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giovedì 01 marzo 2007

La replica del presidente del Consiglio al Senato 28.2.2007

La replica del presidente del
Consiglio al Senato 28.2.2007

PRODI,
presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente del Senato,
gentili senatrici, senatori, prima di tutto vorrei ringraziarvi in modo non
formale ma sostanziale per questo lungo e approfondito dibattito che ha
esaminato, criticato, illustrato la mia esposizione di ieri, un dibattito
sereno che ha toccato tutti i principali problemi che noi abbiamo oggi sul
tavolo e che ha colto pienamente la preoccupazione del Presidente della Repubblica quando mi ha invitato a presentarmi qui di fronte
a voi per approfondire i temi di questa crisi che io non ho esitato a definire
"politica", proprio perché questo dibattito potesse essere
approfondito, esteso e sereno.

Il Presidente della Repubblica
con la sua decisione ci ha ancora una volta dato un
esempio di serietà e di profondo attaccamento alle istituzioni. Noi abbiamo
risposto con l’approfondimento completo di tutti i temi presenti sul tappeto.
Il dibattito si è svolto lungo alcuni filoni principali, dai quali voglio
trarre alcune riflessioni dividendo i campi di approfondimento e di dibattito.

Il primo campo ha riguardato un
discorso sull’economia dove, mai come ora, si accendono delle possibilità di
speranza e degli spazi di ottimismo, che devono essere assolutamente
accompagnati da una politica economica forte, decisa e
che coinvolga l’intero Paese: non soltanto i governanti ma le forze
imprenditoriali e sindacali. Siamo, infatti, ad una svolta che ha visto una
crescita vicina allo zero spostarsi intorno al due per cento e che noi dobbiamo
confermare ed aumentare. Soltanto con una ripresa della crescita, infatti,
possiamo affrontare i problemi di redistribuzione del reddito, di aiuto alle
categorie meno abbienti oltre che i problemi di innovazione e ricerca,
affrontando quel salto in avanti che il Paese ha bisogno di compiere nel
prossimo futuro.

In questo sforzo, noi dobbiamo
coinvolgere i giovani e le donne. Questo è stato un comune elemento di
preoccupazione del dibattito, in quanto i nostri tassi di partecipazione al
lavoro e di disoccupazione nel Mezzogiorno relativamente a giovani e donne sono
assolutamente inaccettabili. Al confronto con altri Paesi europei, compresi
quelli del Sud Europa, i tassi di partecipazione femminile al lavoro nel
Mezzogiorno è assolutamente anomalo. Sono dati statistici che si avvicinano più
a quelli dell’altra sponda del Mediterraneo che non a quelli relativi agli
altri Paesi europei.

Sussistono, comunque, elementi di
ottimismo come la ripresa dell’esportazione. Abbiamo a lungo perduto quote di mercato ma negli ultimi mesi vi sono segni di un’inversione
di tendenza, soprattutto nei mercati extra europei che, per crescita, stanno
diventando il vero il sostegno dell’economia mondiale. Al di là delle scommesse
sulla durata e sulla quantità di questo sviluppo, il Governo è deciso a non
abbandonare la strada maestra del risanamento dei conti pubblici.

Noi non vogliamo oscillare fra
rigore e lassismo. Noi abbiamo scelto la via di un risanamento per il rilancio
dell’economia e in questo risanamento noi proseguiamo. Con questa affermazione,
intendo inviare un messaggio chiaro anche a tutti gli osservatori
internazionali: l’Italia è degna di fiducia. Se l’Italia pone davanti a sé uno
schema di risanamento, di conseguenza il suo Governo rispetta questo schema.
Quindi, il messaggio è che il rientro nei parametri che ci sono imposti, o
proposti, dal nostro vivere in una comunità economica allargata sarà
rispettato.

Sarà anche rispettato l’obbligo,
preso di fronte a voi, di avviare una redistribuzione seria e progressiva delle
maggiori entrate derivanti dalla crescita e dalla lotta all’evasione fiscale.
Non lo facciamo e non lo abbiamo fatto in modo precipitoso, proprio per non
mancare agli impegni internazionali. È nostro proposito farlo in modo
progressivo e serio per il futuro.

Noi abbiamo quindi un percorso
chiaro: apertura ai mercati internazionali, aumento della nostra capacità
concorrenziale, sforzo di investimento per incrementare la produttività,
attenzione alle grandi evoluzioni tecnologiche che avvengono nel mondo e, nel
quadro delle redistribuzioni che potranno essere fatte progressivamente in
futuro, abbiamo messo in cantiere anche un aumento delle detrazioni d’imposta
per la prima casa, che tengano però conto della composizione della famiglia e
quindi del peso effettivo dei figli nell’economia domestica.

