Famiglia

venerdì 31 ottobre 2008

“Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – Audizione del Presidente Corrado Calabrò sull’ indagine conoscitiva “Media e minori” – Commissione Parlamentare per l’ Infanzia – 30 ottobre 2008″

Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni – Audizione del Presidente Corrado Calabrò sull’indagine
conoscitiva “Media e minori” – Commissione Parlamentare per l’Infanzia – 30
ottobre 2008

Le immagini televisive orientano
l’opinione pubblica, suscitano consensi e dissensi, determinano scelte
politiche, economiche, finanziarie. Ma sono i bambini quelli che subiscono, più
di tutti, l’influenza della TV.

Oggi, grazie all’evoluzione
tecnologica, gli scenari che eravamo abituati a vedere stanno progressivamente
cambiando con il potenziamento dell’interattività e della multimedialità.

Il che, però, non attenua ma rafforza l’esigenza di una tutela specifica e
efficace di tale categoria di telespettatori ipersensibili. Esigenza ch’è
sancita a livello internazionale, comunitario e nazionale, ma che i nuovi
scenari rendono tecnicamente più difficile perché con le nuove tecnologie
entriamo in un terreno meno conosciuto, dove le regole sono ancora da definire
ed è difficile farle rispettare.

Le nuove generazioni sono nate e
cresciute con la televisione accesa.

Oggi, peraltro, la multimedialità
è il comportamento emergente tra i giovani: l’uso dei vecchi media (la radio e
la televisione) si integra con quello dei nuovi media (la pay-tv, Internet, il
PC, il videofonino, l’I-Pod) ed entra sempre più a far parte del quotidiano
delle famiglie. E tra i bambini e i giovani l’uso delle nuove tecnologie è
molto più diffuso che tra gli adulti. I ragazzi utilizzano i
media in "libertà" e con autonomia: si appropriano della Tv in
tutte le ore, la mattina appena alzati, il pomeriggio, la sera; al contrario
degli adulti, più legati ad orari ed eventi standardizzati. Nella sua
"cameretta" il bambino si trova al centro di una rete di
informazioni: il pc sulla scrivania, la consolle sulla sinistra, l’I-pod che
sta scaricando canzoni, il telefonino a portata di mano.

Come ha osservato Umberto
Galimberti, "la casa reale, con le sue quattro mura e i suoi quattro
mobili, è ridotta a un container per la recezione del mondo esterno via cavo,
via telefono, via etere, e quanto più il lontano si avvicina, tanto più il
vicino, la realtà di casa, quella familiare, si allontana e impallidisce. Le
conseguenze non sono da poco. Se il mondo viene a noi, noi non
«siamo-nel-mondo» come vuole la famosa espressione di Heidegger,
ma semplici consumatori del mondo. Il mezzo ci rende spettatori, non
partecipi né attori di un evento".

Un sano, equilibrato e completo
sviluppo mentale, fisico e morale è un diritto del minore riconosciuto
dall’ordinamento giuridico nazionale e internazionale.

L’articolo 31 della nostra
Costituzione impegna la comunità nazionale, in tutte le sue articolazioni, a
proteggere l’infanzia e la gioventù.

La "Convenzione sui diritti
del fanciullo" approvata dall’ONU nel 1989 e divenuta legge dello Stato
nel 1991, impone a tutti di collaborare alla creazione delle condizioni utili a
garantire ai minori una vita autonoma nella società e fa divieto di sottoporli
a interferenze arbitrarie o illegali nella propria privacy e comunque a forme
di violenza, danno, abuso mentale, sfruttamento.

Anche l’Unione europea riconosce
nella protezione dei minori da contenuti nocivi per il loro sviluppo psichico e
morale un interesse pubblico fondamentale, nel cui rispetto deve esplicarsi il
diritto alla libertà di espressione. Tale obiettivo deve essere perseguito
dagli Stati membri con l’adozione di adeguate misure, come stabilito dalla
direttiva "Tv senza frontiere" (89/522/CEE) e come confermato dalla
nuova direttiva "Servizi Media e Audiovisivi" (2007/65/CEE), il cui
iter di recepimento è già iniziato.

