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lunedì 15 ottobre 2007

Esame dei documenti di bilancio 2008 – Audizione del Presidente dell’ Istituto nazionale di statistica, Luigi Biggeri – Roma, 11 Ottobre 2007 Commissioni riunite V del Senato della Re Pubblica “Programmazione economica, Bilancio” V della Camera d

Esame dei documenti di bilancio
2008 – Audizione del Presidente dell’Istituto nazionale di statistica, Luigi
Biggeri – Roma, 11 Ottobre 2007 Commissioni riunite V
del Senato della Re Pubblica “Programmazione economica, Bilancio” V della
Camera dei Deputati “Bilancio, Tesoro e Programmazione”

1. Premessa

Nei documenti di bilancio per il
2008 e relativi alla manovra di bilancio 2007-2010, che comprendono la Relazione Previsionale
e Programmatica (RPP) per il 2008, il decreto legge di
settembre 2007 e il disegno di legge finanziaria, è stato indicato
l’impegno del Governo per una manovra diretta a coniugare i tre obiettivi della
crescita, dell’equità sociale e della stabilità.

Conformemente ai suoi compiti
istituzionali, l’Istat offre un contributo informativo finalizzato in primo
luogo all’illustrazione dei dati più recenti sul quadro macroeconomico
internazionale e interno. L’analisi di questo quadro servirà come base per una
breve discussione delle stime contenute nella Relazione Previsionale e Programmatica
con riferimento al 2007. Non si affronta, invece, perché non di nostra
competenza, il tema delle previsioni economiche per il periodo 2008-2011.

In merito agli obiettivi di breve
e medio termine indicati nella Relazione Previsionale e Programmatica e alle
misure contenute nel disegno di legge finanziaria e nel decreto di settembre
2007, essendo gli interventi previst imolteplici e complessi, e noti nella loro
specificazione soltanto da pochi giorni, non è stato possibile sviluppare
analisi e modelli ad hoc adatti a valutarne l’impatto.
Il contributo di informazione statistica e di analisi che viene
messo a disposizione delle Commissioni è riportato nei seguenti sei dossier,
contenenti elementi mirati, che consentono di approfondire alcune tematiche
specifiche:

Dossier 1 – Il quadro
macroeconomico internazionale e italiano;

Dossier 2 – Le dinamiche del
sistema dei prezzi;

Dossier 3 – Le famiglie di
giovani e le spese per l’affitto;

Dossier 4
- Semplificazione della normativa fiscale e misure di vantaggio per i
contribuenti minimi;

Dossier 5 – Il quadro
territoriale degli indicatori di dotazione e funzionalità delle infrastrutture
in Italia;

Dossier 6 – Lo sviluppo del
Mezzogiorno: analisi rispetto alle misure previste nei documenti di bilancio.

È stata, inoltre, allegata una
serie di pubblicazioni recenti dell’Istituto, contenenti informazioni utili con
riguardo alle tematiche trattate nei documenti di bilancio, distintamente per
le aree della ricerca e sviluppo, della produttività, delle spese Per
l’ambiente e della violenza contro le donne.

2. Gli sviluppi recenti del
quadro macroeconomico internazionale e italiano

L’analisi
approfondita della situazione economico-sociale del nostro Paese e delle
trasformazioni strutturali che sono avvenute e stanno avvenendo all’interno dei
sistemi delle imprese, del mercato del lavoro e delle famiglie è stata
illustrata nel Rapporto annuale dell’Istat, presentato nel maggio scorso, cui
si rinvia. Nel testo sono stati forniti anche spunti per possibili interventi.
I recenti sviluppi della congiuntura internazionale e di quella italiana sono
affrontati, anche con tabelle e grafici, nel Dossier 1
e, per la parte relativa alla dinamica dei prezzi, nel Dossier 2. Poiché molti
dei medesimi aspetti, soprattutto relativi allo scenario internazionale, sono
analizzati nel dettaglio all’interno della Relazione Previsionale e
Programmatica (RPP), in questa sedeci si concentra sugli elementi informativi
provenienti dai più recenti indicatori congiunturali, prodotti dell’Istituto,
in modo da completare il quadro conoscitivo sulle tendenze recenti
dell’economia italiana.

La congiuntura internazionale

Il quadro macroeconomico
internazionale di riferimento proposto nella Relazione Previsionale e
Programmatica, sul quale si basa la Legge Finanziaria,
incorpora le tendenze evolutive in atto, ipotizzando un graduale rallentamento
della crescita del Pil mondiale e, in particolare, un indebolimento
dell’espansione ciclica delle maggiori economie avanzate, tra le quali quelle
dell’areaa Uem. Occorre, tuttavia, sottolineare la presenza di ulteriori rischi
al ribasso, in particolare per i possibili effetti negativi derivanti dalla
crisi finanziaria originata dalle insolvenze sui mutui immobiliari negli Stati
Uniti, e dal protrarsi delle tensioni sui prezzi internazionali delle materie
prime e, in primo luogo, del petrolio.

L’economia dell’Uem nel secondo
trimestre ha registrato un rallentamento dopo cinque trimestri di forte
espansione e il tasso di crescita tendenziale del Pil è sceso al 2,5 per cento.
A sostenere l’attività sono stati essenzialmente i consumi delle famiglie, che
in precedenza avevano mantenuto una dinamica assai inferiore a quella del
prodotto, mentre si è interrotta la tendenza espansiva degli investimenti. Un
contributo positivo è venuto dalla componente estera, con le esportazioni che
si sono confermate come la componente più vivace della domanda.

Le informazioni più recenti
sull’andamento dell’attività e sulle attese degli operatori delineano un quadro
in cui prevalgono segnali di crescita moderata.

Per un verso, gli indicatori
relativi allo stato del mercato del lavoro sono ancora positivi, con una
prosecuzione della fase di aumento dell’occupazione in atto da quasi un
triennio; l’occupazione ha segnato nel secondo trimestre un forte incremento
tendenziale (+1,7 per cento) e il tasso di disoccupazione è sceso a luglio al
6,9 per cento, toccando il livello minimo dal 1993. I risultati delle indagini
qualitative di settembre segnalano, invece, un indebolimento del clima di
fiducia dei consumatori e delle imprese manifatturiere e dei servizi, che
Potrebbe preludere a una perdita di velocità dell’espansione.

L’economia italiana

Nel secondo trimestre del 2007 la
dinamica dell’economia italiana si è molto indebolita rispetto ai ritmi
discontinui ma comunque piuttosto vivaci dell’ultimo anno. Il Pil, misurato al
netto degli effetti di calendario, è aumentato dello 0,1 per cento in termini
congiunturali e dell’1,8 per cento rispetto a un anno prima.
Il differenziale negativo di crescita della nostra economia rispetto all’Uem si
è mantenuto sostanzialmente costante (0,8 punti percentuali nel primo semestre).

A frenare la crescita hanno
contribuito soprattutto l’andamento sfavorevole della componente estera della
domanda e il brusco rallentamento del ciclo di accumulazione del capitale.

