevede, appunto, anche il criterio di
esclusione di altre cause, che è molto banale come contenuto ma molto
importante dal punto di vista della prognosi causale, e – a mio avviso – non sono
apprezzabili altre cause che possono aver prodotto il quadro che abbiamo
descritto. Possiamo pensare solamente, lo dico in tutta franchezza… forse per i
calcoli della colecisti si può pensare all’obesità come fattore concausale, ad
esempio gli stessi calcoli della colecisti, per quanto più frequen-ti nel sesso
femminile, sono del tutto infrequenti in età così giovane, per cui, ecco, in
questo si può dare, forse, un ruolo concausale. Ma tutto il resto, perlomeno a
mio modo…>>); né dette (eventuali) cause alternative sono emerse da altre
acquisizioni dibattimentali che non siano la mera generica asserzione difensiva
secondo la quale questo stato di sonnolenza ben poteva essere determinato
proprio dalla condizione di obesità della bambina: si tratta, all’evidenza, di
una ipotesi che non supera la soglia della suggestione, perché – come si è più
volte precisato – qui non stiamo parlando di una generica sonnolenza (che,
peraltro, come si è visto, non è l’unico sintomo), ma di una sonnolenza
patologica che destò nelle persone vicine a VERONICA un indiscutibile allarme,
cosa che non sarebbe certo accaduta se si fosse trattato di un mero generico
torpore.

c) si tratta di effetti
collaterali (…sonnolenza…nervosismo…difficoltà di concentrazione, reazioni
aggressive …aumento della salivazione..allucinazioni, depressione..) che
caratterizzano in maniera peculiare e specifica questo farmaco; sul punto si
riportatno le esaustive spiegazioni del farmacologo prof. PEPEU (ud. 8.3.2005):

<<….Giudice: alla fine lei questi effetti collaterali di
questo farmaco come li qualificherebbe, cioè sono effetti collaterali
particolarmente specifici e caratterizzanti o sono effetti che si possono
riscontrare anche e diciamo confondere con altri farmaci? Mi spiego, o sono
effetti che danno una etichetta molto particolare a questo farmaco?

Teste Prof. Pepeu G.: direi che
sono effetti abbastanza caratteristici di questo farmaco, tant’è vero e a
distanza di anni questo farmaco è sempre circondato da punti di domanda e se
lei va a prendere l’ultimo trattato di farmacologia, che mi è appena stato
portato pochi giorni fa, sono andato a vedere, al topiramato è dedicato un
piccolissimo paragrafo in cui si dice che il topiramato indubbiamente è un
farmaco utile per trattare un certo numero di pazienti che hanno forme
epilettiche resistenti, da aggiungere alla eventuale terapia con gli
antiepilettici, tuttavia non ne conosciamo bene il meccanismo di azione, ha
tutta una serie di altri effetti ed ha ancora tanti effetti collaterali per cui
il suo impiego su scala larga deve essere sempre oggetto di studi. E se lei va
a vedere la letteratura vede che il numero di pazienti che deve interrompere la
terapia è, con differenze da gruppo a gruppo, però tende ad essere abbastanza
alto, quindi è un farmaco che ha il suo limite negli effetti collaterali.

Giudice: bene grazie, può andare Professore… ha un’altra domanda?

Pubblico Ministero: mi sembra…,
perché il Professore Pepeu ha detto che gli effetti collaterali nel Topamax
sono abbastanza alti tanto da relegarlo in qualche modo in una categoria di
farmaci scarsamente diffusi, giusto?

Teste Prof. Pepeu G.: è più
diffuso di quanto non si pensi in realtà, però va sempre visto con estrema
cautela.

Pubblico Ministero: sì, quindi
questo discorso, perché invece gli altri farmaci di norma gli effetti avversi
hanno una incidenza statistica minore o uguale o maggiore? Non ho capito questa
particolarità del Topamax rispetto al… (voci sovrapposte)

Teste Prof. Pepeu G.: il problema
dell’accettabilità degli effetti collaterali è sempre in ragione….

Giudice: costi benefici immagino.

Teste Prof. Pepeu G.: della
terapia che lei deve praticare. Lei sa benissimo che se malauguratamente deve
fare una chemioterapia tumorale lei gli effetti collaterali ce li ha sempre e
drammatici, però non ha scelte, capisce? Quindi va visto fra i farmaci
antiepilettici in uso non c’è dubbio che anche la carbamazepina o il valproato
hanno effetti collaterali, però molto meglio tollerati che non il topiramato,
ma questo va visto in questa prospettiva….>>.

Sulla base di tutte queste
emergenze istruttorie si può quindi tranquillamente affermare che lo stato di
malattia di VERONICA nel periodo già indicato fu causato dall’assunzione del
farmaco TOPAMAX alle dosi prescritte dall’imputata; non vi sono spiegazioni
alternative altrettanto plausibili rispetto all’ipotesi formulata dall’Accusa.

Ciò posto resta dunque da
verificare se l’evento-malattia consistito in “…sonnolenza,
incubi….depressione, eccitabilità oltre ad un episodio allucinatorio..” possa
essere attribuito all’imputata a titolo di dolo come contestato in imputazione.

In proposito la tesi sostenuta
dal PM e dalla parte civile è in sintesi questa: si è sostanzialmente trattato
di un uso off label del farmaco TOPAMAX al di fuori dei principi etici e degli
adempimenti previsti dalla normativa a tutela del paziente, quindi di un uso
off label ai confini con la sperimentazione clinica (se non di una
sperimentazione vera e propria) data, sostiene l’Accusa, la totale assenza
all’epoca del fatto (ma anche oggi) di una letteratura scientifica di supporto
(come richiesto dall’articolo 3 comma 2° L. n. 94/98) tale da giustificare
razionalmente l’uso del TOPAMAX (farmaco indicato esclusivamente per la cura
dell’epilessia) per la cura dell’obesità, in particolare per la cura
dell’obesità in età pediatrica; in altre parole, sostiene l’Accusa, poiché
dichiaratamente l’imputata voleva utilizzare il farmaco fuori indicazione (off
label), e cioè per sfruttarne uno dei (possibili) effetti avversi, ovvero
l’effetto anoressizzante (effetto anch’esso elencato, tra gli altri, nel
foglietto illustrativo del farmaco), ne consegue che, siccome pur di ottenere
questo effetto l’imputata prescrisse di iniziare la cura con una dose di 200
mg/die senza nessun incremento graduale (c.d. “stadeazione”), ciò significa che
la stessa si era ben rappresentata la possibile insorgenza a quel dosaggio
anche degli altri effetti collaterali del farmaco e, accettando il rischio
della loro comparsa, ha nonostante ciò agito, quindi le lesioni e la
conseguente malattia della paziente sarebbero da attribuire alla stessa a
titolo di c.d. dolo eventuale.

Anche se per onor del vero il
difensore di parte civile nella discussione finale, sebbene abbia anch’egli
parlato di “accettazione del rischio” (il che richiama inequivocabilmente il
concetto di dolo eventuale), ha fatto un’affermazione che sembrerebbe spostare
l’attenzione sulla colpa con previsione dell’evento, dicendo che l’imputata ne
cercava uno di effetti collaterali (il dimagrimento), mentre gli altri credeva
di poterli controllare; sulla sottile distinzione tra dolo eventuale e c.d.
“colpa cosciente” diremo meglio oltre, trattandosi di questione giuridica che
richiede qualche approfondimento.

Questo giudice, all’esito del
dibattimento, ritiene condivisibile l’impostazione accusatoria sotto il profilo
dell’elemento soggettivo del reato, dunque provata la responsabilità
dell’imputata per il reato di lesioni volontarie a lei contestato.

Ma andiamo per gradi.

Riguardo alla condotta tenuta
dall’imputata e, segnatamente, riguardo alla diagnosi da lei effettuata prima
di prescrivere il farmaco TOPAMAX per curare l’obesità della p.o., si è già
detto nella parte iniziale della sentenza al punto 2) (v. pagg. 1-2) e non è
quindi il caso di tornarci nuovamente sopra.

Si anche già detto ( v. punto 5),
pag. 3 ) che, nonostante sia specificamente contestato in imputazione, ai fini
della qualificazione giuridica del fatto come lesioni dolose o colpose, non è
neppure decisiva la problematica del consenso (che si assume non prestato in
maniera sufficientemente informata da parte
della madre), anche se indubbiamente il consenso al trattamento farmacologico
in un caso del genere era indispensabile visto che si trattava di utilizzare un
farmaco off label su una bambina per la cura dell’obesità (si veda il codice di
deontologia medica secondo il quale, articolo 12 Prescrizione e trattamento
terapeutico, l’uso off label dei farmaci è consentito “….purché la loro
efficacia e tollerabilità sia scientificamente documentata. In tali casi,
acquisito il consenso scritto del paziente debitamente informato,
il medico si assume la responsabilità della cura ed è tenuto a monitorare gli
effetti…”); in proposito giova riportare un passo di una sentenza della Suprema
Corte che ha avuto modo di occuparsi specificamente della questione (il
riferimento è a Cass. sez. 4° sent. 28132 del 12/07/2001, Barese) laddove
infatti si precisa, in maniera che questo giudice reputa assolutamente
condivisibile, che: “..per converso affermare l’intenzionalità della condotta,
ogni volta che non vi sia il consenso del paziente, significa, in realtà,
confondere il problema della natura del dolo richiesto per la fattispecie
criminosa in esame con l’esistenza della scriminante costituita dal consenso
dell’avente diritto….”.

Il problema, sempre seguendo
l’imputazione, si incentra allora tutto nello stabilire se l’imputata
prescrivendo il farmaco TOPAMAX off label (e cioè per la cura dell’obesità e
non dell’epilessia) e, soprattutto, somministrandolo a paziente in età
pediatrica alla dose di esordio di 200 mg/die abbia agito o no correttamente
alla luce delle regole deontologiche e delle indicazioni normative evidenziate
al punto 3) di pag. 2, verifica questa dalla quale, come di qui a breve vedremo,
dipenderà anche la qualificazione giuridica del fatto dal punto di vista
dell’elemento psicologico del reato.

Quanto alla prescrizione off
label (ricordiamolo: di per sé non vietata dalla legge) del farmaco TOPAMAX per
curare l’obesità di una bambina (tale era VERONICA nel giugno del 1999), nel
richiamare qui le regole deontologiche e legislative elencate a pag. 2 e ss. (
punto 3 ), il primo presupposto richiesto dalla legge la cui mancanza nel caso
in esame emerge in maniera evidente è quello della esistenza di “lavori apparsi
su pubblicazioni scientifiche accreditate in campo internazionale” (v. articolo
3 comma 2 L. n. 94/1998).

