Enti pubblici

mercoledì 11 ottobre 2006

Il parere della Corte dei Conti sulla Finanziaria 2007.

Il parere della Corte dei Conti sulla Finanziaria 2007.

CORTE DEI CONTI

- SEZIONI RIUNITE IN
SEDE DI CONTROLLO –

ELEMENTI PER L’AUDIZIONE DINANZI ALLE COMMISSIONI
BILANCIO DEL SENATO DELLA REPUBBLICA E DELLA CAMERA DEI DEPUTATI SUL DISEGNO DI
LEGGE FINANZIARIA PER L’ANNO 2007

(Commissioni
bilancio riunite della Camera e del Senato, 10 ottobre 2006)

- Ottobre 2006 –


INDICE

>

Il quadro tendenziale 2006-2 007

Pag.

1

La manovra di bilancio per il 2007

3

Le misure incidenti sulle amministrazioni territoriali

6

Il Patto di stabilità interno

7

La spesa sanitaria.

11

Le entrate tributarie: le previsioni per il 2007

14

La manovra sulle entrate

16

Tabelle
allegate

22


Il
quadro tendenziale 2006-2007

1.

Nell’audizione
sul Documento di programmazione economico-finanziaria 2007-2011 resa davanti a
queste Commissioni il 14 luglio scorso, avevamo rilevato con preoccupazione
come il preconsuntivo del 2006 segnasse una accentuazione
della tendenza ad una crescita della spesa pubblica al netto degli interessi.
La stima di preconsuntivo accolta dal DPEF indicava, infatti, per le spese
totali delle amministrazioni pubbliche, un livello di quasi 15 miliardi
superiore a quello indicato nella Relazione trimestrale di cassa dell’aprile
scorso.

Secondo
il DPEF, pressoché tutte le componenti della spesa delle amministrazioni
pubbliche sarebbero cresciute nel 2006 più rapidamente del Pil nominale
(previsto in aumento del 3,5 per cento rispetto al 2005): le spese in conto
capitale del 9,9 per cento, la spesa sanitaria del 7,8 per cento, le
prestazioni sociali in denaro (in pratica la spesa pensionistica) del 4,8 per
cento, i redditi da lavoro del 4,5 per cento, gli interessi passivi del 4 per
cento e i consumi intermedi del 3,3 per cento.

Solo
l’eccezionale crescita del gettito tributario avrebbe consentito, secondo il
DPEF, di “contenere” il rapporto deficit/Pil entro il 4 per cento.

Concludevamo
con l’auspicio di un forte impegno inteso a rendere più efficaci gli strumenti
di correzione della spesa, sovente elusi nell’esperienza degli anni più
recenti.

Nel
delineare il quadro programmatico per il 2007 il DPEF si limitava ad indicare i
valori-obiettivo dei saldi più rilevanti e a dedurne le dimensioni quantitative
degli interventi correttivi necessari per colmare il divario tra andamento
tendenziale e obiettivi. In particolare, per il 2007 la manovra lorda era
definita in circa 35 miliardi (2,3 per cento del Pil), dei quali 20 miliardi
destinati a ridurre il disavanzo tendenziale (dal 4,1 al 2,8 per cento del Pil)
e 15 miliardi destinati al sostegno dello sviluppo e ad obiettivi di equità
(anche se, come è noto, nell’ambito di tali risorse devono essere reperiti i
mezzi finanziari per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego e per i
rifinanziamenti di spese correnti e in conto capitale non previste nel quadro
tendenziale in ossequio al criterio della “legislazione vigente”). Secondo la
prassi, il DPEF non


4

forniva
indicazioni sulla natura e sulle dimensioni dei possibili interventi di
contenimento della spesa o di incremento delle entrate che avrebbero composto
la manovra, rinviandone la puntuale definizione alla legge finanziaria.

2.

Al
momento di predisporre la manovra di bilancio per il 2007, la disponibilità di rilevanti
elementi di novità relativi al quadro macroeconomico e di finanza pubblica ha
indotto il governo a presentare una Nota di aggiornamento al DPEF, trasmessa al
Parlamento il 30 settembre contestualmente alla Relazione previsionale e
programmatica per il 2007. I due documenti confermano gli obiettivi
programmatici di finanza pubblica per il 2007, ma ridefiniscono la dimensione
della manovra correttiva sulla base del nuovo scenario tendenziale. Infatti, le
informazioni rese disponibili dopo la data di presentazione del DPEF hanno
modificato il quadro in senso nettamente migliorativo, per effetto sia di una
crescita economica rivelatasi più sostenuta che per un esito delle entrate
tributarie ancora più positivo del pur inatteso dato di preconsuntivo accolto
nel DPEF. Già nel 2006 il rapporto deficit/Pil si sarebbe, di conseguenza,
attestato su un livello pari al 3,6 per cento (contro il 4 per cento del DPEF).
Solo per effetto dell’impatto della sentenza della Corte europea di giustizia
circa la detraibilità dell’IVA – che equivale ad un aggravio, sul 2006,
commisurabile all’1,2 per cento del Pil – il disavanzo effettivo si collocherà,
secondo la Nota
di aggiornamento, al 4,8 per cento. Resta confermato che il miglioramento dei
conti pubblici nel 2006 sarebbe per intero attribuibile al maggiore gettito
fiscale, mentre la dinamica della spesa risulterebbe molto rapida, come già
rilevato dal DPEF (le nuove stime di preconsuntivo indicano un aumento delle
spese totali delle amministrazioni pubbliche, al netto degli interessi,
pressoché doppio rispetto alla variazione nominale del Pil: oltre il 7 per
cento contro il 3,6 per cento).

Il
maggior gettito emerso – ritenuto dal governo quasi interamente strutturale –
si traduce, nelle previsioni aggiornate del governo, in un miglioramento anche
del quadro tendenziale di finanza pubblica per il 2007 (il rapporto deficit/Pil
passerebbe dal 4,1 per cento del DPEF al 3,8 per cento) e, di conseguenza, in
una riduzione della manovra


5

netta
necessaria per conseguire l’obiettivo programmatico, confermato al livello del
2,8 per cento.

La
manovra di bilancio per il 2007

3.

La
manovra lorda per il 2007 risulta, dunque, pari a 33,4 miliardi, dei quali 14,8
miliardi (e non più 20 come nel DPEF) destinati al contenimento del disavanzo,
mentre i restanti 18,6 miliardi sono utilizzati per interventi sullo sviluppo,
per misure di equità sociale e per altre esigenze di spesa molto differenziate,
ma che, in larga misura, si riferiscono ad occorrenze “inderogabili”.

E’
opportuno sottolineare che la dimensione apparentemente molto consistente della
quota di interventi espansivi risponde – se si escludono le risorse dirette ad
imprese e lavoratori a seguito dell’alleggerimento del “cuneo” – alla necessità
di finanziare o rifinanziare spese correttamente non registrate nel bilancio a
legislazione vigente (oneri per rinnovi contrattuali, per missioni di pace
ecc.) o, comunque, occorrenti per la prosecuzione di attività ordinarie o di
programmi di investimento. Non pare, in altri termini, che – sotto questo
aspetto – le misure di sostegno della spesa siano state
definite senza una selezione rigorosa degli impegni.

L’attuazione
della manovra di bilancio per il 2007 è affidata al disegno di legge
finanziaria, al provvedimento d’urgenza collegato (DL n. 262/06) e al disegno
di legge di bilancio a legislazione vigente. Il percorso di riequilibrio dei
conti programmato fino al 2011 – e che prevede, per quella data, un azzeramento
del disavanzo, un ripristino di un livello dell’avanzo primario prossimo al 5
per cento del Pil e una discesa del rapporto debito/Pil al di sotto del 100 per
cento – si dovrebbe, peraltro, avvalere, in misura crescente, delle correzioni
strutturali affidate ai disegni di legge delega e alle altre iniziative normative
che il governo “collega” alla manovra di breve periodo. Nella scelta
governativa di operare su due tempi, tali interventi di riforma dovrebbero
consentire di contenere permanentemente i fattori espansivi della spesa nei
settori critici (pubblico impiego e pensioni, in primo luogo), allentando di
conseguenza il peso di una pressione fiscale che, nel 2007, è destinata ad
aumentare in misura rilevante.


6

La
ricostruzione della manovra complessiva per il 2007 (legge finanziaria,
decreto-legge e bilancio) – resa difficile dall’incompletezza delle
informazioni rese disponibili nei giorni scorsi – pone in evidenza come il
reperimento delle risorse per il contenimento del disavanzo tendenziale e per
il finanziamento dei cosiddetti “interventi per lo sviluppo” sia stato
affidato, in misura preponderante, a interventi di aumento del prelievo fiscale
e, solo limitatamente, a correzioni della spesa.

Valutare
puntualmente quale sia l’incidenza dei provvedimenti di aggravio fiscale sul
totale della manovra correttiva è un esercizio reso incerto dalla difficoltà di
prevedere l’esito finale della nuova disciplina del patto di stabilità interno,
che non esclude – per il rispetto dell’obiettivo di saldo – il ricorso degli
enti territoriali all’aumento delle aliquote dei tributi centrali e locali.