La principale spinta all’attività
è venuta dai consumi privati che hanno mantenuto nel periodo recente una
dinamica relativamente sostenuta, segnando nel secondo trimestre, per la prima
volta nel corso dell’attuale ripresa economica, un tasso di sviluppo
tendenziale (2,2 per cento) superiore a quella del prodotto. Gli investimenti
fissi lordi hanno invece subito un marcato rallentamento, causato dagli
andamenti negativi sia della componente degli acquisti
di macchine, attrezzature e prodotti vari, sia di quella delle costruzioni,
peraltro compensati dalla forte espansione della spesa per l’acquisto di mezzi
di trasporto. All’interno di una tendenza negativa che ha riguardato sia
esportazioni sia importazioni, il saldo a prezzi costanti dell’interscambio con
l’estero di beni e servizi è peggiorato.

La recente evoluzione congiunturale
dell’attività produttiva e del commercio con l’estero

Nel corso della prima parte
dell’anno l’andamento dell’attività produttiva nell’industria è risultato
complessivamente sfavorevole, mentre il settore dei servizi ha mantenuto una
moderata tendenza espansiva. L’incertezza riguardo alla possibilità di un
superamento immediato di questa nuova fase di crescita lenta è rimasta elevata,
pur con l’emergere negli ultimi mesi di qualche segnale di recupero. Sulla base
dei dati rivisti per i primi sei mesi del 2007, pubblicati ieri dall’Istat,
l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha registrato un
significativo calo nel primo trimestre (-0,8 per cento in termini
congiunturali) e una contenuta diminuzione nella media del secondo (-0,3 per
cento). Tuttavia, nel corso degli ultimi mesi è prevalsa una tendenza alla
risalita, con incrementi dello 0,3 per cento in luglio e dell’1,3 per cento in
agosto. Il segnale di recupero è confermato dal confronto tra la media
dell’indice relativa agli ultimi tre mesi (il periodo giugno-agosto) e quella
dei tre mesi immediatamente precedenti(marzo-maggio) che indica una crescita
dello 0,6 per cento. Inoltre, nella media dei primi otto mesi dell’anno, la
produzione è aumentata dell’1,7 per cento in termini grezzi e dello 0,9 per
cento a parità di giorni lavorativi.

L’evoluzione della produzione nei
principali comparti dell’industria, molto differenziata nella seconda parte del
2006, ha
invece presentato comportamenti piuttosto simili nel corso del 2007. Il
comparto dei beni di investimento, che aveva trainato la ripresa nel corso del
2006, è stato caratterizzato da un calo relativamente contenuto nei primi mesi
dell’anno e ha mantenuto un andamento stagnante nel periodo più recente. Il
comparto dei beni di consumo ha subito una contrazione più accentuata nella
prima metà del 2007, segnando solo ad agosto un marcato recupero. Nel settore
dei beni intermedi, colpito per primo dalla fase di difficoltà congiunturale,
si è manifestato un lento recupero a partire dalla primavera, con un incremento
nella media degli ultimi tre mesi. Un andamento del tutto specifico si è invece
registrato per il comparto dell’energia, in netta risalita a partire da marzo.

L’indicatore degli ordinativi ha
mostrato una tendenza alla risalita a partire dai mesi primaverili, con una
crescita piuttosto accentuata sino a giugno e una pausa in luglio; il recupero
è stato guidato dalla componente degli ordinativi provenienti dall’estero. Le
aspettative degli operatori industriali, misurate dall’inchiesta qualitativa
dell’Isae, risultano invece dominate da una diffusa incertezza, con un
progressivo deterioramento del clima di fiducia nei mesi estivi.

L’attività produttiva del
comparto delle costruzioni ha contribuito significativamente alla fase di
ripresa dell’economia, mantenendo una dinamica marcatamente espansiva sino al
primo trimestre di quest’anno, quando l’indice di produzione ha segnato un
incremento tendenziale di circa il 10 per cento. Nel secondo trimestre si è,
invece, registrata una brusca battuta d’arresto con un calo congiunturale del
2,1 per cento.

Per quel che riguarda i servizi
di mercato, gli indicatori di fatturato relativi al secondo trimestre hanno
messo in evidenza la prosecuzione della fase di espansione del commercio
all’ingrosso, seppure con un rallentamento attribuibile all’attenuarsi delle
spinte sui prezzi all’origine. In robusta espansione è risultato il giro
d’affari del settore delle attività informatiche e di quello della manutenzione
e riparazione di autoveicoli. Hanno, invece, avuto dinamiche Poco favorevoli
tutti i comparti dei servizi connessi con i trasporti e le comunicazioni.
Infine, nel settore turistico, i risultati dell’indagine relativa al movimento
alberghiero nel periodo di Ferragosto indicano una situazione
complessivamente poco dinamica, con un lieve calo delle presenze
nazionali, compensato da una crescita appena più marcata di quelle straniere.
Per quel che riguarda il commercio con l’estero, la dinamica delle esportazioni
ha segnato un progressivo rallentamento rispetto al ritmo di espansione
Particolarmente robusto dell’ultima parte del 2006: nel secondo trimestre si è
registrato un incremento congiunturale dell’1,2 per cento, di poco superiore a
quello delle importazioni. Complessivamente, nel periodo gennaio-luglio, le
vendite all’estero hanno segnato, in valore, un incremento del 12,6 rispetto al
corrispondente periodo del 2006, mentre gli acquisti sono aumentati del 7,4 per
cento.

La tendenza positiva delle
esportazioni ha coinvolto gran parte dei settori industriali. Nei primi sette
mesi del 2007 gli incrementi più marcati hanno riguardato i metalli e prodotti
in metallo, i prodotti petroliferi raffinati, i mezzi di trasporto e le macchine
e apparecchi meccanici, mentre dinamiche assai più modeste si rilevano per
alcuni settori tradizionali del Made in Italy. Per quanto

riguarda
l’orientamento geografico delle esportazioni, i risultati della prima parte
dell’anno mostrano dinamiche sostanzialmente allineate tra la componente
rivolta ai paesi Ue e quella riguardante l’insieme extra-Ue.

Il disavanzo dell’interscambio
commerciale si è notevolmente ridotto, scendendo da 14,2 a 5,5 miliardi di euro,
nel confronto tra i primi sette mesi dell’anno in corso e il medesimo periodo
dell’anno precedente. Questa evoluzione deriva, da un lato, da una riduzione
del deficit del comparto dei minerali energetici (un deficit di 28,5 miliardi
di euro nei sette mesi del 2007 rispetto a 30,6 nel corrispondente periodo del
2006) e, dall’altro, da un miglioramento di 6,5 miliardi dell’attivo per i
restanti settori.

