Ambiente

giovedì 16 settembre 2004

Inquinamento acustico e chiarimenti del Ministero dell’ Ambiente. Quando si applica il criterio differenziale. CIRCOLARE 6 settembre 2004

Inquinamento acustico e chiarimenti del Ministero dellAmbiente. Quando si applica il criterio differenziale

MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

CIRCOLARE 6 settembre 2004

  Interpretazione in materia di inquinamento acustico: criterio differenziale e applicabilita’ dei valori limite differenziali. (GU n. 217 del 15-9-2004)

  1.  Applicabilita’ del criterio differenziale nel regime transitorio:

art. 8, decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 novembre

1997.

  La finalita’ primaria di garantire una continuita’ nella protezione

territoriale   dall’inquinamento   acustico   e’  il  criterio  guida

interpretativo principale alla luce del quale analizzare la questione

dell’applicabilita’ dei valori limite differenziali.

  L’esigenza  di  un  chiarimento in merito all’applicabilita’ o meno

del  cosiddetto  criterio  differenziale,  in assenza di zonizzazione

acustica,  nasce dalla diversa impostazione formale che i decreti del

Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri 1° marzo 1991 e 14 novembre

1997 hanno avuto.

  L’unica  diversita’,  tra le citate impostazioni, risiede nel fatto

che,  mentre  il  legislatore del 1991 ha scelto di indicare in quali

aree  «poteva» essere applicato il criterio differenziale, quello del

1997  ha preferito individuare quali sono le aree in cui «non si puo»

applicare  il detto criterio. Nel decreto del 1997 e’ stato scelto il

criterio  dell”’«esclusione”»:  preferendo  individuare quali sono le

aree in cui non si puo’ applicare il criterio differenziale, emergono

di conseguenza le aree in cui esso e’ applicabile.

  L’art.  4  del  decreto  del  Presidente del Consiglio dei Ministri

14 novembre  1997  definisce infatti i valori limite differenziali di

immissione  richiamando  correttamente  la  legge 26 ottobre 1995, n.

447,  per la loro definizione concettuale, stabilendo una sostanziale

coincidenza  con  quelli  previsti  dal  decreto  del  Presidente del

Consiglio  dei  Ministri  1° marzo 1991. Difatti l’art. 9 del decreto

del  Presidente  del Consiglio dei Ministri 14 novembre 1997 abroga i

commi  1 e 3 dell’art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei

Ministri  1° marzo  1991, per esigenze di adeguamento della normativa

al  mutamento  del  concetto  giuridico  di  limite  in  quanto,  con

l’entrata in vigore della legge quadro sull’inquinamento acustico, il

suo  significato  viene  modificato: non si parla di «limiti massimi»

assoluti  e  differenziali,  cosi’  come  previsto  dal  decreto  del

Presidente   del   Consiglio   dei  Ministri  1° marzo  1991,  ma  si

introducono i valori limite di emissione e di immissione, i valori di

attenzione   e   qualita’.   Quanto   detto  sta  a  significare  che

l’espressione  «limiti  massimi»  prevista dalla normativa precedente

non  trova piu’ fondamento nell’attuale assetto normativo ed e’ stata

percio’  abrogata.  L’abrogazione  disposta  dal  citato  art.  9 del

decreto  del  Presidente  del Consiglio dei Ministri 14 novembre 1997

appare   funzionale  a  fugare  qualsiasi  dubbio  interpretativo  al

riguardo.

  Pertanto  il  predetto  art.  4  del  decreto  del  Presidente  del

Consiglio  dei  Ministri  14 novembre  1997  nulla  dispone  riguardo

all’applicabilita’  dei  valori  limite  differenziali  in  attesa di

zonizzazione  acustica,  in  quanto si riferisce espressamente ad una

classificazione  acustica del territorio di fatto gia’ adottata. Alla

luce  di  quanto  sopra,  il mancato richiamo espresso per il periodo

transitorio  ai  valori limite differenziali da parte del decreto del

Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  14 novembre  1997,  non si

traduce in una loro sostanziale inapplicabilita’, non essendovi alcun

ostacolo giuridico in tal senso.