In
ogni caso, la dimensione dei risparmi attesi da maggiori entrate non è
inferiore, per il 2007, a
20-22 miliardi, vale a dire i due terzi della manovra correttiva lorda (pari a
33,4 miliardi). Nell’ipotesi di un ricorso degli enti territoriali alla leva
fiscale questa incidenza sarebbe destinata a crescere fino a valori prossimi
all’80 per cento del totale. La pressione fiscale, già in crescita nel 2006,
potrebbe aumentare ancora, per più di un punto percentuale, nel 2007.

Questa
scelta del governo determina – secondo le stesse stime governative – due
implicazioni di segno molto negativo.

In
primo luogo, una azione correttiva orientata sul
prelievo fiscale è destinata ad incidere in senso maggiormente depressivo sulla
crescita economica (secondo la
Relazione previsionale e programmatica il Pil crescerebbe,
nel 2007, solo dell’1,3 per cento).

In
secondo luogo, ancora nel 2007 (dopo la forte espansione in atto nel 2006) si
registrerebbe una crescita della spesa pubblica, che difficilmente vedrebbe
ridurre la propria incidenza sul Pil.


7

4.

Il
giudizio da esprimere sull’impianto generale della manovra è, pertanto,
articolato.

Non
può che essere visto positivamente l’intento di forzare la dimensione della
correzione del disavanzo tendenziale, con il mantenimento dell’impegno di
raggiungere nel 2007, senza improponibili diluizioni temporali, un rapporto
indebitamento/Pil al di sotto della soglia del 3 per cento. E di conseguire
tale risultato senza ricorrere più a interventi una tantum.

Allo
stesso modo, appare improntato a criteri condivisibili (in larga misura,
d’altra parte, sollecitati anche dalla Corte dei conti) l’insieme delle norme
che dispongono regole di controllo della spesa sanitaria e di quella degli enti
territoriali. Come dirò più avanti, si tratta, infatti, di strumenti che – pur
necessitando di una più mirata messa a punto che possa evitare effetti
distorsivi o non desiderati – segnano o rafforzano una impostazione
coerente con l’intento di affrontare, in modo strutturale, situazioni di
squilibrio cronico.

Solleva,
invece, perplessità il rinvio a futuri provvedimenti legislativi delle scelte
in materia di pensioni e di pubblico impiego, tematiche alle quali la Corte ha ritenuto di dover
dedicare una attenzione particolare nella Relazione
annuale di quest’anno e nella stessa audizione sul DPEF del luglio scorso.

La
scelta del rinvio di interventi correttivi anche di squilibri evidenti nel
confronto europeo (come, ad esempio, quelli che segnalano una
anomala concentrazione di personale nei settori della scuola, della
sicurezza e delle forze armate o quelli relativi alla spesa previdenziale e
all’età effettiva di pensionamento) costituisce un indicatore preoccupante
delle difficoltà che si frappongono al conseguimento di soluzioni veramente
efficaci e, comunque, le proietta su un arco di medio periodo.

D’altra
parte, il ritardo nell’affrontare le cause della crescita eccessiva della spesa
nelle aree più critiche ha già prodotto, negli anni scorsi, danni rilevanti:
oltre alle implicazioni dirette sullo scostamento del disavanzo dal parametro
europeo, non sono meno gravi le distorsioni generate nell’allocazione del
bilancio pubblico. Il rinvio di correzioni efficaci in materia di pubblico
impiego e di spesa pensionistica (che, insieme, rappresentano oltre il 55 per
cento della spesa pubblica al netto degli interessi) sta già da anni
determinando, infatti, una concentrazione di tagli su categorie di spese (come
i


8

consumi
intermedi) che, superata una certa “soglia critica”, divengono difficilmente
realizzabili o finiscono per incidere negativamente sull’efficienza dei servizi
resi dalle amministrazioni pubbliche.

La Corte non può, pertanto, non reiterare l’auspicio che i
tempi di maturazione delle riforme della spesa, nei settori critici, siano significativamente accorciati. Sulle materie della
spesa pensionistica e del pubblico impiego le analisi specifiche condotte dalla
Corte sono da tempo a disposizione del Parlamento.

In
tema di pensioni, in una fase segnata dall’esigenza di uno strutturale
contenimento della spesa pubblica, si pone la questione di un accorciamento del
percorso di stabilizzazione da conseguire con una attenta
valutazione dei possibili interventi correttivi. E, tra questi, la Corte rilevava l’attenzione
crescente che, anche in altri paesi, va assumendo
l’innalzamento dell’età pensionistica.

In
tema di pubblico impiego, le nostre valutazioni – che riteniamo di dover
ribadire – sono orientate a rilevare l’insufficiente attenzione che i documenti
programmatici riservano alle correzioni da apportare ai procedimenti in materia
di politiche retributive, anche in relazione alla progressiva perdita di
importanza della contrattazione nazionale (l’unica soggetta a controllo
esterno) rispetto alla contrattazione integrativa.

Anche
nella recente Relazione previsionale e programmatica, infatti, l’enunciazione
delle linee di riforma in tema di pubblico impiego sembra concentrarsi su
indirizzi condivisibili di gestione più efficace dell’allocazione del personale
e del rapporto di lavoro, mentre sono assenti indicazioni strategiche sulle
politiche retributive a livello centrale e periferico.

Le misure incidenti sulle amministrazioni territoriali

5.

Come
dicevo in precedenza, nella manovra finanziaria per il triennio 2007-2009 gli
interventi di contenimento che riguardano gli enti territoriali rappresentano
il 63 per cento dei risparmi di spesa previsti per il 2007. Si tratta di 7,4
miliardi di euro, di cui circa 4,4 sono attesi dalla revisione del Patto di
stabilità interno e 3 miliardi dalla correzione degli andamenti della spesa
sanitaria. A presidio di tali obiettivi, la manovra prevede poi il
rafforzamento dei controlli volti a garantire il contributo degli enti al


9

risanamento
finanziario; il potenziamento delle capacità fiscali delle autonomie;
l’inserimento di un limite quantitativo al ricorso ad indebitamento degli enti
locali. Un insieme di misure che dovranno essere lette anche alla luce del
disegno di riforma del sistema di finanziamento degli enti territoriali,
previsto come provvedimento collegato alla manovra finanziaria, ma di cui non è
stato ancora diffuso il testo.

Il
Patto di stabilità interno

6.

Con
la manovra per il 2007 si interviene nuovamente sul meccanismo con cui gli enti
territoriali sono chiamati a contribuire al rispetto del Patto di stabilità e
crescita.

Nel
DPEF per il 2007 – 2011 erano state anticipate tre linee di intervento. Si
stabiliva in particolare di:

           
�� abbandonare
il riferimento ai tetti di spesa a favore di vincoli sui saldi di bilancio;

           
􀂃 introdurre
limiti alla dinamica del debito, con riferimento a valutazioni che prendessero
in considerazione più esercizi;

           
􀂃 prevedere
la possibilità di accordi compensativi fra gruppi di enti per garantire una
maggiore flessibilità nella gestione del Patto.

La
finanziaria per il 2007 recepisce in larga misura questi orientamenti
ma prevede, almeno per le regioni, l’avvio di una sperimentazione volta
a individuare le modalità di traduzione degli obiettivi in termini di saldi
finanziari.

Per
le amministrazioni regionali, pertanto, l’obiettivo è definito anche per
quest’anno in termini di tetti di spesa: per garantire un contributo correttivo
alla dinamica tendenziale di 1.850 milioni di euro, viene
disposto che la spesa complessiva, al netto della sola spesa sanitaria, debba
risultare nell’anno inferiore dell’1,8% rispetto al valore registrato nel 2005.
Per contenere il ricorso ad indebitamento, si riduce dal 25 per cento al 20 per
cento delle entrate libere il livello che può raggiungere nell’esercizio
l’onere per il servizio del debito.

Nel
caso dei comuni (al di sopra dei 5.000 abitanti) e delle province, l’obiettivo
è invece posto in termini di saldo: si prevede un miglioramento per ciascun
ente calcolato sia in base alla dinamica della spesa corrente, sia come quota
del disavanzo complessivo. Per


10

il 2007
il miglioramento atteso è pari, nel caso dei comuni, alla somma (in valore
assoluto) del 3,4 per cento della spesa corrente e del 50 per cento dei
disavanzi registrati in media nel triennio 2003-2005 . Tali quote sono pari,
rispettivamente, al 3,8 per cento e al 45,6 per cento nel caso delle province.

Per
il complesso delle amministrazioni locali (quindi anche per i comuni con
popolazione fino a 5.000 abitanti e le comunità montane) è, inoltre, previsto
un limite all’accesso a nuovo debito: lo stock accumulato al 30 settembre 2006
non può crescere nel 2007 di oltre il 2,6 per cento. E’ prevista la possibilità
di ricorso al debito in misura eccedente il limite stabilito, a condizione che venga compensato da un corrispondente minore ricorso da
parte degli altri enti del proprio comparto. Per la gestione di tali
compensazioni è costituito presso la Conferenza Stato
regioni autonomie un apposito organismo.

Sia
per le regioni che per gli enti locali sono, infine,
rese più stringenti le misure previste in caso di non rispetto del Patto: la
mancata adozione, entro la metà dell’esercizio successivo, di provvedimenti
correttivi di eventuali squilibri comporta automatici incrementi dei tributi.
Nel caso dei comuni, si tratta della maggiorazione di 0,3 punti percentuali
dell’aliquota dell’addizionale comunale all’Irpef, per le province di 5 punti
dell’imposta di trascrizione e, nel caso delle regioni, sia di un aumento
dell’imposta regionale sulla benzina per autotrazione, sia della tassa
automobilistica (5 punti percentuali sulle tariffe vigenti).

