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venerdì 17 ottobre 2008

Banca d’Italia – Bollettino Economico n. 54, ottobre 2008 – Sintesi

Banca d’Italia – Bollettino
Economico n. 54, ottobre 2008 – Sintesi

Gli interventi per preservare la
stabilità dei sistemi finanziari sono ingenti e coordinati – La crisi
finanziaria globale che ha avuto origine lo scorso anno nel mercato
statunitense dei mutui subprime si è molto aggravata da settembre, colpendo
alcune delle più grandi istituzioni finanziarie americane ed europee,
provocando fortissime cadute dei corsi di borsa, suscitando timori di collasso
dei sistemi finanziari e di recessione delle economie avanzate. La diffusa
incertezza su possibili insolvenze delle controparti dopo il fallimento della
banca d’affari Lehman Brothers ha inceppato i mercati
all’ingrosso su cui le banche si approvvigionano di fondi, a iniziare dal
mercato interbancario.

Di fronte a eventi di questa
gravità la reazione dei governi e delle autorità monetarie ha acquisito via via
forza e capacità di coordinamento internazionale.

Le banche centrali hanno
sopperito al blocco dei mercati interbancari nazionali con iniezioni di
liquidità senza precedenti nell’ammontare e nelle modalità di erogazione; l’8
ottobre, la Banca
centrale europea (BCE), la
Riserva federale statunitense, la Banca d’Inghilterra, la Banca del Canada, la Banca di Svezia e la Banca Nazionale
Svizzera, con l’appoggio della Banca del Giappone, hanno effettuato una
riduzione concertata dei tassi d’interesse, di mezzo punto percentuale: un
evento mai prima accaduto.

I governi
statunitense e di alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, hanno
approntato misure straordinarie volte a ricapitalizzare le banche con fondi
pubblici, o anche ad acquisire da esse attività illiquide di difficile
valutazione (è questo il caso americano, in cui si sono stanziati per tale
scopo fino a 700 miliardi di dollari), al tempo stesso estendendo e rafforzando
le garanzie per i depositanti.

In particolare, l’8 ottobre il
Governo del Regno Unito ha disposto un vasto e organico piano di sostegno del
sistema finanziario britannico, prevedendo fra l’altro la possibilità di
garantire nuovi debiti delle banche e l’intervento pubblico diretto nel
capitale delle stesse; il 9 ottobre il Governo italiano ha disposto, oltre alla
garanzia statale sui depositi bancari, procedure speciali per intervenire con
fondi pubblici nel capitale delle banche e per meglio consentire alla Banca
d’Italia di sostenere la loro liquidità in casi di emergenza.

Il 10 ottobre i Ministri delle
Finanze e i Governatori delle banche centrali dei paesi del G7 si sono
formalmente impegnati a sostenere le istituzioni finanziarie la cui eventuale
insolvenza possa avere ripercussioni sistemiche e ad
adottare tutte le misure necessarie per riattivare i mercati monetari e
creditizi.

Il 12 ottobre i paesi aderenti
all’area dell’euro, d’intesa con la Commissione della Unione europea (UE) e con la BCE, hanno approvato un piano
d’azione concertato, invitando anche gli altri paesi della UE ad adottarne i principi. Il piano prevede che i singoli
governi nazionali prendano misure coordinate per facilitare la provvista di
fondi delle banche (garanzia statale sulle nuove passività fino a 5 anni) e per
ricapitalizzarle (sottoscrizione da parte pubblica di azioni privilegiate o
altri strumenti). Le autorità competenti sono state invitate ad
adottare nei giorni seguenti misure atte a consentire a enti finanziari e non
finanziari di valutare in bilancio le proprie attività secondo appropriate
assunzioni sul rischio d’insolvenza del debitore piuttosto che secondo
l’immediato valore di mercato.