Il mercato del lavoro e le
retribuzioni

Nonostante il rallentamento della
crescita dell’attività produttiva, la domanda di lavoro ha segnato nel secondo
trimestre un primo recupero rispetto all’evoluzione quasi stagnante dei tre
trimestri precedenti. Secondo la rilevazione sulle forze di lavoro
l’occupazione ha registrato, al netto degli effetti stagionali, una variazione
congiunturale nulla nel primo trimestre e un incremento dello 0,4 per cento nel
secondo. Rispetto ad un anno prima l’occupazione ha segnato una crescita dello
0,5 per cento, corrispondente a 111 mila persone in
più. Al contempo, è proseguita la discesa del numero di persone alla ricerca
attiva di un lavoro, in particolare nel Mezzogiorno. Il fenomeno si associa al
persistente aumento dell’inattività, riconducibile al diffondersi di fenomeni
di scoraggiamento riguardo alla possibilità di trovare un’occupazione.

Il contenuto incremento
tendenziale del numero di occupati ha riguardato esclusivamente il Nord e il
Centro. Nel Mezzogiorno, dove la fase di crescita si era arrestata a partire
dalla metà del 2006, l’occupazione ha registrato un calo tendenziale dello 0,6
per cento nel primo trimestre e dello 0,9 per cento nel secondo. A conferma
della fase di scarsa dinamicità del mercato del lavoro, il tasso di occupazione
nei primi due trimestri del 2007 è risultato stabile rispetto al medesimo
periodo del 2006 (con un livello medio del 58,4 per cento). Più in particolare,
nel secondo trimestre, a fronte di un moderato incremento tendenziale nelle
regioni settentrionali e centrali, l’indicatore ha subito nel Mezzogiorno un
calo che ha interessato entrambe le componenti di genere.

Pur con un ritmo attenuato, è
proseguita la crescita della componente degli occupati alle dipendenze, mentre
si è registrato un calo delle posizioni lavorative indipendenti, soprattutto
per via della riduzione dei contratti di collaborazione e di prestazione occasionale.

Il numero di persone in cerca di
occupazione ha continuato a scendere velocemente e il tasso di disoccupazione
si è ridotto di quasi un punto percentuale rispetto al secondo trimestre del
2006, segnando un nuovo minimo storico al 6,0 per cento (al netto della
stagionalità). Nonostante la riduzione sia diffusa a livello territoriale, nel
Mezzogiorno l’indicatore continua a essere pari al triplo di quello del Nord e
poco più del doppio di quello del Centro.

Il tasso di inattività è salito
nel secondo trimestre al 37,5 per cento (0,5 punti percentuali in più rispetto a un anno prima). Nel Mezzogiorno sono
inattive circa sei ogni dieci donne tra i 15 e i 64 anni. La crescita
dell’inattività, dovuta principalmente a fenomeni di scoraggiamento, interessa
sia i giovani fino a 29 anni, che ritardano l’ingresso nel mercato del lavoro
proseguendo gli studi, sia gli adulti delle regioni meridionali, soprattutto
donne, che non cercano un’occupazione ma sarebbero
disponibili a lavorare qualora se ne presentasse l’opportunità. I primi otto
mesi del 2007 sono stati caratterizzati da un’attività negoziale poco intensa,
in termini di contratti rinnovati: i rinnovi conclusi nel 2007 hanno coinvolto
poco più di 800 mila dipendenti, a cui corrisponde
circa il 7 per cento del monte retributivo osservato dall’indagine sulle
retribuzioni contrattuali. Tra i contratti rinnovati, i più rilevanti in
termini di dipendenti sono quelli delle poste, del trasporto merci su strada e
dei servizi di magazzinaggio. Nell’insieme dell’economia, a fine agosto
risultavano in vigore gli accordi collettivi che regolano
il trattamento economico e normativo di 3,6 milioni di dipendenti, mentre erano
scaduti quelli riguardanti circa 8,7 milioni di dipendenti, cui corrisponde il
72,8 per cento del monte retributivo totale. Tuttavia, nei mesi di luglio e
agosto sono state siglate le ipotesi di rinnovo di numerosi accordi, sia del
settore privato sia di quello pubblico; ai fini della ratifica finale, le
ipotesi di rinnovo del settore privato sono in attesa
dello scioglimento della riserva da parte delle organizzazioni sindacali,
mentre quelle del settore pubblico devono essere sottoposte all’approvazione da
parte del Governo e alla certificazione finanziaria da parte della Corte dei
Conti.

Nell’industria, in presenza di un grado medio di copertura contrattuale
elevato, nei primi otto mesi dell’anno l’incremento tendenziale delle
retribuzioni contrattuali è stato del 3,1 per cento. Nei servizi destinabili
alla vendita, in ragione del grado di copertura contrattuale molto basso,
l’aumento tendenziale è stato limitato all’1,9 per cento. Nella pubblica
amministrazione, esaurita la spinta retributiva derivante dai rinnovi per i
contratti del biennio 2004 e 2005, il tasso di crescita tendenziale si è progressivamente
ridotto, azzerandosi ad agosto.

Per quel che riguarda la dinamica
salariale misurata nell’ambito delle stime di contabilità nazionale, nel totale
dell’economia le retribuzioni per Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno
(Ula) hanno registrato una crescita tendenziale pari al 2,3 per cento nel primo
trimestre e allo 0,9 per cento nel secondo. Su quest’ultimo risultato pesa la
marcata riduzione registrata nell’aggregato "istruzione, sanità, altri
servizi pubblici e privati" (-3,4 per cento) dovuto alla contabilizzazione
nel secondo trimestre del 2006 degli stanziamenti per numerosi rinnovi
contrattuali del pubblico impiego.

L’inflazione

Nella prima parte del 2007 si è
assistito a un netto ridimensionamento delle Pressioni inflazionistiche derivanti
dai costi degli input importati, favorito dal forte apprezzamento dell’euro nei
confronti del dollaro e dal calo dei prezzi dei prodotti energetici, peraltro
interrottosi nei mesi più recenti. Questi fattori hanno determinato una
graduale decelerazione della crescita dei prezzi ai primi stadi di
commercializzazione dei beni industriali sul mercato interno. Il tasso di
crescita tendenziale dell’indice generale dei prezzi alla produzione dei
prodotti industriali, ancora superiore al 5 per cento nella parte finale del
2006, è sceso progressivamente sino al 3 per cento nel secondo trimestre di
quest’anno e all’1,9 per cento in agosto. Il rallentamento è imputabile
principalmente al comparto dell’energia, il cui tasso di variazione tendenziale
negli ultimi mesi è divenuto negativo (meno 2,2 per cento ad agosto). Per
contro, la dinamica dei prezzi alla produzione dei beni di consumo ha segnato
una lieve accentuazione, per effetto dei rialzi registrati nella componente non
durevole e, in particolare, in quella alimentare. Quest’ultima, a seguito,
principalmente, dei forti aumenti nei prezzi delle granaglie, di alcuni
prodotti a base di cere ali e del latte e prodotti
lattiero-case ari, ha registrato, in agosto, un tasso tendenziale di
crescita pari al 4,4 per cento.