7.

Più
volte la Corte,
negli anni più recenti, ha avuto modo di sottolineare come sull’estensione agli
enti territoriali degli obiettivi del Patto di stabilità e crescita abbiano
continuato a pesare i problemi posti dalla loro traduzione in termini
finanziari. Scelte gestionali avevano finora inciso sulla significatività dei
vincoli proposti e permesso un rispetto formale del Patto, senza una
corrispondenza sostanziale. Le continue modifiche nelle modalità di
funzionamento avevano poi finito, da un lato, per impedire una programmazione
dell’attività degli enti e, dall’altro, per rendere lo stesso strumento
inefficace per la difficoltà di prevedere un adattamento alle molteplici
configurazioni che può assumere la gestione delle amministrazioni locali.
L’introduzione di tetti


11

rispetto
ad esercizi precedenti aveva infatti reso non neutrali anche le scelte sui
processi di organizzazione nella gestione di servizi.

Il
riferimento al saldo di bilancio, la considerazione nell’area di applicazione
del Patto della spesa complessiva (con eccezione di quella sanitaria soggetta
ad altro specifico Patto), l’ampliamento della capacità fiscale delle
amministrazioni territoriali (con la previsione di tasse di scopo e
l’estensione dei margini di flessibilità sui tributi propri e addizionali) e
l’introduzione anche nel caso delle amministrazioni territoriali di meccanismi
di correzione automatica degli squilibri rappresentano, quindi, progressi
significativi verso una piena responsabilizzazione
finanziaria degli enti territoriali.

Si
tratta di una evoluzione più volte auspicata, che
anticipa, ma non può sostituire, un sempre più necessario assetto definitivo
del finanziamento delle autonomie in coerenza con l’articolo 119 del nuovo
testo costituzionale. Il completamento di un quadro di riferimento per le
scelte finanziarie e la responsabilizzazione delle
autonomie richiede, innanzitutto, che sia resa effettiva ed equa la gestibilità
del vincolo. Ciò significa tener conto in primis dell’effettivo
potenziale nelle aree a minore capacità fiscale, ma anche considerare la forte
dilatazione rilevata negli anni della gestione extra bilancio degli enti
decentrati che può incidere sulla significatività degli aggregati e sul
contributo degli enti al risultato complessivo.

I
passi compiuti in questa direzione sono positivi. Il timore di un inasprimento
della pressione fiscale o parafiscale a livello decentrato o di una regressione
della qualità dei servizi offerti va posto in relazione non tanto alla nuova
formulazione del Patto quanto al rilievo quantitativo della manovra sulla finanza
locale.

8.

Più
incerta la valutazione sulla realizzabilità dei risparmi attesi e sulla
sostenibilità delle misure specie riguardo alle amministrazioni locali.

Per
quanto riguarda le regioni, va osservato, infatti, come la correzione prevista
vada ad intervenire su un quadro tendenziale che, nella ricostruzione del
governo, non sembra presentare nel 2007 andamenti particolarmente pronunciati.
La crescita della spesa complessiva è per questi enti del 3,3 per cento
rispetto al 2006 (in termini nominali) e risente soprattutto della dinamica dei
trasferimenti alle aziende sanitarie ed ospedaliere


12

regionali.
Al netto di tale componente, la variazione attesa nel quadro tendenziale è di
poco superiore al 1,5 per cento. Se tale andamento troverà conferma, la manovra
richiederà una riduzione degli importi relativi alle spese non sanitarie delle
regioni del 2,2 per cento rispetto al risultato atteso per l’anno in corso. Un
obiettivo il cui impatto effettivo dipenderà, soprattutto, dalle scelte assunte
in termini di voci di spesa.

La traduzione dell’obiettivo in termini di contabilità
finanziaria, di cui si forniscono prime valutazioni tratte dalle basi
informative della Corte, conferma l’entità della correzione. Naturalmente il
contributo richiesto a ciascun ente è funzione sia del rilievo delle spese non
sanitarie, ma anche della dinamica con cui vengono
trasferiti i fondi destinati agli enti del sistema sanitario regionale.

Più
difficile è, come dicevo, apprezzare la sostenibilità e la realizzabilità della
correzione al saldo da parte delle amministrazioni locali. Ai comuni e alle
province è richiesto un miglioramento dei saldi, rispettivamente, di 2.242 e
378 milioni.

La necessità di considerare sia i mancati risparmi, già
scontati nei tendenziali, relativi a manovre precedenti (misure di contenimento
degli oneri per il personale dipendente), che l’esclusione delle spese
cofinanziate dalla UE e di quelle per le grandi opere dall’ambito di
applicazione del Patto, ha portato a parametrare le misure correttive su
importi maggiori: 2.870 milioni per i comuni e 650 per le province.

Il
sistema proposto mira a chiedere un contributo all’aggiustamento complessivo
più rilevante agli enti che negli ultimi anni hanno incrementato la spesa
corrente e hanno mantenuto livelli di disavanzo più consistenti.

Una
prima misura del rilievo della correzione può trarsi guardando al rapporto tra
miglioramento del saldo e livello di spesa complessiva nel 2005. Ipotizzando
una correzione solo dal lato della spesa, la manovra comporta, in media, una
riduzione della spesa complessiva del 2005 dell’ordine del 5,8 per cento per i
comuni e del 5,6 per cento per le province.

Le
prime valutazioni condotte a partire dal campione della Corte composto da circa 700 enti con popolazione superiore agli 8000
abitanti (i comuni inclusi nel campione rappresentano oltre il 65 per cento
della popolazione di riferimento) consentono, poi, di fornire evidenze
ulteriori della difficoltà che possono incontrare le amministrazioni comunali.
Il 73 per cento degli enti ha registrato un disavanzo nel triennio 2003-2005.
Al 60 per cento di tali enti (oltre 300 comuni) la riduzione di spesa richiesta
è superiore ai 50 euro pro capite.


13

Se
poi si calcola la correzione in termini di spesa complessiva, per le realtà in
disavanzo la variazione richiesta in media risulta di circa il 7 per cento, e
supera il 12 per cento nel venti per cento degli enti.

Pur
considerando che la parametrazione della correzione al saldo medio 2003-2005 fa
si che il rilievo dell’operazione richiesta risulti
funzione inversa del risultato ottenuto nell’ultimo esercizio, sempre in
termini di rispetto del Patto, risulta tuttavia arduo ritenere che
l’aggiustamento non debba essere condotto per molte realtà territoriali anche
agendo dal lato delle entrate.

L’andamento
dei pagamenti del primo semestre 2006 segnala poi una crescita della spesa
complessiva dei comuni di oltre il 3,5 per cento: cresce la spesa corrente +2,1
per cento; più netta la variazione delle spese in conto capitale (+7,2 per
cento), il disavanzo è inoltre cresciuto del 2,1 per cento. Si tratta di dati
che se confermati nella proiezione annuale, da un lato rafforzano la necessità
delle misure di controllo della spesa ma dall’altra
spingono a valutare con cautela la sostenibilità dell’aggiustamento previsto.

La spesa sanitaria

9.

Gli
interventi assunti in tema di spesa sanitaria si muovono nell’ambito del Nuovo
Patto per la salute, sottoscritto tra Stato e Regioni lo scorso 22 settembre.

Nel
quadro programmatico contenuto nel disegno di legge finanziaria, il profilo
della spesa viene corretto prevedendone una riduzione
dai 103,7 tendenziali a 101,7 miliardi nel 2007; l’incidenza sul Pil è prevista
stabilizzarsi su livelli prossimi al 6,7 per cento nel triennio.

Ai
due miliardi di contenimento della spesa (attesi dai provvedimenti assunti
dall’AIFA in tema di prezzi dei farmaci, dagli effetti riduttivi della spesa
collegati alle misure di compartecipazione e dalle misure dirette a ridurre le
inefficienze e a razionalizzare le strutture nelle regioni in disavanzo
strutturale) vanno ad aggiungersi le misure di responsabilizzazione individuale
(ticket) per oltre 0,9 miliardi di euro; la manovra in termini di spesa netta
effettiva raggiunge in questo modo circa i 3 miliardi di euro.


14

A
copertura della spesa netta così prevista, si dispone un incremento delle
risorse a cui contribuisce lo Stato (che passano dai
92,7 miliardi a legislazione vigente a 96), a cui va ad aggiungersi un miliardo
destinato al sostegno del risanamento delle regioni in crisi.

A
fronte di tale contributo, si conferma l’operare degli incrementi automatici
delle leve fiscali per le regioni in disavanzo (+1,4 miliardi), che si
aggiungono alle maggiori entrate regionali a carattere strutturale,
quantificate in 2,3 miliardi.

10.

Le
misure risultano coerenti con l’ impostazione
prefigurata dal DPEF e con l’analisi delle criticità del settore.

La dinamica della spesa richiedeva un rinnovato impegno per
una sua stabilizzazione. Tra il 1995 e il 2005, la spesa sanitaria pubblica è
cresciuta di 1,5 punti, misurata in percentuale del Pil, e di quasi 4 punti
percentuali rispetto alle uscite totali delle amministrazioni pubbliche. In
termini di variazione annua, la spesa sanitaria è cresciuta, nel periodo 1995-2005, a un tasso medio di
circa il 6 per cento in termini nominali. Nello stesso decennio, la variazione
media annua del totale delle uscite pubbliche al netto degli interessi è stata
pari al 3,3 per cento nominale. Lo scarto nel tasso di
crescita tra i due aggregati ha determinato il progressivo incremento della
quota di spesa sanitaria sul totale delle uscite correnti.

