Famiglia

lunedì 26 maggio 2003

Adozione di maggiorenni. Per la Corte Costituzionale non è illegittimo escludere chi abbia discendenti minorenni. Corte costituzionale – ordinanza 19-23 maggio 2003, n. 170

Adozione di maggiorenni. Per la Corte Costituzionale non è illegittimo escludere chi abbia discendenti minorenni

Corte costituzionale ordinanza 19-23 maggio 2003, n. 170

Presidente Chieppa relatore Amirante

Ritenuto

Che, nel corso del procedimento di reclamo avverso un provvedimento del Tribunale di Monza del 28 febbraio 2001 che aveva respinto il ricorso presentato ex articolo 291 Cc da M. B. al fine di ottenere ladozione della figlia legittima maggiorenne della propria attuale moglie, la Corte di appello di Milano ha sollevato, in riferimento agli articoli 2, 3 e 30 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dellarticolo 291 Cc, nella parte in cui non prevede che possa aversi adozione di maggiorenne da parte di soggetto che abbia discendenti legittimi o legittimati di età minore;

che la Corte remittente premette, in fatto, che il reclamante è padre di una figlia minorenne, nata dal suo attuale matrimonio, che ladottanda è da circa venti anni stabilmente inserita nel nucleo familiare costituito per effetto di tale matrimonio e che il padre legittimo delladottanda ha manifestato il proprio consenso alladozione mentre il Procuratore generale ha concluso per il rigetto del reclamo;

che, per quel che riguarda la non manifesta infondatezza della questione, la Corte di appello di Milano, benché identica questione sia già stata respinta da questa Corte, ritiene di riproporla essendo nel frattempo intervenuta la sentenza della Corte di cassazione 354/99, la quale, a suo avviso, «ha espressamente affermato che la differenza tra adozione ordinaria e adozione speciale risulta temperata allorché i figli maggiorenni e minorenni siano fratelli tra di loro e vi sia permanenza delladottando nella stessa famiglia, con la conseguenza che la famiglia delladottando è strettamente legata, anzi coincide, con quella delladottante» e che il maggiorenne, se non adottato dal nuovo coniuge del proprio genitore, «resterebbe estraneo al medesimo e vivrebbe il disagio sociale della manifesta diversità di origine, con possibili disarmonie nella formazione psicologica e morale»;

che il giudice a quo richiama, quindi, la sentenza di questa Corte 557/88 con la quale è stata dichiarata lillegittimità costituzionale dellarticolo 291 Cc, nella parte relativa al divieto di adozione di maggiorenne da parte di chi abbia figli legittimi o legittimati maggiori di età e consenzienti, nonché la sentenza 345/92 che, facendo riferimento allarticolo 297, secondo comma, ultima parte, Cc, ha ammesso la possibilità di derogare al suddetto divieto anche da parte di chi abbia figli legittimi o legittimati maggiorenni ma incapaci di esprimere il proprio assenso;

che, dopo aver altresì ricordato le sentenze 53/1994 e 252/96 che, pronunciandosi su questioni analoghe a quella attualmente sollevata, hanno escluso la derogabilità del divieto in argomento in presenza di discendenti legittimi o legittimati minorenni delladottante anche nel caso di adottando maggiorenne figlio del coniuge delladottante e stabilmente inserito nella comunità familiare cui ha dato vita il matrimonio attualmente in corso la Corte remittente sottolinea che, essendo tutta la normativa della famiglia, come regolata dal legislatore del 1975 e integrata dagli interventi di questa Corte, finalizzata ad adeguarsi «alla continua evoluzione e alle esigenze della società contemporanea, fondata oltre che sulla famiglia istituzionale anche sulle comunità di vita allargate», appare in contrasto con il principio di razionalità-equità e con il principio di tutela dellinteresse superiore dellarmonia familiare, costituzionalmente garantiti, non consentire a più figli appartenenti al medesimo nucleo familiare ed aventi in comune uno dei genitori di vedersi equiparare la rispettiva posizione giuridica;

che, quanto alla rilevanza della questione, il giudice a quo osserva che la disposizione impugnata influisce sulla decisione relativa al reclamo di cui si tratta in quanto essa, nella sua attuale formulazione, ne comporterebbe il rigetto;

che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dallAvvocatura generale dello Stato, che ha concluso per una dichiarazione di manifesta inammissibilità o, in subordine, di infondatezza della questione, sottolineando lidentità tra la presente questione e quella dichiarata inammissibile con la sentenza 252/96 ed escludendo che, rispetto a tale decisione, possa addursi quale significativo elemento di novità la sentenza della Corte di cassazione 354/99 in quanto essa, oltre a costituire un unicum giurisprudenziale, si è occupata di una fattispecie del tutto diversa da quella attualmente in esame.