L’inflazione, misurata
dall’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, che
nella media dello scorso anno era risalita al 2,1 per cento, ha manifestato nei
primi mesi dell’anno una dinamica molto moderata. Il tasso di variazione
tendenziale è sceso all’1,6 per cento nel secondo trimestre per poi
stabilizzarsi su tale livello. Le stime preliminari relative al
mese di settembre evidenziano una lieve risalita (all’1,7 per cento) .

Come conseguenza di tali
andamenti, il tasso di inflazione "acquisito" per il 2007, cioè
quello che si registrerebbe se l’indice dei prezzi al consumo restasse Per il
resto dell’anno invariato rispetto al dato provvisorio di settembre, è pari
all’1,7 per cento.

La stabilizzazione del tasso di
inflazione nel periodo recente è stata favorita dalla flessione della dinamica
tendenziale dei prezzi del comparto energetico, che ha compensato
l’accelerazione del ritmo di crescita dei prezzi dei servizi e dei generi alimentari.
Le recenti tensioni sui prezzi al consumo di prodotti alimentari riguardano in
particolare i beni a base di cere ali, e sono associate a pressioni
inflazionistiche crescenti che interessano sia i beni importati, sia i prodotti
venduti dagli agricoltori, sia quelli industriali venduti sul mercato interno.

Per quanto riguarda il confronto
tra l’Italia e l’are a Uem, basato sull’indice
armonizzato dei prezzi al consumo, nel corso del 2007 la dinamica
dell’inflazione è stata del tutto allineata, con un differenziale pressoché
nullo. Le stime preliminari relative al mese di
settembre segnalano, invece, segnali dirisalita del tasso di crescita dei
prezzi a livello europeo, a fronte di un lieve ridimensionamento registrato nel
nostro Paese.

3. Un esame del quadro
macroeconomico per il 2007 contenuto nella Relazione Previsionale e Programmatica

Il quadro macroeconomico per il
2007 contenuto nella RPP si basa sull’ipotesi, plausibile ma
non priva di rischi, che l’attività produttiva torni ad espandersi nella
seconda metà dell’anno a ritmi piuttosto robusti; ciò darebbe luogo a un tasso
di incremento del Pil dell’1,9 per cento in media d’anno. La crescita sarebbe
alimentata dalle principali componenti della domanda interna, con spinte
equilibrate sia dal lato dei consumi sia da quello degli investimenti, mentre
il saldo in volume degli scambi con l’estero fornirebbe un apporto quasi nullo,
con una dinamica delle esportazioni di poco superiore a quella delle
importazioni.

Per quel che riguarda l’aumento
del Pil nella media del 2007, l’ipotesi assunta nella RPP implicherebbe un
tasso di crescita congiunturale medio dello 0,5 per cento nei rimanenti due
trimestri dell’anno, con un significativo recupero rispetto ai ritmi molto più modesti registrati nella prima metà del 2007. Come
è emerso dall’analisi dei recenti indicatori congiunturali, presentata in
precedenza, tale recupero è possibile ma resta incerto;
una valutazione più fondata si potrà effettuare soltanto al momento della stima
del dato relativo al Pil del terzo trimestre (a metà novembre).

Lo scenario della RPP considera
una crescita dei consumi delle famiglie dell’1,6 per cento nella media di
quest’anno; questo risultato è compatibile con un tasso di incremento
congiunturale dell’ordine dello 0,3 per cento nei due trimestri restanti. Si
tratta di un’ipotesi improntata a cautela che sconta un rallentamento della
dinamica di questo aggregato, dopo una fase caratterizzata invece da
un’espansione più accentuata. All’opposto, la previsione incorpora una risalita
assai veloce dei consumi collettivi, che crescerebbero ad un tasso medio
trimestrale dell’1,6 per cento nella seconda parte dell’anno, con un incremento
dell’1,8 per cento nella media del 2007; ciò comporterebbe un aumento rilevante
della spesa delle amministrazioni.

Per quel che riguarda gli
investimenti fissi lordi, la previsione ipotizza un incremento del 2,4 per
cento in media d’anno, a sintesi di aumenti dell’1,7 per cento della componente
dei macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto e del 3,4 per cento delle
costruzioni. Questi risultati corrispondono a un’ipotesi di ritorno nella
seconda metà dell’anno a una moderata tendenza positiva dell’accumulazione,
dopo la battuta d’arresto del secondo trimestre; per l’insieme degli
investimenti sarebbe necessaria una crescita media trimestrale dello 0,6 per
cento. ll recupero previsto per le costruzioni è
piuttosto modesto (0,4 per cento medio nei due trimestri) ma implicherebbe un
immediato superamento dei segnali di forte difficoltà emersi nel secondo
trimestre. Per gli investimenti in macchinari, attrezzature e mezzi di
trasporto, la ripresa dovrebbe essere piuttosto accentuata (+1,2 per cento medio trimestrale) e necessita, quindi, di un
significativo miglioramento del clima di aspettative delle imprese. Il quadro
della RPP ipotizza una dinamica molto simile per le due correnti
dell’interscambio di beni e servizi con l’estero: nella media del 2007 si
registrerebbe un incremento dell’1,8 per cento delle importazioni e del 2,0 per
cento delle esportazioni. Questo risultato implica, per la seconda parte
dell’anno, un’accelerazione della crescita più accentuata per le
importazioni(con un aumento trimestrale medio dello 0,9 per cento) che per le
esportazioni(+0,4 per cento). Tale sviluppo sembra coerente con uno scenario
che vede un recupero della domanda interna, un rallentamento della congiuntura
internazionale e l’effetto di perdita di competitività dovuto al rafforzamento
del cambio. Infine, le previsioni relative ai principali indicatori del mercato
del lavoro si basano su ipotesi improntate a cautela. Riguardo all’occupazione
totale, misurata in unità di lavoro standard secondo le definizioni di
contabilità nazionale, si prevede un incremento dello 0,9 per cento, che
sarebbe conseguito con una crescita media trimestrale dello 0,2 per cento nella
restante Parte dell’anno, più lenta di quella che ha caratterizzato il periodo
recente.

Riguardo al tasso di
disoccupazione, la RPP
indica per quest’anno un valore medio del 6,0 per cento, pari a quello registrato
(in termini destagionalizzati) nel secondo trimestre e che sarebbe realizzato
se l’indicatore scendesse di un ulteriore punto decimale nella seconda parte
dell’anno.

4. La finanza pubblica

Le previsioni di finanza pubblica
per il 2007

La Relazione Previsionale
e Programmatica per il 2008 presenta una stima tendenziale dell’indebitamento
netto delle Amministrazioni Pubbliche (AP) per l’anno 2007 pari all’1,9 per
cento del Pil. A questa revisione dei conti, contenuta nel documento di aggiornamento al DPEF e connessa con la modifica
dell’evoluzione sottostante delle entrate e delle spese, si devono aggiungere
gli effetti della manovra legata al Decreto legislativo di fine settembre,
Misure urgenti in materia di finanza pubblica, di sviluppo ed equità sociale,
pubblicato sulla G.U. n. 159 del 2 ottobre 2007. Si giunge così a nuova stima
dell’indebitamento, corrispondente al quadro programmatico di finanza pubblica
presentato nella RPP, che fissa l’obiettivo al 2,4 per cento del Pil, a fronte
di una previsione del 2,5 per cento riportata nel DPEF dello scorso giugno.