Per l’anno in corso, i dati di preconsuntivo
indicano una crescita di oltre il 7,8 per cento, un risultato su cui pesa
l’acutizzarsi di fattori di squilibrio strutturali: la concentrazione degli
scostamenti maggiori in termini di obiettivi e risultati in ben determinate
realtà territoriali; il riproporsi di una dinamica della spesa farmaceutica al
di sopra degli obiettivi programmati; il persistere di fenomeni rivelatori di
un inappropriato utilizzo delle strutture di ricovero e di una limitata azione
di filtro della domanda.

Vengono
confermate le misure introdotte con la finanziaria 2006 a presidio del rispetto
dei vincoli di copertura delle gestioni in disavanzo (con il mantenimento del
meccanismo di adeguamento automatico delle aliquote) ed é previsto un
monitoraggio dei piani di rientro, accompagnato dall’istituzione di un fondo
per le regioni in disavanzo, limitato e decrescente, destinato a sostenere le
misure di riorganizzazione. Esso accompagna, e non sostituisce lo sforzo
fiscale regionale e l’adozione di stringenti misure per la riorganizzazione e
un più appropriato utilizzo delle strutture sanitarie.

Sono
confermate e potenziate le misure di contenimento della spesa farmaceutica
deliberate, a partire dal dicembre 2005, e da ultimo, nel settembre 2006,
dall’Agenzia italiana per il farmaco (AIFA), e viene
introdotto un abbattimento del 50 per cento delle tariffe per le prestazioni di
diagnostica laboratorio eseguibili con metodiche automatiche. Si tratta di
misure che possono consentire di ottenere nel breve periodo un sollievo per la
spesa regionale, ma che non possono sostituire una più attenta


15

valutazione
dell’attività prescrittiva, ancora caratterizzata da rilevanti differenze a
livello territoriale.

Coerente
con le necessità di completamento e rafforzamento della strumentazione per il
controllo della spesa appare, poi, la previsione di compartecipazione della
spesa nei casi di maggiore rischio di inappropriatezza.

Si tratta di una quota fissa di 10 euro per ricetta sulle
prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale per gli assistiti non
esenti, e di un ticket sugli accessi al pronto soccorso non seguiti da
ricovero. La compartecipazione è stabilita in 23 euro per gli interventi di
minor urgenza ( codici bianchi) prestati a non esenti. La quota fissa sale a 41
euro per i codici verdi. Viene così estesa ed
omogeneizzata una disciplina già adottata in alcune regioni e che può
consentire di intervenire sui costi associati a un volume di prestazioni
particolarmente rilevante (246 milioni le prestazioni specialistiche di cui di
esenti 86 milioni; 18,3 milioni gli accessi al pronto soccorso non seguiti da
ricovero). E’ inoltre previsto il pagamento a carico dei pazienti dei risultati
degli esami diagnostici eseguiti, ma non ritirati.

Destinati
ad incidere sulla organizzazione ospedaliera è, infine, la revisione e
l’aggiornamento delle prestazioni da considerarsi inappropriate se erogate in
regime di ricovero ospedaliero.

11.

L’insieme
delle misure proposte potrebbe consentire una effettiva
stabilizzazione della spesa. Non mancano, tuttavia, elementi che possono
rendere il processo di risanamento ancora incerto.

L’adeguamento
delle risorse rispetto al quadro a legislazione vigente, alleviando l’onere
dell’aggiustamento a carico delle regioni, non deve rappresentare una
condizione per rallentare il processo di riorganizzazione della sanità
regionale. Le misure introdotte per il contenimento dei costi attraverso il
taglio dei prezzi dei farmaci ed delle analisi
cliniche possono avere effetti solo temporanei. Il conseguimento degli
obiettivi è strettamente legato all’impegno effettivo di eliminare le ampie
sacche di inefficienza e inappropriatezza che hanno condizionato, in special
modo, i risultati delle regioni in disavanzo. Ciò richiede l’attivazione di
tutti gli strumenti disponibili e l’adozione di un monitoraggio infra-annuale
dei risultati per evitare, che, come nel recente passato, i risultati a
consuntivo rivelino tardivamente la poca credibilità del quadro tendenziale.

La
logica delle integrazioni di risorse come regolazione debitorie che si ripete
nell’esercizio e che è destinata a ridurre i disavanzi che si profilano per
l’anno in corso


16

(evitando
l’attivazione più estesa delle misure fiscali a copertura dei disavanzi), non
rappresenta, da questo punto di vista, un elemento a conforto di una tenuta del
sistema di responsabilizzazione regionale.

Il
ridimensionamento delle misure di gestione dei debiti delle aziende sanitarie
(con la inclusione delle cartolarizzazioni dei crediti
sanitari nel debito) ripropongono il problema della copertura dei disavanzi
pregressi. Andranno, a questo proposito, valutate con attenzione le scelte
operate in attuazione della disposizione che introduce la possibilità per le
amministrazioni regionali di ricorrere a coperture pluriennali per i disavanzi
relativi agli esercizi pregressi.

Le entrate tributarie: le
previsioni per il 2007

12.

Prima
di esaminare il contenuto della manovra sulle entrate definita con la legge
finanziaria e con il d.l. 262, è opportuno soffermarsi sulla controversa
questione dell’andamento del gettito tributario formulando qualche
considerazione soprattutto sulla fattibilità delle previsioni per l’anno 2007.

Secondo
la RPP, le
entrate tributarie totali sono previste in crescita nel 2007 per circa 10
miliardi (+2,3 per cento) rispetto al 2006. Si tratta di una stima prudenziale
alla quale si perviene escludendo le misure una tantum e le entrate di
natura straordinaria registrate nel 2006 ed assumendo un’elasticità rispetto al
Pil in linea con quella realizzata nel 2005 (e non con quella – ben più elevata
– del 2006). Della sostenuta crescita tuttora in atto si è ritenuto che, su
base annua, solo 5 miliardi siano da considerarsi
strutturali. La restante quota della crescita sarebbe, invece, legata al
favorevole quadro macro-economico ed a fattori occasionali.

In
occasione dell’audizione sul DPEF, lo scorso luglio la Corte ha evidenziato che –
pur potendosi considerare sicuramente strutturali gli effetti delle misure di ampliamento
delle basi imponibili della finanziarie per il 2006 -
una quota non secondaria dell’aumento del gettito fosse dovuta a fattori
occasionali. Largamente superiori al previsto sono stati, in particolare, i
versamenti relativi al complesso dei provvedimenti di rivalutazione volontaria
dei beni d’impresa e delle aree fabbricabili non ancora edificate. Secondo la
relazione tecnica, infatti, tali provvedimenti avrebbero dovuto


17

produrre
gettito per 925 milioni (rivisto in 3,1 miliardi dal DPEF), ma al 30 settembre
scorso avevano già fatto registrare incassi per circa 4,9 miliardi, da
ritenersi, però, non solo non replicabili, ma anche suscettibili di causare
minori introiti nei prossimi anni.

Con
una certa cautela occorre anche guardare all’andamento in forte crescita degli
incassi delle entrate da accertamento e controllo al netto dei condoni. A
proposito di tali entrate, infatti, va rilevato come il loro pur sensibile
incremento rispetto allo scorso anno (+56,7 per cento nei primi nove mesi dell’anno,
da 1.995 ad oltre 3.126 milioni) vada letto tenendo conto di due elementi. Uno
è che il risultato dei primi nove mesi fa registrare un rallentamento del tasso
di crescita che scende a 56,7 per cento rispetto al 66 per cento dei primi otto
mesi. L’altro elemento è che nel 2005 non si era ancora
ritornati ai livelli pre-condono: 3.481 milioni di incassi totali
rispetto a 3.758 milioni nel 2001. E’, pertanto, molto probabile che il gettito
da accertamento e controllo del 2006 risulti significativamente maggiore di
quello dello scorso anno, ma non è ancora del tutto scontato che lo stesso
risulterà largamente superiore anche ai livelli già raggiunti prima del
condono.

Elementi
di dubbio sono ricollegabili anche ai proventi di lotto, lotterie ed altre attività
di gioco che nei primi nove mesi dell’anno sono complessivamente risultati, sì,
in crescita (di 369 milioni), ma solo grazie agli apparecchi ed ai congegni di
gioco ed alle lotterie nazionali ad estrazione istantanea: i proventi del gioco
del lotto sono, infatti, diminuiti di ben 418 milioni.

L’imposta
sostitutiva sulle riserve matematiche dei rami vita di società ed enti
assicurativi, da parte sua, fa registrare un incremento eccezionale (+682 per
cento) solo perché nel 2005, per effetto della particolare disciplina
dell’acconto dettata in proposito, il gettito era stato di poco superiore ad un
decimo di quello del 2004 (134 rispetto a 1.297 milioni).

Sono
tutti elementi che portano a condividere la cautela con cui, come si è visto,
sono state formulate le previsioni di crescita del 2007.


18

La manovra sulle entrate

13.

La
manovra sulle entrate per il 2007
in termini di effetti sull’indebitamento netto ammonta a
15.643 milioni, di cui 11.678 relativi alla finanziaria e 3.965 al decreto legge.

