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venerdì 09 luglio 2004

La Banca Centrale Europea punta il dito sulla grave crisi occupazionale. BCE Bollettino mensile Luglio 2004 8.7.2004

La Banca Centrale Europea punta il dito sulla grave crisi occupazionale

BCE Bollettino mensile Luglio 2004 8.7.2004

Nella riunione tenuta il 1° luglio 2004 il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di lasciare invariato, al 2,0 per cento, il tasso minimo di offerta applicato alle operazioni di rifinanziamento principali dellEurosistema. I tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale sono stati mantenuti anchessi invariati, rispettivamente al 3,0 e all1,0 per cento.

Sulla base della consueta analisi economica e monetaria, il Consiglio direttivo ha confermato la sua precedente valutazione secondo cui le prospettive di medio termine continuano a essere in linea con la stabilità dei prezzi, sebbene sia probabile che persistano pressioni inflazionistiche in qualche misura più forti nel breve periodo. Il Consiglio direttivo ha pertanto deciso di non modificare il proprio orientamento di politica monetaria e di lasciare invariati i tassi dinteresse di riferimento della BCE. I tassi di interesse si collocano su livelli storicamente contenuti, in termini sia nominali sia reali, sostenendo lattività economica. Il Consiglio direttivo resterà vigile rispetto a tutti gli sviluppi suscettibili di influire sui rischi per la stabilità dei prezzi a medio termine.

Per quanto concerne lanalisi economica alla base della valutazione del Consiglio direttivo, gli ultimi dati confermano il procedere della ripresa nellarea delleuro, dopo una crescita del PIL sul periodo precedente dello 0,6 per cento nel primo trimestre di questanno. Nel complesso, i più recenti indicatori di produzione e di spesa, nonché i risultati delle ultime indagini congiunturali rimangono coerenti con il protrarsi dellespansione dellattività nel secondo trimestre.

In prospettiva, il Consiglio direttivo confida che proseguirà il recupero dellattività economica.

Sussistono i presupposti per un ampliamento e un rafforzamento della ripresa. Dal lato esterno, la crescita delleconomia al di fuori dellarea delleuro rimane vigorosa e dovrebbe promuovere le esportazioni dellarea. Dal lato interno, gli investimenti beneficerebbero del positivo contesto internazionale e delle favorevoli condizioni di finanziamento presenti nellarea.

Laumento dei profitti societari dovrebbe sostenere gli investimenti, allorché il processo di ristrutturazione delle imprese acquisirà slancio e la loro efficienza sarà accresciuta. Inoltre, il recupero dei consumi privati procederebbe in linea con lincremento del reddito disponibile reale e, in seguito, con la prevista maggiore crescita delloccupazione. Le previsioni disponibili di organizzazioni internazionali e del settore privato delineano un quadro sostanzialmente analogo circa le prospettive per larea delleuro.

Lattesa di una perdurante ripresa economica è inoltre coerente con i recenti andamenti dei mercati finanziari.

Lo scenario di un protratto recupero delleconomia potrebbe essere influenzato sia al rialzo sia al ribasso da vari fattori. Da un lato, la crescita nellarea delleuro è stata più vigorosa del previsto nel primo trimestre e ciò potrebbe rafforzare la dinamica di breve periodo. Inoltre, lattuale robusta espansione delleconomia mondiale è suscettibile di indurre una più intensa attività nellarea rispetto a quanto anticipato.

Dallaltro lato, malgrado la lieve diminuzione, i corsi petroliferi permangono su livelli elevati e potrebbero contenere la crescita, soprattutto attraverso il loro impatto sulle ragioni di scambio dellarea. Su orizzonti più lunghi seguita inoltre a destare preoccupazione la persistenza di squilibri a livello mondiale.

Per quando riguarda i prezzi, nel valutare i rischi per la loro stabilità occorre distinguere tra andamenti di breve periodo e tendenze di medio termine. Nel breve periodo, le quotazioni del petrolio continuano a esercitare spinte al rialzo sul livello generale dei prezzi. La stima rapida dellEurostat indica per giugno un tasso di inflazione sui dodici mesi misurato sullo IAPC del 2,4 per cento, dopo il 2,5 per cento di maggio.

Nonostante il calo delle ultime settimane, secondo le attese del mercato i corsi del greggio resterebbero elevati per qualche tempo. Se ciò dovesse verificarsi, il tasso di inflazione rimarrebbe con molta probabilità su livelli superiori al 2 per cento per un periodo più lungo di quanto previsto nei mesi precedenti.

Oltre il breve termine, le prospettive continuano a essere tuttavia coerenti con la stabilità dei prezzi, sempre che la dinamica salariale rimanga moderata, in linea con le ultime evidenze disponibili.

Nondimeno, sussistono alcuni rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi. La vigorosa dinamica delleconomia mondiale potrebbe seguitare a esercitare pressioni al rialzo sulle quotazioni delle materie prime, fra cui quelle del petrolio. Inoltre, dopo gli aumenti piuttosto marcati osservati in passato, risulta difficile al momento integrare lulteriore evoluzione delle imposte indirette e dei prezzi amministrati in una qualsiasi valutazione prospettica, poiché le informazioni in merito sono normalmente rese disponibili solo nel prosieguo dellanno. In tale contesto, il potenziale rischio di effetti di secondo impatto attraverso il processo di formazione dei salari e dei prezzi va tenuto sotto stretta osservazione. Le parti sociali possono fornire un importante contributo al mantenimento della stabilità dei prezzi, rivolgendo lattenzione sulle prospettive di medio periodo per landamento dei prezzi anziché sui tassi di inflazione correnti. Questo approccio sarebbe inoltre più favorevole per la crescita delloccupazione. Infine, le misure delle attese di inflazione a lungo termine ricavate da indicatori dei mercati finanziari rimangono relativamente elevate. Benché tali indicatori vadano interpretati con cautela, la loro evoluzione richiede vigile attenzione.