Sul punto, che si intuiva essere
di decisiva importanza, occorre soffermarsi perché è stato oggetto di acceso
dibattito nel corso del processo, vedendo contrapposti, da una parte la stessa
imputata e i consulenti tecnici della Difesa (VOLTERRA e PULVIRENTI),
dall’altra quelli del PM (PILIERO) e della parte civile, tra cui spicca il nome
del farmacologo PEPEU dell’Università di Firenze, mentre in una posizione che
potremmo dire “intermedia” si colloca il parere espresso dai periti nominati dal
GUP che al riguardo (v. pag. 21 punto 2) della relazione acquisita agli atti)
così concludono: “l’indicazione clinica (disturbi della condotta alimentare con
obesità) alla prescrizione del Topiramato, per quanto non suffragata da una
robusta documentazione clinica, era giustificabile e con evidenti basi
razionali” (v. infra a quale serrata
critica sottopone quest’ultima affermazione il prof. PEPEU).

L’interrogativo a cui va data
dunque una risposta definitiva è questo: nel giugno del 1999, quando cioè
l’imputata prescrisse off label il topiramato per la cura dell’obesità in una
bambina di meno di 12 anni vi erano o no “lavori apparsi su pubblicazioni
scientifiche accreditate in campo internazionale” che appunto rendessero
“razionale” dal punto di vista medico tale scelta terapeutica?

La risposta, ad avviso di chi
giudica, non può che essere negativa.

Infatti, sebbene l’imputata e i
suoi consulenti tecnici si siano sforzati di illustrare l’esistenza di questi
lavori scientifici, in realtà non si è andati oltre generici riferimenti il più
concreto dei quali è quello al lavoro di SHAPIRA che però data maggio 2000 e
non riguarda certo l’uso del topiramato per curare l’obesità in età pediatrica;
del resto su quest’ultimo specifico aspetto (che è quello che rileva nel caso
in esame) è la stessa imputata, nel corso del citato interrogatorio (v. pag.
32) ad escludere l’esistenza di lavori scientifici con riferimento all’uso del
topiramato in pazienti – come la p.o. – soltanto obesi e non anche con
problematiche di tipo psichiatrico.

Il parere del prof. PEPEU,
farmacologo consulente della parte civile, riguardo all’esistenza all’epoca di
letteratura scientifica sull’uso del TOPAMAX per la cura dell’obesità in
soggetti in età pediatrica, pare a chi giudica il più esaustivo e convincente,
non solo per la indiscussa competenza e preparazione scientifica dimostrata dal
consulente tecnico in questo campo, ma anche perché egli, a differenza dei
consulenti della Difesa, non si è limitato a fare generico riferimento, semplicemente
citandoli, a dei lavori scientifici ma, nel controbattere punto su punto alle
deduzioni del prof. VOLTERRA e alle conclusioni cui sono pervenuti i periti del
GUP (si veda in particolare la relazione datata 15.11.2002, acquisita agli atti
all’udienza dell’8.3.2005 insieme a quelle datate 16.9.2001, 1.11.2001,
14.4.2002, 26.1.2004 e alla memoria del 6.3.2004, al cui contenuto
integralmente si rimanda) è “entrato” all’interno di questi lavori descrivendo
nello specifico di cosa esattamente si trattava e così facendo chiaramente
vedere che “ancora nel 2002 cioè 3 anni dopo l’impiego del topiramato nella
minore …, l’uso di questo farmaco nella bulimia obesità è ancora a livello
sperimentale” (v. pag. 3 relazione 15.11.2002).

Più in particolare nel dibattimento
(ud. 8.3.2005) il prof. PEPEU ha così precisato sull’esistenza di letteratura
scientifica sull’uso del TOPAMAX per la cura dell’obesità su soggetti in età
pediatrica:

<<.. Avv. Dif. P. C.
Cianferoni: la domanda è, più corta,
1999, giugno, quale letteratura era utilizzabile sull’impiego del Topamax in
casi di obesità sui minori. Teste Prof. Pepeu G.: in caso di obesità sui minori
niente…

Avv. Dif. P. C. Cianferoni: ecco, questo siamo sereni nel poterlo
affermare. Teste Prof. Pepeu G.: in caso si minori niente! proprio
assolutamente niente, in casi di epilessia se lei mi dà tempo lo trovo forse un
lavoro clinico in cui un certo numero di giovani, di bambini, perché è stato
utilizzato per una forma di epilessia che compare…>>.

Quanto all’affermazione (già di per
sé contraddittoria laddove da un lato chiaramente si dice che non esisteva una
robusta documentazione clinica, dall’altro però si ritiene giustificato con
evidenti basi razionali l’uso del Topamax da parte dell’imputata nel caso in esame)
fatta dai periti nominati dal GUP secondo cui “l’indicazione clinica (disturbi
della condotta alimentare con obesità) alla prescrizione del Topiramato, per
quanto non suffragata da una robusta documentazione clinica, era giustificabile
e con evidenti basi razionali”, il prof. PEPEU, in maniera che questo giudice
ritiene convincente alla luce dei dati oggettivi esposti dal consulente, così
controbatte a pagg. 3-4 della relazione del 26.1.2004: <<…Se il Topamax
fosse stato prescritto per le sue indicazioni ammesse dal Ministero della
Salute e riportate dal Repertorio Farmaceutico Italiano (X Edizione, anno
2000): “Topamax è indicato come terapia aggiuntiva nelle epilessie parziali
semplici o complesse, generalizzate e non, che non rispondono alla terapia
classica (fenitoina, carbamazepina, ac. Valproico)” sarebbe stato giustificato
correre il rischio di effetti avversi, considerata la gravità della malattia
per cui esso è indicato. Nel caso della
minore Ruocco, la patologia era rappresentata da disturbi del comportamento
alimentare con ansia e depressione reattiva e l’impiego del topiramato era
giustificato da pochissimi dati della letteratura, come i periti stessi
riconoscono a p. 21, e aveva un carattere sperimentale. Solo nel 2000 (Shapira
et al., 2000) è stato pubblicato un primo lavoro sull’impiego del topiramato
nel binge-eating. Meglio sarebbe stato non darlo ma, volendo provare
l’efficacia del Topamax per un’indicazione non prevista dal Ministero,
avrebbero dovuto essere seguite rigorosamente le istruzioni nella posologia,
previo consenso informato e la paziente
avrebbe dovuto essere seguita costantemente. Pertanto l’affermazione fatta dai
periti a p. 21 che “l’indicazione clinica (disturbi della condotta alimentare
con obesità) alla prescrizione del Topiramato, per quanto non suffragata da una
robusta documentazione clinica, era giustificabile e con evidenti basi
razionali” non è sostenibile per due ragioni. Primo, le conoscenze attuali non
erano disponibili nel 1999, quando si sapeva solo che il topiramato era un
antiepilettico e poteva indurre una modesta riduzione di peso; secondo,
malgrado un certo numero di lavori pubblicati di recente sull’impiego del
topiramato nei disturbi dell’alimentazione (per esempio Anghelescu et al.,
2002; Apollinario et al. 2002; Cerpenter et al. 2002; Hedges et al. 2003), nei
disordini bipolari (Vieta et al. 2003), nella profilassi dell’emicrania
(Martinez et al. 2003), né il Ministero della Salute né lo FDA americano hanno
ritenuto la documentazione sia sufficiente per estendere le indicazioni del
topiramato a queste patologie. Inoltre
se per “basi razionali” di una terapia intendiamo, classicamente, la conoscenza
dei meccanismi biochimici e farmacologici, nel caso del topiramato non esistono
ancora studi che permettano di capire con quale meccanismo biochimico il
topiramato determini la perdita di peso osservata sia nel ratto che nell’uomo
(circostanza questa confermata del resto anche dalla stessa imputata nel corso
dell’interrogatorio del 19.3.2004 a pag. 33-34, n.d.r.). Un effetto sul
bilancio energetico e sulla sensibilità all’insulina è stato dimostrato nel
ratto (Richard et al. 2002). In conclusione, i periti nella loro relazione
tendono a sminuire la gravità degli effetti avversi dei quali ha sofferto
Veronica Ruocco durante la terapia con Topamax e nel periodo successivo alla
interruzione della terapia, danno scarso peso all’errore nelle modalità di
somministrazione e tendono ad accreditare il Topamax come un farmaco
“abbondantemente utilizzato con ottimi risultati di tollerabilità in età
pediatrica”. Come abbiamo documentato, questa affermazione è in disaccordo con
parte della letteratura e il fatto che le indicazioni del Topamax siano rimaste
sempre quelle di farmaco di seconda linea per il trattamento di alcune forme di
epilessia fa ritenere che la sua efficacia e tollerabilità suscitino ancora
(siamo a gennaio 2004, n.d.r.) riserve e richiedano ulteriori studi>>.

Del resto che all’epoca in cui fu
prescritta la cura a base di TOPAMAX non vi fosse tutta quella “robusta
documentazione clinica” sull’uso del topiramato per la cura dell’obesità in età
infantile ne da conto anche la stessa dott.ssa MARAZZITI nel corso del più
volte citato interrogatorio (v. pagg. 30-33), quando la stessa di fronte al PM
che la incalzava chiedendole quali fossero gli studi, addirittura del 1994, a
cui lei faceva riferimento, l’imputata non è riuscita a fornire indicazioni
precise e convincenti, limitandosi sostanzialmente a dire che la
sperimentazione al riguardo (cioè sull’uso off label del TOPAMAX) era stata
fatta anche nel suo dipartimento ma che non era stata ancora pubblicata, infine
aggiungendo che nessun lavoro scientifico le constava sull’uso del topiramato
per la cura dell’obesità in pazienti non psichiatrici (anche il lavoro del 1994
cui l’imputata ha fatto riferimento riguardava pazienti epilettici).

Il quadro che emerge dalle
consulenze tecniche citate consente quindi di pervenire alla conclusione che
nel giugno del 1999, ma ancora negli anni successivi, non esisteva nessuna “robusta
documentazione clinica” – come tra l’altro danno atto gli stessi periti
nominati da GUP – tale da supportare scientificamente la scelta di utilizzare
il farmaco TOPAMAX per curare l’obesità in soggetto in età pediatrica.

Vediamo ora più da vicino la
questione del dosaggio del farmaco.

Sul punto, senza qui tediare il
lettore con sovrabbondanti richiami alle relazioni tecniche in atti, occorre
dire che vi è stato nel dibattimento un coro di esperti (tranne, ovviamente, i
consulenti e alcuni testi della Difesa, con la significativa eccezione però,
come tra breve vedremo, del teste prof. MASI che ha contraddetto la tesi
difensiva) che hanno convenuto sul fatto (del resto già ricavabile dal
foglietto illustrativo del farmaco laddove si dice in maniera che non lascia
davvero spazio ad equivoci che il dosaggio del farmaco nei bambini deve partire
da 25 mg/die o a dose inferiore sulla base di 1-3 mg/kg: si veda il documento
in atti) che la dose di esordio non avrebbe dovuto in ogni caso superare i 25
mg/die e avrebbe dovuto progredire lentamente (si veda sul punto anche la
lettera della JANSSEN-CILAG acquisita all’udienza 21.9.2004, doc. 14 produzione
PM). Per tutti si richiama la chiara relazione del c.t. del PM dott. PILIERO
alle pagg. 4-6.

