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giovedì 09 ottobre 2003

Cannabis libera

Cannabis libera

Messa una momentanea sordina alla questione, la proposta del vicepremier Fini per una normativa più rigida in materia di sostanze stupefacenti (più esattamente, aveva detto, una manovra incisiva per contrastare la cultura dello sballo), è ora invece unaltra formazione politica, lo Sdi (socialisti democratici italiani), a lanciare uniniziativa parlamentare in materia di droghe leggere e no. Cinque giorni fa, infatti (primo firmatario Buemi, poi Boselli ed altri) è stato depositato alla Camera il testo di una proposta relativa a  «Modifiche al testo unico delle leggi in materia di stupefacenti, di cui al credreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, concernenti la legalizzazione dei derivati della cannabis, la somministrazione controllata di eroina e luso terapeutico della marijuana».

Occorre dire che, a parte la questione delluso terapeutico dellerba, questione della quale in Italia si parla da non molto tempo (in primavera persino il Ministro della Salute disse di non essere pregiudizialmente contrario, in attesa di valutazioni più approfondite, per poi ripiegare su posizioni politiche equivalenti al no; per finire col placet a un documento in cui si afferma che la cannabis non è una droga leggera), le altre due sono ipotesi delle quali, a più riprese e con costanti rinvii, si parla invano da poco meno di un trentennio.

Quanto alla proposta dello Sdi, i firmatari sostengono che un approccio alla questione-droga in chiave repressiva e proibizionista sia assolutamente inutile. Occorrerebbe invece puntare su una corretta formazione e una completa informazione (prevedendo un ruolo attivo delle scuole).

Quanto ai trattamenti terapeutici (o di mantenimento) la proposta prevede una fase di sperimentazione in città-pilota con lattivazione di strutture apposite. Oltre alle finalità ovvie di salvare vite umane e ridurre la microcriminalità alimentata dai tossicodipendenti per soddisfare le loro esigenze di denaro, i promotori indicano anche un altro vecchio sogno mai abdicato: «Con la legalizzazione e la liberalizzazione delle droghe leggere ha dichiarato Enrico Buemi si assesterebbe un duro colpo al principale giro daffari delle organizzazioni criminali».

Non appaia però pessimistica una considerazione a margine di questa valutazione: già esistono droghe alternative non ancora classificate come stupefacenti e il loro mercato è più che florido; idem per le droghe di sintesi, in parte fuorilegge, e che dominano il mercato giovanile. Davvero ci si può illudere che legalizzazione e liberalizzazione di due (o tre, quattro) sostanze, costituirebbe un serio colpo per le narcomafie? E una teoria rispettabile, ma della quale è lecito dubitare.

E comunque in materia di droghe (lecite e no, leggere e no) se a livello centrale le proposte non mancano, anche a livello regionale cè chi si dà da fare con una certa creatività. E il caso della Lombardia dove il vicepresidente del Consiglio regionale, Prosperini (di An), vuol presentare un progetto per rendere obbligatori i test antidroga nelle scuole. In un testo succinto, due soli articoli, si prevede infatti di sottoporre gli allievi di medie e superiori ad un test salivale (lo stesso in dotazione alla Polstrada) per accertare se abbiano fatto uso di droghe; i risultati questo è laspetto a dir poco curioso sarebbero poi inviati in forma del tutto confidenziale alle famiglie degli studenti risultati positivi.

Secondo il proponente si tratta di aiutare le famiglie, troppo spesso, a suo dire, ignare delle abitudini più o meno alternative dei propri figli. Oltre a questultima iniziativa, che ragionevolmente ha suscitato numerose reazioni (comprese quelle sulla costituzionalità di una misura siffatta e sulla competenza della Regione a legiferare in materia), cè da dire che Prosperini è stato sempre attento alla tematica più generale delle tossicodipendenze ed ha (con altri) varato una mozione con la quale si impegnano i vertici regionali, provinciali e cittadini a sollecitare il Ministero della Salute perché attui una urgente modifica del sistema tabellare delle sostanze illegali in grado di riaggiornarsi tempestivamente alle novità del mercato delle droghe che, paradossalmente, per lo Stato non sono ancora tali. (m.c.)