Le
minori entrate previste dalla Finanziaria ammontano a 5.564 milioni, di cui
1.125 costituiscono proroga di agevolazioni in essere (fra le quali le più
rilevanti riguardano l’agricoltura, le ristrutturazioni edilizie,
l’autotrasporto e il gas metano per usi industriali) e 2.585 sono misure per lo
sviluppo, il cui importo è destinato a quasi triplicarsi nei due anni
successivi (rispettivamente 6.212 e 6.478 milioni). Nel 2007 la misura che
assorbe quasi l’intero importo (2.450 milioni) è costituita dalla riduzione del
cuneo fiscale a favore delle imprese.

Nei due anni successivi la riduzione del cuneo fiscale incide
rispettivamente per 4.410 e 4.680 milioni, ma acquistano una certa consistenza
anche il credito d’imposta per nuovi investimenti nelle aree svantaggiate (377
e 763 milioni) e per le spese di ricerca e innovazione (419 e 487 milioni), che
nel 2007 sono invece pari a zero.

Le
maggiori entrate legate alle misure previste in finanziaria ammontano per il 2007 a 17.241 milioni, per
aumentare, anche se di poco, nei due anni successivi (rispettivamente 17.666 e
19.584 milioni). A determinare l’incremento nel secondo e nel terzo anno del
triennio sono le previsioni di crescita del gettito associato all’applicazione
degli studi di settore, che infatti passano da 3.288
milioni del 2007 a
3.753 nel 2008 ed a 4.864 nel 2009.

A formare le maggiori entrate della Finanziaria, gli interventi
tributari contribuiscono per meno di un terzo (5.377 milioni). La parte
prevalente è infatti costituita dagli altri interventi
(ben 12.252 milioni), ed in particolare dal trasferimento all’INPS del TFR
inoptato, che incide per 6 miliardi, e dagli aumenti delle aliquote
contributive (4.757 milioni).

Un peso significativo ha anche la proroga del meccanismo di
incremento automatico delle aliquote di addizionale Irpef e delle maggiorazioni
Irap che scatta nel caso di disavanzo sanitario non coperto, garantendo una
continuità di risorse che, nel caso di specie, sono pari a 1.400 milioni e
vanno, di fatto, ad aggiungersi al maggior gettito tributario previsto dalla
legge finanziaria.

Un contributo rilevante è offerto, come si è già detto,
dall’applicazione degli studi di settore (circa 3.300 milioni nel 2007).
Apporti di un certo rilievo derivano anche dagli interventi in materia di
immobili, di


19

demanio marittimo e di valorizzazione del
patrimonio pubblico (500 milioni, che si raddoppiano nel 2008 e quasi si
triplicano nel 2009), dagli aumenti del bollo auto (364 milioni, oltre agli 88
milioni della tassa sui SUV) e dagli effetti delle modifiche apportate alla
curva delle aliquote al netto dell’impatto ridistribuivo (433 milioni nel 2007,
destinati a salire a 1.031 nel 2008 ed a 972 nel 2009). Fra le altre varie
misure anti – evasione va anche ricordata, per l’entità del gettito che vi è
associato (360 milioni nel 2007 e 220 negli anni successivi), l’obbligo di
indicazione dei dati dell’ICI nella dichiarazione dei redditi e di pagamento
della stessa imposta mediante F24.

14.

Agli
interventi tributari del DDL della finanziaria si devono aggiungere,
naturalmente, quelli del decreto legge, che sono centrati sui recuperi di base
imponibile (1.523 milioni), sul contrasto dell’evasione e dell’elusione (964
milioni), sull’inasprimento delle imposte ipotecaria,
catastale e di registro in sostituzione della preannunciata
reintroduzione dell’imposta di successione e di donazione (241 milioni nel 2007
e 319 negli anni successivi).

Si aggiunge altresì il maggior gettito IVA conseguente alla
concessione degli incentivi per la rottamazione delle auto inquinanti e
l’immatricolazione di veicoli a metano (248 milioni). Il decreto legge contiene
anche la manovra di compensazione degli oneri per la detrazione dell’IVA sulle
auto, con interventi dal lato delle imposte dirette che abbondantemente
neutralizzano la perdita di gettito attesa a seguito della sentenza della Corte
di giustizia europea (con un saldo positivo di 168 milioni nel 2007, 40 nel
2008 e 2 nel 2009).

Non
dovendo le analisi e le valutazioni della Corte riguardare le opzioni
politiche, nel caso della manovra sulle aliquote dell’IRE
ci si limita ad una verifica di coerenza e di fattibilità delle scelte compiute
rispetto agli obiettivi perseguiti , ai vincoli esistenti ed alle condizioni al
contorno.

L’obiettivo
della ridistribuzione a favore degli scaglioni di reddito più bassi si
accompagna a quello della lotta all’evasione ed all’elusione, ritenuta indispensabile
per evitare che la modifica della curva delle aliquote finisca con il premiare
proprio coloro che più si sottraggono all’adempimento dell’obbligazione
tributaria. La verifica si deve quindi spostare sul versante dell’efficacia
della strategia di contrasto e di dissuasione dell’evasione e di spinta
all’emersione degli imponibili finora occultati. A tal proposito le misure già
adottate con il decreto legge 223 del luglio scorso e quelle nuove previste dalla manovra – singolarmente prese – appaiono per lo più
condivisibili e di sicura incisività. Esse servono ad opportunamente chiudere
varchi o a creare barriere all’evasione. Tuttavia, esse saranno tanto più
efficaci quanto più rapidamente


20

l’Amministrazione
finanziaria si muoverà sulla strada, da tempo suggerita dalla Corte, di
applicare all’azione anti evasione le modalità proprie della pianificazione
strategica e del controllo di gestione. Con la conseguenza della periodica
misurazione e pubblicizzazione delle dimensioni e della composizione del
fenomeno, della fissazione di specifici obiettivi di riduzione da raggiungere
entro precise scadenze temporali, di rendicontazione dei risultati conseguiti e
di riconsiderazione delle azioni da svolgere e della destinazione ottimale
delle risorse disponibili.

15.

Passando
alle considerazioni sulla fattibilità del maggior gettito associato alle misure
proposte, non ci sono a prima vista rilievi sostanziali
da formulare per quanto concerne i 10,5 miliardi attesi dall’insieme dei
prelievi tributari, previdenziali e di quelli relativi al settore sanitario.

Perplessità
suscita invece la valutazione di piena e tempestiva fattibilità del gettito
legato alla valorizzazione ed alla razionalizzazione del patrimonio pubblico ed
in particolare di quello relativo al progetto di individuazione e definizione
di occupazione “non regolarizzata” sul demanio marittimo che da solo dovrebbe
produrre entrate finanziarie una tantum per 225 milioni nel 2007, 471
nel 2008 e 737 nel 2009. Ma rischi di non piena e tempestiva fattibilità
sussistono anche per la valorizzazione dei beni della difesa non più necessari
per usi militari (solo 74 milioni nel 2007, che salgono, però, rispettivamente,
a 221 e 362 nel 2008 e nel 2009).

Per
ciò che attiene al maggior gettito di 8,8 miliardi legato alle misure che sono
state raggruppate sotto il titolo “miglioramento dell’efficienza della macchina
tributaria”, si possono formulare alcune considerazioni, distintamente per gli
studi di settore e per gli altri interventi anti evasione/elusione.

Gli
effetti attesi dalle misure in materia di studi di settore (3.288 milioni nel
2007, che salgono a 3.753 nel 2008 e 4.864 nel 2009), pur essendo soggetti
all’alea dei comportamenti che verranno concretamente
adottati dai contribuenti interessati in ordine alla scelta di spontaneamente
adeguarsi alle nuove condizioni di congruità o di intraprendere, invece, la
strada del contenzioso con l’Amministrazione finanziaria, appaiono
sostanzialmente fattibili. Nel formulare questa valutazione si tiene conto, da


21

una
parte, della capacità che l’Amministrazione ha dimostrato di saper gestire nei
tempi richiesti le complesse operazioni di revisione di numerosi studi, e,
dall’altra, della rilevazione, effettuata a consuntivo, di un maggior gettito
per 2.016 milioni che si sarebbe avuto per l’anno d’imposta 2004 a seguito
dell’applicazione dei nuovi studi evoluti entrati in vigore proprio quell’anno.

Questa
rilevazione è anche di per se un dato
molto importante, se si considera che, dopo le numerose sollecitazioni in tal
senso da parte della Corte, questa è la prima volta in cui vengono fornite
precise indicazioni di ordine quantitativo sui risultati ottenuti con
l’applicazione degli studi di settore. Pur trattandosi di un risultato
sicuramente modesto rispetto alle stime che sono state condotte sulle
dimensioni degli imponibili sottratti a imposizione, se ne deduce la conferma
che un uso convinto ed accorto degli studi di settore, che spinga al
progressivo ma deciso avvicinamento ai reali livelli di ricavo e di reddito,
può costituire uno strumento davvero efficace per poter drasticamente
ridimensionare l’evasione delle piccole imprese e dei professionisti.

Tra
gli altri interventi anti evasione previsti dalla
Legge finanziaria va segnalato quello dell’obbligo di indicazione dei dati
relativi all’ICI nella dichiarazione dei redditi e di pagamento del relativo
importo mediante modello F24: ancorché astrattamente ragionevole, la stima di
360 milioni di maggior gettito, nel 2007, appare più una congettura che il
risultato conclusivo di una stima rigorosa.

