Assicurazione ed Infortunistica

giovedì 19 giugno 2003

L’ ISVAP ritiene che tariffe RC auto possono essere ridotte.

L’ISVAP ritiene che tariffe RC auto possono essere ridotte.

ISVAP – RELAZIONE SULL’ATTIVITA’ DELL’ISVAP NELL’ANNO 2002 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE 17.6.2003

Autorità, Signore e Signori,

la Relazione che nei termini di legge è stata presentata al Governo e al Parlamento ed oggi viene resa di pubblica lettura offre una disamina puntuale dell’attività svolta nel corso del 2002 dall’Istituto sul piano prescrittivo, accertativo e sanzionatorio.

Peraltro, le presenti Considerazioni vogliono costituire un momento di riflessione su aspetti di ordine generale e non contingente delle problematiche più rilevanti per il mercato assicurativo e per l’Autorità di vigilanza; una riflessione condotta o, almeno, avviata guardando al futuro più che al passato, scontando perciò le incertezze di un quadro previsionale variamente influenzato dagli andamenti della congiuntura economica, dal mutamento delle propensioni del pubblico, dal rinnovamento delle strategie produttive e commerciali.

Dinanzi ad uno scenario così mutevole, l’azione dell’Organo di vigilanza si fa sempre più complessa, nella ricerca dei tempi e modi adeguati con cui vanno perseguiti e realizzati gli obiettivi affidati alla sua cura.

Stabilità del sistema, solvibilità delle imprese, concorrenzialità nell’offerta, trasparenza delle prestazioni, correttezza nella conduzione degli affari sono obiettivi ugualmente presenti nella logica del controllo settoriale, tutti da conseguire con la stessa intensità e pienezza, ma tutti da comporre in un bilanciato dosaggio di interventi del quale occorre di volta in volta trovare la misura, tenendo diritta la barra verso l’interesse della collettività.

In questa prospettiva, l’affinamento degli strumenti di rilevazione e di analisi, l’adeguamento delle metodologie di controllo, l’attivazione meditata degli interventi sono gli unici ingredienti di una vigilanza consona ai tempi, correttiva ma non dirigistica di un’attività imprenditoriale sollecitata a competere in ambiti nazionali e comunitari.

Nella piena consapevolezza della crescente complessità dei compiti istituzionali, l’ISVAP ha provveduto a realizzare una incisiva ristrutturazione dei propri assetti organizzativi ed operativi, ispirata ad una logica di forte coordinamento delle competenze, delle professionalità e delle esperienze presenti al suo interno, in modo da saper cogliere e fronteggiare con la massima tempestività le criticità emergenti dagli andamenti di mercato.

Come sempre, il collaudo della prassi verificherà l’adeguatezza delle scelte che, come tutta l’attività svolta, l’Istituto ha compiuto con il fattivo apporto dei Consiglieri, ai quali va il mio personale ringraziamento. Dirigenti e dipendenti sono chiamati a dare un contributo elevato per rendere la ristrutturazione elemento connotativo di una vigilanza rinnovata. Hanno sempre operato con encomiabile zelo istituzionale; proseguiranno con immutato spirito di servizio. Le strutture vivono non per forza propria, ma per l’impegno di quanti concretamente operano al loro interno.

La ristrutturazione dell’Istituto è funzionale al governo del cambiamento; e il cambiamento interessa, ad un tempo, il contesto normativo e le strategie imprenditoriali del settore assicurativo.

Il contesto normativo europeo

In ambito europeo lo scenario normativo è caratterizzato da mutamenti di cui è possibile definire con chiarezza la traccia.

E’ ormai prossimo l’obbligo, delicato ed impegnativo per le imprese, di modificare i criteri bilancistici di redazione dei conti aziendali, utilizzando principi contabili elaborati in ambito internazionale ed imposti da un Regolamento comunitario del luglio dello scorso anno.

L’Istituto, pur senza atteggiamenti di chiusura nei confronti di soluzioni che giovano a rendere, per l’omogeneità dei criteri valutativi e scritturali, più adeguatamente comparabili situazioni aziendali allocate in Paesi e sotto ordinamenti diversi, non ha mancato né mancherà di farsi carico delle ragioni che militano in favore dell’applicazione dei nuovi principi contabili in modo coerente con le esigenze di vigilanza.

Inoltre, con il recepimento della direttiva sui conglomerati finanziari si renderà necessario l’avvio della sperimentazione di una vigilanza coordinata fra Autorità settoriali, con i possibili contributi apportati dalle rispettive peculiari esperienze regolatorie.

Il coordinamento richiesto dalla vigilanza sui conglomerati è ricerca di soluzioni condivise nel rispetto dell’autonomia e delle responsabilità delle singole istituzioni che vi sono coinvolte. Ciò dicesi non per una sterile difesa dell’esistente, ma per ragioni specifiche di vigilanza, fra l’altro riflesse nelle stesse scelte della legislazione comunitaria in materia assicurativa dove è noto che i rischi derivanti dall’appartenenza ad un gruppo si aggiungono, non si sostituiscono, ai rischi che l’impresa assume nell’esercizio della sua attività.

