Imprese ed Aziende

giovedì 10 luglio 2008

Associazione Bancaria Italiana Assemblea Ordinaria Intervento del Governatore della Banca d’ Italia Mario Draghi – Roma, 9 luglio 2008

Associazione Bancaria Italiana
Assemblea Ordinaria Intervento del Governatore della Banca d’Italia Mario
Draghi – Roma, 9 luglio 2008

Il rialzo dell’inflazione e le
prospettive dell’economia mondiale

Politiche monetarie espansive
congiunte a uno stato di forte tensione nel mercato del petrolio sono
all’origine della presente difficile condizione economica e finanziaria
internazionale. La protratta espansione monetaria negli Stati Uniti e in altri
paesi si è propagata alle maggiori economie emergenti a causa del sostanziale
ancoraggio del loro cambio al dollaro. La fragilità dei mercati ha trovato
origine in un terreno regolamentare lacunoso e si è ampliata per gli incentivi
perversi che hanno alimentato la crescita tumultuosa dell’industria
finanziaria. Ma la sua radice, come quella della stessa debolezza del dollaro,
sta anche in politiche monetarie troppo accomodanti. Gli ingenti capitali in
fuga dagli investimenti finanziari non più redditizi, il deprezzamento del
dollaro contribuiscono ad alimentare la crescita del prezzo del petrolio, che
si fonda sulle tensioni strutturali sottostanti questo mercato.

Il prezzo del
greggio rincara dall’inizio di questo decennio; ha già superato, in termini
reali, il precedente massimo storico del 1979-80; il rincaro ancora prosegue.
Ne è all’origine il forte aumento della domanda di energia che viene dai paesi
emergenti, cui l’offerta fatica a tener dietro. La domanda è rigida nel breve
periodo per vincoli tecnologici. Lo è ancor più l’offerta,
per l’aumento dei costi di scoperta e di sfruttamento di nuovi giacimenti; per
le rigidità nella capacità di raffinazione e trasporto; per irrisolte
difficoltà geo-politiche. Ma ciò non è sufficiente a spiegare le
impennate più recenti. Che ad esse abbiano contribuito
condizioni mondiali di liquidità particolarmente abbondanti è confermato da
nostre stime, che indicano come la diminuzione dei tassi d’interesse reali
dalla scorsa estate spieghi circa un quarto del rialzo del prezzo mondiale del
greggio osservato da allora.

Non solo ne conseguono pressioni
sull’inflazione presente e attesa, ma la stessa crescita mondiale ne è
minacciata. Il trasferimento di risorse a favore dei paesi produttori di
petrolio, solo in parte compensato da un aumento delle importazioni di questi ultimi,
comprime la crescita dei paesi industriali. Il rialzo dell’inflazione,
alimentato anche dagli aumenti nelle quotazioni dei prodotti alimentari,
deprime il valore reale dei salari, quindi i consumi.

I mercati finanziari
internazionali, anch’essi influenzati dalle prospettive economiche più incerte
e dal rincaro del greggio, restano fragili. Dopo essere tornati in marzo su
livelli più contenuti, i premi al rischio per le obbligazioni corporate e per i
credit default swaps delle istituzioni finanziarie hanno ricominciato a
crescere. Il mercato dei prodotti strutturati di credito non si è ripreso;
restano alti gli spread sul mercato monetario. Le maggiori banche
internazionali hanno cominciato a mettere in ordine i propri bilanci riducendo
l’esposizione nei confronti degli strumenti più rischiosi e coprendo in larga
misura le perdite subite con iniezioni di capitale; tuttavia il rafforzamento
patrimoniale non è ancora sufficiente, rischia di essere ostacolato da
ulteriori cadute nei prezzi degli immobili e nei corsi di borsa. Negli Stati
Uniti l’aumento dei tassi di insolvenza, nonché il timore che l’indebolimento del ciclo deteriori la qualità del credito
alle imprese, sono motivi di preoccupazione.

Occorre evitare di ripetere gli
errori di politica economica commessi in risposta ai
due shock petroliferi del decennio Settanta: in alcuni paesi la politica
monetaria inizialmente espansiva destabilizzò le aspettative di inflazione;
dovette essere seguita da una forte restrizione; ne conseguirono, anche a causa
di diffuse indicizzazioni, una inflazione persistentemente alta, enormi
oscillazioni nei tassi di interesse reali, gravi ripercussioni sull’attività
economica.