Un approccio organico alla tutela
del minore nel suo rapporto con i media alla luce
dell’evoluzione tecnologica implica che non solo i bambini, ma anche i loro
genitori, insegnanti e formatori, imparino ad utilizzare al meglio i servizi
audiovisivi nelle forme evolutive, come raccomanda l’Unione europea.

Al disorientamento da mancanza di
formazione può aggiungersi il fuorviamento indotto.

L’enorme ampliamento delle
possibilità di circolazione di contenuti (programmi televisivi,
immagini, audio, audiovideo, chat, giochi, etc.) dovuto alla diffusione
delle nuove tecnologie di trasmissione e allo sviluppo della convergenza delle
piattaforme e dei media (televisione, Internet, terminali mobili di
videofonia), comporta l’enorme facilità per ragazzi e adolescenti minorenni di
accedere anche a contenuti nocivi per il loro sviluppo psico-fisico e morale.

Per il settore televisivo c’è un
insieme di regole legislative, prevalentemente rivolte alla televisione
tradizionale ed improntate a un sistema di divieti in "negativo"
piuttosto che di norme "in positivo".

C’è il codice di
autoregolamentazione Tv e minori adottato nel novembre 2002, il quale ha
assunto cogenza di legge per effetto delle norme contenute nella legge n. 112
del 2004, trasfuse nel Testo unico della radiotelevisione, la cui applicazione
è affidata al Comitato Tv e minori.

Ci sono poi il codice Internet e
Minori, che risale al 2003, e il codice di autoregolamentazione dei gestori di
telefonia mobile del 2004, i quali, però, a differenza del Codice Tv e minori,
costituiscono iniziative volontarie delle imprese che hanno adottato indirizzi
comuni, la cui violazione non è sanzionabile da parte delle Istituzioni.

Nella passata legislatura il
Ministero delle comunicazione aveva elaborato una
bozza di codice di autodisciplina "Media e Minori", che organizzava
un nuovo sistema di regolamentazione dei quattro ambiti di riferimento
(televisione, internet, telefonia e videogiochi), finalizzato a una maggiore
tutela dei diritti dei minori nel campo delle comunicazioni e ad una
sistemazione organica della materia alla luce dell’evoluzione tecnologica dei
media. Ma è rimasto allo stadio embrionale.

Anche la nuova direttiva
"Servizi Media e Audiovisivi" ha individuato un complesso minimo di
norme coordinate da applicare ai contenuti diffusi da tutti i
media audiovisivi – lineari e non lineari – , in particolare per quanto
riguarda la tutela dei minori. Ai servizi lineari è riservata l’applicazione di
norme più rigide, in quanto destinati al grande pubblico e perciò suscettibili
di produrre un più forte impatto sociale.

Il principio fondamentale al
quale devono ispirarsi tutte le forme di comunicazione regolate dalla Direttiva
è rappresentato dalla tutela della dignità della persona che, in relazione alla
tipologia di servizio audiovisivo lineare o non lineare, gode di differenti
gradi di protezione finalizzati a salvaguardare l’integrità psicofisica e
morale dei minori.

Innovando rispetto alla
precedente versione del 1997, la nuova Direttiva, in un’ottica di prevenzione
delle patologie derivanti da regimi alimentari inadeguati, impegna gli Stati
membri anche a stimolare la redazione, da parte dei fornitori di servizi di
media audiovisivi, di codici di condotta concernenti le pubblicità che
accompagnano i programmi per bambini relative a prodotti alimentari o bevande
contenenti sostanze la cui assunzione eccessiva non è raccomandabile.

Il problema sussiste. Secondo
un’indagine dell’Osservatorio di Pavia (in collaborazione con l’Università di Roma Tre) ogni cinque minuti i bambini
italiani subiscono uno spot alimentare.

Bibite, merendine, patatine, cibi
precotti, gelati, rispondono e sollecitano gli stimoli dell’appetito. Il
desiderio, più che il bisogno, di mangiare viene
continuamente provocato da situazioni accattivanti, che mostrano come uno
snack, una merendina, una bibita apportino gratificazione, approvazione e
presenza affettuosa dei genitori.