Considerando l’indebitamento in
valore assoluto, la stima per il 2007 è passata dal valore di 38 miliardi di
euro del DPEF di giugno, a 29 miliardi della nota di aggiornamento al DPEF di
fine settembre e a 36,4 miliardi nella RPP, includendo gli effetti della
manovra disegnata tramite il decreto legge 159.

La modifica delle stime per il
2007, riportata nell’aggiornamento del DPEF, contempla una revisione verso
l’alto delle entrate di circa 6,5 miliardi di euro, di cui circa 5 miliardi
dovuti alle imposte dirette, 900 milioni alle imposte indirette e circa 600
milioni di euro ai contributi sociali. Includendo gli effetti delle misure
contenute nel decreto n.159 queste previsioni sono corrette al ribasso,
prevalentemente per la componente delle imposte dirette, passate da 231,7
miliardi di euro pre-decreto a 229,9 con l’adozione delle misure previste. Non
risultano modificate le stime per le imposte indirette mentre
sono riviste al rialzo quelle relative al gettito contributivo, che passano da
206,8 miliardi dell’aggiornamento del DPEF a 207,7 miliardi con l’adozione del
decreto.

Per quanto riguarda le uscite,
l’aggiornamento del DPEF considera una revisione al ribasso di circa 1 miliardo
di euro delle uscite correnti, dovuta all’effetto congiunto di una minore spesa
per consumi intermedi (-700 milioni di euro) e per altre uscite correnti (-1,7
miliardi), cui si oppone l’aumento degli esborsi previsti per i redditi da
lavoro (+ 300 milioni di euro), per la spesa per pensioni (+200 milioni di
euro) e per i contributi alla produzione (+200 milioni di euro). L’onere per
interessi passivi è rivisto al rialzo di circa 700 milioni di euro.

Per quanto riguarda le uscite in
conto capitale si osserva una correzione verso il basso di circa 1, 5 miliardi,
dovuta interamente alle altre uscite in conto capitale(presumibilmente
contributi agli investimenti) mentre emerge un aumento
nella previsione delle spese per investimenti (+1,3 miliardi di euro).

Con il successivo aggiornamento
delle stime dovuto all’inclusione degli effetti del decreto 159 è stata rivista
in maniera rilevante l’intera struttura delle spese.

Per quanto riguarda le uscite
correnti, rispetto a un’iniziale revisione al ribasso di
circa 1 miliardo di euro segnalata sopra, si giunge a una correzione
verso l’alto, rispetto alle originarie stime presentate nel DPEF, di circa 1,5
miliardi. Questa modifica è prevalentemente dovuta a
maggiori oneri per il personale dipendente (+1,3 miliardi) e a un innalzamento
del livello delle altre spese correnti.

Le uscite in conto capitale sono
state riviste al rialzo di circa 2 miliardi di euro rispetto al DPEF di giugno.

La revisione delle previsioni
legata all’aggiornamento del DPEF e agli effetti delle misure di settembre ha
determinato cambiamenti anche nel saldo primario e nel suo rapporto rispetto al
Pil. La nota di aggiornamento al DPEF ha messo in evidenza una revisione di
tale posta che è passata da 35,8 miliardi di euro, stimati nel DPEF di giugno 2007, a 45,4 miliardi.
Considerando, poi, gli effetti della manovra contenuta nel decreto 159 di
settembre, la stima del saldo primario viene corretta
al ribasso (38,2 miliardi di euro), con un livello che resta comunque al di
sopra della previsione iniziale. Il medesimo saldo espresso in rapporto al Pil
è passato nei tre differenti scenari dall’iniziale 2,3 per cento di giugno, al
2,9 per cento della Nota di aggiornamento, fino al 2,5 per cento nel quadro
programmatico della RPP. Va osservato che le variazioni del saldo primario sono
da imputare completamente agli effetti delle revisioni delle stime dei conti
pubblici, in quanto la sola revisione del Pil non avrebbe modificato il
rapporto.

I primi risultati di consuntivo
del 2007

Secondo gli ultimi dati diffusi
dall’Istat relativi al Conto economico delle amministrazioni pubbliche (AP),
emerge che l’accreditamento netto delle AP in rapporto al Pil
relativo al secondo trimestre 2007 è risultato pari al 2,0 per cento
(0,2 per cento nel corrispondente trimestre del 2006). Nello stesso trimestre
il saldo primario (indebitamento/accreditamento al netto degli interessi
passivi) è risultato positivo con un’incidenza sul Pil del 7,2 per cento (più
5,0 per cento nel corrispondente trimestre del 2006). Anche il saldo corrente
(risparmio) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil pari al 5,3 per
cento (più 3,9 per cento nel corrispondente trimestre del 2006).

Le entrate totali sono aumentate
in termini tendenziali del 5,3 per cento con un’incidenza sul Pil del 46,9 per
cento (46,5 per cento nel corrispondente trimestre del 2006).

Le sole entrate correnti
registrano un aumento in termini tendenziali del 5,3 per cento, dovuto alla
crescita delle imposte dirette (più 4,4 per cento), delle imposte indirette
(più 4,5 per cento), dei contributi sociali (più 8,8 per cento) e alla crescita
delle altre entrate correnti (più 0,9 per cento). All’aumento dei contributi
sociali hanno contribuito i flussi, maturati a partire dall’1 gennaio 2007, del
trattamento di fine rapporto relativo ai dipendenti privati di aziende con più
di 50 addetti che hanno scelto esplicitamente di mantenere in azienda il
proprio TFR. Tali contributi sociali, secondo quanto stabilito dalla legge
finanziaria per il 2007, confluiscono interamente nel Fondo per l’erogazione ai
lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto,
gestito dall’INPS.

Le entrate in conto capitale
fanno registrare una diminuzione in termini tendenziali dello 0,9 per cento.
Nello stesso trimestre le uscite totali aumentano in termini tendenziali
dell’1,1 per cento. L’incidenza rispetto al Pil è risultata pari al 44,9 per
cento (46,3 per cento nel corrispondente trimestre del 2006). Le sole uscite
correnti hanno evidenziato un aumento tendenziale del 2,0 per cento, dovuto
all’effetto combinato della diminuzione dei redditi da lavoro dipendente (meno
6,1 per cento) e delle altre uscite correnti (meno 0,7 per cento), con
l’aumento delle prestazioni sociali in denaro (più 5,3 per cento), dei consumi
intermedi (più 3,0 per cento) e degli interessi passivi (più 11,0 per cento).
La diminuzione, in termini tendenziali, dei redditi da lavoro dipendente è
legata al venir meno degli effetti della tornata di rinnovi contrattuali del
pubblico impiego, che si era verificata in corrispondenza al secondo trimestre
2006, per il quale era stato registrato un aumento del
13,9 per cento rispetto al corrispondente trimestre 2005.