Si preannuncia poi il dissolvimento di storiche barriere distributive fra diverse tipologie di operatori assicurativi quando fra breve si attueranno le disposizioni della direttiva sull’intermediazione assicurativa.

La direttiva farà cadere alcuni vincoli imposti dalla legislazione in vigore. Essa si fonda sul principio della registrazione unica dell’intermediario nel Paese di origine che ne consentirà l’abilitazione ad operare in qualsiasi Stato comunitario; vengono, inoltre, meno le attuali distinzioni nazionali tra le diverse forme di intermediazione assicurativa. Resta inteso che la scelta delle modalità di utilizzo di ciascun canale di commercializzazione e, all’interno dei singoli accordi, l’inserimento di clausole variamente regolanti l’attività distributiva è prerogativa delle parti: parrebbe atto di poco condivisibile dirigismo coartare il mercato in un senso o nell’altro.

Deve comunque essere evidenziato che, alla base di un’intermediazione di più diffusiva capacità di esplicazione, permane l’esigenza di una spiccata professionalità assicurativa e di un rispetto assoluto delle regole di correttezza da osservare nell’approccio con l’utenza. L’Istituto, a salvaguardia degli interessi dei consumatori, solleciterà l’introduzione di una vigilanza rigorosa sull’osservanza di questi due principi.

Anche il sistema di vigilanza prudenziale è destinato a mutare radicalmente.

Un progetto comunitario di ampio respiro è dedicato alla revisione dell’intero complesso di regole applicabili al settore assicurativo e riassicurativo (c.d. Solvibilità II). Sarà preso in considerazione, secondo un approccio orientato ai rischi effettivamente sopportati dalle imprese, l’insieme degli strumenti di controllo in grado di incidere sulla solvibilità, in termini sia di misure prudenziali applicate ai principali aggregati dello stato patrimoniale, sia di modalità di gestione dell’impresa, sia di operatività di vigilanza sia, infine, di informazioni atte a rendere più puntuale la disciplina di mercato, sulla base di una struttura c.d. a tre pilastri che segni, nel rispetto delle profonde differenze presenti nelle prerogative di settore, una convergenza con la logica dell’approccio prospettato in ambito di vigilanza bancaria (c.d. Basilea II).

Rilevante appare infine l’introduzione in via armonizzata di un sistema di vigilanza diretta sulle imprese che, in via esclusiva o meno, svolgono attività di riassicurazione. Il nuovo regime, almeno in una prima fase, riprenderà le linee dell’attuale sistema di vigilanza prudenziale esercitato sull’assicurazione diretta, con l’intento di coprire una lacuna vistosa in termini di controlli di stabilità sul settore e sull’intero sistema finanziario. Se ben strutturato, peraltro, esso potrà anche concretizzare un vantaggio competitivo per le imprese di riassicurazione europee, visti gli impliciti effetti in punto di merito di credito connessi all’assoggettamento al controllo pubblico.

Le ricadute di un così profondo mutamento del quadro ordinamentale sull’impianto della vigilanza saranno di notevolissima portata. Tali ricadute, peraltro, dovranno, almeno in parte, essere inquadrate in un nuovo modello di produzione normativa – conosciuto ormai comunemente come modello Lamfalussy – che farà leva, nel perseguimento di obiettivi di flessibilità e armonizzazione, sull’utilizzo di comitati con compiti istruttori, consulenziali, decisionali e regolamentari e che assegnerà, richiedendone un accresciuto impegno, un ruolo essenziale alle stesse Autorità di vigilanza.

Il mercato assicurativo

La necessità di accrescere i livelli di competitività, sollecitata dalla dilatazione degli spazi mercantili ed ordinamentali, richiede che il sistema assicurativo ponga al centro delle proprie strategie obiettivi di ricerca dell’efficienza e dell’economicità attraverso uno sforzo di riorganizzazione delle strutture aziendali e di potenziamento dei presidi a difesa della solvibilità delle imprese.

Sulla composizione del settore assicurativo pesa un limite di ordine strutturale. L’alto tasso di concentrazione, per cui i primi cinque gruppi di imprese assorbono oltre la metà dell’intero mercato italiano è accompagnato dalla eccessiva frammentazione, all’interno di essi, di società e di marchi senza che ciò sia ragione di specializzazione settoriale o commerciale, con conseguenti duplicazioni di costi e rischi di concorrenzialità figurativa. La restante quota del mercato è, inoltre, appannaggio di una miriade di imprese di contenuta dimensione, che non riescono a realizzare le auspicabili economie di scala.

Nel contesto del mercato unico europeo questa situazione si sta traducendo in un fattore di debolezza che l’Istituto ritiene debba essere rapidamente rimosso, attraverso la ricomposizione degli assetti imprenditoriali in direzione dell’aggregazione, all’interno di un medesimo gruppo, di strutture produttive omogenee e della riduzione delle diseconomie insite nella parcellizzazione delle unità operative.

