Imprese ed Aziende

giovedì 03 luglio 2008

Commissioni riunite V della Camera dei Deputati (Bilancio, Tesoro e Programmazione) e 5a del Senato della Repubblica (Programmazione economica, Bilancio) Attività conoscitiva preliminare all’ esame del Documento di programmazione economico-finanziaria pe

Commissioni riunite V della
Camera dei Deputati (Bilancio, Tesoro e Programmazione) e 5a del Senato della
Repubblica (Programmazione economica, Bilancio) Attività conoscitiva
preliminare all’esame del Documento di programmazione economico-finanziaria per
gli anni 2009-2013 Testimonianza del Governatore della Banca d’Italia Mario
Draghi Camera dei Deputati 2 luglio 2008

1.Lo
stato dei conti pubblici

2005, ha superato il 3 per
cento del prodotto. Dopo due anni di crescita, il rapporto fra il debito e il
PIL è diminuito, portandosi al 104,0 per cento.

La riduzione del debito, di 2,5
punti percentuali, riflette per quasi un punto il calo delle attività del
Tesoro presso la Banca
d’Italia. Nel 2007 è proseguita la flessione del fabbisogno delle
Amministrazioni pubbliche, sceso dal 3,7 per cento del PIL del 2006 al 2,0 per
cento.

Come nel 2006, il miglioramento
del saldo è dovuto in larga misura all’aumento della
pressione fiscale, che è tornata vicina al picco registrato nel 1997. Le spese
correnti primarie sono scese lievemente in rapporto al prodotto, rimanendo
tuttavia prossime al valore registrato nel 2005, il massimo del dopoguerra.

L’incremento della pressione
fiscale, di 1,2 punti percentuali, è riconducibile per circa un punto a misure
discrezionali, comprese quelle di ampliamento delle basi imponibili e di
contrasto all’evasione e all’elusione fiscale.

Nel 2008 l’indebitamento netto
dovrebbe aumentare, risentendo del rallentamento della crescita (0,5 per cento
a fronte dell’1,5 del 2007) e della manovra di bilancio definita lo scorso
autunno.

Nel Documento di programmazione
economico-finanziaria (DPEF) per gli anni 2009-2013 la stima del disavanzo
tendenziale è stata aggiornata al 2,5 per cento del PIL, dal 2,4 indicato nella
Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica (Ruef) dello scorso
marzo. L’avanzo primario scenderebbe al 2,5 per cento.

Il peggioramento del saldo atteso
per il 2008 rispetto alla Ruef riflette essenzialmente la riduzione delle
entrate (1,0 miliardi, al netto degli effetti del decreto legge di maggio), in
connessione con l’ulteriore peggioramento delle prospettive di crescita. In
particolare, è stata rivista al ribasso la stima delle imposte indirette di
quasi 5 miliardi, per tener conto del rallentamento dell’IVA registrato nei
primi mesi dell’anno; questa revisione è stata in gran parte compensata da
aumenti per le altre componenti delle entrate.

Le nuove stime tendenziali
tengono inoltre conto degli effetti delle misure adottate con il decreto legge
dello scorso maggio, che ha ridotto di 2,3 miliardi sia le entrate sia le
spese. Il provvedimento ha abolito l’ICI sull’abitazione principale
(determinando, secondo le stime ufficiali, un minor gettito di 1,7 miliardi),
ha parzialmente detassato i compensi da lavoro straordinario e i premi di
produttività nel settore privato (0,7 miliardi) e ha stabilito numerose
riduzioni di autorizzazioni di spesa, con impatto soprattutto sugli esborsi in
conto capitale.

Per i Comuni, la perdita di
gettito ICI sarà compensata con maggiori trasferimenti erariali. L’intervento
sull’ICI e la sospensione, stabilita anch’essa nel decreto, del potere degli
enti territoriali di deliberare incrementi delle aliquote dei tributi di loro
competenza comportano una riduzione del grado di autonomia fiscale degli enti.