  L’art.  8  del  decreto  del  Presidente del Consiglio dei Ministri

14 novembre  1997  stabilisce   che «in attesa che i comuni provvedano

agli  adempimenti  previsti  dall’art.  6,  comma 1, lettera a) della

legge  quadro  n.  447/1995, si applicano i limiti di cui all’art. 6,

comma 1  del  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri

1° marzo  1991».  Il  richiamo  ai soli limiti assoluti (previsti dal

citato  art. 6, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei

Ministri  1° marzo  1991)  non  esclude  l’applicabilita’  dei limiti

differenziali  di  cui  al  comma  2  che non e’ stato esplicitamente

abrogato,   in  quanto  questi  rispondono  ad  una  ratio  normativa

specifica   cautelativa,  anche  in  conformita’  a  quanto  disposto

nell’art.  15,  comma  1  della  legge  n.  447/1995.  Il decreto del

Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  14 novembre  1997 infatti,

prendendo  in considerazione la possibilita’ che, alla data della sua

entrata  in  vigore, non tutti i comuni si fossero dotati di un piano

di  classificazione  acustica cosi’ come previsto dalla legge quadro,

al  fine  di  evitare  un  vuoto  legislativo  e quindi un’assenza di

protezione  ambientale del territorio, introduce all’art. 8 una norma

transitoria destinata a disciplinare la situazione di quei comuni che

non  hanno  ancora predisposto tale citato piano. I limiti massimi di

immissione  da  prendere  in  considerazione relativi alla protezione

dall’inquinamento  acustico,  in  attesa di zonizzazione, sono quelli

stabiliti  dal  decreto  del  Presidente  del  Consiglio dei Ministri

1° marzo 1991 che prevede una suddivisione del territorio coincidente

con    quella    urbanistica   preesistente,   la   quale   individua

inequivocabilmente   nella   fattispecie   le   zone   esclusivamente

industriali   alle   quali   non   si   applicano   i  valori  limite

differenziali,  cosi’  come prescritto dal decreto del Presidente del

Consiglio  dei  Ministri  14 novembre 1997 e ancora prima dal decreto

del Presidente del Consiglio dei Ministri 1° marzo 1991 e dal decreto

ministeriale 11 dicembre 1996.

  Il  mancato  richiamo  nell’art. 8 ai limiti differenziali non vale

quindi  ad  escludere  la  loro applicabilita’ poiche’ il richiamo al

solo   primo   comma   dell’art.  6  e’  operato  in  funzione  della

determinazione  di  quali  limiti  assoluti  siano  da considerare in

relazione alla protezione del territorio.

2.  Condizioni  di  esclusione dal campo di applicazione del criterio

differenziale:  art.  4,  comma  2  del  decreto  del  Presidente del

Consiglio dei Ministri 14 novembre 1997.

  Si fa presente che il criterio differenziale va applicato se non e’

verificata  anche  una sola delle condizioni di cui alle lettere a) e

b) del predetto decreto:

    se il rumore ambientale misurato a finestre aperte e’ inferiore a

50 dB(A) nel periodo diurno e 40 dB(A) nel periodo notturno;

    se il rumore ambientale misurato a finestre chiuse e’ inferiore a

35 dB(A) nel periodo diurno e 25 dB(A) nel periodo notturno.

3.  Circoli  privati,  centri  sociali, centri sportivi e ricreativi:

art.  4,  comma  3, decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri

14 novembre 1997.

  La  verifica  del  rispetto  dei  valori  limite  differenziali  e’

effettuata anche nei casi di rumorosita’ prodotta da circoli privati,

centri  sociali,  centri sportivi (tra questi anche il tiro a volo) e

ricreativi,  qualora  non  siano  verificate  le  condizioni indicate

nell’art.  4,  comma  3  del decreto del Presidente del Consiglio dei

Ministri 14 novembre 1997. Quanto disposto dal comma 3 e’ comprensivo

delle  attivita’  di  cui  sopra  che  prevedono  quote  d’iscrizione

associative  e/o  regolari  canoni  periodici  per cui possono essere

considerate  come  espletanti funzioni commerciali e/o professionali,

indipendentemente  dalle  finalita’ di lucro, in quanto presuppongono

una struttura organizzativa tale da garantire un’attivita’ ricorrente

che  produce  conseguentemente  emissioni  acustiche. Inoltre occorre

sottolineare come nel calcolo dei livelli di rumorosita’ vada incluso

anche  il  rumore  antropico  prodotto  nell’ambito  delle  attivita’

succitate.