Per questa via si potrà superare il gap dimensionale che vede solamente un gruppo nazionale nei primi posti della graduatoria delle imprese operanti in ambito europeo.

Nella ricerca di assetti organizzativi ed operativi più congrui rispetto alle sfide della concorrenza, meritano comunque di essere segnalati alcuni rilevanti mutamenti intervenuti nelle strutture proprietarie o di controllo di compagnie importanti, come SAI- Fondiaria, Generali e Toro, che sono stati e vengono tuttora seguiti dall’Organo di Vigilanza, oltre che con la massima attenzione, col riserbo e la discrezione che costituiscono connotato di correttezza istituzionale, avendo di mira l’unica preoccupazione che non ne derivi pregiudizio all’autonomia gestionale ed alla solidità finanziaria delle imprese a tutela dei diritti degli assicurati e dei danneggiati.

Su altre fattispecie venute in evidenza nel corso del 2002, si è invece intervenuti per impedire che il controllo di imprese di assicurazioni o l’autorizzazione all’avvio dell’attività assicurativa fossero consentiti a soggetti che non garantivano la necessaria trasparenza nei loro affari.

Per quanto riguarda l’unificazione di due compagnie di risalente tradizione, come la SAI e la Fondiaria, l’aggregato risultante ha dato vita ad una delle prime imprese del mercato. Anche qui primaria cura dell’Istituto è stata quella di garantire la credibilità e la solidità finanziaria del programma concentrativo: agli osservatori più attenti non è sfuggito, del resto, che l’operazione non ha avuto esecuzione fino a quando dall’ISVAP non sono state valutate adeguate tali garanzie. Per altri versi, esemplare è stata l’interlocuzione costruttivamente dialettica con le altre Istituzioni, grazie alla quale esigenze di stabilità, di trasparenza e di corretta concorrenzialità hanno trovato equilibrata composizione. Il confronto fra Autorità ugualmente coinvolte, sia pure da punti di vista diversi, nella valutazione di iniziative intrinsecamente complesse, è ricchezza, non debolezza del tessuto istituzionale.

L’auspicio è che si avvii nel mercato un processo di crescita dimensionale che potrà contribuire in modo rilevante a migliorare l’offerta complessiva e la qualità del servizio assicurativo e, più in generale, a garantire standard sempre più adeguati di efficienza e solidità patrimoniale.

E’ peraltro necessario mettere in evidenza che, sul piano della solidità e della stabilità, la situazione del settore nel nostro Paese non desta preoccupazioni, al contrario di quanto accade negli Stati Uniti ed in Europa, a causa della situazione dei mercati finanziari, degli atti di terrorismo e delle più frequenti calamità naturali.

Le imprese assicurative italiane non costituiscono l’anello debole del sistema finanziario ma sono anzi accreditate di un buon livello di patrimonializzazione in virtù della minore esposizione nei confronti del mercato azionario e, più in generale, per la storica propensione verso investimenti meno rischiosi, maturata nell’ambito della disciplina legislativa e delle prescrizioni dell’Istituto.

Su tale aspetto l’attività di vigilanza è stata rigorosa e continua.

Le imprese sono state destinatarie di richieste sistematiche sulla composizione e la valorizzazione dei propri investimenti mobiliari, al fine di verificare gli effetti in termini di solvibilità delle rilevanti variazioni registrate dai mercati finanziari e dai titoli emessi da alcune specifiche società quotate.

Questa attività di vigilanza ha permesso di rilevare come anche nel biennio 2001 – 2002, periodo di massima rilevanza della bolla speculativa fatta registrare dai mercati finanziari, gli investimenti in azioni e quote di imprese ed in OICR, con esclusione delle partecipazioni azionarie industriali, non hanno mai superato il 10% del totale degli investimenti effettuati, con una leggera maggiore propensione per quanto riguarda il settore danni. Al 31 marzo 2003 la composizione degli investimenti del settore assicurativo è stata ancora più prudente, con una percentuale di azioni e quote di imprese ed OICR pari al 7,8% del totale degli investimenti.

L’analisi delle informazioni ricevute ha, quindi, sempre confermato la professionalità e la prudenza delle politiche di investimento delle compagnie assicurative nazionali anche se esse hanno risentito e risentono, proprio per la caratteristica di essere imprese a ciclo industriale invertito, della minore redditività che gli investimenti, nel loro complesso, determinano.

In ogni caso, è stata primaria cura dell’Organo di vigilanza intervenire quando necessario per obbligare le compagnie carenti al rispetto delle prescrizioni sul margine di solvibilità: il totale degli interventi complessivamente rivolti, per le diverse fattispecie, alle imprese sono stati 14, ed hanno prodotto immissioni di capitali e di altri apporti finanziari per oltre 290 milioni di euro ed assunzione di impegni per il conferimento di ulteriori 180 milioni di euro.

