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giovedì 11 novembre 2004

Condono edilizio: la legge regionale del Piemonte con i lavori preparatori ed i riferimenti normativi. Supplemento Ordinario n. 2 al B.U. n. 45

Condono edilizio: la legge regionale del Piemonte con i
lavori preparatori ed i riferimenti normativi.
>

>Supplemento Ordinario n. 2 al B.U. n. 45

Legge regionale 10 novembre 2004, n.
33.

Disposizioni regionali per
l’attuazione della sanatoria edilizia.

Il Consiglio regionale ha approvato.

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

promulga

la seguente legge:

Art. 1.

(Applicazione della sanatoria edilizia)

1. La sanatoria degli
abusi edilizi prevista dall’articolo 32 del decreto-legge 30 settembre
2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione
dell’andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge
24 novembre 2003, n. 326, da ultimo modificato dall’articolo 5 del decreto-legge
12 luglio 2004, n. 168 (Interventi urgenti per il contenimento della spesa
pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2004, n. 191,
si applica nella Regione Piemonte secondo la disciplina sostanziale e
procedurale contenuta nel medesimo articolo 32 per tutte le tipologie elencate
nell’allegato 1 al d.l. 269/2003 convertito dalla l. 326/2003, salvo quanto
disposto dalla presente legge.

2. Le domande di sanatoria presentate fino alla data di entrata in vigore della l.
191/2004 restano valide ed ai fini della relativa definizione non si applicano
le disposizioni della presente legge.

Art. 2.

(Definizione)

1. Ai fini della presente legge si intende per nuova costruzione il manufatto che risulti
realizzato in forma autonoma non connesso o pertinente ad altro manufatto
esistente.

Art. 3.

(Limiti di ammissibilità a sanatoria delle
opere abusive)

1. La sanatoria
degli abusi edilizi di cui all’articolo 1, comma 1, si applica alle nuove
costruzioni con la riduzione dei limiti volumetrici massimi a 600 metri cubi
per singola richiesta di titolo abilitativo edilizio
in sanatoria, a condizione che la nuova costruzione non superi complessivamente
i 2.400 metri cubi.

2. Ai fini dell’applicazione della
tipologia di opera abusiva numero 4 dell’allegato 1 al
d.l. 269/2003 convertito dalla l. 326/2003, per zone omogenee A si intendono,
nel caso in cui lo strumento urbanistico non abbia individuato tale zona, gli
insediamenti urbani ed i nuclei minori aventi carattere sia storico-artistico
sia ambientale e le aree esterne di interesse storico e paesaggistico ad essi
pertinenti, individuati dal piano regolatore ai sensi dell’articolo 24 della
legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56 (Tutela ed uso del suolo), da ultimo
modificato dall’articolo 26 della legge regionale 6 dicembre 1984, n. 61.

Art. 4.

(Modalità di rilascio del parere per opere
abusive eseguite su immobili sottoposti a vincolo)

1. Il rilascio del parere di cui
all’articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di
controllo dell’attività urbanistico-edilizia,
sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie), per le opere abusive
oggetto di istanza di sanatoria eseguite su immobili
sottoposti a vincolo ai sensi della parte III del decreto legislativo 22 gennaio
2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo
10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) è subdelegato
ai comuni, che lo rilasciano sentita la commissione edilizia integrata secondo
quanto stabilito dall’articolo 14 della legge regionale 3 aprile 1989, n. 20
(Norme in materia di tutela di beni culturali, ambientali e paesistici).

2. Il provvedimento
di cui al comma 1 è trasmesso, contestualmente alla relativa documentazione,
alla competente soprintendenza ed alla Regione. Il Ministero può in ogni
caso motivatamente annullare il provvedimento entro i sessanta giorni
successivi alla ricezione della relativa completa documentazione ai sensi
dell’articolo 159 del d.lgs. 42/2004.

Art. 5.

(Oneri di urbanizzazione)

1. Gli oneri di urbanizzazione
dovuti sono determinati applicando le tabelle comunali in vigore al 31 marzo
2003 e sono incrementati del 30 per cento per opere abusive relative a nuove
costruzioni riconducibili alle tipologie di illecito numeri 1 e 2 dell’allegato
1 al d.l. 269/2003 convertito dalla l. 326/2003.

2. All’atto della presentazione della
domanda di sanatoria deve essere versata, a titolo di anticipazione,
una quota non inferiore al 30 per cento degli oneri di urbanizzazione
determinati ai sensi del comma 1.

Art. 6.

(Dichiarazione d’urgenza)

1. La presente legge regionale è
dichiarata urgente ai sensi dell’articolo 45 dello Statuto ed entra in vigore
il giorno stesso della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione
Piemonte.

La presente legge regionale sarà
pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.

E’ fatto obbligo a chiunque spetti di
osservarla e di farla osservare come legge della
Regione Piemonte.

Data a Torino, addì
10 novembre 2004

Enzo Ghigo

LAVORI PREPARATORI

Disegno di legge n. 658.

- Presentato dalla Giunta regionale
il 6 agosto 2004.

- Assegnato alla II Commissione in
sede referente il 2 settembre 2004.

- Sul testo sono state effettuate consultazioni.

- Testo licenziato
dalla Commissione referente il 4 novembre 2004 con relazione di Marco Botta.

- Approvato in Aula
il 9 novembre 2004, con emendamenti sul testo, con 22 voti favorevoli, 10
contrari e 1 astenuto.

NOTE

Il testo delle note qui pubblicato è
redatto a cura della Direzione Processo Legislativo del Consiglio regionale al
solo scopo di facilitare la lettura delle disposizioni di
legge modificate o alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore
e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti. I testi delle leggi regionali
nella versione storica e nella versione coordinata
vigente sono anche reperibili nella Banca Dati Arianna sul sito
www.consiglioregionale.piemonte.it.

Note all’articolo 1

- Il testo
coordinato vigente dell’articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003,
n. 269 convertito dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, è il seguente:

“Art. 32. (Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e
paesaggistica, per l’incentivazione dell’attività di repressione
dell’abusivismo edilizio, nonché per la definizione degli illeciti edilizi e
delle occupazioni di aree demaniali)

1. Al fine di pervenire alla regolarizzazione del settore è consentito, in conseguenza
del condono di cui al presente articolo, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria delle opere esistenti non
conformi alla disciplina vigente.

2. La normativa è disposta nelle more
dell’adeguamento della disciplina regionale ai princìpi
contenuti nel testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in
materia edilizia, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6
giugno 2001, n. 380, in
conformità al titolo V della Costituzione come modificato dalla legge
costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e comunque fatte
salve le competenze delle autonomie locali sul governo del territorio.