E questo sebbene in Italia (a
differenza di altri Paesi: Germania, Francia, Olanda) sia vietata la
trasmissione di spot all’interno di programmi specificamente rivolti ai
bambini.

I genitori gradiscono che i loro
figli se ne stiano appagati a sgranocchiare patatine e biscotti mentre guardano
la televisione. Così hanno meno problemi (e meno rimorsi) per il fatto di non
essere accanto a loro.

Gli spot pubblicitari di prodotti
che interessano gli adulti non si rivolgono poi solo agli adulti, hanno come
target indiretto anche i bambini.

Non si tratta solo di prodotti alimentari ma di gadget vari, tra cui i prodotti elettronici
assumono sempre maggiore importanza.

bambini
interessano i pubblicitari sotto un triplice aspetto:

1) in quanto destinatari diretti
di alcuni prodotti;

2) in quanto induttori di
acquisti da parte degli adulti,

3) in quanto futuri adulti
acquirenti.

Al di là delle loro numerosità, è
l’aspetto accattivante, rassicurante, degli spot indirizzati, direttamente o
indirettamente, ai bambini che dà da pensare per la loro suggestività: il
prodotto pubblicizzato viene infatti presentato in un
ambiente familiare rasserenante in cui un adulto (quasi sempre la mamma) porge
al bambino (o magari al proprio fidanzato) l’alimento che fa venire l’acquolina
in bocca. Per i prodotti elettronici invece spesso è il padre o un compagno:
persone tutte con un ruolo importante nel mondo dei bambini, la cui influenza è
in re ipsa.

Sia le emittenti private che la
concessionaria pubblica trasmettono pubblicità del genere, ancorché le
inserzioni delle emittenti private siano più frequenti di quella pubblica.

Il fenomeno non è dissimile in
Europa: differiscono solo le caratteristiche della pubblicità, impostata più su
enunciati razionali in qualche Paese come la Germania,
più sulla suggestione –a volte addirittura subliminale- in altri Stati, come il
nostro.

Più suggestiva di tutti è la
pubblicità indiretta, cioè quella proveniente dalla visione dell’uso di
prodotti in film, cartoni animati, ecc. Proprio per la sua suggestività essa è
vietata nelle trasmissioni destinate ai bambini; come pure è vietato che i
personaggi dei cartoni animati facciano pubblicità immediatamente prima o dopo
la trasmissione del filmato.

I videogiochi costituiscono per i
ragazzi la principale porta di ingresso all’apprendimento delle nuove
tecnologie e potrebbero quindi essere utilizzati per veicolare e diffondere
valori positivi, oltre che la conoscenza informatica, concorrendo così
concretamente alla tutela del sano ed armonico sviluppo psico-fisico e morale
dei minori.

Giocare con i videogiochi è
divenuto oggi un costume di massa, soprattutto a fronte dell’evoluzione delle
piattaforme "di ultima generazione" che offrono non più soltanto giochi ma intrattenimento multimediale, in ambienti nei
quali è possibile anche navigare in Internet o vedere DVD, tanto che l’età
media dei giocatori va progressivamente aumentando; si è così sviluppata
un’offerta di contenuti per giocatori adulti che rende necessario apprestare
idonee forme di tutela, affinché gli utenti minorenni non entrino in contatto
con contenuti potenzialmente nocivi per il loro equilibrato ed armonico
sviluppo.

Un mercato che nel 2007, a livello globale,
vale 24 miliardi di euro, per 25 milioni di utenti e che in Italia ha
registrato un giro di affari di oltre 1 miliardo di euro con un tasso di
crescita del + 39,9% rispetto al 2006.

A livello europeo già dal 2003
risulta adottato un sistema di classificazione dei videogiochi, denominato Pan
European Game Information (PEGI), che utilizza cinque categorie in base all’età
4, tenendo conto dei seguenti aspetti: linguaggio scurrile, discriminazione, droghe,
paura, gioco d’azzardo, sesso, violenza.

Il sistema, supportato dai
principali produttori di giochi elettronici in tutta Europa e messo a punto
dalla Federazione europea del software interattivo, è sostenuto dalla
Commissione Europea che lo considera un modello di armonizzazione nel settore
della protezione del minore.