Rispetto a trent’anni fa,
l’effetto di uno shock petrolifero sulle economie dei paesi consumatori è
minore grazie alla maggiore efficienza energetica e alla maggiore flessibilità
dei mercati, ma anche grazie alla credibilità acquisita nel tempo dalle
politiche monetarie. Stimiamo che, in Italia, dopo l’unione monetaria gli
effetti di un aumento del prezzo del petrolio sull’inflazione al consumo si
siano ridotti di circa cinque volte rispetto agli anni Ottanta e Novanta. La
credibilità della politica monetaria ha contribuito a questo risultato. Essa va
preservata nei paesi avanzati; va perseguita nei paesi emergenti, acquisendo
consapevolezza della gravità del rischio d’inflazione e della crescente
inadeguatezza di politiche di ancoraggio al dollaro delle proprie valute.

Inflazione e politica monetaria
in Europa

In tutti i maggiori paesi il tasso
di inflazione è cresciuto. Anche se l’inflazione "di fondo", al netto
dei prodotti energetici e alimentari, è più contenuta, i segnali di allarme si
stanno infittendo. Nell’area dell’euro l’inflazione al consumo aveva già
raggiunto a maggio il livello più elevato dall’inizio degli anni Novanta (3,7
per cento); nei dati provvisori di giugno si è portata al 4 per cento. Anche in
Italia vi è stata una brusca accelerazione. Secondo le previsioni
dell’Eurosistema l’aumento dell’inflazione nell’area è temporaneo, ma sarà più
persistente di quanto ci aspettavamo alcuni mesi fa: la crescita dei prezzi
dovrebbe moderarsi solo gradualmente nel corso del 2009, pur restando
abbastanza a lungo al di sopra del 2 per cento.

È essenziale che non si affermi
l’idea che il rialzo dell’inflazione sia permanente. Alla vigilia della
riunione del 3 luglio scorso del Consiglio direttivo della BCE i rischi di una
sua crescita apparivano aumentati. Pur in un quadro di moderazione salariale,
vi erano prime indicazioni di ripresa dei costi. Altri segnali di allarme
provenivano dalle aspettative dei mercati: le attese di inflazione desumibili
dai titoli di Stato a lungo termine a indicizzazione reale tendevano ad
aumentare; le quotazioni degli inflation swaps segnalavano maggiori timori di
inflazione anche su orizzonti lontani. In questo contesto, il Consiglio
direttivo della BCE ha deciso di aumentare di un quarto di punto percentuale i
tassi d’interesse di riferimento. Nei giorni successivi al rialzo la tendenza
all’aumento delle aspettative di inflazione desunte dai mercati finanziari si è
arrestata; sembra avviarsi una loro riduzione.

Agendo in maniera tempestiva
intendiamo contribuire a evitare il rischio che i rialzi dei prezzi
internazionali dell’energia e dei prodotti alimentari diano l’avvio,
all’interno dell’area, a una rincorsa tra aspettative e determinazione dei
salari e dei prezzi; a riportare gradualmente l’inflazione su valori coerenti
con la stabilità dei prezzi nel medio termine.

Contrastando il rialzo
dell’inflazione si difende il reddito disponibile delle famiglie. L’aumento dei
prezzi erode il potere d’acquisto, abbassa il valore reale della ricchezza
finanziaria, contribuisce al rallentamento dei consumi e della crescita.
Valutiamo che nel nostro paese l’accelerazione dei prezzi osservata dall’estate
del 2007 abbia portato fino a oggi a una minore crescita del reddito
disponibile di oltre 1 punto percentuale, che sale a 3 se si tiene anche conto
delle perdite di valore reale della ricchezza finanziaria; potrà ridurre i
consumi di circa 2 punti entro il prossimo anno.

Le retribuzioni unitarie medie
dei lavoratori dipendenti, al netto di imposte e contributi e in termini reali,
non sono oggi molto al di sopra del livello di quindici anni fa. Nel frattempo
il costo del lavoro per unità di prodotto nell’economia è aumentato di oltre il
30 per cento, contro il 20 per cento circa in Francia, pressoché nulla in
Germania. Questo divario fra la capacità di spesa dei lavoratori e la capacità
competitiva delle imprese riflette la stentata crescita della produttività, la
mancata discesa della elevata imposizione fiscale, l’effetto dell’inflazione; è
alla base della stagnazione della nostra economia.