3. Le condizioni, i limiti e le
modalità del rilascio del predetto titolo abilitativo
sono stabilite dal presente articolo e dalle normative
regionali.

4. Sono in ogni caso fatte salve le
competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento
e di Bolzano.

5. Il Ministero delle infrastrutture
e dei trasporti fornisce, d’intesa con le regioni
interessate, il supporto alle amministrazioni comunali ai fini
dell’applicazione della presente normativa e per il coordinamento con la legge
28 febbraio 1985, n. 47, e successive modifiche e integrazioni, e con
l’articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modifiche e
integrazioni.

6. (abrogato)

7-8. (omissis)

9. (abrogato)

10. Per la realizzazione di un
programma di interventi di messa in sicurezza del
territorio nazionale dal dissesto idrogeologico è destinata una somma di 20
milioni di euro per l’anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni
2005 e 2006. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del
territorio, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, d’intesa con la Conferenza unificata di cui
all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono individuate
le aree comprese nel programma. Su tali aree, il Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio, d’intesa con i soggetti pubblici interessati,
predispone un programma operativo di interventi e le
relative modalità di attuazione.

11. (abrogato)

12. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto la Cassa depositi
e prestiti è autorizzata a mettere a disposizione l’importo massimo di 50
milioni di euro per la costituzione, presso la Cassa stessa, di un Fondo di
rotazione, denominato Fondo per le demolizioni delle opere abusive, per la
concessione ai comuni e ai soggetti titolari dei poteri di cui all’articolo 27,
comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380,
anche avvalendosi delle modalità di cui all’articolo 2, comma 55, della legge
23 dicembre 1996, n. 662, e all’articolo 41, comma 4, del testo unico di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, di
anticipazioni, senza interessi, sui costi relativi agli interventi di demolizione
delle opere abusive anche disposti dall’autorità giudiziaria e per le spese
giudiziarie, tecniche e amministrative connesse. Le anticipazioni, comprensive
della corrispondente quota delle spese di gestione del Fondo, sono restituite
al Fondo stesso in un periodo massimo di cinque anni, secondo
modalità e condizioni stabilite con decreto del Ministro dell’economia e
delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti, utilizzando le somme riscosse a carico degli esecutori degli abusi.
In caso di mancato pagamento spontaneo del credito, l’amministrazione comunale
provvede alla riscossione mediante ruolo ai sensi del decreto legislativo 26
febbraio 1999, n. 46. Qualora le somme anticipate non
siano rimborsate nei tempi e nelle modalità stabilite, il Ministro dell’interno
provvede al reintegro alla Cassa depositi e prestiti, trattenendone le relative
somme dai fondi del bilancio dello Stato da trasferire a qualsiasi titolo ai
comuni.

13. Le attività di monitoraggio e di
raccolta delle informazioni relative al fenomeno dell’abusivismo edilizio di competenza
del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, fanno capo all’Osservatorio
nazionale dell’abusivismo edilizio. Il Ministero collabora con le regioni al
fine di costituire un sistema informativo
nazionale necessario anche per la redazione della relazione al Parlamento di cui all’articolo 9 del decreto-legge 23 aprile 1985, n.
146, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1985, n. 298. Con
decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,
d’intesa con il Ministro dell’interno, sono aggiornate le modalità di
redazione, trasmissione, archiviazione e restituzione delle informazioni contenute nei rapporti di cui
all’articolo 31, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno
2001, n. 380. Per le suddette attività è destinata una somma di 0,2 milioni di euro per l’anno 2004 e di 0,4 milioni di euro per
ciascuno degli anni 2005 e 2006.

14. Per le opere eseguite da terzi su
aree di proprietà dello Stato o facenti parte del demanio statale ad esclusione del demanio marittimo, lacuale e fluviale,
nonché dei terreni gravati da diritti di uso civico, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria da parte dell’ente locale
competente è subordinato al rilascio della disponibilità da parte dello Stato
proprietario, per il tramite dell’Agenzia del demanio, rispettivamente, a
cedere a titolo oneroso la proprietà dell’area appartenente al patrimonio
disponibile dello Stato su cui insiste l’opera ovvero a garantire onerosamente
il diritto al mantenimento dell’opera sul suolo appartenente al demanio e al
patrimonio indisponibile dello Stato.

15. La domanda del soggetto
legittimato volta ad ottenere la disponibilità dello Stato alla cessione
dell’area appartenente al patrimonio disponibile ovvero il riconoscimento al
diritto al mantenimento dell’opera sul suolo appartenente al demanio o al
patrimonio indisponibile dello Stato deve essere presentata, tra l’11 novembre
2004 e il 10 dicembre 2004, alla filiale dell’Agenzia del demanio
territorialmente competente, corredata dell’attestazione del pagamento
all’erario della somma dovuta a titolo di indennità
per l’occupazione pregressa delle aree, determinata applicando i parametri di
cui alla allegata tabella A, per anno di occupazione, per un periodo comunque
non superiore alla prescrizione quinquennale. A tale domanda deve essere
allegata, in copia, la documentazione relativa all’illecito
edilizio di cui ai commi 32 e 35. Entro il 30 aprile 2005, inoltre, deve essere
allegata copia della denuncia in catasto dell’immobile e del relativo
frazionamento.

16. La disponibilità alla cessione
dell’area appartenente al patrimonio disponibile ovvero a riconoscere il
diritto a mantenere l’opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio
indisponibile dello Stato viene espressa dalla filiale
dell’Agenzia del demanio territorialmente competente entro il 31 maggio 2005.
Resta ferma la necessità di assicurare, anche mediante specifiche clausole
degli atti di vendita o dei provvedimenti di riconoscimento del
diritto al mantenimento dell’opera, il libero accesso al mare, con il
conseguente diritto pubblico di passaggio.

17. Nel caso di aree
soggette ai vincoli di cui all’articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47,
la disponibilità alla cessione dell’area appartenente al patrimonio disponibile
ovvero a riconoscere il diritto a mantenere l’opera sul suolo appartenente al
demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato è subordinata al parere
favorevole da parte dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo.

18. Le procedure di vendita delle
aree appartenenti al patrimonio disponibile dello Stato devono essere
perfezionate entro il 31 dicembre 2006, a cura della filiale dell’Agenzia del
demanio territorialmente competente previa presentazione da parte
dell’interessato del titolo abilitativo edilizio in
sanatoria rilasciato dall’ente locale competente, ovvero
della documentazione attestante la presentazione della domanda, volta ad
ottenere il rilascio del titolo edilizio in sanatoria sulla quale è intervenuto
il silenzio assenso con l’attestazione dell’avvenuto pagamento della connessa
oblazione, alle condizioni previste dal presente articolo.