Nella passata legislatura è stato
avviato un progetto di legge relativo all’introduzione nel nostro Paese di un
sistema di classificazione obbligatorio dei videogiochi, utilizzando il sistema
di autoregolamentazione europeo riconosciuto, o comunque un sistema di analoga
garanzia. Si prevedeva anche un controllo ex post da parte delle istituzioni
preposte: Comitato di applicazione del codice di autoregolamentazione media e
minori e Agcom, ciascuna nell’ambito di distinte competenze.

Peraltro è evidente la difficoltà
pratica di evitare poi che i bambini, i ragazzi e i minorenni fruiscano di
videogiochi destinati ad altre categorie di utenti.

Tale difficoltà diventa poi impossibilità quando i videogiochi provengano da aree
esterne dell’Unione europea. Ripetutamente, in occasioni di recenti
segnalazioni, abbiamo scoperto che alcuni videogiochi di tipo assolutamente
sconsigliabile provenivano da Paesi asiatici, i quali non sottostanno alle
regole dell’Unione europea.

Per quanto riguarda
Internet, il progetto di nuovo codice di autoregolamentazione "Media e
Minori", sviluppato dall’allora Ministero delle comunicazioni in un’ottica
di "convergenza", poneva il problema dei minori anche sulla rete
Internet.

L’obiettivo di un Codice
allargato ai nuovi media è tanto condivisibile quanto difficilmente
realizzabile. Con l’avvento delle nuove tecnologie digitali la regolamentazione
– quanto meno nei suoi principi generali tra cui rientra la tutela dei minori e
della dignità umana – deve indubbiamente essere allargata anche agli ambiti
delle nuove tecnologie , dato che queste sono i nuovi
contenitori del prodotto televisivo e, oltretutto, per i ragazzi sono
sicuramente più attraenti della "vecchia" televisione.

Anche l’Unione europea intende
promuovere misure per lottare contro ogni tipo di attività illecita sulla rete
che sia nociva per i minori e per rendere Internet un
mezzo molto più sicuro5.

Ma il compito è arduo, la sfida
che ci poniamo è estrema, perché la "rete" ha un ambito che travalica
i confini nazionali e anche quelli europei, e anche per la concezione
"iperlibertaria" con la quale Internet si è sviluppata.

A livello europeo sono molte le
proposte che vengono avanzate al fine di promuovere
un’utilizzazione più sicura di Internet: l’istituzione di un numero verde
europeo per indicare le fonti di informazione disponibili e i sistemi di
filtraggio, il raggruppamento in rete degli organismi di autoregolamentazione
per valutare l’efficacia dei codici di condotta, l’introduzione di sistemi di
filtraggio con un sistema di simboli di riconoscimento comuni o di messaggi di
avvertimento riguardanti la fascia d’età che aiutino gli utenti a valutare il
contenuto dei servizi in linea, una maggior sensibilizzazione dei genitori,
degli insegnanti e dei formatori nell’apprendere e nell’insegnare l’uso delle
nuove tecnologie. Ma fino ad adesso non si è formata
una linea comune a tutti gli Stati.

In tale contesto, un codice di
autoregolamentazione, condiviso dagli operatori, dagli utenti e dalle
istituzioni, appare per il momento il minimo auspicabile e il massimo
praticabile; servirebbe quanto meno a creare un quadro di riferimento per un
uso meno insicuro di Internet da parte dei minori.

Ma rimane la necessità di misure
più incisive a livello europeo per contrastare efficacemente le attività
illecite e nocive per i minori: l’obiettivo dovrebbe essere quello di
sviluppare uno spazio basato sulla libertà di espressione ma conciliato con il
diritto, fondamentale, alla tutela dello sviluppo fisico, psichico e morale dei
minori.

Grave e angosciante è il rischio
che navigando in Internet i ragazzi possono essere agganciati da pedofili.

Ma Internet è planetario.

Data la sua pervasività, solo
Paesi a regime autoritario come la Cina riescono a impedire l’ingresso di
trasmissioni provenienti da Paesi non soggetti alle regole interne.

Il problema è di tale portata che
non è esagerato pensare che se ne dovrebbe occupare l’ONU.