Il margine di solvibilità delle imprese danni al 31 dicembre 2002 è stato pari a 14.867 milioni di euro a fronte di quello minimo richiesto nella misura di 5.130 milioni di euro, mentre per le imprese vita è stato pari a 18.425 milioni di euro, rispetto a quello minimo di 7.970 milioni di euro. Ne risulta confermato che il sistema assicurativo, sul piano dell’affidabilità patrimoniale, merita la fiducia delle istituzioni e del mercato.

Oltre che con gli interventi autorizzativi o prescrittivi l’ISVAP ha realizzato la propria azione di vigilanza attraverso una significativa attività ispettiva presso le strutture delle imprese, che ha raggiunto nel 2002 le 3.208 giornate, con un incremento di circa il 60% rispetto al 2001. In particolare, sono state effettuate verifiche ispettive in 38 compagnie di assicurazioni, 22 ispettorati sinistri e 52 tra agenzie, broker ed altri operatori.

Circa gli aspetti di vigilanza devono essere sottolineati i risultati raggiunti, nonostante i limiti esistenti in tema sia di determinazione delle sanzioni che di ampiezza dei poteri ispettivi.

Pur nella consapevolezza che una efficace vigilanza non può e non deve essere fondata sulla sola applicazione di sanzioni rilevanti, deve però evidenziarsi che nella realtà dei fatti la deterrenza dell’attività sanzionatoria costituisce un incentivo economico ed uno stimolo aggiuntivo al mercato nell’adeguamento, rapido e tempestivo, alle disposizioni di vigilanza. Molto spesso, invece, gli importi che attualmente l’Istituto può applicare per le violazioni riscontrate ammontano a valori di gran lunga inferiori rispetto all’investimento necessario all’impresa per superare l’inadempienza; ciò richiede, quindi, l’espletamento di un’ulteriore, incisiva attività correttiva per ottenere il risultato auspicato.

Inoltre, per quanto riguarda i poteri ispettivi, ben diversa è l’incisività di controlli effettuati presso le imprese attraverso la verifica della sola documentazione ufficiale, rispetto alla possibilità di disporre – eventualmente con l’ausilio della Guardia di Finanza – di poteri di accesso totale a qualsiasi dato od informazione presente nell’azienda.

Anche di fronte a queste difficoltà e limitazioni, la guardia dell’Istituto resta elevata perché nulla si conquista una volta per sempre e tutto può essere rimesso in gioco dall’instabilità dei mercati o dalla condotta improvvida delle imprese.

E’ stato avviato un progetto di complessiva revisione delle informazioni richieste alle imprese per fini di vigilanza, allo scopo di consentire all’Istituto un monitoraggio sempre più attento del loro andamento gestionale, con un dettaglio ed una periodicità di informazioni tali da migliorare l’attività di prevenzione delle situazioni di criticità aziendali.

Propedeutico a ciò sarà un proficuo confronto con il mercato; deve essere tuttavia chiaro che gli adempimenti che ne deriveranno per il settore non debbono e non possono essere considerati ulteriori oneri amministrativi. I dati e le informazioni che verranno richiesti rappresentano il livello di informativa che ciascuna impresa dovrebbe già autonomamente produrre per il controllo della propria gestione.

Banca e Assicurazione

La collaborazione e l’integrazione fra le attività assicurativa e bancaria ha dato esiti positivi nell’offerta dei rispettivi servizi alla clientela retail, sviluppando articolati modelli partecipativi tra i due comparti.

Qualche perplessità è invece lecito nutrire nei confronti di modelli di integrazione societaria volti a perseguire strategie operative unitarie nella conduzione dei due settori. In effetti, non hanno dato risultati confortanti quei modelli forti di integrazione realizzati in altri Paesi Europei nei quali il processo di conglomerazione si è spinto molto più in avanti di quanto si sia potuto registrare nel mercato interno. Il pericolo che si corre è quello di soffocare l’autonomia imprenditoriale delle une o delle altre imprese a causa di una inopportuna unicità di direzione; di disattenderne le specificità allocative, riducendo la protezione dovuta alle diverse destinazioni del risparmio; infine, di favorire la concentrazione e la traslazione dei rischi dall’uno all’altro comparto.

Al contrario, la distribuzione dei prodotti, in particolare di quelli vita, tramite il sistema bancario ha rappresentato e rappresenta un apprezzabile fattore di sviluppo del mercato e di innovazione dell’offerta poiché consente di raggiungere con la capillarità di strutture diffuse sul territorio fasce sempre più vaste di utenza; il ricorso a canali alternativi, in concorrenza con l’utilizzo delle reti tradizionali, accresce il livello di concorrenzialità nella distribuzione delle polizze, riducendo comunque l’effetto limitante all’esplicarsi di una piena competitività che da più parti, anche se in termini non condivisibili, si attribuisce alle pattuizioni di esclusività.