19. Il prezzo di acquisto
delle aree appartenenti al patrimonio disponibile è determinato applicando i
parametri di cui alla tabella B allegata al presente decreto ed è corrisposto
in due rate di pari importo scadenti, rispettivamente, il 30 giugno 2005 e il
31 dicembre 2005.

19-bis. Le opere eseguite da terzi su
aree appartenenti al patrimonio disponibile dello Stato, per le quali è stato
rilasciato il titolo abilitativo edilizio in
sanatoria da parte dell’ente locale competente, sono
inalienabili per un periodo di cinque anni dalla data di perfezionamento delle
procedure di vendita delle aree sulle quali insistono le opere medesime.

20. Il provvedimento formale di
riconoscimento del diritto al mantenimento dell’opera
sulle aree del demanio dello Stato e del patrimonio indisponibile è rilasciato
a cura della filiale dell’Agenzia del demanio territorialmente competente entro
il 31 dicembre 2006, previa presentazione della documentazione di cui al comma
18. Il diritto è riconosciuto per una durata massima di anni
venti, a fronte di un canone commisurato ai valori di mercato.

21. Con decreto del Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sono rideterminati
i canoni annui di cui all’articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494.

22. Con decreto interministeriale, da
emanare entro il 30 giugno 2004, sono assicurate maggiori entrate non inferiori
a 140 milioni di euro, a decorrere dal 1° gennaio
2004. In caso di mancata adozione entro il predetto termine del 30 giugno 2004
del decreto di cui al primo periodo, i canoni per la
concessione d’uso sono rideterminati, con effetto dal
1° gennaio 2004, nella misura prevista dalle tabelle allegate al D.M. 5 agosto
1998, n. 342 del Ministro dei trasporti e della navigazione, rivalutate del
trecento per cento.

23. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 6 del citato decreto del Ministro di cui al
comma 22, relativo alla classificazione delle aree da parte delle regioni, in
base alla valenza turistica delle stesse.

24. (abrogato)

25. Le disposizioni di cui ai capi IV
e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni e
integrazioni, come ulteriormente modificate dall’articolo 39 della legge 23
dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni e integrazioni, nonché dal presente articolo, si applicano alle opere
abusive che risultino ultimate entro il 31 marzo 2003 e che non abbiano
comportato ampliamento del manufatto superiore al 30 per cento della volumetria
della costruzione originaria o, in alternativa, un ampliamento superiore a 750 metri cubi. Le
suddette disposizioni trovano altresì applicazione alle opere abusive
realizzate nel termine di cui sopra relative a nuove costruzioni residenziali
non superiori a 750
metri cubi per singola richiesta di titolo abilitativo edilizio in sanatoria, a condizione che la
nuova costruzione non superi complessivamente i 3.000 metri cubi.

26. Sono suscettibili di sanatoria
edilizia le tipologie di illecito di cui all’allegato
1:

a) numeri da 1 a 3, nell’àmbito
dell’intero territorio nazionale, fermo restando quanto previsto alla lettera
e) del comma 27 del presente articolo, nonché 4, 5 e 6
nell’àmbito degli immobili soggetti a vincolo di cui
all’articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47;

b) numeri 4, 5 e 6, nelle aree non
soggette ai vincoli di cui all’articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47,
in attuazione di legge regionale, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con la quale è
determinata la possibilità, le condizioni e le modalità per l’ammissibilità a
sanatoria di tali tipologie di abuso edilizio.

27. Fermo restando quanto previsto
dagli articoli 32 e 33 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, le opere abusive
non sono comunque suscettibili di sanatoria, qualora:

a) siano state eseguite dal
proprietario o avente causa condannato con sentenza
definitiva, per i delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del
codice penale o da terzi per suo conto;

b) non sia possibile effettuare interventi per l’adeguamento antisismico,
rispetto alle categorie previste per i comuni secondo quanto indicato dalla
ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 marzo 2003, n. 3274,
pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell’8
maggio 2003;

c) non sia data la disponibilità di
concessione onerosa dell’areda di
proprietà dello Stato o degli enti pubblici territoriali, con le modalità e
condizioni di cui all’articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, ed al
presente decreto;

d) siano state realizzate su immobili
soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali
e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei
beni ambientali e paesistici, nonché dei parchi e delle aree protette
nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima della esecuzione di
dette opere, in assenza o in difformità del titolo abilitativo
edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli
strumenti urbanistici;

e) siano state realizzate su immobili
dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o
dichiarati di interesse particolarmente rilevante ai sensi
degli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;

f) fermo restando quanto previsto
dalla legge 21 novembre 2000, n. 353, e indipendentemente dall’approvazione del
piano regionale di cui al comma 1 dell’articolo 3
della citata legge n. 353 del 2000, il comune subordina il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria alla verifica che le
opere non insistano su aree boscate o su pascolo i
cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco. Agli effetti dell’esclusione
dalla sanatoria è sufficiente l’acquisizione di elementi
di prova, desumibili anche dagli atti e dai registri del Ministero
dell’interno, che le aree interessate dall’abuso edilizio siano state,
nell’ultimo decennio, percorse da uno o più incendi boschivi;

g) siano state realizzate nei porti e
nelle aree appartenenti al demanio marittimo, lacuale e fluviale, nonché nei terreni gravati da diritti di uso civico.

28. I termini previsti dalle
disposizioni sopra richiamate e decorrenti dalla data di entrata
in vigore dell’articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive
modificazioni e integrazioni, ove non disposto diversamente, sono da intendersi
come riferiti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per quanto
non previsto dal presente decreto si applicano, ove compatibili, le
disposizioni di cui alla legge 28 febbraio 1985, n. 47, e al predetto articolo
39.

29. Il procedimento di sanatoria
degli abusi edilizi posti in essere dalla persona
imputata di uno dei delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del
codice penale, o da terzi per suo conto, è sospeso fino alla sentenza
definitiva di non luogo a procedere o di proscioglimento o di assoluzione. Non
può essere conseguito il titolo abilitativo edilizio
in sanatoria degli abusi edilizi se interviene la
sentenza definitiva di condanna per i delitti sopra indicati. Fatti salvi gli
accertamenti di ufficio in ordine alle condanne
riportate nel certificato generale del casellario giudiziale ad opera del
comune, il richiedente deve attestare, con dichiarazione sottoscritta nelle
forme di cui articolo 46 del testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, di non avere carichi pendenti in relazione
ai delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale.