L’uso dei telefonini – secondo le
ultime ricerche – demarca il passaggio dalla scuola elementare alle scuole
medie. I bambini ormai usano il cellulare come un surrogato per comunicare: di
fronte a uno strumento di tipo "adulto" abbiamo "bambini sempre
meno bambini" e "adulti bambini".

Secondo una recente indagine
sull’uso del cellulare da parte di bambini e adolescenti6 ben l’84% dei ragazzi
tra gli 8 e i 15 anni ne possiede uno tutto suo e il primo telefonino arriva
già all’età di 9-10 anni per la metà degli intervistati.

Un uso così massiccio e continuo
dei cellulari induce turbative non di poco conto nella vita relazionale dei
minori.

L’uso del telefonino a scuola
distrae i ragazzi dall’attenzione necessaria per seguire utilmente le lezioni
e, più in generale, fa venir meno la concentrazione in un’applicazione
approfondita.

Il cellulare, consentendo il
raggiungimento del minore in qualsiasi luogo e in qualsiasi circostanza, lo
espone anch’esso a contatti a rischio sottratti alla possibilità d’intervento
dei genitori.

Ci sono stati anche episodi di
grave degenerazione: ragazzine che per ricaricare il telefonino trasmettevano
loro immagini fotografiche in atteggiamenti di provocazione erotica.

Siamo intervenuti in alcuni casi
con la Polizia
postale e abbiamo poi disposto, con la delibera n. 661/06/CONS, misure di
sicurezza a tutela dei minori da applicare sui terminali mobili di telefonia.

Gli operatori, ora, sono tenuti ad adottare sistemi di protezione dei minori con dei codici
a controllo parentale, analoghi a quelli previsti per la televisione ad accesso
condizionato.

E’ una misura all’avanguardia se
si pensa che a livello europeo – al momento – vige solo un accordo sottoscritto
dagli operatori di telefonia mobile e dai fornitori di contenuti che sancisce
l’impegno ad adottare misure per proteggere i minori
nell’utilizzo del telefono cellulare.

I minori che utilizzano il
telefonino sono anche esposti alle pratiche scorrette degli operatori che
pubblicizzano gli abbonamenti a loghi e suonerie. L’Autorità, proseguendo nella
sua azione mirata a rafforzare la tutela dell’utenza nelle
settore delle telecomunicazioni, ha già adottato al riguardo un primo
provvedimento che consente una modalità rapida per la disattivazione degli
abbonamenti a servizi a sovrapprezzo, quali appunto i loghi e le suonerie,
mediante una semplice telefonata al numero di assistenza clienti del proprio
operatore.

Inoltre, nel nuovo piano di
numerazione adottato a maggio di quest’anno, l’Autorità ha predisposto una
serie di strumenti a tutela dell’utenza, quindi anche dei minori, incluso il
blocco selettivo per i servizi a sovrapprezzo sui telefoni cellulari. Il nuovo
sistema entrerà in vigore il 1° luglio 2009 ed è già attivo dal 1° ottobre di
quest’anno il blocco selettivo sulla telefonia fissa.

L’autoregolamentazione, ch’è la
strada per la responsabilizzazione dei soggetti
interessati, da sola non è però sufficiente. L’esperienza pregressa ha
dimostrato che è necessario anche potersi avvalere di una norma prescrittiva a cui, in caso di violazioni, corrispondano adeguate
sanzioni.

La nuova Direttiva indica
chiaramente questa strada laddove prevede che l’autoregolamentazione può
svolgere un ruolo efficace, ma a complemento dei meccanismi legislativi ed
amministrativi in vigore. L’autoregolamentazione, o, più opportunamente, la
co-regolamentazione, deve poter consentire l’intervento delle istituzioni
preposte alla vigilanza, qualora i suoi obiettivi non siano conseguiti.

Già nell’attuale legislazione è
previsto che alla verifica dell’osservanza delle disposizioni previste dalla
legge a tutela dei minori, comprese quelle del Codice Tv e minori , provvede la Commissione Servizi
e Prodotti dell’Autorità "in collaborazione con il Comitato di
applicazione del codice di autoregolamentazione TV e minori". In caso di
violazioni l’Agcom, all’esito del procedimento di accertamento, irroga le
sanzioni amministrative9 previste.