Il secondo punto di discussione è
stato quello riguardante la politica estera, su cui c’è stato il grande momento
di crisi. Ribadisco il lungo, serio, forte impegno per la pace che questo
Governo ha concretizzato nei suoi nove mesi di vita. "Concretizzato"
significa che non abbiamo speso parole, abbiamo speso fatti: ci siamo proposti
autorevolmente nell’aiutare la soluzione dei problemi e dei conflitti più gravi
che ci sono nel Medioriente vicino a noi.

Abbiamo preso l’iniziativa,
insieme alle Nazioni Unite, della missione in Libano, l’abbiamo guidata, ne
siamo i massimi responsabili e adesso abbiamo anche specificamente, anche
formalmente, la responsabilità di guida che da febbraio è passata ad un
generale italiano. In Libano ci sono stati quasi 1.500 morti nel periodo
immediatamente precedente alla nostra decisione, da allora non c’è stato
nemmeno un morto e nemmeno un ferito grave, nella zona affidata alla nostra
responsabilità. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com,
Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur. Commenti dai banchi del centro-destra).
Questo è il modo in cui vogliamo procedere, d’accordo con le Nazioni Unite, in
stretto contatto con i nostri alleati europei, nel rispetto delle risoluzioni
del Consiglio di Sicurezza e nella solidarietà con i nostri alleati.

Naturalmente, tra i problemi di
politica estera si è molto dibattuto sulla nostra missione in Afghanistan. Ho
chiaramente affermato, e qui lo confermo, che noi agiamo con un doppio cammino,
che è quello di mantenere il nostro impegno con gli alleati, ma di lavorare in
modo intenso e continuo per arrivare ad un accordo politico. Dicevo ieri, e lo
confermo oggi, che la nostra proposta sulla conferenza di pace è stata accolta
all’inizio con una certa freddezza e con un certo distacco, ma che, via via, si
presenta come l’unica soluzione per una situazione che
altrimenti diventa sempre più difficilmente gestibile. Una conferenza di pace
che coinvolga non soltanto le cosiddette grandi potenze, ma
tutti i Paesi confinanti dell’area, perché senza la loro partecipazione non si
riuscirà mai a risolvere la situazione, a diminuire il livello di tensione
presente in un Paese come l’Afghanistan.

Questo è un modo serio,
costruttivo e forte di organizzare la pace. A ciò si aggiunge lo sforzo, che
per un Paese che sta risanando i propri conti – scusate se lo sottolineo – è
enorme, di riprendere l’aiuto allo sviluppo e far fronte agli impegni
internazionali che derivano da accordi che il nostro Paese ha sottoscritto nei
confronti delle Nazioni Unite e della comunità internazionale, sui fondi che
riguardano l’AIDS, la tubercolosi e la malaria, per sostenere anche un’azione
comune volta a sovvenire i problemi più vari dell’economia mondiale,
soprattutto dell’Africa, una delle nostre grandi responsabilità dirette.
L’Africa è il punto di riferimento della nostra politica di aiuti, sull’Africa
dobbiamo concentrarla perché è lì che vi sono i problemi più gravi.

Il terzo argomento trattato è
stato quello delle unioni di fatto. (Brusìo. Commenti dai banchi
dell’opposizione). Su questo punto voglio essere molto chiaro: il Governo ha
presentato il suo disegno di legge in Parlamento e con questo ha esaurito il
suo compito. (Applausi ironici dell’opposizione).

In Parlamento sono già pervenute
numerose proposte, della maggioranza e dell’opposizione Spetta al Parlamento
costruire un testo sul quale si possa trovare un’ampia
convergenza. Mi attendo perciò un dibattito sereno, approfondito e rispettoso
di tutti, per ricercare possibilmente soluzioni condivise.

Scusate, avrete spazio nelle
vostre dichiarazioni di voto. Io ho l’obbligo di replicare con serenità. Un
tema così delicato deve essere affrontato senza preclusioni, in modo serio,
lasciando sempre un doveroso margine alla libertà di coscienza.

Accanto a ciò, è stata richiamata
da più parti (ricordo, ad esempio, l’intervento della senatrice Thaler
Ausserhofer) la necessità di un politica forte per le
famiglie. A ciò è volto l’impegno del Governo, per un aiuto finanziario alle
famiglie numerose e un aumento sostanzioso dei servizi alle famiglie, a
cominciare dagli asili nido. Abbiamo già messo in bilancio una dotazione in
materia. Su questo siamo decisi a proseguire, perché è un campo in cui
l’aspetto quantitativo è estremamente importante, dato che si parte da una
percentuale quasi irrisoria di disponibilità di asili nido. È un capitolo su
cui il Paese deve cambiare pagina.