2008. In base alle
informazioni contenute nei Certificati di conto consuntivo dei Comuni, gli
incassi dell’ICI sull’abitazione principale erano pari a circa il 5 per cento
delle entrate totali dei bilanci degli enti. L’abolizione avrebbe un impatto
maggiore per i Comuni più grandi, per quelli collocati nelle Regioni a statuto
ordinario e, fra questi, per i Comuni del Centro-Nord. Il decreto legge prevede
che il reddito da lavoro straordinario o derivante da altre componenti
variabili della retribuzione, entro un limite massimo di
3.000 euro, sia assoggettato a un’imposta sostitutiva del 10 per cento e
non concorra alla formazione del reddito complessivo utile ai fini del calcolo
dell’imposta sul reddito. Lo sgravio è riservato, almeno inizialmente, ai
lavoratori dipendenti del settore privato che nel corso del 2007 erano titolari
di un reddito da lavoro dipendente non superiore ai 30.000 euro e riguarderà i
compensi incassati nella seconda metà del 2008. Nel secondo trimestre del 2007
circa il 10 per cento dei lavoratori dipendenti ha effettuato prestazioni di
lavoro straordinario per un numero complessivo di ore pari al 2 per cento circa
del totale. Sono gli occupati nelle industrie del Nord di dimensioni
medio-grandi, di sesso maschile e con livelli di istruzione e qualifiche
relativamente elevate a effettuare prestazioni di lavoro straordinario con
maggiore frequenza. I risparmi di spesa derivano dalla cancellazione di
numerosi stanziamenti per interventi di piccola entità (circa 1 miliardo, di
cui 0,4 di parte corrente), dalla riattribuzione al bilancio dello Stato dei
fondi che Fintecna avrebbe dovuto versare a Stretto di
Messina spa (0,6 miliardi) e da tagli agli investimenti immobiliari dell’INAIL
(0,7 miliardi).

Il quadro programmatico del DPEF
tiene inoltre conto del decreto legge approvato contestualmente al Documento,
che accresce sia le entrate sia le spese, lasciando sostanzialmente invariato
l’indebitamento netto del 2008.

In base alle valutazioni
ufficiali, il decreto determina una riduzione dell’indebitamento netto del 2008
di 0,5 miliardi: a fronte di maggiori entrate per 2,2 miliardi è atteso un
incremento delle spese per 1,7 miliardi. Le maggiori entrate derivano
dall’anticipazione all’anno in corso degli effetti
delle norme che aumentano l’imposizione sulle banche (che influenzeranno la
seconda rata degli acconti Ires e IRAP) e di alcune di quelle che inaspriscono
il prelievo sulle imprese del settore energetico. È stabilito l’aumento
dell’acconto dell’imposta di bollo assolta in modo virtuale e dell’imposta sui
premi assicurativi. Sono infine previste misure per fronteggiare gli effetti
dell’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi sulla competitività dei
settori agricolo, della pesca e dell’autotrasporto, che verranno
applicate subordinatamente all’approvazione della Commissione europea e solo
fino alla fine del 2008. La manovra sulle spese riguarda quasi esclusivamente
quelle di natura corrente. Circa la metà degli esborsi riflette trasferimenti
al Comune di Roma (0,5 miliardi) e la decisione di non applicare la clausola di
salvaguardia introdotta dalla legge finanziaria per il 2007 (0,3 miliardi), che
prevede la riduzione delle dotazioni di bilancio relative ai trasferimenti agli
enti pubblici nel caso in cui venissero accertate
minori economie rispetto agli obiettivi indicati dallo stesso provvedimento.
Sono inoltre stabiliti, tra l’altro, alcuni trasferimenti in favore delle
Ferrovie dello Stato (0,3 miliardi) e incrementi del fondo di funzionamento
delle istituzioni scolastiche (0,2 miliardi). Viene
inoltre costituito un fondo di solidarietà per i ceti meno abbienti (0,2
miliardi) destinato in parte a finanziare la concessione di una carta
finalizzata all’acquisto di generi alimentari e servizi energetici in favore
dei cittadini che versano in condizioni di particolare disagio economico. È
importante reperire ulteriori risorse per sostenere il reddito delle famiglie
povere, che in Italia sono relativamente numerose nel confronto europeo e sulle
quali incidono maggiormente gli aumenti dei prezzi dei beni essenziali. In
prospettiva, è anche importante individuare strumenti che diano
sistematicamente sostegno alle persone in difficoltà economica.

Nel quadro programmatico,
l’incidenza della spesa primaria corrente sul prodotto aumenta nel 2008 di 0,7
punti percentuali, superando per la prima volta il 40 per cento; gli interessi
rimangono stabili al 5,0 per cento del PIL. La pressione fiscale diminuisce di
0,3 punti percentuali, al 43,0 per cento.