Le uscite in conto capitale, sono
diminuite in termini tendenziali dell’8,8 per cento. Tale diminuzione è la
risultante di un aumento degli investimenti fissi lordi (più 3,2 per cento) e
di un calo delle altre uscite in conto capitale (meno 24,7 per cento).

Cumulando i risultati dei primi
due trimestri emerge che nel primo semestre del 2007 l’indebitamento netto è
stato pari all’1,9 per cento rispetto al Pil, contro il 2,8 per cento del primo
semestre 2006. Nello stesso semestre l’incidenza sul Pil del saldo primario è
risultato positivo e pari al 3,0 per cento, mentre nello stesso periodo
dell’anno precedente era pari all’1,8 per cento. Anche il saldo corrente in
rapporto al Pil è risultato positivo, con un valore pari all’1,1 per cento, a
fronte dello 0,5 per cento del corrispondente semestre dell’anno precedente.

Il confronto delle stime
provvisorie dei vari aggregati dei conti della PA, relative al primo semestre
2007, con le previsioni contenute nella RPP riguardanti l’intero anno 2007
consente di avere un’idea degli scostamenti tra entrate e
uscite ipotizzati dalla RPP nella seconda parte dell’anno.

La manovra di bilancio prevista
dal disegno di legge finanziaria 2008: alcune osservazioni sulla nuova
struttura del bilancio

La manovra di bilancio prevista
dal disegno di legge finanziaria per il 2008 viene
esposta per la prima volta con riferimento alle Missioni istituzionali, come
Previste dalla riforma del Bilancio dello Stato. Questa nuova modalità di
presentazione va, a nostro parere, nella direzione di una maggiore trasparenza
dell’informazione, grazie al legame diretto che si instaura tra le misure da
mettere in atto e gli obiettivi da raggiungere, in termini funzionali degli
effetti sulle missioni istituzionali proprie delle Amministrazioni pubbliche.
L’auspicio a giungere all’adozione stringente di misure legate a un
orientamento di tipo funzionale del bilancio erano, infatti, già state
richiamate dall’Istat in occasione di precedenti audizioni (si veda ad esempio
l’audizione sulla riforma del bilancio). Occorre, tuttavia, mantenere una certa
cautela nell’ipotizzare che sia possibile ricondurre alla classificazione
internazionale COFOG la quantificazione dell’azione di governo. È, infatti, in
questi termini che occorre fare riferimento alle analisi della spesa pubblica nei i contesti internazionali, laddove si vogliano
effettuare comparazione tra i paesi, sia in termini di semplice quantificazione
di spesa, sia nelle analisi di efficienza e efficacia, in una più ampia
prospettiva di lungo periodo.

Con riferimento all’esposizione
per Missioni, di particolare rilievo risultano

alcune
delle misure previste con riferimento al Patto di stabilità interno degli enti
locali. All’articolo 10 del disegno di legge
finanziaria vengono, infatti, previste rilevanti integrazioni e modificazioni
per il Patto di stabilità interno, secondo la versione correntemente in uso,
determinata dalla legge finanziaria 27 dicembre2006, n. 296.

Nel comma i dell’articolo sopra
citato, viene previsto un nuovo sistema di acquisizione
di dati riguardanti la competenza finanziaria dei bilanci degli enti locali da
affiancare al SIOPE, al fine di assicurare un monitoraggio infrannuale che
possa soddisfare le esigenze conoscitive della finanza pubblica. Questo
strumento potrebbe risultare estremamente efficace sia per la predisposizione
dei conti annuali degli enti territoriali, con riferimento in particolare all’anno più recente, sia per la gestione delle stime
trimestrali del conto delle amministrazioni pubbliche, che allo stato attuale è
basato, in buona parte, su fonti informative legate ai flussi di cassa rilevati
dalla Ragioneria Generale dello Stato. Il comma n prevede, inoltre,
l’istituzione di una Commissione incaricata di individuare un meccanismo di
riequilibrio dello stock del debito degli enti locali e della sua
sostenibilità.

5. Un contributo all’analisi di
alcuni temi ed interventi proposti nella manovra 2007-2010

La manovra di bilancio 2007-2010 ha l’esplicito
intendimento di coniugare i tre obiettivi della crescita, dell’equità sociale e
della stabilità. Con riferimento ai numerosi interventi previsti, un ruolo
centrale hanno, tra gli altri, la riduzione di elementi strutturali ed
emergenti di disagio sociale nonché, più in generale, il sostegno dei redditi e
della capacità di spesa delle famiglie, l’innalzamento e qualificazione
dell’occupazione, la tutela dell’ambiente come fattore complementare di
sviluppo, il potenziamento delle infrastrutture, e lo sviluppo della
produttività e del Mezzogiorno.

Molti di questi temi sono stati
trattati dall’Istat, in occasione della presentazione del più recente Rapporto
Annuale e nell’Audizione dello scorso luglio relativa al DPEF, presso questa
stessa Commissione.

Nei Dossier (3-6) elaborati per
l’Audizione odierna e nei documenti di accompagnamento, si affrontano in
maniera puntuale alcuni di tali temi. Si rinvia perciò alle informazioni
statistiche ed analisi ivi contenute, mentre si sintetizzano qui le principali
evidenze. Particolare attenzione viene dedicata allo
sviluppo del Mezzogiorno in relazione alle misure previste nei documenti di
bilancio.

La questione casa, i giovani
affittuari e gli incapienti

I giovani affittuari

Una prima indicazione è offerta,
nel Dossier n. 3, rispetto all’Art. 2 della Legge Finanziaria, che prevede
detrazioni fiscali sugli affitti per stimolare la costituzione di nuove
famiglie da parte dei giovani. I dati integrano leinformazioni statistiche,
fornite in occasione dell’Audizione dello scorso luglio sul DPEF, sull’accesso
alla casa da parte delle famiglie.

Nel 2005, in Italia, i giovani
di età compresa tra i 20 e i 30 anni sono pari a circa 8 milioni di individui.
Tra questi, secondo l’indagine "Reddito e condizioni divita", solo 2
milioni e 432 mila (30,3%) sono già usciti dalla casa dei genitori, andando a
costituire un complesso di circa 1 milione e 900 mila famiglie. Si rileva che
ben il 32,4 per cento delle famiglie con persona di
riferimento sotto i30 anni vive in affitto, contro un valore medio
nazionale del 18,4 per cento, e che l’abitazione incide per quasi un terzo
sulla spesa mensile di queste famiglie, con valori particolarmente elevati
nelle aree metropolitane. Infine, si osserva che circa 2 milioni e 900 mila
giovani tra i 20 e i 30 anni vivono ancora nella famiglia d’origine pur avendo un occupazione. Anche questi sono potenziali beneficiari del
provvedimento, ma l’uscita dalla casa dei genitori potrebbe esser ostacolata
dai livelli di reddito che, in oltre i due terzi dei casi, non superano i1.000
euro mensili, e in quasi un terzo non raggiunge i 500 euro.