La stretta cooperazione esistente
tra il Comitato e l’Autorità si sostanzia in una attività
istruttoria improntata a una mutua collaborazione, ancorchè nell’ambito delle
rispettive – autonome – competenze. L’Autorità, infatti, esercita il potere
sanzionatorio amministrativo con efficacia coattiva; il Comitato, invece, ha un
potere "suasivo", di natura deontologica e autodisciplinare, di
verifica delle (sole) violazioni del Codice , con
l’effetto giuridico di imporre alle emittenti di far conoscere all’utenza
televisiva la violazione commessa.

Al di là dei meccanismi di
divieto (o dissuasione) a porre in essere determinati comportamenti nocivi per
i minori, c’è un problema di qualità dei contenuti che sono veicolati dalla
televisione e dai nuovi media. La televisione italiana, la quale nel passato ha
tanto contribuito alla crescita della società – penso alla televisione degli
anni ’60 che aveva mutuato dalla BBC il motto
"educare divertendo"-, oggi purtroppo presenta livelli di banalità e
volgarità (come i tanti reality che affollano i palinsesti delle tv in prima
serata) che la collocano al di sotto di altre televisioni europee.

Abbiamo l’esempio della BBC che
fornisce a tutto il mondo (Italia compresa) interessanti documentari
scientifici, storici, geografici, e più in generale realizza prodotti di valido
contenuto culturale (spettacoli teatrali, concerti, ma anche sportivi di cult)
con destinazione di nicchia; e le nicchie a volte sono dei cenacoli.

Anche la televisione francese ha
fatto grandi passi in questa direzione.

È crescente il divario tra le
nostre televisioni e le migliori europee per la ricchezza di informazioni sui
vari Paesi del mondo e per l’approfondimento qualificato dei temi trattati che
quelle forniscono.

C’è un ritrovato interesse dei
giovani per il teatro, per i concerti (anche di musica classica), per le
mostre, per i musei, per la partecipazione a una qualche attività artistica. La TV dovrebbe assecondare queste
tendenze. Invece la nostra televisione le ignora, preferisce insistere sul
ripetitivo, quando non sul becero.

Non è nella possibilità
dell’Autorità cambiare il modo di fare televisione.

Abbiamo cercato di risollevare la
qualità delle trasmissioni televisive, tra l’altro favorendo l’istituzione, nel
contratto di servizio, di una Commissione preposta a questo controllo. Anche
l’istituzione di Qualitel – pur senza enfatizzarne la capacità taumaturgica – è
un segnale che va nella giusta direzione. Ma fin quando le trasmissioni sono
dominate dall’assillo di ricavi pubblicitari e questi sono connessi
esclusivamente all’audience, i tentativi saranno inefficienti.

I pubblicitari
infatti sono convinti che quanto più si abbassa il livello di una
trasmissione tanto più ampia è l’audience.

Si innesca così una spirale
perversa che diseduca il gusto dei telespettatori e degrada il livello delle
trasmissioni.

Recentemente, l’Autorità per le
garanzie nelle comunicazioni ha effettuato una gara per l’assegnazione del 40%
delle capacità trasmissive delle reti digitali terrestri a nuovi fornitori di
contenuti.

Auspichiamo che da loro venga un
afflusso di freschezza creativa e di generazione di contenuti di maggiore
valenza culturale.

Comunque, grazie alla proficua
collaborazione che si è instaurata con il Comitato TV e minori, siamo
intervenuti almeno per far diminuire un inutile tasso di violenza, calmierare
il turpiloquio e la rissosità che connotano alcuni tipi di trasmissione,
evitare, nella fascia della televisione per tutti, l’erotismo
che sconfini nella pornografia, sia che si tratti di trasmissioni analogiche,
digitali o satellitari in chiaro. In questo senso è l’Atto di indirizzo sul
rispetto dei diritti fondamentali della persona, della dignità umana e del
corretto sviluppo dei minori nei programmi di intrattenimento, adottato con
delibera n. 165/06/CSP del 22 novembre 2006.