30. Qualora
l’amministratore di beni immobili oggetto di sequestro o di confisca ai sensi
della legge 31 maggio 1965, n. 575, autorizzato dal giudice competente ad
alienare taluno di detti beni, può essere autorizzato, altresì, dal medesimo
giudice, sentito il pubblico ministero, a riattivare il procedimento di
sanatoria sospeso. In tal caso non opera nei confronti dell’amministratore o
del terzo acquirente il divieto di rilascio del titolo abilitativo
edilizio in sanatoria di cui al comma 29.

31. Il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria non comporta limitazione
ai diritti dei terzi.

32. La domanda relativa
alla definizione dell’illecito edilizio, con l’attestazione del
pagamento dell’oblazione e dell’anticipazione degli oneri concessori, è
presentata al comune competente, a pena di decadenza, tra l’11 novembre 2004 e
il 10 dicembre 2004, unitamente alla dichiarazione di cui al modello allegato e
alla documentazione di cui al comma 35.

33. Le regioni, entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
emanano norme per la definizione del procedimento amministrativo relativo al
rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria
e possono prevederne, tra l’altro, un incremento dell’oblazione fino al massimo
del 10 per cento della misura determinata nella tabella C allegata al presente
decreto, ai fini dell’attivazione di politiche di repressione degli abusi
edilizi e per la promozione di interventi di riqualificazione dei nuclei interessati
da fenomeni di abusivismo edilizio, nonché per l’attuazione di quanto previsto
dall’articolo 23 della legge 28 febbraio 1985, n. 47.

34. Ai fini dell’applicazione del
presente articolo non si applica quanto previsto dall’articolo 37, comma 2, della
legge 28 febbraio 1985, n. 47. Con legge regionale gli oneri di concessione relativi alle opere abusive oggetto di sanatoria possono
essere incrementati fino al massimo del 100 per cento. Le amministrazioni
comunali perimetrano gli insediamenti abusivi entro i
quali gli oneri concessori sono determinati nella misura dei costi per la
realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e
secondaria necessarie, nonché per gli interventi di riqualificazione igienico-sanitaria e ambientale attuati dagli enti locali.
Coloro che in proprio o in forme consortili, nell’àmbito
delle zone perimetrate, intendano eseguire in tutto o
in parte le opere di urbanizzazione primaria, nel
rispetto dell’articolo 2, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e
successive modificazioni e integrazioni, secondo le disposizioni tecniche
dettate dagli uffici comunali, possono detrarre dall’importo complessivo quanto
già versato, a titolo di anticipazione degli oneri concessori, di cui alla
tabella D allegata al presente decreto. Con legge regionale, ai sensi
dell’articolo 29 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come modificato dal
presente articolo, sono disciplinate le relative modalità di attuazione.

35. La domanda di
cui al comma 32 deve essere corredata dalla seguente documentazione:

a) dichiarazione del richiedente resa
ai sensi dell’articolo 47, comma 1, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445,
con allegata documentazione fotografica, dalla quale risulti la descrizione
delle opere per le quali si chiede il titolo abilitativo
edilizio in sanatoria e lo stato dei lavori relativo;

b) qualora l’opera abusiva supera i 450 metri cubi, da
una perizia giurata sulle dimensioni e sullo stato delle opere e una
certificazione redatta da un tecnico abilitato all’esercizio della professione
attestante l’idoneità statica delle opere eseguite;

c) ulteriore
documentazione eventualmente prescritta con norma regionale.

36. La presentazione nei termini
della domanda di definizione dell’illecito edilizio, l’oblazione interamente
corrisposta nonché il decorso di trentasei mesi dalla
data da cui risulta il suddetto pagamento, producono gli effetti di cui
all’articolo 38, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Trascorso il
suddetto periodo di trentasei mesi si prescrive il diritto al conguaglio o al
rimborso spettante.

37. Il pagamento degli oneri di
concessione, la presentazione della documentazione di cui al comma 35, della
denuncia in catasto, della denuncia ai fini dell’imposta comunale degli
immobili di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, nonché, ove dovute, delle denunce ai fini della tassa per lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani e per l’occupazione del suolo pubblico,
entro il 30 giugno 2005, nonché il decorso del termine di ventiquattro mesi da
tale data senza l’adozione di un provvedimento negativo del comune, equivalgono
a titolo abilitativo edilizio in sanatoria. Se nei termini previsti l’oblazione dovuta non è stata
interamente corrisposta o è stata determinata in forma dolosamente inesatta, le
costruzioni realizzate senza titolo abilitativo
edilizio sono assoggettate alle sanzioni richiamate all’articolo 40 della legge
28 febbraio 1985, n. 47, e all’articolo 48 del decreto del Presidente della
Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.

38. La misura dell’oblazione e
dell’anticipazione degli oneri concessori, nonché le
relative modalità di versamento, sono disciplinate nell’allegato 1 al presente
decreto.

39. Ai fini della determinazione
dell’oblazione non si applica quanto previsto dai commi 13, 14, 15 e 16
dell’articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724.

40. Alla istruttoria
della domanda di sanatoria si applicano i medesimi diritti e oneri previsti per
il rilascio dei titoli abilitativi edilizi, come disciplinati dalle
Amministrazioni comunali per le medesime fattispecie di opere edilizie. Ai fini
della istruttoria delle domande di sanatoria edilizia
può essere determinato dall’Amministrazione comunale un incremento dei predetti
diritti e oneri fino ad un massimo del 10 per cento da utilizzare con le
modalità di cui all’articolo 2, comma 46, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.
Per l’attività istruttoria connessa al rilascio delle concessioni in sanatoria
i comuni possono utilizzare i diritti e oneri di cui al precedente periodo, per
progetti finalizzati da svolgere oltre l’orario di lavoro ordinario.

41. Al fine di incentivare
la definizione delle domande di sanatoria presentate ai sensi del presente
articolo, nonché ai sensi del capo IV della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e
successive modificazioni, e dell’articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n.
724, e successive modificazioni, il 50 per cento delle somme riscosse a titolo
di conguaglio dell’oblazione, ai sensi dell’articolo 35, comma 14, della citata
legge n. 47 del 1985, e successive modificazioni, è devoluto al comune
interessato. Con decreto interdipartimentale del Ministero delle infrastrutture
e dei trasporti e del Ministero dell’economia e delle finanze sono stabilite le
modalità di applicazione del presente comma.

42-43. (omissis)

43-bis. Le modifiche apportate con il
presente articolo concernenti l’applicazione delle
leggi 28 febbraio 1985, n. 47, e 23 dicembre 1994, n. 724, non si applicano
alle domande già presentate ai sensi delle predette leggi.