Detrazione dell’ICI, per la prima
casa, detrazione a favore degli affittuari e rimborsi agli incapienti: una
simulazione degli effetti redistributivi

Il disegno di legge finanziaria e
il decreto legge 159/2007 contengono alcuni provvedimenti a sostegno dei
redditi bassi e del diritto alla casa che possono produrre molteplici effetti,
diretti e indiretti, sui redditi familiari. In particolare si propone una
valutazione quantitativa ex-ante dei seguenti provvedimenti:

1) rimborso forfetario una tantum
ai contribuenti con un’imposta netta pari a zero (incapienti);

2) ulteriore detrazione dall’ICI
per la prima casa;

3) detrazione a favore degli
affittuari.

Una prima valutazione
approssimativa degli effetti imputabili a tali interventi è stata effettuata
tramite un esercizio di simulazione. Rispetto alla legislazione Precedente per
il 2008, i provvedimenti considerati farebbero aumentare in media di 155 euro annui
il reddito disponibile familiare (+0,5 per cento). Il costo complessivo dei
provvedimenti sarebbe di circa 3,5 miliardi di euro; di questi, circa 2
miliardi sarebbero dovuti al rimborso forfetario. Il
costo complessivo è molto vicino alla somma delle previsioni di competenza
formulate dalle relazioni tecniche che accompagnano i provvedimenti.

In termini distributivi, si
ridurrebbero gli indici di disuguaglianza (Gini e Atkinson) di circa 2-3 decimi
di punto percentuale. Tuttavia, a differenza di precedenti interventi di
riduzione delle situazioni di disagio, si avrebbe anche una marcata riduzione
dell’intensità di povertà (pari a quasi 1 punto percentuale), grazie al
rimborso forfetario alle famiglie che non pagano l’Irpef. Tuttavia, allo stato,
questo intervento ha natura temporanea.

Riguardo le
tipologie familiari, l’aumento più consistente andrebbe alle famiglie con più
di 4 componenti e ai nuclei con persona di riferimento operaio (rispettivamente
413 e 223 euro in media). All’opposto, le famiglie con uno o due componenti e
con persona di riferimento anziana o pensionata riceverebbero guadagni
relativamente ridotti (tra 85 e 119 euro). Nel complesso circa 18 milioni di
famiglie (oltre i tre quarti del totale) sono toccate dalle misure analizzate,
con un guadagno medio che varia da 524 euro per quelle più povere (decimo
inferiore delle famiglie ordinate in base al reddito equivalente) a circa 100
euro per quelle più ricche. Si deve tuttavia osservare che la simulazione non
tiene conto di altri interventi previsti e che parte delle misure si
esaurirebbe nel 2008.

Ambiente

I documenti di bilancio, e in
particolare il Disegno di Legge Finanziaria,prevedono
anche interventi cospicui in campo ambientale. Le disposizioni rilevanti in
un’ottica di integrazione degli obiettivi economici con quelli della
sostenibilità ambientale sono rinvenibili sia nell’ambito della missione 18,
relativa a Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente, sia
nell’ambito di altre missioni del Titolo i iI; inoltre
sono rilevanti alcuni interventi inclusi tra le disposizioni in materia di
entrate (Titolo i i). Al riguardo, l’Istat produce numerose informazioni e
analisi statistiche.

In
riferimento alle entrate, l’Istituto effettua un’osservazione sistematica in
relazione agli obiettivi della sostenibilità, e produce dati disaggregati sul
gettito delle imposte ambientali, che nel 2006 è stato di oltre 40 miliardi di
euro, pari a poco meno del 7 per cento delle entrate totali e a quasi il 3 per
cento del Pil. Si rileva, per contro, che solo l’1 per cento circa del gettito
totale delle imposte ambientali risulta finalizzato al finanziamento di
interventi di protezione ambientale.

In relazione alla spesa per la
tutela ambientale – che la finanziaria prefigura in particolare per le aree
protette, per la difesa del mare e per combattere il dissesto idrogeologico –
si segnala che nel periodo 1995-2004 la capacità di realizzazione della spesa a
carico diretto dello Stato è risultata ancora insufficiente, mediamente pari al
51, 62 e 31 per cento, rispettivamente nei tre ambiti d’intervento, senza
variazioni significative nel corso del periodo: un’evidenza che suggerisce di
potenziare i meccanismi di realizzazione.

Per quanto riguarda le
disposizioni rilevanti in materia di gas ad effetto serra, l’analisi dei flussi
di materia pone in luce come dalla fine degli anni ‘80 al 2004 sia aumentato del 19,3 per cento il consumo di combustibili
fossili e loro derivati, per oltre l’80 per cento utilizzati in processi di
produzione. Attraverso la matrice di conti economici nazionali integrata con
conti ambientali NAMea, inoltre, è possibile confrontare le emissioni
atmosferiche riferite alle attività produttive e di consumo che le generano con
i dati economici relativi alle stesse attività e, per questa via, quantificare
il trade-off tra obiettivi di natura ambientale ed economica.

Inoltre, si segnala anche la
documentazione sulle spese dell’economia italiana per la gestione dei rifiuti,
delle acque reflue e delle risorse idriche nell’ultimo decennio, allegata a
questo documento.

Gli interventi sulla fiscalità
delle imprese e a favore dello sviluppo

Fiscalità: semplificazione e
riduzione degli oneri per i contribuenti minimi

Un’importante novità del Legge finanziaria 2008 (art. 4) è la drastica riforma
esemplificazione proposta per il regime fiscale di un ampio insieme di
contribuenti (imprenditori individuali, lavoratori autonomi e liberi
professionisti) che per esiguità del giro di affari ed altre caratteristiche
economico organizzative vengono considerati come minimi e marginali. Questi
potranno

assolvere
i loro obblighi tributari relativi ad Irap, Iva ed Irpef attraverso la
corresponsione di un’unica imposta del 20 per cento, commisurata al reddito
imponibile. L’Istat, utilizzando l’archivio statistico delle imprese attive
(Asia) , offre una descrizione delle principali
caratteristiche dei soggetti che potrebbero scegliere di aderire al nuovo
regime (Dossier 4). Mediamente risulterebbero coinvolti dal
provvedimento circa 650 mila contribuenti, il 15 per cento delle imprese
attive e un quarto del complesso di imprenditori individuali, professionisti e
autonomi. I settori con incidenze superiori alla media sono quello delle
costruzioni (28,1 per cento) e alcuni comparti dei servizi: in particolare
quelli dei professionisti dove l’incidenza sale al 31,2 per cento, e dei
servizi sociali e alle persone (34,5 per cento). Consistente è anche la
presenza del settore del commercio al dettaglio. Poco meno del 40 per cento di
questi soggetti si colloca nel Mezzogiorno, dove risulta particolarmente
rilevante la presenza di imprese del commercio al dettaglio. Queste evidenze
suggeriscono che il meccanismo principale di selezione individuato dal
provvedimento, basato sull’introduzione di una soglia fissa di fatturato
indipendente dal settore di appartenenza e dalla struttura dei ricavi, può
rappresentare un elemento di rigidità, con conseguenze sulla platea di imprese
selezionata.