16.

Per
ciò che attiene, poi, al maggior gettito atteso dalle misure del decreto legge
in materia di accertamento e contrasto dell’evasione e dell’elusione (964
milioni nel 2007, importo che resta sostanzialmente invariato anche negli anni
successivi), si prestano a qualche osservazione le previsioni relative alla
maggiore attività di accertamento e controllo ed al contrasto delle frodi IVA
sugli autoveicoli.

Nel
primo caso, anche se l’ipotesi non appare astrattamente irragionevole, la
relazione tecnica non spiega il procedimento seguito per ipotizzare un
incremento di 4 miliardi di maggiore imposta accertata, incremento che viene genericamente collegato al forte impegno impresso
all’attività di controllo ed al maggior orientamento dei compensi al personale
all’efficacia ed ai risultati dell’azione di contrasto all’evasione.
Argomentato


22

e
convincente appare, per converso, il ragionamento seguito per stimare la quota
degli accertamenti che potranno essere riscossi e che, peraltro, supera di poco
il 10 per cento degli importi accertati (460 milioni su 4.050) che la Corte ha, attraverso le sue
indagini, verificato essere il risultato normalmente conseguito come esito
finale dell’attività di accertamento.

Il
recupero IVA di 506 milioni sulle operazioni di acquisto comunitario e di
importazione di autoveicoli appare calcolato in modo convincente. E’ tuttavia
irrealistico ipotizzare che il numero di tali operazioni non si riduca – ed
anche drasticamente – una volta che, con l’applicazione della disposizione del
decreto legge, l’IVA non potrà più essere evasa.

Il
d.l. sconta anche un significativo incremento dalle riscossioni (1.200 milioni
per il 2007, di 950 per il 2008 e di 1.300 per il 2009). La previsione, a prima
vista ardita, non appare in realtà irragionevole se si tiene conto dei tre
fattori che dovrebbero favorire una maggiore riscossione sia spontanea che
coattiva:

                      
- la possibilità
di compensazione e di pignoramento dei consistenti rimborsi d’imposta richiesti
dai contribuenti morosi;

                      
- l’effetto della
possibilità di applicazione delle c.d. “ganasce fiscali” e del pignoramento del
quinto dello stipendio;

                      
- i nuovi poteri
attribuiti agli agenti della riscossione.

Va
inoltre evidenziato l’effetto positivo che potrà avere la nuova organizzazione
dell’attività di riscossione che dal primo ottobre scorso può essere gestita
con criteri imprenditoriali facendone oggetto di pianificazione strategica e di
controllo di gestione.

17.

Vorrei,
infine, accennare ad un aspetto della manovra che non rileva direttamente sul
piano delle quantificazioni, ma che riveste notevole importanza ai fini sia
della lotta all’evasione, sia dell’attuazione del federalismo fiscale. Mi
riferisco al previsto trasferimento delle funzioni catastali ai Comuni, a
decorrere dal 1° novembre dell’anno prossimo. Ciò ripropone il complesso tema –
comune anche all’attività di accertamento e di riscossione – di come trovare un
soddisfacente punto di equilibrio fra


23

valorizzazione
della capacità di iniziativa degli enti di autonomia, da una parte, e
l’esigenza di evitare duplicazioni e contenere gli oneri di gestione,
dall’altra.

Nel
caso del Catasto, il disegno di legge della Finanziaria prevede la piena
cooperazione applicativa tra gli enti interessati e l’unitarietà del servizio
della banca dati (art. 14, c. 4) ed afferma che il trasferimento delle funzioni
catastali ai Comuni non deve comportare maggiori oneri a carico della finanza
pubblica (art. 14, c. 6). Ciò significa, in particolare, impedire che ogni ente
cerchi costose soluzioni operative, separate da quelle di tutti gli altri. In
quest’ottica sembra correttamente muoversi il disegno di legge delega,
collegato alla Finanziaria, per il riordino del sistema tributario, che, fra
l’altro, all’art. 4 fissa come uno dei criteri
direttivi della delega per la riforma del sistema estimativo del catasto
fabbricati quello dell’”articolazione del processo riformatore attraverso la
definizione del ruolo dei Comuni e dell’Agenzia del territorio nel rispetto dei
principi sottesi alle funzioni decentrate, assicurando, a livello nazionale,
l’uniformità e la qualità dei processi, nonché il loro coordinamento e
monitoraggio”.

E’
da auspicarsi che la consapevolezza della rilevanza del problema che emerge
dalla proposta dei testi normativi si accompagni alla definizione, sul piano
attuativo, di un modello di gestione decentrata che ne massimizzi i potenziali
effetti positivi ed eviti i rischi – molto concreti non solo nel caso del
Catasto, ma anche, come si è detto, in quello della riscossione e
dell’accertamento – di scelte, da parte dei singoli enti, scoordinate,
improvvisate, costose e prive di adeguate garanzie di trasparenza ed
affidabilità. La strada da seguire potrebbe essere quella di flessibilizzare le
strutture operanti a livello centrale per consentirne l’utilizzo come strutture
di servizio anche da parte degli enti territoriali.


24

TABELLE


25

Tabella 1

>

I dati del Patto di
stabilità interno – Dati di contabilità nazionale – Regioni e province
autonome

VOCI
ECONOMICHE

2004

2005

2006

2007

2008

2009

FINANZIARIA 2006

TOTALE USCITE CORRENTI

109.087

118.998

122.689

126.637

ersonale
e trasferimenti ad PA

93.414

102562

106003

109653

nteressi
passivi

1.363

1.429

1.450

1.476

Spese
correnti nette

14.310

15.007

15.236

15.508

limite previsto

-3,8%

0,4%

+2,5%

Spesa
netta programmatica

14.310

13.766

13.821

14.167

TOTALE USCITE IN CONTO CAPITALE

21.078

22.807

23.718

24.909

ontributi
e trasferimenti complessivi

8.846

9.991

10.568

11.135

Spese
in conto capitale nette

12.232

12.816

13.150

13.774

limite previsto

+4,8%

+4%

+4%

Spese
in conto capitale programmatica

12.232

12.819

13.332

13.865

TOTALE
SPESE TENDENZIALE

130.165

133.408

141.805

146.407

151.546

tasso variazione su anno precedente

2,491

6,294

3,245

3,510

TOTALE SPESE PROGRAMMATE

130.165

133.408

140.567

145.175

150.296

tasso variazione su anno precedente

2,491

5,366

3,278

3,528

TOTALE SPESE PROGRAMMATE SOGGETTE AL PATTO 2007 (fin 2006)

48.832

48.887

51.321

52.118

51.971

tasso variazione su anno precedente

0,113

4,979

1,552

-0,281

FINANZIARIA 2007

TOTALE
SPESA TENDENZIALE

130.165

133.408

138.336

142.919

149.609

155.282

tasso variazione su anno precedente

2,49

3,69

3,31

4,68

3,79

Sanità

81.333

84.521

89.246

93.057

98.325

102.682

Spesa
complessiva netta

48.832

48.887

49.090

49.862

51.284

52.600

0,11

0,42

1,57

2,85

2,57

limite previsto

-1,8%

2,5%

2,4%

correzione prevista

-1.760

-1.970

-2.170

Effetti
disapplicazione norme personale

-94

-88

-40

manovra

-1.854

-2.058

-2.210

TOTALE SPESE PROGRAMMATE SOGGETTE AL PATTO 2007 (fin2007)

48.832

48.887

49.090

48.008

49.226

50.390

tasso variazione su anno precedente

0,11

0,42

-2,20

2,54

2,36

TOTALE SPESE PROGRAMMATE

130.165

133.408

138.336

141.065

147.551

153.072

tasso variazione su anno precedente

2,49

3,69

1,97

4,60

3,74


Tabella 2

La distribuzione degli oneri
dell’aggiustamento tra regioni . Una stima a partire
dai dati del Patto di stabilità per il 2005

>

Competenza

La manovra

Spesa corrente

Spesa c/capitale (dato di cassa)

Spesa sanità corrente

Spesa sanità capitale (dato di cassa)