Passando allanalisi monetaria, il quadro generale resta invariato rispetto alla precedente valutazione.

Il tasso di crescita sui dodici mesi di M3 è diminuito negli ultimi mesi. Se tale diminuzione rispecchia in parte effetti base, va nondimeno osservato che la composizione dei portafogli di imprese e famiglie si sta normalizzando, a fronte di minori incertezze sui mercati finanziari.

Pervengono infatti segnali che il risparmio è destinato in misura crescente ad attività a lungo termine non comprese in M3, a scapito di attività monetarie liquide. Tuttavia, nonostante la recente decelerazione di M3, la liquidità presente nellarea continua a essere notevolmente superiore a quanto necessario per finanziare una crescita non inflazionistica. Se da un lato la liquidità in eccesso è in gran parte ascrivibile alle scorse riallocazioni di portafoglio, dallaltro il basso livello dei tassi di interesse ha alimentato laccumulo di attività liquide. I tassi di interesse contenuti sostengono inoltre lespansione del credito. Se leccesso di liquidità dovesse persistere, potrebbe costituire un rischio al rialzo per la stabilità dei prezzi nel medio periodo.

In sintesi, lanalisi economica indica che le prospettive di medio termine per landamento dei prezzi restano in linea con la loro stabilità; tuttavia, continua a essere necessario seguirne attentamente levoluzione. La verifica incrociata con lanalisi monetaria evidenzia la necessità di rimanere vigili circa il concretizzarsi di rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi.

Per quanto attiene alle politiche di bilancio, riveste ora la massima priorità che tutti i paesi interessati riaffermino il proprio impegno al risanamento dei conti pubblici, per non ricadere negli errori commessi in passato attuando politiche fiscali disequilibrate in un periodo di ripresa. Questultima offre infatti lopportunità di indirizzare le finanze pubbliche verso un percorso più solido. Ciò richiede un rigoroso contenimento della spesa nellattuazione delle misure di bilancio di questanno e una strategia di riforma complessiva quale base per i piani relativi al prossimo anno. Sono necessarie riforme credibili dal lato della spesa per favorire il risanamento dei conti pubblici e promuovere sistemi di sicurezza sociale solidi, rafforzando in tal modo la fiducia nel breve periodo e le prospettive di espansione delleconomia a medio termine. Per salvaguardare la solidità delle finanze pubbliche e il contesto macroeconomico è essenziale preservare il quadro istituzionale esistente e attuarlo con coerenza. Il Consiglio direttivo ritiene che il Patto di stabilità e crescita non debba essere modificato, benché la sua applicazione nellambito dellattuale quadro di riferimento possa essere ulteriormente migliorata.

Il Consiglio direttivo riconosce la pressante esigenza di realizzare ulteriori riforme strutturali dei mercati del lavoro e dei beni e servizi. Desta preoccupazione il fatto che la crescita della produttività del lavoro nellarea delleuro abbia registrato una tendenza fl ettente dalla metà degli anni novanta. Se da un lato questa evoluzione rifl ette in parte laumento delloccupazione, dallaltro essa è dovuta principalmente ai progressi insuffi cienti nel promuovere leffi cienza economica complessiva. Trarre benefi cio dalle innovazioni tecnologiche e dallincremento delleffi – cienza connesso alla produzione e allimpiego di nuove tecnologie dellinformazione e della comunicazione richiede in particolare leliminazione di rigidità strutturali. A tale proposito, stimolare ulteriormente la concorrenza nei mercati dei beni e soprattutto dei servizi, nonché agevolare il processo di ristrutturazione industriale sono misure che potrebbero accelerare linnovazione e ladozione di nuove tecnologie. Nel contempo, il potenziamento e la diffusione dei progressi tecnologici nei vari comparti delleconomia dellarea devono procedere di pari passo con un maggiore impegno mirato a valorizzare il capitale umano e ad adeguare i sistemi di istruzione alle mutevoli esigenze nel mercato del lavoro.

Dalla metà degli anni novanta, il lieve incremento della crescita media delloccupazione ha parzialmente compensato limpatto negativo del minore aumento della produttività sullespansione complessiva del prodotto. A un raffronto internazionale emerge, tuttavia, che la percentuale della popolazione attiva in età lavorativa è relativamente bassa. Inoltre, una considerevole quota delle forze di lavoro è costituita da disoccupati, mentre gli occupati prestano, in media, un numero di ore lavorative allanno inferiore rispetto ad altre aree economiche. Occorre apportare ulteriori modifiche alle politiche economiche nellarea delleuro al fine di sostenere lofferta di lavoro e il suo utilizzo e di migliorare in tal modo le prospettive di crescita nel medio periodo. Tali misure sono essenziali per preservare il tenore di vita medio a fronte dellinvecchiamento della popolazione.

Questo numero del Bollettino mensile contiene due articoli. Il primo esamina le tendenze della produttività del lavoro aggregata nellarea delleuro dagli inizi degli anni ottanta e ne fornisce uninterpretazione in termini di andamenti settoriali sottostanti. Il secondo analizza i risultati economici delle istituzioni creditizie dellUE dal 2000 e individua i principali fattori che avrebbero influito sulla tenuta di questo settore. Inoltre, il riquadro 4 verte sulla recente inclusione delle valute di Estonia, Lituania e Slovenia nei nuovi accordi europei di cambio dellUE (AEC II).