44-46. (omissis)

47. Le sanzioni
pecuniarie di cui all’articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 6
giugno 2001, n. 380, sono incrementate del cento per cento.

48-49. (abrogato)

49-bis-49-quater. (omissis)

50. Agli oneri indicati ai commi 6,
9, 10, 11, 13 e 24, si provvede, nei limiti stabiliti nei predetti commi, per
gli anni 2004, 2005 e, quanto a 82 milioni di euro,
per l’anno 2006, mediante quota parte delle maggiori entrate derivanti dal
presente articolo. Tali somme sono versate, per ciascuno dei predetti anni,
all’entrata del bilancio dello Stato per essere rassegnate alle pertinenti
unità previsionali di base, anche di nuova
istituzione, dei Ministeri interessati. Per la restante parte degli oneri relativi all’anno 2006 si provvede con quota parte delle
entrate recate dal presente decreto. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.".

Tabelle A-B ( omissis)

Allegato 1

Tipologia di opere
abusive suscettibili di sanatoria alle condizioni di cui all’articolo 32.

- Tipologia 1. Opere realizzate in
assenza o in difformità del titolo abilitativo
edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli
strumenti urbanistici.

- Tipologia 2.
Opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo
edilizio, ma conformi alle norme urbanistiche e alle
prescrizioni degli strumenti urbanistici alla data di entrata in vigore del
presente provvedimento.

- Tipologia 3.
Opere di ristrutturazione edilizia come definite
dall’articolo 3, comma 1, lettera d) del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380
realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo
edilizio.

- Tipologia 4.
Opere di restauro e risanamento conservativo come definite dall’articolo 3,
comma 1, lettera c) del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o
in difformità dal titolo abilitativo edilizio, nelle
zone omogenee A di cui all’articolo 2 del decreto
ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444.

- Tipologia 5.
Opere di restauro e risanamento conservativo come definite
dall’articolo 3, comma 1, lettera c) del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380,
realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo
edilizio.

- Tipologia 6.
Opere di manutenzione straordinaria, come definite all’articolo 3, comma 1,
lettera b) del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in
difformità dal titolo abilitativo edilizio; opere o
modalità di esecuzione non valutabili in termini di
superficie o di volume.

Procedura per la sanatoria edilizia

La domanda di definizione degli
illeciti edilizi da presentare al comune entro il 31 marzo 2004 deve essere
compilata utilizzando il modello di domanda allegato.

Alla domanda deve essere allegato:

a) l’attestazione del versamento del
30 per cento dell’oblazione, calcolata utilizzando la tabella 1 del modello
allegato e in base a quanto indicato nella tabella C.
Nel caso di oblazione di importo fisso o comunque
inferiore a tali importi, l’oblazione va versata per intero. Il versamento deve
comunque essere effettuato nella misura minima di
1.700,00 euro, qualora l’importo complessivo sia superiore a tale cifra, ovvero
per intero qualora l’importo dell’oblazione sia inferiore a tale cifra;

b) l’attestazione del versamento del
30 per cento dell’anticipazione degli oneri concessori, calcolata utilizzando
le tabelle 3 e 4 del modello allegato e in base a
quanto indicato nella tabella D. Il versamento deve comunque
essere effettuato nella misura minima di 500,00 euro, qualora l’importo
complessivo sia superiore a tale cifra, ovvero per intero qualora l’importo
dell’anticipazione degli oneri concessori sia inferiore a tale cifra.

L’importo restante dell’oblazione
deve essere versato per importi uguali, entro:

- seconda rata 20 dicembre 2004

- terza rata 30 dicembre 2004

L’importo restante dell’anticipazione
degli oneri di concessione deve essere versato per
importi uguali, entro:

- seconda rata 20 dicembre 2004

- terza rata 30 dicembre 2004

L’importo definitivo degli oneri
concessori dovuti deve essere versato entro il 31 dicembre 2006, secondo le
indicazioni fornite dall’amministrazione comunale con apposita
deliberazione.

La domanda di definizione degli
illeciti edilizi deve essere accompagnata dalla seguente documentazione:

a) dichiarazione del richiedente resa
ai sensi dell’articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, corredata dalla
documentazione fotografica, nella quale risulti la
descrizione delle opere per le quali si chiede il titolo abilitativo
edilizio in sanatoria e lo stato dei lavori relativo;

b) quando l’opera abusiva supera i 450 metri cubi una
perizia giurata sulle dimensioni e sullo stato delle opere e una certificazione
redatta da un tecnico abilitato all’esercizio della professione attestante
l’idoneità statica delle opere eseguite. Qualora l’opera per la quale viene presentata istanza di sanatoria sia stata in
precedenza collaudata, tale certificazione non è necessaria se non è oggetto di
richiesta motivata da parte del sindaco;

c) ulteriore
documentazione eventualmente prescritta con norma regionale.

La domanda di definizione degli
illeciti edilizi deve essere integrata entro il 30 giugno 2005 dalla:

a) denuncia in catasto dell’immobile
oggetto di illecito edilizio e della documentazione
relativa all’attribuzione della rendita catastale e del relativo frazionamento;

b) denuncia ai fini dell’imposta
comunale degli immobili di cui al D.Lgs.
30 dicembre 1992, n. 504;

c) ove dovuto,
delle denunce ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani
e per l’occupazione del suolo pubblico.

Tabella C

Definizione degli illeciti edilizi -
misura dell’oblazione e dell’anticipazione degli oneri concessori.

Misura dell’oblazione

Tipologia dell’abuso

Misura dell’oblazione euro/mq Immobili non
residenziali

Misura dell’oblazione euro/mq Immobili
residenziali

1. Opere realizzate in assenza o in
difformità del titolo abilitativo edilizio e non
conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici

150,00

100,00

2. Opere realizzate in assenza o in
difformità del titolo abilitativo edilizio,
ma conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti
urbanistici alla data in entrata in vigore del presente provvedimento

100,00

80,00

3. Opere di
ristrutturazione edilizia come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera d)
del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 realizzate in assenza o in difformità del
titolo abilitativo edilizio

80,00

60,00

Tipologia dell’abuso

Misura dell’oblazione Forfait

4. Opere di restauro e risanamento
conservativo come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera c) del D.P.R. 6
giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio, nelle zone omogenee A di cui all’articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile
1968, n. 1444

3.500,00

5. Opere di
restauro e risanamento conservativo come definite dall’articolo 3, comma 1,
lettera c) del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, realizzate in assenza o in
difformità del titolo abilitativo edilizio