La variazione della pressione
fiscale riflette, da un lato, gli sgravi introdotti nel 2008 (riguardanti l’ICI
e l’Irpef relative all’abitazione principale, gli straordinari e i premi di
produttività) e l’entrata a regime di quelli disposti dalla manovra per il 2007
(in particolare lo sgravio riguardante l’IRAP sul costo del lavoro),
dall’altro, i maggiori incassi derivanti dalle misure contenute nel decreto
legge di giugno.

Sulla base delle stime ufficiali
l’indebitamento netto strutturale, calcolato escludendo gli effetti delle
misure di natura temporanea e del ciclo economico, peggiorerebbe di 0,6 punti
percentuali del PIL rispetto al 2007, portandosi al 2,3 per cento. Il rapporto
tra il debito pubblico e il prodotto è previsto al 103,9 per
cento, pressoché stabile rispetto al livello raggiunto nel 2007.

Nei primi cinque mesi dell’anno
il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche è stato pari a 38,5 miliardi,
inferiore di 7,1 miliardi a quello del corrispondente periodo del 2007. Vi ha
contribuito la significativa crescita delle entrate, sulla quale hanno influito
alcuni fattori straordinari.

Le entrate tributarie
contabilizzate nel bilancio dello Stato sono cresciute del 6,2 per cento (8,2
miliardi) nei primi cinque mesi dell’anno rispetto al corrispondente periodo
del 2007. Escludendo gli effetti dell’abolizione dell’acconto dei concessionari
stabilita lo scorso anno, l’aumento è stimabile in circa il 3,0 per cento. Le ritenute
sui redditi da lavoro dipendente e da pensione sono cresciute del 9,0 per cento
(4,6 miliardi), risentendo di alcuni rinnovi contrattuali e dei connessi
arretrati, oltre che dell’elevata elasticità del gettito rispetto alla crescita
della base imponibile. La dinamica dell’IVA è stata particolarmente contenuta
(1,5 per cento); vi avrebbe influito il pieno utilizzo nel 2008 delle modifiche
alla detraibilità dell’IVA sugli oneri relativi alle auto aziendali,
determinate dalla sentenza della Corte di giustizia europea del 2006. I
contributi sociali stanno registrando una dinamica sostenuta, legata in parte
all’entrata a regime delle norme relative alle quote del TFR maturato dai
dipendenti che non hanno aderito alla previdenza complementare.

I dati disponibili sulle imposte
versate in autotassazione nel mese di giugno segnalano una riduzione del
gettito rispetto allo scorso anno, da ricondurre solo in parte a modifiche
normative. Le minori entrate hanno determinato una significativa flessione
dell’avanzo del settore statale rispetto al giugno del 2007.

2. Il quadro tendenziale e gli
obiettivi delineati nel DPEF per gli anni 2009-2013

Nel DPEF si indicano tre
direttrici per l’azione di bilancio: il sostegno allo sviluppo economico, la
stabilità dei conti pubblici e la promozione della coesione sociale.

La strategia annunciata dal
Governo per rilanciare la crescita si basa sulla semplificazione della
tassazione e degli adempimenti delle imprese, sul potenziamento delle
infrastrutture e della ricerca, su interventi volti a migliorare il
funzionamento del mercato del lavoro, sullo sviluppo delle aree
sotto-utilizzate e sulla modernizzazione della pubblica amministrazione. A tal
fine è previsto il varo di un piano di liberalizzazioni, semplificazioni e privatizzazioni.

Nel Documento si stima
l’indebitamento netto tendenziale – redatto in base al criterio della
legislazione vigente – al 2,6 per cento del PIL nel 2009, al 2,1 nel 2010 e al
2,0 nel 2011. La progressiva riduzione del disavanzo è attribuibile alla
sottostima delle spese insita nel suddetto criterio, che non tiene conto di
erogazioni che, seppure prevedibili o necessarie, richiedono la formale
adozione di provvedimenti legislativi (oneri per il rinnovo dei contratti del
pubblico impiego, per contratti di servizio e per la realizzazione di opere
pubbliche).