Concessione crediti

Spesa complessiva soggetta a Patto

Riduzione prevista

Spesa complessiva soggetta a Patto al netto della
riduzione prevista

Spesa complessiva netta obiettivo

Spesa complessiva soggetta al Patto – dato
tendenziale 2007 = 2005*2%

Entità della manovra correttiva

Composizione

Composizione della spesa complessiva 2005

Piemonte

8.658.368

1.493.389

6.734.869

125.741

0

3.291.147

-59.241

3.231.906

10.092.516

3.356.785

-124.879

10,7

9,8

Lombardia

16.459.883

1.910.583

13.616.976

0

72.443

4.681.047

-84.259

4.596.788

18.286.207

4.774.406

-177.617

15,3

17,7

Veneto

8.516.659

995.710

7.108.600

0

1.984

2.401.785

-43.232

2.358.553

9.469.137

2.449.686

-91.133

7,8

9,2

Liguria

3.470.313

480.063

2.825.794

50.043

0

1.074.539

-19.342

1.055.197

3.931.034

1.095.970

-40.772

3,5

3,8

E. Romagna

7.570.963

802.083

5.982.747

0

0

2.390.299

-43.025

2.347.274

8.330.021

2.437.971

-90.697

7,8

8,1

Toscana

6.863.106

937.958

5.571.726

98.666

1.116

2.129.556

-38.332

2.091.224

7.762.732

2.172.028

-80.804

6,9

7,5

Marche

2.686.788

447.061

2.177.967

30.425

0

925.457

-16.658

908.799

3.117.191

943.914

-35.115

3,0

3,0

Umbria

1.782.040

259.022

1.361.965

0

262

678.835

-12.219

666.616

2.028.843

692.374

-25.758

2,2

2,0

Lazio

10.669.897

932.192

8.136.900

92.825

0

3.372.364

-60.703

3.311.661

11.541.386

3.439.622

-127.961

11,0

11,2

Abruzzo

2.248.259

250.757

1.788.973

8.914

0

701.129

-12.620

688.509

2.486.396

715.112

-26.604

2,3

2,4

Molise

615.415

214.938

475.599

2.022

1.214

351.518

-6.327

345.191

824.026

358.529

-13.338

1,1

0,8

Campania

9.324.347

1.886.585

7.396.275

7.888

0

3.806.769

-68.522

3.738.247

11.142.410

3.882.691

-144.444

12,4

10,8

Puglia

7.279.076

683.914

5.585.076

25.440

0

2.352.474

-42.345

2.310.129

7.920.645

2.399.392

-89.262

7,7

7,7

Basilicata

1.126.677

542.533

828.116

14.830

0

826.264

-14.873

811.391

1.654.337

842.743

-31.352

2,7

1,6

Calabria

3.625.255

892.662

2.813.387

15.867

0

1.688.663

-30.396

1.658.267

4.487.521

1.722.342

-64.075

5,5

4,4

TOTALE

90.897.046

12.729.450

72.404.970

472.661

77.019

30.671.846

-552.093

30.119.753

103.074.403

31.283.564

-1.163.811

100,0

100,0


segue Tabella 2

>

Cassa

La manovra

Spesa corrente

Spesa c/capitale

Spesa sanità corrente

Spesa sanità capitale

Concessione crediti

Spesa complessiva soggetta a Patto

Manovra

Spesa complessiva netta

2004 (stima delle spese soggette a limite)

2005 (tetto stabilito dalla fin.2005 +4,8% 2003

2006 (tetto stabilito dalla fin. 2005 +2% 2005)

2006 (tetto stabilito con la fin. 2006 -3,8% 2004)

Piemonte

8.206.713

1.493.389

6.455.614

125.741

0

3.118.747

-56.137

3.062.610

9.643.965

3.180.947

-118.338

10,9

9,6

Lombardia

16.498.388

1.910.583

13.606.882

0

72.443

4.729.646

-85.134

4.644.512

18.323.837

4.823.974

-179.461

16,5

18,2

Veneto

8.069.107

995.710

6.866.763

0

1.984

2.196.070

-39.529

2.156.541

9.025.288

2.239.868

-83.328

7,7

9,0

Liguria

3.422.029

480.063

2.816.941

50.043

0

1.035.108

-18.632

1.016.476

3.883.460

1.055.752

-39.276

3,6

3,9

E. Romagna

7.499.767

802.083

5.976.446

0

0

2.325.404

-41.857

2.283.547

8.259.993

2.371.782

-88.235

8,1

8,2

Toscana

6.798.968

937.958

5.453.173

98.666

1.116

2.183.971

-39.311

2.144.660

7.697.615

2.227.528

-82.868

7,6

7,7

Marche

2.704.516

447.061

2.177.930

30.425

0

943.222

-16.978

926.244

3.134.599

962.034

-35.790

3,3

3,1

Umbria

1.746.291

259.022

1.372.665

0

262

632.386

-11.383

621.003

1.993.930

644.998

-23.995

2,2

2,0

Lazio

9.574.674

932.192

8.140.836

92.825

0

2.273.205

-40.918

2.232.287

10.465.948

2.318.542

-86.254

7,9

10,4

Abruzzo

2.095.325

250.757

1.750.856

8.914

0

586.312

-10.554

575.758

2.335.528

598.005

-22.247

2,0

2,3

Molise

614.270

214.938

463.455

2.022

1.214

362.517

-6.525

355.992

822.683

369.747

-13.755

1,3

0,8

Campania

9.518.717

1.886.585

7.606.639

7.888

0

3.790.775

-68.234

3.722.541

11.337.068

3.866.378

-143.837

13,2

11,3

Puglia

6.866.993

683.914

5.462.655

25.440

0

2.062.812

-37.131

2.025.681

7.513.776

2.103.953

-78.271

7,2

7,5

Basilicata

1.138.772

542.533

851.993

14.830

0

814.482

-14.661

799.821

1.666.644

830.726

-30.905

2,8

1,7

Calabria

3.580.963

892.662

2.812.973

15.867

0

1.644.785

-29.606

1.615.179

4.444.019

1.677.589

-62.410

5,7

4,4

TOTALE

88.335.493

12.729.450

71.815.821

472.661

77.019

28.699.442

-516.590

28.182.852

100.548.353

29.271.822

-1.088.970

100,0

100,0


Tabella 3.1

La correzione del saldo – Prime
valutazioni su un campione di Comuni con popolazione superiore a 8000 abitanti
- Numero di enti per livello della correzione richiesta e classe dimensionale

>

Correzione del saldo in termini pro capite

Enti non in disavanzo

Enti in disavanzo

Campione complessivo

Piccoli

Medi

Grandi

Totale

Piccoli

Medi

Grandi

Totale

Piccoli

Medi

Grandi

TOTALE

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

oltre 100 euro

0

0

0

0

42

23

17

82

42

23

17

82

tra 50 e 100 euro

2

1

0

3

146

58

21

225

148

59

21

228

tra 30 e 50 euro

13

6

5

24

91

35

13

139

104

41

18

163

meno di 30 euro

114

57

6

177

42

27

1

70

156

84

7

247

TOTALE

129

64

11

204

321

143

52

516

450

207

63

720

>

Enti non in disavanzo

Enti in disavanzo

Campione complessivo

Piccoli

Medi

Grandi

totale

Piccoli

Medi

Grandi

Totale

Piccoli

Medi

Grandi

TOTALE

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

oltre 100 euro

0,0

0,0

0,0

0,0

13,1

16,1

32,7

15,9

9,3

11,1

27,0

11,4

tra 50 e 100

1,6

1,6

0,0

1,5

45,5

40,6

40,4

43,6

32,9

28,5

33,3

31,7

tra 30 e 50 euro

10,1

9,4

45,5

11,8

28,3

24,5

25,0

26,9

23,1

19,8

28,6

22,6

meno di 30 euro

88,4

89,1

54,5

86,8

13,1

18,9

1,9

13,6

34,7

40,6

11,1

34,3

TOTALE

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

>

Enti non in disavanzo

Enti in disavanzo

Campione complessivo

Piccoli

Medi

Grandi

totale

Piccoli

Medi

Grandi

Totale

Piccoli

Medi

Grandi

TOTALE

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

oltre 100 euro

0,0

0,0

0,0

0,0

51,2

28,0

20,7

100,0

51,2

28,0

20,7

100,0

tra 50 e 100

0,9

0,4

0,0

1,3

64,0

25,4

9,2

98,7

64,9

25,9

9,2

100,0

tra 30 e 50 euro

8,0

3,7

3,1

14,7

55,8

21,5

8,0

85,3

63,8

25,2

11,0

100,0

meno di 30 euro

46,2

23,1

2,4

71,7

17,0

10,9

0,4

28,3

63,2

34,0

2,8

100,0

TOTALE

17,9

8,9

1,5

28,3

44,6

19,9

7,2

71,7

62,5

28,8

8,8

100,0


>

Tabella 3.2

La correzione del saldo – Prime valutazionisu un
campione di Comuni con popolazione superiore a 8000 abitanti – Numero di enti
e livello medio della correzione richiesta in percentuale della spesa
complessiva per classe dimensionale e livello di correzione

numero
enti

correzione
in % della spesa complessiva

Piccoli

Medi

Grandi

Totale

Piccoli

Medi

Grandi

Totale

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

Enti in disavanzo

Enti in disavanzo

superiore a 10%

49

20

8

77

12,8

12,6

12,2

12,7

superiore alla media ma inferiore a 10%

146

61

23

230

7,5

7,5

6,9

7,4

inferiore alla media

126

62

21

209

4,1

3,9

3,9

4,0

Totale

321

143

52

516

7,0

6,7

6,5

6,8

Enti non in disavanzo

Enti non in disavanzo

129

64

11

204

2,5

2,6

2,4

2,5

TOTALE

450

207

63

720

5,7

5,4

5,8

5,6

>

numero
enti

correzione
in % della spesa complessiva

Piccoli

Medi

Grandi

Totale

Piccoli

Medi

Grandi

Totale

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

da 8000 a 20000

da 20000 a 60000

oltre
60000

Enti in disavanzo

Enti in disavanzo

superiore a 10%

10,9

9,7

12,7

10,7

224,9

233,4

210,8

225,9

superiore alla media ma inferiore a 10%

32,4

29,5

36,5

31,9

131,8

138,9

119,2

132,5

inferiore alla media

28,0

30,0

33,3

29,0

72,0

72,2

67,4

71,6

Totale

71,3

69,1

82,5

71,7

122,5

123,2

112,4

121,8

Enti non in disavanzo

Enti non in disavanzo

28,7

30,9

17,5

28,3

43,9

48,2

41,5

45,0

TOTALE

100

100

100

100

100

100

100

100


Tabella 4

La spesa sanitaria nell’ultimo
decennio – (1995-2005) – preconsuntivo 2006 e obiettivo 2007