1.700,00

6. Opere di manutenzione
straordinaria, come definite dall’articolo 3, comma 1, lettera b) del D.P.R. 6
giugno 2001, n. 380 e dalla normativa regionale, realizzate in assenza o in
difformità del titolo abilitativo edilizio; opere o
modalità di esecuzione non valutabili in termini di
superficie o di volume

516,00

Tabella D (omissis)

- Il testo
dell’articolo 5 del decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168 convertito
dalla legge 30 luglio 2004, n. 191, è il seguente:

“Art. 5. (Esecuzione di sentenza della Corte costituzionale in
materia di definizione di illeciti edilizi)

1.
In
esecuzione della sentenza della Corte costituzionale n. 196 del 28 giugno 2004,
la legge regionale prevista dal comma 26 dell’articolo 32 del decreto-legge 30
settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre
2003, n. 326, e successive modificazioni, può essere emanata entro quattro mesi
dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Il termine indicato nel primo periodo si applica anche alle leggi regionali di
cui al comma 33 del citato articolo 32 del
decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n.
326 del 2003. Decorso tale termine la normativa applicabile è quella contenuta
nel citato decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla
legge n. 326 del 2003. Conseguentemente, al medesimo articolo
32 sono apportate le seguenti modifiche:

a), b), c), d) (omissis)

2. (omissis)

2-bis. Al fine di salvaguardare il
principio dell’affidamento, le domande relative alla
definizione di illeciti edilizi presentate fino alla data della pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale della citata sentenza della Corte costituzionale n.
196 del 2004 restano salve a tutti gli effetti, salva diversa statuizione delle
leggi regionali di cui al comma 26 del citato articolo 32 del decreto-legge n.
269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003.
Restano, comunque, salvi gli effetti penali.

2-ter. Per le domande relative alla definizione di illeciti edilizi presentate a
decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto fino alla data
di entrata in vigore della legge di conversione del medesimo decreto, restano
salvi i soli effetti penali, salva diversa statuizione, più favorevole, delle
predette leggi regionali.

2-quater. Le somme versate dai richiedenti la definizione di illeciti edilizi a titolo di
terza rata dell’oblazione devono essere riversate in tesoreria dagli intermediari
della riscossione entro il 31 dicembre 2004.

2-quinquies. Per consentire il
completamento degli accertamenti tecnici in corso, d’intesa con le regioni
interessate, relativamente alla rideterminazione
dei canoni demaniali marittimi anche in relazione al numero, all’estensione,
alle tipologie, alle caratteristiche economiche delle concessioni e delle
attività economiche ivi esercitate, e all’abusivismo, il termine di cui
all’articolo 32, comma 22, del citato decreto-legge n. 269 del 2003, convertito,
con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, e successive modificazioni, è
differito al 30 ottobre 2004.".

- La l. 191/2004 è entrata in vigore il 1°
agosto 2004.

Note all’articolo 3

- Il testo dell’allegato 1 al d.l. 269/2003 convertito dalla l. 326/2003, è riportato in nota
all’articolo 1.

- Il testo
coordinato vigente dell’articolo 24 della legge regionale 5 dicembre
1977, n. 56, è il seguente:

“Art. 24. (Norme generali per i beni culturali ambientali)

[1] Il Piano Regolatore Generale
individua, sull’intero territorio comunale, i beni culturali ambientali da
salvaguardare, anche se non individuati e vincolati in base alle leggi vigenti,
comprendendo fra questi:

1) gli insediamenti urbani aventi
carattere storico-artistico e/o ambientale e le aree esterne di
interesse storico e paesaggistico ad essi pertinenti;

2) i nuclei minori, i monumenti
isolati e i singoli edifici civili o rurali ed i manufatti, con le relative
aree di pertinenza, aventi valore storico-artistico e/o ambientale o
documentario;

3) le aree di interesse
paesistico ambientale, di cui all’art. 13, 7° comma, lettera a) della presente
legge.

[2] Sulle carte di piano devono essere
evidenziati, in particolare, gli edifici, gli spazi pubblici, i manufatti, gli
agglomerati ed i nuclei di rilevante interesse, oltreche’
le aree esterne che ne costituiscono l’integrazione storico-ambientale.

[3] Negli ambiti individuati ai sensi
dei precedenti commi e’ fatto divieto di modificare, di norma, i caratteri
ambientali della trama viaria ed edilizia ed i manufatti, anche isolati, che
costituiscono testimonianza storica, culturale e tradizionale.

[4] Gli interventi necessari alla
migliore utilizzazione funzionale e sociale ed alla tutela del patrimonio
edilizio esistente, sono disciplinati dal Piano Regolatore e dagli strumenti
urbanistici esecutivi di cui agli artt. 38, 39, 41,
41 bis e 43 della presente legge, nel rispetto dei seguenti principi:

a) gli edifici di interesse
storico-artistico, compresi negli elenchi di cui alla legge 29 giugno 1939, n.
1497, e 1° giugno 1939, n. 1089 e quelli individuati come tali negli strumenti
urbanistici, sono soggetti esclusivamente a restauro e risanamento
conservativo, secondo le prescrizioni di cui al successivo 8° comma; b) in assenza
di strumenti urbanistici esecutivi ed in attesa della loro approvazione, le
parti di tessuto urbano di piu’ recente edificazione
e gli edifici privi di carattere storico, artistico e/o documentario sono
disciplinati da specifiche norme, anche ai fini dell’eliminazione degli
elementi deturpanti ed atte a migliorare la qualita’
del prodotto edilizio;

c) le aree libere di
elevato valore ambientale devono restare inedificate
con la sola eccezione della loro utilizzazione per usi sociali pubblici
definiti dal Piano Regolatore;

d) non sono ammessi, di norma,
interventi di ristrutturazione urbanistica, salvo casi eccezionali e motivati, sempreche’ disciplinati
da strumenti urbanistici esecutivi formati ed approvati ai sensi dell’art. 40.

[5] Il Piano Regolatore individua, fra
gli interventi di cui alle lettere a) e b) del precedente comma, quelli che
sono ammissibili a concessione singola.

[6] All’interno degli insediamenti di
cui ai commi precedenti sono garantiti il riuso degli immobili idonei per i servizi
sociali carenti e l’organizzazione della viabilita’
interna, al fine di favorire la mobilita’ pedonale ed
il trasporto pubblico.

[7] Le operazioni di manutenzione
straordinaria per rinnovare e sostituire parti strutturali degli edifici devono
essere eseguite con materiali aventi le stesse caratteristiche di quelli
esistenti, senza modificare le quote, la posizione, la forma delle strutture
stesse e delle scale.