Rispetto alle valutazioni
contenute nella Ruef dello scorso marzo, l’indebitamento netto tendenziale è
stato rivisto al rialzo di circa mezzo punto percentuale in ciascun anno del
prossimo triennio. Le nuove stime, come già quelle per il 2008, tengono conto
dell’ulteriore peggioramento delle prospettive di crescita.

Se si escludono gli effetti del
decreto dello scorso maggio, che determinano per il 2009 minori entrate e
minori spese per rispettivamente 2,1 e 2,4 miliardi, il peggioramento
dell’indebitamento netto tendenziale del prossimo anno rispetto a quello
indicato nella Ruef deriva essenzialmente da una revisione al rialzo delle
spese primarie correnti (0,3 punti percentuali del prodotto, pari a 2,8
miliardi), riguardante soprattutto le prestazioni sociali in denaro, e di
quelle per interessi (0,1 punti, 2,1 miliardi). La significativa riduzione
della stima delle imposte indirette (0,3 punti, oltre 5 miliardi) è pressoché
interamente compensata dall’aumento (di 0,1 punti percentuali) sia della
previsione delle imposte dirette sia di quella dei contributi sociali. Tali
modifiche si ripercuotono anche nel biennio successivo. Gli obiettivi per
l’indebitamento netto vengono fissati al 2,0 per cento
del PIL nel 2009 (in diminuzione dal 2,5 per cento atteso per il 2008) e
all’1,0 per cento nel 2010. Per il 2011 si programma un sostanziale pareggio di
bilancio, confermando gli impegni presi in ambito europeo. Rispetto alla Ruef
dello scorso marzo si registrano un peggioramento dell’obiettivo del 2009 (di
0,2 punti percentuali del prodotto) e la sostanziale conferma di quelli degli
anni successivi. L’avanzo primario crescerebbe progressivamente, passando dal
2,6 per cento del prodotto del 2008 al 4,9 nel 2011.

Il quadro di finanza pubblica si
basa su uno scenario macroeconomico in cui la crescita del PIL è pari allo 0,5
per cento nell’anno in corso e allo 0,9 per cento nel 2009, per poi salire
gradualmente fino a stabilizzarsi all’1,5 per cento dal 2012.

2011, a 2,2 punti
percentuali. Vi contribuiscono per 1,4 punti le spese primarie correnti,
soprattutto per la forte contrazione dei redditi da lavoro dipendente e dei
consumi intermedi; la spesa per pensioni resta invece su un sentiero di crescita.
Le spese in conto capitale sono previste in riduzione di 0,8 punti; nel 2011
raggiungerebbero il valore più basso degli ultimi decenni.

Il suddetto confronto temporale
esclude dal dato del 2000 i proventi delle licenze UMTS registrati con segno
negativo in questo aggregato. La riduzione riguarda sia gli investimenti fissi
lordi sia i contributi in conto capitale. L’incidenza sul PIL degli
investimenti fissi lordi, nell’ultimo decennio sostanzialmente stabile intorno
al 2,4 per cento, scenderebbe dal 2,4 per cento del 2008 al 2,1 del 2011.

La pressione fiscale rimarrebbe
invariata nel quinquennio dopo la riduzione di 0,3 punti di PIL attesa per il
2008 (al 43,0 per cento). L’aumento dell’incidenza delle imposte dirette sul
prodotto verrebbe compensato dalla riduzione dei
contributi sociali e delle imposte indirette.

3. La politica di bilancio per
gli anni 2009-2013

È la prima volta che viene definita contestualmente al DPEF una manovra in grado,
secondo le stime ufficiali, di conseguire gli obiettivi fissati nel Documento
per gli anni oggetto di programmazione. Ciò dovrebbe dare un quadro di maggiore
certezza agli operatori economici e consentire alla politica di bilancio di
concentrare l’attenzione sulle riforme di struttura e sugli interventi volti al
rilancio dell’economia.

Finora il Governo indicava a
giugno gli obiettivi per l’orizzonte temporale del Documento e l’entità della
correzione rispetto alle stime tendenziali per conseguirli. La manovra di
bilancio veniva presentata a settembre e conteneva le
misure necessarie al conseguimento dell’obiettivo per il primo anno.