Ma la stabilità dei prezzi è
prerequisito per la ripresa della crescita. Una rincorsa tra prezzi e salari
sarebbe rimedio illusorio, a cui la politica monetaria
deve opporsi. Se è credibile, pur non potendo isolare l’economia dalle
fluttuazioni dei prezzi delle materie di base, essa può ammortizzarne gli
effetti sulle aspettative e sui prezzi interni. Un aggiustamento monetario
tempestivo riduce il rischio di correzioni tardive ma violente.

Reddito e patrimonio delle banche
italiane

Nel primo trimestre di
quest’anno, se si escludono le plusvalenze e i ricavi di natura straordinaria,
gli utili dei cinque maggiori gruppi bancari italiani si sono ridotti di circa
un terzo rispetto allo stesso periodo del 2007; valutato su base annua, il
rendimento del capitale e delle riserve è diminuito di quasi cinque punti,
scendendo al 9 per cento circa. Il peggioramento è iniziato nel terzo trimestre
dell’anno scorso. Hanno inciso la flessione dei ricavi da commissioni, dovuta
soprattutto alla riduzione dell’attività di gestione del risparmio, le perdite
da negoziazione di titoli, le svalutazioni delle attività in portafoglio. Nel
2007 il coefficiente relativo al patrimonio di base (tier 1 ratio) dei maggiori
gruppi, pur restando al di sopra dei limiti regolamentari, si è lievemente
ridotto, dal 6,8 al 6,5 per cento in media.

Si mantiene finora stabile la qualità del credito. Il rapporto tra crediti
deteriorati e attivi di bilancio dell’insieme dei gruppi rimane intorno al 5
per cento; è circa il 3 per le sofferenze vere e proprie. Oltre il 60 per cento
delle sofferenze è coperto da svalutazioni effettuate in bilancio. Il flusso
delle nuove sofferenze in rapporto ai prestiti esistenti resta intorno all’1
per cento per le imprese, allo 0,8 per le famiglie consumatrici, valori da
considerare fisiologici. L’impatto della turbolenza finanziaria internazionale
sui conti delle banche italiane è stato fino ad oggi comparativamente limitato.
Tuttavia, se le tensioni non si allenteranno ricavi e redditività continueranno
a risentirne. Il costo della provvista sui mercati internazionali resta
elevato. Il rallentamento congiunturale potrebbe riflettersi su dinamica e
qualità del credito, gravando sui margini al netto del rischio. L’esposizione
delle imprese e delle famiglie italiane al rischio di tasso d’interesse è
particolarmente rilevante, data l’alta quota dei prestiti a breve termine o
indicizzata ai tassi a breve: circa il 90 per cento del totale per le imprese,
oltre il 70 per i mutui alle famiglie. L’incertezza del quadro macroeconomico e
finanziario richiede che le banche adottino una
prudente politica di accantonamenti a fronte di perdite future.

Il provvedimento riguardante
l’indeducibilità parziale degli interessi passivi delle banche equivale a un
maggior costo della raccolta di quasi 10 punti base. È difficile prevedere come
quest’onere si ripartirà: in relazione all’evoluzione delle condizioni di
mercato, esso potrà ricadere sulle condizioni offerte a depositanti e
prenditori di credito, sui profitti distribuiti o sulle risorse accantonate al
patrimonio.

La Vigilanza

Le regole di Basilea II sono
entrate in vigore in Italia nel gennaio del 2007; dall’inizio di quest’anno la
loro applicazione si è estesa all’intero sistema bancario. Fin dal 2001 la Banca d’Italia ha chiesto ai
maggiori gruppi italiani di operare con livelli di capitale superiori ai
requisiti minimi, per tener conto dei rischi non coperti dagli standard di
Basilea I; si è così assicurato che l’intenso processo di concentrazione del
sistema avvenisse preservando l’equilibrio dei bilanci delle banche. Ma con le
nuove regole di Basilea II, e nell’attuale contesto di mercato, la robustezza
del patrimonio assume un ruolo ancora più rilevante; alle banche è stato
chiesto di procedere al necessario rafforzamento. Nel prossimo autunno gli
intermediari dovranno inoltre indicare i presidi patrimoniali aggiuntivi da
costituire, dove necessario, nell’ambito degli adempimenti previsti dal secondo
pilastro di Basilea II. È essenziale che gli intermediari siano in grado di
valutare in ogni momento l’impatto sul reddito e sul patrimonio di eventi
improbabili ma dirompenti, nonché le possibili interazioni tra rischi diversi:
di credito, di mercato, di liquidità, di tasso. La Banca d’Italia ha chiesto
alle maggiori banche di stabilire una prassi sistematica di stress testing. I
primi risultati, pur complessivamente rassicuranti, in alcuni casi hanno
mostrato che i presidi di liquidità nei confronti di eventi estremi non erano
adeguati; alle banche interessate si è chiesto di ricostituire prontamente un
livello appropriato di liquidità.