E’ stato merito delle Autorità dei due settori assecondare una propensione che resta a tutt’oggi il frutto più cospicuo dell’integrazione fra il comparto bancario e quello assicurativo.

Il Ramo Vita

Il ramo vita nel corso del 2002 ha assunto, in modo più definito rispetto agli anni precedenti, le tradizionali caratteristiche di tutela e protezione del risparmio e della previdenza. In questo ambito giova ricordare che la previdenza individuale costituisce uno dei tre pilastri sui quali si fonda l’attuale normativa pensionistica e sul quale sono indirizzate le scelte di un elevato numero di sottoscrittori.

Fornitori di soluzioni previdenziali individuali e collettive dovranno essere in grado di attrarre il singolo sottoscrittore con l’offerta di servizi amministrativi e di gestioni finanziarie in grado di costituire la migliore opportunità per soddisfare le sue esigenze.

L’ISVAP dovrà continuare a vigilare per garantire che in un quadro di sempre maggiore sofisticazione degli strumenti finanziari le imprese operino con la più ampia trasparenza nei confronti dei sottoscrittori, particolarmente in occasione di piani previdenziali di durata anche superiore ai quindici anni. In tale ambito, oltre all’emanazione della rigorosa disciplina sulla distribuzione multilevel (circolare ISVAP 487D/2002), è in fase di approfondita valutazione una ulteriore regolamentazione limitativa dell’utilizzo del denaro contante per la sottoscrizione di prodotti assicurativi e per il versamento periodico dei premi.

Venendo ad una disamina sommaria degli andamenti che il mercato delle polizze ha messo in evidenza nel 2002, deve essere innanzitutto sottolineato il consolidarsi del trend espansivo del comparto dei prodotti vita, incrementatosi nel livello dei premi del 16,5% in termini reali rispetto all’anno precedente.

Tutto questo in un momento di elevata turbolenza dei mercati finanziari, a conferma, se ve ne fosse bisogno, del ruolo di solido presidio della ricchezza che i risparmiatori attribuiscono al settore assicurativo nazionale a fronte della già richiamata situazione registrata dalle imprese di altri Paesi dell’Europa continentale, da molti analisti giudicata addirittura disastrosa.

Queste considerazioni non possono, però, esimerci dal guardare con attenzione alle strategie di mercato che da qualche tempo le compagnie perseguono nell’offerta dei prodotti vita.

Come è noto, è nelle componenti finanziarie del comparto vita che si continuano a registrare gli avanzamenti più innovativi per effetto della messa in campo di prodotti che, in alcuni casi, attraverso l’attrattiva di rendimenti potenzialmente elevati, trasferiscono al sottoscrittore quote crescenti di rischi finanziari di cui non sempre è agevole prevedere la misura.

Sul punto è doveroso richiamare il mercato alla cautela nella scelta dell’utenza cui proporre polizze della specie. Trasferire all’assicurato rischi che non lo garantiscano dalla perdita del capitale versato, in quanto insiti in prodotti di una finanza volatile, è una contraddizione che può snaturare la funzione assicurativa e rischiare di minare quella fiducia con cui risparmiatori si rivolgono al mercato delle polizze.

Per accrescere la tutela degli utenti l’Istituto ha già emanato disposizioni volte a dare la maggiore evidenza possibile ai vantaggi, agli oneri ed ai rischi connessi alla sottoscrizione di unit e index linked, e sta comunque operando in modo ancora più incisivo per aumentare il livello di informazione e di trasparenza presente nelle polizze vita.

E’ dei giorni scorsi un provvedimento (Circolare n. 507 del 10 giugno 2003), che vieta il collegamento delle prestazioni di cui all’art. 30, comma 2, del d.lgs. n. 174/95 (contratti c.d. index linked) ad indici o altri valori mobiliari che siano costituiti o comunque collegati a titoli provenienti da operazioni di cartolarizzazione, effettuate anche in maniera sintetica, ovvero a derivati del credito.

Verranno, inoltre, prospettati a breve strumenti semplificati di valutazione e misurazione delle più significative caratteristiche dei diversi prodotti assicurativi. Infatti, pur se la nota informativa relativa ai prodotti vita viene ritenuta idonea ad assicurare la necessaria trasparenza, deve essere consentito anche a sottoscrittori con ridotte conoscenze assicurative e finanziarie di comprendere in modo più immediato le caratteristiche ed i costi del prodotto offerto attraverso semplici meccanismi che diano evidenza grafica al livello di rischiosità ed ai caricamenti applicati.

Il risparmio, a lungo esibito come la più preziosa ricchezza del nostro Paese, merita la specifica considerazione che per esso dimostra la norma costituzionale, dovunque venga allocato. Prodotti di puro rischio non accrescono la propensione allo sviluppo di quello spirito di previdenza, che è tratto realmente giustificativo dell’intrapresa assicurativa.

Il Mercato Danni

Per quanto riguarda l’andamento del mercato nei rami Danni, si rileva che meno accentuata, ma pur sempre consistente, è stata la crescita della raccolta dei premi, aumentata in termini reali del 5,7% rispetto al 2001.

