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venerdì 30 luglio 2004

Documento di programmazione economico-finanziaria 2005-2008 Sintesi Cdm 29.7.2004.

Documento di programmazione economico-finanziaria 2005-2008 Sintesi Cdm 29.7.2004.

Nel corso del 2004 leconomia mondiale ha continuato a rafforzarsi, così da entrate in una delle fasi più brillanti dellultimo ventennio. Questa ripresa in atto soprattutto negli Stati Uniti ed in Asia, arriva in Europa e in Italia con ritardo e attenuata.

Larea delleuro è lunica ancora divergente ed, in particolare, il gruppo dei tre grandi Paesi dellEuropa continentale Francia, Germania e Italia soffrono da oltre trenta mesi una situazione di debolezza. Sebbene i primi segnali di ripresa si vadano consolidando, lo sviluppo è insufficiente, limitato comè per il 2004 all1,2% e per lanno successivo a 2,1%. Una ripresa, anche rispetto al ciclo precedente, inadeguata.

Per i tre grandi paesi dellEuropa continentale questo mancato sviluppo, che ha conseguenze negative sui bilanci dei cittadini, sui conti delle aziende e sulle finanze pubbliche, non trova spiegazione solo nell’avversa congiuntura. Le economie di Francia, Germania e Italia sembrano cadute in una sorta di trappola della bassa crescita, per causa del loro crescente gap strutturale nei confronti di quelle più dinamiche e per un gioco inverso di aspettative e comportamenti.

Minor innovazione, minore produttività, minori ore lavorate per addetto. Minor tasso di partecipazione, minore competitività tengono bloccate le nostre economie e spiegano il loro differenziale negativo in termini di crescita reale e potenziale.

Malgrado una crescita dello 0,3%, anche nel 2003, i conti pubblici italiani sono stati gestiti nel rispetto dei parametri del Patto di stabilità: lindebitamento è restato al 2,4% del Pil e il debito è sceso al 106,2%, con una riduzione di due punti rispetto al 2002.

Nel luglio del 2004, constatato il deterioramento dei conti rispetto alle previsioni e lavvicinamento al limite del 3% nel rapporto deficit/Pil, è stata presentata una manovra correttiva per 0,6 punti, pari a 7,5 miliardi di euro. A partire dal 2005, il deficit tendenziale si assesta al 4,4% e si riduce poi lievemente per il venir meno delle misure una tantum, adottate negli anni di maggiore difficoltà. Si richiede, quindi, una correzione strutturale di poco inferiore a due punti del Pil da realizzarsi necessariamente nella fase di ripresa internazionale.

Se questa fase delleconomia italiana fosse affrontata solo con un aggiustamento dei conti pubblici si darebbe una risposta adeguata. Come se una impresa pretendesse di risolvere le proprie difficoltà limitandosi a tagli di costi e investimenti, però trascurando le ragioni della mancata crescita. Con laggravio che una minore crescita frenerebbe anche quel risanamento delle grandezze di finanza pubblica, appunto espresse in rapporto al Pil.

Pertanto, la politica economica accorderà il risanamento finanziario con laccelerazione della crescita, come richiede questa fase.

Se questa diagnosi è condivisa, occorre una scossa per uscire dalla trappola della bassa crescita. Occorre riavviare un modello di sviluppo basato sui punti di forza dellItalia, negli ultimi dieci anni sempre più sbiaditi. Per questo, il Documento indica tre direttrici per la politica economica, esposte qui di seguito nel loro ordine logico.

una correzione strutturale dei conti;

un rilancio della crescita;

una riduzione del debito sostenibile che accresca la credibilità della politica finanziaria.

Come accertato dai tavoli di verifica, laggiustamento necessario per riportare il deficit dal 4,4% al 2,7% del 2005 è poco meno di due punti di Pil. Per la Pubblica amministrazione si richiede, dunque, un aggiustamento di circa 24 miliardi. In base agli accordi con la Commissione e lEcofin, non più di un terzo della correzione potrà consistere in miure una tantum, intorno a 7 miliardi di euro. I 17 miliardi di euro di aggiustamento strutturale restanti includono leventuale prolungamento delle misure di riduzione della spesa del DL del luglio 2004. Laggiustamento corregge il deficit tendenziale, non la situazione attuale.

Ciò detto, è impensabile che queste correzioni strutturali siano indolori. Dunque occorrerà individuare misure economicamente non recessive e socialmente sostenibili. Scuola, Sanità e Servizi sociali non avranno a risentire della politica economica del Governo che privilegia, anzi, la richiesta di protezione sociale.

La prudenza con la quale sono stati valutati i numeri del quadro macroeconomico conferma lintento di ricercare, attraverso la credibilità, la condivisione del quadro. Qualora le aspettative rispondessero, comè prevedibile, alla scossa della politica economica sarebbe più ragionevole attendersi un andamento della crescita anche migliore di quello indicato. Ma in una misura che sarebbe oggi imprudente quantificare.

Per quante strategie economiche elabori il Governo, i risultati dipenderanno, infatti, dallagire di 60 milioni di persone, libere di scegliere e concorrere così allo sviluppo. E pertanto necessario il contributo di tutti i cittadini, famiglie, istituzioni, parti sociali, terzo settore, ciascuno nellambito dei propri compiti e responsabilità. Dai loro comportamenti, dipende il successo del disegno.

La riduzione del debito, infine, è indispensabile per generare appieno la spinta di cui leconomia italiana abbisogna e rinforzarne la credibilità nei mercati finanziari, e non solo. Lavanzo primario dovrà tendere al superamento del 4% nella fase transitoria. Sarà accelerata la politica di privatizzazione degli attivi dello Ststo. Si garantirà, in tal modo, il profilo temporale più adeguato alla riduzione del debito.

Le misure di aggiustamento del disavanzo, di sviluppo e di stabile riduzione del debito pubblico costituiscono un inscindibile assieme. Attuarne una senza le altre sarebbe controproducente. Ma un mix di disciplina fiscale e sviluppo costituisce, come è noto, la migliore ricetta per la crescita.