Produttività e spese per Ricerca
& Sviluppo

Nell’analisi del quadro
macroeconomico di riferimento per la legge finanziaria contenuta nella RPP, la
dinamica della produttività costituisce un elemento distintivo nel delineare i
diversi scenari di crescita futura. Al riguardo, l’Istat ha appena prodotto una
stima delle misure di produttività per il periodo 1980-2006 allegata al testo
di questa Audizione che aggiorna le serie utilizzate nelle simulazioni del
Governo. Dai nuovi dati si traggono indicazioni piuttosto interessanti.
Nell’ultimo triennio, si è avuto un modesto recupero di produttività – l’1,6
per cento in complesso – dopo un calo del 2,4 per cento nel triennio precedente
e, in entrambi questi movimenti, la produttività totale dei fattori ha giocato
un ruolo determinante, con un contributo di quasi 4 punti percentuali al calo e
di quasi un punto al successivo recupero. Ciò testimonia come il tessuto
produttivo nazionale stia attraversando intensi processi di ristrutturazione.
Il fatto che il prodotto aumenti non solo sulla base
dell’aumento degli input produttivi, ma anche per effetto di ulteriori fattori
non direttamente misurabili(che determinano la cosiddetta produttività totale
dei fattori) quali le innovazioni introdotte nei processi produttivi e
nell’organizzazione del lavoro, la qualità del capitale umano, la diversa
struttura e qualità dei beni capitali utilizzati, le economie di scala e le
esternalità, è indicativo degli sforzi compiuti dal sistema delle imprese per
migliorare le condizioni di competitività. È inoltre di particolare rilievo che
questi processi sembrano avere investito soprattutto il settore terziario,
segnalando come la riorganizzazione complessiva di queste industrie inizi a
portare frutti in termini di produttività.

La debolezza dell’Italia nelle
attività di Ricerca e sviluppo è nota, con un’incidenza della spesa appena
sopra l’1 per cento del Pil, appena metà delle altre maggiori economie europee.
Al riguardo, pur permanendo immutato il divario con il complesso delle economie
avanzate, si segnala la significativa crescita delle spese per ricerca e
sviluppo intra-muros effettuata dalle imprese nel 2005 rispetto al 2004 (+7,7
per cento), cui è andata associato un aumento

del 4,7
per cento degli addetti alla R&S, che conferma lo sforzo compiuto in questi
anni dal sistema produttivo per migliorare le condizioni strutturali di
competitività. Nel 2005, il settore delle imprese sostiene oltre il 50 per
cento della spesa nazionale per R&S intra-muros, il 53,8 per cento della
spesa totale destinata alla ricerca applicata e l’84,8 per cento di quella
finalizzata allo sviluppo sperimentale. I dati confermano il ruolo strategico
delle grandi aziende, che realizzano oltre l’80 per cento delle spese per
R&S effettuate dal sistema delle imprese; tuttavia emergono segnali di
recupero delle piccole e medieimprese. Si conferma anche la forte
concentrazione territoriale della spesa per R&S sostenuta dalle imprese,
realizzata per oltre la metà (54,3 per cento) nel Nord-ovest. Rispetto al 2004
aumenta in misura significativa il contributo delle imprese dell’Italia
centrale.

Lo sviluppo del Mezzogiorno per
la crescita del Paese

Secondo i documenti della manovra
di bilancio 2007-2010, ammodernare e Potenziare le infrastrutture del Paese,
recuperare il Mezzogiorno alla economia produttiva in sviluppo sono presupposti
fondamentali affinché il nostro sistema economico possa colmare il ritardo di
competitività e di crescita rispetto ai principali Paesi europei.

Il tema Mezzogiorno e sviluppo si
dovrebbe esaminare alla luce dei molte Plici interventi
previsti e al loro impatto in relazione anche alle risorse che saranno
disponibili. Infatti, i documenti di bilancio contengono numerosi provvedimenti
che hanno un’influenza sulle condizioni socio-economiche del Mezzogiorno, tra i
quali gli interventi in materia sociale già menzionati sulle integrazioni di
reddito e la semplificazione fiscale, o gli investimenti in infrastrutture. Il
Mezzogiorno, tuttavia, è anche oggetto di una trattazione specifica sia nella
Relazione Previsionale e Programmatica, sia nel Disegno di Legge Finanziaria.
Nel primo caso, con riferimento alla situazione attuale, ai provvedimenti di
più ampio respiro in corso di approvazione e all’impatto di questi sugli
scenari di crescita futuri. Nel DDL, con alcune misure mirate, in particolare
quelle contenute nell’Art. 70 per incentivare l’occupazione dei
giovani laureati, le start-up innovative, la ricerca industriale e le
applicazioni sul tema delle energie rinnovabili.

Nel Dossier 6,
ci limitiamo più semplicemente a fornire un quadro della situazione del mercato
del lavoro (occupazione, partecipazione al lavoro e occupazione dei giovani
laure ati), nonché della struttura socio-economica e dell’andamento della
produttività e di altri aggregati dei conti regionali, al fine di comprendere la
situazione su cui andranno ad impattare le misure di sviluppo previste e le
difficoltà di raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Al riguardo, il divario in
termini occupazionali e produttivi rispetto al resto del Paese, pure osservato
nella RPP, viene articolato su basi territoriali e
tematiche, mostrando i progressi modesti, o addirittura negativi in termini di
occupazione e produttività negli anni più recenti, nonché le dimensioni e la
diffusione del fenomeno di "scoraggiamento" sul mercato del lavoro,
con le limitate eccezioni di Puglia e Abruzzo. La pertinenza del provvedimento
sull’inserimento professionale dei giovani laure ati è corroborata dalle
indicazioni allarmanti di un tasso di occupazione pari ad appena il 38,7 per
cento – e addirittura il 31,7
in Calabria – contro il 54 per cento della media
nazionale, e si individua la plate a dei potenziali beneficiari in oltre 150
mila ragazzi e ragazze.

Per quanto riguarda il sistema
produttivo, il peso ridotto dei comparti a più elevato contenuto tecnologico ed
intensità di conoscenza nella manifattura e nei servizi – con limitate
eccezioni territoriali – e le dimensioni complessivamentemodeste, lasciano
ritenere che questo possa incontrare difficoltà anche nel cogliere le
opportunità che gli interventi attualmente in discussione intendono offrire.

Si tratta di dati che fanno
riflettere sulla importanza delle scelte da fare e sulle priorità da stabilire
per dare un ulteriore impulso ai processi di ripresa in atto.

Non vi è però dubbio che la crescita
del Paese passa per lo sviluppo del Mezzogiorno e che le politiche d’intervento
debbono essere mirate, ovvero debbono tener conto non soltanto della
eterogeneità dei fenomeni ma anche delle profonde differenze che caratterizzano
le regioni del Sud.