Del pari meritevole di segnalazione è il sia pur lieve calo del peso che le coperture del ramo R.C.Auto hanno fatto registrare sia rispetto all’intero mercato che allo specifico settore Danni. Di una crescita più equilibrata dei diversi rami si giova l’attività delle imprese; il mercato invia segnali che le imprese devono cogliere per adeguare tempestivamente le proprie scelte operative alle occorrenze e ai bisogni della collettività.

In particolare, è nel settore della sanità che si registrano due fenomeni antitetici. Positivo appare lo sviluppo delle polizze relative alla protezione dei rischi della salute: un allargamento della base mutualistica, in particolare con l’adesione dei soggetti di più giovane età, non potrà che migliorare le prestazioni nei confronti degli assicurati ed il conto tecnico del settore.

Da un altro angolo visuale invece – quello della prestazione della garanzia di responsabilità civile delle strutture sanitarie pubbliche e private nonché dell’attività professionale dei medici – si sta registrando una sorta di chiusura del mercato che rischia di porre in difficoltà questo importante settore. Naturalmente è un atteggiamento che scaturisce dai risultati tecnici registrati ma la risposta non può essere di fatto preclusiva della copertura del rischio: occorre differenziare l’offerta sulla base dei dati statistici individuali e, quindi, con un più accentuato ricorso alla personalizzazione del rischio pur in una ovvia ricerca della mutualità del settore assicurato. La soluzione del problema non può comunque risiedere esclusivamente nella obbligatorietà della copertura per legge.

Della R.C. Auto si è tanto discusso e ancora si discute in questi giorni: non potrebbe essere altrimenti a causa della rilevanza sociale del problema, trattandosi di un’assicurazione obbligatoria che riguarda oltre quaranta milioni di veicoli.

Nella relazione conclusiva dello scorso anno, nel definire intollerabile la situazione di mercato, si ebbe ad affermare, sulla base dei dati relativi all’aumento del costo dei sinistri ed all’incremento dei premi degli esercizi 2000 e 2001, che esistevano ormai i presupposti tecnici per interrompere la spirale degli aumenti tariffari ed anzi invertire la rotta a vantaggio dei consumatori.

Conforta oggi verificare che nei dati 2002 trovano conferma le considerazioni allora formulate. In particolare, se si osserva la variazione anno su anno, nello stesso periodo, dei premi di competenza e dei sinistri dell’esercizio, intendendosi per questi ultimi gli importi dei pagamenti e degli accantonamenti a riserva per i soli sinistri verificatisi in un dato esercizio, si può constatare come a partire dal 2000 la variazione annua dei costi per sinistri (2000: +3,6%; 2001: +2,1%; 2002: +1,25%) risulti notevolmente più contenuta di quella dei premi di competenza (2000: +9,9%; 2001: 6,9%; 2002: 8,5%).

Ma ormai anche i dati 2002, valutati nel loro complesso, tenendo quindi anche conto delle riserve degli anni precedenti, evidenziano – per la prima volta – che il ramo RC Auto realizza un risultato positivo per circa 170 milioni di euro. In presenza di una riduzione dell’apporto dei proventi di natura finanziaria e di una sostanziale stabilità dell’incidenza delle spese di gestione, il miglioramento dei risultati è attribuibile all’andamento delle componenti squisitamente tecniche nell’ambito delle quali però l’aumento della raccolta premi attraverso l’incremento delle tariffe è stato ancora predominante: a fronte di un incremento pari all’8,5%, sono rimasti stabili gli oneri per sinistri a causa di una riduzione della frequenza di accadimento. Se, poi, al risultato positivo del ramo RC Auto si aggiunge quello del Ramo corpi veicoli terrestri, relativo alle altre garanzie auto, positivo sia nel 2001 che nel 2002, il risultato del comparto auto arriva ai 1.114 milioni di euro del 2002.

Quale la rotta allora? Occorre puntare con decisione verso una graduale riduzione delle tariffe RC Auto: ve ne sono i presupposti.

Infatti, il problema di fondo del ramo risiede ancora nella necessità di abbattere i costi risarcitori. Le cause del loro andamento sono molteplici, alcune strutturali, endogene al mercato, sulle quali non ci si può che unire alla denuncia, anche recentemente rinnovata, relativa alla viabilità del nostro Paese ed ai comportamenti degli utenti, cause che devono indurre a riflettere non solo su di un fatto economico di rilevante importanza ma, soprattutto, sul prezzo del dolore per le migliaia di vittime e sull’elevatissimo costo sociale che da esse consegue. Altre cause sono relative ad aspetti che riguardano più direttamente il settore assicurativo.