Ad esso
ha fatto seguito un secondo Atto di indirizzo sul divieto di trasmissioni che
presentano scene di contenuto pornografico10, nel quale sono state fornite le
linee interpretative, desunte dalla costante giurisprudenza della Corte di
Cassazione.

Ci siamo anche occupati di
indirizzare11 le emittenti a porre in atto corrette modalità di
rappresentazione dei procedimenti giudiziari nelle trasmissioni televisive,
specie quando sono coinvolti i minori.

In televisione si è creato un
vero e proprio foro "mediatico" alternativo alla sede naturale del
processo, ove non si svolge semplicemente un dibattito equilibrato tra le
opposte tesi, ma si assiste a una sorta di rappresentazione paraprocessuale che
giunge fino all’esame analitico e ricapitolativo del materiale probatorio,
determinando, attraverso l’immediatezza e la suggestività proprie del mezzo
televisivo, una sorta di convincimento pubblico, in apparenza degno di fede,
sulla fondatezza o meno di determinate ipotesi accusatorie.

In tal modo alle legittime sedi
dell’esercizio della giustizia si sono sovrapposti, oscurandole, gli studi
televisivi dove la "verità virtuale" può influire, se non prevalere
sulla "verità processuale"; obiettivo questo destinato ad essere
raggiunto solo dopo una laboriosa verifica che richiede i suoi tempi e le sue
valutazioni che mal si conciliano con i ritmi e il linguaggio tipici del mezzo
televisivo.

Questa corsa allo scoop, in
funzione dell’audience, ha portato, in casi deteriori, a un giustizialismo
emotivo e sbrigativo, talora non alieno da tratti morbosi,
tanto più condannabile quando nei fatti sono coinvolti minori.

L’Autorità ha dettato alcuni
principi e criteri sulle corrette modalità di rappresentazione dei procedimenti
giudiziari nelle trasmissioni radiotelevisive, demandando alle emittenti e ai
fornitori di contenuti, con il concorso delle associazioni rappresentative
della stampa e dell’Ordine dei giornalisti, la redazione di un codice per
individuare regole di autodisciplina condivise e idonee a dare concreta attuazione
a tali principi.

Le resistenze degli operatori
televisivi alla redazione del codice sono forti, perché essi si trincerano
dietro il diritto di cronaca e a quello di libera manifestazione del pensiero;
ma secondo il nostro ordinamento costituzionale i principi di libertà di
espressione e di opinione devono pur sempre conciliarsi con il rispetto delle
libertà e dei diritti fondamentali, in particolare della dignità della persona
e della tutela dei minori.

Ovviamente, l’attività
dell’Autorità non è stata solo volta ad indirizzare le trasmissioni televisive
a canoni di maggiore correttezza, ma anche a reprimere le violazioni
riscontrate in esito all’attività di vigilanza svolta attraverso il
monitoraggio dei programmi.

Cito alcuni casi concreti,
relativi alle varie tipologie di trasmissioni.

Con riguardo ai telegiornali
abbiamo sanzionato il TG512 per la trasmissione di un servizio sull’incidente
probatorio disposto dal Tribunale in relazione ai presunti abusi sessuali
subiti da alcuni bambini della scuola materna di Rignano Flaminio,
sottolineando gli effetti pregiudizievoli della diffusione di tali immagini,
sia per i minori coinvolti, sia per i minori spettatori, quando i mass media
fanno da cassa di risonanza all’evento.

Una sanzione analoga ha
riguardato il TG113 che ha trasmesso nel telegiornale delle ore 20,00, nell’ambito di un servizio sui "bambini
soldato",un minorenne afgano, per di più a volto scoperto, nell’atto di
uccidere un prigioniero.

A tutela dei minori siamo
intervenuti anche nei confronti dei programmi di intrattenimento pomeridiani
("Buona domenica" su Canale 514 e "Domenica In" su Rai
Uno15); nel primo caso per aver mandato in onda un’intervista alla Sig.ra
Franzoni, di particolare drammaticità, sul delitto di Cogne e nel secondo caso
per una violenta lite in diretta tra i personaggi di spettacolo Antonio Zequila
e Adriano Pappalardo, senza che la conduttrice Mara
Venier facesse nulla per contrastare l’episodio.