Da poco sono in vigore nuove
regole sulla governance bancaria che, tra l’altro, impongono criteri per la
remunerazione del management tesi a evitare incentivi perversi nell’assunzione
e gestione dei rischi: verificheremo, con la collaborazione delle strutture di
compliance, la coerenza dei sistemi di incentivazione con i principi dettati
dalle nuove regole. La trasparenza e la comparabilità delle informazioni sono
fondamentali per ridurre l’incertezza che condiziona l’andamento dei mercati.
In accordo con le altre autorità di vigilanza nazionali del Gruppo dei Sette, e
in attuazione delle raccomandazioni del FSF, il 16 giugno abbiamo richiesto al
sistema bancario di accompagnare i risultati aziendali del primo semestre di
quest’anno con un’approfondita illustrazione dei rischi collegati ai mutui
subprime e alla finanza strutturata, confermando e ampliando una procedura già
stabilita in Italia per il bilancio del 2007.

In linea con le indicazioni del
Comitato di Basilea, abbiamo invitato i maggiori gruppi ad
adottare sistemi integrati di analisi e controllo del rischio di liquidità che
prevedano efficaci raccordi fra risk management e tesoreria. La preparazione in
vista di eventuali situazioni critiche continua. In coordinamento con altre
autorità di vigilanza, stiamo predisponendo esercizi di simulazione di crisi e
definendo i flussi informativi da attivare in caso di emergenza. Il
coordinamento fra le autorità di vari paesi e la convergenza nelle prassi di
supervisione riducono il costo della vigilanza per le banche transnazionali,
agevolando l’integrazione del mercato europeo dei servizi bancari. Anche per
questo motivo il coordinamento deve essere accelerato. Allo stesso tempo le
direttive comunitarie stanno progressivamente armonizzando la regolamentazione
dei mercati e dei prodotti finanziari e la tutela del consumatore. Ma restano
differenze significative nel diritto societario, commerciale, fallimentare;
interventi del legislatore europeo e di quelli nazionali sono indispensabili
per rafforzare il mercato unico, nonché per semplificare la risposta a
situazioni di crisi.

La ristrutturazione del sistema
bancario

Il nostro sistema ha saputo
cogliere l’occasione offerta dalla favorevole congiuntura finanziaria degli
anni scorsi per ideare e portare a compimento operazioni di aggregazione di
grande rilievo, assai più difficili da realizzare nelle attuali condizioni di
mercato. Ne deve scaturire un sistema più solido, più efficiente, con maggiore
qualità e varietà dei servizi; dove l’intermediazione bancaria è meno costosa
per l’economia. Sono essenziali, specie nell’attuale situazione di mercato, la
rapidità di esecuzione dei piani di integrazione, la continua verifica dei
risultati. In particolare, la tempestiva integrazione dei sistemi informatici è
condizione non solo per il conseguimento di guadagni
di efficienza, ma anche per assicurare il controllo dei rischi, sempre più
necessario con l’accresciuta complessità operativa e l’espansione in nuovi
mercati.

È ancora presto per una
valutazione compiuta degli effetti delle concentrazioni per gli intermediari e
per la clientela. Sulla base dei dati disponibili, i risultati economici
conseguiti dai quattro principali gruppi interessati da aggregazioni
risultavano, al 31 marzo di quest’anno, sostanzialmente in linea con i piani
industriali. Ma la maggior parte dei benefici delle operazioni di
concentrazione attuate nel 2007, stimati a regime in 3,9 miliardi annui, dovrà
realizzarsi, secondo i piani, negli anni successivi. Gli oneri straordinari
derivanti dalle fusioni, in gran parte dovuti a misure di accompagnamento per i
dipendenti in esubero, sono stati pari a 3,3 miliardi, per lo
più posti a carico dei bilanci 2006 e 2007. Affinché la clientela tragga
vantaggio dalle fusioni e dalle acquisizioni è importante che l’aumento del
grado di concentrazione non diminuisca la pressione competitiva. Negli anni
Novanta, un periodo caratterizzato da concorrenza intensa e crescente ma anche
da numerose aggregazioni, i guadagni di efficienza conseguiti grazie a queste
furono trasferiti alla clientela, seppure con qualche ritardo: a regime le
banche coinvolte hanno offerto ai propri clienti condizioni più favorevoli sia
sui depositi, sia sui prestiti.