Il 13 ottobre il governo italiano
ha dato seguito alle decisioni concordate in sede di Eurogruppo definendo
misure per aumentare il grado di liquidità degli attivi bancari e favorire la
raccolta di fondi sul mercato. La
Banca d’Italia ha dal canto suo preso
provvedimenti per facilitare il ricorso delle banche italiane al
rifinanziamento presso l’Eurosistema.

Il 14 ottobre il Tesoro degli
Stati Uniti, d’intesa con la
Riserva federale, ha varato, nella cornice del precedente
piano, ulteriori misure, volte a favorire la ricapitalizzazione delle
istituzioni finanziarie con fondi pubblici, a estendere la garanzia statale
sulle loro passività e a favorire il finanziamento delle imprese mediante
acquisti di carta commerciale da parte della banca centrale.

Le quotazioni nelle principali
borse del mondo, che tra l’inizio di settembre e la fine della prima decade di
ottobre avevano segnato flessioni dell’ordine del 30 per cento, nei giorni
successivi hanno recuperato parte delle perdite.

Le previsioni di crescita per
tutti i paesi avanzati sono state riviste al ribasso – Il Fondo monetario
internazionale (FMI) ha rivisto nei primi giorni di ottobre le previsioni di
crescita per tutti i paesi avanzati, ribassandole decisamente. Per il 2009 i
tassi medi annui di crescita del PIL sono previsti intorno allo zero, negativi
in diversi casi. L’ipotesi sottostante è quella di un successo delle azioni
delle autorità volte a stabilizzare i mercati e le economie, sicché l’attività
riprenderebbe gradualmente già nel corso del 2009. Faciliterebbero questo
processo i recenti, forti ribassi dei prezzi dell’energia e delle materie prime
e il passo ancora sostenuto delle principali economie emergenti. L’inflazione è
prevista ovunque in ripiegamento. L’FMI elenca
peraltro una serie di rischi che potrebbero, materializzandosi, approfondire la
recessione e prolungarla nel tempo, rischi acuitisi dopo l’aggravarsi della
crisi sui mercati finanziari e creditizi.

In Italia gli indicatori
congiunturali sono negativi – In Italia, dopo il rimbalzo dell’attività
produttiva nel primo trimestre, si sono susseguiti segnali di debolezza. Nel
secondo trimestre il prodotto si è contratto rispetto al primo. Il quadro
congiunturale dà segnali di un ristagno per il resto dell’anno. La produttività,
che riflette le insufficienze strutturali della nostra economia, risente
negativamente del ripiegamento ciclico. L’inflazione flette per il ribasso dei
corsi petroliferi e la debolezza della domanda.

I consumi si contraggono e il
costo dell’indebitamento delle famiglie cresce – La spesa delle famiglie
italiane si è contratta dello 0,3 per cento nel primo
semestre rispetto a un anno prima. Il reddito disponibile è cresciuto
nello stesso periodo di un modesto 0,5 per cento, metà che nel 2007, nonostante
il progresso del reddito nominale dovuto ad alcuni rinnovi contrattuali, a
causa dei rincari dei prezzi al consumo, influenzati dalle quotazioni
internazionali delle materie di base. Il deterioramento del ciclo influisce
sulle aspettative rendendo prudenti le decisioni di spesa e stimolando il
risparmio. Le famiglie italiane restano fra le meno indebitate del mondo
avanzato, ma si è appesantito l’onere per il servizio del debito, dato
l’aumento dell’esposizione degli anni passati e i rialzi dei tassi d’interesse.

L’occupazione ha continuato a
crescere nel secondo trimestre, ma la partecipazione al mercato del lavoro è
aumentata di più, un dato che può essere letto come reazione ai rischi per il
reddito familiare dovuti al ristagno economico. Le difficoltà congiunturali
sono evidenti nel numero di persone, in forte crescita, che hanno perso
recentemente il posto di lavoro tra quelle in cerca di occupazione, specie nel
Centro-Nord.