Numerose sanzioni hanno
riguardato, inoltre, film televisivi e cinematografici mandati in onda in
fascia protetta (dalla 16 alle 19) o nella fascia di televisione per tutti (
7,30 – 22,30) con contenuti non adatti ai minori e senza alcuna segnalazione
iconografica che ne segnalasse l’inidoneità alla
visione dei bambini.

Con riguardo alla pubblicità
abbiamo sanzionato gli spot che utilizzavano gli stessi personaggi dei cartoni
animati dei programmi trasmessi in adiacenza ad essi.

E, per quanto riguarda il
contenuto dei cartoni animati, abbiamo sanzionato quelli più volgari o violenti
(I Griffin, Dragon Ball). Anche i programmi sui combattimenti del Wrestling
sono stati sanzionati in quanto sprovvisti di un idoneo sistema di segnalazione
iconografico.

Enorme -come dicevo- è il flusso
di informazioni che ci arriva via internet.

Navigare nelle reti, in Internet,
nell’attuale sovrabbondanza indiscriminata dell’informazione planetaria,
richiede una cultura che divide e distingue le generazioni, richiede una
preparazione specifica che permetta di ordinare,
delimitare, codificare il kaos mediante sistemi software progrediti, ma
soprattutto attraverso la capacità ordinatrice e valutatrice della nostra
mente, che deve saper selezionare nell’afflusso lutulento di informazioni,
graduarle secondo criteri d’importanza e tematici, porle in sequenza,
finalizzarle a un obiettivo d’apprendimento, d’informazione sistematica, di
comunicazione non caotica.

Questo, ritengo, dovremmo
insegnare alle nuove generazioni. Altrimenti l’eccesso confuso di informazioni
porta a una nuova forma d’ignoranza, di pigrizia mentale.

"Già 50 anni fa Günther
Anders ne L’uomo è antiquato sospettava che il mondo
può diventare illeggibile per overdose di informazioni e l’uomo può perdere il
bene più prezioso, ch’è la capacità di far esperienza."

Internet non è un posto reale, ma
può essere pericoloso quanto un parco o una foresta, posti in cui non ci
sogneremmo mai di lasciare solo un bambino. Ma, se vicino a lui c’è una persona
adulta e fidata, allora questi ambienti diventano fonti di apprendimento e
anche di divertimento.

Infine, vorrei concludere
illustrando un progetto che l’Autorità intendere sviluppare nei prossimi mesi.

L’articolo 35, comma 5, del Testo
Unico della Radiotelevisione prevede che l’Autorità trasmetta alla Commissione
parlamentare per l’infanzia, con cadenza semestrale, una relazione informativa
corredata da eventuali segnalazioni, suggerimenti o osservazioni.

Anche al fine di rendere il più
proficua possibile tale attività di segnalazione, l’Autorità ha in animo di
avviare uno studio specifico che analizzi la programmazione televisiva in
Italia (e l’uso dei media, vecchi e nuovi), verifichi
il suo grado di qualità e se essa possa produrre effetti sui cosiddetti
"comportamenti sociali". Penso al fenomeno del "bullismo",
e a quello -recente-del consumo di alcool da parte dei
minori. La televisione, infatti, propone modelli che possono indurre
all’emulazione da parte dei giovani. Quindi, uno standard di qualità
costituisce un interesse generale per tutta la società.

Le norme vigenti invece, si
occupano essenzialmente di divieti.

Dimostrare che c’è una relazione
diretta tra contenuti televisivi e comportamenti non è cosa facile, e quindi
noi pensiamo di condurre la ricerca anche avvalendoci di esperti e istituti
particolarmente qualificati.

Lo studio, infatti, dovrebbe
analizzare, in un’ottica multidisciplinare, la programmazione delle principali
emittenti nazionali, diffuse dalle varie piattaforme trasmissive – grazie al
monitoraggio, svolto dall’Autorità 24 ore su 24,- con
l’obiettivo finale di redigere un "Libro bianco" sugli effetti della
programmazione televisiva nei confronti dei bambini e sulla qualità della
televisione, da mettere a disposizione, di tutti coloro, in primis il
Parlamento, che hanno responsabilità in materia di tutela dei minori.