Un altro argomento affrontato è
la politica dell’ambiente, su cui abbiamo concentrato i nostri obiettivi e su
cui, ormai, c’è una mobilitazione a livello mondiale. L’Italia non può
permettersi di non partecipare a questa nuova mobilitazione per evitare il
disastro collettivo.

Abbiamo una ripresa della ricerca
e dell’innovazione in questo settore e disponiamo di tecnologie nuovissime. Ho
indicato la necessità di salire sul carro dell’innovazione, soprattutto riguardo alle energie solari di ultima generazione, che
appaiono le più promettenti e che sono in via di sviluppo fortissimo, sia negli
Stati Uniti sia nei Paesi europei.

Abbiamo la necessità assoluta di
compiere uno sforzo specifico e mirato riguardo a questi settori, ma abbiamo
anche la necessità nonché la responsabilità – e qui le disposizioni già
approvate hanno fatto avanzare il nostro livello di coscienza – di avviare un
programma di risparmio dell’energia. Le importanti decisioni che abbiamo preso
in materia sono fornite dei mezzi necessari: abbiamo, quindi, la possibilità di
rivestire veramente, anche in questo campo, un ruolo diverso da quello del
passato.

Sul Mezzogiorno molte
preoccupazioni sono state portate avanti, soprattutto di due tipi: riguardo il problema del blocco dello sviluppo e quello di avere un
disegno complessivo sintetico riguardo questo territorio. Devo dire che, dal
punto di vista delle decisioni prese, il cuneo fiscale a vantaggio
dell’occupazione giovanile e femminile nel Sud è forte e sostanzioso, ma
affermo anche che questi vantaggi non sono sufficienti, in quanto non sono
l’elemento che può rovesciare la situazione se non adottiamo una
forte, nuova politica di inserimento del Mezzogiorno nell’apice dello
sviluppo mondiale, per farlo divenire – come già più volte ho sostenuto – la
punta avanzata dell’economia europea nei confronti dell’Asia.

Il senatore Viespoli ha parlato
di centralità del Mediterraneo. Su questo punto sono perfettamente d’accordo:
essa va creata con iniziative, opere pubbliche ed un’intensità di intervento di
cui abbiamo assolutamente bisogno. La politica estera sviluppata in questi mesi
(con l’attenzione all’India, alla Cina, a tutta l’Asia
ed al Medioriente) è anche uno strumento per rimettere il Mezzogiorno al centro
dello sviluppo. In ambito europeo, abbiamo proposto e sosteniamo – ormai anche
con l’appoggio di altri Paesi del Mediterraneo – la costituzione di una Banca
di sviluppo del Mediterraneo, in modo di saldare le economie delle due sponde
del mare in cui siamo immersi. Su questo progetto proseguiremo più avanti.

Il senatore
Salvi ha sollevato un punto particolare, che deve coinvolgere tutti noi,
perché tocca il rapporto fra i cittadini e la politica, cioè il costo di
quest’ultima. Abbiamo assunto alcune decisioni in merito, come la riduzione del
trenta per cento dell’indennità dei Ministri. (Commenti
del senatore Storace). Abbiamo ridotto commissioni e consigli di amministrazione
(cominciando da Sviluppo Italia), ma non abbiamo fatto ancora abbastanza.

Rivolgo un invito a tutti: lo
rivolgo a voi come parlamentari e lo rivolgo al Governo, insomma lo rivolgo a
tutti.

Guardate, questo è uno dei punti
fondamentali della nostra credibilità: non possiamo chiedere ai cittadini
sacrifici né la diminuzione della spesa pubblica, se non cominciamo a prendere
decisioni che ci riguardano.

Nella mia esposizione ho
lungamente parlato del metodo che il Governo intende usare, ossia quello della
concertazione della sua azione. Nelle prossime settimane, cioè, a cominciare da
oggi, a pochi giorni, con le forze economiche e sindacali daremo avvio ad un
lavoro che avrà come centro la problematica della crescita della produttività e
della competitività. Non è, quindi, un problema di concertazione, solo legato a
alcuni aspetti particolari, seppur importanti; dobbiamo, invece, aiutare il
Paese a riprendere crescita e competitività.

Tra gli obiettivi, evidentemente,
vi è anche quello di individuare soluzioni efficaci ed eque rispetto al tema
della previdenza e del governo del mercato del lavoro e noi, da questo punto di
vista, non partiamo da posizioni predeterminate. Ciò che è stato scritto
riguardo ad eventuali idee o progetti del Governo non corrisponde allo stato
dei nostri lavori. Noi partiamo da tre obiettivi molto
semplici: l’equilibrio di lungo periodo del sistema previdenziale, che
ci viene richiesto non soltanto da tutti i nostri partner europei, ma è
fondamentale per uno sviluppo di lungo periodo del Paese. In secondo luogo,
l’esigenza di garantire pensioni adeguate ai nostri giovani e dare loro un
lavoro meno precario. I due problemi sono legati tra di
loro. Ricordatevi che uno degli aspetti più preoccupanti dell’Italia di oggi è
l’insufficienza dell’accumulazione pensionistica della nuova generazione che
entra nel mercato del lavoro.