Le economie di rete derivanti
dalle concentrazioni consentono alle banche di ampliare i canali distributivi,
con una riduzione delle commissioni per alcune tipologie di operazioni, ad
esempio quelle di prelievo del contante; di allargare e razionalizzare la gamma
dei prodotti offerti. Progressi concreti sono già stati fatti. Per rafforzare
la pressione competitiva e la capacità di scelta della clientela è oggi
particolarmente importante agevolarne la mobilità. Vi
contribuiscono le norme introdotte negli ultimi anni sui costi di chiusura dei
conti correnti, sull’estinzione anticipata e sulla portabilità dei mutui; gli
interventi della Banca d’Italia per tutelare trasparenza e correttezza dei
prodotti bancari; l’azione, a difesa della trasparenza e della concorrenza,
delle altre autorità. Nel sistema creditizio italiano
resta significativo il peso delle banche locali costituite in forma
cooperativa. Negli ultimi anni una rete costituita da oltre 400 banche di
credito cooperativo indipendenti ha ampliato gli spazi operativi nel mercato
del credito, soprattutto nei confronti delle imprese, facendo leva su una
capillare presenza dei propri sportelli e su un modello di intermediazione
incentrato sulla continuità delle relazioni di clientela.

Il processo di globalizzazione
accentua l’esigenza, anche per le banche cooperative, di adeguare l’offerta
alle esigenze delle piccole e medie imprese; di accrescere l’efficienza
gestionale, migliorare il governo dei rischi. In altri paesi, la cooperazione
di credito si avvantaggia di sistemi integrati, volti a superare i vincoli
della piccola dimensione con la centralizzazione delle attività produttive e di
servizio. Il sistema italiano delle banche di credito cooperativo deve
proseguire il proprio impegno nella ricerca di soluzioni organizzative nuove,
in grado di assicurare maggiore integrazione ed efficienza della rete, nel
rispetto dell’autonomia dei singoli organismi.

I rapporti con la clientela

Ho già avuto modo di osservare
che per le banche un corretto rapporto con i clienti costituisce, oltre
all’adempimento di un obbligo giuridico, un fattore strategico di solidità. I
problemi aperti più pressanti riguardano portabilità dei mutui, commissione di
massimo scoperto, trasparenza delle condizioni contrattuali, disciplina di
mediatori e agenti. Per i mutui, le innovazioni normative degli ultimi anni e
le recenti iniziative del Governo e dell’Associazione bancaria pongono le basi
per un’effettiva portabilità interna ed esterna dei contratti. Le banche devono
attuare prontamente tali iniziative, prestare la necessaria assistenza alla clientela,
cogliere le opportunità concorrenziali. Occorre procedere alla sostituzione
della commissione di massimo scoperto con forme trasparenti di remunerazione
commisurate al fido.

Ritengo che le banche siano ormai
pienamente consapevoli della necessità di agire con prontezza ed efficacia su
questi due fronti, anche per la salvaguardia della reputazione del sistema. La
disciplina sulla trasparenza delle condizioni contrattuali per la clientela
bancaria è stata adottata dalla Banca d’Italia nel 2003; ha contribuito in
questi anni ad accrescere la correttezza dei rapporti bancari. Sottoporremo a
consultazione pubblica una sua revisione che terrà conto dell’esperienza,
dell’evoluzione del mercato e delle innovazioni legislative. Intendiamo
superare rigidità operative, rendere più chiari, semplici ed efficaci i
documenti informativi, accrescere la comparabilità delle condizioni offerte
dagli intermediari. Coinvolgeremo, secondo un modello già sperimentato, le
associazioni dei consumatori. L’inaridirsi dei canali di approvvigionamento
all’ingrosso induce le banche a collocare nuove emissioni prevalentemente
presso la clientela al dettaglio. Nelle forme più complesse, non tipiche, di
raccolta si riscontrano talvolta scarsa trasparenza e alta incidenza dei costi:
devono essere offerte solo a clientela selezionata, da informare pienamente su
caratteristiche e profili di rischio delle emissioni. Le banche devono
attenersi scrupolosamente a questo principio, per evitare rischi legali e di
reputazione; le funzioni di compliance devono attivarsi.