La manovra di bilancio si compone
di quattro provvedimenti: 1) un decreto legge (DL 112 del 25.6.2008) che
contiene misure che verranno attuate già a partire
dalla seconda metà dell’anno per garantire la stabilizzazione della finanza
pubblica; 2) un disegno di legge recante norme che completano la correzione
necessaria per la realizzazione degli obiettivi entro il 2011; 3) un disegno di
legge delega sul federalismo fiscale; 4) un disegno di legge delega per la
costituzione di un codice delle autonomie e contenente l’ordinamento di Roma
capitale. Gli ultimi due provvedimenti saranno collegati alla sessione di
bilancio. Di questi provvedimenti, soltanto il primo è stato finora inviato al
Parlamento. Le stime tendenziali e programmatiche del DPEF indicano la
necessità di una correzione dell’indebitamento netto pari a 0,6 punti
percentuali del PIL nel 2009, 1,1 punti nel 2010 e 1,9 punti a partire dal
2011. Per gli anni 2009-2011, la correzione è quasi interamente realizzata con
le misure contenute nel decreto legge definito a giugno. La parte rimanente
degli interventi troverà attuazione con gli altri provvedimenti in cui si
articola la manovra.

3.1 Il decreto legge di giugno

2009, in parte compensati
dagli effetti in riduzione del gettito indotti dai provvedimenti di
contenimento delle spese. L’aumento del prelievo riguarda le banche, le
assicurazioni, le imprese del settore dell’energia e le cooperative.

Per le banche e le imprese di
assicurazioni viene posto un limite alla deducibilità
degli interessi passivi, viene rimodulata la deducibilità delle svalutazioni su
crediti e degli accantonamenti al fondo per rischi su crediti e, nel caso delle
sole assicurazioni, della variazione della riserva sinistri; viene prorogata al
2009 l’entrata in vigore della nuova normativa sull’esenzione ai fini IVA delle
prestazioni ausiliarie dei gruppi bancari, che avrebbe prodotto già nel 2008 un
aggravio di imposta. Le imprese del settore energetico sono interessate
dall’introduzione di un’addizionale Ires del 5,5 per
cento e dal pagamento di un’imposta sostitutiva sulle plusvalenze maturate
sulle scorte di prodotti petroliferi; è previsto un inasprimento delle
royalties sull’estrazione. Relativamente alle cooperative, è stabilito
l’innalzamento della ritenuta alla fonte sugli interessi corrisposti ai soci e,
con riferimento a quelle di consumo, è previsto un aumento della quota
imponibile degli utili netti annuali.

Viene
abrogato il trattamento agevolato delle stock option e viene introdotta
un’imposta patrimoniale per i fondi di investimento immobiliari chiusi cosiddetti
“familiari”. È inoltre accordata, a determinate condizioni, l’esenzione sulle
plusvalenze da cessione di partecipazioni reinvestite in imprese “start up”. Si
prevede il potenziamento dell’attività di accertamento, con lo sviluppo di un
piano straordinario di controlli e con norme di contrasto alle frodi in materia
di IVA. Al fine di semplificare gli adempimenti dei contribuenti, sono
eliminati alcuni obblighi di comunicazione e vengono
rese meno stringenti alcune norme introdotte nell’ultimo biennio con finalità
di contrasto all’evasione.

In particolare, vengono abrogati l’obbligo della trasmissione dell’elenco
dei fornitori e dei clienti e la disposizione che prevedeva per i
professionisti l’obbligo di tenuta di conti correnti dedicati all’attività
professionale e la tracciabilità dei pagamenti relativi ai compensi percepiti. Viene anticipata la pubblicazione della revisione degli
studi di settore. Inoltre, viene riportato a 12.500
euro il limite massimo per i pagamenti in contanti e per gli assegni
trasferibili e viene abrogata la norma che prevede l’obbligo di inserire nelle
girate degli assegni trasferibili il codice fiscale del girante.

Dal lato delle spese, il decreto
definisce risparmi per 10,4 miliardi nel 2009, 17,2 nel 2010 e 31,2 nel 2011.
Essi sono parzialmente compensati da maggiori spese per circa 6,5 miliardi a
partire dal 2009. Il 60 per cento delle maggiori spese finanzia i prossimi
rinnovi contrattuali; le risorse stanziate nel 2009 corrispondono a poco più
del 2 per cento della spesa complessiva per il personale delle Amministrazioni
pubbliche, prefigurando una significativa decelerazione della dinamica
salariale, che negli ultimi anni in questo settore è stata particolarmente
sostenuta.