4. Servizi ed impianti fissi dell’edificio.

  Cosi’   come  previsto  dall’art.  4,  comma  3,  del  decreto  del

Presidente del Consiglio dei Ministri 14 novembre 1997, relativamente

«ai  servizi  ed  impianti fissi dell’edificio adibiti ad uso comune,

limitatamente al disturbo provocato all’interno dello stesso», non si

applicano i valori limite differenziali di immissione. A tutela della

rumorosita’  di  impianti  e servizi di un edificio all’interno dello

stesso  deve essere applicato il decreto del Presidente del Consiglio

dei Ministri 5 dicembre 1997 recante la «determinazione dei requisiti

acustici passivi degli edifici».

5.  Attivita’  temporanee e manifestazioni in luogo pubblico o aperto

al pubblico.

  Premesso  che spetta alle regioni, ai sensi dell’art. 4 della legge

n.   447/1995,   disciplinare   le   modalita’   di   rilascio  delle

autorizzazioni comunali per lo «svolgimento di attivita’ temporanee e

di  manifestazioni  in  luogo  pubblico  o aperto al pubblico qualora

comportino  l’impiego  di  macchinari  o  di  impianti  rumorosi», si

ritiene  tuttavia  opportuno, ai fini di un piu’ omogeneo trattamento

della questione, che per quanto riguarda tali attivita’, la richiesta

di  deroga  all’autorita’  competente  sia  effettuata  sulla base di

apposita  valutazione  di impatto acustico dei seguenti valori limite

assoluti  di  immissione:  diurni,  notturni  (qualora, ai fini della

tutela  della popolazione nella condizione che risulta essere la piu’

fastidiosa,  non  sia  possibile  sospendere  l’attivita’  temporanea

notturna),  nonche’  dei  valori  limite  differenziali,  fatta salva

comunque  la  verifica  del rispetto dei limiti previsti dalla deroga

stessa.

6. Impianti a ciclo produttivo continuo.

  Come definito dal decreto ministeriale 11 dicembre 1996, l’impianto

a ciclo produttivo continuo e’:

    a) quello  di cui non e’ possibile interrompere l’attivita’ senza

provocare   danni   all’impianto  stesso,  pericolo  di  incidenti  o

alterazioni  del prodotto o per necessita’ di continuita’ finalizzata

a garantire l’erogazione di un servizio pubblico essenziale;

    b) quello  il  cui  esercizio e’ regolato da contratti collettivi

nazionali  di  lavoro  o  da  norme  di legge, sulle 24 ore per cicli

settimanali, fatte salve le esigenze di manutenzione.

  Si  ritiene  che  tali  due  definizioni  sussistano anche in senso

alternativo,  in  quanto  ognuna  delle  suddette  definizioni vale a

qualificare   l’impianto  di  riferimento  come  a  ciclo  produttivo

continuo:

  per  quanto concerne la lettera a) in considerazione di determinate

situazioni  tecniche, per la lettera b) sulla base di tempi di lavoro

accertabili connessi alla continuita’ dell’esercizio.

  Si  precisa  infine  che  nel caso di impianto esistente oggetto di

modifica    (ampliamento,    adeguamento   ambientale,   etc.),   non

espressamente   contemplato  dall’art.  3  del  decreto  ministeriale

11 dicembre  1996,  l’interpretazione corrente della norma si traduce

nell’applicabilita’ del criterio differenziale limitatamente ai nuovi

impianti che costituiscono la modifica.

    Roma, 6 settembre 2004

                                      Il Ministro dell’ambiente

                                     e della tutela del territorio

                                                Matteoli