Gli stessi periti nominati dal
GUP, FORTUNI e MICHELUCCI al riguardo scrivono al punto 3) delle conclusioni a
pag. 22 della loro relazione: “la modalità di inizio della terapia non è stata graduale e, pertanto, non
conforme alle raccomandazioni d’uso del prodotto….”

La Difesa sostiene invece la tesi
che la dose di 200 mg/die era giusta perché adeguata al peso (120 kg) della
paziente, peso sul quale doveva essere appunto parametrata la dose a
prescindere dal fatto che si trattava di un soggetto in età pediatrica.

Sul punto però, cioè quello della
correttezza del dosaggio del farmaco (ma non solo come ci si renderà conto
leggendo attentamente le trascrizioni), la Difesa riceve una secca smentita
proprio da un suo testimone e cioè dal neuropsichiatria infantile prof. MASI Gabriele
sentito all’udienza del 19.7.2005.

Èopportuno riportare di seguito
ampi stralci di questa importante deposizione.

<<..Teste Masi G.: sono
Gabriele Masi, nato a Livorno il 24 marzo 1957, residente a Livorno in via
Filippo Buonarroti, numero 11.

Giudice: bene, avvocati
potete procedere con l’esame. Penso sia
molto più circoscritto…

Avv. Dif. Padovani: sì, sì.

Giudice: prego.

Avv. Dif. Padovani: Professor
Masi, lei dove lavora?

Teste Masi G.: io lavoro
all’istituto di neuro psichiatria infantile dell’università di Pisa, l’istituto
scientifico Stella Maris, è un istituto di ricerca di neuro psichiatria
infantile.

Avv. Dif. Padovani: lei conosce
la Dottoressa Marazziti?

Teste Masi G.: la conosco di nome
da anni, abbiamo avuto delle frequentazioni molto sporadiche fino all’anno
scorso, da un anno abbiamo frequentazioni praticamente telefoniche e
prevalentemente con posta elettronica e stiamo collaborando con un collega
americano alla stesura di un libro di psichiatria con editore inglese.

Avv. Dif. Padovani: ecco, vuole
precisare i termini quindi di questa attività di collaborazione scientifica
svolta con la Dottoressa Marazziti? Esattamente in che cosa si è…, (voci
sovrapposte)?

Teste Masi G.: come
collaborazione scientifica noi stiamo scrivendo questo libro in cui ciascuno
scrive dei capitoli autonomi che poi vengono discussi e che verranno inglobati
in un unico testo. Abbiamo scritto in comune un articolo che è uscito l’anno
scorso, che è un articolo di (inc.), non di casistica sul disturbo ossessivo complusivo
e poi ci sono state…, credo che la Dottoressa mi abbia inviato un paio di
paziente per consulti nel corso degli ultimi due anni o tre anni, ecco.

Avv. Dif. Padovani: ecco, per
quanto riguarda in particolare il trattamento dell’obesità, lei ha avuto modo
di avere scambi, relazioni con la Dottoressa Marazziti?

Teste Masi G.: no.

Avv. Dif. Padovani: non in
particolare, sull’uso del topiramato…

Teste Masi G.: in particolare con
la Dottoressa Marazziti dice?

Avv. Dif. Padovani: sì, sì.

Teste Masi G.: no, non nello
specifico insomma.

Avv. Dif. Padovani: non nello
specifico e quindi non può riferire nulla su queste…?

Teste Masi G.: no, cioè non ci
sono stati scambi tra me e la Dottoressa Marazziti relativamente all’uso del
topiramato nei pazienti obesi, questo non….

Avv. Dif. Padovani: ho capito,
lei usa il topiramato?

Teste Masi G.: lo abbiamo
usiamo…, io sono psichiatra per cui il topiramato, come lei sa, viene usato
nella stragrandissima maggioranza nell’ambito dei disturbi epilettici, nell’ambito
dei disturbi psichiatrici ha delle indicazioni più circoscritte e nell’ambito
di queste indicazioni io in alcuni soggetti l’ho usato, sì, saranno
complessivamente…, cito a memoria, una 15ina, 20 soggetti, per diversi tipi di
indicazioni.

Avv. Dif. Padovani: ed in
particolare per disturbi dell’obesità?

Teste Masi G.: per disturbi
dell’obesità l’abbiamo usato qualche volta perché noi quando a volte dobbiamo
usare per alcuni pazienti dei farmaci che sono dei farmaci che si chiamano
antipsicotici atipici, che hanno come effetto collaterale quello di produrre un
netto aumento dell’appetito, un netto aumento del peso. Allora quando dobbiamo
scegliere in associazione uno stabilizzatore dell’umore tra quelli che
disponibili, il topiramato, il Topamax è l’unico che consente non solo di non
aumentare, ma addirittura a volte, purtroppo non spesso, di diminuire il peso e
quindi in associazione con questi altri farmaci lo abbiamo usato.

Avv. Dif. Padovani: ho capito, e
da quanto tempo lo usa il topiramato?

Teste Masi G.: negli ultimi…,
diciamo essendo ora al 2005 negli ultimi 4 o 5 anni sì.

Avv. Dif. C. Casciani: ha fatto
esperienze specifiche presso il suo istituto Stella Maris sull’uso del
topiramato, ci sono pubblicazioni che lei ha fatto come istituto Stella Maris?

Teste Masi G.: sull’uso del
topiramato?

Avv. Dif. C. Casciani: sì.

Teste Masi G.: no, come
pubblicazioni specifiche su casistiche no, lo abbiamo fatto sull’unica
situazione nella quale io ho citato nei lavori scientifici che ho fatto il
topiramato è stata in una review, che sarebbe una revisione della letteratura
disponibile, sull’uso dei farmaci che sono stati descritti in letteratura
scientifica internazionale e nell’ambito di questo lavoro…, è un lavoro che è
uscito quest’anno, ho citato tra i farmaci che vengono usati nell’ambito del
disturbo bipolare il topiramato perché c’è un lavoro pubblicato nel 2003 mi
sembra sul disturbo bipolare nei.., sul trattamento del disturbo bipolare con
topiramato in bambini adolescenti. Questo è quello che io ho citato.

Avv. Dif. C. Casciani: sul
trattamento del comportamento…, diciamo del.. (voci sovrapposte)

Teste Masi G.: sì, il disturbo
bipolare è un disturbo….

Avv. Dif. C. Casciani: sul
comportamento alimentare, riguarda anche questo?

Teste Masi G.: no, questo
riguarda il disturbo bipolare, il disturbo dell’umore caratterizzato non solo
da un abbassamento dell’umore, com’è la depressione, ma da una instabilità o da
alternanza tra stati di eccitazione e stati di depressione. Questo si chiama
disturbo bipolare e nel disturbo bipolare si usano dei farmaci che si chiamano
stabilizzatori dell’umore. Gli stabilizzatori dell’umore sono o il litio o gli
antiepilettici. Tutti gli antiepilettici
hanno una azione di stabilizzazione dell’umore, i classici sono il Depachin o
il Tegretol, il Depachin esiste l’indicazione, ma i nuovi antiepilettici hanno
anche loro stessi un uso nella pratica clinica per il trattamento del disturbo
dell’umore di tipo bipolare e nel caso di bambini adolescenti c’è uno studio
pubblico nel 2003 su questo argomento.

Avv. Dif. C. Casciani: quindi si
tratta..

Teste Masi G.: ed io l’ho citato
in questa review che ho pubblicato.

Avv. Dif. C. Casciani: quindi si
tratterebbe in questi casi di un uso off-label?

Teste Masi G.: sì, sì, certo.

Avv. Dif. C. Casciani: ma è
diffuso questo uso off-label o è sporadicamente…

Teste Masi G.: no, no, in
generale l’uso off-label…, lei consideri che io sono neuro psichiatra
infantile, e la stragrande maggioranza dei farmaci che si usano in età
evolutiva sono farmaci per i quali sul foglietto di scheda tecnica c’è scritto
che non se se ne consiglia l’uso per soggetti sopra 14 o sopra i 18 anni.
questo è.., l’uso off-label può essere in due aspetti soprattutto: uno per
indicazione e l’altro per l’età. Per l’indicazione quando lo si usa per un
disturbo che è un disturbo non tra quelli indicati nella scheda tecnica, per
età quando lo si usa per un disturbo che è indicato in scheda tecnica, ma per
una età che non è indicata nella scheda tecnica. Nella nostra pratica clinica quotidiana
purtroppo siamo costretti spesso ad usare per indicazione e per età e a volte
anche per indicazione per patologia il farmaco off-lebel perché.., le rubo solo
un secondo, quando c’è scritto che un farmaco non ha una indicazione al di
sotto dei 14 anni questo non vuol dire che la casa farmaceutica ha fatto uno
studio che ha evidenziato che il farmaco fa male sotto i 14 anni, semplicemente
la casa farmaceutica che ha come obiettivo il guadagno non ha voluto investire
soldi per vedere se faceva bene o male perché per loro è molto più comodo dire
che non conviene usarlo sotto i 14 anni perché fortunatamente quelli che si
ammalano sotto i 14 anni sono pochi, quindi è molto più comodo per loro dire
questo. Un esempio sono dei farmaci che sono stati inizialmente introdotti
sopra i 14 anni e poi è stata abbassata l’età di utilizzazione quando è stato
dimostrato nell’uso nella pratica clinica quotidiana che questo poteva essere
utilizzato, questo non…, è successo per altri farmaci non per il Topamax, non per
il topiramato insomma ma per altri farmaci.

Avv. Dif. C. Casciani: lei sa se
del topiramato si fa uso off-label, se se ne fa uso spesso?

Teste Masi G.: se ne fa uso
off-label nella pratica clinica…, lei si riferisce ad adulti o a soggetti in
età…?

Avv. Dif. C. Casciani: in
generali a tutti.

Teste Masi G.: in generali a
tutti so che se ne fa un uso, io le ho detto la mia esperienza circoscritta per
quello che riguarda l’attività nostra, per quello che so nell’uso che se ne
sente parlando per congressi o sentendo relazioni… (voci sovrapposte)

Avv. Dif. C. Casciani: e da
quando se ne fa uso off-lebel così spesso? Lei sa a quale periodo possa
riferirsi?

Teste Masi G.: mah, senta i dati
pubblicati in letteratura, a mia memoria,
credo per l’uso off-label vanno intorno…, pubblicati su riviste
internazionali, perché sono quelle che conosco, vanno intorno credo al 2000,
‘99 – 2000, questo vuol dire che se un articolo viene pubblicato nel 2000 vuol
dire che c’è stato.., è stato inviato quanto meno un anno prima a questa
rivista e c’è stata una fase preliminare di uso, per cui mi immagino che l’uso
off-label sia della fine degli anni ‘90. Credo i primi articoli sull’uso
off-lebel del topiramato credo che vadano intorno al 2000, le dico a memoria ma
non….