[8] Le operazioni di restauro e
risanamento conservativo hanno per obiettivo:

a) l’integrale recupero degli spazi
urbani e del sistema viario storico, con adeguate sistemazioni del suolo
pubblico, dell’arredo urbano e del verde e con la individuazione
di parcheggi marginali;

b) il rigoroso restauro statico ed
architettonico degli edifici antichi ed il loro adattamento interno per il
recupero igienico e funzionale, da attuare nel pieno rispetto delle strutture
originarie esterne ed interne, con eliminazione delle successive aggiunte
deturpanti e la sostituzione degli elementi strutturali degradati, interni ed
esterni, con elementi aventi gli stessi requisiti strutturali di quelli
precedenti, senza alcuna modifica ne’ volumetrica ne’
del tipo di copertura;

c) la preservazione del tessuto sociale preesistente: a tale fine il Piano Regolatore
Generale, nell’ambito dell’insediamento storico, non puo’
prevedere, di norma, rilevanti modificazioni alle destinazioni d’uso in atto,
in particolare residenziali, artigianali e di commercio al minuto, evitando la
localizzazione di nuovi complessi direzionali.

[9] Per favorire un’ordinata esecuzione
delle opere di restauro conservativo, da attuare anche a mezzo delle leggi 18
aprile 1962, n 167, 22 ottobre 1971, n 865, e successive modificazioni e
integrazioni e della legge 5 agosto 1978, n. 457, il Piano Regolatore Generale
fissa i modi per la programmazione degli interventi e per il prioritario
allestimento di alloggi di rotazione, al fine di garantire il rialloggiamento agli abitanti preesistenti, soprattutto a
coloro che svolgono attivita’ economiche
nell’agglomerato storico.

[10] Il Piano Regolatore Generale indica
i modi per la progettazione esecutiva con l’individuazione delle zone di
recupero di cui al precedente art. 12, nonche’ delle
porzioni di tessuto in cui e’ obbligatorio il ricorso preventivo ai piani
particolareggiati e di quelle in cui e’ ammesso l’intervento singolo di cui al
successivo articolo 48.

[11] Spetta altresi’
al Piano Regolatore Generale individuare, nel rispetto delle competenze
statali, le aree di interesse archeologico e fissare norme per la loro tutela
preventiva; qualsiasi mutamento allo stato dei luoghi di queste aree deve
essere previsto in sede di piano particolareggiato.

[12] L’individuazione degli agglomerati,
dei nuclei, degli edifici singoli e dei manufatti di interesse
storico-artistico e/o ambientale, nonche’ delle aree
di interesse archeologico, e’ svolta in sede di elaborazione di Piano
Regolatore Generale e concorre alla formazione dell’inventario dei beni
culturali ambientali, promosso dalla Regione, cui spettano le operazioni di
verifica e di continuo aggiornamento.

[13] Il Sindaco, con propria ordinanza, puo’ disporre l’esecuzione delle opere necessarie per il
rispetto dei valori ambientali compromessi da trascuratezza o da incauti
interventi, anche per quanto concerne l’illuminazione pubblica e privata in
aree pubbliche o di uso pubblico.".

Note all’articolo 4

- Il testo
coordinato vigente dell’articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47,
è il seguente:

“Art. 32. (Opere costruite su aree sottoposte a vincolo)

1. Fatte salve le fattispecie
previste dall’articolo 33, il rilascio del titolo abilitativo
edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è
subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del
vincolo stesso. Qualora tale parere non venga
formulato dalle suddette amministrazioni entro centottanta giorni dalla data di
ricevimento della richiesta di parere, il richiedente può impugnare il
silenzio-rifiuto. Il rilascio del titolo abilitativo
edilizio estingue anche il reato per la violazione del vincolo. Il parere non è
richiesto quando si tratti di violazioni riguardanti
l’altezza, i distacchi, la cubatura o la superficie coperta che non eccedano il
2 per cento delle misure prescritte.

2. Sono suscettibili di sanatoria,
alle condizioni sottoindicate, le opere insistenti su
aree vincolate dopo la loro esecuzione e che risultino:

a) in difformità dalla legge 2
febbraio 1974, n. 64, e successive modificazioni, e dal D.P.R. 6 giugno 2001,
n. 380, quando possano essere collaudate secondo il disposto del
quarto comma dell’articolo 35;

b) in contrasto con le norme
urbanistiche che prevedono la destinazione ad edifici pubblici od a spazi pubblici, purché non in contrasto con le previsioni delle
varianti di recupero di cui al capo III;

c) in contrasto con le norme del D.M.
1° aprile 1968, n. 1404, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 13
aprile 1968, e con gli articoli 16, 17 e 18 della legge 13 giugno 1991, n. 190,
e successive modificazioni, sempre che le opere stesse non costituiscano
minaccia alla sicurezza del traffico.

3. Qualora non si
verifichino le condizioni di cui al comma 2, si applicano le
disposizioni dell’articolo 33.

4. Ai fini
dell’acquisizione del parere di cui al comma 1 si applica quanto previsto
dall’articolo 20, comma 6, del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380. Il motivato
dissenso espresso da una amministrazione preposta alla
tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, ivi
inclusa la soprintendenza competente, alla tutela del patrimonio storico
artistico o alla tutela della salute preclude il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria.

5. Per le opere eseguite da terzi su
aree di proprietà di enti pubblici territoriali, in
assenza di un titolo che abiliti al godimento del suolo, il rilascio della
concessione o dell’autorizzazione in sanatoria è subordinato anche alla
disponibilità dell’ente proprietario a concedere onerosamente, alle condizioni
previste dalle leggi statali o regionali vigenti, l’uso del suolo su cui
insiste la costruzione. La disponibilità all’uso del suolo, anche se gravato di usi civici, viene espressa dagli enti pubblici
territoriali proprietari entro il termine di centottanta giorni dalla
richiesta. La richiesta di disponibilità all’uso del suolo deve essere limitata
alla superficie occupata dalle costruzioni oggetto della sanatoria e alle
pertinenze strettamente necessarie, con un massimo di tre volte rispetto
all’area coperta dal fabbricato. Salve le condizioni previste da leggi
regionali, il valore è stabilito dalla filiale dell’Agenzia del demanio
competente per territorio per gli immobili oggetto di sanatoria ai sensi della
presente legge e dell’articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, con
riguardo al valore del terreno come risultava all’epoca della costruzione
aumentato dell’importo corrispondente alla variazione dell’indice ISTAT dei
prezzi al consumo per le famiglie di operai ed
impiegati, al momento della determinazione di detto valore. L’atto di
disponibilità, regolato con convenzione di cessione del diritto di superficie
per una durata massima di anni sessanta, è stabilito
dall’ente proprietario non oltre sei mesi dal versamento dell’importo come
sopra determinato.