Non possiamo preoccuparci
soltanto di chi sta uscendo dal mondo del lavoro, ma anche di coloro che vi
stanno entrando.

Il terzo obiettivo è la volontà
di innalzare il livello delle pensioni più basse. (Vivi
applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, Aut, Misto-IdV, Misto-Pop-Udeur
e Misto). Siamo aperti a proposte e contributi, ma sappiamo che al Governo
spetta l’onere di giungere ad una decisione finale.

Tutta questa azione di
impostazione della concertazione non può essere disgiunta dal continuare
un’azione di razionalizzazione della spesa pubblica e noi intendiamo trovare
una quota non certo marginale di questa necessaria accumulazione dalla
razionalizzazione della spesa pubblica, a cominciare dal progetto difficile ma
condiviso da tutto il Governo dell’unificazione degli enti previdenziali, un
passo necessario e richiesto perché si possa raggiungere tale obiettivo.

Infine, è stato lungamente
dibattuta nelle giornate di ieri e di oggi la questione della legge elettorale.
Si è svolto un ottimo dibattito, direi con una convergenza generale, unanime,
che questa legge vada cambiata, che si debba cercare
una legge elettorale che garantisca la governabilità del nostro Paese. Mi fa
piacere – perché è il primo passo verso la possibilità di intraprendere un
cammino in avanti – che ormai il problema della modifica della legge elettorale
sia entrato nella condivisione di tutto il Parlamento.
Si tratta di un’esigenza democratica.

L’ingovernabilità è il rischio
più grosso per il nostro Paese. Gli articoli della stampa estera di questi
giorni sottolineano che il vero problema è come l’Italia possa garantire nel
medio-lungo termine una governabilità e una continuità nella sua politica, cosa
che finora non è riuscita a fare. Per far questo bisogna ridare al cittadino la
possibilità di scegliere e credo che, dato questo punto di partenza, sia
possibile che al più presto si realizzi un atteggiamento condiviso riguardo al
cammino di costruzione di questo progetto di riforma.

È oggi inopportuno e prematuro
tratteggiare modelli precisi o designare i luoghi tecnici deputati a risolvere questo impasse istituzionale, ma il senso di responsabilità
che dobbiamo avere mi spinge a chiedervi uno sforzo non dettato da opportunismi
o da rivendicazioni su colpe o meriti del passato. Io chiedo soltanto al
Parlamento uno sforzo rivolto al futuro; riguardo alla legge elettorale, vi
prego solo che sia uno sforzo rivolto al futuro perché la rappresentanza
politica è sempre più lontana dai cittadini.

Noi abbiamo il dovere di
invertire questa tendenza, noi abbiamo quindi il dovere di costruire una legge
elettorale in cui il cittadino si senta rappresentato,
possa scegliere il proprio rappresentante, abbia un legame di partecipazione
alla vita politica del Paese. Ridare la capacità di scelta è l’obiettivo
primario della legge elettorale che noi dobbiamo fare.

Questi sono i temi fondamentali
che sono stati dibattuti in questi due giorni di discussione. Io ho chiesto il
vostro voto, convinto che noi possiamo portare a termine quanto vi ho esposto;
lo possiamo fare perché la coalizione ha raggiunto un accordo forte, un accordo
coeso, un accordo su questi punti fondamentali. . Sono certo che il Paese potrà
trovare rapidamente una possibilità di slancio in avanti che gli è necessario.

Già stamattina nella stampa
internazionale era descritta la situazione di questi nove mesi dell’economia
italiana; una stampa non certo amica, come il "Financial Times", ci
diceva che i provvedimenti che abbiamo preso nel mese di giugno sono stati di
vitale importanza per dare il senso del nuovo, il senso del cambiamento, il
senso che anche in Italia si possono cambiare le cose.

Questo è solo un segnale, noi
proseguiremo su questa via; abbiamo la ferma intenzione di andare avanti con
queste riforme ed è per questo motivo, onorevoli senatori, che io pongo la
fiducia sulla proposta di risoluzione n. 2, a firma della senatrice Finocchiaro ed
altri; proposta che, invitando ad approvare la comunicazione da me resa a nome del Governo, mira a rinnovare il patto fiduciario con
il Senato.