Nel corso degli ultimi anni è
aumentato, in Italia come nel resto d’Europa, il ricorso delle banche e degli
altri intermediari a mediatori creditizi e agenti in attività finanziarie
soprattutto per stabilire i primi contatti con la potenziale clientela. Questa
attività dà luogo in alcuni casi a comportamenti irregolari e incide
pesantemente sul costo delle transazioni. La correttezza e la professionalità
con cui essa viene svolta sono cruciali per la
reputazione degli intermediari che se ne servono; l’obiettivo di ampliare la
rete di vendita deve andare di pari passo con quello di fornire servizi
appropriati e di assicurare trasparenza ed economicità. Abbiamo già richiamato
l’attenzione degli intermediari sulla necessità di attivare tutti i presidi del
caso. Ma è urgente intervenire anche in via legislativa per elevare gli
standard di professionalità e trasparenza di mediatori e agenti, in modo da far
fronte alla vistosa crescita del loro numero ed evitare ogni rischio di contiguità
con il fenomeno dell’usura e con altre attività illegali. Un’occasione di
intervento è offerta al legislatore dal recepimento della direttiva europea sul
credito ai consumatori. Tra il 2003 e il 2007 abbiamo condotto oltre 4.000
verifiche di trasparenza presso le filiali delle banche, degli
intermediari finanziari e del Banco Posta. Dall’anno scorso queste
ispezioni sono state intensificate sia nel numero, cresciuto di più del 20 per
cento, sia nei criteri, più estensivi nella verifica del rispetto sostanziale
delle norme. Oltre a infliggere le sanzioni pecuniarie previste in caso di
mancanze, la Banca
d’Italia, dove appropriato, ha sollecitato gli intermediari a restituire alla
clientela oneri che erano stati addebitati impropriamente.

Dal 2007 è stata resa molto più
attiva la gestione degli esposti inviati alla Banca d’Italia dai clienti
bancari che ritengono di aver subito un trattamento non corretto. Sono quasi
5.000 l’anno. La Vigilanza
verifica che le banche forniscano una risposta sollecita e adeguata. Per una
piena efficacia delle norme di tutela occorre però creare le condizioni perché
crescano le conoscenze degli stessi clienti delle banche circa le
caratteristiche prodotti finanziari in cui investono i propri risparmi, i
rendimenti che si possono attendere, la natura e l’entità dei rischi che
corrono. Varie indagini hanno documentato l’esistenza di lacune da colmare. In
tempi recenti autorità e associazioni di categoria, inclusa l’ABI, e dei
consumatori hanno intrapreso varie iniziative al riguardo. Dall’anno scorso la Banca d’Italia ha dedicato
all’educazione finanziaria una sezione del proprio sito internet; inoltre
abbiamo avviato, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, un
programma di formazione dei docenti delle scuole, perché l’educazione economica
e finanziaria sia tra le materie oggetto di
insegnamento.

La governance delle banche

Sulla base delle disposizioni
emanate nel marzo scorso dalla Banca d’Italia, le banche dovranno presentare
entro il giugno del 2009 un piano di governance e approvare le modifiche
statutarie necessarie. La Banca
d’Italia non ha preferenze per l’uno o l’altro dei modelli societari che le
norme civilistiche ammettono; è tuttavia ferma nell’assicurare che, quale che
sia il modello prescelto, siano rispettati nelle disposizioni statutarie e
nella prassi i principi della sana e prudente gestione. Allo stesso fine, la
disciplina che abbiamo adottato prevede che le banche
introducano limiti al cumulo degli incarichi dei propri esponenti; vieta ai
componenti degli organi di controllo di assumere responsabilità di gestione in
società del gruppo o nelle partecipate strategiche. La compresenza in organi
gestionali è da considerarsi fisiologica nell’ambito di un gruppo. La
valutazione di eventuali profili di concorrenza legati alla presenza di
amministratori in più aziende è affidata all’Autorità del settore, con la quale
siamo pronti a collaborare per coordinare gli interventi nelle materie di
rispettiva competenza.