6. Per le costruzioni che ricadono in
aree comprese fra quelle di cui all’art. 21 della legge 17 agosto 1942, n.
1150, il rilascio della concessione o della autorizzazione
in sanatoria è subordinato alla acquisizione della proprietà dell’area stessa
previo versamento del prezzo, che è determinato dall’Agenzia del territorio in
rapporto al vantaggio derivante dall’incorporamento dell’area.

7. Per le opere non suscettibili di
sanatoria ai sensi del presente articolo si applicano
le sanzioni previste dal D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.".

- La parte III del decreto
legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, è relativa alla
tutela dei beni paesaggistici.

- Il testo
coordinato vigente dell’articolo 14 della legge regionale 3 aprile 1989,
n. 20, è il seguente:

“Art. 14. (Adempimenti comunali)

1. I Comuni nei cui territori
esistono localita’ incluse, con atti amministrativi
statali o regionali, negli elenchi previsti dalla legge 29 giugno 1939, n.
1497, provvedono, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge,
ad integrare la Commissione Igienico Edilizia con un
esperto eletto dal Consiglio Comunale che abbia specifica e comprovata
competenza nella tutela dei valori ambientali; la deliberazione consiliare
diviene esecutiva a norma dell’art. 3 della legge 9 giugno 1947, n. 530.

2. L’autorizzazione per gli
interventi previsti all’articolo 13 ed all’articolo 13 bis deve essere
rilasciata o negata dal Sindaco entro il termine perentorio di 60 giorni dalla
data di presentazione della domanda con l’osservanza delle norme contenute
nella legge 29 giugno 1939, n. 1497, sentito il parere della
Commissione Igienico Edilizia. I Comuni danno
immediata comunicazione al Ministro per i beni culturali ed ambientali
delle autorizzazioni rilasciate e trasmettono contestualmente la relativa
documentazione; gli stessi atti devono, nei medesimi termini, essere inviati
alla Regione Piemonte. Le citate autorizzazioni non divengono efficaci fino a quando non si sia provveduto alla loro trasmissione.

3.
In
conformita’ ai disposti del 5. comma
dell’art. 1 della legge 8 agosto 1985, n. 431, decorso inutilmente il termine
del comma 2, gli interessati, entro trenta giorni possono richiedere
l’autorizzazione al Ministro per i Beni Culturali ed Ambientali, che si
pronuncia entro 60 giorni dalla data di ricevimento della richiesta. Il Ministro per i Beni Culturali ed Ambientali puo’
in ogni caso annullare, con provvedimento motivato, l’autorizzazione comunale
entro i 60 giorni successivi alla relativa comunicazione.".

- Il testo
dell’articolo 159 del d.lgs. 42/2004, è il
seguente

“Art. 159
(Procedimento di autorizzazione in via transitoria)

1. Fino all’approvazione dei piani
paesaggistici, ai sensi dell’articolo 156 ovvero ai sensi dell’articolo 143, ed
al conseguente adeguamento degli strumenti urbanistici ai sensi dell’articolo
145, l’amministrazione competente al rilascio dell’autorizzazione prevista
dall’articolo 146, comma 2, dà immediata comunicazione
alla soprintendenza delle autorizzazioni rilasciate, trasmettendo la
documentazione prodotta dall’interessato nonché le risultanze degli
accertamenti eventualmente esperiti. La comunicazione è inviata contestualmente
agli interessati, per i quali costituisce avviso di inizio
di procedimento, ai sensi e per gli effetti della legge 7 agosto 1990, n. 241.

2. L’amministrazione competente può
produrre una relazione illustrativa degli accertamenti indicati dall’articolo
146, comma 5. L’autorizzazione è rilasciata o negata entro il termine
perentorio di sessanta giorni dalla relativa richiesta e costituisce comunque atto distinto e presupposto della concessione
edilizia o degli altri titoli legittimanti l’intervento edilizio. I lavori non
possono essere iniziati in difetto di essa. In caso di
richiesta di integrazione documentale o di
accertamenti il termine è sospeso per una sola volta fino alla data di
ricezione della documentazione richiesta ovvero fino alla data di effettuazione
degli accertamenti. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 6, comma
6-bis, del decreto ministeriale 13 giugno 1994, n. 495.

3. Il Ministero può in ogni caso
annullare, con provvedimento motivato, l’autorizzazione entro i sessanta giorni
successivi alla ricezione della relativa, completa documentazione.

4. Decorso inutilmente il termine indicato al comma 2 è data facoltà agli
interessati di richiedere l’autorizzazione alla competente soprintendenza, che
si pronuncia entro il termine di sessanta giorni dalla data di ricevimento
della richiesta. L’istanza, corredata dalla
documentazione prescritta, è presentata alla competente soprintendenza e ne è
data comunicazione alla amministrazione competente. In caso di richiesta di integrazione documentale o di accertamenti il termine è
sospeso per una sola volta fino alla data di ricezione della documentazione
richiesta ovvero fino alla data di effettuazione degli accertamenti.

5. Per i beni che alla data di entrata in vigore del presente codice siano oggetto di
provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 1-quinquies del decreto-legge 27
giugno 1985, n. 312, convertito con modificazioni nella legge 8 agosto 1985, n.
431 e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale in data anteriore al 6 settembre
1985, l’autorizzazione prevista dal comma 1 e dagli articoli 146 e 147 può
essere concessa solo dopo l’approvazione dei piani paesaggistici.".

Nota all’articolo 5

- Il testo dell’allegato 1 al d.l. 269/2003 convertito dalla l. 326/2003, è riportato in nota
all’articolo 1.

Nota all’articolo 6

- Il testo
dell’articolo 45 dello Statuto regionale é il seguente:

“Art. 45. (Promulgazione e pubblicazione delle leggi regionali)

(omissis)

Il Presidente della Regione promulga
la legge regionale entro dieci giorni (…) nelle forme previste dalle leggi
dello Stato.

Al testo della legge segue la
formula: “La presente legge regionale sarà pubblicata
nel Bollettino Ufficiale della Regione. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di
osservarla e di farla osservare come legge della
Regione Piemonte”.

La legge regionale entra in vigore il
quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della
Regione, salvo che la legge stessa stabilisca un
termine maggiore.

Una legge dichiarata urgente dal
Consiglio regionale può (…) essere promulgata ed entrare in
vigore prima della scadenza dei termini di cui sopra.

(omissis).".