Gli investimenti delle imprese si
riducono – Gli investimenti delle imprese nel secondo trimestre del 2008 sono
stati pressoché stagnanti, quelli in costruzioni hanno segnato una netta
riduzione. Nel settore residenziale, sulla base delle informazioni disponibili,
si è registrata durante il primo semestre una drastica contrazione delle compravendite
e un rallentamento dei prezzi, che peraltro hanno continuato a salire, mentre
in molti altri paesi scendevano, anche rapidamente.

Le esportazioni si sono contratte
nel secondo trimestre e si avviano a ristagnare nel terzo, risentendo dell’indebolirsi
della domanda mondiale e degli andamenti sfavorevoli della competitività
registrati almeno fino al primo trimestre dell’anno.

La debolezza del ciclo e le
peggiorate condizioni di finanziamento si riflettono in un rallentamento
dell’indebitamento delle imprese. Quello con le banche cresce, mentre le
emissioni obbligazionarie lorde, nel secondo trimestre, sono state nulle a
fronte di rimborsi per 1,5 miliardi.

Le condizioni di offerta del
credito bancario si irrigidiscono – Le banche italiane, secondo l’indagine sul
credito bancario (Bank Lending Survey) relativa al secondo trimestre di
quest’anno ed effettuata in luglio, hanno operato un ulteriore irrigidimento
dei criteri adottati per l’erogazione dei prestiti alle imprese; nel comparto
del credito alle famiglie, dopo quasi un biennio di allentamento, la
restrizione già emersa sui mutui si è estesa al credito al consumo. Ulteriori
restrizioni sono attese per la seconda metà dell’anno.

La redditività delle banche
italiane sta risentendo della crisi finanziaria globale, ma in misura
contenuta, data l’esposizione relativamente modesta al settore dei mutui
subprime e Alt/A americani, a titoli collegati e a "veicoli" attivi
nel comparto.

Gli obiettivi per i conti
pubblici sono stati confermati in settembre – Nel mese di agosto il Parlamento
ha approvato la manovra di bilancio per il triennio 2009-2011, volta ad
assicurare il conseguimento degli obiettivi indicati nel Documento di
programmazione economico-finanziaria (DPEF) di giugno. Il disegno di legge
finanziaria per il 2009 include solo alcuni interventi tecnici miranti a dare
attuazione alla manovra triennale. La Relazione previsionale e programmatica (RPP) per
il 2009, che conferma sostanzialmente gli obiettivi indicati nel DPEF, stima
che nel 2008 l’indebitamento
netto delle Amministrazioni pubbliche aumenti al 2,5 per cento del PIL;
rispetto al 2007, l’incidenza
della spesa corrente primaria sul PIL salirebbe di 0,5 punti percentuali e la
pressione fiscale scenderebbe di 0,5 punti. Il rapporto tra il debito e il
prodotto diminuirebbe leggermente, al 103,7 per cento. La RPP prevede che nel 2009 l’indebitamento netto
scenda al 2,1 per cento del PIL. Il raggiungimento dell’obiettivo potrà essere
ostacolato dal deterioramento del quadro macroeconomico.

Le misure di sostegno del sistema
finanziario appena decise dal Governo, che hanno carattere cautelativo, non
determineranno necessariamente un aggravio della spesa pubblica: la garanzia
statale sulle passività delle banche accrescerebbe la spesa solo nella misura
in cui fosse effettivamente utilizzata. Eventuali operazioni di
ricapitalizzazione delle banche o di scambio di titoli pubblici con altri
strumenti non incidono sul saldo di bilancio; potranno influire temporaneamente
sul livello del debito lordo senza modificare il debito netto.

La politica di bilancio è volta a
raggiungere un sostanziale pareggio nel 2011 e a condurre nello stesso anno il
rapporto tra il debito pubblico e il prodotto al di sotto del 100 per cento. Il
conseguimento degli obiettivi è in larga misura affidato
al contenimento della spesa; saranno cruciali le modalità di attuazione degli
interventi disposti negli scorsi mesi.