Dal 2000 al 2007 le retribuzioni
pubbliche unitarie sono cresciute a tassi più alti di quelli osservati nel
settore privato, riportando il differenziale salariale tra i due settori vicino
al picco registrato nel 1990 (quasi il 40 per cento).

2009 a 9,2 miliardi nel
2011.

Nell’ultimo triennio si è
osservato un rallentamento della spesa primaria degli enti territoriali
(esclusa quella sanitaria), su cui hanno influito la flessione degli esborsi in
conto capitale dei Comuni nel 2005 e nel 2006 e la decelerazione della spesa in
conto corrente delle Regioni nel 2007. Negli ultimi anni si è inoltre
registrata una tendenza all’aumento del debito degli enti territoriali. Per i
suddetti enti il decreto prevede il divieto di stipulare contratti relativi a
strumenti finanziari derivati, per un periodo massimo di un anno, fino
all’emanazione di un regolamento che disciplini la materia.

Le erogazioni del comparto
sanitario rimarrebbero invariate rispetto all’andamento tendenziale nel 2009,
mentre diminuirebbero di 2,0 e 3,0 miliardi rispettivamente nel 2010 e 2011.

Le stime tendenziali, peraltro,
scontano gli introiti derivanti dai ticket sulle prestazioni specialistiche
(0,8 miliardi l’anno), aboliti dalla legge finanziaria per il 2008 solo per
l’anno in corso.

2009 a 4,0 nel 2011. I
risparmi derivano da una forte restrizione delle assunzioni nel prossimo
triennio.

Le misure includono per il 2009
il contenimento delle assunzioni nei limiti del 10 per cento delle uscite
verificatesi l’anno precedente. Nel biennio successivo il limite sarà pari al
20 per cento delle uscite. Le norme precedenti fissavano un tetto al turn over
per il 2009 al 20 per cento, al 60 per cento nel 2010, al 100 per cento nel
2011. Vengono ridotti gli stanziamenti a disposizione
per la stabilizzazione dei precari rispetto a quelli previsti dalla legge
finanziaria per il 2008 e le risorse da destinare alla contrattazione
integrativa. La certificazione dei rinnovi contrattuali nel pubblico impiego da
parte della Corte dei conti diviene condizione necessaria per la loro entrata
in vigore.

8,9 a 9,9 del rapporto tra
alunni e docenti e la riduzione del 17 per cento del personale non docente
della scuola. Per conseguire tali risultati il Ministero dell’Istruzione, di
concerto con quello dell’Economia, predisporrà un piano di riorganizzazione e i
relativi regolamenti attuativi. Questi ultimi dovranno tra l’altro prevedere
una razionalizzazione dei piani di studio e degli orari – in particolare quelli
degli istituti tecnici e professionali – e dei criteri di formazione delle
classi.

13,4 in quella secondaria.

Vi sono margini di miglioramento
dell’organizzazione e per un uso più flessibile della forza lavoro che possono
consentire di compensare la riduzione del numero dei docenti senza incidere
sulla qualità del servizio.

4. Alcune valutazioni

La reintroduzione nel DPEF, dopo
quasi un decennio, di un quadro programmatico pluriennale per le singole voci
del conto economico delle Amministrazioni pubbliche accresce notevolmente
l’informazione sulle politiche di bilancio; consente al Parlamento e
all’opinione pubblica di meglio valutare gli indirizzi dell’azione di Governo
con riferimento al livello e alla composizione delle entrate e delle spese
pubbliche. L’inclusione del quadro programmatico anche nel Programma di
stabilità consentirà di allineare l’informazione ivi contenuta a quella fornita
dai Programmi degli altri paesi europei.

Il DPEF conferma l’obiettivo del
pareggio di bilancio nel 2011, nonostante la difficile situazione
congiunturale. È un segnale di continuità negli impegni del nostro Paese nei
confronti dei partner europei. Il raggiungimento del pareggio, affidato
all’aumento dell’avanzo primario, garantirà una rapida riduzione del rapporto
tra debito e prodotto, un obiettivo essenziale alla luce delle sfavorevoli
prospettive demografiche per i prossimi decenni.