La prevenzione dei conflitti di
interesse è affidata anche a limiti e condizioni per l’assunzione di rischi
delle banche verso soggetti collegati. È stata appena proposta al CICR
un’apposita disciplina. La
Consob sta a sua volta definendo norme applicabili a tutte le
società quotate o con azioni diffuse, che affidano un ruolo determinante agli
amministratori indipendenti nelle operazioni rilevanti con parti correlate.
Insieme alla Consob assicureremo il coordinamento tra le due discipline e
conterremo gli oneri applicativi per gli intermediari.

Superare la crisi del risparmio
gestito

Si appresta a concludere i propri
lavori il gruppo che abbiamo costituito con gli operatori, e con la
partecipazione del Governo e della Consob, per proporre linee di intervento che
contrastino il declino dell’industria italiana del risparmio gestito. Una prima
conclusione è che occorre intervenire sulle distorsioni fiscali che penalizzano
i fondi di diritto italiano. Essi andranno tassati, come altrove, sugli utili
distribuiti e sulle plusvalenze realizzate, non sul maturato. Andranno
eliminate anche le distorsioni prodotte dalla normativa sulla trasparenza,
particolarmente stringente per i fondi. Non va ridotta la tutela per questi
ultimi, ma accresciuta, nella sostanza e non negli adempimenti burocratici,
quella che riguarda altri prodotti finanziari. In
particolare, per le polizze assicurativo-finanziarie deve crescere l’informazione
sulla liquidità; per le obbligazioni delle banche dovranno essere fornite al
cliente informazioni più chiare e complete su costi, rischi e liquidità dello
strumento, sul loro rendimento in confronto a quello di altri titoli. Il fair
value determinato dalla banca emittente dovrà essere indicato periodicamente al
sottoscrittore, in particolare per gli strumenti non quotati in cui l’impegno
dell’emittente al riacquisto è la principale garanzia di liquidabilità
dell’investimento.

Nuove regole in materia di
correttezza e trasparenza per la distribuzione di prodotti finanziari illiquidi
sono state annunciate dalla Consob; gli intermediari dovranno adeguarsi senza
ritardo. L’autonomia delle società di gestione è essenziale. Alla riduzione dei
conflitti di interesse deve contribuire un codice di autoregolamentazione che
rafforzi l’autonomia delle società di gestione del risparmio.

Indispensabile appare che i loro
consigli di amministrazione siano formati in maggioranza da membri
indipendenti. Nell’esercizio dei nostri poteri adotteremo entro l’autunno
misure per separare più nettamente la conduzione delle SGR di matrice bancaria
da quella del gruppo di appartenenza, chiarendo limiti e finalità dei poteri di
indirizzo della capogruppo. Occorre infine, ed è il compito più difficile,
riqualificare le modalità di offerta dei prodotti finanziari ai risparmiatori,
per realizzare appieno il principio, contenuto nel Testo unico della finanza,
secondo cui gli intermediari devono operare nell’interesse del cliente. Va
meglio definito e reso più professionale il servizio di consulenza finanziaria,
promuovendo concorrenza e trasparenza. La consulenza va
chiaramente distinta dal collocamento di propri prodotti; va esercitata
nell’interesse del cliente; non può limitarsi a prospettare i prodotti della
casa. Anche ai risparmiatori che non intendono sostenere il costo di un
servizio di consulenza vanno comunque assicurate, nell’attività di
collocamento, una spiegazione semplice ma efficace di rischi, costi e
rendimenti; una verifica, graduata in relazione alla complessità dei prodotti,
della loro appropriatezza rispetto alle caratteristiche dell’acquirente. Va
garantita una professionalità adeguata non solo dei promotori, ma anche degli
addetti agli sportelli. Anche in questo campo è essenziale il ruolo
dell’autoregolamentazione. Nuove regole sono necessarie, non sufficienti. Il
rilancio dello sviluppo dell’industria finanziaria è in
ultima analisi affidato alla capacità competitiva delle aziende; alla
loro prontezza nel cogliere le opportunità offerte dall’innovazione e nel
reagire alla sfida della sempre maggiore integrazione dei mercati e della
struttura produttiva del settore, anche attraverso operazioni di concentrazione
tra gestori. Occorre guardare lontano. È evidente da anni che difendere una
nicchia locale, una clientela captive non è più una strategia vincente; ormai
non è più neppure un efficace strumento di difesa.