Avv. Dif. C. Casciani: io non ho
altre domande.

Giudice: le altre parti?

Pubblico Ministero: sì, molto
rapidamente Dottore volevo un chiarimento quando lei utilizza il farmaco
Topamax, a che tipo di dosaggi si attiene? Ovviamente tenendo presente che
questo avrà e a che fare con le affezioni psichiatriche, mi sembra di capire
che lei lo usa per affezioni psichiatriche.

Teste Masi G.: certo.

Pubblico Ministero: il disturbo
bipolare ce lo vuole descrivere in due secondi?

Teste Masi G.: certo, sì, sì.

Pubblico Ministero: so che è una
domanda impossibile….

Teste Masi G.: no, no, non è
impossibile, il disturbo bipolare è un disturbo dell’umore nel quale anziché
aversi solamente una fase di abbassamento del tono dell’umore, tristezza,
pianto, mancanza di voglia di fare le cose, incapacità di provare piacere nelle
cose che è la depressione, si hanno anche delle fasi che sono delle fasi o di
eccitazione che possono essere o con irritabilità, rabbia, aggressività o a
volte, più raramente nei ragazzini, con un aumento del tono dell’umore nel
senso che uno pensa di essere il più bello, il più bravo, il più potente, di
avere idee di onnipotenza o megalomaniche. Queste cose a volte si alternano, a
volte si mescolano e allora si parla di stati misti perché c’è sia la componente
depressiva che la componente eccitata, e a volte invece sono in sequenza molto
disorganizzata, prima l’uno e poi l’altro. E questo è il disturbo bipolare
diciamo in poche parole, ed è un disturbo psichiatrico…, un disturbo
psichiatrico per il quale si usano farmaci stabilizzatori dell’umore che sono o
litio o gli antiepilettici o nei casi resistenti dei farmaci che si chiamano
antipsicotici atipici che sono quelli purtroppo che dicevo prima che fanno
ingrassare.

Pubblico Ministero: che fanno
ingrassare. Senta quando lei ha utilizzato il Topamax ci vuole dire che dosaggi ha utilizzato e
qual’è la sua prassi in relazione all’indicazione che noi abbiamo letto nel
foglietto illustrativo circa la necessità di iniziare da una dose molto bassa
per poi aumentarla nel tempo.

Teste Masi G.: certo, certo. Il
dosaggio pieno, il dosaggio massimo ovviamente è un dosaggio che dipende dalle
caratteristiche del paziente, dall’età, dallo stato di salute perché il farmaco
viene eliminato attraverso il fegato, soprattutto attraverso il rene per cui
dipende un po’ da queste valutazioni iniziali. Dopodiché se queste condizioni
non sono soddisfatte….

Pubblico Ministero: valutazione
iniziale, cioè lei valuta…

Teste Masi G.: clinicamente… (voci sovrapposte)

Pubblico Ministero: clinicamente
o gli esami del sangue…?

Teste Masi G.: no, gli esami del
sangue generalmente li faccio fare in una fase successiva, clinicamente vuol
dire ci dovrebbe essere una neufropatia, una neufropatia in un ragazzino..
insomma lo si vede se c’è. Lo schema che io seguo è generalmente quello di
iniziare con 25 o 50 milligrammi e la salita è, se la situazione è tranquilla
io uso l’aumento settimanale, se la situazione richiede un intervento un
pochino più intensivo allora si può velocizzare e andare una volta ogni quarto
o quinto giorno ecco… Generalmente io quello che uso è….

Pubblico Ministero: ma lei
utilizza questo a scalare oppure lei fa riferimento…, perché non è molto chiaro
nel foglietto che.., c’è scritto che per i bambini si deve utilizzare certo dosaggio
pro-chilo.

Teste Masi G.: certo, certo.

Pubblico Ministero: cioè?

Teste Masi G.: perché se lei
usasse…, per bambini molto piccoli, prima di tutto le dimensioni sono tali da
non consentire di dare un dosaggio standard, per cui si utilizza il dosaggio
pro-chilo. Il dosaggio pro-chilo vuol dire tanti milligrammi per quanti
chilogrammi.

Pubblico Ministero: esatto.

Teste Masi G.: c’è un altro
aspetto che è l’aspetto…, io non sono un farmacologo per cui parlo da clinico,
però c’è un aspetto in cui nelle persone più giovani il farmaco viene consumato
più rapidamente per cui c’è un.., si chiama emivita, cioè quanto tempo ci mette
il farmaco per essere dimezzato nel sangue, ci mette meno nelle persone più
giovani…

Pubblico Ministero: e quindi?

Teste Masi G.: ..per cui alcuni
consigliano nei bambini più piccoli o…, sono dati sulla epilessia questi qui
eh, non sono dati su dati psichiatrici, sono tutti dati presi da soggetti
epilettici e studiati e trattati con questo farmaco, che sono decine di
migliaia, in questi casi si utilizza il parametro milligrammi pro-chilo. Quando
sono più grandi non si usa tanto il milligrammi pro-chilo ma si usa un dosaggio
ed il dosaggio diciamo medio…, il dosaggio basso…, c’è un aspetto, negli ultimi
anni sono stati abbassati naturalmente i dosaggi perché….

Pubblico Ministero: perché?

Teste Masi G.: all’inizio si è
visto che a anche a dosaggi più bassi il farmaco aveva più o meno la stessa
efficacia, questo è un evento che è successo per il Topamax ma è successo anche
per altri farmaci, che all’inizio si diceva: questa è la dose target, la dose
obiettivo, bisogna arrivare lì. Poi si è visto che dando la metà si aveva lo
stesso effetto con meno effetti collaterali e quindi si è abbassata. Allo stato
attuale si può dire che una dose standard possa andare dai 75 ai 200
milligrammi per un soggetto al di sotto…, di quelli che vediamo noi, al di
sotto dei 16 anni diciamo così. Sopra…, dai 200 ai 400 è una dose media però
gli epilettologi…, noi abbiamo all’interno del nostro istituto un gruppo che si
occupa di epilessia, è stato uno primi gruppi in Italia ed in Europa a usare
Topamax e sta facendo proprio ora una grande revisione lei loro dati e loro
hanno visto proprio questo aspetto che le dicevo, questa tendenza nel corso
degli anni ad abbassare il dosaggio massimo, però loro dicono il dosaggio basso
è un dosaggio che va dai 57 ai 200, 150-200, dosaggio medio fino a 400, sopra
il 400 loro dicono è inutile…, sopra i 600 in realtà dicono, ma anche forse
sotto i 400 è inutile andare perché andare sopra non dà nessun effetto in più,
e ovviamente aumenta i rischi degli effetti collaterali…

Giudice: scusi Pubblico
Ministero, forse mi sono perso io o distratto, stiamo parlando dei dosaggi e
dell’uso del Topamax specifico per l’epilessia o per qualche altra…?

Teste Masi G.: questi sono dati
che sono stati estrapolati dai dati iniziali che erano su soggetti epilettici,
perché il Topamax è stato introdotto nel corso degli anni ‘90 per l’epilessia,
poi come è successo per tutti gli antiepilettici il suo uso è stato allargato a
patologie di tipo psichiatrico, in primo luogo il disturbo bipolare, come vi
dicevo, in secondo luogo i disturbi….

Giudice: lei nello specifico ora
a che cosa faceva riferimento? All’uso del Topamax per il disturbo bipolare?

Teste Masi G.: questi dati che vi
dicevo ora riguardavano il disturbo epilettico, per quello che riguarda il
disturbo bipolare i dati che si usano, i dati per l’età evolutiva sono molto
minori perché gli studi pubblicati sono studi…, per l’età evolutiva, ripeto, io
sono neuro psichiatra infantile per cui…

Pubblico Ministero: ecco, sì,
infatti, fermiamoci a questa fascia di età…

Teste Masi G.: mi fermo a questo
mio specifico, ecco, e per questa fascia di età il dato che vi dicevo era
quello di questo studio, pubblicato da questo importante gruppo di ricerca
americano, anche se la casistica è una casistica ancora modesta, vado a memoria
ma credo di avere dentro il lavoro, credo siano una ventina di casi, per cui…,
ed il dosaggio medio credo che andasse sui 150-200 più o meno qualche cosa, per
cui vuol dire che erano… (voci sovrapposte)

Pubblico Ministero: ecco, ma mi
scusi, perché forse…, vorrei sapere mi scusi tanto ma mi distraggo, sennò
faccio un po’ fatica, volevo sapere se questi 150 mg. sono la dose di esordio.

Teste Masi G.: di esordio?

Pubblico Ministero: sì.

Teste Masi G.: no, le ho detto,
il mio protocollo…, il protocollo che io uso per dare il Topamax è un
protocollo che dà…, è di 25 o…, dipende dalle dimensioni…

Pubblico Ministero: ecco, ma le
faccio una domanda perché forse lei è in grado di aiutarci, c’è questo grande
nodo in questa questione, allora i 25 mg. lei dice sono la dose di esordio…

Teste Masi G.: 25 o 50, sì.

Pubblico Ministero: a meno che il
bambino sia molto piccolo…

Teste Masi G.: certo.

Pubblico Ministero: ..e quindi si
usa…, molto piccolo per lei cosa vuol dire intanto? Piccolo di età, mi scusi, o
piccolo di peso?

Teste Masi G.: entrambi, quando
io parlo di piccolo parlo di piccolo per età perché, ripeto, ovviamente non
parliamo di indicazioni per bambini molto piccoli di tipo psichiatrico.
Ovviamente quando parlo di bambini molto piccoli parlo di epilessia che le
indicazioni sono due anni, per cui…!

Pubblico Ministero: ecco, ma
secondo la sua esperienza se da lei si presenta un 12enne che pesa 120 chili,
qual è la dose di esordio, si deve calcolare per pro-chilo?

Teste Masi G.: no, la dose di
esordio.., io la dose di esordio la faccio indipendentemente…, è la dose
massima che è condizionata….

Pubblico Ministero: no, ora noi
parliamo della dose di esordio.

Teste Masi G.: dose di esordio io
faccio 25 o 50.

Pubblico Ministero: … massima per
noi non è un problema. Ecco, se su un 12enne, anche un grossotto, come uno che
pesa 120 chili, si esordisce con 200 mg., si possono aumentare i rischi di
effetti collaterali?

Teste Masi G.: nella mia
esperienza non le saprei dire perché non l’ho mai fatto per cui non…

Pubblico Ministero: perché non
l’ha mai fatto?

Teste Masi G.: perché uso questo
protocollo che è il protocollo che io le dicevo prima….

Pubblico Ministero: ma perché usa
questo protocollo?

Teste Masi G.: perché penso sia
il migliore.