Considerato

Che la Corte di appello di Milano dubita, in riferimento agli articoli 2, 3 e 30 della

Costituzione, della legittimità costituzionale dellarticolo 291 Cc, «nella parte in cui non prevede che possa aversi adozione di maggiorenne  da parte di soggetto che abbia discendenti legittimi o legittimati di età minore»;

che, in via preliminare, si deve rilevare che, dalla valutazione complessiva dellatto di promovimento dellincidente di costituzionalità, si desume che la questione, ancorché nel dispositivo di tale atto sia formulata nei menzionati termini, nella relativa motivazione è specificamente riferita allipotesi in cui ladottando sia figlio del coniuge delladottante e sia stabilmente inserito nella comunità familiare, sicché è in relazione a questultima ipotesi che va definito il thema decidendum;

che, ad avviso della Corte remittente, la mancata possibilità per più figli appartenenti al medesimo nucleo familiare ed aventi in comune uno dei genitori di vedersi riconoscere anche dal punto di vista giuridico quella parità di cui essi già godono sotto il profilo affettivo sarebbe in contrasto con il principio di razionalità-equità e con il principio di tutela dellinteresse superiore dellarmonia familiare, costituzionalmente garantiti;

che il giudice a quo, pur dimostrando di conoscere le sentenze di questa Corte 53/1994 e 252/96, con le quali sono state, rispettivamente, dichiarate linfondatezza e linammissibilità di analoghe questioni, ritiene tuttavia di sottoporre nuovamente allattenzione del Giudice delle leggi il menzionato articolo 291 Cc richiamando, da un lato, le sentenze costituzionali 557/88 e 345/92 che hanno consentito di derogare al divieto sancito dalla disposizione impugnata di adozione di maggiorenni da parte di chi abbia figli legittimi o legittimati, rispettivamente, nella ipotesi in cui tali figli siano maggiorenni e consenzienti e in quella in cui essi siano maggiorenni ma incapaci di esprimere il proprio assenso e dallaltro facendo riferimento alla sentenza della Corte di cassazione 354/99;

che, come più volte affermato da questa Corte, ladozione di persone maggiori di età, anche dopo lentrata in vigore della legge 184/83, che ha riformato la disciplina delladozione e dellaffidamento dei minori, continua ad essere caratterizzata, diversamente dalladozione dei minorenni, dalla originaria finalità di «procurare un figlio a chi non lo ha avuto da natura mediante il matrimonio (adoptio in hereditatem)» il che comporta sensibili ricadute in merito ai relativi effetti (v. sentenze 89/1993, 53/1994, 252/96, 240/98, 500/00, 120/01);

che tale situazione è rimasta inalterata anche dopo lentrata in vigore della legge 149/01, la quale, oltre a modificare la citata legge 184/83, ha inciso sulla disciplina codicistica delladozione di persone maggiori di età soltanto per alcuni aspetti processuali;

che la suddetta struttura dellistituto presuppone, fra laltro, la necessità che i membri della famiglia legittima delladottante (coniuge e figli) siano adeguatamente posti in condizione di valutare le conseguenze che, sia sul piano morale sia sul piano patrimoniale, ha ladozione di una persona maggiorenne da parte del loro congiunto;

che siffatta valutazione è assicurata dalla prestazione del rispettivo assenso;

che tale sistema non è stato modificato dalle sentenze di questa Corte 557/88 e 345/92, la seconda delle quali si è limitata a ritenere applicabile ai figli legittimi o legittimati maggiorenni la norma dettata dallarticolo 297, secondo comma, ultima parte, Cc, per lipotesi di impossibilità di ottenere lassenso alladozione da parte delle persone chiamate ad esprimerlo, a causa della loro incapacità;

che, nel caso ora in esame, si chiede alla Corte un intervento di revisione della suddetta normativa di tipo diverso, perché diretto ad escludere lassenso dei figli minori anziché a far fronte alla relativa incapacità di esprimere la loro volontà, in linea con quanto deciso da questa Corte nella sentenza da ultimo citata;

che, pertanto, la relativa ratio decidendi non è applicabile alla presente questione;

che la sentenza della Corte di cassazione richiamata dal giudice a quo non può certamente condurre ad un diverso risultato;

che, in base alle suddette considerazioni, la questione va dichiarata manifestamente infondata.

Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 87/1953, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.

PQM

La Corte costituzionale

Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dellarticolo 291 del Cc, sollevata, in riferimento agli articoli 2, 3 e 30 della Costituzione, dalla Corte di appello di Milano con lordinanza indicata in epigrafe.