07 in molti paesi dell’area
dell’euro il saldo strutturale è migliorato significativamente; nelle
valutazioni della Commissione europea il progresso è stato di 1,6 punti nella
media dell’area dell’euro (di 2,1 per la Germania). In Italia il
miglioramento (3,0 punti) è stato considerevole ma il
nostro Paese rimane tra i pochi che presentano ancora una distanza
significativa dal pareggio di bilancio.

la
produttività. L’introduzione di nuovi sistemi di valutazione del personale, la
valorizzazione del merito e la maggiore responsabilizzazione
dei dipendenti pubblici, che il Governo intende perseguire con una apposita
legge delega, vanno in questa direzione. Questa è la sfida più importante e
difficile per risanare i conti pubblici e sostenere la crescita dell’economia.
Non sono incluse misure di impatto rilevante nel settore pensionistico. Ciò
contribuisce, dopo numerosi interventi, a dare un quadro di riferimento stabile
per le decisioni di lavoratori e imprese. Al fine di contenere la spesa e
assicurare ai pensionati futuri pensioni adeguate, andrà tuttavia accresciuta
nel medio-lungo periodo l’età media effettiva di pensionamento. L’abolizione
del divieto di cumulo muove nella direzione di aumentare il tasso di attività
dei cittadini di 60 e più anni, che in Italia è ancora relativamente basso. Occorre
proseguire nella rimozione dei vincoli e dei disincentivi che tengono lontana
dal lavoro un’ampia quota della popolazione meno giovane. Le nuove regole in
tema di previdenza complementare hanno determinato significativi incrementi dei
tassi di adesione al secondo pilastro. È bene consentire al nuovo impianto
normativo di sedimentarsi, ma anche in questo comparto si possono considerare
aggiustamenti, alla luce dell’esperienza maturata in questi mesi. Va valutata
con attenzione la possibilità di garantire, entro certi limiti, la
reversibilità della scelta di conferire il TFR ai fondi. Per favorire la
concorrenza tra fondi si potrebbe introdurre la completa portabilità del
contributo datoriale. Andrebbero considerate misure atte ad accrescere
l’efficienza del mercato delle rendite vitalizie. Va migliorata l’informazione
sulla pensione pubblica maturata da ciascun lavoratore e sui costi e le
caratteristiche della pensione complementare. Anche il contributo alla
correzione del saldo richiesto agli enti territoriali è considerevole. Per un
giudizio ponderato occorre attendere la riforma del Patto di stabilità interno
e il disegno di legge sul federalismo, che il Governo intende presentare alle
Camere entro la fine di settembre. Le modalità di realizzazione del federalismo
fiscale saranno cruciali per rendere sostenibile il contenimento della spesa
accrescendone l’efficienza e l’efficacia. Un contributo potrà venire da una
semplificazione dei livelli di governo volta a sfruttare le economie di scala e
a evitare inutili sovrapposizioni. Il decentramento offre la possibilità di
calibrare l’offerta di servizi ai bisogni delle collettività locali e nel
contempo consente agli elettori di giudicare con più immediatezza la qualità
dell’azione pubblica. Per realizzare questi benefici occorre che il
decentramento sia fondato su un sistema di responsabilità
chiaro e coerente. L’autonomia fiscale dei governi locali, l’adeguatezza
e la trasparenza dei flussi perequativi, vincoli severi all’indebitamento sono
i tasselli fondamentali di tale sistema. L’autonomia fiscale deve realizzare al
margine un collegamento diretto fra esborsi e tassazione. A tal fine è
opportuno che gli enti dispongano di adeguati margini di manovra su aliquote e
basi imponibili. Gli sgravi in materia di ICI incidono su un tributo che, per
le caratteristiche della ricchezza immobiliare, in molti paesi rappresenta il
cardine dell’imposizione locale. Anche il blocco dei margini di incremento dei
tributi decentrati, se permanente, indebolisce l’autonomia impositiva degli
enti.

Il rallentamento dell’economia
aggrava i problemi strutturali della produttività stagnante, del debito
pubblico, del ritardo del Mezzogiorno. La politica economica deve ora abbattere
il debito e contribuire alla ripresa della crescita, con servizi pubblici
migliori e una riduzione del carico fiscale. Questi risultati richiedono un
cambiamento nelle regole che disciplinano l’attività degli enti pubblici e dei
loro dipendenti. Sarà fondamentale il successo delle azioni indicate nel DPEF per
rendere più flessibile, efficace e trasparente la pubblica amministrazione,
ridurne il costo, ridisegnarne la struttura, rimuovere i vincoli all’attività
economica.