In tale ambito un contributo decisivo al contenimento dei costi risarcitori non potrà che venire dalle importanti disposizioni della legge n. 273 del dicembre 2002. L’Istituto nella lunga fase preliminare alla promulgazione ha messo a disposizione del Governo e del Parlamento, nell’attuazione convinta dei compiti istituzionali, la sua competenza tecnica e, successivamente (con circolare 502/D del 25 marzo 2003), ha disciplinato la corretta applicazione delle relative norme emanando disposizioni dirette a promuovere l’informazione e la trasparenza nei rapporti tra assicuratori ed assicurati.

In base alla nuova legislazione l’Istituto è inoltre potuto intervenire nei confronti di Compagnie stabilite in Italia e Rappresentanze di imprese estere contestandone l’elusione dell’obbligo a contrarre in determinate zone territoriali o per determinate categorie di utenti con riguardo alle tariffe in vigore al gennaio 2003; allo stesso fine, sta svolgendo accertamenti sulle basi tecniche delle nuove tariffe comunicate.

Con provvedimento del 13 marzo 2003, n. 2179, a seguito di una proficua collaborazione con il Garante per la tutela dei dati personali, è stato anche regolato il funzionamento e l’accesso alla banca dati sinistri, aperta alla consultazione della Magistratura, delle Forze dell’Ordine e, a far data dal 15 aprile 2003, delle imprese: le articolate informazioni su circa 11 milioni di sinistri saranno di valido ausilio per la repressione dei fenomeni fraudolenti che interessano il settore. Peraltro, si deve mettere in evidenza che l’Istituto ha irrogato e continua ad irrogare alle imprese numerose sanzioni per l’incompletezza dei dati forniti: i controlli effettuati e i numerosi interventi presso le compagnie hanno evidenziato che il fenomeno dipende essenzialmente da carenze organizzative ed informative diffuse, che dovranno essere rapidamente eliminate.

Ulteriori valutazioni effettuate sulla base di risultanze statistiche, relative ad un altro aspetto particolarmente significativo per una individuazione dell’efficienza delle imprese, fanno emergere un fenomeno inquietante.

In presenza di modalità e tempi di liquidazione ancora lontani da un livello di efficienza e di soddisfazione della clientela si assiste alla rarefazione della presenza delle strutture liquidative delle imprese sul territorio, e questo più al Sud che al Nord. I punti di contatto nel 2002 si sono ridotti di un ulteriore 13% medio nazionale con un picco del 16% al Sud.

In regioni come la Campania, la Puglia e la Sicilia, territori che il settore assicurativo individua come ad elevata criticità per la R.C.Auto, si rileva la presenza di valori di 13.688 veicoli per punto di contatto (Campania), 8.282 (Sicilia) e 7.490 (Puglia) a fronte di una media nazionale pari a 6.292; il tutto accompagnato da orari di apertura al pubblico dei centri di liquidazione che nel 47% dei casi non superano le 8 ore complessive settimanali in uno o due giorni. Anche qui, nelle regioni del Sud gli orari di apertura sono inferiori a quelli medi nazionali, con una logica, non agevolmente comprensibile, che sembra ridurre il presidio ed il servizio nelle aree più delicate.

Continua, quindi, a rilevarsi un ridimensionamento della struttura liquidativa, ben oltre quanto sarebbe giustificato dalla rilevata diminuzione della sinistrosità e senza che ciò sia conseguenza di un diverso modello di liquidazione sinistri o del raggiungimento di standard di efficienza nell’erogazione del servizio.

Ed allora il richiamo forte che l’Istituto rinnova alle imprese, affinché doverosamente incidano in modo significativo, con adeguati investimenti sull’efficienza della propria organizzazione, in particolare su quella relativa alla liquidazione dei sinistri, ricordando che l’elemento umano, con le sue professionalità e competenze costantemente aggiornate, supportato da una struttura informativa diffusa ed efficace, è il vero pilastro della attività di imprese di servizi quali sono quelle assicurative.

Troppo spesso valutazioni meramente quantitative indirizzano verso strategie aziendali di riduzioni indiscriminate di personale e perciò inefficaci, foriere anzi di deterioramento del servizio alla clientela e di effetto negativo sui conti dell’impresa.

Tornando alle problematiche della RC Auto, è opportuno ricordare l’apporto offerto al dibattito dalla indagine conoscitiva dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, un contributo senz’altro utile alla riflessione generale.

Condivisibile appare la denuncia sugli alti costi che il sistema risarcitorio affronta anche a causa degli accordi in atto tra l’ANIA e le categorie professionali interessate nonché la strada indicata in direzione di un generalizzato risarcimento in forma diretta da parte dell’assicuratore del responsabile quale evoluzione del sistema attualmente in vigore su base convenzionale.

La proposta merita un approfondimento così come del resto tutta l’indagine che, per la verità, per alcuni aspetti lascia spazio a delle osservazioni.

Grazie anche al contributo della normativa comunitaria, non esistono barriere di natura giuridica all’entrata nel mercato nazionale di nuovi operatori; poiché, d’altra parte, non può considerarsi un ostacolo all’ingresso il possesso di strutture adeguate di distribuzione delle polizze e di gestione dei sinistri in quanto elementi connaturati al modello dell’imprenditorialità assicurativa sembra ragionevole considerare che finora la ritrosia degli assicuratori esteri ad operare nel mercato italiano della RC Auto sia stata la ritenuta scarsa convenienza economica.