Pubblico Ministero: per quale
motivo?

Teste Masi G.: a parte il fatto
della indicazione che c’è sulla scheda ma è un protocollo che no ci danno.., è
un protocollo che viene seguito normalmente quando viene usato anche per i
disturbi epilettici, cioè noi ci siamo consultati, le ripeto, io ho la fortuna
di lavorare in un istituto in cui c’è un gruppo molto prestigioso che lavora
sul Topamax e quando abbiamo cominciato
ad usare il Topamax per indicazioni che erano indicazioni legate a patologie
psichiatriche…

Pubblico Ministero: quindi per un
uso off-label.

Teste Masi G.: uso off-label,
esatto, ci siamo consultati con loro e loro ci san hanno consigliato questo
protocollo che è un protocollo in questo modo tranquillo.

Pubblico Ministero: ecco, ma
voglio dire, cos’è questa tranquillità, è una tranquillità rispetto alla
salute… (voci sovrapposte)

Teste Masi G.: minori effetti
collaterali, certo.

Pubblico Ministero: minori
effetti collaterali, quindi comunque è una condotta prudenziale, voi la
scegliete per questo?

Teste Masi G.: certo.

Pubblico Ministero: e questo non
diminuisce l’efficacia del farmaco?

Teste Masi G.: rallenta i tempi
di entrata in azione.

Pubblico Ministero: quindi, non
ci sono urgenze emergenze si può anche attendere, no, il…?

Teste Masi G.: sì.

Pubblico Ministero: un ultima
domanda diversa, se ci può dire il nome di questo collega americano con il
quale lei e la Dottoressa Marazziti state…

Teste Masi G.: Benedetto
Vitiello, il nome è italiano però lui lavora…, indubbiamente, però lui lavora
all’istituto superiore di sanità americano, alL’(N.I.V.?) e con lui stiamo
facendo questo libro, è una persona molto prestigiosa che io conosco ormai da
anni…

Pubblico Ministero: era solo una
precisazione.

Teste Masi G.: dell’istituto
superiore di sanità americano comunque, sì.

Giudice: la Parte Civile ha da
porre domande al teste?

Avv. Dif. P.C. Luperi: qualcosa…,
buongiorno Dottor Masi, sono l’avvocato Ciaferoni per la Parte Civile. Nel
corso dell’esame ha fatto riferimento a degli articoli per l’uso off-label del
topiramato risalenti negli anni, può essere su questo un po’ più preciso?

Avv. Dif. C. Casciani: (fuori
microfono)

Giudice: ha fatto riferimento,
vediamo se riesce a dare dei dati…

Teste Masi G.: mi chiede
l’off-label per l’età evoluta o per…?

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: sì,
per l’età evolutiva.

Teste Masi G.: per l’età
evolutiva sono…, vado a memoria, comunque credo che siano negli ultimi 3 o 4
anni, per l’età evolutiva uso off-label.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: quindi
retrodatando da oggi lei mi dice 2001… (voci sovrapposte)

Teste Masi G.: 2001, 2002 io
direi.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: 2001,
2002, ma qualche autore lo sa indicare?

Teste Masi G.: l’autore più
importante di questo studio è quello del bipolare, si chiama Melissa Del Bello,
ha un nome italiano ma lavora…

Giudice: sono tutti italiani…

Teste Masi G.: sì, sì, purtroppo
questa è una triste vicenda…

Giudice: la cosiddetta fuga…

Teste Masi G.: no, ma lei proprio
è nata in america da genitori.., e lavora mi sembra a San Luis o qualche cosa
del genere, comunque il primo autore Melissa Del Bello e lei ha fatto questo
studio in (adon?) cioè aggiungendo il topiramato ad altri farmaci per disturbi
bipolari, credo fossero una ventina i pazienti, e questo credo sia uscito nel
2003 ed è (inc..) Farmacology.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: ecco,
sulla OBESITÀ, cioè sull’uso del topiramato per l’obesità. Lei che cosa ha di
esperienza applicata nell’età evolutiva?

Teste Masi G.: sì, certo, ci sono
due piccoli lavori, uno è più importante…, anzi tre credo che siano, due o tre,
uno il più importante, pubblicato su una rivista che si chiama International
Giornal of Eating Disorders, che vuol dire giornale internazionale…, ed è un
piccolo studio sul..

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: di
quando?

Teste Masi G.: la fascia di anni
sono quelli che le dicevo prima, credo
che sia 2002, 2003, se vuole posso essere più preciso perché forse ce l’ho
dietro, ma comunque il 2002 – 2003 su ragazze con disturbo della condotta
alimentare. Poi c’è n’è un altro pubblicato in tedesco, però l’(inc.) è in
inglese, e quello credo che fosse un pochino più vecchio, forse era 2001 o 2002
quello lì. L’ultimo nome…, il primo non me lo ricordo ma l’ultimo si chiama
(Renshmit?) perché è uno piuttosto famoso, di Margburg.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: è il
al corrente di recenti revisioni, ha fatto riferimento anche a questo il teste,
circa l’uso del topiramato anche a livello statunitense, oltre che vocale
pisano?

Teste Masi G.: revisioni in che
senso?

Avv. Dif. P.C. Cianferoni:
dovute…, il dato a mia conoscenza è questo: io le chiedo di rispondere sulla
revisione della quale lei ci ha accennato che sta volgendo il gruppo di Pisa,
lei ha detto sta…(voci sovrapposte)

Teste Masi G.: ah, revisione
tipo… (voci sovrapposte)

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: (voci
sovrapposte)

Teste Masi G.: casistica…

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: grande
revisione dei dati.

Teste Masi G.: sì, sì, per gli
epilettici, sì, sì.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: ecco,
perché quando quanto ad obesi nella età evolutiva è al corrente…, visto che lei
si occupa di minorenni, di dati sia pure da revisionare oppure no, in quel di
Pisa?

Teste Masi G.: nel nostro gruppo?

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: sì.

Teste Masi G.: no, nel nostro
gruppo noi abbiamo un gruppo che si occupa in particolare di disturbi delle
condotte alimentari, non sono pazienti che vedo io, sono pazienti che vengono…,
fanno parte…, sono prevalentemente.., nel 90% sono anoressiche però.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni:
anoressia. Dicevo: le consta, proprio come domanda gliela pongo, un problema di
verità sugli effetti del topiramato, gli effetti collaterali per il quale vi
siano state delle iniziative di blocco anche di siti internet su questo farmaco
specifico?

Teste Masi G.: no, non le so
dire…, su iniziative specifiche…, sui siti internet sono un pochino cauto
perché sui siti internet può trovare tutto ed il contrario di tutto, su
iniziative che invece hanno a che fare con enti regolatori ufficiali non ne
sono a conoscenza.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: ne è a
conoscenza oppure no?

Teste Masi G.: non ne sono a
conoscenza.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: ecco,
perché il problema di fondo che poi introdurremo, però sembra da alcune
pubblicazioni, per altro…

Giudice: domanda avvocato, faccia
la domanda.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: (voci
sovrapposte) ..con il Ministero della sanità che sul topiramato vi sia un
problema circa l’individuazione e l’identificazione precisa degli effetti
collaterali.

Giudice: va beh, non lo sa ha
detto. Andiamo avanti.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni:
aspetti…

Teste Masi G.: se mi chiede il
problema degli effetti collaterali le rispondo, se mi chiede se ci sono delle
iniziative ufficiali non lo so dire.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: non lo
sa.

Teste Masi G.: su iniziative
ufficiali.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: però
c’è un problema di individuazione degli effetti collaterali del topiramato?

Teste Masi G.: beh, certo.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: questo
problema in che termini si pone?

Avv. Dif. Padovani: (fuori
microfono)

Giudice: ora effettivamente
stiamo ampiamente debordando dalle circostanze, io ho lasciato un po’ che le
parti…, come del resto in questo processo quasi tutti i testimoni poi piano
piano sono scivolati…, o allarghiamo sull’accordo delle parti l’oggetto della
testimonianza, perché il teste è citato per riferire circa l’attività di
collaborazione scientifica svolto con la Dottoressa Marazziti per lo studio e
la ricerca sull’uso clinico del topiramato nel trattamento dell’obesità.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: io
farei rispondere al teste…

Giudice: quindi la domanda
avvocato?

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: signor
Giudice, un po’ come a scuola, loro fanno queste domande e noi li lasciamo
fare, perché abbiamo interesse ad acquisire dati sul punto per le indagini che
via via ci sono, ora però le facciamo anche noi…

Giudice: qual è la domanda
avvocato?

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: la
domanda era sugli effetti collaterali del topiramato, se esiste un problema di
catalogazione, di verificazione..

Giudice: va beh, limitatamente a
questo è ammessa la domanda, poi chiudiamo qui il discorso.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: si può
fare anche differente il discorso…

Giudice: va beh, risponda su
questo, sugli effetti collaterali…

Teste Masi G.: esistono
ovviamente per il topiramato così come per ogni altro farmaco degli effetti
collaterali, gli effetti collaterali sono soprattutto di due tipi, il primo
tipo sono effetti diciamo tra virgolette neurologici o comportamentali, l’altro
effetto collaterale, tra virgolette, ma in questo caso noi lo usiamo invece
come effetto terapeutico è l’abbassamento dell’appetito, che se lei lo ha con
un epilettico è un effetto collaterale, se le ce l’ha con uno che ha un
disturbo alimentare non è un…, uno spera di avere quell’effetto collaterale tra
virgolette. Per cui nel caso psichiatrico gli aspetti importanti riguardano
possibili effetti di tipo comportamentale.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: senta…

Teste Masi G.: io stesso se…

Avv. Dif. P.C. Cianferoni:
l’effetto di dimagrimento le consta frequente oppure no?

Teste Masi G.: purtroppo non è
frequentissimo, noi quando lo usiamo, come le dicevo prima, quando noi lo
usiamo in rapporto con questi farmaci che aumentano l’appetito, usiamo..,
dovendo scegliere uno stabilizzatore usiamo il Topamax rispetto agli altri perché
quanto meno il Topamax non ci dà i rischi di fare aumentare ulteriormente il
peso, a volte ce lo fa diminuire, sono casi ovviamente non costanti ma però
possibili. In effetti i casi che vengono riportati nella letteratura sono casi
che danno una percentuale intorno al 40, i casi che sono pubblicati in
letteratura sono intorno al 40, 50%, ripeto noi…, la mia esperienza più…

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: di
dimagrimenti?

Teste Masi G.: no, no, 50% di
quelli che rispondono rispetto a quelli che non rispondono, per quei pochi, per
quelle casistiche che io vi ho citato prima, che sono quei tre lavori soliti a
cui si fa riferimento…

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: del
2002, 2003… (fuori microfono)

Teste Masi G.: esatto, per quello
che riguarda la mia esperienza un pochino più diretta che è l’associazione con
questi farmaci che fanno aumentare di peso purtroppo la mia percentuale è un
pochino più bassa, però quella è una obesità spuria, indotta, artificiale
diciamo e purtroppo è un effetto collaterale gravissimo, sono farmaci
estremamente efficaci che fanno molto ingrassare, ed è un dilemma terribile, le
assicuro.