Per i consuntivi 1995 – 2005 Dati di
contabilità nazionale – Conto economico consolidato della sanità; per il 2006
Dpef 2007-2011; per il 2007 Nuovo patto della salute

>

preconsuntivo

programmatico

Variazione media

1995

1996

1997

1998

1999

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

1995-2000

2001-2005

2000-2006

Spesa sanitaria

47.857

51.705

55.711

57.569

60.520

67.574

74.744

79.106

81.844

89.971

94.571

101.920

101.702

quota su PIL

5,1

5,2

5,3

5,3

5,4

5,7

6,0

6,1

6,1

6,5

6,7

6,9

6,7

5,3

6,3

6,3

variazione percentuale sull’anno precedente

-2,3

8,0

7,7

3,3

5,1

11,7

10,6

5,8

3,5

9,9

5,1

7,8

-0,2

5,6

7,0

7,8

quota su spesa complessiva

9,6

9,8

10,6

10,8

11,2

12,3

12,4

12,9

12,6

13,5

13,8

14,1

13,8

10,7

13,0

13,1

PIL

947.339

1.003.778

1.048.766

1.091.361

1.127.091

1.191.057

1.248.648

1.295.226

1.335.354

1.388.870

1.417.241

1.466.835

1.508.439

Variazioni percentuali sull’anno precedente

tasso PIL (nominale)

7,9

6,0

4,5

4,1

3,3

5,7

4,8

3,7

3,1

4,0

2,0

3,5

2,8

5,2

3,5

3,8

inflazione

5,2

4,0

2,0

2,0

1,7

2,5

2,7

2,5

2,7

2,2

2,0

2,0

1,6

2,9

2,4

2,4

spesa corrente

3,7

7,4

0,3

0,3

0,9

4,3

5,6

3,3

4,2

3,6

3,0

4,4

nd

2,8

3,9

4,1

spesa corrente al netto interessi

1,8

8,1

5,2

3,2

4,0

4,8

5,9

5,4

5,4

4,6

3,5

4,5

nd

4,5

5,0

4,9

spesa complessiva

5,8

5,7

0,0

1,3

1,4

1,5

9,2

2,2

5,5

2,9

3,1

4,9

nd

2,6

4,6

4,2

Fonte :
Istat, Dpef 2007-2011;Patto per la salute 2006


Tabella 5

Previsioni tendenziali – manovre
correttive – obiettivi programmatici – risultati in tema di spesa sanitaria

importi in milioni di euro

>

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

DPEF 2002-2006

Spesa sanitaria tendenziale

72.665

74.990

77.055

79276

81652

quota su PIL

5,65

5,61

5,55

5,50

5,46

tasso di crescita tendenziale della spesa sanitaria

4,22

3,20

2,75

2,88

3,00

DPEF 2003-2006

Spesa sanitaria

75.500

79.000

82.400

85.300

88.500

quota su PIL

5,97

5,96

5,98

5,95

5,94

tasso di crescita tendenziale della spesa sanitaria

1,01

4,64

4,30

3,52

3,75

DPEF 2004-2007

Spesa sanitaria

81.969

84.081

87.605

91.206

94.926

quota su PIL

6,29

6,22

6,23

6,24

6,24

tasso di crescita tendenziale della spesa sanitaria

3,62

2,58

4,19

4,11

4,08

DPEF 2005-2008

Spesa sanitaria

89.650

92.434

95.644

99.676

103.856

quota su PIL

6,64

6,56

6,51

6,50

6,49

tasso di crescita tendenziale della spesa sanitaria

9,54

3,11

3,47

4,22

4,19

DPEF 2006-2009

Spesa sanitaria

93.067

95.610

98.780

102.363

quota su PIL

6,73

6,66

6,63

6,65

tasso di crescita tendenziale della spesa sanitaria

3,44

2,73

3,32

3,63

DPEF 2007-2011

Spesa sanitaria

101.920

103.736

107.095

111.116

quota su PIL

6,95

6,88

6,88

6,92

tasso di crescita tendenziale della spesa sanitaria

7,77

1,78

3,63

Misure di correzione della spesa sanitaria
tendenziale

manovra per il 2002

-1.243

-1.294

-209

manovra per il 2003

-1.926

-3.010

-3.010

manovra per il 2004

manovra per il 2005

-4.305

-4.305

-4.305

manovra per il 2006

-1.000

-1.000

-1.000

manovra per il 2007

-2.034

-2.430

-3.245

Obiettivo di spesa

75.652

78.570

82.403

88.195

95.273

101.702

104.665

107.871

quota su PIL

6,0

6,0

6,1

6,2

6,5

6,7

6,7

6,7

Risorse a cui contribuisce
lo Stato

Accordo 8/2001

74.564

77.532

80.501

Intesa 2005

88.195

89.960

91.759

93.594

Integrazioni
Stato e riequilibrio

1.088

1.038

1.903

1.213

1.000

1.000

Totale

75.652

78.570

82.403

88.195

91.173

92.759

94.594

Nuovo patto 2006

97.000

99.900

102.900

Risorse aggiuntive delle regioni

Maggiori risorse regionali
strutturali

2.600

2.389

2.393

2.499

ulteriori entrate regionali

1.500

1.401

1.445

1.492

Misure di responsabilizzazione individuale

912

935

935

I Consuntivi

Spesa sanitaria

79.106

81.844

89.971

94.571

quota su PIL

6,28

6,29

6,66

6,67

tasso di crescita a consuntivo

5,84

3,46

9,93

5,11

Fonte: Dpef vari anni; Finanziarie vari anni; Istat vari anni.


Tabella 6

Partecipazione alla spesa
farmaceutica, specialistica, pronto soccorso ospedaliero

>

assistenza farmaceutica

assistenza specialistica

pronto soccorso

Piemonte

anche quando sono stati previsti ticket sui farmaci risultano esentati o
sono previsti importi minori per i pensionati di guerra gli invalidi civili i
ciechi e sordomuti i titolari di pensione integrata al minimo gli affetti da
patologie croniche per i farmaci correlati alla patologia

2 per confezione max 4 ricetta
– accordo con le farmacie per duplice via – dal luglio 2005 abolito su generici
e brevetto scaduto

Normativa nazionale. Tariffa prestazione fino ad un
tetto massimo pari a 36,15 euro – esenzione per bambini dino a 6 anni e
anziani oltre 65 anni con reddito nucleo fam. <36151 euro titoalri
pensione sociale disoccupati con reddito <8263 eur, invalidi affetti da
patologiue e malattie rare ma limitatamente aalle prestazioni correlate

Valle d’Aosta

no

ticket prestazioni specialistiche per i codici bianchi

Lombardia

2 euro per confezione, 4 se le
confezioni prescritte sono più d’una; esenzione anche per pensionati con
reddito fam< 11400 euro

tetto max a 46 euro

35 euro per la sola visita
specialistica e 50 euro per le prestazioni diagnostiche per i codici bianchi

P.A. Bolzano

2 per confezione max 4 ricetta

15 euro nel caso di accesso
giustificato ma non ricovero; 50 euro più ticket fino a 100 euro se non
urgente e non giustificato

P.A. Trento

no

ticket di vari importi da 7,7 euro per la visita a 30,98
per l’ecografia per codici bianchi

Veneto

1 euro per
ricetta; dal …2 per confezione max 4 ricetta; esenzione anche per reddito
Isee <12000 euro

Friuli V. G.

no

Liguria

2 per confezione max 4 ricetta
– esenzione totale anche per redditi familiari <36151 euro

ticket prestazioni specialistiche per i codici bianchi

Emilia Romagna

no

23 euro per la sola visita
specialistica + ticket per ulteriori prestazioni specialistiche per i codici
bianchi

Toscana

no

ticket prestazioni specialistiche per i codici bianchi se
evento verificatori prima delle 6 ore dall’accesso e seguibile da medici di
medicina generale

Umbria

no

ticket prestazioni specialistiche per i codici bianchi

Marche

no

Lazio

1 euro per confezione; abolito
nel 2005

Abruzzo

2,3,4 euro per fasce di
reddito; abolito nel 2005

ticket forfettario di 21 euro per le prestazioni
all’interno del pronto soccorso; 36 euro se anche al di fuori per codici
bianchi e verdi

Molise

1 euro per confezione max 3
euro ricetta – 0,5 euro per i farmaci generici escluse le confezioni
inferiori di 5 euro

Campania

no

Puglia

2 euro per confezione fino ad
un massimo di 5,5 per ricetta – esentati anche i nuclei fam con reddito
<10000 concrementato di 750 euro a figlio max 3 figli

Basilicata

no

Calabria

1 euro per confezione; no dal
settembre 2005

Sicilia

1,55 euro per una confezione-
3,1euro per più confezioni – 0,52 euro a confezione; da agosto 2005 2 euro a
confezione – esenzione nuclei Isee<9000 euro

esenti Isee< 9000 € – Se >9000 € ticket ricetta 2
euro + quota ticket di 36,15

Sardegna

1,5 euro a confezione fino ad
un max di 3 euro; abolito dal marzo 2006

15 euro per i codici bianchi