Sono processi – quelli di una più diffusa concorrenzialità – ormai avviati i cui effetti non sono tuttavia misurabili nel breve periodo e che impongono di tener conto dei diversi tempi di decorrenza della stessa liberalizzazione delle tariffe, da sempre presente in Inghilterra ed operante in Francia da circa 20 anni, nonché del fatto che, diversamente da quanto avviene in tali Paesi, in Italia grava sulle imprese l’obbligo di dare copertura alla generalità degli automobilisti.

Sul piano dei prodotti il sistema tariffario è senza dubbio articolato. Con la recente introduzione delle polizze a consumo chilometrico e di quelle a consumo temporale, il settore assicurativo si può collocare tra i pochi comparti dei servizi in cui si sta determinando una vera e propria innovazione tecnologica in grado di intervenire non soltanto nell’aumento dell’offerta ma anche nell’aumento della sicurezza stradale e nella prevenzione delle frodi assicurative. L’Istituto è convinto che l’integrazione tra tecnologie di controllo satellitari e di comunicazione radiomobile GSM potrà validamente supportare il mercato RC Auto nella sua maturazione ed auspica che l’attuale fase sperimentale possa essere rapidamente superata.

Di fronte a queste ampiezze dell’offerta è necessario che i clienti ricerchino le coperture più convenienti nell’ampia gamma di prezzi e prodotti, in ciò agevolati dalla ricordata norma della legge n. 273/02 che impone alle imprese di soddisfare via internet la richiesta di preventivo, o dall’obbligo imposto dall’ISVAP di rilascio dello stesso da parte di ogni punto vendita.

Servizi con ridotta frequenza di acquisto e con costi pari o superiori a circa 500 euro ben giustificano una completa analisi delle proposte più convenienti presenti sul mercato.

La Tutela degli Utenti

Nel corso del 2002 diverse attività dell’Istituto hanno interessato la tutela degli utenti. Tra queste la più ampia, con un impegno di risorse estremamente cospicuo, è sicuramente quella attuata attraverso la gestione dei reclami pervenuti da parte dei danneggiati e degli assicurati, che hanno determinato 34.229 segnalazioni dando luogo, solo per quanto riguarda i rami danni, a 4.430 provvedimenti sanzionatori.

L’assistenza ai consumatori è stata data anche con gli oltre 22.300 colloqui telefonici, il contatto diretto con 630 cittadini, le quasi 9.500 risposte a quesiti date attraverso il risponditore automatico.

Nell’ambito del protocollo d’intesa recentemente intervenuto tra l’Ania e i consumatori è particolarmente apprezzabile l’impegno assunto dall’associazione delle compagnie di estendere all’intero territorio nazionale la procedura di conciliazione fin qui sperimentata soltanto in alcune regioni.

La disponibilità del mercato a perseguire ulteriori istanze conciliative, soprattutto attraverso l’istituzione di un vero e proprio Ombudsman in grado di adottare provvedimenti vincolanti per le imprese nell’ambito della gestione degli adempimenti contrattuali con la propria clientela, non è sembrata finora sufficientemente determinata.

Si tratta di scelte operative ed organizzative che sebbene fortemente auspicate da questo Istituto, non possono essere oggetto di imposizione autoritativa. Sarebbe, tuttavia, prova di buona volontà e di grande maturazione avviare, da parte delle imprese, un percorso che, internalizzando l’area del contenzioso con la propria clientela, ottenga, anche per questa via, una maggiore considerazione da parte dell’utenza.

Autorità, Signore, Signori,

pur con le incertezze derivanti dal rallentamento della crescita economica gli indicatori sembrano alimentare la speranza di una ripresa non lontana della domanda di beni e di investimenti. Sta alle imprese comprendere, analizzare, captare le propensioni del pubblico per incanalarne le risorse verso gli obiettivi, socialmente e moralmente elevati, della previdenza ed in senso più ampio della tutela dai rischi che sul piano personale, familiare ed aziendale ci coinvolgono.

L’assicurazione è, ancora una volta e sempre di più, strumento elettivo di appagamento delle esigenze di certezza di cui si intessono i destini degli individui e della società. Nel quadro dell’evoluzione del mercato assicurativo delineato, facciano gli assicuratori lo sforzo di guardare al di là del breve termine, si astengano dal proporre spericolatezze di impegni, si adoperino nelle necessarie riorganizzazioni aziendali allo scopo di procedere nel modo più sollecito possibile verso il miglioramento del servizio e la riduzione dei costi di erogazione. Il settore non potrà non guadagnarne e potrà sempre meglio assolvere la sua essenziale funzione di supporto allo sviluppo economico del Paese.

E’ nei voti dell’Istituzione, è nelle attese del mercato e dei cittadini.