Avv. Dif. P.C. Cianferoni: ho
capito, grazie.

Giudice: le difese devono
concludere?

Avv. Dif. C. Casciani:
nessun’altra domanda.

Giudice: Professore può andare,
grazie.>>.

È importante sottolineare che il
prof. MASI quando parla della dose iniziale a 25 mg/die fa comunque riferimento
ad un uso off label del TOPAMAX anche se, a differenza del nostro caso che
riguarda la cura dell’obesità, si tratta in un uso off label con riferimento a
pazienti psichiatrici affetti da disturbo bipolare. Questo per rispondere all’obiezione difensiva
secondo la quale il dosaggio indicato nel foglietto illustrativo sarebbe
esclusivamente riferito a pazienti affetti da epilessia (il che pare fin troppo
ovvio, non potendo certo il foglietto illustrativo dare indicazioni con
riferimento all’uso off label del farmaco !) e che, invece, quando ne viene
fatto un uso off label il medico resterebbe svincolato dai dosaggi ivi
raccomadati: questa asserzione è smentita infatti proprio dal prof. MASI che,
come neuropsichiatria infantile, dice di attenersi comunque – e spiega bene
perché – alla dose di esordio di 25 mg/die anche nel caso di un uso off label
del TOPAMAX ed anche quando abbia eventualmente di fronte un soggetto del peso
che aveva all’epoca VERONICA.

Nello stesso senso anche il c.t.
PEPEU (ud. 8.3.2005):

<<….Avv. Dif. P. C.
Cianferoni: ecco, nella perizia si legge ancora una affermazione di questa
fatta, dice: “le modalità di inizio della terapia non è stata graduale e
pertanto non conforme alle raccomandazioni di uso del prodotto. Tuttavia,
considerando il peso della paziente, la dose iniziale utilizzata per quanto
superiore alle comuni raccomandazioni, rientra nel range delle dosi consentite per l’età pediatrica.” La domanda è
la stessa: come è possibile in termini scientifici…

Teste Prof. Pepeu G.: sì, questo…

Avv.P. C. Cianferoni: affermare
questo e come si spiega la sua diversità detta stamani mattina?

Teste Prof. Pepeu G.: mah, la mia
diversità si spiega direi sulla base dei dati che esistono ancora adesso, in cui la raccomandazioni di usare,
come ho già detto stamattina, di usare 25 milligrammi come dose iniziale, viene
menzionata anche in studi in cui il farmaco è usato in pazienti obesi.

Avv. Dif. P. C. Cianferoni:
quindi…

Teste Prof. Pepeu G.: si
raccomanda di partire con un dosaggio di 25 milligrammi al giorno anche in
pazienti obesi…

Giudice: l’aveva già spiegato
questa mattina.

Teste Prof. Pepeu G.: …e di
salire gradualmente, questo in pazienti adulti.

Avv.P. C. Cianferoni: sui
bambini?

Teste Prof. Pepeu G.: tanto più
in bambini.….>>

<<…Pubblico Ministero:
Professore, molto rapidamente perché lei è già stato molto chiaro nelle sue
risposte e noi tutti credo abbiamo capito con chiarezza quello che lei ci ha
spiegato e ci ha detto. Alcune precisazioni, la prima riguarda proprio il
metabolismo dei pazienti in età pediatrica. La domanda che io vorrei farle da
vera profana è questa: se rispetto ai farmaci in genere e quindi non soltanto
al Topamax immagino ma ovviamente in particolare riferendomi al Topamax, se
pesare 120 chili o un peso di quel genere, ad 11 anni può fare entrare nella
categoria degli adulti un bambino; se cioè la differenza fra i bambini e gli
adulti, con riferimento alla efficacia dei farmaci, se questa differenza è
dovuta soltanto al dato relativo al peso.

Teste Prof. Pepeu G.: no, non è
certamente dovuta solo al peso, certamente il peso ha una sua rilevanza però il
bambino di 12 anni è in una fase ancora di sviluppo, per cui inevitabilmente la
sua risposta ai farmaci è diversa da quella di un adulto. Il fatto del peso
significa che la massa in cui si può diluire il farmaco è maggiore ma, come ho detto poc’anzi, anche in
pazienti obesi e quindi con alto peso, si raccomanda ugualmente che il dosaggio
parta con dosi molto basse per…, non so quali siano le fasi….

Pubblico Ministero: no, le chiedo
perché alcuni eminentissimi, famosissimi consulenti tecnici in questo processo
con un pedigree accademico, mi perdoni l’ironia, enorme, hanno asserito che la
dizione che c’era sul foglietto illustrativo del Topamax all’epoca, che
indicava come alternativamente si potesse partire o da 50 MG pro-die, oppure da
un dosaggio diverso per chilo, giustificasse quei dosaggi che corrispondevano
alla dose di Topamax calcolato per chilo al giorno.

Teste Prof. Pepeu G.: sì, capisco
che si possa affrontare il problema anche da questo punto di vista, tuttavia a
me ha meravigliato vedere che il criterio comunemente utilizzato sembra essere
invece quello di una dose standard molto bassa, inizialmente, a prescindere dal
peso del paziente. Questo è un dato che ho ritrovato, adesso naturalmente
quando uno cerca un documento non lo ritrova mai, l’ho ritrovato ripetutamente,
l’avevo in mano anche un momento fa.., ecco, in questo caso per esempio…,
purtroppo questi lavori mai portano l’indice massa corporea, in cui la dose
anche qui da 25 salendo fino a 600.

Pubblico Ministero: ecco, ma
questa raccomandazione di gradualità a cosa è diretta? A quali fini viene
raccomandata dalla casa produttrice?

Teste Prof. Pepeu G.: se dovessi
dirle che conosce le ragioni biochimiche per cui questa raccomandazione viene
fatta, no, non le conosco, probabilmente è basata esclusivamente sulla presenza
derivata dalle prime sperimentazioni cliniche con questo farmaco. Il fatto che
evidentemente, come succede con un certo numero di farmaci, si crea uno strano
meccanismo di adattamento dell’organismo per cui gli effetti collaterali sono
attenuati se l’inizio è con dosi molto basse.

Pubblico Ministero: ho capito,
quindi il fatto che nel fogliettino ci fosse scritto “nei bambini la dose
iniziale dovrebbe essere di 25 MG al dì, o inferiore sulla base di 1 – 3 MG al
giorno per chilo”, è indicata per chi questa variazione?

Teste Prof. Pepeu G.: va beh, per i bambini che pesano molto poco.

Pubblico Ministero: ecco per i
bambini che pesano molto poco, quindi non per chi….

Teste Prof. Pepeu G.: (voci sovrapposte)
5 milligrammi per tenere una dose bassa potrebbe essere anche alta in un
bambino che pesa pochi chili, se si ammette di poter utilizzare questo farmaco
in forme… (voci sovrapposte)

Pubblico Ministero: certo, sempre ammesso e non concesso.

Teste Prof. Pepeu G.: (voci
sovrapposte) …anche i bambini età molto tenera…>>

<<…Teste Prof. Pepeu G.: ma
io ribadisco, posso ribadire quello che ho già detto in ultima analisi, che in
via teorica l’approccio peso…, cioè lo stabilire il dosaggio sulla base del
peso può essere in molti casi corretto. Mi sorprende questo ribadire
costantemente in tutte le pubblicazioni che in realtà non si tiene conto del
peso ma si parte comunque con un dosaggio basso, anche in pazienti obesi e che
essendo adulti possono avere anche dei pesi molto rilevanti, e non viene presa
in considerazione la possibilità di adattare il dosaggio al peso di questi
soggetti…>>.

L’articolo 3 comma 2° della legge
n. 94/1998 tra i presupposti che rendono legittimo l’uso off label di un determinato
farmaco, oltre a quello della esistenza di
“lavori apparsi su pubblicazioni scientifiche accreditate in campo
internazionale” (che come si è già visto in questo caso mancava), pone anche
quello che <<…. il medico stesso ritenga, in base a dati documentabili,
che il paziente non possa essere utilmente trattato con medicinali per i quali
sia già approvata quella indicazione terapeutica o quella via o modalità di
somministrazione…>>.

Il problema che va quindi
affrontato è se all’epoca in cui l’imputata visitò la bambina e prescrisse la
somministrazione del TOPAMAX vi fosse per il trattamento dell’obesità la
possibilità di ricorrere a cure alternative; in sostanza occorre verificare, in
termini di costi/benefici, la utilità terapeutica dell’impiego del TOPAMAX nel
caso in esame.

Ed al riguardo è di intuitiva
evidenza, anche per il profano, che, specialmente quando si ha davanti una
bambina, prima di ricorrere all’uso di farmaci anoressizzanti forse occorreva
seguire vie alternative, quali ad esempio una dieta dimagrante.

Lo conferma sempre il c.t. PEPEU:

<<…Pubblico Ministero:
un’altra domanda invece che prescinde da questi lavori, che mi è suscitata
proprio dall’unanime consenso che riscuote la prescrizione della Dottoressa
Marazziti. Ora lei è un farmacologo e quindi meglio di me saprà bene che…, io
lo so per sentito dire, ma saprà bene che per provocare una diminuzione di peso
esiste credo una notevole serie di farmaci che hanno degli effetti più diversi,
dagli anoressizzanti, non so immaginare poi quali altri effetti si possono
immaginare per dimagrire, ma io le chiedo, perché lo chiedo…, è una curiosità
profonda che nasce dalla lettura di queste C.T., in una bimba, comunque in una
12enne grassa non c’era proprio nessun altro farmaco meno ignoto, meno
pericoloso che magari fosse anche consentito dal nostro Ministero della Salute
per il trattamento dell’obesità, da poter provare a somministrare in prima
battuta? Perché la cosa singolare è che la bimba non aveva mai assunto farmaci
per dimagrire! Voglio dire, il medico avveduto aveva delle ch’anse differenti
oppure francamente non si poteva che ricorrere al Topamax?

Teste Prof. Pepeu G.: la
farmacologia dei disturbi dell’alimentazione e dell’obesità è poverissima, ed
in genere tutti i farmaci che sono stati proposti attraverso i decenni hanno
presentato problemi, sono stati ritirati, creano…, per cui veramente se c’è una
patologia nella quale siamo disarmati ed in cui la ricerca continua
intensissima, ancora senza successi definitivi, è proprio questo. In realtà
l’unica cosa che a mio vedere poteva essere tentata…, per dimagrire bisogna non
mangiare prima di tutto…

Pubblico Ministero: su questo non
c’è dubbio!

Teste Prof. Pepeu G.: e
controllare l’appetito è molto difficile in via farmacologica. Lasciamo da
parte gli anfetaminici che sono stati provati con tutti i problemi che
certamente non si potevano dare in una giovane di quell’età., la Sibutramina
che anche quella è stata ritirata, rimessa, un farmaco in discussione…, anche
quella non era il caso di utilizzarla. Un possibile approccio, perché ha dato
qualche risultato, ovviamente in un contesto però che aiuta molto, sono gli
antidepressivi, gli inibitori della serotonina, in questo l’utilizzazione del
Fevarin poteva essere pienamente giustificata. Se è stato provato il topiramato
è proprio perché la Professoressa non aveva altre armi e ha provato un’arma che
gli veniva presentata come possibile.

Pubblico Ministero: quindi dunque
ecco, l’errore probabilmente è immaginare è poter dimagrire andando da un medico
piuttosto che un altro?

Teste Prof. Pepeu G.: questo è un
altro tipo di domanda…. (voci sovrapposte)

Pubblico Ministero: mi metto nei
piedi di un genitore che dice “che ne faccio…”.

Teste Prof. Pepeu G.: (voci
sovrapposte) sociale, quella nel nostro paese meno, negli Stati Uniti è
veramente un enorme problema. Sono tanti gli elementi in gioco, in genere una
dieta rigorosissima richiede una volontà o richiede delle motivazioni molto serie,
richiede un supporto psicologico intenso, può essere aiutata se rientra in un
quadro patologico psichiatrico più grande, dall’impiego di antidepressivi…, ma
è comunque una terapia estremamente difficile.

Pubblico Ministero: quindi dunque
c’era questa situazione per cui volendo dimagrire a suon di pasticche insomma
poco c’era da scegliere, così e la situazione se ho capito…

Teste Prof. Pepeu G.: purtroppo
sì.

Pubblico Ministero: non ho altre
domande.…>>.

Ma la questione non è tanto
quella di sindacare “moralisticamente” la condotta dell’imputata quanto quella
di verificare se la scelta terapeutica off label fosse o meno “giusta”
soprattutto in termini di costi e
benefici.

A questo punto, prima di
rispondere alla domanda ed avviarci verso le considerazioni conclusive sull’elemento psicologico del
reato, è però necessario fare alcune premesse in diritto riportando parti della
già citata sentenza Barese del 2001 della Corte di cassazione, sentenza nella
quale la Corte, pur occupandosi di altra specifica questione (e cioè se in caso
di esito infausto di un intervento medico-chirurgico in assenza di urgente
necessità e in difetto di consenso del paziente, si possa configurare il
delitto di omicidio preterintenzionale o non piuttosto quello – come alla fine ha
ritenuto la Corte – di omicidio colposo), non ha mancato di precisare,
esemplificativamente, in quali casi, pur nell’ambito del trattamento
terapeutico, possa residuare uno spazio per la responsabilità del medico a
titolo di lesioni dolose.

Questo è il passo della sentenza
che si ritiene possa contribuire a risolvere il caso in esame:

<<..E allora: quando è
possibile affermare che, pur essendo animato da intento terapeutico, il medico
ha coscientemente e volontariamente posto in essere una condotta intenzionalmente
diretta a ledere o percuotere? Numerosi commentatori della sentenza Massimo
hanno infatti evidenziato la differenza tra chi si pone, fin dall’inizio e
consapevolmente, in contrasto con il precetto penale e il medico per il quale
non è agevole individuare una analoga volontà. D’altro canto affermare che
l’intento terapeutico esclude questa volontà significa reintrodurre il non
richiesto dolo specifico; per converso affermare l’intenzionalità della
condotta, ogni volta che non vi sia il consenso del paziente, significa, in
realtà, confondere il problema della natura del dolo richiesto per la
fattispecie criminosa in esame con l’esistenza della scriminante costituita dal
consenso dell’avente diritto. A parere di questo collegio il problema – fermi restando
i presupposti della non necessità del dolo specifico e delle non discusse
caratteristiche dell’elemento materiale del reato (ricavabile dal concetto di
malattia fatto proprio dall’articolo 582 cod. pen.) – va invece riportato
all’accertamento dei presupposti per ritenere l’esistenza del dolo
intenzionale. L’agente deve anticipatamente (sia pure nel corso dell’intervento
chirurgico) rappresentarsi l’esito (voluto) della sua condotta e non agire “a
costo” di provocare quell’evento.

Non va infatti dimenticato che,
nella fattispecie dell’omicidio preterintenzionale, l’agente pone in essere una
condotta che sa, e vuole, diretta a provocare un’alterazione dell’integrità
fisica della persona offesa; egli si pone consapevolmente in una situazione di
illiceità ponendo coscientemente in pericolo l’incolumità fisica o la salute
del paziente.

Non è necessario, come da taluni
è stato osservato, che l’agente sia animato da una “malvagia volontà” nei
confronti della persona offesa ma è comunque necessario che egli si
rappresenti, come conseguenza della sua condotta voluta, la lesione
dell’integrità fisica del paziente. E non va sottaciuta la differenza – proprio
per l’incidenza che ne può derivare sulla natura intenzionale dell’elemento
psicologico richiesto – tra i casi nei quali l’intervento sia deciso nel corso
dell’intervento per sopraggiunte e imprevedibili (ovvero prevedibili ma non
previste) circostanze e il caso in cui l’intervento sia stato programmato con
quelle caratteristiche fin dall’inizio. La soluzione indicata, tesa alla
valorizzazione dell’elemento soggettivo richiesto nella forma del dolo
intenzionale, viene incontro anche all’esigenza, sottolineata da alcuni
commentatori, che non venga obliterata, nella ricostruzione in esame, la
necessità che venga osservato il principio di offensività, anche
nell’individuazione dell’elemento soggettivo del reato, proprio richiedendosi
la necessità che l’agente debba raffigurarsi anticipatamente le conseguenze
dannose della sua condotta. Non compete al giudice di legittimità individuare i
casi in cui sia presente l’elemento soggettivo del reato nella forma diretta o
intenzionale di cui si è detto trattandosi di accertamento di fatto riservato
al giudice di merito. Ma ben può farsi astratto riferimento, a titolo di esempio,
ai casi in cui la menomazione del corpo o della mente venga provocata,
intenzionalmente, per scopi scientifici, di ricerca o per scopi esclusivamente
estetici (in questi casi non viene surrettiziamente reintrodotto un dolo
specifico: lo scopo è estraneo al reato ma vale a qualificare l’elemento
soggettivo come intenzionale), ai casi di interventi demolitivi coscientemente
inutili, ai casi in cui il medico proceda ad un’amputazione per curare una
patologia che sa poter essere affrontata agevolmente con diversi mezzi
terapeutici o a quelli in cui produca un’inutile e consapevole mutilazione
all’integrità fisica del paziente. In definitiva si tratta di casi nei quali,
già nella rappresentazione dell’agente, il normale rapporto tra costi (certi)
dell’intervento e benefici (eventuali)
di esso è ampiamente e preventivamente conosciuto e rappresentato
dall’agente come assolutamente squilibrato verso i primi. Insomma si avrà
l’elemento soggettivo del delitto di lesioni volontarie in tutti i casi in cui
il chirurgo, o il medico, pur animato da intenzioni terapeutiche, agisca
essendo conscio che il suo intervento produrrà una non necessaria menomazione
dell’integrità fisica o psichica del paziente….>>.

Il caso in esame sembra a chi
giudica rientri perfettamente nella esemplificazione fatta dalla Suprema Corte
per illustare in quali casi (invero eccezionali) può configurarsi una
responsabilità del medico per lesioni dolose.

Quanto ai benefici della cura a
base di TOPAMAX (benefici che in questo caso dovevano consistere nel
dimagrimento della bambina, dimagrimento che in concreto, come hanno riferito i
testimoni, però non vi fu) occorre dire che in realtà si trattava di benefici
solo eventuali per non dire aleatori, stando a quanto riferito sul punto dal
teste della Difesa prof. MASI:

<<..Avv. Dif. P.C.
Cianferoni: l’effetto di dimagrimento le consta frequente oppure no? Teste Masi
G.: purtroppo non è frequentissimo, noi quando lo usiamo, come le dicevo prima,
quando noi lo usiamo in rapporto con questi farmaci che aumentano l’appetito,
usiamo.., dovendo scegliere uno stabilizzatore usiamo il Topamax rispetto agli
altri perché quanto meno il Topamax non ci dà i rischi di fare aumentare
ulteriormente il peso, a volte ce lo fa diminuire, sono casi ovviamente non
costanti ma però possibili. In effetti i casi che vengono riportati nella
letteratura sono casi che danno una percentuale intorno al 40, i casi che sono
pubblicati in letteratura sono intorno al 40, 50%, ripeto noi…, la mia
esperienza più…>>.

Tenuto conto di tutti i dati
processuali sopra esposti ed applicati i principi di diritto testè illustrati,
possiamo quindi trarre le conclusioni in punto di elemento psicologico del
reato, così schematizzando il percorso argomentativo:

È pacifico che nel 1999, quando
cioè l’imputata visita VERONICA, l’uso off label del TOPAMAX per far dimagrire
soggetti obesi in età pediatrica non era supportato da lavori apparsi su
pubblicazioni scientifiche accreditate in campo internazionale, ed era quindi
un uso che ben si può dire collocarsi nell’alveo della sperimentazione clinica.

Si può quindi affermare che un
siffatto uso off label del farmaco da parte dell’imputata, in astratto
ammissibile a certe condizioni (che sono quelle elencate nel più volte citato
articolo 3 co. 2° L. n. 94/98), in concreto è stato del tutto scorretto:

perché fatto senza adeguata informazione
fornita alla madre della bambina;

perché, prima di ricorrere al
TOPAMAX, potevano esserci altri rimedi (ad esempio una dieta accurata) per far
dimagrire una bambina di appena 12 anni;

perché all’epoca non c’erano
pubblicazioni scientifiche che suffragassero tale uso off label del TOPAMAX;

perché, in ogni caso, scorretta è
stata la dose iniziale di 200 mg/die, anziché quella prudenziale di 25 mg/die,
senza una progressione lenta (c.d. stadeazione) e senza adeguati stringenti
controlli degli effetti collaterali sulla bambina.

Se già con la dose raccomandata
dalla casa farmaceutica è possibile l’insorgenza di tutta una serie di effetti
collaterali, a 200 mg/die l’imputata doveva necessariamente prevedere una
(possibile) maggiore incidenza di questi effetti collaterali (i costi della
terapia che, se non proprio certi, in quanto nessun effetto collaterale è certo
ma solo statisticamente possibile, a quel dosaggio iniziale erano assai più
probabili).

Dichiaratamente (v. pag. 8
dell’interrogatorio: <<..dopo questa visita io li ho sentiti
telefonicamente, tutte le settimane mi dicevano che c’era un andamento del tipo
la bambina era più sonnolenta però era un po’ l’effetto che noi
volevamo…>>) l’imputata usando il farmaco off label cercava di sfruttare
(appunto come auspicato beneficio della cura) uno dei possibili effetti
collaterali e cioè l’effetto anoressizzante, effetti che, si badi bene, come si
può leggere nella “Guida all’uso dei farmaci per i bambini”, documento
acquisito all’udienza 8.2.2005 e come scrivono gli stessi periti FORTUNI e
MICHELUCCI a pag. 16 della loro relazione, sono indicati come dose-dipendenti
(in particolare il calo ponderale); quindi se ne deduce che all’aumento della
dose, nella prospettiva dell’imputata (200 mg/die invece dei raccomandati 25
mg/die), doveva aumentare l’effetto-dimagrimento della bambina, ma, allo stesso
tempo, inevitabilmente anche gli altri effetti collaterali dal momento che non
risulta una maggiore percentuale di probabilità per l’effetto dimagrante (il
beneficio sperato) rispetto alla possibile insorgenza di tutti gli altri
effetti collaterali (che poi non sono altro che quelli che hanno comportato lo
stato di malattia della paziente).

Si può quindi dire che nel caso
in esame il rapporto costi/benefici era assolutamente squilibrato verso i
primi, perché a fronte di uno sperato effetto dimagrante (il beneficio) si
propettavano in concreto tutta una ulteriore serie di effetti avversi (i costi)
di non trascurabile gravità tenuto conto anche del fatto che di fronte non si
aveva un adulto ma una bambina di 12 anni.

Ne consegue, alla luce di questi
dati, che è plausibile ritenere che l’imputata abbia inteso valutare
l’efficacia del farmaco in via sperimentale.

Con questo non si vuol certo dire
che l’imputata fosse animata da “malvagia volontà”, essendo pacifica
l’intenzione pur sempre “terapeutica”; ma, come insegna la citata sentenza
Barese della Corte di cassazione, la finalità terapeutica non esclude comunque
il dolo, quindi il reato di lesioni volontarie, quando appunto <<.. il
medico, pur animato da intenzioni terapeutiche, agisca essendo conscio che il
suo intervento produrrà una non necessaria menomazione dell’integrità fisica o
psichica del paziente…>>.

L’imputata era conscia del fatto
che quella somministrazione del farmaco TOPAMAX oltre al probabile e sperato
beneficio consistente nel dimagrimento avrebbe potuto anche produrre (come poi
ha prodotto) ulteriori non necessarie menomazioni dell’integrità fisica della
bambina.

Così agendo ha quindi accettato
il rischio dell’insorgenza di questi ulteriori effetti collaterali, ponendosi
nell’alveo del c.d. dolo eventuale.

Su quest’ultimo punto alcune
ulteriori considerazioni sono d’obbligo perché, come è facilmente intuibile,
stiamo viaggiando sullo spartiacque tra dolo eventuale e c.d. colpa cosciente
(articolo 61 n. 3) Cp) e dobbiamo dunque spiegare perché nel caso in esame si
verte nella prima ipotesi anziché nella seconda.

Secondo la Suprema Corte “La
linea di demarcazione tra dolo eventuale e colpa con previsione è individuata
nel diverso atteggiamento psicologico dell’agente che, nel primo caso, accetta
il rischio che si realizzi un evento diverso non direttamente voluto mentre
nella seconda ipotesi nonostante l’identica prospettazione, respinge il
rischio, confidando nella propria capacità di controllare l’azione. Comune è
pertanto la previsione dell’evento diverso da quello voluto mentre ciò che
diverge è l’accettazione o l’esclusione del rischio relativo, Trattasi di
atteggiamenti psicologici che vanno ricostruiti affidandosi agli elementi
sintomatici evidenziati dal comportamento del soggetto, riconoscendo
significato dirimente al rapporto tra lo scopo principale perseguito (nel
nostro caso il dimagrimento di VERONICA, n.d.r.) e l’evento diverso (la
sonnolenza ecc., n.d.r.) realizzato onde stabilire se esso sia di accessorietà
o di alternatività poiché solo nel primo caso permarrà il quesito sulla
eventuale accettazione del secondo mentre nell’altro essa dovrà essere
senz’altro esclusa per incompatibilità” (Cass. sez. 4° sentenza n. 11024 del
10/10/1996, rv 207333).

Questa sentenza si presta
perfettamente alla soluzione del quesito che ci occupa.

È indiscutibile che l’imputata,
così come si è rappresentata uno dei possibili effetti collaterali del TOPAMAX
e cioè l’effetto anoressizzante che, anzi, era proprio quello cercato e voluto
mediante l’uso off label del farmaco, allo stesso tempo (in un rapporto di
evidente accessorietà con il primo) si è anche prospettata l’altrettanto
possibile insorgenza dell’evento diverso da quello voluto e cioè la comparsa
degli altri effetti collaterali.

Fin qui siamo però all’elemento
rappresentazione dell’evento diverso non direttamente voluto che è presupposto
comune sia del dolo eventuale che della colpa con previsione dell’evento.

E allora – ci si chiede – sulla
base di quali elementi, posta l’esistenza di un evidente rapporto di
accessorietà tra lo scopo principale perseguito (il dimagrimento di VERONICA) e
l’evento diverso realizzato (sonnolenza ecc.) dal momento che, come si è visto,
si tratta comunque di effetti avversi del farmaco tutti dose-dipendenti posti
quindi sullo stesso piano dal punto di vista della probablità statistica di verificazione,
può affermarsi che l’imputata abbia accettato il rischio che si
realizzasse un evento diverso non
direttamente voluto ?

Ad avviso di chi giudica è il
comportamento della stessa imputata per come emerso dall’istruttoria
dibattimentale e dal suo stesso interrogatorio (v. pag. 8 dell’interrogatorio:
<<..dopo questa visita io li ho sentiti telefonicamente, tutte le
settimane mi dicevano che c’era un andamento del tipo la bambina era più
sonnolenta però era un po’ l’effetto che noi volevamo…>>) a dare conto di
questo atteggiamento psicologico.

L’imputata non ha infatti
spiegato come pensava di poter tenere sotto controllo, quindi eventualmente di
scongiurare o comunque contenere l’insorgenza (molto probabile ai dosaggi da
lei prescritti) degli altri effetti collaterali del farmaco (cioè quelli
direttamente non voluti); risulta anzi, per converso, che l’imputata non mise
in atto nessun tipo di monitoraggio sull’andamento di questa cura che, se non
vogliamo proprio definire sperimentale, era comunque una terapia nuova che
certamente non aveva ancora ricevuto un’approvazione ufficiale, ed alquanto
rischiosa per la salute della bambina, condotta questa che appare del tutto
incompatibile con la c.d colpa cosciente che, secondo l’orientamento prevalente
della giurisprudenza di legittimità, presuppone appunto che l’agente abbia
respinto il rischio di verificazione dell’evento non voluto, confidando nella
propria capacità di controllare l’azione, in concreto quindi dimostrando per
facta concludentia di essersi posto nella condizione di potere tempestivamente
intervenire. Nel caso di specie, invece,
risulta che dopo la prima ed unica visita del 18.6.1999 non ve ne furono altre,
che al più vi furono soltanto dei fugaci contatti telefonici tra l’imputata e
la madre della bambina, come in particolare ha riferito in dibattimento la
teste GUERRINI, il che non pare affatto sufficiente a far ritenere soltanto
colposa la condotta dell’imputata non vedendosi come, agendo in questo modo,
l’imputata pensasse di controllare l’azione.

Alla luce di tutte le
considerazioni fin qui svolte risulta dunque provata la responsabilità
dell’imputata per il reato di lesioni volontarie aggravate (è pacifico che la
malattia di VERONICA si è protratta per oltre 40 giorni) a lei ascritto.

Contrariamente a quanto ritiene
il PM, non si tratta però di un’ipotesi autonoma di reato ma, pacificamente, di
una circostanza aggravante soggetta al bilanciamento ex articolo 69 Cp

Pertanto, tenuto conto degli
elementi ex articolo 133 Cp, ritenute concedibili, trattandosi di persona
incensurata, le circostanze attenuanti generiche valutate come equivalenti alla
contestata aggravante, si stima congruo irrogare all’imputata la pena di mesi 6
di reclusione.

Segue per legge la condanna della
stessa al pagamento delle spese processuali.

Ricorrono i presupposti ex
articoli 53 e ss. L. n. 689/81 per sostituire la pena detentiva irrogata con
quella pecuniaria di euro 6.840 di multa, nonché quelli, trattandosi appunto di
persona incensurata, per concedere i doppi benefici di cui al dispositivo.

All’accertamento della penale
responsabilità conseguono le statuizioni civilistiche ai sensi degli articoli
538 e ss. Cpp.

In particolare, l’imputata deve
essere condannata al risarcimento dei danni in favore della parte civile TRIOLO
Antonina, danni da liquidarsi in separato giudizio civile.

Si ritiene peraltro che ricorrano
sin d’ora i presupposti per assegnare una provvisionale immediatamente
esecutiva in relazione sia al danno biologico (calcolato con riferimento ad una
inabilità temporanea parziale di 4 mesi) che morale subito dalla p.o. che sulla
base del criterio equitativo si stima congruo determinare in euro 7.000.

L’imputata va infine condannata
alla rifusione delle spese processuali in favore della stessa parte civile che
si ritiene di poter liquidare, tenuto conto delle voci indicate nella relativa
notula, in euro7.065 oltre rimborso spese generali IVA e CPA.

PQM

Il Giudice,

visti gli articoli 533 e 535 Cpp.

d i c h i a r a

MARAZZITI Donatella colpevole del
reato a lei ascritto limitatamente alle lesioni da cui è derivato lo stato di
malattia descritto nella prima parte dell’imputazione, con esclusione quindi
della calcolosi renale, dei disturbi oculari e della colecistopatia e, concesse
le circostanze attenuanti generiche equivalenti alla contestata aggravante

la c o n d a n n a

alla pena di mesi 6 di
reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali;

visti gli articoli 53 e ss. L. n.
689/81 e 135 Cp sostituisce la pena detentiva con quella pecuniaria di € 6.840
di multa;

visto l’articolo 163 Cp ordina
che l’esecuzione della pena rimanga sospesa fino ai termini di legge;

visto l’articolo 175 Cp ordina che
non sia fatta menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale
spedito a richiesta di privati;

visti gli articoli 538 e ss. Cpp.
condanna l’imputata al risarcimento dei danni in favore della parte civile
TRIOLO Antonina, danni da liquidarsi in separato giudizio civile, assegnando
una provvisionale immediatamente esecutiva di € 7.000, nonché alla rifusione
delle spese processuali in favore della stessa parte civile che liquida in €
7.065 oltre rimborso spese generali IVA e CPA;

visto l’articolo 544 comma 3°
Cpp. fissa in giorni 60 il termine per il deposito dei motivi della sentenza.